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COSA COMBINO: Non è da questo che si giudica una persona!
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Scopo del mio Blog non è solo quello di parlare di me stessa e di quello che mi piace, ma anche quello di diffondere una mia grandissima passione:il palio di Siena...ed in particolare la mia contrada (il NICCHIO)!
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giovedì 29 aprile 2004
ore 11:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
il lavoro è andato bene....
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mercoledì 28 aprile 2004
ore 15:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
primo giorno di lavoro...speriamo di cavarcela!
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martedì 27 aprile 2004
ore 18:40 (categoria:
"Vita Quotidiana")
che fate sta sera?
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martedì 27 aprile 2004
ore 14:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
com'è difficile trovare casa!!!!
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martedì 27 aprile 2004
ore 09:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
sono nervosa!!!!
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lunedì 26 aprile 2004
ore 12:40 (categoria:
"Vita Quotidiana")
sono stanchissima...domenica ho lavorato tutto il giorno per il trasloco...non vedo l'ora che tutto questo finisca!
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venerdì 23 aprile 2004
ore 09:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il Palio di Siena-43°puntata
...(continua)La nobile contrada del Nicchio L'insegna
 Campo turchino
I più antichi documenti riportanti notizie sui colori delle Contrade risalgono a due cacciate ai tori rispettivamente dell'anno 1506 e 1546. In entrambe le cacciate la nostra insegna era costituita da una conchiglia in campo rosso. Dal 1694 si hanno notizie certe a riguardo il campo turchino.
La Conchiglia
L'emblema della nostra Contrada è rappresentato da una valva di conchiglia. La conchiglia che costituisce il nostro emblema è la valva del Pecten jacobaeus, cioè la particolare conchiglia ostentata dagli inizi del Medio Evo dai devoti pellegrini al ritorno dal pellegrinaggio a Santiago de Compostela in Spagna (anche se in realtà sulle coste atlantiche si ritrova il Pecten maximus , molto simile al Pecten jacobaeus che è invece caratteristico del Mediterraneo). In natura il Pecten jacobaeus presenta due valve, una convessa (o concava, dipende come la si guarda) ed una piana; la valva convessa, utilizzata dagli pellegrini anche per mangiare e per bere, è quella che da sempre costituisce il nostro emblema
La Corona e la Nobiltà
L'origine della corona nella nostra bandiera non è chiara, anche se da sempre è stata messa in relazione con il nostro titolo nobiliare. La corona (alla granducale) era già presente nel nostro stemma nel 1680, data di inizio di costruzione del nostro Oratorio (si vedano le due mattonelle - probabilmente copie ottocentesche degli originali - apposte sui muri della Chiesa dalla parte di Via dell'Oliviera).
La Nobiltà deriva dalle gesta dei nostri avi nei secoli: - attaccarono per primi battaglia a Montaperti il 4 settembre 1260 - alla metà del 1400 contribuirono al sostentamento dell'esercito della Repubblica - nel 1527 respinsero a Porta Pispini, allora Porta San Viene, l'ingresso dei fuoriusciti Noveschi che tentarono di rientrare in città con l'ausilio di truppe fiorentine e papaline. - nel 1534 eressero, contribuendo a buona parte delle spese, la Fonte dei Pispini - nel 1680 eressero a proprie spese l'Oratorio poi dedicato a S. Gaetano Tiene.
Il titolo di Nobile è stato ufficialmente riconosciuto dal Comune di Siena nel 1844.
Il Corallo
I rami di corallo che partono dalle due orecchie della valva contribuiscono a collocare la conchiglia in un ambiente marino e potrebbero essere stati inseriti ufficialmente nella nostra bandiera dopo il 1717.
Il nodo di Savoia e le rose di Cipro
Sono simboli inseriti nella nostra insegna a ricordo della visita a Siena dei regnanti Savoia nel 1887 e risultano ufficialmente conferiti dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia.
Il nodo di Savoia è un componente della simbologia dell'ordine cavalleresco denominato "Ordine del Collare" fondato dai Savoia alla metà del '300, mentre le rose di Cipro fanno parte della simbologia di detto Ordine dalla metà del '700. Nella nostra insegna hanno sostituto una collana (probabilmente un rosario) di color rosso che si trovava collocato (come pendente) tra i due rami di corallo.
La Losanga
A forma di losanga o greca che sia, la banda rossa trae probabilmente le sue origini dall'antico colore rosso della nostra insegna così come riportato nelle cacce ai tori del 1506 e 1546.
Le Stelle
La nostra Contrada, nei documenti che ne descrivono nei secoli la partecipazione a cacciate ai tori e ai vari festeggiamenti cittadini, ha sempre collegato la propria simbologia al mare ed all'ambiente marino. Per questo motivo nell'insegna sono presenti stelle a 5 punte simboleggianti la stella marina. La dimensione ed il numero delle stelle presenti nel fazzoletto non hanno un preciso significato essendo solamente legati ad un fattore estetico...(continua)
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I COMMENTI (1)
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giovedì 22 aprile 2004
ore 16:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
il Palio di Siena-42°puntata
La nobile contrada del Nicchio
 Le origini del Simbolo ed il Santo Patrono Nell'anno 1204 sul piccolo colle, che è sede dal 1872 di un insediamento militare, sorse ad opera dei frati Vallombrosani una Abbazia con annesso convento, detta Abbadia (o Badia) Nuova dedicata ai Santi Giacomo Maggiore, uno degli Apostoli prediletti da Gesù e, secondo la leggenda, evangelizzatore della Spagna, e Filippo, l'evangelizzatore della Gallia (odierna Francia). Intorno alla Chiesa furono edificate case e tracciate strade e prese forma quello che fu poi conseguentemente denominato Borgo di Abbadia Nuova (di cui a nostra memoria rimangono i nomi e gli stemmi delle due Compagnie Militari); in termini religiosi gli abitanti del luogo officiarono San Giacomo ed innalzarono a simbolo della propria insegna, così come ancora lo vediamo oggi, la nicchia (il Pecten jacobaeus) che costituiva sin dal primo Medio Evo anche il simbolo dell'avvenuto pellegrinaggio alla tomba dell'Apostolo a Santiago (o San Giacomo) de Compostela in Spagna. In prossimità della Badia, gli abitanti del borgo, i nicchiaioli di allora, avevano a propria disposizione una chiesetta, sede delle adunanze, intitolata a San Giovanni Battista (poi demolita nel 1636) .
Alla metà del '500 una serie di varie vicissitudini - assedio di Siena da parte dei fiorentini e degli spagnoli e spostamento per motivi di sicurezza delle Monache di Santa Chiara dalla Certosa di Maggiano alla Abbadia dei Vallombrosani - portarono all'allontanamento dei nicchiaioli dalla zona del convento. Per circa cento anni i nostri avi trovarono ospitalità nella Chiesa della Compagnia di Santo Stefano, ubicata nel palazzo dove dal 1947 ha sede la Società del Nicchio denominata "La Pania" e nel 1680 vennero alla decisione di innalzare a proprie spese un Oratorio ubicato all'incrocio delle strade di via dei Pispini e Via dell'Oliviera. Dopo alcuni anni di lavori, terminata la Chiesa almeno nella sua struttura base, chiesero all'Arcivescovo di poterla dedicare ai Santi Giacomo e Filippo, cosa non accordata a causa della presenza della vicina Badia che già intitolata a detti Santi e ai nicchiaioli fu concesso solo di farne commemorazione. La Contrada assunse allora come Santo Patrono San Gaetano Tiene (da Thiene, come si dice oggi, è una acquisizione più recente), il Santo della Carità e personaggio di spicco della Controriforma, e la Chiesa prese il nome, in esteso, di Oratorio di San Gaetano in Santi Giacomo e Filippo. Nel corso dei secoli il nome in esteso andò, almeno nella memoria collettiva, perduto e la Chiesa assunse il nome, tuttora in uso corrente, di Oratorio di S. Gaetano...(continua)
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giovedì 22 aprile 2004
ore 15:55 (categoria:
"Vita Quotidiana")
che bella giornata...è davvero un peccato starsene chiusi in ufficio!
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martedì 20 aprile 2004
ore 11:39 (categoria:
"Musica e Canzoni")
VENTO DI FOLLIA di Paolo Vallesi
In ogni angolo di strada gente va palazzi come file di alberi i città ogni mattina la stanchezza addosso come un vestito a testa bassa in un assurdo gioco dove non so nemmeno chi è il nemico incassi colpo su colpo e alla fine ti senti sfinito dentro di noi confusi nei silenzi chiusi nei nostri guai fuori di noi una tempesta di sogni nel cielo che cade giù in un vento di follia che non puoi fermare è difficile la via se cammini senza amore vento freddo di follia che non ci fa parlare ma in silenzio come i matti noi non siamo più gli stessi ormai vorrei spiegarti tutto quel che sento le mie parole dentro un labirinto sospese tra il coraggio e la paura come chiuse chiuse in galera colori e luci per sostituire frasi díamore che vorremmo dire in questa gara che non ha mai fine che non ha bandiere dentro di noi a controllarci, studiarci e non capirsi mai fuori di noi una tempesta di sogni nel cielo che cade giù in un vento di follia che non puoi fermare è difficile la via se cammini senza amore vento freddo di follia che non ci fa parlare ma in silenzio come i matti noi non siamo più gli stessi ormai dentro di noi fuori di noi brutto tempo sulla strada con i fari la mia luce spara contro un vento di follia che non puoi fermare è difficile la via se cammini senza amore vento freddo di follia che non ci fa parlare ma in silenzio come i matti noi non siamo più gli stessi ormai in un vento di follia che non puoi fermare è difficile la via se cammini senza amore vento freddo di follia che non ci fa parlare ma in silenzio come i matti noi non siamo più gli stessi ormai in un vento di follia
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