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Rozzo, 29 anni
spritzino di Regillum Sabinae
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STO LEGGENDO

Premettendo che leggo UN SOLO libro alla volta, gli ultimi acquisti sono:

Le nozze di Cadmo e Armonia - R. Calasso
Poesie - E. Dickinson
Dexter il vendicatore - J. Lindsay
Il trono di spade - G.R.R. Martin
Quando Teresa si arrabbiò con dio - A. Jodorowsky
La spada di Shannara - T. Brooks

HO VISTO

Un ammasso di merdacce sioniste ANNICHILIRE una popolazione, e passare da gente perbene.

STO ASCOLTANDO

Gli altri IO, dentro di me, che urlano per venire fuori...

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

C’è chi, con molto talento, sta pensando di portare migliorie, sotto questo aspetto... ma questo è... solo aspetto.

ORA VORREI TANTO...

Avere il coraggio...

STO STUDIANDO...

Me stesso, ma niente da fare non riesco ad andare oltre la pagina 11

OGGI IL MIO UMORE E'...

Rosso, rossissimo, quasi nero.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata



...e mi costrinsero a vagare in questa terra da solo, io sono Nessuno...

"le persone che parlano per metafore, dovrebbero farmi uno shampoo allo scroto"

Sono manganelli e sassi, ma alla fine ti ritrovi a far parte del sistema contro cui manifestavi...
Ma lui amava la sua diversità, che non lo voleva posto dentro questa società...





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venerdì 13 febbraio 2009 - ore 10:21


Il figlio dell’uomo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sto leggendo “Storia di Neve” di Mauro Corona, dove viene raccontata la storia di Neve Corona Menin, una bambina in odor di santità nata nel 1919, e ieri sera ho letto un periodo del testo che mi ha lasciato senza parole, poiché non avrei saputo scrivere le idee che ho in maniera migliore del buon Mauro. Il periodo grossomodo diceva così: “…a quel tempo tutti avevano tutto: maiali, polli, vacche, pecore, capre, legna, letame e fagioli. Tutti sapevano fare tutto: se mancava un piatto, uno si metteva al tornio e in dieci minuti usciva un piatto di legno di abete, bianco come la neve…”. Non avrei saputo scrivere meglio: il mio mondo ideale sarebbe questo, senza tutte le stronzate moderne di cui ci circondiamo, soprattutto quelle eteree come alcuni stati d’animo moderni. Quella è la mia idea di anarchia, tutti sono alla pari, tutti sono autosufficienti, nessuno delega la propria coscienza ad un gruppo di truffatori da due soldi, che hanno il solo merito di riuscire ad imbrigliare sempre un notevole gruppo di vacche bandite per portarlo nella propria stalla. Pensateci bene, siamo nati quando la repubblica cominciava ad avere passato il quarto di secolo, ma nessuno s’è preso la briga di chiederci se quel sistema andasse bene: i vecchi hanno sempre pontificato sulla scarsa voglia di fare dei giovani, quando non hanno lasciato la possibilità di scegliere in quale direzione noi giovani volessimo volgere il nostro sguardo. I miei non mi hanno battezzato, perché ritenevano sbagliata l’imposizione di una religione, ma non mi hanno lasciato la scelta di scegliere il tipo di politica che io avessi in mente. Se mai mi dovesse riuscire di diventare padre, un giorno, voglio che mio/a figlio/a cresca non accettando dogmi imposti dal sottoscritto o da qualche coglione di sociologo, voglio che in lui si riconosca uno spiccato e nutrito senso critico, voglio che abbia le argomentazioni per controbattere a chiunque su qualunque argomento, non voglio che cresca sperando di diventare un calciatore od una velina od un politico di merda. Voglio che sia indipendente, voglio che sappia campare anche nelle condizioni di vita peggiori della terra, e per questo voglio che sia in grado di aiutare una persona che non è in grado di farlo, voglio però lasciare a lui la scelta di questo aiuto, la solidarietà va insegnata non imposta, e i preti la carità cristiana se la possono pure ficcare nel culo. Voglio che viva in armonia con il mondo, ma allo stesso tempo voglio che sappia che il perdono è una cosa difficile da ottenere, e dovrebbe essere una cosa da dosare minuziosamente, centellinandola. Voglio, in parole povere, far evolvere una creatura in un uomo, in Italia, di questi tempi non è roba da poco…



Renè Magritte - Il figlio dell’uomo (1964)

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lunedì 9 febbraio 2009 - ore 20:28


Fischia il vento
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fischia il vento, infuria la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera, dove sorge il sol dell’avvenir.
Ogni contrada è patria del ribelle, ogni donna a lui dona un sospir
nella notte lo guidano le stelle, forte il cuor e il braccio nel colpir.
Se ci coglie la crudele morte, dura vendetta verrà dai partigian
ormai sicura è già la triste sorte del fascista vile traditor.
Cessa il vento, calma è la bufera torna a casa il fiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera vittoriosi al fin liberi siam.

Non c’entra niente con la canzone:
ELUANA E’ LIBERA

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lunedì 12 gennaio 2009 - ore 20:31


Ma, ma..
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri si sono celebrati i dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè, discreto cantante e grande poeta della musica italiana. Quello che mi chiedo io, è: come mai Battisti è stato ricordato in maniera più sommessa e meno approfondita di De Andrè, alla fine non cantavano emozioni entrambi?

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giovedì 8 gennaio 2009 - ore 14:33


R.I.P.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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venerdì 2 gennaio 2009 - ore 12:31



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Leprotto, canta la bella lavanderina!"



Sempre grande, grande attore...

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domenica 28 dicembre 2008 - ore 15:42


E mi sovvien l’eterno
(categoria: " Vita Quotidiana ")


AVVERTO FIN D’ORA CHE QUESTO SARA’ UN POST LUNGO, ACCIOCCHE’ CAPIATE CHE DI TUTTE LE CAZZATE SCRITTE, LA MAGGIOR PARTE NON SARA’ DI VOSTRO GUSTO, INDI PERCUI NON VENITEMI A ROMPERE LE BALLE DELIRANDO SUL PERCHE’ VI ABBIA ROVINATO LE FESTE. FOTTETEVI, E BUONA LETTURA.

Non mi smentisco mai, appena ho quel poco di tempo libero in più non c’è niente che tenga, non riesco ad esimermi di passare ore a pensare, coadiuvato da tutti gli impulsi che grandi letterati o semplici e banalmente mediocri cantantucoli esiliati dal palinsesto riescono e riusciranno sempre a darmi. Mi è capitato di risentire la voce di Jack Folla, feroce specchio di noi stessi, che riesce ogni volta a indurmi in ragionamenti più o meno sensati, per esempio sulle differenze (?) che esistono (?) tra le condizioni della vita delle donne italiane e quelle DEI talebani (non hanno un’identità, almeno quelle vive). E veloci come le nuvole, che oggi han provato anche a sbiancare gli olivi e le rocce di questa terra, i pensieri hanno volto l’attenzione e si son costruiti un’armatura di rabbia assassina, pensando alle vergogne del nostro tempo, una su tutte la "CRIMEN SOLICITATIONIS", in cui viene imposto ai maiali interessati, tramite legge vaticana, il silenzio totale sulle vicende legate alla pedofilia e agli abusi sessuali che coinvolgano la chiesa, intesa come organizzazione, non come edificio: le chiese fino a prova contraria sono edifici e in quanto tali non possono essere che semplici spettatori delle vicende consumate all’interno, siano esse sporche vicende che invocano sdegno e ritorno alla durezza che ci ha abbandonato trentamila anni fa, come quelle sopracitate, oppure una Royal Rumble, che interessa diverse correnti della stessa stupida scelta di vita, come in quel del Sacro Sepolcro, qualche mese fa.
Altro giro altra corsa, mi ritrovo a pensare a frasi di film, in cui si afferma che alla fine della corsa, sarai un vincente solo se sarai in grado di essere ancora in piedi, dopo tutti gli accanimenti della vita. E scopro che in quella serie di film, talmente commerciali da far sembrare i Vanzina una coppia di registi d’essay, ci sono frasi, verità e una descrizione dei sentimenti, che potrebbe far impallidire anche capolavori come "L’attimo fuggente". E scoprire che il protagonista la pensa come te, vive come te, agisce come agiresti tu, in un mondo che ti accoglie come una piena che ti colpisce quando stai spalando in un letamaio, non è da disprezzare, soprattutto se sai di valere anche meno di quel protagonista...
Non generalizzo, non penso solo a cose brutte, lo spunto l’ho preso da un semplice messaggino che mi annuncia un nuovo arrivo, quello del 25 dicembre, e non è l’ennesima nascita di un falso mito, falsamente e malignamente traviato per farne un business, ma la nascita di un altro essere che, adesso l’ho capito anche io, è e sarà (lo è sempre stato) il nostro futuro, oltre che quello dei suoi naturali e meravigliosi genitori (non è d’obbligo, è ciò che penso e ciò che sarà, nessuno può vedere il futuro, e io sono nessuno). E mi sovvien l’eterno, e rido perchè penso che il più delle volte Homer sia di una saggezza che mette paura, basta solo saperne distinguere l’essenza, riuscire a spogliarlo della veste gialla d’incapacità, e paragonarlo ai maggiori filosofi della storia, così come ho sempre fatto io... Ognuno è quello che è, siate voi stessi che siete tanto belli, almeno agli occhi appannati di un sognatore...

Cito le fonti degli impulsi al pensiero:

Andrea Camilleri, vari
Ska-p, "Crimen Solicitationis", tratto da "Lagrimas y gozos"
Sylvester Stallone, serie "Rocky"
LG&MC, sa chi deve sapere, perciò non chiedete
serie 12 de "i Simpson", "HOMR", episodio BABF22.

Buone cose

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mercoledì 19 novembre 2008 - ore 20:39


La lezione di Hannah
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Mentre in Italia si consuma l’inutile e angosciosa e indecente agonia di Eluana Englaro, da Londra ci arriva una di quelle piccole, grandi storie che racchiudono in sè i problemi e il senso di un’epoca.
Hannah Jones è una ragazzina di 13 anni, affetta dall’età di cinque da una forma rara e gravissima di leucemia. Otto anni della sua breve vita li ha passati facendo su e giù con l’ospedale di Hereford. Le cure intensive e intrusive cui ha dovuto sottoporsi per sopravvivere le hanno spaccato il cuore. I medici hanno allora deciso di sottoporla a un trapianto. Ma Hannah ha detto no. Anche se il trapianto fosse riuscito le avrebbe dato solo qualche mese di vita in più dei sei che i medici le hanno pronosticato nel caso non si fosse sottoposta all’operazione. Ma Hannah ha deciso che non voleva più vivere una vita che non era più tale e la cui qualità, se si può usare questo termine, sarebbe ancora peggiorata per le ulteriori e pesantissime cure cui avrebbe dovuto sottoporsi per evitare il rigetto. Voleva passare quel poco che le restava da vivere a casa sua, con i genitori e i tre fratellini, e morire di morte sartificiale. E ha detto no.

Il rifiuto della ragazzina, oltre che legittimo, era perfettamente legale perché la giurisprudenza inglese consente anche ai bambini di respingere le cure "se hanno un sufficiente grado di comprensione". In ogni caso i genitori, che hanno la tutela legale, erano d’accordo. Ma a non essere d’accordo, non si capisce in base a quale principio, erano i medici dell’ospedale di Hereford che hanno fatto ricorso all’Alta Corte chiedendo ai giudici di sottrarre la ragazzina alla custodia dei genitori e di restituirla all’ospedale.

Ma la piccola Hannah, indomita, si è allora rivolta a un’assistente sociale per spiegarle le sue ragioni, che l’assistente ha condiviso. Ciò ha convinto la direzione dell’ospedale di Hereford a ritirare il suo ricorso e la piccola Hannah Jones ha vinto la sua battaglia per poter morire in santa pace.
È una vittoria dolorosa ma molto importante perché va contro un diffusissimo, pernicioso, e interessato, principio dell’era tecnologica, che è andato sempre più imponendosi in questi anni, secondo il quale la lunghezza della vita, non importa a che condizioni è il bene supremo e che consegna il malato, privato di ogni autonomia e di ogni diritto, alla società e, attraverso questa alla congregazione degli scienziati e dei tecnici, in questo caso dei medici delle équipes ospedaliere.

L’uomo è sempre stato un essere oppresso, ma mai come in quest’epoca "liberale" ha finito per essere espropriato, dalla tecnica e dalla cultura che la tecnica ha generato, davvero di tutto, anche della propria morte. E non si è padroni nemmeno della propria vita se non si è padroni della propria morte. La tecnica è riuscita in un’impresa che sembrava impossibile, quella di spersonalizzare anche ciò che l’uomo ha di più privato, individuale e indivisibile: la sua morte. Nella società preindustriale non era così. «L’uomo è stato, per millenni, il padrone assoluto della sua morte e delle circostanze della sua morte, oggi non lo è più» (Philippe Ariès, Storia della morte in Occidente). Un tempo si moriva a casa, circondati dai familiari e dagli amici, si presiedeva la propria morte e, dopo un’agonia breve, si rendeva l’anima a Dio. Oggi si muore soli, negli ospedali, in struttura disumanizzante, ridotti a numeri, a oggetto di esperimenti, irti d’aghi, intubati, monitorizzati, una povera cosa umiliata, privata della propria identità e dignità. In nome della lunghezza della vita e per non voler più accettare la morte l’uomo dell’era tecnologica è disposto a qualsiasi cosa. Ma, soprattutto, lo sono le équipes ospedaliere.

Hanna Jones, opponendosi a questo scempio, ci ha dato una grande lezione. Ha riaffermato il diritto di ognuno a vivere liberamente la propria vita; la propria malattia e la propria morte. Ha riaffermato il primato dell’individuo sulla società, dell’uomo sulla tecnica. Grazie, piccola, coraggiosa, commovente Hannah.

Massimo Fini

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sabato 8 novembre 2008 - ore 17:23


Rugby 2008: Italia vs Australia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gran bella partita, nella splendida cornice dello stadio Euganeo, contro la terza squadra più forte del mondo, i Wallabies australiani. L’Italia schiera una formazione composta da molti giovani, e ridimensionata almeno in parte dal ritiro dai campi del grande Lo Cicero.
Il capitano Sergio Parisse ha diretto alla perfezione il quindici allenato dal sudafricano Mallett, e solo per qualche svista e qualche infortunio scomodo, non si è potuto brindare alla vittoria degli azzurri. Ottimo anche il mediano d’apertura, Andrea Marcato, grande realizzatore di calci, purtroppo uscito per una dura entrata scorretta mentre attendeva l’arrivo del pallone. Generosissimi i due fratelli bergamasco, con Mauro che ha saputo ricordare agli avversari chi è (infatti gli australiani non hanno fatto i soliti giochetti ) e ottimo Mirko che ha segnato l’unica meta della nostra nazionale. Nel complesso una buonissima partita, considerando la poca preparazione avuta a disposizione (è da una settimana che si allenano insieme, dopo la pausa estiva) e match che fa ben sperare per il futuro, immediato e non. Finalmente si vede il lavoro fatto dall’allenatore, che ha saputo modificare gli evidenti errori di gestione dello scorso torneo delle sei nazioni, impiegando Masi come estremo e non come apertura, tanto per fare un esempio. Unica pecca, l’arbitraggio, che ha consensito all’Australia di vincere con dieci punti di scarto, dato che la loro seconda meta era viziata da una plateale ostruzione, lo stesso fallo fatto in maniera meno grave dall’Italia e punito con un calcio dai 22 metri. Il vero valore delle due squadre è stato espresso e l’Italia può essere ben contenta del gioco. Forza ragazzi, adesso schiantiamo i fortissimi Pumas argentini, sabato prossimo!

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mercoledì 5 novembre 2008 - ore 10:10


AnSia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Prendo spunto dall’ottimo blog di Leonida, invitandovi a leggerlo, e ne faccio anche io una...

ROMA, 4 novembre 2008, neofascisti del centro sociale "CasaPound", fanno irruzione negli studi RAI di via Teulada, per rappresaglia verso la trasmissione "Chi l’ha visto?", colpevole di aver approfondito e diffuso le immagini della rissa di piazza Navona, avvenuta una settimana fa.



Obama ha vinto, meglio parlare di un nero presidente, anzichè di un presente nero...





Soprattutto è meglio parlare dei neri americani, dato che quelli italiani si ostinano a non esistere...

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lunedì 3 novembre 2008 - ore 13:41


Back to the skin
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ebbene si, dopo ben due anni, ho tagliato i capelli, abbandonando i dreads per tornare al classico look da skinhead, del resto m’ero altamente rotto i coglioni di combattere con quel temporale, e di metterci un’ora e mezza ad asciugarli... ora è molto meglio, fa più freschetto!

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