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NICK: raggioverde
SESSO: m
ETA': 33
CITTA': cittadino mondiale non riconosciuto
COSA COMBINO: scombinato multinazionale
STATUS: sistemato

[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE COMPLETO]

[ SCRIVIMI ]



STO LEGGENDO
dovrei avere più cose da leggere


HO VISTO
Buenos Aires e il Parco delle Brentelle


STO ASCOLTANDO
segnali acustici dalla distanza


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
maglioncino e maglietta sotto


ORA VORREI TANTO...
sapere quale è la decisione giusta


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
cosa penso del mio fidanzamento -- tornare o non tornare, questo è il problema


OGGI IL MIO UMORE E'...
strano


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)





“Cosa sarebbe un raggioverde? Una parte dell’ arcobaleno, una scossa elettrica che attraversa uno spazio dove manca l’aria, un fenomeno meteorologico, forse anche un estratto da un film futuristico...

"Dicen que soy medio tocado
pero yo soy lo que soy..."

(Erick de Timbiriche, "Amame hasta con los dientes")

Certo che "lo que soy" è tutto un altro mistero! E come ogni mistero che si rispetti, va rivelato piano piano...

Io sono più o meno così:
sono l’ unico portoricano che ha lavorato per un’ emittente radio di greci pontici (=venuti dal Mar Nero)
parlo cinque lingue e mezza, ho cominciato lezioni di una settima per poi lasciarle, ma mi piacerebbe imparare anche altre (soltanto non il tedesco per favore!)
il mio nome completo consiste di 4 parole
ho scritto un romanzo che non riesco a far pubblicare, mi piacerebbe scrivere anche altre cose ma spesso le comincio e poi non le finisco
ho delle tazze di caffé provenienti da
Taiwan, Cipro, Salonicco e Alessandropoli, nonché un posamatite da Belgrado, bicchieretto da Thasos e una rana peluche che fa "Coquí... coquí"
ho mandato un organizzatore di convegni a quel paese in cinese (non lo parlo ma lo parla il mio fratellone) davanti all’ ambasciatore della Cina
su una scheda per aspiranti lavoratori ho scritto sotto la rubrica "altre attitudini" che so "aiutare i gatti a fare le fusa"
ho fatto dei viaggi intercontinentali per motivi di studio a 16 e 17 anni
ho trasformato il futuro in un melone
canto quando non ascolta nessuno
insomma, sono sicuro come un canguro, esatto come un gatto, matto come un mattone e fuori come una piazza!

Ancora non si capisce un cavolino di Bruxelles? Allora leggetelo sto blog e forse tutto diventerà un pò più chiaro... e forse no! ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


mercoledì 9 novembre 2005
ore 17:58
(categoria: "Musica e Canzoni")


Parole di Angela Carrasco
Non so come mi sia venuta l’ idea, ma mi sono trovato a pensare ad alcuni versi di canzoni di Angela Carrasco, in particolare del suo album "Boca Rosa", da inserire in contesti generali o che esprimono delle cose che sento qualche volta:
Andiamo secondo l’ ordine delle canzoni:

Da "Dama"
"Qué difícil la aventura del amor en el tiempo..."
"Me gustaría ser valiente para andar en tu mente
desesperadamente... y ver si estoy sólo yo"

Da "Necesito tu olor"
La mia favorita: "Y se rompen los esquemas"
Ma nemmeno sarebbe male "Océanos distintos que se encuentran..."

Da "Ola de calor"
"Antihéroe, antídoto de casi igual que más
antihéroe, romántico, la noche en libertad
guerrillero sin causa, dulce amor"

Da "Lo importante es terminar"
"Voy probando el gusto de vivir en la nada
por el vértice puro que minuye las almas"

Da "Boca rosa"
"Amor que paga mal al corazón
es un volcán que no se atrapa con su fuego"

Cambiamo lato:
Da "Lo quiero a morir"
"A construir castillos de aire en la arena"
"La ceremonia nunca ha sido el momento"
"Me duele pedir
un espejismo, una utopía, un milagro"

Da "No quiero nada de ti" non trovo niente che ci vada. Canzone troppo arrabbiata.

Da "Machos"
"también las manos fuertes pueden ofrecer ternura"
"este no es un combate a vida o muerte por asaltos"

Da "La ley de la selva"
"Me gustaría
cerrar la puerta, detener el tiempo
y alargar este minuto hasta la eternidad..."

Da "Perfume de aventura"
"La ciudad se pone en pie igual que en los estadios"
"El amor es una urgencia que no tiene freno"


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martedì 25 ottobre 2005
ore 18:06
(categoria: "Pensieri")


Dichiarazione
Devo dichiarare ufficialmente che non sono stato pagato da nessuno per cercare di far scoppiare il sito inserendo nel blog capitoli di romanzi. A parte il fatto che... ho già inserito un romanzo interno nel passato, non mi interessa minimamente far scoppiare questo sito perche causerebbe problemi a vari amici miei, soprattutto allo Spritzmaster che ho seguito da quasi quasi quando questo sito era nato, nel lontanissimo... 2001!
Inoltre, magari lo ammetto che ho inserito questo messaggio soltanto per certi motivi:
1) non sapevo cos’ altro fare.
2) volevo buttare fuori schermo alcuni messaggi depressi o deprimenti scritti nel passato.

Buon divertimento a tutti!


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martedì 25 ottobre 2005
ore 17:52
(categoria: "Vita Quotidiana")


Aggiungo alcune piccole notizie
Tra l’ altro -- adesso ho la barba!
Grazie ad un offerta generosa di mio padre, Eva ed io stavamo cercando una casa dove abitare insieme. Secondo mi sembra, l’ abbiamo finalmente trovata e anche i soldi sono a posto ma tarderemo alcuni mesi per poterci trasferire, non è ancora finita la costruzione.
In questi giorni stiamo molto meglio di prima. Più effusivi, armoniosi, affettuosi, senza litigare. I disagi possono capitare ma non arrivano a livelli preoccupanti.
La nostra nuova casa sarà circa 10 km fuori Salonicco se non mi sbaglio, a Panorama (si chiama davvero così) nel quartiere Nomos (perche fu la Legge 751 a permettere la possibilità di costruzioni in questa zona). Quando sarà pronta magari inserisco anche qualche foto.
Purtroppo Eva non si è tenuta il gatto che un’ amica le aveva offerto, perche... sporcava nel posto sbagliato se veniva lasciato da solo per troppe ore. Peccato perche mi era veramente simpatico il micio, lo avevamo chiamato Angelos, era un gatto birmano. Ma non si può avere la casa piena di detriti felini...
Questo fine settimana c’è il ponte (anche domani è giorno festivo, San Demetrio protettore di Salonicco) perche il 28 ottobre è "il giorno del No", ovvero quando il dittatore greco Metaxas rifiutò l’ ultimatum di Mussolini nel 1940, quindi fu la guerra tra la Grecia e l’ Italia (che aveva appena conquistato l’ Albania). Forse andremo da qualche parte ma non troppo lontano perche altrimenti il viaggio da solo sarebbe stancante. Abbiamo bisogno di riposare, soprattutto Eva perche i clienti esigenti le chiedono di fare troppo lavoro in troppo poco tempo mentre ha anche le lezioni private. Io mi aspettavo degli incarichi ma non sono ancora arrivati. Quindi devo progettare altre collaborazioni...


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martedì 25 ottobre 2005
ore 17:44
(categoria: "Accadde Domani")


Secondo Capitolo
Corri Tore Corri

Tore Canivetti spesso correva per dimenticare, per “ricaricarsi le batterie” come diceva di solito, per lasciare alle spalle la vita quotidiana e le sue preoccupazioni, o talvolta anche perche era troppo nervoso per addormentarsi e doveva stancare il suo corpo prima. Adesso invece ricordava, mentre avanzava verso le ultime frazioni di Trapani, sempre tenendo il mare alla sua sinistra. Poteva controllare i suoi movimenti, anche il suo modo di respirare, ma non la sua mente.
Poteva finalmente essere sé stesso, ma quello cosa significava? Per primo, riprendersi il suo nome, finalmente sentirlo pronunciato bene. Nessun americano poteva o voleva pronunciare il nome Salvatore, e per il primo anno negli Stati Uniti i compagni di scuola lo chiamavano per dispetto “salivatory” o “Salvatore the lavatory”, ovvero il gabinetto. Non poteva diventare Sal perche questa abbreviazione ricordava il nome femminile Sally, quindi quasi per mancanza di alternative era diventato Tore, che tantissima gente poi scriveva per sbaglio Torrey. Senza dimenticare le tantissime volte che doveva spiegare come scrivere il suo cognome, lettera per lettera. Suo padre era più fortunato: il suo nome, Leonardo, era anche quello di una delle famose tartarughe Ninja, quindi indimenticabile per i suoi allievi.
“Salvatore, sei un fallito, un disgraziato.” Quelle erano state le parole proprio del suo padre due settimane prima, quando Tore cercò di spiegargli perché si era dimesso dalla carriera promettente di avvocato presso la società Burroughs and Mickelson, una delle più prestigiose di Chicago. “Lo so che non ti piaceva lasciare Trapani, ma lo dovevamo fare, ora siamo qui e viviamo molto meglio, è questa la società dove dobbiamo andare avanti. Qui abbiamo delle opportunità che in Sicilia possono soltanto sognare, e vuoi buttare via tutto? Guarda che di furfanti ce ne sono dappertutto, quelli che avevamo in Sicilia erano molto peggiori.” Quelli che c’erano in alcuni quartieri di Chicago erano pure peggiori, ma questo era un argomento diverso.
Infatti Tore non era mai arrivato a conoscere il motivo della partenza della sua famiglia da Trapani. Era successo così in fretta che non riusciva a ricordare da quale momento in poi l’ avevano deciso. Se interrogava i suoi genitori, otteneva sempre la stessa risposta: “dovevamo farlo, c’erano problemi”, seguita sempre da un elogio alla loro nuova vita negli Stati Uniti. Ogni volta che l’aveva chiesto al nonno, nelle sue poche visite, prometteva di spiegargli tutto in un’ altra occasione, ma non l’aveva mai fatto. Forse qualcuno qui a Trapani potrebbe spiegarglielo?
Continuava a correre, senza accelerare o rallentare. Il vento sembrava meno forte di prima. Tore guardò il suo orologio, finora aveva corso ventiquattro minuti. C’era ancora tanta strada da fare. Si stirò le braccia un attimo senza cambiare minimamente il suo passo. I suoi occhi si riempivano di immagini della Sicilia, la sua terra natale che ora gli toccava riscoprire. Le case di pietra di Erice, le scampagnate di Pasquetta a San Vito o nella zona delle saline, la spiaggia di Castellammare. Quella torre vicino al mare dove buttavi dentro una pietra per ogni paura, ogni scanto che sentivi. Le chiese storiche di Trapani che sembravano nascoste tra gli edifici, il labirinto delle strade piccole. Naturalmente, senza dimenticare i giorni delle feste religiose, quando Trapani diventava un’ esplosione di suoni e colori. Come dimenticare la statua ballante di San Francesco di Paola accompagnata da marce allegri, con la gente che si arrampicava per toccarla con un fazzoletto? Oppure la festa che veniva chiamata jocu focu proprio per i fuochi d’ artificio che scoppiavano sopra il mare? Naturalmente senza dimenticare il Venerdì Santo, u jorno ri Misteri, con venti gruppi sculturali che transitavano la città intera sulle spalle dei trapanesi. Ogni anno i suoi genitori portavano Tore e i suoi fratelli, Alberto e Rosalia (diventati Al e Rosa a Chicago), alla zona del porto peschereccio all’ alba per farli vedere ripartire i gruppi verso la loro entrata alla Chiesa del Purgatorio. Anche suo nonno faceva parte di quella manifestazione, era il capoconsole del ceto dei falegnami e ogni anno camminava davanti alla scultura che rappresentava la ferita al costato di Gesù. Un mondo totalmente diverso, niente a che fare con Chicago, con la facoltà di leggi o l’ ufficio dove negli ultimi tre anni spesso trascorreva più di dodici ore al giorno.
Adesso che si trovava davanti a un bivio nella sua vita, era logico pensare a come sarebbe risultata se non se ne fossero mai andati da Trapani. Sarebbe diventato giornalista come era il suo padre, oppure mobiliere come il nonno? Forse sarebbe andato a Palermo o in qualche altra parte dell’ Italia per studiare leggi, forse anche lui avrebbe continuato l’ ondata di siciliani che si trasferivano altrove per trovare un lavoro dignitoso. Avendo visto Luigi, gli veniva in mente che se fosse rimasto in Sicilia, probabilmente avrebbe già formato una famiglia. Non sentiva nessun bisogno particolare di fare figli, ma se alcune cose fossero risultate di modo diverso – se lui avesse saputo gestire meglio la sua vita e il suo tempo – adesso sarebbe a punto di sposarsi con Michelle.
Michelle Kozlowski. I suoi nonni erano arrivati negli Stati Uniti dalla Polonia quasi sessant’ anni prima, temendo per la sorte della loro patria dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. A volte parlava ancora il polacco in famiglia e da ragazzina si era entusiasmata al incontrare per prima volta dei parenti che erano rimasti a Cracovia. Si erano conosciuti in una festa quando erano ancora studenti, lui di leggi e lei di infermeria. Quando erano usciti insieme per prima volta, lei indossava un maglioncino aderente di color celeste e una gonna di velluto nero e si erano scambiati il primo bacio passionale nel Museo d’ Arte di Chicago, davanti a un dipinto di Turner. Non si stancava mai di perdersi tra gli occhi castani di lei o di accarezzarle i capelli castani lisci, senza dimenticare tante altre curve morbide del suo corpo. Dopo alcuni mesi, pensavano già a un futuro insieme; infatti, lui ci aveva pensato un pò troppo, tanto che alla fine aveva trascurato il loro presente.
“Tore, non posso più così,” lei gli disse una domenica, il viso pieno di lacrime. “Non voglio stare con un uomo che non ha tempo per me. Sono passate tre settimane intere dall’ ultima volta che abbiamo pranzato insieme. Lavori fino a tardi e poi ti trovo sfinito, quasi non riesci nemmeno a parlarmi. E se adesso pensi sempre al lavoro, come sarà dopo?”
Non importavano le spiegazioni di Tore che tutto lo faceva per loro, perche così potrebbero risparmiare per il futuro, comprare una casa più presto, fare delle vacanze più interessanti, vivere una vita molto migliore di quella studentesca, senza la minima privazione. Nemmeno la convinceva il fatto che le ditte di avvocati si aspettavano la dedizione totale dai giovani associates, stimavano soltanto chi riusciva a svolgere più lavoro, inoltre spesso si lavorava in gruppo ed era l’ avvocato caposquadra a dettare i ritmi.
“Sono convinta che esistono molti avvocati che amano le loro fidanzate o mogli e trovano il tempo di stare con loro,” disse Michelle con freddezza. “Non ho bisogno di una casa o di una macchina luccicante, ho bisogno di un uomo che mi sa mostrare che sono importante nella sua vita. Quello che fai dimostra il contrario. Io ho imparato anche la tua lingua per sentirmi più vicina a te, ma tu quando c’eri per me? E se non hai tempo per me, nemmeno io l’ avrò per te.” Con movimenti bruschi, si mise a buttare dentro una valigetta ogni cosa che aveva portato all’ appartamento di Tore, alcuni abiti, alcuni dischi di musica, alcuni articoli di bellezza.
“Ti supplico, Michelle,” disse lui mentre lei si preparava a partire, “Se vuoi cercherò di cambiare, non lo potrò fare subito, ma cercherò di trovare il modo. Ti amo, non lasciarmi così!”
Lei gli rispose che era troppo tardi, che lui dovrebbe avere capito da solo che la trascurava e che questo non era giusto. Tore si sentiva immobilizzato dalle sue parole, quando Michelle aprì la porta per uscire non riusciva a fare mezzo passo in avanti, nemmeno quando la chiuse per sempre. Poi sentì il ronzio di un’ automobile che partiva in fretta. Si buttò sul proprio letto e cominciò a prenderlo a calci. Perche sapeva che lei aveva ragione.
Tore cercò di nascondere tutto dai colleghi, ma dopo pochi giorni non ci riusciva, dopotutto erano loro quelli che vedeva durante la maggior parte del giorno.
“Questo lavoro non è facile, non è da tutti,” lo consolava Frank Enna, anch’ egli di origini siciliane. Era diventato avvocato ai trentacinque anni, dopo una carriera da giocatore di baseball interrotta bruscamente da un incidente stradale. “Le cose che devi fare tu adesso, prima le facevo io, così funziona tutto qui.” Un’ anno prima gli aveva spiegato che non potrebbe mai difendere un cliente davanti al giudice e alla giuria, perche il suo accento sarebbe visto male. “Sembri troppo straniero così. Lo so che non è giusto, ma è questa la società in cui viviamo. Non tutti i ruoli sono per tutti.”
“Le donne,” disse con disprezzo Charles Eichelberg mentre accendeva un sigaro. “Chi se ne frega di quello che pensano? Si lagnano se lavori molto e non ti vedono, ma poi quello che compri coi soldi del lavoro lo prendono volentieri. Vestiti nuovi, gioielli, pellicce e diventi Dio ai loro occhi. Se non ci sta una, ci starà un’ altra, non preoccuparti. E non dimenticarti che devo avere il tuo rapporto sulla causa della Marczak Metals domani alle cinque.”
Si immerse nel lavoro per cinque mesi, tornando a casa soltanto per dormire o per correre. I colleghi applaudivano i suoi sforzi, gli incrementarono due volte lo stipendio in base alle ore fatturabili ai clienti, gli promettevano che tra due anni diventerebbe socio della ditta. Fino al giorno in cui gli affidarono un incarico insolito.
Alcuni amministratori e azionisti di una società farmaceutica erano stati accusati di falsificazione dei registri di contabilità, evasione delle tasse, vendita di informazioni commerciali confidenziali, essenzialmente di essersi arricchiti ai danni della società attraverso una serie di manovre complicate. L’ avvocato caposquadra, Steven Mickelson III in persona, affidò a Tore l’incarico di investigare il passato e la vita personale dei cinque impiegati della società che avevano scoperto e denunciato la malversazione. Se uno di loro aveva consumato qualche sostanza proibita, era stato coinvolto in un incidente stradale sospettoso, urlava bestemmie razziste di notte, scommetteva sulle partite di basket o aveva un fratello in prigione, Mickelson doveva sapere tutto. Invece, Tore aveva letto tutti i documenti del caso in un periodo di sedici ore, interrompendo la lettura soltanto per bere un caffé o mangiare un panino, e aveva capito che le prove della colpevolezza degli imputati erano schiaccianti. Il suo incarico era di cercare qualche modo di convincere gli impiegati di ritirare le proprie accuse, facendoli temere per la propria reputazione e dignità. L’indomani si presentò nell’ ufficio del suo caposquadra e gli disse “Mi tolga dal caso, per favore. Non ho nessuna intenzione di spalare fango su queste persone. È più che evidente che i nostri clienti sono un branco di ladri.”
“Forse lo sono e forse no,” replicò Mickelson con equanimità perfetta. “Sono loro che ci pagano e quindi siamo obbligati ad offrire a loro la migliore difesa che possiamo. Il nostro dovere è di trovare ogni modo di sfruttare la situazione a loro vantaggio. Tu sei bravo a fare delle ricerche, per questo ti ho dato questo lavoro. I clienti ci pagano per ottenere risultati, non importa come. Forse gli altri non sono affidabili, sono invidiosi o lanciano accuse per farsi promuovere. O forse vale lo stesso per il procuratore. Noi lo dobbiamo scoprire, fa parte della legittima difesa degli interessi del cliente. Anche il più colpevole del mondo ha questo diritto.”
“La difesa, certo. Ma che c’ entra investigare la vita privata di tante persone?”
“Bisogna sempre scoprire e sfruttare il punto debole dell’ avversario. Come nello sport, come in tutto.” E dopo una pausa. “Guarda che ho bisogno di un avvocato, non di uno sfegatato con preoccupazioni etiche.”
“Ha bisogno di una coscienza. E non si comprano da Neiman-Marcus.” Con queste parole, Tore lasciò il dossier del caso sulla scrivania, uscì dall’ ufficio e poco dopo anche dall’ edificio, togliendosi la cravatta e lasciandola davanti all’ entrata. Prese la sua automobile, una Honda dell’ anno scorso, dal parcheggio custodito e dopo pochi minuti percorreva la strada accanto al Lago Michigan. Finalmente era libero. Poteva mangiare il pranzo senza fretta, non doveva più contare il tempo in ore fatturabili al cliente. Aveva anche la sensazione di respirare un’ aria diversa. E quella di Trapani, ancora più diversa. Ma non poteva restarci per sempre, anche questa parentesi si dovrebbe chiudere. Ma per tornare a cosa? Il nonno non potrebbe più fornirgli nessun consiglio.
Una settimana prima del suo arrivo a Trapani, aveva ricevuto una telefonata da Geoffrey Burroughs, l’altro socio fondatore della ditta. Prima proponeva a Tore di prendersi un paio di settimane di riposo e poi chiedere scusa a Mickelson e tornare al lavoro, diceva che capiva come un lavoro difficile poteva innervosire un giovane avvocato. Poi, quando Tore non si dimostrava veramente convinto, cominciò con le minaccie. “Guarda, se parli con qualcuno del motivo della tua partenza, mi incaricherò personalmente di assicurare che non potrai mai più lavorare come avvocato in questo stato. Ho degli amici in posti alti nel Collegio, se taci ti lasceranno in pace, ma se parli ti faranno sospendere in definitiva.” Tore gli disse soltanto che non aveva nessun motivo per preoccuparsi. In quel momento, non era nemmeno sicuro se voleva continuare a fare l’ avvocato, inoltre sapeva che il fatto di essersi dimesso da quella ditta certamente non sarebbe visto come un merito, soprattutto a Chicago, dove gli avvocati erano degli artisti veritabili nel mantenere un equilibrio tra la segretezza, la diplomazia e lo sparlamento. La sua storia potrebbe facilmente venire raccontata in giro in tante versioni che lo dipingerebbero come colpevole, incapace di sopportare la pressione, irascibile ed inaffidabile, ancora peggio, infedele al sistema. Forse sarebbe costretto a ricominciare in un’ altra città. Ma in questi giorni, Tore preferiva non fare piani per il futuro, non voleva nemmeno mettersi a considerare le possbilità. Quello lo farebbe una volta tornato negli Stati Uniti, non era costretto a prendere una decisione in fretta.
Continuava a correre piano piano, ogni passo appena si distinguiva da quello precedente. Tra poco arriverebbe a cinquanta minuti, tempo di tornare indietro verso Trapani. Sentiva la voglia di riscoprire la città, di fare un paragone tra i suoi ricordi e quello che vedrebbe davanti a lui adesso. Non soltanto di percorrere le strade o visitare le chiese, i monumenti, i parchi: l’aveva già fatto. Anzi, di imparare di nuovo come era la vita di Trapani. Chi potrebbe aiutarlo? Anche i suoi cugini ormai erano diventati quasi sconosciuti. C’erano tante cose che voleva sapere, ma non era sicuro neanche del modo migliore di cominciare.


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martedì 25 ottobre 2005
ore 17:42
(categoria: "Accadde Domani")


Primo Capitolo di un Romanzo non Finito
Tu vuò fa’ u trapanise

Lungomare

“Turiddu! Turiddu Canivetti!”
Nessuno l’aveva chiamato così almeno da quando aveva finito il liceo, nemmeno sua madre. Certamente non si aspettava di essere riconosciuto a Trapani dopo di averla lasciata all’ età di dodici anni.
“Non ti ricordi di me? Sono Luigi Costanza.” L’uomo sorridente che si avvicinava non era né basso né alto, un pò robusto, coi capelli castani ricciuti e il viso tondo. Portava un giubbotto nero aperto a metà e si era spiegato le braccia in segno di sorpresa. Salvatore Canivetti si mise a lottare coi propri ricordi per pochi secondi e poi gli venne in mente il volto di un ragazzino collezionista di figurine di calcio che abitava a un isolato da lui, entrambi in Via Nausicaa.
“Finalmente mi trovo in un posto dove la gente sa pronunciare il mio nome. Senti, ora chiamami Tore.”
Erano le nove del mattino, uno di quei giorni della stagione indefinible tra l’inverno e la primavera. Il vento soffiava forte sul lungomare, agitando le onde e rendendo più intenso il profumo dell’ acqua salata. Tore portava una tuta sportiva nera dell’ Adidas con un marsupio attorno alla vita e scarpe da corsa, ma il freddo non sembrava dargli fastidio. Lui era un uomo basso e magro di quasi trent’ anni, coi capelli neri molto corti e un pizzetto.
“Ma come riesci a stare senza giubbotto con questo vento?” chiese Luigi.
“Dopo il vento di Chicago si può sopportare di tutto,” disse Salvatore con un sorriso brevissimo. “Mi scalderò correndo, poi una doccia ben calda e semu a posto.”
“Ti ricordi di Fabiana, la figlia del pasticciere? Sono sei anni che siamo sposati.”
“Però! E adesso cosa fai nella vita?”
“Sono poliziotto, lavoro alla Questura. Infatti ci andavo adesso, ho la macchina guasta.”
Tore si strofinò la fronte con la mano destra. “Non c’era qualche maestro che ti diceva ‘Costanza, se hai buoni voti diventerai oftalmologo e se hai brutti voti diventerai poliziotto’? Chi era?”
“Maestro Ingrassia! Quello che mi chiamava ‘l’osservatore acuto’ e ‘occhio di lince’, che personaggio!” e di colpo tutti e due si misero a ridere.
Un attimo di pausa e poi Luigi sparò un’ altra domanda con uno sguardo di leve disagio. “Ma senti, come mai sei tornato a Trapani adesso, dopo tanti anni in America?”
“Sei giorni fa è morto mio nonno. Il funerale era l’altro ieri.”
“Mi dispiace.” Luigi chinò il capo e mise insieme le mani. “Sentite condoglianze, era un gran uomo.”
Anche Tore abbassò la testa. “Ieri era il funerale. Non l’avevo visto da quattro anni, lui e la nonna non ce la facevano più a viaggiare.”
“E adesso sei diventato un americano.” Il sorriso di Luigi dimostrava l’assenza totale di cattiveria dalle sue parole.
“Ancora peggio, uno che mangia cereali a colazione e fa il jogging a qualsiasi ora. A volte anche di notte, quando lavoravo fino a tardi.”
“Aspetta, voglio mostrarti qualcosa.” Luigi estrase il portafogli dalla tasca e da lì tolse una piccola fotografia. La mise nella mano di Tore. Ritraeva Luigi in giacca e cravatta nel ruolo di padre di famiglia, sollevando con un braccio un bambino sorridente e toccando la spalla della sua moglie con la mano sinistra. Fabiana era quasi alta quanto il suo marito, i suoi capelli castani lisci avevano anche dei riflessi rossi, e teneva in braccio una bimba di pochi mesi vestita di bianco. “Il battesimo di Annalisa,” spiegò Luigi, “quattro mesi fa. E mio figlio si chiama Francesco.”
“E adesso sei padre,” disse Tore senza poter nascondere la sorpresa dalla sua voce. “Complimenti, è una famiglia bellissima. Io dovrò aspettare un bel pò d’anni per fare una foto così.”
“Troppe donne in carriera in America?” Tore scuoteva la testa. “Beh, magari ti fermi qua per un pò e trovi qualche bedda trapanisa. Anche se dopo l’America Trapani di certo non è il massimo…”
“Non so ancora fino a quando resto qui, almeno due settimane. Ma aspetta, non voglio farti arrivare tardi al lavoro. Come facciamo per incontrarci un’ altra volta?”
“Abiti nella tua vecchia casa?”
“No, sto dalla nonna in via Custonaci, se ricordi. La nonna c’è quasi sempre, lei saprà dove sono. Vuoi il numero di telefono?”
Luigi prese un taccuino e una penna da una tasca del giubbotto. Scrisse il numero di Tore, poi prese un’ altra pagina e scrisse altri tre numeri. “Il primo è la casa, l’altro è il negozio dei miei suoceri. Ti scrivo anche il mio telefonino. Tu non ce l’hai uno?”
Tore mise il foglio nel marsupio e guardò le onde agitate del mare. “No, nessuno avrà tanta fretta per cercarmi qui. Inoltre, quelli dagli Stati Uniti non funzionano in Europa. Dai, vai al lavoro e io vado a correre un pò, poi stasera ti chiamo o forse passo da casa tua.”
Si abbracciarono brevemente e si salutarono. Luigi si incamminò verso il centro della città. Tore cominciò a stirarsi le gambe con una serie di esercizi, poi si mise a camminare velocemente e dopo un minuto a correre con un passo lento, equilibrato, dirigendosi verso la periferia. Sentiva il vento che cercava di spingerlo verso la sua destra, verso l’ interno. Avrebbe voluto correre ascoltando musica sul suo walkman, come faceva a Wilmette o sulla riva del Lago Michigan, ma l’aveva lasciato negli Stati Uniti. Ogni volta che viaggiava, gli capitava di dimenticare qualcosa. Era soltanto la seconda volta che correva da quando era arrivato in Sicilia, ma si sentiva abbastanza in forma. Stavolta sperava di resistere per cento minuti. Forse dopo una settimana riuscirebbe anche ad arrivare fino a Bonagia e tornare.


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giovedì 13 ottobre 2005
ore 15:24
(categoria: "Vita Quotidiana")


Non possiamo esattamente dire...
Non posso dire che tutto si sia risolto, ma almeno si arriva a un certo livello di pace.
Stiamo cercando una casa da prendere insieme, e se per caso qualcosa va male... gliela lascio.
Ma sarebbe meglio pensare positivo. Quando lo riconosciamo (ovvero quando non capita qualche momento di sconforto o arrabiamento) o sarebbe meglio dire ci ricordiamo di questo, sappiamo che ci vogliamo del bene.
Purtroppo non riesco a trovare qualcosa che avevo scritto, quello che pensavo servisse come inizio di un nuovo romanzo. L’ avrò messo nel blog per caso?
Vedremo...


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venerdì 16 settembre 2005
ore 19:25
(categoria: "Vita Quotidiana")


Preghiera...
Dio aiutami ad aiutarla a caricare la sua croce perche lo so che è più pesante della mia e si merita qualcosa di migliore.
Kyrie eleison... due volte sono andato dal Padre Sypridonas per chiedere un pò di consigli. Siamo ancora all' inizio.
Chi mi proteggerà dal fare il male che non voglio e mi aiuterà a fare il bene che voglio?


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venerdì 26 agosto 2005
ore 16:57
(categoria: "Vita Quotidiana")


Lettera del cugino Juan Carlos
Parenti ma quasi sconosciuti.
Comunque a volte i miei parenti nel Puerto Rico (o anche quelli che non abitano più lì) si rivelano migliori amici degli amici dove mi trovo. Anche se ci vediamo soltanto ogni 2-3 anni.

Stamattina ho scritto al mio cugino Juan Carlos (sua madre e cugina della mia madre, suo nonno -- tio Leòn per me -- è fratello della mia nonna). E mi trovo di già con una risposta e una foto del suo figliolino, Oscar Andrés Santana Colòn. Nato meno di 3 mesi fa.

E ricordo che a Natale il mio cugino Carlos mi invitava a Filadelfia, dove abita con la sua fidanzata, proponeva pure di ospitarmi. Quando non ci vedevamo da 5 anni...

Se Eva ed io riusciamo ad effettuare una "rottura non rompi", ovvero, lasciarci senza odiarci, forse sarebbe meglio. Anche se mi sembra molto freddo, molto insensibile proponerglielo.
Ci vogliamo del bene ma questo non basta da solo.
E se ci lasciamo, penserò seriamente a partire dalla Grecia.


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giovedì 25 agosto 2005
ore 11:26
(categoria: "Riflessioni")


Il treno che scappa nel senso sbagliato
Call you up in the middle of the night
Like a firefly without a light
You were there like a blowtorch burning
I was a key that could use a little turning

So tired that I couldn’t even sleep
So many secrets I couldn’t keep
I promised myself I wouldn’t weep
One more promise I couldn’t keep

It seems no one can help me now,
I’m in too deep; there’s no way out
This time I have really led myself astray

Runaway train, never going back
Wrong way on a one-way track
Seems like I should be getting somewhere
Somehow I’m neither here nor there

Can you help me remember how to smile?
Make it somehow all seem worthwhile
How on earth did I get so jaded?
Life’s mystery seems so faded

I can go where no one else can go
I know what no one else knows
Here I am just a-drownin’ in the rain
With a ticket for a runaway train

And everything seems cut and dried,
Day and night, earth and sky,
Somehow I just don’t believe it

Runaway train, never going back
Wrong way on a one-way track
Seems like I should be getting somewhere
Somehow I’m neither here nor there

Bought a ticket for a runaway train
Like a madman laughing at the rain
A little out of touch, a little insane
It’s just easier than dealing with the pain

Runaway train, never going back
Wrong way on a one-way track
Seems like I should be getting somewhere
Somehow I’m neither here nor there

Runaway train, never coming back
Runaway train, tearing up the track
Runaway train, burning in my veins
I run away but it always seems the same


Scommetto che secondo vanno le cose adesso tra meno di un mese parto.
Non potevo controllare i miei occhi per un secondo e ho visto una ragazza vicino a una casa che un agente voleva mostrarci.
Tante altre volte lei mi accusava di guardare e non avevo fatto niente. Ma stavolta mi riconosco colpevole e non mi sopporto.
E capisco bene quanto l'ho ferita.
Al cavolo tutto.


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venerdì 19 agosto 2005
ore 16:00
(categoria: "Vita Quotidiana")


?????????
Le voglio bene e stiamo insieme da quasi un anno e mezzo.
Ma ho commesso un sacco di sbagli con lei, e me li ricorda spesso.
Oggi e ieri tutto e andato bene tra di noi. Allora perchè il giorno precedente si era infuriata con me, accusandomi all' improvviso di aver guardato una ragazza in un' automobile vicina che non avevo nemmeno visto -- e poi di volerla "distruggere prima del suo tempo per poter prendere un' altra" nonchè di averla usata per 2 propositi particolari (uno non lo rivelo qui, l'altro era per sfruttare il fatto che lei ha la patente e l' auto)?
E adesso che siamo tornati a trattarci bene, come mai mi sento così nervoso?
E come mai non facciamo certe cose? A volte sembro aver perso la voglia quasi del tutto.
Le voglio bene e voglio farla felice.
Allora perchè non ci riesco?
Non ho mai pensato a cercare un' altra.
Allora lei come mai pensa che io stia facendo così costantemente?

L'unica cosa che so con certezza è che vorrei cambiare lavoro.


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