Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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martedì 7 giugno 2011 - ore 21:52
Estatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ti giri un attimo, ed è già estate di nuovo. Lo so, a guardare fuori dalla finestra non si direbbe – cè il vento cè la pioggia ci sono le nuvole che fanno buio - ma è estate di nuovo. È passato un anno dallestate scorsa. Pare ieri. E cosa è successo? Così poco, così poco... Niente, mi verrebbe da dire, anche se tutti siamo cambiati. Tutto cambia per non cambiare. Linverno è stato lungo, sembrava non voler scorrere via. I giorni sono più corti, eppure sembra che duri di più. Dinverno è come se fosse sempre lunedì. Al massimo martedì. Non arriva mai il sabato, e anche quando arriva è già domenica. E torna lunedì. Invece guarda caso quando arriva la primavera si accavallano le ore, sembra di averne metà, anche se la luce comincia a spargersi sulle serate. La settimana inizia ed è già mercoledì. I giorni durano di più e le settimane durano di meno. Linverno non si muoveva, la primavera ha giocato coi minuti, ed è di nuovo estate. Stavo cercando di capire quando potevo dedicare una serata a me, solo a me, ma non a casa a imbruttirmi davanti alla tv. Una serata per me e le persone che voglio vedere, quelle che scelgo io, quella che scelgo io. Invece la settimana inizia, provo a organizzarmi ed è venerdì. Come si fa? Poi è ovvio che il week end è già impegnato, ma come faccio a organizzare una settimana a partire dal mercoledì? Sono tutti più impegnati di me. E io sono troppo impegnata per loro.
È passato un anno, ci sono persone che conosco da un anno. Tu, sì, proprio tu. Un anno fa. E persone che ho perso un anno fa, che ho perso così, per gioco. Il teatro è un gioco. Il teatro dà, il teatro toglie. Anche con te avrei voglia di passare una serata. Ma è passato un anno, e non ci sarà più.
Sono belli, gli ismi. Mi fanno compagnia da tanti anni. Io voglio bene agli ismi. Se dedico ismi vuol dire che lo merita. Altrimenti niente ismi. Cavallismi. PUFF!! Perso. Fran. Perso.
Odio la domenica, in particolare questa. Era parecchio, parecchio tempo che non mi capitava di odiarne una con così tanta passione. Quella di oggi la odio tantissimo. Conosco solo persone che non posso chiamare per uscire, che non vogliono uscire con me o che non possono uscire con me. Una non posso chiamarla perché se no la morosa mi mena, laltra non vuole essere vista con me, l’altra perché mi dice sempre di no e mi sono stufata, l’altra perché non c’è abbastanza preavviso, l’altra perché è già tardi, una ha impegni, l’altra non è a casa, l’altra c’ha da fare. Casi singolari che singolarmente presi non costituirebbero un dilemma. Invece, considerato il fatto che sono qui da sola, la stragrande maggioranza di queste singolarità ha deciso volente o nolente di non uscire con me. Le soluzioni sono due. Abbuffarmi fino a che non svengo sul piatto, o addormentarmi e sperare che arrivi presto domani mattina. Io i pomeriggi sul divano a fare un cazzo li detesto. Mi mettono il nervoso.
E sono intollerante. A me le persone che riescono a passare un pomeriggio a non fare niente sul divano mi stanno qua.
La cosa che vorrei fare oggi è tirarmi un bimattone in testa.
Vorrei farmi male, malissimo, e stare convalescente per una settimana. Oggi vorrei fuggire e responsabilità, come facevo una volta. Perché adesso non posso più scappare?
Nessuno ha apprezzato questa finezza. Oggi è stato ucciso Osama Bin Laden. E io su Facebook ho pubblicato questo video.
E Ahmed, the dead terrorist, e fra laltro è favoloso.
Ma soprattutto dai, è divertente. Capito il passaggio? Dead terrorist, terrorista morto... A me sembrava brillante. Nessuno capisce il mio umorismo. Non è la prima volta. O sono troppo sottile.
O non faccio ridere.
Sono sottovalutata. Molto sottovalutata. Vorrei essere apprezzata di più, aiuterebbe la mia autostima.
Se ribecco quella farmacista
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Venerdì mattina le ho chiesto "Mi dia qualcosa per questa tosse, mi dà molto fastidio, devo andare a un funerale e non voglio tossire". E questa mi dà un pacchetto di pastigliette e uno sprai per la gola. Vabbeh.
La tosse è cresciuta fino a diventare una lieve forma di bronchite, sono andata dalla guardia medica dopo notti insonni e giorni di lacrime e sangue, e mi ha dato uno sciroppo un antibiotico delle capsule delle gocce Allora, stronza di una farmacista. Ho capito che certi farmaci richiedono la ricetta, ma le gocce no. E dammele, cazzo. Dammele. Per la prima volta ho dormito, grazie a quelle gocce. Se ti ribecco, farmacista inutile...
Traslocata. Ufficialmente. Mancano ancora piccolezze, tipo la carta igienica e gli stracci da cucina, l’aspirapolvere e la scatola con le etichette tagliate per sapere come si lavano i vestiti (sono metodica per certe cose quanto scoordinata e maledettamente imprecisa su altre). Mancano le cose piccole, quelle di cui si può fare a meno non perché non servano, ma perché nell’altra casa ci sono già. Il quotidiano, il necessario, il fondamentale, c’è. E c’è tutto. Traslocata, da ieri sera. Dal 23 aprile 2011, all’età di trent’anni e due mesi meno due giorni. Traslocata dopo settimane di angoscia, di non ce la farò mai, e mancano ancora le pulizie generali nel mio appartamentino che ora è così vuoto. Traslocata con un po’ di senso di colpa per non essere riuscita a fare tutto quello che volevo fare nei mesi trascorsi a Fiera. Per non essermelo, forse, goduto quanto avrei potuto. Oh, alla fine un uomo deve fare quello che deve fare, come dice Sheldon. Traslocata. Ufficialmente. Questa operazione chiamata trasloco ha avuto risvolti sorprendenti: quante cose in una casa così piccola! Quaranta metri quadrati contenevano cose che in una casa di novanta non ci stanno. Spaventoso. Giri in macchina, fra i miei e quelli di Marco, direi almeno una dozzina. E macchine stracariche eh – nel senso di sedili abbassati, scatoloni ammassati, borsette con i manici legati anche sotto il volante.
No, io non l’ho fatto con questa allegria.
Non credevo di avere così tanti vestiti. Il problema è che io compro, non tantissimo, ma qualcosa ogni anno. E non butto via niente. Quindi, di anno in anno, il mio guardaroba non viene rinnovato ma si autoalimenta con magliette che stanno benissimo con una gonna di due anni fa, e allora non si può farne a meno neanche se è tutta sgarruppata. E la cucina? Non credevo di avere così tanti gadget culinari. Ho anche una saponetta in metallo per lavare le mani dopo aver curato il pesce. Ma non ho una lavatrice. Lo spazio in cui dovrà essere collocata è ancora usurpato da sacchi di cemento e strumenti di lavoro. Me la vedo malino, la cosa. Le cose del mio bagno (e sono tutte importantissime, tipo pinzetta, pettine, crema da viso, deodorante, no le porcherie da femminucce, dico quelle basiche) sono in uno scatolone appoggiato a terra fra la doccia e il bidè. A terra. Fra la doccia e il bidè. Solo lo spazzolino ha una collocazione dignitosa. Il resto sta per terra. I miei abiti stanno stretti fra un’anta e l’altra. Di là mi sembravano meno, ci stavano tutti senza la divisione inverno-estate. Invece adesso dovrò entrare nel meraviglioso mondo del cambio degli armadi stagionale. Ad ogni modo, porto con me una dose di speranza che mi aiuta a non diventare isterica. La tv dice che nel 2050 il 90 per cento dei bambini sarà obeso. Una tv gigantesca, l’ho comprata io, ma è di Marco.
Sarà divertente, questa cosa. Finalmente sapremo se le nostre affinità ci permettono di vivere sotto lo stesso tetto tutti i giorni. Tutti i giorni. Tutti i giorni. Pulizie, spesa, bollette. Si litiga per molto meno. Ad esempio le mie scarpe che sono arrivata ieri e già hanno colonizzato il disbrigo. Ma finché la casa non è a posto non accetto critiche – ecco, comincio bene, e poi chi è che mi fa rimettere la testa a posto se prendo il via con il mio cronico e cosmico disordine? Insomma, mi sono trasferita. Finalmente traslocata.
Una donna e i suoi scatoloni. Pardòn, una tizia e i suoi scatoloni. Le parole grosse teniamole per le grandi occasioni.
Insomma, devo sgomberare la mia casetta di Fiera. Il primo maggio questa casa non sarà più in mio affido. La sto piano piano chiudendo in scatole e borsoni di libri e vestiti, e diventa sempre più vuota. Fa rumore. Sento la strada. Sento tutto fuori. Non cè più quellovattato clima intimo di quando avevo personalizzato pareti e scaffali.
E così sono qui, circondata di scatole, borsette, fogli di giornale con i miei articolo sopra arrotolati attorno a ciotole, tazze, piatti. Tutto intorno a me è precario, approssimativo. Non è al suo posto, non è nella sua forma, non è libero di esprimersi. Chiuso in un contenitore che non ne rivela nulla, se non limminente partenza.
La borsa Ikea parla delle mie magliette estive. Lo scatolone Conad accoglie cibaglie e stoviglie. Nella shoppers Coin ci sono i materiali di lavoro. Lo scatolone dei Pampers calzini, biancheria intima, lenzuola e asciugamani. Ho inserito tutto senza un ordine preciso, in effetti. Dovrei studiare un po meglio queste disposizioni. Per dire: le cose di casa nella borsa Ikea, in quella di Mango metto le magliette preferite, in quella dei Pampers dovrei infilare le cose da bagno, tipo asciugamani saponi detersivi eccetera - cose che profumano, per contrappasso...
E la casa è ancora piena. Lho preso troppo alla leggera, questo trasloco. Ho fatto con calma la mattina, arrotolando e inscatolando, ma il tempo è passato senza che me ne rendessi conto per davvero.
Pochi giorni e sarò unapolide.
Non lho fotografato, lappartamento. Lo sentivo mio ma non lo era. E portarmelo dietro pensando ogni giorno a quanto gli ho voluto bene non mi aiuta a voltare pagina.
Se fosse una metafora sarebbe da ridere. Perché porto dentro una vita intera. Figurati che mi frega di un appartamento. In Restera.
Ieri pomeriggio sono uscita a fare un servizio sulla manifestazione dei precari in piazza. Giovani, per lo più studenti in fase di studio e senza un lavoro nemmeno precario, ma anche stagisti, contrattisti (determinati, eh) e cococo/cocopro. Li guardavo, li studiavo, segnavo dichiarazioni e commenti, annotavo impressioni e reazioni.
E pensavo che fra tutti loro, fra tutti quelli che cerano in piazza - una ventina, non di più - quella presa peggio ero io. Io e i miei due colleghi delle altre testate locali a cui i rispettivi capi avevano affidato il medesimo servizio. Scriviamo tutti i giorni di precari alle prese con contratti un po così, ma a noi non ci pensa nessuno. Eppure non ci lamentiamo, perché facciamo il lavoro più bello del mondo, e i sacrifici li facciamo perché a questo lavoro dedichiamo la nostra vita.
Is this the real life ? Is this just fantasy ? Caught in a landslide No escape from reality Open your eyes Look up to the skies and see Im just a poor boy, I need no sympathy Because Im easy come, easy go A little high, little low Anyway the wind blows, doesnt really matter to me, to me
Mama, just killed a man Put a gun against his head Pulled my trigger, now hes dead Mama, life had just begun But now Ive gone and thrown it all away Mama, ooo Didnt mean to make you cry If Im not back again this time tomorrow Carry on, carry on, as if nothing really matters
Too late, my time has come Sends shivers down my spine Bodys aching all the time Goodbye everybody - Ive got to go Gotta leave you all behind and face the truth Mama, ooo - (anyway the wind blows) I dont want to die I sometimes wish Id never been born at all
I see a little silhouette of a man Scaramouch, scaramouch will you do the fandango Thunderbolt and lightning - very very frightening me Gallileo, Gallileo, Gallileo, Gallileo, Gallileo Figaro - magnifico
But Im just a poor boy and nobody loves me Hes just a poor boy from a poor family Spare him his life from this monstrosity Easy come easy go - will you let me go Bismillah! No - we will not let you go - let him go Bismillah! We will not let you go - let him go Bismillah! We will not let you go - let me go Will not let you go - let me go (never) Never let you go - let me go Never let me go - ooo No, no, no, no, no, no, no - Oh mama mia, mama mia, mama mia let me go Beelzebub has a devil put aside for me For me For me
So you think you can stone me and spit in my eye So you think you can love me and leave me to die Oh baby - cant do this to me baby Just gotta get out - just gotta get right outta here
Ooh yeah, ooh yeah Nothing really matters Anyone can see Nothing really matters - nothing really matters to me