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Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.









sabato 5 agosto 2006 - ore 22:01


VORRESTE UN RAGAZZINO COME PRESIDENTE?
(categoria: " Vita Quotidiana ")




.. Ha trasformato i greci in ’greciani’, [ha ripetutamente parlato di] profughi ’kosoviani’, [e definito] gli abitanti di Est Timor .. ’timoriani’. .. Sembra indeciso persino sullo slogan fondamentale della sua campagna presidenziale: compassionevole ’conservatorismo’ o ’conservativismo’?

[E quando un] giornalista [gli] parla della richiesta di grazia formulata da Karla Faye Tucker [e gli domanda cosa cosa lei gli aveva detto, Bush ne fa] l’imitazione ..: ’La scongiuro’ le fa il verso Bush, le labbra contratte in finta disperazione ’non mi ammazzi’. Carlson scrive di essere rimasto scioccato. E anche Bush deve essersi reso conto della gaffe, se ha subito cercato di recuperare con un: ’Si tratta di decisioni difficili’. Da quando è governatore, Bush ha confermato la condanna a morte di 93 condannati, .. con una media di due esecuzioni al mese. .. ’Non solo prende in giro i condannati, ma non sa neanche quanti aborti vengono effettuati nel suo stato, a dimostrazione che non ha alcun interesse per il diritto alla vita’ .., citando un altro passaggio dell’articolo di Talk.

George Wills, opinionista di punta del Washington Post, dopo avere sottolineato la quantità di parolacce che usa Bush (’fuck’ e ’fucking’ intervallano ogni frase), [osserva]: ’Quello che stupisce è l’adolescenzialità, la mancanza di attenzione, nata forse da una vita troppo facile’. A chi gli chiede che cosa odii fare, il giovane Bush ripete orgoglioso: ’Sedermi a leggere un libro di politica o filosofia lungo 500 pagine. A me interessano i risultati, non i dibattiti’. [E infatti elude le] domande sul suo passato ..: ’Ho commesso degli errori’ ha evasivamente risposto a chi gli chiedeva se avesse usato cocaina. ..

* Alla tenera età di trent’anni, e precisamente il 4 settembre 1976, Bush junior venne arrestato per "guida in stato di ubriachezza". Che va ad aggiungersi ad una giovanile sniffata di coca, a un infantile furto di un ornamento di Natale durante la permanenza nell’università di Yale, all’espulsione da una partita di football americano in seguito a una rissa. (Dagospia.com, 10 Gennaio 2001)

* George W. Bush .. sembra si trovi più a suo agio tra gli sgangherati studenti di ’Animal House’ che tra i generali del Pentagono. .. L’ex governatore del Texas, [che] in piena campagna elettorale .. ignorava l’esistenza [del] presidente pachistano Pervez Musharraf, .. viene descritto da .. Frank Bruni, inviato del ’New York Times’, .. come un uomo affabile e di buon carattere. Ma, allo stesso tempo, superficiale e lontano dal paese reale che lo ha eletto. Bush .. non si vergogna di affermare che Chuck Norris, l’eroe di ’Walker Texas Ranger’, è il suo attore preferito, [mentre non ha idea di chi sia] Leonardo di Caprio, la star di ’Titanic’. Lo stesso vale per il programma di successo della Hbo ’Sex and The City’, definito da Bush come "un’inchiesta sull’identità erotica e geografica". .. "I repubblicani - ha concluso Bruni - hanno finalmente il loro primo baby-boomer alla Casa Bianca, ma è un uomo che appartiene culturalmente alla generazione di suo padre". (Yahoo news, 11 Febbraio 2002)

* In un’intervista televisiva .., il governatore del Texas non è stato in grado nemmeno di dire i nomi dei capi di governo dell’India e del Pakistan. Bush ha anche confuso la Slovacchia con la Slovenia. (Lettera22, 15 Novembre 1999)

* [Durante la campagna elettorale, Bush ha fatto inserire] in uno spot, trasmesso 4400 volte su tutte le TV, un fotogramma subliminale: la scritta RATS (ratti) appariva per una frazione di secondo mentre si parlava di Gore. Lo ha scoperto Gary Greenup, un pensionato di Seattle. Bush junior si è difeso sostenendo che si è trattato di un errore e che quella era la parte finale della parola "burocrats". .. (C@C@O, 13 Settembre 2000)

* George Bush, poco prima di un comizio in Illinois, credendo che il microfono che aveva davanti fosse spento, .. parlando al suo compagno David Cheney .. ha mormorato: «Quell’Adam Clymer è proprio un asshole (un idiota)». «Sì, è vero», ha concordato Cheney. .. Un portavoce di Bush ha spiegato successivamente che [era] arrabbiato con il giornalista per una serie di articoli sulla campagna elettorale che Bush giudica «non equi». «La frase intendeva essere un sussurro a Cheney e non un giudizio pubblico», ha affermato il portavoce, senza però ritirare l’insulto al giornalista. (Monrif.net, 4 settembre 2000)

* Bush [s’è] lasciato sfuggire [che questa guerra è una crociata], ed è successo il pandemonio. Bush era tra i pochi a non sapere che le crociate erano una "guerra santa" dei cristiani (che avevano preso loro l’iniziativa), contro il mondo islamico (il quale tra l’altro alla fine è riuscito a ributtare a mare gli invasori). Bush si è rimangiato la gaffe, poi ha parlato di Giustizia Infinita ed è stato peggio ancora. (Umberto Eco, da L’Espresso del 4 Ottobre 2001)

* In un discorso a favore del matrimonio, Bush cita le parole di George Eliot - che non solo non era sposata, ma ha convissuto con un uomo già sposato per ben 24 anni (fino alla morte di lui, cioè). (Unmarried.org, June 8, 2001)

* Pur essendo risaputamente a favore della pena di morte, un lapsus fra "death penalty" (pena di morte) e "death tax" (una tassa di successione dei terreni agricoli) gli fà dire: "Ci rendiamo conto di quanto sia ingiusta la pena di morte: dobbiamo sbarazzarcene." Nota che nel 2000, mentre Bush ne era il governatore, il Texas ha "giustiziato" 40 persone, record USA dal 1930 (quando si è cominciato a tenere un elenco dei condannati a morte), per un totale di 240 esecuzioni dal 1982 - quando è stata riprostinata la pena capitale, a sei anni di distanza dal verdetto della Corte Suprema che ne rimuoveva il divieto.

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venerdì 4 agosto 2006 - ore 13:55


Il vero obiettivo è l’Iran
(categoria: " Riflessioni ")


L’attacco al Libano non è la solita guerra fatta di incursioni e interventi aerei, porta con sé distruzione, è un vero sterminio delle popolazioni civili senza un pretesto o una dichiarazione ufficiale. Israele sta bombardando e uccidendo uno Stato perché due soldati sono stati rapiti e uccisi.
Dietro questa guerra c’è tutta la comunità internazionale che si allea e si scontra allo stesso momento contro i due belligeranti, ci sono grossi interessi in ballo e il destino di un’intera economia globale. Questa non è una guerra come tutte le altre, è pericolosa perché non sappiamo che tipo di scenari apra, conosciamo soltanto gli eventi che ci hanno portato all’attuale situazione: sicuramente i presupposti ci inducono a trarre catastrofiche conclusioni.

Mentre i politici europei, con l’Italia schierata in prima linea, hanno deciso di inviare un esercito qualsiasi, gli Stati Uniti stanno giocando una grandissima partita che decreterà la loro sopravvivenza. Attualmente grazie alle nostre ‘antenne’, di cui siamo orgogliosi e fieri, possiamo confermarvi che ai confini con l’Iran vi è un dislocamento di contingenti armati non ancora identificati, che si stanno preparando a un’incursione dando inizio ai primi scontri. Una flotta di portaerei si sta invece disponendo dal Mar Rosso sino al Mediterraneo, circondando tutta la zona mediorientale di influenza. La guerra di sta dunque spostando verso l’Iran, probabilmente perchè gli Stati Uniti non permetteranno che Russia e Europa prendano il controllo della regione, e così accelerino l’ineluttabile declino economico.

Gli Stati Uniti intendono necessariamente bombardare, perché dal loro intervento militare dipende la salvezza della loro economia più che della posizione di potere nell’equilibrio mondiale. La situazione economico-finanziaria statunitense è vicina al collasso, in quanto stanno giungendo dalle agenzie statistiche i primi dati trimestrali sulla produzione che indicano in maniera inequivocabile che la recessione è in atto. Il dollaro continua ad essere svalutato, con rialzi continui e costanti del tasso di interesse che si susseguiranno sino alla fine dell’anno. Le borse ormai si tengono in piedi solo grazie alle parole di Bernanke, ma è surreale pensare che i grandi investitori, gli hedge founds o gli analisti, anche i più disattenti, credano a questo ottimismo: il sistema borsistico è sicuramente falsato e viziato dalla disinformazione e dalle operazioni di insider trading. La bolla immobiliare sta cominciando a dare i primi segni di cedimento e, se scoppierà la deflazione, sarà accompagnata sicuramente da un’alta inflazione nel settore reale, provocando il fallimento di imprese e l’innalzamento del tasso di povertà già molto alto. È la fine di un’economia globale, che non è fondata su alcun controvalore, e anche se lo fosse non vi sarebbe abbastanza denaro per pagare il debito pubblico e garantire la moneta in circolazione.

Lo stato attuale della situazione è chiaro ai partner commerciali e politici degli Stati Uniti: è chiaro all’Iran che ha pubblicizzato la creazione di una borsa per petrodollaro per scatenare il panico, lo sa l’Arabia Saudita, il Quwait e la Siria che hanno diversificato le divise valutarie. Lo sa anche la Russia che ha chiesto per la sua collaborazione l’ingresso nel WTO e uno stabile e incondizionato appoggio all’interno del G-8. Gli Stati Uniti in questa situazione potevano scegliere di tornare sui propri passi, accomodandosi a una tavola rotonda per ritrattare i patti di Bretton Woods, cosa che non è avvenuta né certo avverrà, o di bombardare e preparare l’incursione verso i Paesi strategici, quelli che sono adiacenti ai veri obiettivi da colpire. Ha deciso per la guerra, cosicché quello che era un conflitto tra due paesi in lotta da una vita, è divenuta una gara a chi prima si insedia, una competizione contro l’Onu e l’Unione Europa.

Quest’ultima infatti è già pronta a prendere possesso della posizione di dominio che la valuta forte le conferisce, sostenuta anche dalla politica dei trattati e delle aree di libero scambio divenute l’avamposto della democrazia. L’America è definitivamente crollata e probabilmente la discussione si solleverà all’interno dello Stato stesso, ma troverà una soluzione all’estero.
Uno degli elementi che fa riflettere sulla natura di questa guerra è il modo in cui Israele sta lanciando le sue bombe, allo scopo di creare un campo aperto: ne sta lanciando in quantità industriale, forse per svuotare i capannoni americani; e infatti basti pensare che in Iraq ne sono state sganciate 150 mila in un mese e la maggior parte era anche senza il detonatore. Poi c’è la Russia , che ha sta attuando lo stesso gioco fatto anni addietro nei Balcani: non è mai stata chiara la sua politica estera e nè in favore di chi si fosse schierata.

Il suo atteggiamento è sempre stato ambiguo nei confronti dei serbi e ora la storia si ripete con l’Iran, perché da un momento all’altro è passata da una posizione di appoggio incondizionato, all’approvazione di un’eventuale azione militare punitiva. Il fatto che l’America stia appoggiando la Russia sul campo delle strategie di politica economica, dovrebbe riportare la mente alla caduta del Muro di Berlino, a Gorbaciov: allora come oggi, i banchieri vogliono stringere il cappio fin quanto è possibile. La guerra non conviene a nessuno farla e i giganti tra di loro non si combatteranno mai.

Allo stesso modo, il comportamento degli Hezbollah, finanziati e forniti di missili “katiusha”, ha favorito, senza saperlo, gli Stati Uniti. Il gruppo dei resistenti è evidentemente stato manovrato per poi essere intrappolato nella morsa di due lobbies che si scontrano, confrontandosi su una polveriera pronta a scoppiare da un momento all’altro. Intanto il Vaticano non vuole rinunciare a quella posizione di potere acquisito, e fa il doppio gioco nei confronti di questi due popoli che si dissanguano a vicenda. Israele colpendo la zona cristiana, ha voluto far intendere al Vaticano che deve decidere da che parte stare una volta per tutte.

Oggi, a causa di questa guerra, vi è il rischio che le popolazioni musulmane insediatesi nei vari Stati europei, si rivoltino contro di colpo, aizzati dall’odio confezionato dai fautori dello scontro fra civiltà. Se ciò accadrà, l’islamizzazione dei popoli europei sarà inevitabile e l’intera umanità sarà totalmente in crisi, cadrà nel caos, perchè avremo un nemico in casa, e le rivolte nelle banlieux rappresentano infatti un primo segnale d’allarme. Alla fine, a risolvere la grande crisi internazionale, sarà probabilmente la Nato , che crocefiggerà l’ONU, la quale intanto sta diventando sempre più impotente, ma, d’altronde, ovunque i caschi blu siano andati nulla di buono è stato costruito per il presente e il futuro dei popoli. L’Onu senz’altro invierà un contingente nel Vicino Oriente senza che abbia ottenuto da parte degli Stati una risoluzione che ne legittimi l’intervento.

Già il definire l’operazione come una “forza di contrapposizione” fa ben capire che in questa guerra non vi sono regole, nè moderatori. Abbiamo avuto guerre in tutte le salse ma mai “di contrapposizione”, e se Annan ha utilizzato questo termine vuol dire che sta forzando gli eventi per giungere subito ad una soluzione. In realtà Annan ora protegge la sua vita e la sua carriera, perché si è esposto troppo con l’affare “Oil for food” ed è ormai talmente coinvolto in un circolo vizioso di tangenti e scandali internazionali, che non gli resta altro che continuare a proteggere questo sistema.
E mentre tutti noi ora guardiamo la guerra, Vodafone, Microsoft, Google, Skype e Paypal stanno brindando al lancio della Tesla car, sulla quale è stato mantenuto il massimo riserbo, con un’eclatante sceneggiatura visibile solo ai navigatori internet più esperti. Tale evento è stato deliberatamente occultato al grande pubblico e per tale motivo la ong Etleboro è fiera di aver diffuso la notizia in maniera anticipata rispetto ai canali ufficiali.

Sono loro i nuovi padroni del globo, mentre la vera guerra è quella dell’inflazione, della disoccupazione e del sabotaggio, che porta disordini e malcontenti sociali. Il vero potere non è più nel petrolio, nel gas, ma è nelle informazioni, nei database: ormai ci daranno un telefono dal quale controlleranno e registreranno ogni istante della nostra vita. Tutto questo è stato possibile grazie a Nikola Tesla che ha regalato le sue scoperte all’umanità, e quando si rifiutò di consegnare al suo finanziatore, J.P. Morgan, altre invenzioni, all’incirca 12 altri progetti, gli chiese di divenire socio e in contropartita sposare sua figlia.

Tesla rifiutò e rimase per il resto dei suoi giorni in compagnia dei suoi piccioni, divenuti i suoi unici amici.
Ora tutti si sono accordati, Russia e America, Europa e Cina, mentre i nostri politici obbediscono alle decisioni prese dall’alto come dei vermi e dei parassiti. Tutto ciò è reso possibile proprio dal sistema gerarchico che distrugge ogni cosa, rende facilmente raggiungibile i più alti poteri e da lì poi il controllo diviene agevole. Ciò di cui noi abbiamo bisogno è un sistema distributivo, una Tela che restituisca a ciascun componente il potere di autogovernarsi e governare allo stesso tempo la collettività. Al Qaeda, infatti, significa “la base dei dati”, è una rete distributiva, composta da varie cellule che si intersecano in un sistema di telematizzazione: in realtà noi da sempre stiamo cercando un signor internet.


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giovedì 3 agosto 2006 - ore 17:23


La premiata impresa di pulizie israeliana
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mentre in Italia ci trastulliamo fra un voto di fiducia ed uno sciopero dei farmacisti, la premiata ditta Tsahal & Mossad ha dato inizio alla pulizia etnica del Libano meridionale.
Ognuno – la pulizia etnica – la fa come può e con quel che possiede: in Jugoslavia fu compiuta a colpi di Kalashnikov e di mortaio, i nazisti usarono lo Ziklon B ed i forni crematori, i Khmer rossi i machete.
La premiata ditta dell’amministratore delegato Olmert ha a disposizione di meglio: il presidente della sua holding – Georg Walkirien Bush – lo ha abbondantemente rifornito di bombe da 1.000 Kg – le vecchie MK 84 della Seconda Guerra Mondiale – ed ora con tutto quel tritolo si può arare il Libano meridionale come se vi fossero transitate per secoli mandrie di rinoceronti.

Una bomba da una tonnellata è un ordigno spaventoso, raccapricciante solo a guardarlo: deve essere caricata con robuste gru e quando giunge a destinazione – correttamente armata – spiana in un amen uno spiazzo delle dimensioni di un campo di calcio.
Si tratta senza dubbio del metodo più economico per la gestione del territorio: con i surplus di bombe da 250 e da 1.000 Kg che intasavano i magazzini – dopo il 1945 – si era già abbondantemente provveduto alla risistemazione idrogeologica del Vietnam ed a qualche intervento minore in Argentina e nei Balcani. Qui non ci sono problemi di risaie ed inondazioni: in Libano si tratta più che altro di provvedere ad una diversa e più razionale gestione delle “risorse umane”, una questione da affidare all’amministrazione del personale.

Se dovessimo credere a quello che ci raccontano, potremmo concludere che Israele s’attendeva una pronta e puntuale resa di Hezbollah nell’arco di una settimana, i classici “sette giorni”, come da contratto.
In quei sette giorni, tanto per far passare il tempo, ci si poteva dedicare a distruggere alle fondamenta uno stato: aeroporto? Bastava colpire le piste? No…in sette giorni si può fare di più…colpire il sistema di rifornimento degli aeroplani, le altre infrastrutture, insomma: cucù, l’aeroporto di Beirut non c’è più!
Così bisognerà ricostruirlo da capo: ehi, europei, pronto? Vi date o no da fare per creare la “conferenza dei donatori”? Noi il nostro lavoro – quello dell’impresa di demolizione – lo stiamo compiendo: voi datevi da fare a cacciare i soldi, perché non sia mai che quando avremo raggiunto l’accordo su chi venderà il cemento e chi i mattoni – e le relative tangenti – non sia pronto l’assegno. Non facciamo scherzi eh?

Anche la guerra con Hezbollah doveva essere uno scherzo…non pensavamo che dimostrassero un così profondo attaccamento al lavoro da rimanere sul posto anche nei giorni festivi e durante le ferie…
Va beh, per non farli scappare abbiamo distrutto tutti i ponti e le strade alle loro spalle, così si poteva fare una bella battaglia: sarebbe stato meraviglioso farla coincidere con qualche rievocazione del mitico Moshe Dayan, un evento mediatico eccezionale, i network mondiali erano pronti a sborsare fior di quattrini per l’esclusiva…
Credeteci – raccontano a Tel Aviv – è tutta colpa degli stacanovisti di Hezbollah: i loro alleati russi li avranno condotti in massa a guardare i vecchi film di propaganda sovietici – quelli dei piani quinquennali – ed ora rimangono ostinatamente attaccati al posto di lavoro, non comprendono la necessità di ristrutturare, di globalizzare…

“Ma che colpa abbiamo noi” – cantavano i Rocks nei mitici anni ’60 – ed in Israele conoscono bene la musica rock, mica perdono più tempo con il klezmer…
Se avessimo saputo che quei maledetti Hezbollah non sarebbero andati in vacanza mica avremmo distrutto tutti i ponti alle loro spalle – eh no – ed ora la popolazione del Sud del Libano potrebbe tranquillamente spostarsi più a nord ordinatamente in autostrada, pagando il pedaggio e fermandosi per bere il tè in autogrill.
Se ci fossero stati dei problemi per il gran caldo, ci avrebbe pensato la Protezione Civile a distribuire le bottiglie di acqua minerale: insomma, i libanesi del Sud – come tutti i terroni che si rispettano – sarebbe ordinatamente emigrati verso la Siria , l’Iraq, la Turchia …che sappiamo noi…in fondo tutti i terroni emigrano, è proprio della loro natura. Ci sono sempre paesi accoglienti ed ospitali pronti a riceverli, ed un lavoro in nero in un cantiere edile oppure un impiego sicuro a raccogliere pomodori – vigilato da guardie armate – si trova ovunque…

Invece ora – maledetti Hezbollah – non sanno più dove andare e dalla sede centrale ci è giunto l’ordine di farli sgombrare entro 48 ore. Non hanno più strade e ponti per spostarsi? Lo sappiamo, ma se Hezbollah si arrendeva subito – nella classica settimana – mica ci ritrovavamo in questi guai!
Adesso, che possiamo fare? Gli ordini vanno rispettati: alla sede centrale, in Virginia, mica scherzano e da un giorno all’altro ti possono revocare il contratto, così ti ritrovi a pulire i vetri delle auto agli angoli delle strade e perdi l’assicurazione per le malattie ed il fondo pensione. Maledetti Hezbollah che non ci vengono incontro per risolvere i nostri problemi…
Ora ci si mettono anche le organizzazioni di soccorso internazionali – gente come Emergency e Medici senza Frontiere – ed affermano che le scorte di cibo nella regione sono praticamente esaurite, che l’acqua scarseggia e che non si trovano più medicine.

Vorrebbero aprire dei corridoi umanitari per nutrire quella gente e portare loro soccorso – cosa giustissima, per carità – ma se concediamo questo periodo di vacanze extra saltano tutti i piani della holding, si slitta alle calende greche ed il bilancio va in rosso.
Ora – ragionando freddamente – se non possono partire, se mancano di viveri, di medicine ed anche d’acqua, quanto possono sopravvivere?
Un uomo, senza bere, non riesce a sopravvivere per più di quattro giorni, al massimo una settimana: e dove potrebbero fuggire – in una settimana – con lo sconquasso che hanno alle loro spalle?
No, non vogliamo vederli soffrire oltremodo, non possiamo sopportare l’idea dei bambini che muoiono di sete in questa estate che è già stata classificata fra le più calde da quandocazzoneso.

Se Hezbollah non collabora, se non ci vengono incontro con le mani alzate per andare ordinatamente in colonna verso i campi di prigionia nel Neghev, noi non possiamo fare altro che bombardare tutto: quando un problema è troppo complesso si taglia il nodo di Gordio, lo dice sempre Georg, lo ripete da quando ha invaso l’Iraq.
Ci dispiace, perché per “ripulire” il sud del Libano dagli Hezbollah – se non collaborano – ci vorrebbero parecchie settimane, forse mesi, e migliaia di perdite fra le nostre file. Eh no, non è così che si fa, non è così che si tratta con una delle aziende più all’avanguardia nel pianeta!
Vorrà dire che dopo, quando sarà tutto finito – se proprio i libanesi non vorranno più tornare ad abitare quelle aree (per carità, si può capirli) troveremo qualcuno che si occupi della zona…del porto di Tiro, della valle della Beckaa, delle rovine di Baalbeck…

Chiederemo ai nuovi venuti in Israele – i russi, gli etiopi – se vorranno prendersi anche questa “grana”: sono gente generosa e lo faranno, statene certi, lo hanno già fatto tante volte in passato.

Una sola raccomandazione: nei prossimi giorni, cercate di far slittare in secondo piano le notizie della guerra nei telegiornali. Come dite? Non c’è altro da raccontare?
Ma, suvvia, qualcosa si trova sempre!
Non vorrete mica raccontarci che non avete qualche torbida vicenda parlamentare da raccontare…che sappiamo noi: voti di fiducia, scioperi, qualche vicenda “rosa”. Vanno bene anche gli strascichi del mondiale e dell’inchiesta sul calcio – insomma, fate voi – ma fatelo.
Noi, da parte nostra, cercheremo di fare in modo che le notizie non “partano” nemmeno, ossia provvederemo a dissuadere i giornalisti troppo coscienziosi, quelli che vanno a ficcare il naso dappertutto: si sa, qualche colpo “disperso” capita sempre, maledetto “fuoco amico”.

Anche il “fuoco amico” però, a volte finisce per risolvere delle situazioni imbarazzanti: prendete – una a caso – la questione degli osservatori ONU. Se, per un malaugurato caso, un nostro aereo colpisce per sbaglio una postazione ONU ed uccide quattro osservatori internazionali, le Nazioni Unite – saggiamente – decidono di ritirare gli osservatori (tanto, cosa dovevano osservare?!?). Non tutti i mali vengono per nuocere, e si risparmia anche qualche bombetta per il futuro.
Come dite? Guai con le Nazioni Unite, con il Consiglio di Sicurezza, con l’Europa, la Russia …
Macchè…è bastata una telefonata del nostro amministratore delegato a Georg, a Washington, e si è occupato di tutto Baffone Bolton, che è un amico fidato. Altrimenti, a cosa serve il diritto di veto?

Noi, come potete constatare, facciamo tutto il possibile per portare a termine un lavoro “pulito”; voi, ci raccomandiamo, trasmettete il meno possibile. Non sarebbe bello e non sarebbe giusto inviare in prima serata quegli spezzoni di filmati dove si vedono le spettacolari esplosioni delle bombe da una tonnellata – oddio, quelle potete anche trasmetterle – l’importante è che non mostriate i palazzi sbriciolati e le piramidi di macerie che generano, quel grigiore sui volti dei cadaveri estratti dalle macerie che è così disgustoso…no, non è bello, ed all’ora di cena potrebbe rovinare la digestione.
Noi vi promettiamo che faremo in fretta ed in pochi giorni vi assicuriamo che cittadine come An-Naqurah, Bint Jubayl, Tibnin, Hula ed altri paeselli che nessuno conosce non esisteranno più. Tanto, nessuno sapeva della loro esistenza nemmeno prima: come dice il proverbio? Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Può darsi che si renderà necessario “normalizzare” anche la città di Tiro – quella in Europa sanno che esiste – ma non possiamo farci niente: non è, per caso, che c’è qualche nuovo scandalo dei reali inglesi da mettere in prima pagina?
Se Hezbollah non collabora, speriamo almeno che quelli di Al-Qaeda si mostrino più seri: un bel attentato di quelli robusti, eclatanti, sarebbe l’optimum. In fondo, con un discreto attentato potrete occupare i palinsesti televisivi per almeno una settimana, e noi in una settimana vi promettiamo di “finire il lavoro”. Mica siamo gente inaffidabile come Hezbolla


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martedì 1 agosto 2006 - ore 19:01


OCCIDENTE motore della Censura on-Line
(categoria: " Riflessioni ")


Uno studio accademico promosso da OpenNet Initiative precipita anche il Myanmar nel gruppo dei paesi autoritari che filtrano e censurano Internet. Questi paesi - dicono gli esperti - usano tecnologie occidentali


Cambridge (UK) - L’ultimo rapporto stilato da OpenNet Initiative sulla situazione di Internet nel Myanmar delude le speranze di chi sogna un cammino congiunto per libertà individuali e diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione.
L’associazione, che riunisce i prestigiosi atenei di Cambridge, Harvard e Toronto, ha precipitato questa inossidabile dittatura asiatica in compagnia di Iran, Cina ed Arabia Saudita: i quattro paesi rappresentano, nell’opinione degli esperti, la punta di diamante nel panorama globale del controllo sistematico della Rete e della libertà d’espressione.
I risultati delle indagini di ONI sono inquietanti: il governo dell’ex Birmania filtra quasi l’85% dei servizi gratuiti di posta elettronica e circa l’84% di siti stranieri che contengono informazioni su tematiche fondamentali come politica e promozione dei diritti umani. "È uno dei sistemi di censura e controllo più rigidi che abbiamo mai studiato", sostiene Ronald J. Deibert, direttore del Centro Studi Internazionali dell’Università di Toronto e collaboratore di ONI.
Aung San Suu Kyi, leader clandestino del vietatissimo partito democratico del Myanmar, è convinto che il regime dittatoriale miri all’eliminazione di qualsiasi forma d’opposizione politica grazie al pugno di ferro su Internet.
I due ISP nazionali, entrambi sotto il controllo dello Stato, si avvalgono di leggi vaghe e durissime per esercitare il loro potere liberticida su una popolazione online di appena 30.000 utenti, paralizzati da un reddito medio pro capite pari a 180 dollari mensili.

La totalità delle pubblicazioni online che promuovono la democrazia per il Myanmar, fornito di connettività a banda larga nelle zone più urbanizzate, sono messe all’indice grazie all’uso estensivo di filtri software prodotti in occidente. Lancia l’allarme anche John Palfrey, giurista di Harvard che si interessa dello sviluppo della Rete nel mondo: "Le tecnologie di controllo stanno diventando sempre più precise e sofisticate, grazie soprattutto alle aziende occidentali che si arricchiscono grazie alla censura".

E l’industria IT degli Stati Uniti guadagna una nuova maglia nera: i ricercatori hanno identificato la giovane azienda Fortinet come il principale fornitore di tecnologie censorie. Un nuovo record negativo per gli USA, recentemente scossi dal cosiddetto scandalo Yahoo !, impresa accusata di aiutare la Repubblica Popolare Cinese nella sua massiccia opera di controllo dell’informazione digitale.

Fortinet, ma si fa anche il nome di Cisco, è ormai da tempo il partner per eccellenza di regimi e dittature che intendono tenere sotto torchio l’opinione pubblica locale. La compagnia, che produce un sistema speciale chiamato Fortiguard, si difende dicendo di "rispettare gli accordi internazionali siglati da Washington" e che non mantiene relazioni commerciali con "paesi colpiti da embargo per ragioni politiche".

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domenica 30 luglio 2006 - ore 16:31


AMALGAMI Dentali, una scelta molto a rischio !
(categoria: " Scienza e Tecnica ")


Amalgama = otturazione dentale color argento


Le otturazioni dentali grigie, i cosiddetti piombaggi, contengono fino al 50% di mercurio, un grammo del quale è sufficiente a contaminare 20.000 kg di alimenti (normativa vigente CEE). Recenti studi scientifici hanno dimostrato che dopo 20 anni l’80% del mercurio non è più presente nell’otturazione. Questo rilascio di mercurio (accelerato da masticazione e bevande calde) è stato confermato da biopsie delle gengive, da studi su saliva e su vapori nella bocca.


I risultati più eclatanti del movimento dei pazienti anti-amalgama si sono avuti in Svezia (dove lo stato ha finanziato per il 70% la rimozione delle amalgami dentali dell’intera popolazione, 1991) in Canada (dove l’ente per la salute ha stabilito un tetto massimo di quattro amalgami per individuo adulto, 1995).

Norvegia, Finlandia, Svizzera, Austria hanno manifestato l’intenzione a breve termine di bandire le amalgami perchè "esse sono una fonte ulteriore di mercurio per i pazienti, per i lavoratori di studi dentistici e per l’ambiente. Inserire, portare o rimuovere le amalgami causa elevati livelli di mercurio nei tessuti del corpo e negli organi "
Rifiuto tossico o inerte ?

Il Dr. Wayne King, un dentista della Georgia, affermò nel 1991: "Sono rimasto pietrificato nel vedere le cifre delle misurazioni sui livelli di mercurio nelle bocche dei miei pazienti. Per esempio, 200 microgrammi per metro cubo in un paziente depresso e sull’orlo del suicidio." (Vernici contenenti mercurio furono bandite perchè producevano vapori di mercurio dai 2 ai 3 microgrammi/m3. Le otturazioni ad amalgami producono da 6 a 150 microgrammi/m3).

Se hai qualcosa che ti è stato messo in bocca e che non puoi gettare nella spazzatura perchè ciò è vietato dalle leggi sull’ambiente, perchè continuare ad usarla, perchè correre questo tipo di rischio, perchè esporre le persone ad un qualsiasi livello di tossicità da mercurio, se non ci si è costretti ? Dr Bodey Haley, Professore di Biochimica Medica, Università del Kentucky, USA, 1996

I livelli di mercurio nelle gengive vicino all’amalgama sono di circa 200-300 ppm di mercurio per grammo di tessuto, ma possono raggiungere i 1200 ppm vicino ad una copertura d’oro su un’otturazione di mercurio . Il mercurio migra attraverso i tessuti proprio come succede nelle pile. Freden H, "Mercurio nei tessuti gengivali adiacenti alle otturazioni di amalgama", Odontal Revy, 1974, 25(2):207-210


L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconobbe, già nel 1981, che i soli vapori liberati dalle otturazioni di amalgama sono la maggiore fonte di esposizione al mercurio per l’essere umano.

Uno studio epidemiologico (Tubingen, Germania 1993) su 20000 pazienti tedeschi dimostrò che il solo mercurio nella saliva (cioè escludendo i vapori inalati direttamente dall’amalgama) costituisce per il 40% degli individui un carico superiore a quello ammesso dalla OMS.


Il pericolo delle amalgami dentali consiste essenzialmente in una esposizione cronica (24 ore al giorno, 365 giorni all’anno) a bassi livelli di mercurio (escludendo le eccezionali quantità di mercurio rilasciate durante le operazioni di rimozione delle amalgami). Il carico di mercurio conseguente interessa secondo recenti studi epidemiologici il cervello, la tiroide, il midollo osseo, i reni, il fegato, il cuore ed altri tessuti.

Che cosa rispondere alla domanda: "Quale effetto sta avendo il mercurio su di me ?" oppure alla domanda "Perchè alcune persone con otturazioni di mercurio hanno ancora una buona salute ?

"Si può pensare al mercurio rilasciato dalle amalgami come una fontana che perde lentamente riempiendo dei vasi comunicanti di dimensioni diverse. Non appena uno o più di questi vasi si sono riempiti, allora i sintomi appaiono. Ognuno di questi vasi (sistema nervoso, cardiovascolare, immunitario, etc.) si avvale della capacità che l’organismo ha di espellere il mercurio (che in effetti si ritrova nelle urine, nel sudore, nei capelli, nelle unghie, etc.). Perciò in un gruppo di persone esposte alla stessa dose tossica ci saranno sempre coloro che ancora non hanno sviluppato alcun sintomo patologico mentre altri sono già inequivocabilmente malati a causa dell’esposizione.

Mercurio dentale: due motivi per evitarlo

a) Una persona con sei amalgami piccole (da due grammi, di cui il 50% di mercurio) avrà assorbito tre grammi di mercurio nei primi 5-10 anni (ed i restanti tre grammi negli anni successivi). L’unico discorso che a questo punto un dentista pro-amalgama può impostare è che la velocità con cui viene rilasciato il mercurio è così bassa da non comportare alcun problema.

b) L’ OMS ha raccomandato nel 1980 che l’esposizione di donne in età fertile ai vapori di mercurio debba essere la più bassa possibile perché l’elemento mercurio attraversa facilmente la barriera della placenta. In effetti il mercurio dentale materno porta un carico di mercurio sul feto che, contrariamente alla madre, non ha la possibilità di smaltire e che usa ogni molecola come un mattone per crescere da pochi grammi a qualche chilo. E’ stato dimostrato che il mercurio così accumulato danneggia lo sviluppo del feto. Già alcuni governi nazionali, quello tedesco, canadese, svedese, francese, austriaco, danese, finlandese, inglese e norvegese hanno lanciato l’allarme contro lavori sulle amalgami dentali durante la gravidanza.

Ora, con la conoscenza della tossicità del mercurio al di sopra di ogni dubbio, con la moderna strumentazione che misura e documenta i livelli intraorali di vapore di mercurio al di sopra dei limiti industriali di sicurezza nelle bocche otturate con amalgama e con le relazioni cliniche ed epidemiologiche sulla tossicità dell’amalgama, noi dentisti determinati a rispettare il giuramento di Ippocrate non abbiamo altra scelta che esigere sufficienti prove documentate di sicurezza quali condizione per il proseguimento dell’uso dell’amalgama sugli esseri umani.

Dr Penzer, ADA News, luglio 1984


Le guarigioni

L’unica cosa che i numeri non possono dire al mondo è come il mercurio ha colpito le vite delle persone. Alcuni numeri sono importanti. Essi sono il modo con cui comunica il mondo accademico. Cosa era il 235 di Don? I suoi 235.000 globuli bianchi, era leucemia. Il valore normale è 5.000 - 10.000. Poco meno di 48 ore dopo la rimozione dell’amalgama il numero di globuli bianchi era sceso a 176.000. Inoltre i suoi linfociti erano passati dall’1% al 21%. Il solenne dottore [Don] davanti a me si sciolse in lacrime. Pianse per mezz’ora. Piansi con lui.
Hal Huggins, E’ tutto nella vostra testa, 1989

Dopo solo otto giorni dal completamento della rimozione delle amalgami l’emoglobina da 6 arrivò a 10.6 e dopo un mese a 11.6 (valori normali 12- 17) e la V.E.S. scese altrettanto rapidamente da 102 a 32 (valori normali fino a 12). Questo era il peso delle 12 amalgami. L’eritema nodoso, la rettocolite ulcerosa e il mal di testa di mia figlia erano spariti. Mia figlia ora ha 16 anni e sta bene.

Signora Teresa di Salerno, 1998

Una quindicina di amalgami messe in poco tempo a venti anni; a 24 anni la diagnosi di sclerosi multipla a placche dell’Università di Siena; otturazioni di mercurio rimosse in un anno e mezzo e Adalgisa non ha più nessun problema di salute, si muove e parla (mi dice sta preparando una manifestazione di Carnevale), la sua mano trema meno della mia.

Lorenzo Acerra, Denti Tossici, Macro Edizioni 1999

Dal 1991 abbiamo trattato 1200 casi con sintomi o malattie diverse: il dato straordinario è che nel 90% dei pazienti cui abbiamo rimosso le amalgami si verifica, immediatamente o nell’arco di due anni, un miglioramento graduale, spesso la guarigione completa.

Dr Anders Lindvall, direttore della Clinica della Amalgama di Uppsala, 1996

Tratto da "Denti tossici" di Lorenzo Acerra, Macro Edizioni.

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domenica 30 luglio 2006 - ore 12:15


sta cominciando........
(categoria: " Vita Quotidiana ")


VISCO SOTTO IL LETTO di FRANCESCO FORTE
Il Grande Fratello voluto dall governo è legge: per controllarci ci obbligano a pagare solo con assegni e carte di credito
Fra le lobbies che debbono dire grazie al decreto Bersani Visco, non ci sono solo quelle delle coop e della grande distribuzione, c’è anche, e non poteva mancare, quella delle banche. Infatti, in base al decreto, tutti i cittadini italiani, anzi tutti i residenti in Italia, anche minorenni e anche stranieri, dovranno avere un conto corrente bancario o una carta di credito o un bancomat. E tutti gli esercenti di arti e professioni, dai medici, ai falegnami, ai callisti, dovranno dotarsi non solo di un proprio conto corrente bancario, cosa che (...) generalmente già hanno, ma anche di una macchinetta per il bancomat e di una per le carte di credito, collegata alla banca di fiducia. Milioni e milioni di nuovi clienti in un sol colpo, grazie all’articolo 19 del decreto Bersani Visco (decreto che passa per essere quello delle liberalizzazioni). Il quale dispone che "i compensi in denaro per l’esercizio di arti e professioni sono riscossi esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale, nonché mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a cento euro"

stà comiciando e non si fermeranno fino a quando avremo il marchio


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sabato 29 luglio 2006 - ore 21:34


PUNTO di NON RITORNO
(categoria: " Accadde Domani ")


Uno studio ammonisce: contenere i gas serra entro 10 anni, sennò sarà difficile correre ai ripari. Oltre ai tagli virtuali, indispensabile puntare sulle rinnovabili

Il riscaldamento climatico globale sta procedendo e mancano circa 10 anni al momento in cui, se le emissioni continueranno a crescere oltre misura, si raggiungerà il punto di non ritorno, oltrepassato il quale sarà molto difficile, se non impossibile, controllare gli effetti del riscaldamento climatico globale.

Lo afferma il nuovo studio "Meeting the Climate Challenge" che sarà presentato domani a Londra e che è stato condotto congiuntamente da una task force internazionale formata da tre Istituti di ricerca sulle politiche internazionali per il clima: uno britannico (Institute for Public Policy Research), uno americano (Centre for American Progress) e infine uno australiano
(By The Australia Institute).



Le conclusioni sono basate sull’andamento della crescita delle concentrazioni di gas serra.
Lo studio si riferisce in particolare ai livelli dell’anidride carbonica, che aumenta ogni anno al ritmo di 2 ppm (parti per milione) e che ha raggiunto nel 2004 il livello record di 379 ppm. Secondo la proiezione dei ricercatori fra 10 anni si raggiungerà il valore di circa 400 ppm di concentrazione in atmosfera.

Un valore che rappresenta il limite (secondo gli scenari IPCC, il panel Onu che studia i cambiamenti climatici) entro cui l’aumento del riscaldamento climatico globale si manterrà (entro il 2100) e si stabilizzerà (dopo il 2100) al di sotto di 2°C .



Una crescita di temperatura media globale minore di 2°C porterebbe infatti a conseguenze che ancora possono essere affrontate con adeguate azioni di prevenzione delle conseguenze negative dei cambiamenti del clima (cioè ridurre la vulnerabilità ambientale, territoriale e socio-economica) e con adeguate misure di adattamento ai cambiamenti climatici.

Il messaggio di questo studio è soprattutto rivolto al primo ministro britannico Tony Blair che quest’anno presiede sia il G8 (dal 1 gennaio scorso), sia l’Unione Europea (a partire dal 1 luglio 2005).



I ricercatori chiedono in sostanza che il G8 promuova azioni efficaci contro i cambiamenti del clima. Bisogna poi convincere assolutamente i partner del club dei grandi come gli Usa, ma anche paesi dalla crescita impetuosa come India e Cina, e i Paesi europei, a mettere a punto opportuni piani di azione operativi che vadano al di là del Protocollo di Kyoto.

I ricercatori definiscono un esempio da imitare lo schema per il commercio delle emissioni varato dall’Unione europea ma ritengono indispensabile che i grandi del G8 raggiungano entro il 2025 il 25% di energia prodotta da fonti rinnovabili.


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sabato 29 luglio 2006 - ore 07:56


Distruggi l’economia attuale – Ricerca l’autosufficienza
(categoria: " Riflessioni ")


Attualmente le nostre vite dipendono dal successo dell’economia. Dal momento che la nostra società è guidata dalla produzione e dal consumo di merci, siamo continuamente costretti a comprare la nostra esistenza su questo pianeta da quelli che lo controllano.

Per avere di che pagarci casa, cibo, vestiti e altre necessità, dobbiamo cercare un ruolo nell’interminabile processo di espansione commerciale. La produzione di massa trasforma paesaggi e ecosistemi brulicanti di vita in piantagioni agricole omogenee, in desolate industriali inguardabili e cancerogene, in distese urbane socialmente distruttive. Prendiamo parte al processo non solo consumando, ma lavorando.
Per la maggior parte di noi, il lavoro non è un attività creativa che ci permette di esplorare i nostri interessi individuali, bensì un’autonegazione, paralisi mentale, stressante, e spesso una fatica nociva compiuta solo per guadagnare un salario.

Tuttavia, non ci interessa mettere in discussione l’intera desiderabilità dell’industria e del commercio, incuranti del nostro odio verso i capi, della nostra tristezza allorchè siamo testimoni della conversione degli spazi aperti in quartieri residenziali, della nostra solitudine quando siamo isolati in casa senza niente di meglio da fare che guardare la televisione, oppure dei nostri disturbi fisici e mentali contratti come risultato.

Anche chi percepisce la negatività di un economia in continua espansione darà tipicamente il benvenuto alla sua presenza, perchè solo lei potrà fornire i lavori di cui abbiamo così disperatamente bisogno per pagare le bollette.

E se non ci fossero bollette da pagare? Questo è stato il caso per più del 99% della storia umana.
Solo di recente la società sono giunte a basarsi sulla produzione forzata di massa. Le culture indigene che sono state assimiliate o distrutte dalla civiltà industriale (insieme alle poche che ancora lottano per resistere alla sua influenza) sono state contente di soddisfare i propri bisogni direttamente cacciando, pescando, coltivando, raccogliendo e pascolando greggi.

Da qui, per loro non c’è mai stato bisogno di sfruttatori intermediari quali capi, proprietari terrieri, poliziotti, politici, "esperti" autoproclamatisi tali, etc.. lontani dal vivere una fatica, hanno goduto di un esistenza di relativo agio, lavorando raramente più di 3-4 ore al giorno. Inoltre, cercare cibo o coltivare in compagnia di persone amiche godendo del paesaggio naturale è una forma di "lavoro" molto più significativa e soddisfacente che l’attività lavorativa meccanizzata e regimentata tipica dei giorni nostri. Sebbene per l’odierna popolazione di 6 miliardi non sia possibile vivere come cacciatori-raccoglitori, è stato dimostrato da alcune comunità alternative che è possibile coltivare un’esistenza autosufficiente e sostenibile attraverso mezzi differenti (permacoltura, orticoltura organica etc..), riducendo così il bisogno di economia industriale su vasta scala, insieme alla devastazione ecologica e ai metodi coercitivi di organizzazione che questa comporta.

Sfortunatamente, per la maggior parte delle persone risulta difficile vivere in maniera autosufficiente (o imparare come fare), perchè devono dedicare tempo ed energia nel lavoro salariato per pagare l’ipoteca della casa. Anche quelli che riescono ad evitare il lavoro, oggi lo possono fare solo entro i confini di un paese devastato a livello ambientale e in atmosfera politica autoritaria. Saremo liberati dalla necessità di lavorare solo quando avremo rifiutato con forza l’obbligo di pagare per la libertà di usare e occupare le terre che ci sono state sottratte. Il mondo naturale può essere preservato e ristabilito solo quando avremo rifiutato con forza l’obbligo di pagare per la libertà di usare e occupare le terre che ci sono state sottratte. Il mondo naturale può essere preservato e ristabilito solo quando saranno smantellati gli attrezzi della produzione di massa. Se noi riconosciamo che l’economia è un male non necessario, non dobbiamo solo scoprire modi creativi per sopravvivere senza di essa, ma anche distruggerla.

Articolo di John Zerzan tratto da "Terra Selvaggia" (giugno 2001)

Originale in Black-Clad Messanger n. 17

Fonte: http://www.ecn.org/contropotere/primitivismo/John_Zerzan__distruggi_l_economia.htm

JOHN ZERZAN: profilo biografico:

Egli è probabilmente il nome più noto nel movimento anarco-primitivista americano.
Nato nel 1943 in Oregon. Da adolescente è influenzato dall’esperienza beat. Soggiorna per alcuni mesi a Firenze. Tornato in America si getta nella giro beat, frequenta Neal Cassady. Dopo la laurea fa i lavori più svariati.
A cavallo tra i ‘60 e i ‘70 è attivo nel movimento di sindacalismo di base. Nel ‘73 torna all’Università per un dottorato, ma problemi nel rapporto con i docenti lo inducono a lasciare l’università. Dal ‘75 è a San Francisco, collabora con la rivista radicale libertaria Fifth Estate. Si confronta con una tendenza radicale del pensiero antropologico e archeologico, molto forte negli USA. Inizia a scrivere una serie di articoli su riviste anarchiche e anti-tecnologiche, quali Fifth Estate e Anarchy, poi raccolti come Elements of Refusal e Future Primitive. In seguito agli scontri di Seattle il nome di Zerzan appare sui media mainstream: è considerato l’ispiratore della rivolta. Lui nega, coerentemente con le sue idee libertarie, di essere il capo di alcunché. Non ha macchina né carta di credito o computer. Vive in una casa occupata e per campare fa il baby-sitter e talvolta il giardiniere.

Un’intervista a John Zerzan (in italiano):

www.ecn.org/contropotere/primitivismo/intervista_a_Zerzan.htm
http://www.tmcrew.org/eco/primitivismo/index.html

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mercoledì 26 luglio 2006 - ore 18:56


MELONI al PORTO
(categoria: " Ricette ")


Ingredienti:

due meloni
un bicchiere di porto
ghiaccio tritato o pestato finemente
uno scavino per palline

Mettete i meloni sul piano di lavoro e con un taglio perfetto, molto regolare, divideteli a metà, nel senso della larghezza. Con un cucchiaio estraete tutti i semi che si trovano nella conca centrale; poi, con l’apposito scavino, ricavate dalla polpa di ogni
mezzo melone quante più palline possibili, che metterete man mano in una grande ciotola; quindi, sempre con lo scavino, livellate l’interno di ogni mezzo melone, asportando quel poco di polpa rimasta attaccata alla buccia. Irrorate le palline di porto,
mescolatele e fatele macerare in frigorifero per circa 2 ore. Trascorso questo tempo, preparate dei piatti individuali, formandovi sopra un letto di ghiaccio tritato si ottiene col tritaghiaccio, oppure pestando molto bene, con l’aiuto di un batticarne, dei cubetti
di ghiaccio avvolti in un canovaccio da cucina.
Adagiate sul ghiaccio le coppe di melone e riempitele con le palline di polpa macerate nel porto. Quando tutto le coppe saranno pronte, versate in ognuna di esse un paio di cucchiaiate del vino della marinata.
Servite subito, meglio se con cucchiaini a manico lungo.
e poi GODETE........

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lunedì 24 luglio 2006 - ore 22:08


E se fosse tutto un equivoco ?
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ovviamente cambierebbe la storia mondiale dei prossimi anni, se scoprissimo che lo scontro tra le civiltà religiose islamica, giudaica e cristiana è solo frutto di traduzioni ed interpretazioni sbagliate del Corano, della Torah e del Nuovo Testamento ?

Questo è ciò che sosteniamo, e non siamo soli al mondo, anche il New York Times ha pubblicato un articolo recentemente su questo argomento.
«New York Times» (di Alexander Stille): Si riapre la polemica sulle origini del testo del Corano.
Il libro non sarebbe coevo di Maometto ma elaborato nel corso di alcuni secoli.
New York: È una tesi più provocatoria dei “Versi satanici” di Rushdie, ma il New York Times l’ha messa in prima pagina, con la firma di Alexander Stille. Il problema riguarda le origini del libro sacro dell’Islam, e il modo in cui è stata tramandato.
Secondo la tradizione “il Corano è la parola di Dio, rivelata a Maometto dall’arcangelo Gabriele, e come tale non può essere discusso. Chi crede può accontentarsi di questa spiegazione, e considerare un attacco alla religione islamica qualunque studio critico”.
L’Antico e il Nuovo Testamento, però, sono stati sottoposti a ricerche di ogni genere, che secondo il capo dell’Institute for the Secularization of Islam Society, Ibn Warraq, “hanno reso la gente meno dogmatica e più aperta”, pur senza cancellare la fede. Già nel 1977 John Wansbrough, della School of Oriental and African Studies di Londra, aveva scritto che “un’analisi del Corano secondo le tecniche della critica biblica è sconosciuta”, ma secondo Stille negli ultimi 25 anni qualcosa si è mosso. Lo stesso Wansbrough ha sostenuto che il libro sacro dell’Islam è stato composto nel corso dei decenni, se non dei secoli, sommando varie tradizioni orali e scritte.
Infatti “tutti gli studiosi concordano sul fatto che non c’è traccia del Corano fino al 691, ossia 59 anni dopo la morte di Maometto”. Patricia Crone e Michael Cook sono andati anche oltre. Per loro, la scrittura presenta un paradosso fondamentale: è imbevuta di tradizione monoteistica, con riferimenti ad Abramo, Isacco e Gesù, eppure il cammelliere analfabeta Maometto l’avrebbe ricevuta a La Mecca, nel cuore di un deserto disabitato.
Se non si crede a Gabriele, restano solo due possibilità: o in Arabia c’erano molti immigrati ebrei e cristiani che hanno influenzato il testo, oppure il Corano è stato composto negli anni successivi in altre regioni.
La Crone e Cook sono arrivati a sostenere la tesi dell’hagarismo, dal nome della serva con cui Abramo aveva generato Ismaele. Secondo questa idea, i primi musulmani erano predicatori della tradizione messianica del Vecchio testamento, piuttosto che i fondatori di una nuova religione.

Queste interpretazioni vengono dal mondo occidentale, e quindi sono sospette. Ma secondo Stille la revisione si sta allargando agli studiosi arabi e musulmani.

Warraq, Abu Zaid e Suliman Bashear, ad esempio, hanno compiuto lavori significativi, anche a rischio della loro pelle. Christoph Luxenberg, un esperto di antichi linguaggi semitici che lavora in Germania sotto pseudonimo, ha pubblicato un libro intitolato The Syro-Aramaic Reading of the Koran.
Lui sostiene che almeno alcune parti della scrittura islamica derivano da testi della tradizione cristiano-aramaica, mal tradotti e mal interpretati dagli studiosi che poi hanno elaborato la versione corrente del Corano.
L’esempio più curioso è quello delle "presunte vergini", che aspettano i martiri in Paradiso.
Il passaggio, secondo Luxenberg, si basa sulla parola “hur”, che in aramaico vuol dire “uvetta bianca” (che e’ un simbolo giudeo/cristiano), ma nella tradizione islamica è diventata “houri”, che vuol dire vergini.
Quindi i “martiri” andrebbero incontro a chili di uvetta, invece che orde di ragazze compiacenti ?

Il problema, per Luxenberg, è che nelle prime versioni del Corano mancavano i punti diacritici, indispensabili per capire quale lettera intendeva usare l’autore. Questi chiarimenti sono stati inseriti dopo, esponendo il testo a errori e forzature. Nelle copie arcaiche, ad esempio, non si distingue il verbo “uccidere” da “combattere”, e quindi l’interpretazione più dura potrebbe essere stata aggiunta dagli esegeti in periodi di guerra. Questo significa che il Corano è un falso ?
Alcuni studiosi laici forse vogliono arrivare a tanto, ma c’è chi vorrebbe limitarsi allo studio critico del testo per chiarirlo, invece di cancellarlo.

Un’analisi del genere potrebbe eliminare errori che hanno provocato contrasti sanguinosi tra le civiltà, e riavvicinare le origini delle tre grandi religioni monoteistiche, indebolendo la linea di chi vuole lo scontro a tutti i costi. Stille ammette che "in questo momento l’Islam si sente sotto attacco, è quindi è difficile trovare interesse per studi simili nel mondo arabo. Ma in realtà sarebbe una dimostrazione di forza, molto auspicabile per la comprensione tra le fedi”.

Commento (NdR) alla traduzione errata della parola/radice "Hur":
Essa in Fenicio e/o Aramaico (antiche lingue della Palestina), significa anche la Luce, la Conoscenza; la radice Hur indica anche la “purificazione del fuoco”; in arabo, lingua che ha perso i significati più completi del fenicio e/o dall’aramaico dai quali deriva, significa il caos; l’anagramma della radice, significa anche lo spirito, il vento, il soffio.- ricordiamo che la radice Hur-Hor ha anche generato la ns. parola italiana "Oro”)

Quindi il testo – ben ritradotto – direbbe che: "in paradiso i martiri andrebbero incontro alla luce della conoscenza (che non avevano sulla terra), attraverso la purificazione del fuoco (di nuove prove)" …….., tutto ciò ha un senso molto più logico che l’incontro …..con l’uvetta bianca….che comunque essendo un simbolo della comunione fraterna richiamava gia’ per i giudeo/cristiani, l’idea della purificazione e perfezionamento attraverso la Conoscenza, simboleggiata dal bere...il succo dell’uva....
Secondo il ns. parere il Corano dovrebbe essere letto tenendo sempre presente la lingua siro-aramaica, lingua liturgica dalla quale proviene non solo la scrittura ma forse anche i concetti che hanno forgiato il Corano.
vedi anche gli studi di Christoph Luxenberg + Intervista a C. Luxenberg

Altro fatto (NdR): La traduzione della parola araba Allah, che è legata al nome del Dio della religione Islamica, è importante per meglio definire i vari significati di questa parola detta sacra.
Essa è composta da 2 radici: Al + Lah
La prima significa: la potenza del movimento estensivo, cioè andare verso l’elevazione, della forza, della potenza, della distesa…..l’essere agisce senza fine……attraverso la fatica….verso l’infinità…..
La seconda significa: la linea del movimento prolungata all’infinito (senza termine di tempo e spazio), ma significa anche la negazione, il nulla, il non essere.
Ecco la spiegazione semantica della parola Allah !

Reinserire queste ritraduzioni nel testo Coranico, permette di definire che i comportamenti umani devono essere in linea con questi concetti……!!!!

Ora analizziamo la parola utilizzata fin dall’antichità per indicare Dio e che è a noi pervenuta dagli atlantidei, akkadici, sumeri, egizi, fenici/ebrei/samaritani, e che è formata da 4 lettere (fenicio /ebraico /samaritano /aramaico): vedi lo studio su: Chi è, cosa è Dio… ?

Ovviamente la traduzione, l’interpretazione e la spiegazione del Corano e della Bibbia, come quella di tutti gli scritti detti “sacri” delle varie religioni, andrebbero riviste alla luce di seri studi di semantica; la loro rivisitazione porterebbe sicuramente le varie religioni a rivedere i loro rapporti con se stesse e con le altre religioni, con il beneficio che l’oDIO che esse hanno nei confronti di coloro che non sono loro seguaci….scomparirebbe……ed ritorneremmo ad una sola identità di vedute e quindi ad una sola “religione” meglio definita come filosofia della vita….. a……MEN…all’uOMo.

La Vera Conoscenza porta l’Uomo e la Natura verso l’evolversi di entrambi in modo armonico, non verso la propria o la altrui estinzione-uccisione; infatti l’uomo cosiddetto “religioso” ha diviso se stesso da Dio e teso a dividere l’intera umanità e la Natura dal vero Dio cioè da Tutto ciò che Vive, portandolo verso la pazzia dell’auto distruzione e della divisione fra credenti ed atei, fra religioni Orientali e quelle Occidentali o fra quelle del Nord o del Sud del mondo e fra esse stesse, fra Cristiani e Musulmani od Ebrei od Induisti, ecc.

Aboliamo queste stupide e criminali divisioni e ritorniamo alla fratellanza universale nella Giustizia e la Tolleranza espressa nelle definizioni concettuali estratti dalle 4 lettere di questo sacro nome YAOUE’ + ALLAH

Dio è Amor, quindi amiamoci gli uni e gli altri, anche con coloro che non la pensano come noi……rispettiamoci, partecipiamo in ogni situazione per poterla risolvere con il minor danno e per il bene di tutti…….ed aboliamo le religioni che dividono e torniamo subito alla purezza di queste meravigliose espressioni spirituali, perché Dio è Spirito, quindi pensiero…….. creativo, partecipatorio, evolutivo !

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