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Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.









lunedì 14 marzo 2005 - ore 17:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Guerra alla Cina passando per l’Iran?
Marcello Pamio – 23 gennaio 2005

Stiamo ancora assistendo - per quel poco che i media controllati ci fanno vedere - ad una guerra di occupazione illegittima (che sta provocando centinaia di migliaia di morti civili) da parte di una amministrazione guerrafondaia, e gli stessi neoconservatori statunitensi pensano già ad un nuovo intervento armato in Iran! Questa volta basta dittatori o ex collaboratori come Saddam Hussein, adesso i capri espiatori sono gli eredi dello Scià di Persia, o quello che ne è rimasto.
Con la solita tiritera del terrorismo, dei nemici, dell’asse del male, gli estremisti di destra che controllano e manovrano il burattino Walker Bush, lo hanno fatto intendere chiaramente. Sentite cos’ha detto uno dei più potenti e pericolosi neocon, Donald Rumsfeld, alla riunione degli Stati Maggiori: “Questa è una guerra contro il terrorismo e l’Irak è solo una delle campagne. La prossima campagna sarà quella contro l’Iran”(1). Avete letto con attenzione le parole del falco? Il vero responsabile della imbarazzante oltreché fallimentare gestione militare dell’Irak per non parlare degli abusi e delle torture nelle carceri, invece di essere incriminato per crimini di guerra e contro l’umanità, ha visto aumentare il suo potere decisionale a tal punto da istituire lo Strategic Support Branch, cioè una nuova agenzia di intelligence (spionaggio) direttamente alla sue dipendenze (2). Una specie di CIA dall'autonomia molto più ampia controllata da Rumsfeld!
Quasi all’unisono, la neosegretaria dello Stato, Condoleezza Rice, di fronte alla Commissione esteri del Senato ha elencato nove avamposti della tirannia, compresi Cuba e ovviamente l’immancabile Iran. E per essere sicuri che la propaganda mediatica faccia il suo corso, il vicepresidente - nonché vero controllore di Walker - Dick Cheney, ha dichiarato ai media che l’Iran si trova in cima alla lista nera!

Lo avevamo già detto a suo tempo in queste pagine che l’Iran rientra nelle mire militari statunitensi, tentando anche di spiegarne le possibili motivazioni. Naturalmente le centrali nucleari e il pericolo atomico non c’entrano assolutamente nulla, come non c’entravano nulla le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein con l’invasione militare. Il motivo - se non crediamo alle coincidenze - è presto detto: tre stati dell’OPEC: Irak, Iran e Venezuela, intorno all’anno 2000 avevano iniziato a scambiare il petrolio non più in verdi dollaroni, ma bensì in euro.
Sembra una sciocchezza, vero? Ma questo è uno smacco per la stabilità economico-energetica dello Zio Tom incommensurabile. Forse non tutti sanno che il paese dell’American Dream, nonostante i film e telefilm che ci fanno vedere una realtà inesistente, sta passando un periodo non certo roseo dal punto di vista finanziario. Per intenderci, il debito estero è dell’ordine del cinque per cento del PIL e il dollaro e sopravalutato almeno del 40% (il capo economista della Morgan Stanley, Stephen Roach, da mesi mette tutti in guardia contro una possibile forte recessione) (3).
Non solo, gli Stati Uniti producono ogni giorno 7.177.000 barili di petrolio (4) e ne consumano però, sempre ogni giorno, 19.633.000 (5). Questi 12 milioni e passa di barili di petrolio che mancano all’appello, da qualche parte dovranno pure andarseli a prendere, o no?
La fortuna degli Stati Uniti d’America è che il petrolio dell’OPEC viene scambiato in dollari, il che significa che ogni paese del pianeta deve acquistare dollari per potersi rifornire dell’oro nero. Questa ovviamente è una manna dal cielo. Se un giorno però i paesi dell’OPEC decidessero di incamerare euri al posto di dollari, cosa accadrebbe all’economia americana? Qualcuno ipotizza un crollo paragonabile a quello del ’29!

Questo allora potrebbe spiegare il tentativo di colpo di Stato in Venezuela nel 2000, e l’attacco illegittimo e senza motivazioni apparenti all’Irak nel 2003. Alla lista manca adesso lo stato canaglia dell’Iran, e infatti in questi mesi, si è trasformato magicamente nel pericolo numero uno per la sicurezza mondiale a causa delle armi atomiche di distruzione di massa.
La serietà del progetto militare statunitense in Medio Oriente e il suo vero motivo è stato denunciato pubblicamente persino da Hans Blix. L’ex capo degli ispettori dell’ONU ha spiegato che siccome gli Stati Uniti non conoscono la localizzazione degli impianti si tratterebbe di un “intervento militare punitivo e non preventivo”. Perché punitivo, se non per far pagare l’affronto all’America?
In questa ottica, la guerra in Irak si può interpretare anche come una guerra all’euro, e cioè una guerra all’Europa intera: a noi. Sorge allora il sospetto che la banca centrale privata statunitense, la Federal Reserve, stia mantenendo appositamente il dollaro basso rispetto all’euro per evitare da una parte il collasso economico statunitense e dall’altra per non favorire l’euro come moneta di scambio per il petrolio: infatti un euro forte non è invitante ai paese aderenti all’OPEC!
Tornando al discorso dell’intervento armato in Iran, è bene precisare che sorgeranno alcuni problemucci di non poco conto per gli eventuali assalitori. Primo l’Iran è completamente diverso dall’Irak dal punto di vista geografico: la sua superficie è di oltre 1.600.000 chilometri quadrati, contro solamente 438.000, quindi è tre volte e mezzo più grande. Per non parlare dell’esercito: l’Iran possiede il nono esercito mondiale con 513.000 soldati regolari e 350.000 riservisti (6). E infine si devono tenere in considerazione anche i recentissimi scambi commerciali (contratto da 100miliardi di dollari in gas naturale per 25 anni) tra Cina e Iran, che fanno ipotizzare uno scambio militare (aiuti nella difesa: armi, esercito, ecc.) tra il gigante comunista e lo stato canaglia.

Per tanto uno scontro armato con l’Iran è indirettamente un conflitto economico con la Cina!
Questo ahimé avvalora l’ipotesi geostrategica secondo la quale il vero nemico americano sarebbe proprio il regno dell’ex Imperatore Giallo: d’altronde dopo il crollo dell’Unione Sovietica, chi poteva prendere il suo posto se non la Repubblica popolare cinese?
All’epoca maccartiana, i nemici avevano un colore ben per preciso: il rosso; adesso in piena epoca neocons, il nemico non ha colore, ma è tutto quello che va a minare gli interessi economici e/o energetici degli Stati Uniti d’America. La Cina è un grossissimo problema! La sua economia viaggia a ritmi da incubo, e il mondo è inondato da prodotti marchiati CE, che non è il marchio della Comunità Europea ma bensì l’acronimo di Chinese Exportation (leggere per credere!).
E’ per questo che Wall Street non dorme sogni tranquilli…

Cosa succederà quando un miliardo e mezzo di cinesi, vorranno anche loro una o due macchine per famiglia? Dove andranno a reperire il petrolio o il gas per un simile mostruoso fabbisogno?
Questo forse spiega la misteriosa apparizione della SARS, la cui ridicola mortalità - amplificata esageratamente dai media - ha avuto come risultato, essenzialmente il blocco dell’economia orientale per qualche mese; e l’attuale costruzione di basi militari americane in pieno Sud-Est asiatico (anche in quelle devastate dal maremoto! Sic.), cioè vicinissime alla Cina. Dal punto di vista socio-culturale invece, è già al lavoro il neocon magnate australiano dei media Rupert Murdoch, il quale ha già iniziato - grazie alla sua News Corporation - a sparare dentro le case dei cinesi soap-opere, reality show, giochi a premio, pop music e simboli della globalizzazione come Nike e McDonald's (7)...Un programma che noi conosciamo molto bene, vero?
Tutto questo fa pensare ad un ben piano strategico: economico di rallentamento, militare di contenimento, sociale e/o massmediatico di condizionamento…



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sabato 12 marzo 2005 - ore 01:36


ASCOLTATE MUSICA!!!!!!!!!!!!!!!!
(categoria: " Riflessioni ")


Ogni mattina, l'essere umano riporta dall'armonia delle sfere il vissuto musicale che gli dà il senso della musica. Ogni musica agisce direttamente sulla respirazione polmonare. Per toccarlo con mano, basta osservare la propria respirazione quando si ascolta la musica. La respirazione va all'unisono con la musica, che la rilassa o la stimola; ma è solo l'inizio di un processo più profondo che si propaga dalla respirazione al resto dell'organismo. Non si tratta dunque qui del legame della respirazione con il sangue. La respirazione polmonare si ripercuote in un'altra forma, quella del ritmo, sul liquido cerebro-spinale. Nell'inspirazione, questo liquido effettua un movimento ascensionale, e il cervello vi si trova immerso. Il movimento contrario accompagna l'espirazione. Questa "respirazione", l'alternarsi tra il salire e lo scendere, viene modificata, fin nelle sue più intime oscillazioni, dalle impressioni musicali. Ne risulta, nel polo superiore, un rapporto con la rappresentazione che si serve del cervello. Colorata dalla pittura, la rappresentazione viene resa mobile dalla musica. In questo modo, il processo di pensiero compiuto dalla nostra volontà è come se ricevesse delle ali e, ai sentimenti che sempre accompagnano il pensiero, si infonde così nuova vita. Questo spiega l'effetto terapeutico degli inni nella terapia della malattia ossessiva. Verso il polo inferiore si stabilisce il rapporto strutturante con la volontà stessa, cioè, dal punto di vista corporeo, con il sistema metabolico e delle membra.

A partire dalla zona mediana e attraverso la respirazione, si armonizza la circolazione del sangue. Per apprezzare in pieno l'effetto specifico della musica sul sentimento, bisogna rendersi conto che, di tutte le arti, la musica è quella che stimola la più forte interiorizzazione. La pittura risveglia la sensibilità aperta al mondo esterno e al mondo interiore. La musica raggiunge il sentimento che basta a se stesso e fornisce, come abbiamo detto, la base all' anima razionale o affettiva (Gemut). La musica si ripercuote per scelta su questo Gemut, la cui interiorità non si fonda solo sulla base corporea essenziale del sistema epatico, ma anche sul movimento alternato che il ritmo respiratorio imprime al liquido cefalo-rachidiano.
Ai suoi movimenti interiori, l'anima razionale o affettiva aggiunge sempre l'atteggiamento pensante, la riflessione. In ciò si manifesta la facoltà di ordinare, virtù anche questa della musica, facoltà che si esprime attraverso l'onnipresenza della matematica. Lo testimoniano i rapporti numerici degli intervalli armonici puri, i sette gradi della gamma tonale. La misura, solo la misura, regola l'ordine del flusso musicale e, quindi, del flusso dei sentimenti e della volonta che l'accompagnano.

Dalla musica, l'anima razionale o affettiva riceve chiarezza e distensione, o chiarezza e consolidamento, se l' anima è "scordata" o "stonata". Quando un essere umano è triste in modo anormale, quando la malattia dell'anima chiamata depressione si è impossessata di lui, la musica in tono minore l'aiuta ad esteriorizzare la sua tristezza. Il passaggio al tono maggiore contribuirà poi a rischiarare la situazione. Se si tratta invece di un soggetto non depresso ma esaltato, la cui estroversione assuma proporzioni patologiche nella forma clinica della mania, è il tono maggiore ad aiutarlo ad oggettivare questo stato psichico. Il passaggio, quindi, dal tono maggiore a quello minore lo aiuterà a riassestarsi del tutto. Questo è valido anche per il fenomeno effusivo dell'isteria. Mentre sono le dissonanze a permettere un'oggettivazione della lacerazione interiore nei casi di schizofrenia. Risolvendo la dissonanza in consonanza, si produce un effetto curativo su tale lacerazione. La musica ricca di dissonanze, quella carente di struttura artistica, o la cui interpretazione sia disordinata, è fonte di perturbazioni che si ripercuotono fin nella testa, arrivando addirittura a procurare cefalee. L'azione curativa della musica terapeutica si estende non solo alla respirazione ma anche alle funzioni cerebrali, a causa della propagazione del ritmo respiratorio al cervello.

Una virtù terapeutica tutta particolare è quella della lira. Le sonorità di questo strumento si rivolgono all'interiorità più che all'esterno e sono, tra tutte, le più vicine alla respirazione del liquido cefalo-rachidiano. In questo senso, noi tutti portiamo una lira in noi. Non è un caso che le coppie successive dei nervi rachidiani, che si espandono nell'organismo ai due lati della colonna vertebrale, evochino l'immagine di una doppia lira. Quando questi nervi sono sfiorati dal liquido cefalo-rachidiano che sale e scende, questo li fa "vibrare" come le corde di una lira sfiorati dalle dita (6). Ne abbiamo in parte coscienza quando sentiamo che la musica è come se scorresse in tutto il nostro corpo. Abbiamo già detto come la funzione dei nervi non sia limitata solo alla percezione, ma abbia anche a che fare con la strutturazione. La musica, quindi, non solo solleva l'anima ma esercita anche un'azione strutturante che, attraverso i nervi rachidiani, si estende dal midollo spinale a tutto il corpo. I disturbi corporei, in cui cioè sia lesa la struttura fisica, di cui abbiamo parlato, meritano una musicoterapia adeguata. Partendo dalla respirazione del liquido cefalo-rachidiano, la melodia, l'elemento del pensiero nella musica, è piuttosto in rapporto con la testa, mentre il ritmo del movimento musicale riguarda soprattutto il sistema delle membra. L'armonia collega la melodia al ritmo e questo sostiene la ricerca di armonia dell'anima umana, del Gemut. Da questo punto di vista, si può comprendere anche l'azione armonizzatrice che esercita la musica sulla circolazione del sangue. Non si tratta in questo caso di un'armonia statica, ma di un equilibrio dinamico che viene continuamente rinnovato dall'interiorità umana. Donde il rapporto della musica con il cuore.
L'associazione della ragione con il Gemut è evocata dall'espressione anima razionale o affettiva scelta da Rudolf Steiner per l' elemento più "musicale" dell'anima umana. Il movimento interiore della riflessione può essere stimolato dalla musica. Allo stesso tempo, l'anima razionale o affettiva rappresenta lo spazio psichico in cui risuona la musica e da cui dispiega la sua azione terapeutica. Soggiornando nel cosmo durante il sonno, quest'elemento psichico vi assimila l'armonia delle sfere che può continuare a risuonare durante la giornata. La cura dei disturbi evolutivi dell'anima razionale o affettiva trae particolare beneficio dalla musicoterapia, oltre che dall'euritmia curativa. Da qui la speciale importanza di quest'arte in caso di blocco dell'evoluzione psichica - blocco che comincia appunto dall'anima razionale o affettiva.



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mercoledì 9 marzo 2005 - ore 17:53


Ben, me sembra ben.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dossier Polo Lega - Le ultime parole famose... di Polo e Lega
prima che cominciassero a spartirsi la torta...



BOSSI - ANSA - 30 gennaio 94
"Berlusconi è nato parallelamente al vecchio regime e non è esattamente un uomo delle libertà".

FINI - ANSA - 22 febbraio 94
"Umberto Bossi è inaffidabile".

BOSSI - ANSA - 5 marzo 94
Fini è un fascista, non ha alcun peso al nord dove non prenderà alcun voto". "Forza Italia è nata ed è stata creata dalla Democrazia Cristiana per prendere i voti della Lega al nord e creare un polo moderato per riciclare la vecchia classe politica di centro fatta però a pezzi dalla Lega".

BOSSI - ANSA - 7 marzo 94
"Non ci sarà mai un premier della P2". Escluso "un governo con i fascisti, perché saremmo mesi al bando in tutta Europa". "Berlusconi rappresenta quei cinque partiti che hanno rovinato il nostro Paese e che, attraverso lui, si sono riuniti per tentare di resistere, ma l'operazione, per fortuna, è fallita".

BOSSI - ANSA - 10 marzo 94
"Il Nord, come un rombo di tuono, voterà Lega: avrà voglia Berlusconi di diffondere falsità attraverso le sue televisioni".

BOSSI - ANSA - 12 marzo 94
"I voti ai fascisti non sono utilizzabili per governare in nessun paese democratico dell'occidente".

FINI - ANSA - 12 marzo 94
Bossi è "l'Attila della politica nazionale".

BERLUSCONI - ANSA - 13 marzo 94
"Bossi dice tutto e il contrario di tutto".

BOSSI - ANSA - 14 marzo 94
"Berlusconi voleva che non parlassimo, sperava che non parlassimo, il suo è un mondo di cartapesta, ci sono le tv e quattro tecnici, non c'è organizzazione politica".

BOSSI - ANSA - 17 marzo 94
"Se venisse legittimato il porcile fascista tornerebbero i neonazisti in Germania e i lepenisti in Francia. Quelli fascisti sono voti che non porteranno mai a governare in nessun Paese".

BOSSI - ANSA - 20 marzo 94
"Berlusconi "è un grosso imprenditore che ha mille interessi e se fosse presidente del Consiglio si troverebbe a discutere dei suoi interessi una legge sì e una legge no".

FINI - ANSA - 22 marzo 99
"Se potessimo utilizzare in politica le regole calcistiche e potessimo sottoporre Bossi all'antidoping ne vedremmo delle belle".

BOSSI - ANSA - 29 marzo 94
Bossi contrario a Berlusconi premier: "Ho già detto di no per ovvi motivi: reputo che un uomo d'affari così importante e così impegnato come Berlusconi si troverebbe in grosse difficoltà a fare il presidente del Consiglio, a trattare tutti i giorni e a doversi confrontare con i propri interessi personali".

BOSSI - ANSA - 4 aprile 94
"Qui siamo di fronte ad una situazione di emergenza pericolosa per la democrazia. Una situazione in cui ha vinto un partito che non esiste, cioè ha vinto un uomo solo". "Siamo davanti a un partito che nasce grazie alle manipolazioni televisive. Forza Italia non ha un 'idem sentire' al suo interno". "Il problema di chi controlla le tv per noi si pone al primo posto, perché può incidere direttamente nell'equilibrio democratico". "Berlusconi non sa neppure cosa sia il federalismo".

BOSSI - ANSA - 5 aprile 94
"Attenti a Berluskaiser". "Berlusconi è il problema, perché grazie alle sue tv è in grado di manipolare l'opinione pubblica". "Per questo dico che siamo in una situazione di emergenza e che è a rischio la stessa democrazia. Perché il succo di tutto è questo: un partito che, di fatto, è un uomo solo è in grado di controllare le tv. Ma chi controlla il controllore?".

BOSSI - ANSA - 25 aprile 94
"Il problema è che quest'uomo ha tre televisioni". "Il sistema è stato utilizzato in campagna elettorale e potrebbe essere utilizzato ancora, per manipolare la coscienza della gente". "Si sa bene che in nessun Paese c'è una situazione di questo tipo".

BOSSI - ANSA - 4 giugno 94
"La falsificazione della Fininvest è peggio di quella della Rai. Berlusconi ha vinto le elezioni con le sue televisioni ed è la conferma che dove c'è un padrone privato tutti sono obbligati a ubbidire".

BOSSI - DISCORSO ALLA CAMERA - 2 agosto 94
Sul "blind trust", rivolgendosi a Berlusconi: "Noi le muoviamo alcune obiezioni perché sono obiezioni fondate costituzionalmente. C'è una legislazione internazionale, come quella americana, che offre innumerevoli esempi".

BOSSI - ANSA - 2 agosto 94
Se uno sa in quali imprese sono investiti i suoi soldi sospetta che ci sia sempre una collusione tra affari privati e gestione della cosa pubblica".

BERLUSCONI - ANSA - 12 agosto 94
"Le frasi di Bossi non hanno significato concreto".

BOSSI - Intervista a "Polis" - 21 ottobre 94
Alleanza Nazionale, nonostante il suo belletto e la mascheratura di fini, non può coprire le profonde rughe fasciste".

BOSSI - ANSA - 22 novembre 94
"La Lega attende a piè fermo sulla verifica il 'balilla' Fini e la sua corte dei miracoli".

BOSSI - ANSA - 4 dicembre 94
"Berlusconi non ha nessuna base. Potremo dire che Berlusconi è svaporato, e ha solo le sue televisioni".

BOSSI - ANSA - 15 dicembre 94
"Berlusconi è così abituato alle falsità che tutto quel che dice è strumentalizzazione"

BERLUSCONI - ANSA - 16 dicembre 94
"Io Bossi l'ho capito dieci minuti dopo averlo incontrato. Sa che facendo lo sfasciacarrozze, il movimentista, il barricadero, il Che Guevara riesce ad essere visibile e a resistere"

BERLUSCONI - ANSA - 17 dicembre 94
"Gli argomenti di Bossi per me hanno interesse sottozero"

BOSSI - ANSA - 19 dicembre 94
"A sette mesi di distanza il 'Cavaliere' non ha mantenuto nessuna delle sue promesse" Sulla porta del gruppo della Lega Nord alla Camera una vignetta raffigurante Bossi alla guida di un "carroccio funebre" che trasporta Berlusconi e una scritta che dice "il piccolo tiranno è morto".

BERLUSCONI - ANSA - 20 dicembre 94
Quella di Bossi "mozione della vergogna".

BERLUSCONI - ANSA - 21 dicembre 94
"Abbiamo creduto di avere a che fare con un interlocutore politico magari bizzoso ma leale mentre in realtà avevamo a che fare con i comportamenti di una personalità doppia, tripla e forse anche quadrupla".

BOSSI - "Il Giornale" - 21 dicembre 94
"Quell'uomo sta diventando pericoloso". "Quell'uomo che sta a Palazzo Chigi usa gli strumenti di una moderna dittatura: sobilla le piazze con la televisione, parla di mobilitazioni, di adunate oceaniche. C'è aria di golpe televisivo".

BOSSI - ANSA - 21 dicembre 94
Commentando il discorso di Berlusconi alla Camera: "E' uno sfogo di uno che si sente derubato, ha confuso lo Stato con la Fininvest, pensa che è roba sua e si chiede 'perché mi portate via la mia roba?".

FINI - ANSA - 21 dicembre 94
"Con Bossi non siamo disposti più neanche a prendere un caffè insieme".

FINI - "La Stampa" - 23 dicembre 94
"Né Berlusconi né chiunque altro potrebbe mai dimostrare di essere uno statista con un come Bossi per 7 mesi tra le palle".

BOSSI - ANSA - 23 dicembre 94
"Berlusconi è un furbastro venditore di fustini". "Alcuni perfidi personaggi hanno tentato di camuffarsi dentro al Polo della libertà e del buongoverno". "E' indubbio che l'ometto Berlusconi suggestionato da sogni peronisti stava preparando un golpe per trasformare l'Italia in un suo feudo, secondo i classici modelli sudamericani". "Berlusconi si è illuso veramente di essere l'uomo della provvidenza. Mai come in questo momento il cavaliere ha confermato di essere un piccolo, piccolissimo uomo. Oltre alla sua improvvisazione come politico ed alla sua ignoranza totale della Costituzione italiana." "Berlusconi è un completo analfabeta giuridico perché interpreta nella sua ignoranza, a suo piacimento, i principi della democrazia e dello Stato di diritto". "Berlusconi è il nostro Peron della mutua". "Il nostro Peron della mutua non voleva farsi toccare l'arraffata di tv fatta con il socio in affari Benedetto, alias Bettino Craxi".

BERLUSCONI - ANSA - 30 dicembre 94
"Alcuni protagonisti della fase di transizione, come Umberto Bossi, non avranno spazio nell'Italia del futuro".

BOSSI - Intervista a "Il Messaggero" - 30 dicembre 94
"Io sono robusto. Non sono come lui (Berlusconi) avvezzo alle cremine, al cerone e ai massaggino. "Va denunciato il clima intimidatorio innescato da Berlusconi. Sta cercando di corrompere, con soldi e minacce qualcuno dei miei. Qualcuno era già nel suo libro paga". "Le origini di Berlusconi sono ben note, peccato che gli italiani non lo sappiano. Sbaglio o il braccio destro del Cavaliere, Dell'Utri, quello che gli ha tirato su il partito è indagato per mafia ? Ebbene non c'è nulla di cui stupirsi. Berlusconi è nato nell'oscurità e continua ad operare nell'oscurità. E visto che ora si sta giocando il tutto per tutto, trama, corrompe. Insomma sta facendo quello che ha fatto per tutta la vita". "Berlusconi imprenditore? Mi viene da ridere. Semmai faceva il prestanome. Il suo progetto non è altro che il piano di Gelli. Le due strategie sono sovrapponibili: Forza Italia è la P2".

BERLUSCONI - IL GIORNALE - 31 dicembre 94
"Bossi mi ha minacciato. Mi ha fatto avvisare che solo la mia uscita dalla politica avrebbe potuto salvare le mie aziende". "Sono venuti dei signori mandati dal leader della Lega, che mi hanno detto come solo con la mia uscita dalla politica avrei potuto salvare le mie aziende. Altrimenti colpite a morte. E di questo lui si sarebbe fatto garante, come protettore". "Altri mi hanno detto che se fossero riusciti a formare un governo con i primi atti mi avrebbero privato delle mie tv. Anzi la minaccia è proprio quella di non consentirmi nemmeno la vendita. Non solo l'esproprio ma anche senza corrispettivo".

BOSSI - ANSA - 12 gennaio 95
"Ho sempre chiesto un governo che liberi il Paese dalla maledizione di Berlusconi". Sulla possibilità di un rinvio alle Camere del governo dimissionario: "Per l'amor di Dio, dopo quella del Vaiont sarebbe la tragedia più grande del Paese. Ma lasci perdere... i piduisti vadano nella P2".

BOSSI - ANSA - 14 gennaio 95
"Berlusconi come presidente del Consiglio è stato un dramma".

BOSSI - ANSA - 19 gennaio 95
Su Forza Italia: "Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito Partito Fascista. Questi sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo selettivo. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il Presidente della Repubblica, svuotano di potere il Parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore". "Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto di Gelli".

BERLUSCONI - ANSA - 19 gennaio 95
"Bossi è un vero e proprio incidente di percorso sulla strada della democrazia".

BOSSI - ANSA - 26 gennaio 95
"Scalfaro è un galantuomo e Berlusconi è sistematicamente un bugiardo. A quel che dice Berlusconi non bisogna mai credere".

BERLUSCONI - ANSA - 2 febbraio 95
"Un signore che se va alle elezioni prende l'1,8% non mi preoccupa affatto. Bossi resterà un monumento alla slealtà". "Io non mi siederò mai più ad un tavolo in cui ci sia il signor Bossi. Non sosterrò mai più un governo che conti su Bossi come sostegno. E' una persona totalmente inaffidabile. Mi meraviglio come anche i mezzi di comunicazione, senza nessun senso critico, diano ospitalità a tutte le sue esternazioni che non hanno né capo né coda".

BOSSI - ANSA - 6 febbraio 95
"Berlusconismo più fascismo (camuffato da An) rappresenta una delle miscele più deflagranti per distruggere la democrazia. Per ripristinare i nuovi modelli del Caf e del manuale Cencelli". Per questo "urgentissima la legge anti-trust e la realizzazione della par condicio".

BOSSI - ANSA - 13 febbraio 95
In testa agli obiettivi della Lega "la netta divisione tra gli interessi privati del multimiliardario Berlusconi e la sua funzione di pubblico ufficiale". "Per noi l'anti-trust è fondamentale, è nel campo economico ciò che è il federalismo nel campo istituzionale".

BOSSI - ANSA - 16 febbraio 95
"L'Europa vuole che Fini e Berlusconi siano fermati sulla battigia e buttati a mare: fascisti erano, fascisti sono e fascisti saranno".

BERLUSCONI - ANSA - 23 febbraio 95
"Bossi è un dissociato". "Bossi ti dice una cosa in faccia poi ne dichiara un'altra quando esce dalla porta". Le sue dichiarazioni "uno spettacolo comico".

BOSSI - ANSA - 4 marzo 95
"Berlusconi e Fini sono due fascisti, che attraverso gli attacchi al Capo dello Stato tentano di portare un colpo eversivo alle Istituzioni." "Il Paese non è democraticamente riformabile da destra"

BOSSI - ANSA (Intervista a "Die Woche") - 15 marzo 95
"Berlusconi persegue le strategie di un mafioso, egli è un perfetto bugiardo" "C'è da temere per il controllo che Berlusconi ha sui mass media. Il 50% degli spettatori guarda i suoi programmi, senza dimenticare l'influsso indiretto della pubblicità e quello diretto degli uomini di paglia di Berlusconi sulle trasmissioni tv." "La sua Fininvest è un'impresa che mette in pericolo la democrazia in questo Paese. Si tratta di un monopolio gigantesco di cui non c'è altro esempio mondiale." "Berlusconi dovrebbe essere in carcere o, comunque, non in politica, né tantomeno può presentarsi come il punto di riferimento del rinnovamento dell'Italia".

BOSSI - ANSA - 16 marzo 95
"Oggi l'Italia è purtroppo la tonsilla marcia dell'Europa per via dell'influenza peronista contratta a causa del Governo Berlusconi". "Berlusconi ha dimostrato di fare politica solo per un potere assoluto e personale"

BOSSI - "La Stampa" - 18 marzo 95
"Siamo stati costretti ad allearci con Berlusconi perché, se non puoi abbattere il tuo nemico, lo devi abbracciare finché non viene l'ora di batterlo"
"Sapevamo fin dall'inizio che Berlusconi era solo un prestanome che Craxi aveva messo su una sedia a dirigere la sua azienda televisiva costruita con profitti misteriosi. Purtroppo gli italiani non sono furbi e di fronte al pericolo di essere cancellati dal Parlamento, ci siamo alleati con Berlusconi in attesa di poterlo battere". "An: quelli sono fascisti anche se fingono di essere gentili. E si tratta di un partito contiguo alla mafia, ai servizi segreti deviati e alle frange più pericolose di esercito e polizia".

BOSSI - ANSA - 20 marzo 95
Berlusconi e Fini "soggetti freudiani, non solo psicopatici, ma addirittura schizofrenici".

BOSSI - "Il Sole 24 Ore" - 25 marzo 95
"Ceto medio apri le orecchie, via il cerume! Fini è il massimo disordine per il Paese: non si riforma in modo democratico questo Stato partendo da questa destra."

BOSSI - ANSA - 7 aprile 95
"Berlusconi è il Frankenstein della politica: un po' Fini, un po' Ccd, tanto Craxi." Bossi fa anche un elenco delle forze che avrebbero spinto il leader di FI a impegnarsi in politica "La parte più sporca dello Stato: servizi segreti, quadri dell'esercito, Cia fascista, Opus Dei, gli orfani del Caf. Si sono mosse forze oscure. Sono loro ad aver spinto Berlusconi a buttarsi in politica, e quello, che è un avventuriero, si è prestato." Bossi dopo aver spiegato di essersi alleato con Forza Italia per impedire l'instaurarsi di un regime, "Berlusconi è una brutta persona. Pericolosa. E' un fascista. Uno convinto che le riforme essenziali, quella istituzionale, quella dello Stato sociale si devono fare da destra. "Berlusconi è uno che mente, mentre Fini è un furbetto, un politico di piccolo cabotaggio, pur avendo qualche capacità tattica".

BOSSI - ANSA (campagna per le ultime elezioni regionali...) - 19 aprile 95
"C'è un uomo che firmava gli assegni a Ciancimino, ossia a Totò Riina e alla mafia, e si chiama Dell'Utri, segretario personale di Berlusconi". "Siamo pronti a raddrizzare la schiena a questi porci, mafiosi e brutti fascisti, il Nord vi farà tacere e ingoiare i vostri tentativi di ingoiarci".
BOSSI - ANSA (prima del ballottaggio) - 29 aprile 95
Agli elettori lombardi che hanno votato per il Polo: "Imbecilli, imbecilli. Avete dato voi stessi ai fascisti". Il voto al Polo "è un voto contro il Nord. Svegliatevi." "Mi vergogno di essere lombardo e di avere una città come Milano, capitale del Nord, che ha dato il 13% ai fascisti. Ma possibile che non abbiano ancora capito che la canaglia di Arcore è un uomo legato a Cosa Nostra?".

BOSSI - ANSA - 7 maggio 95
"L'elettorato leghista non vota i fascisti, i porci fascisti, e cioè Berlusconi e Fini". "L'elettore leghista ha dimostrato di essere come l'imprenditore tedesco che va a votare e si trova davanti la scelta tra un republikaner e un socialdemocratico, l'imprenditore è di destra ma non può votare per un fascista e allora vota per il socialdemocratico".

BOSSI - ANSA - 17 maggio '95
"Se Berlusconi riesce ad imbrogliare gli italiani ed a salvare le sue televisioni... chiunque può mettersi in testa di tirargli giù i pali dei ripetitori".

BOSSI - ANSA - 5 giugno 95
"Berlusconi piagnucola sostenendo che gli vogliono portare via le tv. Berlusconi non ricorda, ripeto, Berlusconi non ricorda, che il suo monopolio lo ha costruito giocando al rialzo. Adesso piagnucola... Intanto lui ha portato via le tv agli altri e non sappiamo con quali capitali".

BERLUSCONI - ANSA - 20 luglio 95
"Bossi è un folle che fa dichiarazioni folli".

BERLUSCONI - ANSA - 21 luglio 95
"Credo che una coalizione con dentro il signor Bossi non sia neppure un'armata Brancaleone, ma qualcosa di peggio. E credo che dia alla coalizione opposta un argomento straordinario per la campagna elettorale".

FINI - ANSA - 30 luglio 95
Fini sottolinea che Bossi ha dimostrato "la sua inaffidabilità" e "la necessità di non stringere alleanze con lui se si vuole avere credibilità e, successivamente, governare". "Chiunque pensi di governare con la Lega è destinato a bruschi risvegli. Bossi è il nemico giurato di qualsiasi stabilità e governabilità".

FINI - ANSA - 29 settembre 95
"Un errore che non faremo più è quello di dare fiducia a una autentica vergogna della politica italiana, Bossi".

FINI - ANSA - 25 novembre 95
Non ci siamo ancora pentiti a sufficienza dell'errore fatto dando fiducia a chi non la meritava La dove c'è la Lega non si governa".

FINI - Intervisatato a "Mixer" - 18 marzo 96
Alla domanda di Minoli su una nuova alleanza con Bossi Fini risponde "per carità!". Neanche se la Lega servisse a fare il governo? "Nemmeno". Bossi "un caso umano e nulla più di questo".

BOSSI - Intervistato a "Mixer" - 25 marzo 96
Fini "un cretino"

BOSSI - ANSA - 5 aprile 96
"Berlusconi è il Ga-ribaldo di Fini, come Garibaldi viene utilizzato dal meridionalista Fini per conquistare il Nord. Ma secondo me Berlusconi e Fini messi insieme sono due bai Ga-ribaldi". "Berlusconi è la mafia. Ma la mafia, intendiamoci, non sono mica i criminali: è un'autentica classe politica. Fini è l'uomo per il Sud, Berlusconi viene utilizzato per conquistare il nord."

BOSSI - ANSA - 9 aprile 96
Berlusconi afflitto da "megalomania invasiva".

FINI - ANSA - 11 aprile 96
"Chi non sopporto è Bossi. L'unico che non lo ha capito ancora è lui. E' la negazione di qualsiasi serietà e dell'unità nazionale".

BERLUSCONI - "La Repubblica" - 14 settembre 96
"Bossi con il lavoro non ha molto dimesticatezza, non può certo dargli del tu né del lei né del voi, visto che non l'ha mai frequentato. "Bossi non è uomo che possa costruire alcunché, non ha senso dello Stato. Bossi è tutto fuorché l'interprete dell'operosità e del buonsenso del nord." "Ho sentito i dirigenti leghisti dire cose agghiaccianti, indegne di un Paese civile".

BERLUSCONI - ANSA - 25 ottobre 96
"Bossi rappresenta un pericolo reale per l'unità d'Italia, sparge i semi dell'odio etnico".

FINI - "Il Messaggero" - 15 settembre 96
"Bossi? Un personaggio detestabile, protervo, ignorante". "A me non è mai andato giù ci vedevamo certo ma di lui non mi sono mai fidato". "Bossi mette in giro veleni. Sa chi è molto interessato al movimento razzista e secessionista leghista ? I circoli nazionalisti di Monaco che si rifanno agli ideali nazisti". "Ci sono molti elementi in comune tra il pangermanesimo dei nazionalisti tedeschi, che si rifà al ceppo ariano e i vaneggiamenti di Bossi sul ceppo celtico della Padania. Abbiamo informazioni precise da Bolzano." "Questa è gentaglia". "Sono personaggi incredibili, incompetenti ed arroganti".


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martedì 8 marzo 2005 - ore 17:45


Chiapas In tel cul.......!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La Jornada 15 febbraio 2005
- Il gigante della produzione di transgenici acquisisce un impianto a Yax Nah
LA VENDITA DI SEMINIS APRE LE PORTE DELLA SELVA LACANDONA ALLA MONSANTO
- La Pulsar ha ottenuto l'accesso ai Montes Azules con presunti obiettivi di conservazione ambientale
HERMANN BELLINGHAUSEN Inviato
La Trinitaria, Chis. 15 febbraio. Il gigante della biotecnologia Monsanto bussa direttamente alle porte della selva lacandona. Acquisendo la società messicana Seminis questo mese di gennaio, la compagnia con sede a Saint Louis Missouri e presente quasi in tutto il Messico (per non dire nel mondo) è in posizione privilegiata nel momento del decollo - letteralmente - delle opzioni migliori sui Montes Azules. Il centro di produzione e le serre che Seminis possedeva a Yax Nah, sul confine verso Montebello ed il sud dei Montes Azules, stanno per diventare proprietà della multinazionale. Nel frattempo, i governi federale e statale proseguono nella loro missione di svuotare i Montes Azules dagli indios. Solo ieri, celebrando il ricollocamento di circa 170 famiglie indigene nel villaggio Nuevo Montes Azules (sic), in terre intorno a Palenque che il muovo segretario del'Economia locale ha venduto al governo, i funzionari federali hanno parlato allegramente dei milioni di pesos spesi per questa regione del Chiapas. Il titolare della Segreteria dell'Ambiente e Risorse Naturali, Alberto Cárdenas Jiménez, ha annunciato l'investimento di 400 milioni di pesos per azioni di vigilanza delle aree naturali protette e "aiuti alla produzione". Consegnando un milione 500 mila pesos per altri progetti produttivi, l'incaricata nazionale per lo Sviluppo dei Popoli Indio, Xóchitl Gálvez, ha informato che la Federazione consegnerà al Chiapas altri 27 milioni di pesos, "con l'obiettivo di investirli in altri programmi che vadano a beneficio di donne, bambini e degli altri abitanti indigeni dell'entità." Questo, più i 200 milioni di pesos per il turismo "sostenibile", l'evidente investimento in strade e ponti e lo spettacolare spiegamento militare in questo sud della selva, rivela che è arrivata l'ora per la vera danza dei milioni. È proprio adesso che Monsanto Company acquisisce totalmente, con i pesanti debiti, la società Seminis, proprietà di Alfonso Romo Garza, per un milione 400 mila dollari "in contanti", secondo l'annuncio ufficiale. "L'assorbimento di Seminis è un complemento ideale per la nostra compagnia come produttrice globale di prodotti orticoli, inoltre, la tendenza verso diete più sane sta crescendo regolarmente negli ultimi anni", ha detto Hugh Grant, presidente della multinazionale. "Seminis occupa una posizione unica in questo segmento crescente dell'agricoltura e l'acquisizione amplia la capacità di crescita di Monsanto. Abbiamo voglia di fomentare la crescita e la posizione di leadership stabilita da Alfonso Romo e la sua squadra, essendo il giro d'affari di Seminis un'ampliamento importante per la nostra gamma di sementi." Seminis fornisce più di 3 mila 500 varietà di sementi di prodotti orticoli in oltre 150 paesi. Romo, presidente del gruppo Savia-Pulsar, ha dichiarato di ritenere che Seminis "può raggiungere il suo massimo potenziale come parte di Monsanto. Apportiamo una tecnologia complementare ed un'esperienza specializzata". Pulsar è presente da anni nei Montes Azules con propositi di presunta conservazione ambientale. A sua volta, il 25 gennaio scorso l'impresa statunitense ha annunciato che "da una prospettiva tecnologica Monsanto ha l'intenzione di continuare per la strada seguita da Seminis, e questo significa focalizzarsi nello sviluppo di prodotti attraverso tecnologie avanzate di miglioramento genetico. A lungo termine le applicazioni della biotecnologia potrebbero essere un'opzione e saranno valutate nel contesto delle priorità di ricerca e sviluppo di Monsanto, così come delle opportunità potenziali di affari." Nick Parker e Karl Beitel, dell'organismo indipendente Food First, l'11 febbraio scorso hanno scritto che l'annuncio dell'acquisto di Seminis è stato seguito poco dopo dalla "curiosa" segnalazione che Monsanto non vuole ("non ancora") applicare biotecnologie "per lo sviluppo di queste sementi". Gli autori si stupiscono perché il commercio di Monsanto è precisamente la biotecnologia. "L'industria biotecnologica promuove gli alimenti geneticamente modificati opponendo l'argomento che le sue tecnologie aiuteranno a rompere il ciclo della fame e ad incrementare la produzione. Non esistono prove scientifiche che questo sia verità. Studi realizzati dall'Università del Nebraska, come in Argentina ed Australia, hanno rilevato che la produzione associata con organismi modificati registra cadute fin del 30%." L'acquisizione di Seminis da parte di Monsanto "ci mette davanti al bivio verso cui evolverà la produzione alimentare mondiale", segnalano gli analisti. "I semi geneticamente modificati espandono il controllo globale dell'alimentazione. Cinque corporazioni controllano già il 90% del mercato mondiale di grano. Per gli analisti di Wall Street, il futuro di Monsanto dipende dal suo successo nella produzione di sementi. Ora, l'impresa eserciterà un controllo significativo sul cibo che si coltiva e si consuma nel mondo." Monsanto, Bush e i transgenici Le prove di produzione transgenica sono iniziate in Messico nel 1982. Oggi si sono concessi circa 200 permessi ad imprese ed università per coltivare con questa modalità. Nel 2000 Monsanto si era accaparrata quasi il 40% di questi permessi. La maggior parte di questi permessi sono per la coltivazione di mais, seguiti da cotone, pomodoro e soia, principalmente. Ufficialmente, ne hanno beneficiato una trentina di imprese, ma la Rural Advancement Foundation International (RAFI) nel 2000 ha concluso che in realtà si tratta solo di: Monsanto (o la sua filiale Asgrow e Calgene), Pulsar (attraverso Seminis), DuPont (e la sua sussidiaria Pioneer) ed Aventis. In Chiapas è stata rilevata più volte la semina di transgenici fuori controllo, soprattutto nei municipi di Las Margaritas, Ocosingo, Palenque e Playas de Catazajá, cioè, la selva lacandona ed i suoi paraggi, secondo analisi di Global Exchange. Questo organismo ha segnalato che l'industria biotecnologica si è rafforzata con l'arrivo di George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti il cui padre promosse l'avvocato di Monsanto, Clarence Thomas, a giudice della Corte Suprema di Giustizia. "Non è un caso che Thomas sia stato colui che diede il voto finale affinché Bush figlio vincesse le elezioni del 2000". Per il resto, Donald Rumsfeld, segretario della Difesa, è stato presidente di Searle, acquisita da Monsanto. Ann Veneman, segretaria dell'Agricoltura, è stata membro della direzione di Calgene Pharmaceuticals, sussidiaria di Monsanto. Mitch Daniels, direttore dell'ufficio Gestione e Bilancio, era vicepresidente di Eli Lilly quando sviluppò vari prodotti con Monsanto. Tommy Thompson, segretario alla Sanità, e John Ashcroft, ex procuratore generale, hanno forti vincoli con le multinazionali. "Dal governo statunitense, dirigenti e ricercatori di Monsanto hanno impedito che a livello legale i semi transgenici siano separati dai non transgenici nei prodotti agricoli per l'esportazione. In Messico sta iniziando l'assalto delle multinazionali ai governi per definire le politiche agricole. Alfonso Romo, di Pulsar, amico del presidente Vicente Fox, continua ad imporre le direttive in materia di biotecnologia e la sua concezione sulla produzione alimentare in Messico." Di sicuro, Monsanto utilizza glifosfato ed altri esfolianti per il Plan Colombia. Secondo Globale Exchange, "questo ha suscitato le denunce di contadini colombiani per la distruzione di alberi e coltivazioni, oltre a causare la morte di animali domestici e l'inquinamento di sorgenti d'acqua". Bisogna segnalare che gli erbicidi Rival, Faena e Rangel distribuiti in Chiapas attraverso i progetti governativi, contengono il glifosfato di Monsanto. Non dimentichiamo che l'industria di Saint Louis Missouri ha fornito all'esercito statunitense i desfolianti che spianarono 2,5 milioni di ettari in Vietnam durante la guerra, nell'operazione segreta Ranch Hand, quando furono sparsi sul paese asiatico 76 milioni di litri di desfoliante; più della metà corrispondeva al sinistro Agente Arancia di Monsanto. Nella candida promozione della sua attività agricola, la multinazionale delle biotecnologie così oggi si riassume: "la Monsanto oggi sta portando a termine tutto questo. Immaginate le possibilità che avremo domani". Immaginiamole.
(Traduzione del Comitato Chiapas "Maribel" di Bergamo

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lunedì 7 marzo 2005 - ore 20:04


Fate un pò voi........
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La Jornada 22 febbraio 2005
- La distribuzione dei suoi prodotti ha cementato il potere dei caciques
LA COCA COLA SPACCIA PER ALTRUISMO L'APPROPRIAZIONE DI ACQUA IN CHIAPAS
HERMANN BELLINGHAUSEN Inviato

Tuxtla Gutierrez, Chis. 21 febbraio. Quando le risorse idriche raggiungono dimensione planetaria al punto che molti pronosticano che l'acqua sarà "il petrolio" del XXI secolo, ci si deve preoccupare delle manovre delle multinazionali per l'accaparramento delle risorse idriche. Non sono banali. E quale impresa necessita più acqua della Coca Cola, questa presenza che opprime pubblicitariamente il paesaggio rurale del Chiapas, l'entità della Repubblica che possiede più e migliore acqua. Un effetto, sia centrale che collaterale dell'espansionismo della coca-cola (senza dimenticare la sua rivale gemella, Pepsi-Cola), è che rappresenta la punta della cultura consumista. Si dirà che questo non è nuovo. Succede in Cina, in Africa, nei posti più reconditi. Anche per i suoi standard, nella campagna chiapaneca l'industria pesa forte. Sui mezzi di trasporto urbani, i prodotti da rinfresco si dividono lo spazio visivo e mediatico con molti altri prodotti. Nelle comunità indigene degli Altos è l'unica cosa pubblicizzatra (oltre agli stagionali partiti politici). E l'unica cosa sempre presente nei negozi e negozietti. In realtà, la sola distribuzione dei prodotti da rinfresco a Tenejapa, Oxchuc, Chenalhó o Chamula ha cementato il potere dei caciques e lotte di potere. In questo contesto, la Fondazione Coca-Coda Chiapas informa che in quattro anni ha costruito altrettante scuole nei municipi di Pantelhó, Huixtán, Comitán e recentemente iaPantepec, oltre ad avere ristrutturato due edifici scolastici indigeni nei municipi di Tila e El Porvenir con l'appoggio del governativo Comitato di Costruzione Scuola dello Stato (Cocoes). Di queste opere hanno beneficato "oltre 850 bambini tzeltales, tzotziles e zoques e centinaia di comunità (sic per quattro scuole) da dove provengono." In un'inserzione pubblicitaria a pagamento, su sfondo rosso, pubblicata sui quotidiani di questa città il 18 febbraio, Coca-Cola Femsa, francising messicana della potente industria iperglobale di bibite imbottigliate, si è prodigata in lodi a sé stessa perché è riuscita a costruire 29 scuole e 51 istituti scolastici indigeni proprio negli stessi anni in cui Vicente Fox (ex direttore della Coca-Cola) è a capo dell'Esecutivo federale. E non è tutto. Nello stesso lasso di tempo l'industria della bibita ha ristrutturato e ridipinto scuole, biblioteche e campi sportivi nelle comunità di Chenalhó, Chamula ed altri municipi degli Altos dove oggi è più a buon mercato ed infinitamente più facile comprare un litro di Coca-Cola che uno di latte o di acqua purificata. Direttamente proporzionale all'espansione altruista è stata l'invasione pubblicitaria e l'inondazione di prodotti nelle comunità indigene dello stato. Per esempio, ogni volta che un bambino tira la palla a canestro, il suo cervello registra il messaggio "Bevi Coca-Cola" dipinto sul tabellone di pallacanestro, lo sport più praticato nelle montagne dello stato. Ma questo non è tutto. A partire dal concetto "essere un cittadino corporativo" che deve scuotere le ossa di Max Weber, l'industria delle bibite è impegnata a compiere la sua "Responsabilità Sociale." Prova di ciò è la campagna di pulizia effettuata nelle acque inquinate del fiume Grijalva, vicino a Tuxtla Gutiérrez, nelle quali il principale agente inquinante sono, esattamente, i contenitori di plastica della Coca.Cola. Ma sentiamo le sue stesse parole: "Essere un cittadino corporativo responsabile implica anche la preservazione, arricchimento ed attenzione dell'ambiente. Dall'anno scorso, e con l'obiettivo di ristabilire e proteggere la bellezza e maestosità di uno degli scenari naturali del Messico, la Coca-Cola, insieme al governo dello stato del Chiapas ed organismi come Ecoce e l'Associazione per Promuovere il Riciclaggio di Pet, ha messo in moto il progetto chiamata Alleanza per la Salvezza del Cañón del Sumidero (...) che ha voluto non solo pulire e raccogliere migliaia di contenitori di plastica che sporcano la zona, ma si è cercato anche di risolvere le cause che hanno dato origine al problema, informare e promuovere la partecipazione della comunità in questo problema che coinvolge tutti." Inaugurando questa settimana la Telesecondaria 764, a Pantepec, San Isidro de las Banderas, la Coca-Cola informa che questa scuola può contare su attrezzature adeguate "per l'insegnamento moderno" ed un'aula per ogni livello scolastico e promette che nel futuro avrà anche (non ancora, adesso) "un centro di computer, una biblioteca, laboratori, aree ricreative, e bagni dignitosi", davanti a tutto ciò viene da domandarsi quale sia "l'attrezzatura adeguata per l'insegnamento moderno" che possiede la fortunata scuola per bambini zoques. Tanto disinteressata attenzione dell'impresa non deve sorprendere. In realtà, imbarazza. Studi formali ed informali nelle comunità indigene hanno calcolato quanto del denaro che ricevono le famiglie da "programmi" del governo (uno dei quali chiamatoa Opportunità) vanno nella Coca-Cola, il cui consumo in queste comunità povere ed affamate è straordinario. In molte occasioni la spesa in "bibite" prende più del 50% dei "soldi" ricevuti. L'accaparramento progressivo di sorgenti idriche a San Cristobal de las Casas, Huixtán ed Ocosingo da parte dell'impresa (senza citare le sue prebende in quanto a permessi sanitari), come il suo "successo di mercato", fanno pensare che, in effetti, il meno che poteva fare la Coca-Cola era pulire la sua spazzatura dal Cañón del Sumidero, che oggi inghiotte ecoturisti come inghiottì gli indomiti chiapanechi che, secondo la leggenda, preferirono morire piuttosto che arrendersi all'invasore spagnolo.


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venerdì 4 marzo 2005 - ore 17:40


Ban....che?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Capitolo XIX
La fabbrica dell'inflazione
Maurizio Blondet dal libro: “Schiavi delle banche”


Quando una categoria di lavoratori produttivi chiede un aumento di salario, dal sistema si leva sempre qualche voce - di solito quella di autorevoli economisti - che mettono in guardia dall'inflazione che questi aumenti possono provocare. Quando la massaia scopre al mercato che le zucchine sono rincarate, i giornali denunciano l'avidità dei fruttivendoli che col loro egoismo provocano inflazione, e invocano il controllo dei prezzi, e punizioni esemplari; i fruttivendoli additano i grossisti, i veri colpevoli; ma costoro lamentano le alte spese di trasporto e distribuzione. Infine la colpa ricade sui contadini - e questi, poveretti, dimostrano che loro hanno venduto le loro zucchine a prezzi calanti, mentre hanno dovuto pagare di più i concimi chimici, i diserbanti, le sementi. Allora il marito della massaia chiede un aumento - non da solo, ma come categoria, perché la vita rincara e lui non ce la fa ad arrivare a fine mese: e l'economista di turno lo accusa. Ecco chi accende l'inflazione.
Quante volte abbiamo visto inscenare questa commedia? Questo teatrino del circolo vizioso, in cui le categorie produttive e consumatrici si accusano l'un l'altra di provocare l'inflazione, di fare ingiusti profitti?
Non c'è da escludere che, temporaneamente e in modo parziale, una o l'altra categoria davvero speculi, incameri profitti non dovuti, approfittando di momentanei intoppi del mercato, di certe aree di privilegio, di parassitismo. Ma in linea generale, nel gran litigio recitato sulla scena sociale, il vero colpevole non appare mai. E' per questo che il teatrino viene inscenato.

Il colpevole dell'inflazione è il sistema bancario.
Il trucco richiede una spiegazione abbastanza lunga. Ma non vi annoierà: finalmente, non è il teatrino.
Tutto comincia quando voi mettete nel vostro conto corrente 100 euro, diciamo, che avete risparmiato. Grazie a questo deposito, la banca può prestare all'industriale che ne ha bisogno, mille euro: è il meccanismo del credito frazionale, di cui abbiamo già parlato. Il miracolo consiste in questo: la banca presta denaro che non ha, che crea dal nulla, e ci lucra gli interessi.
La banca può scrivere quei mille euro, nei suoi libri contabili, come attivo, perché ci guadagna gli interessi, e un giorno, magari, se lo vedrà ripagare. Nello stesso tempo, la contabilità le impone di segnare una cifra identica, mille euro, come passivo. Ciò perché la moneta creata dal nulla è ora in circolazione, l'imprenditore indebitato emette assegni su quel fido, e questi assegni saranno presentati all'incasso: la banca dunque ha un debito potenziale uguale al suo attivo. Questa passività viene coperta dal debitore con i suoi versamenti periodici per servire il debito che ha contratto.
Di fatto, accade qualche volta - accade tutti i giorni - che l'indebitato non possa pagare, fallisca, diventi insolvente. In quel caso, la banca è costretta a registrare quel prestito andato a male alla voce perdite. Non è, diciamolo subito, una tragedia: poiché il 90% del denaro scritto nel fido è stato creato dal nulla, e non costa niente alla banca a parte le spese di tenuta della contabilità, ben poco valore reale è realmente perduto. E' soprattutto una voce di contabilità.

Ma una perdita contabile è pur sempre un male per la banca, perché il prestito andato a male deve essere sottratto dalla colonna degli attivi, senza una corrispondente sottrazione alla voce passivi. Il passivo rimane, e la moneta creata dal nulla è in circolazione, e gli assegni vengono via via all'incasso, anche se il debitore è fallito. E la banca ha il dovere di onorare quegli assegni.
Il solo modo di pagarli, è prendere denaro dal capitale della banca - quello che ci hanno messo i suoi azionisti - o dai suoi profitti.
Nell'uno e nell'altro caso, sono i padroni della banca a perdere quei mille euro. E per loro, la perdita è reale. Anzi se la banca ha fatto troppi prestiti avventati, e troppi dei suoi debitori risultano insolventi, può accadere che il passivo superi l'intero capitale che i suoi azionisti hanno investito nella banca. In quel caso, la banca fallisce.
E' un vero dolore, per i padroni. Un dolore così forte, che l'intero sistema bancario è collegato per scongiurarlo. No, i padroni non possono perdere. La banca non può fallire. Per questo esiste la Banca Centrale: prestatore di ultima istanza, garanzia che nessuna banca soffra il fallimento, e i suoi padroni una perdita. La Banca interviene, se c'è questo rischio. A noi si dice: interviene per assicurare che i risparmiatori non perdano i loro depositi.

Il fatto è che ogni banchiere sa che non gli sarà permesso fallire, e perciò non dovrà rendere conto dei suoi prestiti più folli. E' per questo motivo che le banche, severissime quando si tratta di prestare 50 mila euro al bottegaio dell'angolo o al lavoratore come mutuo per la casa, sono generosissime quando si tratta di prestare milioni di euro, anzi miliardi, a Parmalat, alla Fiat, allo Stato. Aprire un piccolo prestito costa come avanzare un miliardo di dollari dall'Argentina o dalla Fiat, e fa guadagnare meno interessi. E se la Fiat non paga, se rimane in arretrato l'Argentina, è l'intervento della Banca Centrale a salvare il banchiere improvvido, con la scusa che bisogna salvare il sistema; se diventa insolvente l'operaio col mutuo, nessun intervento pubblico lo soccorrerà.
Così, la banca presta volentieri agli Stati, allo Stato, a Parmalat, pur sapendoli insolventi. Per capire come mai, bisogna ricordare una cosa: alla banca non interessa che il grande debitore estingua il debito, che restituisca rata su rata tutto il capitale. Quel capitale è al 90 per cento denaro creato dal nulla, e al 10% sono soldi vostri, il vostro deposito. Non è della banca, è vostro, e alla banca non interessa nulla. Quando un debitore estingue il suo debito e restituisce il capitale, per la banca è una noia: ora deve trovare qualcun altro da indebitare. Quel che conta, per la banca, è che il debitore continui a pagare gli interessi, magari in eterno.

Perché la banca lucra lì. Perché finché il debitore paga gli interessi, la banca può mantenere il prestito che gli ha fatto alla voce attivi.
In questo senso, il debitore ideale è lo Stato, gli Stati. La banca presta allo Stato comprandone i Buoni del Tesoro, che sono cambiali, promesse di pagamento. Ma nessuno si aspetta mai che lo Stato, alla scadenza dei Bot, paghi se non con l'emissione di nuovi Bot, di pari ammontare, a scadenza più lontana. Questo è l'eterno debito dello Stato; non risulta che nessuno Stato sia mai, nella storia, uscito dall'abisso del debito perpetuo. E' proprio questo a rendere felice la banca: perpetuamente lucra gli interessi sui Bot, e del resto può in ogni momento rivenderli al pubblico.
Accade che gli Stati non riescano più nemmeno a pagare gli interessi. Accade sempre più spesso, nel terzo mondo. Ma i tempi non sono più quelli di re Edoardo d'Inghilterra, che ripudiò il debito coi banchieri fiorentini e li rovinò. Oggi, agli Stati decotti non è consentito ripudiare il debito, non è consentito fallire. Non è più permesso loro di rovinare i banchieri.
Quando l'Argentina o la Costa d'Avorio, debitori eterni, non ce la fanno proprio nemmeno a pagare gli interessi, la banca li soccorre nel proprio interesse. Se il debitore si dichiara insolvente, la banca dovrà cancellare il prestito dai suoi libri contabili, e pagare con i soldi dei suoi azionisti e padroni la perdita corrispondente. In fondo, basta che il debitore continui a pagare gli interessi su quel debito (non le quote-capitale), sicché la voce continui ad essere un attivo nei libri della banca, e il lucro della banca continui a piovere. Non ha soldi per gli interessi? Ma ci pensa la banca: apre al debitore un altro prestito, creando dal nulla il nuovo denaro necessario perché quello paghi gli interessi. E' il miracoloso prestito-ponte, tanto praticato verso il terzo mondo. Il denaro fresco non entra nemmeno nel paese; passa da una all'altra scrittura contabile della banca creditrice. Miracolo: il vecchio prestito andato a male resta nei libri come attivo, anzi l'attivo è addirittura accresciuto dal nuovo prestito, e produce ulteriori interessi per la banca.

Ma, prima o poi, il debitore comincia ad entrare in affanno. Si accorge che non può costruire una scuola o un ospedale, perché tutto quel che riceve dalle tasse va a pagare gli interessi alle banche creditrici. A quel punto, Argentina o Costa d'Avorio smettono di pagare gli interessi.
I banchieri si stracciano le vesti. Fanno la faccia feroce. Minacciano il debitore insolvente: d'ora in poi nessuna banca gli farà più credito. Le due parti s'incontrano, l'autorità politica interviene (lo Stato delle banche creditrici), interviene il Fondo Monetario; alla fine della sceneggiata, immutabilmente, viene raggiunto un compromesso. Il debitore riceve un altro prestito (e sono tre), non solo per pagare gli…

Continua ...



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martedì 1 marzo 2005 - ore 17:51


COCA cola!!!!!!
(categoria: " Riflessioni ")


La Coca Cola mette la foglia in bottiglia
Di Luis A. Gomez* - tratto da “CARTA” 24 febbraio/2 marzo 2005

La Commissione nazionale per lo sviluppo e la vita senza droghe del Perù sostiene che Coca Cola compra migliaia di tonnellate di foglie di coca in Perù e Bolivia.

Questa volta non si tratta dei cocaleros peruviani. Si tratta invece dello zar antidroga del Perù, Nils Ericsson, presidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e la vita senza droghe [Devida]. Quest'uomo, che giura che il narcotraffico è “il braccio finanziario del terrorismo” parla spesso a vanvera, ma ogni tanto dice qualcosa d'interessante. Come per esempio quando conferma che la Coca Cola compra foglie di coca in Perù e Bolivia. La storia merita un po' di approfondimento.
Fra le altre cose, Ericsson sostiene di non sapere quanti ettari siano coltivati a coca in Perù e quanti ne siano stati eradicati, ma ultimamente ha deciso di scontrarsi con alcune aziende che producono bevande, e perfino con l'Empresa nacional de coca [Enaco] peruviana, sulla questione dell'industrializzazione della foglia millenaria. Prima si è detto contrario all'industrializzazione, poi ha detto “forse”, e infine ha detto «sì». In meno di due mesi, si è contraddetto diverse volte, fino ad arrivare al punto di dover fare un comunicato ufficiale sul sito web di Devida per negare appunto di essere contrario allo sfruttamento industriale della coca.
Per contraddire questa affermazione, basta ricordare che da poco più di un anno sono comparse in Perù due nuove marche di bevande, Vortex coca energy drink e K-Drink. Sono prodotte da aziende peruviane, sconosciute sia in Perù che altrove, e sono entrambe a base di coca. Tutto legale. A maggio del 2004 è intervenuto l'International narcotics control board [ufficio internazionale di controllo sugli stupefacenti], che ha stabilito che le suddette bevande contenevano alcaloidi. Non è stato chiarito quali [la coca ha ben 16 differenti alcaloidi], ma poiché questa è l'istituzione incaricata di far rispettare la Convenzione di Vienna sugli stupefacenti, siglata nel 1961, Ericsson e Devida hanno cominciato a preoccuparsi.

Eliminare la concorrenza
In effetti, le bevande peruviane contenevano alcaloidi, perciò tanto la Vortex come la K-Drink hanno “ripulito” le proprie formule per eliminarli. Stranamente però Ericsson ne ha deciso ugualmente la sospensione delle vendite. Un fatto piuttosto singolare, visto che era stato proprio lui a negoziare la licenza di una delle due aziende.
Secondo Ricardo Vega Llona, predecessore di Ericsson al comando di Devida, “tutto sembra molto strano e poco ragionevole, a meno che non ci sia dietro una pressione politica, qualcosa del tipo “andiamo a cercare tutto ciò che ha a che fare con la coca e cancelliamolo”. Clara Cogorno, amministratrice delegata della Amadeus corporation, produttrice di Vortex, aggiunge: «Se spariscono le imprese che lavorano legalmente la foglia di coca, i cocaleros non avranno a chi appoggiarsi per evitare la distruzione delle loro coltivazioni». Oltre che essere d'accordo con Vega, Cogorno ha aggiunto che si tratta di un pretesto per far rispettare la politica antidroga degli Stati uniti. La disputa sulle bevande potrebbe arrivare in tribunale, perché le due aziende non hanno alcuna intenzione di mollare.
Il 10 dicembre Ericsson ha pubblicato un editoriale sul quotidiano El Comercio con un titolo suggestivo: “Teorie e bugie sulla foglia di coca”. Nel testo utilizza le parole coca e cocaina come sinonimi, poi afferma che nessun paese comprerebbe prodotti contenenti cocaina”, e che dunque «nessuna industria simile risulterebbe sostenibile e con un futuro economico». «Per l'elaborazione di altri prodotti”, aggiunge, «oltre alla questione della qualità, c'è il fatto che la foglia di coca costa immensamente cara». Probabilmente Ericsson si riferiva al fatto che, con l'aumento delle eradicazioni della coca, il prezzo è salito enormemente. Ma evidentemente il signor Ericsson non conosce le regole della domanda e dell'offerta [se la produzione aumenta, il prezzo cala] oppure, come dicevano Vega e Cogorno, c'è dell'altro?

Il 26 gennaio del 2005 dovrebbe essere una data da ricordare. Quel giorno, infatti, la Devida ha lanciato un comunicato in dieci punti per chiarire la posizione ufficiale sulla questione dello sfruttamento industriale della coca. Al punto 5, nel paragrafo finale, si dice: «La Coca Cola, azienda riconosciuta a livello mondiale per la produzione di bevande gassate, compra dal Perù 115 mila tonnellate di foglia di coca ogni anno e dalla Bolivia 105 mila tonnellate, con le quali produce, senza alcaloidi, 500 milioni di bottiglie al giorno» Avete letto bene. La Coca Cola compra foglie di coca, lo dice il governo peruviano. E questo giochetto le ha fruttato 13 miliardi di dollari di ricavi lordi nello scorso anno. Eppure, nel dicembre del 2002 la rappresentante messicana della multinazionale, Adriana Valladares, aveva detto che “Coca Cola non compra foglie di coca”.

«Non usiamo foglie di coca»
E il 17 dicembre 2002 la portavoce della Coca Cola, Karyn Dest, consultata dal quotidiano messicano El Universal, diceva che «l'impresa non usa cocaina, non è mai stata parte dei nostri ingredienti». Cocaina no, ma foglie di coca sì, secondo il governo del Perù. Se ne potrebbe concludere che la logica dell'eradicazione della coca in Perù abbia dei parametri particolari. Perché se, come sembra, si tratta di eliminare la «coca illegale» e restringere il suo sfruttamento industriale ai prodotti che non contengono alcaloidi [rispettando la Convenzione di Vienna], viene permessa solo la coltivazione per usi tradizionali e quella necessaria a garantire alla Coca Cola il monopolio della produzione delle bevande. E il prezzo proibitivo di cui parla Ericsson? Serve forse a fare sì che solo Coca Cola possa comprare coca ?
Nella cosiddetta «guerra contro le droghe» si dimostra ancora una volta che, tra bugie e mezze verità, c'è molto denaro in ballo. I cocaleros peruviani, che fino ad ora non ne hanno ricavato che morte e repressione, hanno dichiarato "patrimonio culturale" la foglia di coca nella regione di Huánuco.

Bushito, atto secondo
Grandi manovre per garantire un secondo mandato al presidente Alvaro Uribe. Il 30 novembre il Congresso colombiano ha approvato un progetto di legge che consentirebbe la defezione di «Bushito», piccolo Bush, come viene chiamato confidenzialmente il presidente che fa da trincea all'espandersi di governi «fuori controllo» Usa in Sudamerica. Il Plan Colombia, nato come guerra «al narcotraffico» e cambiato in corso d'opera nella più attuale lotta al terrorismo, può finanziare la rielezione di Uribe. L’ambasciatore Usa a Bogotà William Wood ha detto: «Le Farc hanno 40 anni, il mandato presidenziale è di soli 4. Il popolo colombiano ricordi che la tattica delle Farc, di fronte a presidenti fermi e popolari come Uribe, è stata sempre di attenderne la scadenza dei mandato».

* Luis Gómez l’autore di questo articolo, Luis Gómez, è un giornalista boliviano. Scrive corrispondenze peri il quotidiano messicano la Jornada da La Paz ed è una delle firme più autorevoli di Narco News, una rete di reporter di «giornalismo autentico» che si occupa principalmente di «guerra alla droga e democrazia in America latina». Tra i collaboratori dei Narco News Bulletin c'era anche GaryWebb, il giornalista californiano che aveva vinto il Premio Pulitzer per un'inchiesta sui traffici di cocaina della Cia. Luis Gémez, che è da tempo un amico ed estimatore di Carta, ha recentemente scritto il miglior libro uscito in Bolivia sulla «guerra dei gas» a El Alto, la città satellite di La Paz. L’articolo che ci ha inviato è uscito su The Narco News Bulletin il 29 gennaio. Luis annuncia che proseguirà l'inchiesta.



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giovedì 17 febbraio 2005 - ore 17:49


My life
(categoria: " Vita Quotidiana ")


GRAZIE a tutti per gli auguri:
Bocio ci vedremo al più presto vecio!!!


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martedì 25 gennaio 2005 - ore 17:54


HELP
(categoria: " Riflessioni ")


Una bimba di tre anni è ricoverata al regina margherita di Torino in attesa di trapianto di cuore: purtroppo, ieri pomeriggio la situazione si è aggravata ulteriormente e serve urgentemente sangue del gruppo 0 negativo.La bambina sta consumando una sacca di sangue all'ora e al momento sono stati trovati solo venti donatori. il regina margherita già ieri sera ha lanciato l'allarme della scarsità di sangue, per cui si è deciso di trasmettere l'appello anche attraverso Radio flash(FM 97.6).Se siete del gruppo zero negativo, la bambina si chiama Giulia.il telefono dell?avis è: 011613341 oppure 800-265508 Fate girare per cortesia: abbiamo bisogno di molti donatori. Grazie

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giovedì 6 gennaio 2005 - ore 15:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il Fanatismo stà alla superstizione
come il delirio stà alla febbre
e il furore alla collera.
Chi ha estasi o visioni,
chi prende i sogni e le fantasie
per profezie e un entusiasta:
Chi sostiene la propria follia
col delitto e un fanatico.......
Le leggi e le religioni non bastano
contro la peste degli animi:
La religione lungi da essere per loro
un alimento naturale,
si trasformerà in un veleno,
nei cervelli infetti


Voltaire

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