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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

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C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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sabato 3 aprile 2004 - ore 11:24
c'era una volta una principessa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’era una volta questa principessa. A lei piaceva un sacco l’amore. Più di quello fisico le piaceva innamorarsi, e lo faceva sempre con tutto il sentimento, lo faceva con rispetto, con convinzione. Però sbagliava sempre l’oggetto di tanto amore. Succedeva che si innamorava di uomini che non poteva avere, mai. E li amava uno per uno, sognandoli, aspettandoli, non chiedeva nulla in cambio, solo un po’ di amore anche per lei. Ma non andavano mai bene, non era mai il principe che lei voleva. Uno viveva in un regno troppo lontano, sulle rive di un altro mare, e bisognava camminare mille giorni e mille notti, e poi altri cento e poi altri mille, ed era così lontano che li la parola amore si diceva in un’altra lingua. Un altro era un orgoglioso cavaliere che non intendeva rinunciare ai suoi tornei per lei, lui voleva girare il mondo combattendo, e non amando. Un altro era ricco e potente, e non voleva dividere le sue ricchezze e il suo cuore con nessuno perché non credeva nell’amore. Un altro aveva già una regina, e non poteva dare alla principessa l’amore che lei voleva. Un altro ancora non credeva che lei fosse una principessa, e passava le sue giornate con dame e scudieri, e no vedeva che poteva ricevere di più da un sorriso della principessa che da mille storielle di mille giullari. Gli altri erano dolci i divertenti, ma si innamoravano solo delle altre principesse. E lei era sempre sola, con la sola compagnia del suo fidato paggio.
La principessa aveva smesso di amare tutti questi prodi cavalieri e nobili, ma non di pensare a loro. Ognuno di loro era un insegnamento chiuso in un cassetto della sua mente. Ognuno di loro era un ricordo e alla principessa i ricordi piacevano quasi quanto la realtà. A volte perfino di più. I ricordi si possono anche trasformare, li si può modificare e adattarli. Così il cavaliere che preferiva i tornei diventava nella testa della principessa un animaletto selvatico, e se fosse tornato mai e poi mai lei lo avrebbe odiato, lo avrebbe curato, lo avrebbe cibato, scaldato, ma senza amore, solo con l’amicizia, con affetto, con un sentimento che cresce quando un amore non nasce e già muore. Il principe che abitava troppo lontano diventava un gabbiano e nei pensieri della principessa volava da lei a portare notizie di festa, e lei non lo avrebbe mai cacciato anche se era stato lui a volare via la prima volta. Lei lo aspettava, gli voleva bene. Perché per la principessa ogni persona che era stata importante per lei lo rimaneva sempre. Ogni persona che le aveva regalato un’emozione, per la principessa rimaneva quell’emozione. La principessa piangeva tanto. Ogni volta che buttava via un sentimento, anche se non lo aveva confessato, anche se non lo aveva vissuto con nessuno. Era un sentimento finito, e faceva male, bisognava chiuderlo da qualche parte. E lei faceva diventare importante ogni sentimento se lo aveva vissuto col cuore. Anche se poi, quando tanti anni passavano, non si ricordava più perché era stato importante. Ma sapeva che lo era stato, e a lei bastava.
La principessa un giorno di innamorò di un principe di un regno lontano e bellissimo: questo principe sembrava quello giusto. Suonava l’arpa con la delicatezza di mille ninfe, cantava con la voce del più dolce del bosco, leggeva e imparava senza smettere mai, e leggeva e imparava per conoscere il mondo. La principessa aveva deciso che se lui fosse stato davvero quello giusto, lei avrebbe lasciato il castello dei suoi genitori e avrebbe raggiunto lui, che ormai rappresentava la felicità. La principessa si era innamorata del principe, ma non glielo voleva dire, credeva che si sarebbe rotto l’incanto se gliene avesse parlato. Dopo aver parlato con il suo fidato paggio la principessa decise di spedire una lettera al principe lontano, gli scrisse belle parole, e chiese al paggio di portarla. La risposta del principe fu pressoché immediata, una risposta breve e concisa. Ma la principessa vedeva l’amore dove lo voleva vedere, e metteva l’amore sopra ogni cosa anche se non sarebbe mai diventato amore. Il paggio le diceva sempre di non illudersi, che i principi azzurri si nascondono, e sono pochissimi. Ma lei lo voleva, diceva che le spettava, che doveva esserci e doveva arrivare. E senza cercarlo, lei lo trovava, lo scovava nascosto sotto un albero a rinfrescarsi all’ombra delle fronde. E lo amava, lo amava davvero, aspettava di amarlo totalmente, aspettava che lui si rivelasse azzurro. Lo trovava, lei, ma non era mai il suo. Era sempre il principe di qualcun'altra. O di nessuna, ma nemmeno suo. E quel principe che suonava e leggeva non era il suo principe. La principessa pianse, il paggio le porse la propria sciarpa di seta per asciugare le lacrime e le disse: “un giorno arriverà, non pianga di nuovo principessa.. la vedo sempre piangere.”
E allora cosa fece lei? Si tolse l’amore. Se lo tolse di doso. Aveva imparato a smettere di innamorarsi. Togliere l’amore da una persona. E giurò di non metterlo più alla portata di quei principi cinici e mercenari, insensibili o poco colti. Lo giurò, e lo fece con il cuore in mano. E mentre lo diceva sapeva. E sapeva che qualcun altro sapeva.
E il paggio lo sapeva, lui sapeva sempre. Le disse allora “principessa, lei si innamorerà di nuovo e piangerà di nuovo, e io la sentirò di nuovo decantare bellezze inesistenti, paesi inventati e crudeltà che non merita. Non pianga mai più principessa.. lo faccia per se stessa, non per me, lo faccia perché il suo viso ha conosciuto lacrime inutili che non ho la forza di ricordare né di narrare ad alcuno. Lo faccia perché non si piange per un amore che non c’è.”
La principessa amava il principe che cantava, lo amava perché lui sembrava capace di dare amore come lo avrebbe voluto lei. Ma lo sapeva dentro di lei, la principessa, che non sarebbe stato nemmeno lui il principe azzurro. Ma lo amava. E aspettava. Se sarà lui qualcosa succederà. E aspettava, seduta sotto un glicine, con il suo libro in grembo. Provando nostalgia di qualcosa che non avrebbe mai avuto.
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venerdì 2 aprile 2004 - ore 10:15
ste suffragette
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Undici persone si trovavano appese alla corda di un elicottero: erano dieci uomini e una donna. Dal momento che la corda non era sufficientemente resistente per sostenere tutte e undici le persone, decisero che uno doveva lasciarsi cadere nel vuoto altrimenti sarebbero morti tutti. Non riuscivano a mettersi d'accordo su chi dovesse compiere il gesto fino a quando la donna non tenne un commovente discorso dicendo che sarebbe stata lei a lasciare volontariamente la corda dal momento che le donne sono abituate rinunciare a tutto per i loro figli e i loro uomini, regalare tutto agli uomini senza ricevere nulla in cambio..
Appena finì di parlare, tutti gli uomini iniziarono a battere le mani... Non sottovalutate mai il potere di una donna...sono le barzellette da suffragette, ma mi piacciono lo stesso ogni tanto.. si ridacchia, si fa un po' di ironia sull'uomo.. cose banali, già visto, già fatto..
..ste suffragette..
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giovedì 1 aprile 2004 - ore 20:32
pensare fa bene - pensare fa male
(categoria: " Pensieri ")
ma allora fa bene o male? chi pensa tanto capisce troppe cose e poi ci resta male perchè metà delle cose qui intorno fanno schifo. chi pensa poco se ne sta tranquillo nella sua ingenuità e sente meno male perchè le cose schifose intorno non le capisce, o non le vuole capire o fa finta di non capire per non stare male.
poi c'è chi pensa troppo (ecchime!!) che sta male più di quelli che pensano tanto perchè si prende anche i pensieri vaganti inespressi ed eterei dei non pensanti..
solo che per chi pensa troppo c'è una differente adozione di termini..
..le chiamano seghe mentali..
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giovedì 1 aprile 2004 - ore 10:49
pesce d'aprile
(categoria: " Accadde Domani ")

Trattare a pesci in faccia.
L'ospite è come il pesce: dopo 3 giorni puzza.
Chi dorme non piglia pesci.
Meglio un gamberetto oggi che un salmone domani.
Chi va col pesce impara a nuotare.
Quando il gatto non c'è i pesci ballano.
Straziami ma di pesci saziami.
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mercoledì 31 marzo 2004 - ore 20:23
sport una mazza..
(categoria: " Sport ")
..sono ubriaca..
..ed è giusto così..
..anche secondo me!!!
..viva lo spritz e viva ciano che offre!!!
correzione delle 00.44: compleanno di iccri - prosecco e pinot, come se non avessi bevuto abbastanza prima.. credo che per almeno tre giorni starò senza vino!

ma come si fa a dire di no? quando uno compie gli anni bisogna brindare e fare un po' di festa.. se no che amici del ca**o siamo?eh!!!

viva el vin!!!
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mercoledì 31 marzo 2004 - ore 10:46
auguri luca!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ieri era il compleanno di lu, e siamo andati al Bassanello a bere un paio di cose insieme. con miche, davide splendidamente davide, macio, laura, pablo, marta, teo, silvia, ginobili e
la mia fede..
insomma, compleanno di lu e si beve un paio di robe insieme. poi i regali. e li ero più contenta di lui!! io e miche gli abbiamo regalato un cofanetto con 3 divudì di
Carlo Verdone.
spieghiamo: la prima volta che sono andata a Padova da lu gli ho chiesto di vedere la feltrinelli, il mio ambiente tipo, il mio rifugio bolognese. volevo vedere la feltrinelli patavina. due anni fa credo, si era il 2002. e lui si è bloccato davanti a una biografia di Verdone, e non se ne veniva via, e mi parlava di quanto gli piacesse e via dicendo..
sono questi i regali che piacciono a tutti. a chi li fa perchè sai che sono perfetti. a chi li riceve perchè sono perfetti. quando l'ho trovato al negozio questo cofanetto, ho chiamato miche, e lui mi ha dato altra spiegazione, ma concordante ed esatta: luca dovrebbe essere felice che qualcuno lo conosce così bene come me e miche (ps-miche mi deve ancora i soldi del regalo).
adoro fare regali perfetti. adoro un calendario con le nostre foto da felici, adoro le ciabatte con le stelle, adoro il profumo che volevo da una vita, adoro gli orecchini a fiori, adoro un salvagente di barbie, adoro le sedute di massaggi, adoro le piante grasse, adoro le borse colorate, adoro una patata nel pacchetto, adoro il biglietto fatto a mano, adoro sapere esattamente cosa vogliono. sono un piccolo babbo natale.
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martedì 30 marzo 2004 - ore 14:02
bambini 4ever
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Al Duomo stamattina ad aspettare la Arianna stranamente in ritardo. Destino. Sono li che mi guardo in giro e penso ai cavoli miei quando una, no due, no addirittura tre scolaresche mi passano davanti. L’invasione degli ultracorpi. Bambini delle elementari, ululanti, sbraitanti, in libera uscita, senza opprimenti grembiulini e senza zaini colossali sulle spalle. E li succede che mi incanto e li seguo. Una bambina, coi capelli lunghi come li avevo io alla sua età, lunghi dal sedere dicevo, questa bambina cammina sul porfido del piazzale con un piede dietro l’altro, sorridente, e inizia: io uomo, voce del verbo UOMARE. Sbalordita e sconvolta torno indietro di almeno 13 anni. Lo facevo sempre anch’io da piccola! Cercavo i verbi dei sostantivi, e mi divertivo un sacco! Da paura!! Sono stata un attimo imbambolata a guardarla, sono quelle cose che ti vengono in mente solo quando ti ci trovi davanti e hai quel brivido sulle braccia e sulle gambe e sulla schiena che, inspirando forte dici: era bello da piccoli.
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domenica 28 marzo 2004 - ore 20:38
vacanze romane..
(categoria: " Viaggi ")
Non potevo non vedere la capitale. Non potevo, la studio da anni, storia romana, medievale, contemporanea, barocco, papi, imperatori, letteratura.. ma vederla, trovarsi con Roma, non Conscio, dico Roma davanti agli occhi, li ti rendi conto che studiare vale fin la. Pensavo allora. I romani, secondo me i romani non se ne accorgono nemmeno, sono talmente abituati ad attraversare piazza Venezia con la macchina a manetta che non lo vedono neppure l’altare della patria. E si fanno via dei fori imperiali senza rendersene conto che davanti a loro, di giorno, di sera, da sempre, c’è il Colosseo che i giappi se lo vengono a fotografare dalla terra del sol levante. E scendono da piazza di Spagna così, perché devono attraversare, e non come me, e cioè ancheggiando e atteggiandomi da modella, col culo a bauletto a destra e a manca, con maury e gabri sotto che mi riprendono con la telecamera e fanno foto. Bella Roma, ancora più bella per il contrasto con il nostro albergo, l’unico d’Italia senza insegna. Di fianco al portone della polizia cittadina. Un portone di legno vecchio, ascensore fantozziano, muri cadenti e scrostati, una targa sull’uscio con scritto <i>stargate</i> (credevo di entrare in un’altra dimensione) e facce nuove ogni mattina e ogni sera alla hall. L’ingresso dell’albergo, che ho erroneamente chiamato hall, consisteva di forse 3 metri quadrati stracolmi di divanetti e tavolini, con la nostra camera prima del banco della reception. Bella storia. Sette camere, numerate pari: 2 4 6 8 10 12 14. Senza motivo, magari solo per avere numeri più grandi.
Quindi un saluto speciale, un grazie, un vaffa o un bacio a scelta a:
- la metropolitana della capitale, che si è chiusa dietro di me lasciando fuori la mia borsa e irrorando di allegria un intero vagone nonché i sorridenti passeggeri della fermata successiva che vedevano la mia borsa a fiori galleggiare nei tunnel sotterranei
- i tram della capitale, che a causa mia hanno ritardato il loro programma e hanno avuto la decenza di non investirmi quando stanca morta mi trascinavo sui loro binari intralciando il loro cammino nella lunga strada verso casa
- la nokia, che non avendo reso i telefoni impermeabili, mi costringe a comprarne uno nuovo dato che il mio era nella borsa fuori dalla metro ed è semplicemente annegato
- la kodak che a differenza della nokia fa le macchinette usa e getta impermeabili e ho salvato le foto del primo giorno, dato che la macchinetta viaggiava in borsa insieme al telefonino
- le suore di Roma, un milione e mezzo di suore.. e non sapevo più a chi darle per cui me le sono tenute io
- le americane in sandali e minigonna in piazza dei fiori con 2 gradi sopra lo zero
- la chiromante vicino piazza Navona che mi ha letto la mano per SOLI 10 euro, ma era tanto che lo volevo fare
- il maggiolina, quello che le ha prese e gli iron gates
- il ragazzo dell’hotel farini e i suoi amici che hanno reso indimenticabile il nostro soggiorno con una serata di sole risate
- la canadese bionda che si scanociava i miei amici e li ha lasciati a sbavare come due pervertiti a suon di sorrisetti
- l’anagrafe
- ibam forte via sacra
- i romani che sono semplicemente meravigliosi con quel loro gesticolare forsennato e quel modo di parlare che mi manda fuori di testa
- quelli che hanno fatto 3 ore di coda per salire sul cupolone, ma figurati se su 3 giorni che ho lo faccio pure io
- il poliziotto che ci ha inviati al museo guzzi
- la pioggia che ogni tanto gli girava e se ne arrivava a rompere i cocci
- il sole che le poche volte che c’era mi rendeva impossibile fare le foto in controluce
- il vento, l’aria fredda e il relativo squaraus che ci verrà a tutti e tre
- le manifestazioni perché non c’è Roma senza la sua manifestazione e/o corteo quotidiano
- <b>carlo</b> che guida da pazzi ma benissimo, che ci ha fatto fare il giro di tutta Roma in macchina, e anche se ero in macchina mi sentivo tanto in “vacanze romane”..
- il vecchietto del ristorante “ai santi” che ha fatto i conti a mano e ha scoperto con noi di avere la macchinetta del bancomat dietro la cassa
- <b>iccri</b> il cassaintegrato Fiat sosia di Fernandel che russa da morire
- <b>maury</b> che porterà per alcuni giorni i segni della convivenza forzata, e cioè i lividi del mio forte pugno sul braccio
Concludo con la frase che ha segnato le nostre vite per sempre: <b>“e chi tte se incula!!??”</b>
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mercoledì 24 marzo 2004 - ore 22:35
domani parto
(categoria: " Accadde Domani ")
domani vado a roma con maury e iccri. speriamo bene! mi ha appena scritto iccri che li nevica!! miseriaccia!!
ma tendenzialmente, dico in base alle mie scarse conoscenze geografiche e meteorologiche - non era diversa la storia? della serie che al sud fa più caldo che al nord? a me pareva così..
bah.. me sarò sbajada..
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mercoledì 24 marzo 2004 - ore 13:26
documenti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
giretto in centro con luca e manuel.
si torna alla macchina felici e contenti con due biglietti in tasca.
siamo davanti al duomo con due biglietti in tasca felici e contenti. noi, non i biglietti.
insomma, camminiamo felici e contenti in centro, tre ragazzi normali, mercoledì mattina in centro felici e contenti.
ci accosta la macchina della polizia:
documenti.balba..

un normale controllo ha detto. ma perchè noi? noi tre? abbiamo la faccia da loschi? da maniaci? da ladri? da teppisti? da stranieri senza permesso?
mi sto chiedendo se nelle macchine della polizia ci sia una telecamera. in tal caso voglio la registrazione della mia faccia nel preciso istante in cui quello ha accostato, ha abbassato il finestrino e mi ha guardato negli occhi così:
documenti.
..se mi mettono dentro venite a portarmi le naranse??
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