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ci ho un talento che lévati
spero di non diventare del tutto pompiere
quando muoio, desidererei donare i miei testicoli all’Opificio delle Pietre Dure
mi reincarnerò in un maiale da tartufi
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lunedì 15 novembre 2004 - ore 23:20
Asimoviana
(categoria: " Riflessioni ")
Asimov raccontava, in "cosa importa ad un'ape", la storia di una creatura extraterrestre antropomorfa che attraversava i secoli, stimolando la razza umana a svilupparsi in modo tale da permettergli, una volta che il progresso fosse avanzato in modo sufficiente, di intraprendere il viaggio per le stelle che lo avrebbe riportato a casa.
Così, del tutto inconsciamente, questo individuo aveva avuto una parte in tutti i grandi momenti del pensiero scientifico, dalla mela di Newton alla scoperta del DNA.
"Cosa importa ad un'ape del fiore che ha fecondato, dopo che da esso si è staccata nel suo volo?"
Asimov affermava, nei commenti ai suoi racconti che facevano parte dei suoi libri, come "cosa importa ad un'ape" gli facesse tornare in mente tutte le persone che aveva conosciuto e frequentato delle quali non sapeva più nulla da tanto tempo.
Siamo un po' fiori, e un po' api.
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sabato 13 novembre 2004 - ore 15:51
Rugby again
(categoria: " Sport ")
Come preannunciato, ad una settimana di distanza dal Canada, è arrivata la Nuova Zelanda.
Dopo 8 minuti si era già 21 a 0 per loro.
Ho spento dopo la mezz'ora. Detesto le "mattanze", nello sport.
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sabato 13 novembre 2004 - ore 15:48
Vetrine
(categoria: " Amore & Eros ")
Fino a qualche giorno fa (ma forse c'é ancora), nella vetrina di un negozio storico di Selciato San Nicolò, era esposta una divisa da cameriera, grigia, con tanto di grembiule.
A parte la reminiscenza - per la verità neppur lontana - di Jennifer Lopez, devo dire che l'immagine m'ha intrigato.
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giovedì 11 novembre 2004 - ore 15:24
Passioni e desideri
(categoria: " Amore & Eros ")
Vorrei capire se e vero che i desideri e le passioni le abbiamo tutte dentro e quanto viviamo si limita a far da interruttore, così da accenderli e spegnerli.
Secondo questa idea, ci rendiamo conto tutto d'un tratto che ci piace questo o quello. Non scegliamo: ci rendiamo conto.
Se mi capita di scoprire qualcosa di nuovo, la sensazione che ne deriva è simile a quella procurata dall'aprirsi di qualcosa nel cuore, una sorta di disvelamento di qualcosa che già c'é.
Eppure questo rassicurante tumulto non mi piace, perché non voglio rassegnarmi al già scritto, al predestinato.
Come trovare i semi di una novità che sia nuova per davvero?
Avrei voluto studiare meglio filosofia. Mi fermo a Socrate e Platone.
Troverò qualcuno capace di spiegarmi Aristotele, prima o poi...
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mercoledì 10 novembre 2004 - ore 22:05
La Famiglia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non possiamo prescindere dalle nostre radici.
Al limite si possono tagliare, ma non possiamo ignorarle.
Sono nato in campagna. Posso prescindere da questo? No.
Ho un fratello maggiore. Posso fare finta che non ci sia? Impossibile!
Siamo strani alberi. Quelle che dovrebbero essere il nostro supporto spesso le sentiamo come il più pesante dei fardelli.
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sabato 6 novembre 2004 - ore 17:54
Rugby
(categoria: " Riflessioni ")
Reduce dall'aver seguito in TV il test match Italia - Canada (abbiamo dominato), mi sono venute in mente le domeniche pomeriggio in cui andavo con mio fratello a vedere gli ultimi minuti delle partite del Petrarca, dopo che avevano aperto i cancelli al "Tre Pini".
Erano i primi anni '70 e giocava ancora Pardies.
Pur vivendo in centro a Padova, non ho mai giocato a rugby, ma mi sarebbe piaciuto almeno provare, non fosse altro per gli amici che, invece, ci giocavano e mi raccontavano quanto la cosa li divertisse.
Recentemente ho messo il naso dentro al cancello dell'Antonianum (lo sapete? E' citato nel film "Le invasioni barbariche") e ci ho visto dentro una grande desolazione.
Non sto qui a farci chissà quale ragionamento. Non conosco i motivi. So solo che era un gran bel posto per praticare lo sport e per aggregare i ragazzi e non solo.
Padova è un po' più povera, senza.
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giovedì 4 novembre 2004 - ore 22:03
Ulisse
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La maestra di mio figlio ha dato la consegna di recuperare dalla memoria dei componenti della famiglia qualche passo di Dante.
Me ne sono venuti in mente molti.
Questo su tutti:
"considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza"
Invecchiando divento sempre più simile a mio nonno e mi commuovo facilmente.
Anche in questo caso è successo.
Concludendo, mi sono reso conto una volta di più del geniaccio dell'Alighieri, che riesce a colpirci emotivamente dicendo delle cose alte, eticamente per nulla banali.
Ringrazio la professoressa che mi ha fatto imparare a memoria tutte le terzine da
"lo maggior corno della fiamma antica"
a
"finché 'l mar fu sopra a noi richiuso".
Basta, ché mi commuovo di nuovo.
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martedì 2 novembre 2004 - ore 22:44
Fede e Vespa
(categoria: " Riflessioni ")
Da Vespa ieri sera c'erano un bel po' di persone che dissertavano di Fede e conversione.
Come al solito, ho retto poco alla trasmissione che in sé non mi piace.
Mi trovo sempre i difficoltà nell'assistere a spettacoli del genere.
Da un lato ho simpatia per chi la fede dice di averla, magari di viverla pure con fatica.
Dall'altro non mi piace chi si dedica a magnificare scelte e convinzioni per lavoro (i preti da tv su tutti) o per militanza.
C'era Roberto Vacca - bella la sua definizione di "gentile", che
pure già conoscevo.
C'era la suora di clausura.
C'era il prete ex-carabiniere.
C'era Claudia Koll.
C'era l'imam musulmano.
C'era il monsignore.
Vorrei tornare a quelle trasmissioni tv dove non si vuole mettere a confronto le cose mettendone in piazza il più possibile. Ho bisogno di capire le cose: così colgo solo che ci sono persone che amano discutere tra di loro!
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martedì 2 novembre 2004 - ore 22:23
Ancora USA
(categoria: " Pensieri ")
Ho parlato con gente che sta negli States. Mi hanno detto che la tendenza dell'elettorato moderato è quella di confermare Bush (per la serie: meglio non cambiare così bruscamente una amministrazione).
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domenica 31 ottobre 2004 - ore 11:37
Affidabilità
(categoria: " Scienza e Tecnica ")
Capita di trovarsi a parlare di automobili: qual è la migliore, questa mi piacerebbe, quest'altra no, questa fa un servizio migliore, quest'altra...
Alla fine invariabilmente si finisce sul personale. Quello che viene sempre sfottuto viene preso in giro anche per l'auto che possiede. Se l'auto è riconosciuta come "a posto", se ne critica il colore, oppure si arriva ad avere qualcosa da ridire sul concessionario che l'ha venduta.
Fino a quando non verranno a cadere questi cascami culturali, l'automobile continuerà ad avere immeritatamente significati per le nostre vite.
In realtà mi basterebbe che si arrivasse ad un livello di tranquillità intellettuale almeno pari a quello degli americani che arrivano ad acquistare un'auto senza conoscerne la cilindrata.
Recentemente è diventato di moda parlare di affidabilità.
A me, che tratto questo argomento per lavoro, la cosa è sembrata un bel progresso.
Ma, come spesso succede quando un concetto è nuovo, se ne abusa nel parlare comune, attribuendo significati non pertinenti.
Dato che qualcosa da insegnare ce l'ho, vediamo un po' cosa è questa affidabilità.
Per non andare sul difficile, si può dire che un oggetto che ha una sua funzione specifica è tanto più affidabile tanto più garantisce l'espletamento della funzione cui è preposto.
Ad esempio, se acquisto una automobile per andare a lavorare tutti i giorni, questa sarà affidabile al 100% se non mi lascerà mai a piedi fino a quando non si romperà a causa dell'usura, come vedremo più avanti.
Supponiamo quindi di acquistare un'automobile per andare tutti i giorni a lavorare. Utilizzandola, io consumo delle cose.
Carburante, lubrificante e pneumatici si consumano perché l'automobile è stata progettata per compiere alcune funzioni di trasporto a scapito del consumo di benzina, olio e gomma.
Con il passare degli anni, però, anche l'auto si consuma, questo consumo si chiama usura.
Alcune sue parti si usurano di più, perciò porto l'auto a fare i tagliandi periodici perché queste parti vengano sostituite. Significa che l'auto è stata progettata per usurare in modo deciso alcune sue parti (ad esempio: le pastiglie dei freni).
Un'auto da portare spesso a fare i tagliandi non è meno "affidabile" di una con minori esigenze manutentive.
Sarebbe comunque opportuno che le case costruttrici indicassero il costo di un tagliando medio. Recentemente sono nate polemiche per via dei costi dei tagliandi di alcuni modelli. Mi piacerebbe che nel futuro i tagliandi programmati fossero venduti assieme all'automobile.
Dopo un certo numero di kilometri, numero sempre più spesso dichiarato dalle case stesse, l'auto comincia ad essere alla fine della sua vita. Questo significa che le sue parti importanti (motore, carrozzeria), sono con tutta probabilità tanto usurate da non poter più garantire l'espletamento delle sue funzionalità, ovvero, la sua affidabilità sta per decadere.
Questo non mi impedirà di guidare la macchina cui mi sono affezionato, durante i week-end. Magari, dopo trent'anni, l'auto la porterò a fare le sfilate dei modelli storici, sempre se avrò la passione per queste cose.
Penso si sia, quindi, capito che l'affidabilità non ha nulla a che vedere con la durata.
L'affidabilità di una astronave deve essere elevatissima, altrimenti gli astronauti ci lasciano le penne. Di contro si può usurare in modo rilevante e rapidissimo. I razzi "Saturno V" che lanciavano le capsule "Apollo" sulla luna erano alti decine di metri. A fine missione, tutta quella massa di metallo, carburante e ceramiche pregiate era perduta e rientrava solo la piccola capsula conica del cosiddetto "modulo di servizio". Tutto il sistema era estremamente affidabile, ma con una durata limitatissima.
Si possono fare le stesse considerazioni anche riguardo alle macchine da corsa.
Tutto questo discorso l'ho fatto per spiegare che parlare di affidabilità come valore assoluto non ha senso.
Restando alle automobili, chi ama correre veloce avrà ragione di definire affidabile un certo modello. Chi fa lunghi viaggi, un altro.
Dipende dallo scopo per cui acquistiamo gli oggetti cui poi, invariabilmente, affidiamo il compito di definirci.
Ci ritornerò su, prima o poi...
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