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Stalida
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Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti.
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martedì 22 novembre 2005
ore 09:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Non avere paura del mio silenzio Non ti voglio mai rinchiudere In una gabbia di parole Ma incontrarti ogni volta come per caso E fare un po di strada insieme Per condividere un sorso di vita Con chi ha la borraccia più piena E magari sederci sotto un albero Ai bordi di quella che chiamano realtà Sul nostro cammino verso lInfinito.
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venerdì 18 novembre 2005
ore 11:37 (categoria:
"Fotografia e arte..")
Come Liquido Amniotico
Stalida
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venerdì 18 novembre 2005
ore 11:07 (categoria:
"Pensieri")
Domani, continuerò ad essere. Ma dovrai essere molto attento per vedermi.
Sarò un fiore o una foglia. Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto. Se sarai abbastanza consapevole, mi riconoscerai, e potrai sorridermi.
Ne sarò molto felice.
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venerdì 18 novembre 2005
ore 10:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 30 settembre 2005
ore 18:02 (categoria:
"Vita Quotidiana")
„Dammi la tua mano, ti prego“ Pochi metri lo separavano ormai da quella piccola creatura dissennata che forse un tempo aveva sentito anche sua. Lei non si muoveva, non sembrava aver intenzione di cedere al richiamo. Infatti i suoi occhi non sapevano risolversi, se guardarlo o voltarsi indietro e farsi rapire dal non ritorno. Ma lui era così vicino che poteva afferrarla in un soffio. Una frazione di secondo e la sua mano si serrò attorno a quel polso sottile. Giù tra gli scogli il mare ruggiva e soffiava azzuffandosi col vento freddo di ottobre. Se in quel tardo pomeriggio ci fosse stato un sole... Comè strano che a volte tutta unesistenza, magari anche più duna possa giocarsi in un solo secondo. Quelle dita strette sulle sue ossa fecero schizzare il sangue al cervello e in un baleno lei ripercorse i giorni e i mesi. „No“, disse e sgusciò via dalla morsa. Le bastò avanzare dun passo verso la voce del mare, per precipitare giù. Allimpatto con gli scogli, il corpo picchiò con la schiena e fu scosso da un curioso singulto, poi unondata violenta la sommerse per abbatterla nuovamente sulla roccia. Se ci fosse stato il sole in quel tardo pomeriggio...la chiazza scura ed enorme che si allargava da quella testa in pezzi, avrebbe contrastato dun rosso vermiglio la schiuma bianca delle onde. La testa in pezzi: ma quando davvero, prima dallora, quella testa era andata in pezzi? Se lo chiedeva lui che ora guardava quel corpo scomparso in mare? No, non avrebbe saputo rispondersi. Perchè chi vuole morire, muore e basta, prima o poi, scegliendo il pretesto giusto al momento giusto. Perchè chi sceglie di morire conosce lo stupore della vita e vorrebbe vivere per sempre e baratta la più pulita delle schiavitù con la più sudicia delle morti. Così adesso quella testa si era spaccata davvero, per svuotarsi di tutti i pensieri che cercavano una via di fuga da quel labirinto angusto di solitudine, senza riuscirci, girovagando in un vortice continuo come i dannati di una bolgia infernale che scavavano dentro di lei un inferno sempre più profondo. Comera cominciato? Papà? Papà non cera o forse cera, non si capiva bene. Laveva abbracciata una volta da piccola, per giocare ai grandi che ballano un ballo lento. I primi pensieri glieli aveva venduti lui a prezzo scontato ma poi non era più riuscito a pilotarli, neppure con le botte. Allora aveva provato a schiacciarla come si fa con una valigia piena di indumenti in disordine che fuoriescono quà e là. A forza di pigiare, la valigia sera richiusa, ma il disordine restava pur non vedendosi. Papà le aveva insegnato a nuotare, ad arrivare al largo per poi riportarla a riva a nuoto sulle spalle, ma poi era cresciuta e lui non andava più al largo, così nessuno poteva più riportarla a riva. Papà faceva paura quando serrava i denti e le metteva i pugni sotto il mento. Faceva male quando era indifferente. E poi che altro? La solitudine di chi guarda il mondo dallorlo di un baratro, mentre gli altri da lontano salutano senza tendere la mano. Ma quel giorno lui laveva fatto. Troppo tardi, troppo dolore. Erano stati i ricordi a corroderla, perchè lo struggimento di una fiamma che si spegne oscurando sogni appena accennati, come un disegno a carboncino, è acido urticante. Lei era morta: negli occhi aveva gli occhi di un bambino e la vergogna dessere stata il suo primo dolore. Il rimorso di non aver saputo gioire. Da quel dolore doveva proteggerlo. E lui...lui che aveva cercato di strapparla via dal mare? Di quel mare serano fatti una promessa, ma entrambi sapevano ciò che sarebbe stato. Lultima gioia, quella a cui si chiede invano pietà, le si urla con la voce impastata di lacrime di non frantumare il colore degli occhi e lanima di vetro. Lui era sparito in un silenzio delirante, senza dirle „Non ti voglio“, perchè di mentire non era capace. Senza dirle „Ti voglio ancora“, perchè di mentire non aveva bisogno. Le urlava in faccia quel silenzio, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Il silenzio urlava così forte che dun sol colpo tutte le suture dogni ferita, dalla più piccola alla più profonda, erano saltate via, lasciandola a sgorgare tutta fuori dai tagli e lei non aveva saputo più raccogliersi. Aveva vinto sè stessa ed anche lui, che non aveva saputo scegliere damarla subito e pensando che domani è sempre il giorno migliore per vivere la vita, aveva scelto di rimpiangerla tra un secolo. „Buonanotte amore“, le disse piano, perchè lei potesse sentirlo e voltando le spalle a tutto quello che non aveva compreso, la lasciò per sempre.
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martedì 30 agosto 2005
ore 17:53 (categoria:
"Vita Quotidiana")
01 Giugno 2005
Skrotty & Stalida
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martedì 17 maggio 2005
ore 10:41 (categoria:
"Riflessioni")
La felicita' sarebbe impossibile se non fossimo capaci di trasformare il dolore dentro di noi.. Molti cercano la felicità al di fuori di se', ma la vera felicita' deve e puo' nascere solo dal nostro dentro.
(Thich Nhat Hahn- "Il segreto della pace")
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martedì 22 marzo 2005
ore 09:12 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Per non lasciarmi dei dubbi su di sé, mi rispose: "Quello che lei ha detto suona bene. Ma mi dica: se lei è tanto scettico, da dove prende tutta questa certezza di saper distinguere un fondale da un muro? Non ha mai dubitato che le illusioni delle quali si prende gioco siano davvero soltanto illusioni? E se si sbagliasse? E se fossero invece dei valori e lei un distruttore di valori?". E poi disse: "Un valore sminuito e un'illusione smascherata hanno gli stessi miseri corpi, si rassomigliano, e non c'è niente di più facile che confonderli".
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martedì 1 marzo 2005
ore 12:09 (categoria:
"Riflessioni")
Una leggenda del deserto narra la storia di un uomo che voleva andare in un’altra oasi, e cominciò a caricare il suo cammello. Mise su le sue coperte, i suoi utensili da cucina, i suoi vestiti - e l’animale sopportò tutto il peso. Mentre stavano per partire, l’uomo si ricordò di una stupenda piuma blu che suo padre gli aveva regalato. Egli la trovò e la mise sulla groppa del cammello. Con quella, l’animale collassò e morì. “Il mio cammello non è riuscito a sopportare il peso di una piuma,” l’uomo deve aver pensato. A volte pensiamo lo stesso degli altri - senza capire che i nostri piccoli scherzi possono essere stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso della sofferenza.
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giovedì 24 febbraio 2005
ore 13:01 (categoria:
"Pensieri")
Se non scali la montagna non potrai avere una visione chiara della pianura.
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