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Stalida
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Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti.
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mercoledì 17 dicembre 2003
ore 12:52 (categoria:
"Fotografia e arte..")
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mercoledì 17 dicembre 2003
ore 09:18 (categoria:
"Riflessioni")
Se sai...
Se sai ascoltare la terra e l'aria come il rumore della carne, una palpitazione o un soffio, scopri che tu sei più di uno. Se sai ascoltare il silenzio e ti abbandoni, in regalo, un dono arriva nella luce. Arriva l'altro e niente più ti divide: diventando l'altro diventi te. Se sai ascoltare l'amore, rinunci a dominare e tutto ti pervade. La pelle ascolta, la pelle scompare e l'io? Un senso di calma insegna il mistero e fa intuire l'arrivo di un altro vivo velato nella memoria. Ora sei uomo e sei donna; sei tuo padre e tua madre. Sei tuo figlio; sei ogni cosa che non desideri perché appagato. Sei finalmente libero, ora che sei terra, tu ora sei anche l'aria.
G.B.
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martedì 16 dicembre 2003
ore 09:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 12 dicembre 2003
ore 11:52 (categoria:
"Poesia")
Ogni giorno mi dai tanto...
quando non lo sai ed io lo sussurro al vento;
quando ci raccontiamo in un respiro
e il tempo si condensa in un botto;
quando le parole soffocano in petto
e nel cuore trovano rifugio.
I pensieri corrono lungo calme distese
accompagnati dalla luce delle stelle
e dai lampioni che il cielo appannano...
Tu che con un sol passo illumini un giorno intero.
Tu che sei dolce come il fruscio di ruscelli.
Tu che navighi nel mare della vita così
stupendamente.
Tu che rendi il mondo che guardo dalla finestra
speciale.
Grazie perché è anche grazie a te che a questo
mondo mi affaccio felice!
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venerdì 12 dicembre 2003
ore 11:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Se tracci col gesso una riga sul pavimento è altrettanto difficile che avanzare sulle più sottili delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente. Se fai finta che la fune non sia altro che un disegno fatto col gesso e l'aria intorno a te sia il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi. Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci. Non essere in guerra con te stesso così ... tutto diventa possibile, non solo camminare su una fune, ma anche VOLARE.
H.H.
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venerdì 12 dicembre 2003
ore 09:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
E CAPIRE COSA SIAMO
di V. Ramponi
E capire cosa siamo sarebbe già un bel passo avanti quando di passi indietro se ne fanno tanti e cerchi nello sguardo di una qualunque persona quel calore che solo l' amore dona. Si può stare anche da soli se si riesce ad imparare a guardarsi dentro senza la voglia di scappare, guardare e scoprire per avere poi qualcosa da offrire, non la solita anima che vaga per il mondo avvolta da un malessere profondo, ma un' anima lucente che sa di cosa è fatta e può far del bene a tanta gente non quella che non sa dare dei segni d' affetto, che se rivolti a lei non fanno alcun effetto.
Guarda negli occhi le persone che ami e ascolta i mille richiami, richiami di pace ora che l' hai ottenuta perché hai vissuto delle cose che ti hanno cresciuta, fa crescere anche gli altri con la tua esperienza e vedrai che qualcuno non potrà più viverne senza ; scoprire se stessi e poi la gioia di vivere sapere che con qualcuno tu potrai condividere la tua storia, donando il tuo cuore, ma tutto questo non avviene se dentro non hai l' amore.
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venerdì 12 dicembre 2003
ore 09:53 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 11 dicembre 2003
ore 11:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni… Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno. Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza. Dietro ogni successo c'è un'altra delusione. Fino a quando sei viva, sentiti viva. Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo. Non vivere di foto ingiallite… insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te. Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto. Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare, usa il bastone. Però non trattenerti mai
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giovedì 4 dicembre 2003
ore 09:19 (categoria:
"Accadde Domani")
Sorry
C’era una volta un sorriso che si chiamava Sorry. Non era un sorriso molto fortunato, perché era nato in un paese in cui si parlava l’inglese, da un cucciolo d’uomo italiano per cui il suo nome “Sorry” non corrispondeva per nulla a quello che lui, con la sua semplice esistenza, voleva rappresentare.
In quel paese offuscato da nebbie costanti, il suo nome significava dispiaciuto, triste, insomma tutto il contrario di quello che lui avrebbe voluto trasmettere. Non c’era verso di cambiare le cose.
Molti dei suoi fratelli vivevano una vita pienamente realizzata, sorrisi d’amore, di felicità di soddisfazione, sorrisi di tenerezza, di appagamento, di gioia.
Lui No.
Lui si sentiva, da sempre, un sorriso di serie B: veniva adoperato nei momenti di rimpianto, di compatimento, di assenza, al massimo dei massimi, nei momenti in cui necessitava dell’ironia.
Era trascorso del tempo, ormai, Sorry era diventato un sorriso anziano, dolce e un po’ sdentato, un sorriso stanco di girare per il mondo, di intervenire ogniqualvolta si rendeva necessaria la sua presenza e, unicamente, in quelle occasioni che non corrispondevano a ciò che sentiva di poter donare. Si sentiva solo, un po’ spento, e, soprattutto, si sentiva solo.
Quel giorno, si aggirava, immerso nei propri rimpianti, in una via piena di negozi, stretta e senza sole, rumorosa ed invasa da giovani sorrisi splendenti, che si rispecchiavano, l’un l’altro, in una sorta di concorso tra dentature bianchissime.
Giunto di fronte ad una antica pasticceria, dalla quale provenivano profumi allettanti di paste e ciambelle, la sua attenzione fu calamitata da una bellissima ragazza bionda, con lo sguardo acquamarina offuscato da mille pensieri e da mille ricordi.
La notò perché il suo incedere raccontava di un dolore profondo, di una profezia di assenze così evidente che gli venne subito il desiderio di seguirla per capire che cosa le stesse accadendo.
Senza farsi notare, le entrò nel cuore, approfittando di un suo respiro profondo, e li, buono buono, si accinse a scoprire il motivo di quello stato d’animo ustionante. Si inoltrarono insieme in un portone di una vecchia casa, scalarono delle scale consunte in ardesia ed entrarono in una casa impregnata di ricordi di profumi infantili, accolti dagli occhi colmi di aspettativa di una coppia di anziani coniugi, abbarbicati l’uno all’altra come due liane intrecciate.
Alla vista dei suoi genitori, così consumati dagli anni e dalle malattie da sembrare quasi delle ombre di un passato lontano, gli occhi di lei si inumidirono, il suo cuore fece un tuffo verso un tempo trascorso, mille immagini si affollarono nella sua mente, nostalgie di direttive autorevoli, di consigli solo in parte ascoltati, di dolori procurati inconsapevolmente, di risa, di cose fatte insieme, di amore vero, pulito cristallino.
Lei non doveva mostrarsi addolorata.
Sapeva da tempo che uno dei due si stava accingendo a partire per un viaggio difficile, lungo e misterioso. Sperava non avesse acquistato ancora il biglietto, che specchiandosi nella propria compagna rinvenisse le forze per rimandarlo ancora un poco. Ma sapeva anche che non dipendeva da Lui. Era difficile dire qualsiasi cosa, da un semplice ciao a un innocente come va? Difficile, tanto difficile che non le veniva in mente nulla, e restava li, a guardare il suo passato, senza riuscire ad ipotizzarne il futuro.
Sorry, lesse con attenzione nel suo cuore; vi lesse l’amore, la fragilità, il rimpianto, la tenerezza, e seppe che era giunto il momento di apparire.
Si issò su un sospiro profondo e riapparve alla luce.
Un dolcissimo sorriso di commiato.
Il Papà della giovane lo raccolse e se lo tatuò nel cuore.
Gli venne facile risponderle.
Non ci fu bisogno di parole.
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martedì 2 dicembre 2003
ore 11:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il giorno più bello...
La somma di moltissimi ieri forma il mio passato Il mio passato è composto da ricordi allegri...tristi... Alcuni sono fotografati ed ora sono cartoline dove mi vedo piccolo, dove i miei genitori continuano ad essere giovani sposi, dove la mia città sembra un'altra.
Il giorno di ieri può essere stato un bel giorno... ma non posso andare avanti guardando costantemente indietro, corro il rischio di non vedere i visi di coloro che camminano al mio fianco. Può essere che il giorno di domani sorga ancora più bello... ma non posso andare avanti guardando solo l'orizzonte, corro il rischio di non vedere il paesaggio che si apre intorno a me. Per questo preferisco il giorno di oggi. Mi piace calpestarlo con forza, godere del suo sole o rabbrividire con il suo freddo, sentire come ad ogni istante, dice: presente!!! So che è molto breve, che presto passerà, che non posso modificarlo, né saltarlo. Allo stesso modo non posso pianificare troppo il giorno di domani: è uno spazio che ancora non esiste.
Ieri fu. Domani sarà Oggi, SONO
Per ciò: OGGi, ti dico che ti amo: OGGI, ti ascolto. OGGI, ti chiedo scusa per i miei errori. OGGI, ti aiuto. OGGI, divido con te quello che ho. OGGI, mi separo da te senza tenere in serbo nessuna parola per domani. Perchè OGGI respiro, vedo, penso, sento, soffro, odoro, piango, lavoro, tocco, rido, amo... OGGI...OGGI sono vivo. Come te.
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