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Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti.
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venerdì 26 settembre 2003
ore 10:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La vita è fatta di priorità…
Trova la tua priorità più grande e vivi per quella priorità, altrimenti perderai per strada l’essenziale, inseguendo false chimere portate dal tempo.
Prendi in mano la tua vita e vivila nel profondo.
“Corri corri a perdifiato contro la corrente che trascina, infrangi la marea di chi ti porta in giù, distruggi le barriere dell’indifferenza, sorridi a chi non sa che la vita non si ferma MAI! Anche nei giorni tristi la vita è amore, anche tra le bufere la vita è amore, tutta la vita è un dono canta per lei, canta per lei…”
Così intona una canzone...
Non devi aver paura di fermarti un attimo ad aspettare… ASPETTA, prenditi il tuo tempo, il tuo tempo non è quello della fretta, della rabbia o della paura, se hai una difficoltà.. siediti, fai silenzio intorno a te e dentro di te, una dolce musica giungerà al tuo orecchio: è la CONSAPEVOLEZZA.
Quella consapevolezza che tinge i tuoi occhi di lacrime ogni volta che ne percepisci il profumo.
Notti scure a volte ti sembra di vivere… ma non perdere mai il sereno, perché se ci sono le nuvole nel tuo cuore non potrai gustarti l’alba. Riparati dalle nuvole che passano qualvolta sopra il tuo cuore ed aspetta, non aver paura di aspettare. Siediti in quell’angolino piuttosto vicino alla siepe ad aspettare, tanta gente passerà, avrai il dubbio di doverla seguire, ma tu aspetta, non aver paura di aspettare, quando sarà il momento però, ALZATI sicuro di te, senza indugio e sali in quell’autobus che aveva come capolinea... quell’angolo, piuttosto vicino alla siepe dove tu, aspettando, eri seduto.
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martedì 2 settembre 2003
ore 12:49 (categoria:
"Riflessioni")
C’era una volta un popolo senza terra ed un altro con tanta terra, c’era una volta un popolo che venne ucciso a casa sua ed un altro che uccideva in casa degli altri, c’era una volta un popolo che per farsi ascoltare doveva morire, ma possedeva la parola che sempre cammina, c’era invece un popolo che non ascoltava nessuno. C’era una volta un popolo che combatteva con le armi, un altro con la voce. C’erano una volta tanti popoli, tutti diversi. E c’era un presente che non aveva imparato nulla da questi e ne aveva fatto svanire tutto il sangue e il sudore. C’era un presente che partoriva mostri, figli malati, un presente che aveva paura e terrore dentro e che fuori appariva un gigante d’acciaio. Questo titano dai piedi d’argilla aveva paura e scappava; questo presente aveva paura di se stesso, si guardò improvvisamente allo specchio ed ebbe paura. Si sa, la paura uccide la mente e così il presente non pensò più, ma chi non pensa non è, e da allora il presente smise di essere. Così vissero tutti ignari e beati.
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lunedì 1 settembre 2003
ore 12:08 (categoria:
"Cinema")
Salve oscurità, mia vecchia amica ho ripreso a parlarti ancora perché una visione che fa dolcemente rabbrividire ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo e la visione che è stata piantata nel mio cervello ancora persiste nel suono del silenzio
Nei sogni agitati io camminavo solo attraverso strade strette e ciottolose nell'alone della luce dei lampioni sollevando il bavero contro il freddo e l'umidità quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon che attraversò la notte... e toccò il suono del silenzio
E nella luce pura vidi migliaia di persone, o forse più persone che parlavano senza emettere suoni persone che ascoltavano senza udire persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato e nessuno osava, disturbare il suono del silenzio "Stupidi" io dissi, "voi non sapete che il silenzio cresce come un cancro ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi, aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi" Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia, e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio e la gente si inchinava e pregava al Dio neon che avevano creato. e l'insegna proiettò il suo avvertimento, tra le parole che stava delineando. e l'insegna disse "le parole dei profeti sono scritte sui muri delle metropolitane e sui muri delle case popolari." E sussurrò nel suono del silenzio.
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venerdì 8 agosto 2003
ore 18:52 (categoria:
"Pensieri")
A volte, quando le anime sono piccole e in primo luogo sono piccole le cose, dobbiamo lasciarle stare nei loro momenti bui, perché vengano alla luce in quella che è la loro stagione. Ma il gesto di lasciarle a sé stesse dev'essere un gesto d'amore.
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venerdì 8 agosto 2003
ore 17:53 (categoria:
"Riflessioni")
Essere se stessi...
Un re andò nel suo giardino e trovò alcuni alberi e delle piante morenti. Diversi fiori erano già appassiti. La quercia disse che stava morendo perché non poteva essere alta come il pino. Osservando il pino il re lo trovò sofferente perché si riteneva incapace di produrre grappoli come la vite. E la vite credeva di morire perché non riusciva a fiorire come la rosa. Infine scoprì una pianta, la viola, fresca e vivace come sempre. Il re, piacevolmente sorpreso, le chiese: "Perchè tu stai così bene mentre gli altri soffrono?" La viola rispose: "Mi è sembrato scontato che quando mi hai piantato tu desiderassi una viola. Se avessi voluto una quercia, un pino o una rosa avresti piantato quelle. Allora ho pensato. Visto e considerato che non posso vivere diversamente cercherò di essere me stessa al meglio possibile".
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martedì 5 agosto 2003
ore 11:26 (categoria:
"Pensieri")
La più grande prova di coraggio è sopportare la sconfitta senza perdere il cuore.
(Robert Green Ingersoll)
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venerdì 1 agosto 2003
ore 12:28 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Reminiscenze...
Come mai ci sono nel nostro corpo così tanti retaggi, ricordi, segni di un tempo passato? Abbiamo ancora una reminiscenza caudale, i muscoli per muovere le orecchie, i muscoli piliferi (quelli che vediamo quando diciamo di avere la "pelle d'oca"). Portiamo con noi tantissime "scorie" che solo Darwin ce le potrebbe spiegare e far considerare giustamente. Certo che se Dio ci avesse fatto "ex novo" avrebbe usato ben poca fantasia e, se fatti con una sua eventuale somiglianza fisica, anche con spaventevoli limiti. Ma tra tutti questi segnali che ci riconducono agli animali che eravamo e che continuiamo ad essere, quelli più manifesti sono i caratteri sessuali: è possibile non avere trovato altro sistema che la copula animale per farci godere e riprodurre? Eppure per quello strano gioco degli opposti, proprio nella sessualità nasce la nostra trascendenza, ovvero la capacità di elevarci con un pensiero superiore. Proprio nell'atto più animale possiamo sentire il divino; possiamo trovare Dio. Infatti con l'orgasmo tocchiamo "l'altro mondo", i confini della nostra carne sono cancellati. Nell'orgasmo moriamo e nasciamo. Nel rapporto sessuale la ricerca di unità, definita erotismo, ha qualcosa di nostalgico; con il piacere sessuale sperimentiamo nel corpo un'originale origine. Riusciamo ad essere animali e uomini insieme; riusciamo a fare esperienza superiore in un atto primitivo. Il replicare, il ricordare, e ricercare di continuare questo orgasmo scandisce il tempo vitale con diverse e personalissime misurazioni. Nell'elenco degli stimoli e delle sensazioni vitali, intese come funzioni fondamentali, la soddisfazione di quello sessuale è il più antico e meno evoluto. Ma la trascendenza entra proprio in questo campo facendoci scoprire l'amore. Il paradosso di una forza sessuale, vitale, aiuta gli uomini a costruire la relazione del senso e della domanda ultima: chi siamo? Ecco, siamo creature che stiamo evolvendo ma da troppo poco tempo abbiamo perso la coda e da ancora meno abbiamo scoperto l'amore. Così viviamo ancora il breve tempo di un semplice orgasmo: lo stesso orgasmo di una idea che ci porta fuori... Smetteremo di avere queste reminiscenze? Prolungheremo un altro orgasmo?
Giorgio Boratto
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mercoledì 30 luglio 2003
ore 10:34 (categoria:
"Pensieri")
Una nube non sa perché si muove in una determinata direzione e a quella velocità. Sembra un impulso .... questo è il luogo in cui andare adesso. Ma il cielo sa le ragioni e i disegni dietro le nubi, e anche tu lo saprai, quando ti eleverai così in alto da vedere oltre gli orizzonti.
(R. Bach)

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lunedì 28 luglio 2003
ore 13:21 (categoria:
"Riflessioni")
La mia gatta insegna
La mia gatta insegna. Pare si annoi, invece sogna. Sta ferma immobile per ore, ma lei è altrove: attraversa campi, sale su alberi, rincorre rane, topi e uccelli. Vive. Vive sul divano e non vuole essere scostata. Il centro è suo, io sto sul bracciolo, ma ci sto poco, mi muovo; passo dalla cucina alla camera, cerco qualcosa poi esco e al ritorno la mia gatta è sempre lì: quel posto se l'è proprio guadagnato. Ora mi siedo, senza disturbarla, vicino; la mia gatta muove appena, appena il capo e pare mi dia un cenno di approvazione. Chiudo gli occhi insieme a lei e sto fermo immobile. Un "ron ron" mi saluta, sono ben accetto. Che bello…Ritrovo pensieri preludio di sogni; ritrovo i piedi che, paradossalmente strausati, avevo dimenticato. Fermo e immobile ritrovo il "napoletano" o meglio il "messicano con sombrero" e tutto si ferma. Ho bisogno di qualcosa? No, la mia gatta insegna ad assaporare il dolce far niente. Fermiamoci tutti un po'; abbandoniamo i nostri piccoli rituali quotidiani e… Ecco di che cosa abbiamo bisogno: di tempo per noi.
Giorgio Boratto
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I COMMENTI (1)
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lunedì 28 luglio 2003
ore 13:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Possiamo dare infinite interpretazioni ad un riflesso confuso nell'acqua. Ma l'immagine che dà origine a quel riflesso, è soltanto una.

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