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Stalida
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Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti.
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giovedì 26 agosto 2004
ore 13:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
..."E dunque confessa apertamente il tuo peccato; perché il negarlo in ogni suo punto con giuramento, non potrà smuovere mai né soffocare questa certezza che mi strazia"
(Otello a Desdemona, dall’"Otello" di William Shakespeare, 1605, Atto Quinto, Seconda Scena)
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mercoledì 25 agosto 2004
ore 13:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
INSCIALLAH
La morte d’un amore è come la morte d’una persona amata. Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l’hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buon senso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Mutilato. Ti sembra d’essere rimasto con un occhio solo, un orecchio solo, un polmone solo, un braccio solo, una gamba sola, il cervello dimezzato, e non fai che invocare la metà perduta di te stesso: colui o colei con cui ti sentivi intero. Nel farlo non ricordi nemmeno le sue colpe, i tormenti che ti inflisse, le sofferenze che ti impose. Il rimpianto ti consegna la memoria d’una persona pregevole anzi straordinaria, d’un tesoro unico al mondo né serve a nulla dirsi che ciò è un’offesa alla logica: un insulto all’intelligenza, un masochismo. (In amore la logica non serve, l’intelligenza non giova, e il masochismo raggiunge vette da psichiatria.) Poi, un po’ per volta, ti passa. Magari senza che tu ne sia consapevole lo strazio si smorza, si dissolve, il vuoto diminuisce, e il rifiuto di rassegnarti ad esso scompare. Ti rendi finalmente conto che l’oggetto del tuo amore morto non era né una persona pregevole anzi straordinaria né un tesoro unico al mondo, lo sostituisci con un’altra metà o supposta metà di te stesso, e per un certo periodo recuperi la tua interezza. Però sull’anima rimane uno sfregio che la imbruttisce, un livido nero che la deturpa, e ti accorgi di non essere più quello o quella che eri prima del lutto. La tua energia s’è infiacchita, la tua curiosità si è affievolita, e la tua fiducia nel futuro s’è spenta perché hai scoperto d’aver sprecato un pezzo di esistenza che nessuno ti rimborserà. Ecco perché, anche se un amore langue senza rimedio, lo curi e ti sforzi di guarirlo. Ecco perché, anche se in stato di coma boccheggia, cerchi di rinviare l’istante in cui esalerà l’ultimo respiro: lo trattieni e in silenzio lo supplichi di vivere ancora un giorno, un’ora, un minuto. Ecco infine perché, anche quando smette di respirare, esiti a seppellirlo o addirittura tenti di resuscitarlo.
ORIANA FALLACI
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martedì 24 agosto 2004
ore 11:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
SULLA SPONDA DEL FIUME PIEDRA MI SONO SEDUTA E HO PIANTO
... è facile soffrire per amore di una causa o una missione: nobilita il cuore di chi soffre. Ma come spiegare la sofferenza a causa di un uomo. E' impossibile. Allora ci si sente in un inferno perchè non esiste nè nobiltà nè grandezza: soltanto miseria...
PAOLO COELHO
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martedì 24 agosto 2004
ore 10:04 (categoria:
"Pensieri")
Quando le gerarchie son sovvertite anche al più indegno è concesso farsi bello dietro una maschera.
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venerdì 20 agosto 2004
ore 13:48 (categoria:
"Poesia")
Are
Un fiume di sangue sgorga dalla voragine che la spada infliggendo duri colpi ha aperto nell'addome della vittima sacrificale immolata agli dei propiziatori di millenarie utopie Le grida di dolore sono state soffocate dal sinistro sibilo del libeccio e le schiumose onde del Mediterraneo infuriato hanno ripulito la marmorea sabbia del sangue più nero della notte in cui fu versato tra promesse e bugie Quanta rabbia nascondono ora i miei sorrisi al ricordo di quel sacrificio umano che continua a sanguinarmi nell'anima ad ogni plenilunio Ho meditato di spezzare quella spada vendicando gli agnelli d'ogni tempo ma finché esisterà l'uomo nessuno ascolterà le grida di dolore delle vittime che dalle fumanti are si alzeranno al cielo
(M. Boccia)
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lunedì 16 agosto 2004
ore 09:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il vostro cuore conosce nel silenzio i segreti dei giorni e delle notti. Ma il vostro orecchio brama il suono della conoscenza che il cuore ha. Vorreste sapere con le parole ciò che da sempre conoscete nel pensiero. Vorreste toccare con le dita il corpo nudo dei vostri sogni. Ed è bene sia così. La nascosta sorgente dell'anima dovrà pur sgorgare e correre mormorando al mare; E il tesoro dell'infinita vostra profondità dovrà pur rivelarsi al vostro sguardo. Ma non vi siano bilance a pesare questo tesoro ignoto; Né sondate le profondità della conoscenza in voi con asta o scandaglio. Poiché il vostro io è infinito e sconfinato mare. Non dite, " Ho trovato la verità", ma piuttosto " Ho trovato una verità". Ne dite, "Ho trovato il sentiero dell'anima." Dite invece, " Ho incontrato l'anima che avanzava su ogni sentiero". L'anima non cammina su di una linea, e nemmeno cresce come una canna. L'anima si apre come fior di loto dagli innumerevoli petali.
GIBRAN
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venerdì 13 agosto 2004
ore 08:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Una persona saggia dovrebbe essere sincera, senza arroganza, senza inganni, senza maldicenza e senza rancori. La persona saggia dovrebbe andare oltre la malvagita' dell'avidita' e dell'avarizia. Non accontentarti del vecchio, non eccitarti per il nuovo. Non addolorarti per cio' che hai perso e non farti controllare dal desiderio. (Sutta-nipata)
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martedì 10 agosto 2004
ore 16:01 (categoria:
"Pensieri")
Ognuno vale tanto quanto le cose cui da importanza. (Marco Aurelio)
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I COMMENTI (2)
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lunedì 12 luglio 2004
ore 10:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Pensieri in liberta'
A volte mi sento perso, immensamente solo in mezzo a milioni di persone, assalito e scosso da profonde e dolcissime malinconie. Vorrei piangere, vorrei urlare, vorrei ridere a crepapelle ma non ce la faccio a lasciarmi andare, a lasciare che le mie emozioni sopite escano con la forza dirompente di un temporale estivo. Non so cosa fare, dove andare, ma so da dove cominciare per cambiare cio' che non mi soddisfa in questa mia incredibile, strabiliante vita. Cerco il silenzio, una vita semplice, umile, essenziale: una vita Umana. A volte mi sento una scimmia, un animale addomesticato, in cattivita', educato a compiere sempre le stesse azioni, fare gli stessi gesti, prigioniero di una liberta' troppo apparente ed eclatante per essere vera. Inizio liberandomi dei troppi oggetti, spezzo le catene che mi legano a questi ultimi, mi privo del senso di urgenza e delle necessita' artificiali che ci fanno accumulare cose e pensieri inutili. Proprio questi ultimi sono morbosamente pericolosi, deleteri. Sono come un tumore, si ingigantiscono con l'andare della vita, diventano insostenibili e ti uccidono piano piano. Bisogna lasciarsi un po, morire per sopirli, ma non del tutto. Non voglio finire per addormentare questa tensione di sottofondo che mi dice che sono vivo, voglio tenerla desta ma non voglio che mi opprima, che si impadronisca di ogni mio pensiero, di ogni mia cellula, del mio cosmo.
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giovedì 8 luglio 2004
ore 17:59 (categoria:
"Riflessioni")
Qualsiasi via è solo una via, e non c'è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nell'abbandonarla, se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare... Esamina ogni via con accuratezza e ponderazione. Provala tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, a te soltanto, una domanda... Questa via ha un cuore? Se lo ha, la via è buona. Se non lo ha, non serve a niente.
THE TEACHINGS OF DON JUAN CARLOS CASTANEDA
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