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Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci

HO VISTO

tante cose, ma ne vedrò ancora molte...

STO ASCOLTANDO

l’assordante rumore del silenzio

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

abbigliamento del giorno? noooooo

ORA VORREI TANTO...

entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso

STO STUDIANDO...

al primo anno di Psicologia Clinica

OGGI IL MIO UMORE E'...

...altalenante come al solito...

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??

MERAVIGLIE


1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole...
2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno


Parlare di sè stessi è come parlare dei propri prodotti... Voi credete a tutta la pubblicità che vedete?!?!?!
[M.J.W.]


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giovedì 8 luglio 2010 - ore 13:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Se il vostro karma è di unirvi, succederà comunque. Se non lo è, niente che tu possa fare sarà in grado di modificare il corso della vita.
[Isabelle Allende]

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giovedì 8 luglio 2010 - ore 13:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


...a mia volta ti apro la casa
e ti trovi davanti un vampiro
che a mia volta devo succhiare tutto l’amore
che riesco a rubare per me...

[Luciano Ligabue]


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lunedì 5 luglio 2010 - ore 14:16



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ogni tanto vorrei viverla anche io la storia di Cenerentola, con tanto di Principe Azzurro che mi salva dai miei guai.

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lunedì 5 luglio 2010 - ore 14:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")



troppa pastasciutta mi può strangolare
troppa informazione mi fa sragionare
troppa libertà mi ha fatto inceppare
troppa verità mi ha fatto impazzire

[Jovanotti]

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venerdì 2 luglio 2010 - ore 12:26



(categoria: " Vita Quotidiana ")







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venerdì 2 luglio 2010 - ore 12:22


lui e lei
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LUI: Sai che con due centimetri in più sarei proprio un re?
LEI: Sai che con due centimetri in meno saresti proprio una regina?


LUI: mmmm dai, cambiamo posizione...
LEI: mmm ok e dove lo vuoi mettere?
LUI: Nell’orecchio!!
LEI: Nell’orecchio? Ma io ho paura di diventare sorda!!
LUI: Guarda che finora non sei ancora diventata muta!!


LUI: Sai che ci sono alcuni paesi che ricompensano un uomo con 100euro dopo ogni prestazione sessuale?
LEI: E tu cosa te ne faresti di 100euro l’anno?!


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venerdì 2 luglio 2010 - ore 12:13


catena
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti. Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda:
"Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il
suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare
le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere
profondamente le cose come gli altri. Dov’è il naturale ordine delle
cose quando si tratta di mio figlio?"
Il pubblico alla domanda si fece silenzioso.
Il padre continuò: "Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino."
A quel punto cominciò a narrare una storia:
Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c’erano bambini che giocavano a baseball.
Shay chiese: ’Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?’
Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito
del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno.
Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare.
Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: "Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all’ottavo inning. Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono"
Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team.
Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore nel petto.
I ragazzi videro la gioia del padre all’idea che il figlio fosse accettato dagli altri.
Alla fine dell’ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti.
All’inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo.
Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all’idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti.
Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il prossimo alla battuta.
A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita?
Incredibilmente lo lasciarono battere.
Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla.
In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così
piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza.
Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla.
Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay.
Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore.
Ma il gioco non era ancora finito.
A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all’ uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita.
Invece...
Il tiratore lanciò la palla di molto oltre l’uomo in prima base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a gridare: ’Shay corri in prima base! Corri in prima base!’ Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base.
Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall’emozione.
A quell punto tutti urlarono:’ Corri fino alla seconda base!’
Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato.
Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla..
Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter vincere e diventare l’eroe della partita, avrebbe potuto tirare la palla all’uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la
lanciò intenzionalmente molto oltre l’uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti urlavano: ’Bravo Shay, vai così! Ora corri!’
Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta.
Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia.
A quel punto tutti gridarono:’ Corri in prima, torna in base!!!!’
E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l’eroe della partita.
’Quel giorno’ disse il padre piangendo ’i ragazzi di entrambe le squadre hanno aiutato a portare in questo mondo un
grande dono di vero amore ed umanità’. Shay non è vissuto fino all’estate successiva.
E’ morto l’inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l’eroe della partita e di aver reso orgoglioso e
felice suo padre.. non dimenticò mai l’abbraccio di sua madre quando tornato a casa le raccontò
di aver giocato e vinto.


[Mi è arrivata per mail e mi ha commosso]

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mercoledì 30 giugno 2010 - ore 20:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un guerriero della luce non assiste a un’ingiustizia con indifferenza.
Sa che tutto è una cosa sola, e che ogni singola azione colpisce tutti gli uomini del pianeta.
Perciò, quando si trova dinanzi alla sofferenza altrui, usa la spada per mettere le cose in ordine.
Ma, benchè lotti contro l’oppressione, non cerca mai, in ...nessun momento, di giudicare l’oppressore. Ciascuno risponderà delle proprie azioni dinanzi a Dio.
Una volta terminato il proprio compito, il guerriero non fa alcun commento.
Un guerriero della luce è presente nel mondo per aiutare i suoi fratelli, e non per condannare il prossimo.

[Coelho]

Nella stazione del mio paese c’è un ragazzo -e chiamarlo ragazzo è un eufemismo perchè avrà almeno quarant’anni- evidentemente ridardato che non fa male a nessuno. Lui sta là, sulle panchine dei binari praticamente tutto il giorno. Arriva in bicicletta e ogni tanto si allontana sulla sua sella scassata, eppure ogni mattina quando parto, ed ogni sera quando torno, lo trovo lì. La sua occupazione principale è osservare le persone, salutare quelle che conosce e basta. Non è uno di quelli che attacca bottone, che rompe le scatole, che fa tiri strani. Lui sta lì e basta. E’ quasi una presenza rassicurante per i pendolari come me, tutti sanno chi è e presumo che anche lui non abbia difficoltà a riconoscere gli stessi volti che giorno dopo giorno prendono il treno agli stessi orari.
Ieri, quando sono tornata -non erano ancora le 18 del pomeriggio- ho visto una scena raccappricciante: quattro ragazzini, con un’età che si aggirava attorno ai 15-16 anni lo stavano insultando con parole irripetibili. Non contenti di ciò han iniziato a lanciargli contro bastoni e ad andargli ripetutamente addosso con le biciclette. Ho visto l’indifferenza assoluta dei passanti e ho sentito la rabbia che montava prepotente dentro di me.
Gli ho affrontati.
Con la baldanza dei miei 21 anni (ancora da compiere) sono andata là, mentre ridacchiavano delle loro imprese e gli ho rimproverati. Non sono stata offensiva, ma ho messo bene in chiaro che se li avesi visti un’altra volta non avrei esistato a chiamare i carabinieri.
Mettiamo in chiaro, per i razzisti incalliti, che si trattava di tre ragazzi italianissimi e di uno di origini marocchine, ma quasi sicuramente adottato da una famiglia italiana.
Mettiamo in chiaro, per i per buonisti, che avevano le facce di quelli che vanno a Catechismo e a Messa tutte le settimane.
Mettiamo in chiaro, per chi difende la gioventù oltre ogni limite e logica, che questi esemplari di esseri più animali che umani, troppo annoiati da una vita in cui hanno tutto e in cui non hanno più nemmeno un solo desiderio da soddisfare, tra un paio d’anni diventeranno quelli che, siccome non sanno come passare il sabato sera, daran fuoco ai barboni.
Ora, io non sono certo Miss Coraggio: ero abbastanza spaventata dall’idea di affrontare quattro bulletti che, certo erano ragazzini, ma erano pur sempre in quattro e io sola. Certo, ho sentito anche io l’impulso di passare indifferente, di far finta di non vedere, di non sentire, di passare avanti senza intervenire. La tentazione era forte, veramente. Eppure, l’ho fatto, col rischio di prenderle, col rischio di andare io in mezzo ai casini per una persona che non conosco neanche.
Sta di fatto che l’indifferenza è il male più grave della nostra epoca. Non c’è niente di più vero del fatto che l’indifferenza uccide. E uccide dentro anche chi l’ascolta e la fa propria.


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martedì 29 giugno 2010 - ore 14:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per la cronaca: ho ricominciato a dipingere. Con tutto quello che vuol dire. Stavolta seriamente e abbastanza totalmente.
E ricomincio a riprendere mano, la tecnica un pò indebolita e il tratto ancora un pò debole; eppure i opennelli sembrano non accorgersene e colorano le tele di un’anima che da tanto aspettavo di tirar fuori.
E ora sono schiava della mia ispirazione. Ed è la sottomissione più bella che conosca.


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martedì 29 giugno 2010 - ore 14:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")



...abbracciami...

Ci vorrebbero orsetti giganti ad ogni angolo delle strade.
Così, per superare un pò l’angoscia di separazione quando siamo distanti dai nostri cari.
Così, per sentirci un pò meno soli.
Così, per trovare la spinta per affrontare tutto quello che ancora manca da fare.

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