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Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci

HO VISTO

tante cose, ma ne vedrò ancora molte...

STO ASCOLTANDO

l’assordante rumore del silenzio

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

abbigliamento del giorno? noooooo

ORA VORREI TANTO...

entrare in un acquario e capire come ci si sente ad essere un pesce rosso

STO STUDIANDO...

al primo anno di Psicologia Clinica

OGGI IL MIO UMORE E'...

...altalenante come al solito...

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) quanta cioccolata posso mangiare oggi per non essere depressa domani??

MERAVIGLIE


1) guardare negl'occhi una persona a cui vuoi bene e capire tutto al volo senza bisogno di parole...
2) mettere le mani attorno ad una tazza di cioccolata calda con panna in pieno inverno


Parlare di sè stessi è come parlare dei propri prodotti... Voi credete a tutta la pubblicità che vedete?!?!?!
[M.J.W.]


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lunedì 21 marzo 2011 - ore 17:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Quand’ero piccola m’incantavo ad osservare la luna dal finestrino della macchina. E nonostante noi ci allontanassimo sempre di più, lei rimaneva sempre della stessa grandezza, sempre nello stesso punto. Salvo poi sparire all’improvviso dopo una curva.
Allora iniziavo a girare la testa da tutte le parti e a chiedere preoccupata "Dov’è la luna? Dov’è finita la luna?".
A volte spuntava dalla parte opposta. Altre volte non spuntava affatto: E m’invadeva la sensazione di essere in qualche modo colpevole della sparizione della luna, del fatto che se non l’avessi seguita così tanto con lo sguardo allora-forse-lei-non-se-ne-sarebbe-andata.
Iniziamo a costruirci i nostri sarcofagi di paranoie e sensi di colpa ben prima di esserne consapevoli.




Ho solo reso più facili le cose decidendo io quello che ormai era inevitabile.
Il cielo è ancora là, piccola certezza che rimane sempre uguale. Il cielo non si sposta, nemmeno quando mi sposto io.

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lunedì 21 marzo 2011 - ore 14:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sull’amicizia e sulla lealtà
ci abbiam puntato pure l’anima
per noi chi l’ha fatto
chi per noi lo farà
Quanti in questi anni ci han deluso
quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato

[883]
Tanti sospironi e una sola certezza: si va avanti comunque. Con le ossa un pò rotte, ma guardando avanti.
Il passato è appunto passato.



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venerdì 18 marzo 2011 - ore 17:06



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vivamus, mea Lesbia, atque amemus
Rumoresque senum severiorum
Omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mihi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum
deinde usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut nequis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum

[Catullo]

Credo che niente succeda per caso. E allora mettiamo qui questa poesia ritornatami in mente assieme alla vita di Catullo. In attesa che ne capisca il perchè.
In fondo un motivo ci sarà.

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venerdì 18 marzo 2011 - ore 17:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.
Quando vengo a trovarti al cimitero -spesso con dei fiori appresso, ma a volte anche no- mi convinco sempre di soffrirne.
Ormai l’unico modo che mi è rimasto per stabilire un contatto, per mantenere un certo tipo di rapporto con te, è attraverso i fiori.
Ah, se fossi ancora vivo, sta tranquillo che non ti regalerei fiori. Almeno non così spesso.
Scusami se non riesco a lasciarti bigliettini. Ne ho pensate tante di parole da dirti, a volte sono arrivata persino a scriverle su carta, ma poi le ho buttate via. Non so se perchè le credevo indegne o per una sorta di pudore, di paura che venissero lette da qualcun’altro. Fatto sta che non ti ho mai lasciato niente sulla tomba.
E non riesco nemmeno a cercare un dialogo. Io a parlare con la tua foto non ci riesco. Mi blocco, mi sento stupida, mi sembra di parlare da sola per il semplice e ovvio fatto che non puoi rispondere. Qualche volta ho trovato tua madre lì o lei ha trovato me. Lei sì che ti parla, ti saluta, ti chiede come stai. Lei in questi e in altri momenti si è dimostrata molto più forte di me, di noi. L’ho vista piangere poche volte, l’ho vista sopportare con una dignità indiscutibile il dolore, l’ho vista invecchiare di botto, l’ho vista sostenere tuo padre massacrato dalla tua perdita. Io invece fatico ancora adesso -e sono passati quasi due anni- a trattenere le lacrime quando passo a salutarti.
E passo a salutarti -non spesso quanto dovrei/potrei-quando la tua assenza fa troppo male, quando non riesco più a sopportare il buco che mi hai lasciato dentro. Lo so che potrei fare di più: parlarti, scriverti, fare qualcosa di più tangibile. Invece l’unica cosa che mi riesce più o meno bene è portarti dei fiori, sistemarli con cura, tornare a vedere come sono messi, gettare quelli vecchi, sistemare gli altri. Come se l’unico modo di farti sentire che ti voglio bene e che mi manchi fosse quello di controllare con una certa ossessione i fiori che non mancano mai a colorare la tua lapide.
Mi manchi tanto, mi manchi sempre tanto. Son passati quasi due anni, ma il dolore non è invecchiato, è rimasto lo stesso. Forte, tenace, mordente più che mai.


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mercoledì 16 marzo 2011 - ore 11:33



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ed anche le donne passano qualcuna anche per di qua
qualcuna ci ha messo un minuto
qualcuna è partita ma non se ne và

[Ligabue Luciano]

Ce ne sono di persone partite che nonostante tutto non se ne vanno mai.
E lasciano strascichi di emozioni dolci. Di emozioni ovattate, protette da un pò di cellophane che a volte non hai il coraggio di aprire completamente.
Perchè se ti arrischi a sperimentare la gioia passata, devi fare i conti con l’inevitabile nostalgia canaglia. E certe vote non se ne ha il coraggio, certe volte si preferisce ricordare in maniera sfumata, meno vivida. Che poi un pò di male lo fa lo stesso. Ma non è la stessa cosa.

Stamattina ho aperto una scatola che tenevo chiusa da un pò. Ci sei tu, e nemmeno una foto a confermarmi che ci sei stato davvero, che non sei stato solo un sogno.
mi manchi




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mercoledì 16 marzo 2011 - ore 11:25


LA PROFEZIA DI PIERO CALAMANDREI NEL 1950
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in allo...ggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."
[Piero Calamandrei]
(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)


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mercoledì 16 marzo 2011 - ore 11:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non è vero che ci si abitua. Si è sempre più stanchi, semplicemente.
[Charles Bukowski]

Ritmi frenetici, poco tempo per scrivere, per studiare, ma per pensare il tempo non manca mai.
Sto bene, sto bene, non ti preoccupare.
Che in fin dei conti basta poco per dimenticare, che in fin dei conti voltare pagina è un attimo.
Eppur si muove, forse direbbe Gallileo. Eppur si muove tutto, la vita, gli amici, le uscite, i weekend, l’amore, il sesso, il sonno e la veglia. Si muove tutto in un turbinio di colori e suoni che avvolgono, rilassano e stressano, ma pur sempre fanno star bene.
Te l’ho detto.
Sto bene, sto bene, non ti preoccupare.





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lunedì 7 marzo 2011 - ore 20:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Te pienso rodeándome,
te siento adentrandote,
perdia en el sillon de mi cuarto
pienso en ti con mis manos

[Bebe]

[Ti penso con le mie mani.
Di nuovo.

Nonostante tutto.
Brucio sempre di te.
Nonostante tutto]



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domenica 6 marzo 2011 - ore 09:42



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ho ancora la forza e guarda che ne serve per rendere leggero il peso dei ricordi,
e far la conta degli amici andati e dire:
” Ci vediam più tardi …”

[Ligabue Luciano]


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domenica 6 marzo 2011 - ore 09:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il weeekend è agli sgoccioli, praticamente è già finito e ho come l’impressione di non essermelo gustato fino in fondo.
Mi sembra di vivere l’intera settimana in attesa del sabato e la domenica. Ogni lunedì mi tirò su pensando a quanto bello sarà il sabato o la domenica perchè avrò più tempo. Che poi tempo per cosa? Per stare con il mio ragazzo? Con i miei amici? E bastano due giorni per dire che ci sono rimasta abbastanza insieme? E’ un pò come la canzone di Ligabue che dice "e calendari a chiederci se stiamo prendendo abbastanza abbastanza". E io, io sto facendo ABBASTANZA?
Settimane pesanti mi si prospettano davanti, però venerdì Mau ed io partiamo, andiamo sul Lago D’Iseo a festeggiare i nostri primi sei anni assieme. E’ proprio questo che intendo: è ancora domenica e sono già proiettata verso il prossimo weekend, verso quello che ancora non c’è. Questo inevitabilmente toglie valore al resto dei giorni che compongono la settimana. A volte ho la sensazione che i 5 gioni infrasettimanali altro non siano che un impiccio, una scocciatura che allunga la distanza tra la meraviglia di due weekend.
Ecco, forse ho perso la mia luce anche nell’apprezzare le cose appieno. Godo di cose ovvie e scontate.

[Sei solo una ragazzina provinciale. Ah, tra l’latro volevo anche dirti che sembri più vecchia dei tuoi 21 anni.]


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