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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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Occhi innocenti che chiedono PERCHÉ








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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

CLICCA QUI





60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



MUSICA E RECENSIONI

KLAXON

CONTR-AZIONE

SCHIZO

EINSTURZENDE NEUBAUTEN

WIM MERTENS - EINSTURZENDE NEUBAUTEN

DEEP PURPLE

STIGMATHE

NABAT

BASTA

OPERATION IVY

STOOGES



SVAGO (Aneddoti, curiosità, storie di vita quotidiana, vacanze, escursioni, ecc...)

Er Buchetto

Stream of Consciousness

Jobs & Careers - II

Jobs and Careers - I

Le dodici fatiche di Asterix

Tofana di Rozes

Versace ... n’artro goccio (di plasma)

Makalu

Roma meeting

Aquile orfane









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mercoledì 29 novembre 2006 - ore 12:04


NUOVI BLOG
(categoria: " Vita Quotidiana ")


BENVENUTA TSHAKRA


Update: e pare sia già bersagliata dai soliti speedy di maschietti in calore


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mercoledì 29 novembre 2006 - ore 10:51


ULTIMI ACQUISTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non sono proprio il mio genere, ma ogni tanto fa piacere ascoltarli

WIM MERTENS - Close cover, 1982 - CD

Non ho trovato il vinile purtroppo, non deve essere per niente facile






EINSTURZENDE NEUBAUTEN - Strategien Gegen Architekturen, 1980-83 - LP

Questo album non lo conosco. Una ventina di anni fa ho duplicato in audiocassetta quello che pare sia uno dei loro migliori album, "Halber Mensch", che sto per ritrovare in vinile.
Non sono per niente male





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venerdì 24 novembre 2006 - ore 14:21


MEGLIO TARDI CHE MAI - FLASHBACK
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lo scorso 31 gennaio 2006 il sottoscritto postava "TOLLERANZE". Eccovene un estratto

31/01/2006 - TOLLERANZE
"E invece cosa abbiamo?
Da un lato noi, con stile di vita McDonald e CocaCola. L’occidente, un quinto della popolazione mondiale che detiene e sfrutta i quattro quinti delle risorse della terra, mentre ai restanti quattro quinti della popolazione mondiale rimane il 20% residuo. Il nostro mondo, in cui non si produce per soddisfare i bisogni, ma si producono nuovi beni destinati a creare nuovi bisogni, che alimenteranno nuova domanda, e un sempre maggiore spreco di risorse. Gandhi diceva che sulla terra ci sono risorse sufficienti a far sì che ciascuno possa vivere con dignità, ma che le risorse della terra non bastano per far sì che tutti vivano nel lusso.
Dall’altro lato, il non occidentale, che fa parte dei restanti quattro quinti della popolazione umana che ha a disposizione il 20% delle risorse della terra. Che grazie a internet e alla televisione, nel suo Paese dove si fatica a trovare acqua potabile vede i programmi delle nostre TV con la famiglia felice del Mulino Bianco. Che quando viene da noi capisce che non è facile guadagnarsi da vivere, e se si vuole integrare deve “pensarla come noi”.
Dall’altro lato ancora abbiamo i fondamentalisti, che non sono terroristi. Dei religiosi, solo una parte di essi sono fondamentalisti, e solo una minima parte di fondamentalisti sono o diventano terroristi.
Ma soprattutto, è dalla nostra falsa tolleranza che il terrorismo troverà terreno fertile tra le masse.
Quattro miliardi e passa di esseri umani ha a disposizione un quinto delle risorse della terra. I restanti due miliardi scarsi di esseri umani sfrutta sistematicamente i 4/5 delle ricchezze, che spesso si trovano nei terreni dei paesi poveri. E ci meravigliamo se da questi quatto miliardi di poveri esce qualche migliaio di terroristi?"

Poi, l’8 marzo 2006, postavo BUON COMPLEANNO. Eccovene un estratto

08/03/2006 – BUON COMPLEANNO
"Il nostro modello di sviluppo è sbagliato, non solo da un punto di vista strettamente ambientalista, ma anche da un punto di vista economico e di buon senso. La ricerca del benessere individuale è sempre crescente, l’innovazione aumenta a ritmi vertiginosi. La produzione stessa, attraverso i mass media e la divulgazione di modelli e stili di vita che diventano status symbol, anche grazie all’enorme flusso di informazioni da cui siamo bombardati, non solo soddisfa i nostri bisogni, ma è in grado di influenzarci “creandone” di nuovi. È una produzione non finalizzata alla soddisfazione della domanda, bensì finalizzata ad autoalimentarsi attraverso l’induzione a domandare sempre di più, attraverso la trasformazione degli individui in masse omologate di consumatori. Tutto questo, oltre a portare immensi profitti ai gruppi di multinazionali che sempre più controllano e influenzano le scelte di chi ci governa, è causa di un sempre maggiore sfruttamento di risorse, che stanno cominciando davvero a scarseggiare. Questa scarsità crea tensioni e conflitti, di natura etnica, religiosa e sociale: perché non ce n’è per tutti; perché grazie all’informazione a portata di click i poveri vedono come vivono i ricchi; perché è ormai chiaro a tutti che la popolazione mondiale è suddivisa in due categorie, sfruttatori e sfruttati; perché il commercio globale spinge tutti a correre per entrare a far parte della prima categoria, per conquistarsi la fetta di benessere che sembra giustamente un diritto di tutti."


E FINALMENTE, CAZZO, CI ARRIVA ANCHE QUALCUN ALTRO:

Da un recente studio della Fondazione Bertelssmann


BERLINO - Non uno scontro di civiltà, e neppure una lotta tra religioni. Alla base dell’incremento delle azioni terroristiche - più che triplicate dal 2001 a oggi: erano 700 l’anno, ora sono oltre 2.200 - ci sono povertà, cattiva amministrazione e oppressione. A indicarlo è lo studio della fondazione Bertelsmann "Violenza ed estremismo", pubblicato ieri in Germania.
Secondo la ricerca - che indica come il secolo appena iniziato, in tema di violenza politica ed estremismo, non abbia nulla da invidiare a quello precedente, segnato da guerre mondiali e genocidi - il fulcro del fenomeno del terrorismo non è in Occidente e neppure in Medio Oriente,ma in Asia. La causa va cercata lontano dalla religione e dal fanatismo. A scatenare le azioni terroristiche sarebbe anzitutto la povertà, spesso resa ancor più grave dalle divisioni etniche, dalla cattiva amministrazione e dalla debolezza dello Stato, dall’oppressione e dalle intromissioni di Paesi stranieri.

"Anche se la nostra percezione della minaccia è un’altra dopo gli attentati contro le Torri Gemelle di New York, la metropolitana di Londra e i treni di Madrid" spiega il direttore dello studio, Aurel Croissant, dell’università di Heidelberg "in realtà la violenza politica si manifesta principalmente là dove si formano gruppi svantaggiati a causa dell’ingiustizia sociale e dell’emarginazione".

La ricerca sulle cause della violenza politica e dell’estremismo indica che il numero degli attentati terroristici negli ultimi 5 anni è cresciuto da 700 a 2.200 all’anno.
Più che triplicato, dunque, come anche il numero delle vittime: oggi i morti e feriti in attacchi sono oltre 13 mila l’anno, contro i 4 mila degli anni precedenti il 200.

Solo il 26%dei gruppi terroristi di tutto il mondo è riconducibile all’estremismo religioso, soprattutto islamico. Un dato simile a quello relativo alle organizzazioni estremiste di sinistra. La partemaggiore della violenza politica continua a essere opera di movimenti separatisti e nazionalisti, responsabili del 36% degli attentati.
Da notare anche come, se è vero che il numero di conflitti nel mondo è aumentato, il nucleo delle attività terroristiche si sia ridotto a pochi Stati: l’80% è attribuibile a Russia (Cecenia), Colombia, Iraq e ai triangoli India-Kashmir- Pakistan e Thailandia-Filippine-Indonesia.

"Ma a impedirci di comprendere le vere cause del terrorismo" spiega la responsabile del progetto, Hauke Hartmann "è la nostra attenzione dedicata solo al terrorismo di matrice islamica e al Medio Oriente. E così ci impediamo anche di prendere i provvedimenti adeguati per combattere la violenza".
22 novembre 2006






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mercoledì 22 novembre 2006 - ore 10:36


DEDICATO A
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non mi viene in mente altro. Lo so che è stra-conosciuta e inflazionata; appesa in bella mostra pressoché in tutti gli ambulatori veterinari.
Ciao tshakra


IL PONTE DELL’ARCOBALENO

C’è un posto in Paradiso, chiamato "Ponte dell’Arcobaleno".
Quando un animale muore va al ponte dell’arcobaleno.
Ci sono prati e colline per tutti, così che possano correre e giocare
insieme.

C’è tanto cibo, acqua e sole, e tutti sono al caldo e stanno bene.
Quelli che erano vecchi e malati sono ora forti e vigorosi.
Quelli che erano feriti o storpi e quelli che noi abbiamo usato,
senza ritegno e rimorso, per i nostri bisogni,
sono di nuovo integri e forti.

Tutti sono felici e contenti, tranne che per una piccola cosa:
quelli che sono stati cari a qualcuno, e che hanno dovuto lasciare indietro
coloro che hanno amato, ne sentono la mancanza……….
Corrono e giocano insieme, ma un bel giorno uno di essi
Improvvisamente si ferma e guarda lontano, verso l’orizzonte.
I suoi occhi lucidi sono attenti, trema per l’impazienza:
tutto ad un tratto si stacca dal gruppo e comincia a correre,
volando sul verde prato, sempre più veloce.
Ti ha riconosciuto, e quando finalmente sarete insieme,
vi stringerete in un abbraccio pieno di gioia,
per non lasciarvi più.

Una pioggia di baci felici bagnerà il tuo viso:
le tue mani accarezzeranno di nuovo l’amata testolina
e fisserai ancora una volta i suoi occhietti fiduciosi,
per tanto tempo lontani dalla tua vita
ma mai assenti dal tuo cuore.

Allora attraverserete, insieme. Il Ponte dell’Arcobaleno………


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venerdì 17 novembre 2006 - ore 15:24


ULTIMI ACQUISTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DEEP PURPLE - Deep Purple in concert - EMI, 1980



Eh beh. Niente da dire. Ogni tanto ci vuole un po’ di sano hard rock. E i Deep Purple sono signori incontrastati in questo genere.
Grande album! Davvero molto molto molto bello.
A mio modesto parere, molto meglio dell’inflazionatissimo "Made in Japan", dove francamente, ogni volta che lo ascolto, sento un Gillan non al massimo della forma, e mi sembra (ma forse è solo un’impressione) di cogliere, in generale, una minore grinta.
In questo album invece, uscito nel 1980 ma che propone pezzi da concerti che si tennero tra il 1970 e il 1972, nei momenti di massimo splendore della band, beh, qui troviamo tutto quello che possiamo cercare nei Deep Purple.
Ian Gillan al massimo della forma con una voce che mette i brividi; lunghi minuti di improvvisazione, come in "Space Truckin’", allungata fino a 22’14", o in "Wring that neck": più di diciotto minuti di sola musica in cui la tastiera di Lord e la chitarra di Blackmore si sfidano in uno dei loro lunghi e famosi duelli, ed è un piacere ascoltarli.
E poi Gillan che con la voce imita la chitarra, gli instancabili e martellanti ritmi di Ian Paice alla batteria.
Uno dei più completi album dal vivo che io abbia mai ascoltato, da quella che è forse stata la band più completa e tecnicamente valida in tutto il genere hard rock.
Se proprio dovete scegliere, non comprate "Made in Japan", comprate questo.
Pazienza se non ci troverete "Smoke on the water", che non è nemmeno una delle più belle. Ma in confronto, sarete appagati dall’ascolto di "Strange kind of woman", "Lazy", e una "Child in time" suonata come si deve.
Meglio sarebbe se li compraste tutti e due.




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martedì 14 novembre 2006 - ore 16:29


LE DODICI FATICHE DI ASTERIX
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Raramente, molto molto raramente, riesco a farmi mandare a fare qualche commissione per conto dell’azienda in cui lavoro. Oggi sono dovuto andare in tribunale a ritirare un certificato. Il tribunale di Roma ha due ingressi in due edifici contigui, uno in via Lepanto e un altro in viale Giulio Cesare.
Dopo la classica oretta scarsa in giro tra automobile e mezzi pubblici iniziano le mie peripezie. L’ingresso si riconosce subito dalla fiumana di gente che entra ed esce incessantemente: avvocati e praticanti avvocati di entrambi i sessi che si orientano con sicurezza tra udienze, uffici e corridoi, privati cittadini che si aggirano scoraggiati tra i meandri della casa della giustizia, eccetera eccetera. E, ovviamente, il sottoscritto, con tutta l’intenzione di perderci un po’ di tempo e rubare almeno mezza giornata di stipendio.
Scelgo l’ingresso di via Lepanto, così, a caso. In mezzo alla fiumana mi accorgo che non c’è un ufficio informazioni. Anzi a ben vedere non c’è neppure un impiegato in giro. Non mi resta che chiedere a qualche frequentatore abituale. Fermo un tizio in giacca e cravatta e gli chiedo:
- Scusi, sto cercando l’ufficio del ruolo del contenzioso del tribunale civile, mi può aiutare?”
E lui:
- Guardi, è nell’altro edificio, deve andare in viale Giulio Cesare”
Bene. Attraverso la strada e la fiumana ed entro dall’altra parte dove c’è un’altra fiumana di gente che entra ed esce e parla di leggi, codici e cavilli.
Questa volta c’è un gabbiotto con su scritto INFORMAZIONI, e dentro c’è un omino che mi ricorda un po’ Superciuk, anche se gli mancano i baffi e la fiatata alcolica, ma per il resto direi che ci siamo.
Gli chiedo:
- Scusi, l’ufficio del ruolo del contenzioso civile
- Che deve fare?
- Devo ritirare un certificato
- Non è qui, deve andare a via Lepanto
- Ma vengo da lì, mi hanno mandato qui. Se devo tornarci mi dica esattamente dove devo andare
In quel mentre si intromette una signora sulla sessantina
- Scusi dove sono i bagni?
- Al primo piano
- Ma vengo da lì e mi hanno detto che dovevo scendere
- No signora qui sono rotti deve salire al primo piano
- Ma al primo piano mi hanno detto di venire qui. Non c’è un altro posto?
- Sì, al primo piano gliel’ho detto
La signora si allontana infastidita, e io riprendo il discorso
- Allora dicevamo, mi spiega esattamente una volta entrato in via Lepanto in quale ufficio e a quale piano devo andare?
- Per fare che? Dove deve andare? – mi chiede guardandomi come se non mi avesse mai visto prima
- Gliel’ho detto due minuti fa, l’ufficio del ruolo del contenzioso civile.
- E che deve fare?
- (annamo bene) Devo ritirare un certificato
- Che certificato?
- Un certificato di mancata opposizione ad una scissione societaria
- Ah ma allora non deve andare in quell’ufficio, deve salire qui al secondo piano, terza sezione
Ringrazio, e, per nulla convinto, salgo al secondo piano. Leggo “terza sezione” ed entro. L’ufficio è pieno di scaffali con montagne di faldoni, ma da quello che vedo sono prevalentemente sentenze e disposizioni, sospetto quindi di essere nell’ufficio sbagliato. Comunque sia, ho poca gente davanti. C’è un bancone dietro il quale si trova una signora con un tailleur nero, il viso e l’espressione sembrano un mix tra la Littizzetto e la Marchesini, i capelli castani lunghi e lisci con sfumature di un finto biondo, sopracciglia nere molto mascoline, occhiali da professoressa, gonna con spacco altezza topa, magra come un manico di scopa.
Prima di me quattro persone appoggiate al bancone come per chiedere una birra alla spina, e la tizia inizia a sbraitare
- E come al solito ci sono sempre soltanto io con il pubblico. Nessuno viene a darmi una mano?
Poi si alza
- Dove sono Marco e Massimo?
Qualcuno le risponde, ma non capisco cosa. Lei si avvicina alla borsetta, estrae il portafogli e dice
- Allora vado anche io a prendermi un caffè
e se ne va lasciando tutti in attesa.
- Ma se ne va così? – dice uno
- È matta – dice un altro
- Fa spesso così – dice una terza

Rientra dopo due minuti, e dopo un po’ tocca a me. Io le dico
- Non so se sono nell’ufficio giusto, mi ci hanno mandato dalla portineria
E lei:
- Eh sapesse quante volte me c’hanno mannato a mme –
A quel punto avrei potuto: A) fare lo stronzo e dire “sì me ne sono accorto è successo anche due minuti fa”, oppure B) fare una risata compiacente che la facesse sentire compresa. Scelgo la via di mezzo, faccio un sorrisino e dico
- Risposta prevedibile. E adesso mi può dire se sono nell’ufficio giusto? Sto cercando … ecc. ecc.
- No deve andare nell’altra stanza più avanti
Vado nell’altro ufficio, altri 10 minuti di fila, entro e chiedo
- Stavolta è l’ufficio giusto oppure no? Devo fare … ecc… ecc..
- NO!!! Deve andare in via Lepanto, al piano terra ufficio ruoli allo sportello certificati
EVVAI!! Forse è la volta buona. Esco trattenendomi dall’andare all’ufficio informazioni e smerdare il portiere/Superciuk.
Torno all’altro edificio, rintraccio lo sportello, una sola persona davanti. Bene. L’impiegata mi fa cenno con la testa. Le do il numero di protocollo, e lei senza parlare si mette a cercare. Tira fuori la pratica, si alza, ritorna, prende un foglio e mi scrive “deve tornare fra 2 giorni”.
- Ma lo abbiamo richiesto un mese fa, non può sollecitare?
Lei mi fa cenno di no con la testa, ma non dice niente.
- Su dai non mi faccia tornare di nuovo
Alzata di spalle. Silenzio.
- Va beh. Ma non è che io torno dopodomani e non me lo date!
Di nuovo di no con la testa. Silenzio.
Ci metto un po’, ma arrivo finalmente a capire che è muta.
Alzo i tacchi e me ne vado, pensando che se fosse anche sorda sarebbe il perfetto impiegato pubblico.


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lunedì 13 novembre 2006 - ore 10:58


ANNO ZERO e IDENTITA’
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’ho visto anche io. Ho visto qualche intervista, ho visto don marco/spritz. Ho letto sui vari blog tutti i commenti del caso, e ho notato di come si utilizzi spesso il termine "identità"

Identità. Credo che ultimamente si stia abusando di questo termine, o meglio, se ne stia facendo una strumentalizzazione. Identità di cosa? Identità italiana? Ma per favore! Se non riusciamo neppure ad andare d’accordo tra nord e sud. Identità cristiana? Beh, certamente l’Europa si può dire che abbia una radice cristiana che ne accomuna i diversi popoli. Identità europea? Bisognerebbe risalire anche alla nostra storia, alle migrazioni dei popoli indoeuropei dall’area dell’Asia Minore, come i Celti. Scopriremmo diverse cose che accomunano la nostra civiltà con i popoli asiatici, non ultima la lingua che parliamo.
Ma non è questo il punto. Il fatto è che si insiste molto sul voler inculcare la consapevolezza di una presunta identità allo scopo di contrastare quello che oggi è visto come un pericolo, ma che pericolo non è, cioè l’incontro con una cultura che è invece dotata di una forte identità e aderenza ai propri principi ed alle proprie tradizioni.

Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.
(B. Brecht)

Che cosa minaccia davvero l’identità di un popolo? Chi è il nemico? Il 5% di immigrati musulmani…o piuttosto il processo di annullamento dell’identità stessa cui è sottoposta la società occidentale moderna, attraverso quella globalizzazione che crea omogeneizzazione delle culture e trasformazione degli individui in masse di consumatori?
Che cosa è più pericoloso? Una cultura e una civiltà con la quale storicamente da secoli abbiamo intrattenuto molti più scambi commerciali che guerre, o piuttosto il moderno analfabetismo culturale di milioni di persone cui interessa solo far soldi e che insegnano ai loro figli che ciò che conta è prevalere sugli altri? Figli che non sanno nemmeno parlare e scrivere correttamente e che hanno il più totale disprezzo verso la cultura e la storia?
Che cosa è più pericoloso per la nostra identità? Che qualcuno (che statisticamente proviene in prevalenza dall’area degli atei o dei laici) si converta all’Islam, o il proliferare nell’occidente dell’individualismo nonché delle nuove religioni di stampo New Age, dove la spiritualità è tesa al conseguimento del benessere individuale in primo luogo? Dove ai nuovi adepti viene insegnato dai “maestri” esperti nelle più disparate discipline orientali che ciò che conta è il benessere e la pace interiore individuali? Purché ovviamente si frequenti questo o quel corso a pagamento. Quanti miliardi girano intorno a questo affare che poggia i suoi guadagni sull’esigenza di ricerca di una qualche forma di spiritualità dell’individuo?
Io sono ateo, ma se fossi cristiano, cristiano vero, mi sentirei molto più vicino a un musulmano, che crede nel mio stesso dio, piuttosto che a un ateo. Eppure oggi atei e cristiani si trovano uniti insieme a gridare “mamma li turchi”.
Le chiese si svuotano già da molti anni prima che in Italia fossero costruite le moschee.
Eh già, le moschee. Se devono cementare un’area verde e costruire un parcheggio, o togliere di mezzo un teatro che da 70 anni fa cultura per costruire un centro commerciale con 50 negozi, allora qualcuno protesta…ma una moschea, eh no quello diventa un caso nazionale.
Il fatto che ci sia gente che si converte all’Islam dovrebbe essere vista da un vero cristiano non come un pericolo, ma come un’opportunità. È un segnale che c’è da parte delle persone l’esigenza di avere una fede, e di cercarla. E allora chiedetevi, come farebbe un imprenditore se i suoi prodotti restassero invenduti mentre la concorrenza vende, “cos’ha che non va il mio prodotto?”
Ho visto anche io Anno zero. Don Marco ha trovato una chiesa vuota, e questa domanda sono sicuro che se l’è posta. Ma ha un merito. Si è dato sì la risposta che tutti gli uomini di fede si danno: non c’è niente che non va. Ma invece di starsene ad aspettare che anche gli altri se ne rendessero conto, è andato lui a fare questa stessa domanda, in giro. E ha trovato gente che ci ha pensato e ha risposto: in effetti, non c’è niente che non va.
Saresti un ottimo venditore.
E allora, voi cristiani, chiedetevi piuttosto se ciò che minaccia di più la nostra identità non siamo noi stessi, e la crisi di valori della società occidentale, che continuiamo a ritenere il migliore dei mondi possibili.
E ci accaniamo contro il velo, siamo strumentalizzati nel disapprovare tale pratica, perché non concepiamo una cultura che imponga alle donne di coprirsi il volto. Però restiamo indifferenti alla mercificazione del corpo femminile nei programmi TV, dove le tette e i culi al vento sono a loro volta imposti dalle regole del mercato e dell’audience. E comunque, se vogliamo restare in ambito religioso, quello del velo è un valore in cui credono, ma non esiste forse il voto di castità per preti e suore? Non è forse una limitazione anche quella? E che dire della clausura allora?
E per favore, non tiratemi fuori la balla del terrorismo, e che per ragioni di sicurezza non si può girare col volto coperto. È facile chiedere all’altro da sé di sacrificare e calpestare i suoi, di valori, per rispettare le nostre esigenze. Ma anche il nostro stato laico ha dei valori. Ad esempio la privacy. E che ne direste se domani scopriste che la privacy delle vostre email è sacrificata per esigenze di contrasto del terrorismo, quindi le autorità possono entrare nei server di posta liberamente e leggere le vostre mail private?
Ah no! Quello è un valore in cui crediamo noi, non si può sacrificare.
Uno per uno, tutti i punti in cui si crea (artificialmente a mezzo dei media) contrasto tra due culture, possono essere guardati sotto altri punti di vista, evidenziando quelle che sono invece tutte le contraddizioni interne alla nostra cultura.
Chiedetevi allora perché si debba per forza trovare un nemico all’esterno, quando il vero nemico è all’interno. Chiedetevi chi manipola le fonti di informazione per far vedere la realtà solo da determinati punti di vista, e in virtù di quali interessi.
Chiedetevelo, perché solo così potrete fare una scelta davvero consapevole, qualunque essa sia.



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mercoledì 8 novembre 2006 - ore 14:38


MAUS
(categoria: " Vita Quotidiana ")


- Artie, vieni qui un momento quando sego
- Snrk?
- Perché piangi Artie? Stringi meglio legno
- So-sono caduto e i miei amici m-mi hanno lasciato qui
Smise di segare
- Amici? Tuoi amici? Se chiudi loro insieme in una stanza senza cibo per una settimana…ALLORA tu vedi cosa è AMICI


“Mio padre sanguina storia”


Non so voi, ma trovo che questa frase abbia l’effetto di un pugno. In questi giorni è in edicola una ristampa della versione integrale di MAUS, allegata a Repubblica. Per chi non sapesse di cosa parlo, trattasi di un romanzo a fumetti di Art Spiegelman, pubblicato agli inizi degli anni novanta. È la storia di Vladek Spiegelman, il padre dell’autore, ebreo ex deportato ad Auschwitz. La trovata geniale è la rappresentazione degli ebrei con sembianze di topo, dei tedeschi con sembianze di gatto, e dei polacchi con sembianze di maiale. Per chi disdegna il fumetto come genere letterario, è un buon modo per cambiare idea.
Storie così ne abbiamo viste e lette tante, sembrano tutte uguali e nel contempo tutte diverse. Ciò che le accomuna è la lotta per la sopravvivenza. “È troppo facile morire. Bisogna lottare. Lottare per vivere.”
Una storia vera in ogni dettaglio. Una storia straordinaria, che è quella di Vladek Spiegelman, ebreo polacco dalle mille risorse, ma che potrebbe essere quella di chiunque sia sopravvissuto, con tanto ingegno e tanta fortuna, a questa esperienza. Così, chi legge queste pagine ritrova non solo la storia di un illustre sconosciuto raccontata dal figlio, ma anche un pizzico di storia magari del nonno o dello zio o del lontano parente sopravvissuti ai campi di sterminio.
Se lo trovate ancora in edicola, fidatevi del mio consiglio e compratelo, non ve ne pentirete.

"E siamo arrivati a campo di concentramento di Auschwitz.
E sapevamo che da qui noi non uscivamo più...sapevamo...
che ci uccidono con gas e poi buttano in forni.
Era il 1944...
Sapevamo tutto. E eravamo qui"



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lunedì 6 novembre 2006 - ore 11:23


ER TAPPARELLA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Er tapparella è un ragazzo di 33 anni che vive a Roma in zona Testaccio.

Er tapparella ha una famiglia, è sposato e mi sembra abbia due figli.

Er tapparella è conosciuto nel suo quartiere con questo soprannome perché…
Er tapparella si introduce nelle case disabitate, negli appartamenti sfitti da tempo, entrando dalle finestre. Il segno del suo passaggio è la mancanza di un’asticella di legno della tapparella esterna.

Er tapparella entra dentro le case ma non ruba niente.

Er tapparella non fa questo per soldi, né per un tornaconto personale.

Er tapparella, una volta entrato dentro la casa, la occupa. Non per sé, ma per famiglie bisognose che una casa non ce l’hanno.

Er tapparella ha il coraggio di fare quello che tanti, compreso il sottoscritto, non hanno il coraggio di fare.

Per qualcuno, nonostante il fine, sarà sempre uno che viola la legge. Per qualcun altro un novello Robin Hood, o un piccolo grande uomo.
Per quanto mi riguarda, se lo incontrassi sarei ben contento di stringergli la mano.

Buona giornata a tutti.


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lunedì 30 ottobre 2006 - ore 09:40


DEDICATO A
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A tutti gli emigranti. A coloro che lasciano una terra devastata dalla povertà, dalle guerre, dalla disoccupazione, ma che nonostante tutto è la loro patria.
A chi parte in cerca di fortuna lasciando il proprio cuore in quella terra dove la fortuna non esiste.
A chi ha il coraggio di ricominciare da zero.
A chi, in un Paese straniero, dentro una stanza vuota e buia, pensa ai propri cari a migliaia di chilometri di distanza, pensa al cielo della sua terra natale, al verde, ai campi, alla pioggia e alla neve.
A tutti gli spaesati, coloro che hanno il cuore diviso in parti, che non si sentono di appartenere ad una patria, o perché sono nati in un Paese ma hanno vissuto in un altro, o perché la loro patria non esiste più.
A chi, lontano dal proprio mondo, non abbandona le proprie tradizioni, perché per quanto possano essere giudicate sbagliate, arretrate o inadatte, sono i valori con i quali siete cresciuti, e sono l’unico legame che vi resta con la vostra terra lontana.
E ballano al suono della loro musica.
Una volta erano irlandesi, poi italiani, che attraversavano l’oceano in cerca di fortuna. Oggi da altre terre attraversano il mediterraneo per sopravvivere. Il risultato non cambia. La storia si ripete, spesso.
Il tema musicale della settimana è dedicato a tutti voi. Credo sia il brano più bello che abbiano mai scritto i Pogues. E sicuramente in assoluto uno dei miei brani preferiti.
Prendetevi tre minuti, leggete attentamente il testo, se potete. Ascoltate. E commentate.


The island it is silent now
But the ghosts still haunt the waves
And the torch lights up a famished man
Who fortune could not save

Did you work upon the railroad
Did you rid the streets of crime
Were your dollars from the white house
Were they from the five and dime

Did the old songs taunt or cheer you
And did they still make you cry
Did you count the months and years
Or did your teardrops quickly dry

Ah, no, says he, ’twas not to be
On a coffin ship I came here
And I never even got so far
That they could change my name

Thousands are sailing
Across the western ocean
To a land of opportunity
That some of them will never see
Fortune prevailing
Across the western ocean
Their bellies full
Their spirits free
They’ll break the chains of poverty
And they’ll dance

In Manhattan’s desert twilight
In the death of afternoon
We stepped hand in hand on Broadway
Like the first man on the moon

And "The Blackbird" broke the silence
As you whistled it so sweet
And in Brendan Behan’s footsteps
I danced up and down the street

Then we said goodnight to Broadway
Giving it our best regards
Tipped our hats to Mister Cohan
Dear old Times Square’s favorite bard

Then we raised a glass to JFK
And a dozen more besides
When I got back to my empty room
I suppose I must have cried

Thousands are sailing
Again across the ocean
Where the hand of opportunity
Draws tickets in a lottery
Postcards we’re mailing
Of sky-blue skies and oceans
From rooms the daylight never sees
Where lights don’t glow on Christmas trees
But we dance to the music
And we dance

Thousands are sailing
Across the western ocean
Where the hand of opportunity
Draws tickets in a lottery
Where e’er we go, we celebrate
The land that makes us refugees
From fear of Priests with empty plates
From guilt and weeping effigies
And we dance



Update: non avevo ancora letto l’ultimo post di Grezzo. Skinhead brotherhood, come l’ha appena chiamata. Sarà l’autunno che ispira ai kids pensieri comuni.


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