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ONU - XX Assemblea Generale (1965):
"La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all’ autodeterminazione e all’indipendenza.
Inoltre, l’Assemblea invita tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

ONU - Risoluzione 1514
"L’Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all’ autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
"La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione".

Tribunale penale internazionale
"In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
(1) attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
[...]
(4) attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti".



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LE MOTIVAZIONI DEL NOME NO USA

(Ho voluto "recuperare" il vecchio nome di un gruppo studentesco nato e scioltosi ai tempi del liceo, modificando il significato delle iniziali, in omaggio ai vecchi tempi. L’idea del nome venne a un mio vecchio compagno di scuola)

CLICCA QUI





60 MINUTES

Lesley Stahl on U.S. sanctions against Iraq:
We have heard that a half million children have died. I mean, that’s more children than died in Hiroshima. And, you know, is the price worth it?

Secretary of State Madeleine Albright:
I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it.








Lesley Stahl, riguardo alle sanzioni economiche contro l’Iraq:
Ho sentito dire che mezzo milione di bambini sono morti. Un numero maggiore dei bambini che morirono in Hiroshima. Secondo lei, è un prezzo necessario?

Segretario di Stato Madeleine Albright:
Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma il prezzo – noi pensiamo che sia un prezzo necessario da pagare.

(L’embargo economico in Iraq, durato 10 anni, provocò la morte del 12% dei bambini, che morirono a causa di stenti, denutrizione, malattie, mancanza di cibo e medicinali. L’embargo, voluto dagli Stati Uniti, ha vietato per anni l’importazione di viveri di prima necessità, di medicinali, di attrezzi agricoli per il ripristino della rete elettrica, di cloro per disinfettare l’acqua, mentre sanzioni economiche accessorie imponevano che buona parte del ricavato derivante dalla vendita del petrolio fosse trattenuto per riparazioni di guerra ed il sostentamento delle Nazioni Unite).



VECCHI POST:


RABBIA
LA VISIONE E LA LETTURA DI QUESTO POST SONO CONSIGLIATI AD UN PUBBLICO ADULTO E NON IMPRESSIONABILE



SERIE The New World Order

Premessa (tiredbrain)

INTRO - Lost in translation (tiredbrain)

PARTE I - 9/11: Segnali di congiura (tiredbrain)

PARTE II - La fabbrica delle illusioni (SebackiZ)

Parte III - DNA e codice a barre (666) (SebackiZ)

PARTE IV - 9/11: Un piano inesistente/L’ipotesi alternativa (tiredbrain)
Parte V: Il vero obiettivo è l’Iran (SebackiZ)

PARTE VI - 1 - Il programma dei Protocolli dei Savi di Sion (SebackiZ)

PARTE VI - 2: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 1 (SebackiZ)

PARTE VI - 3: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 2 (SebackiZ)

PARTE VI - 4: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 3 e 4 (SebackiZ)

PARTE VI - 5: Protocolli dei Savi di Sion - PROTOCOLLO 5 (SebackiZ)

PARTE VII - 9/11, Medio Oriente e Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE VIII - IL NEMICO: 1) Il circolo Pinay (SebackiZ)

Parte IX - Imperialismo americano: 60 anni per un Nuovo Ordine Mondiale (tiredbrain)

PARTE X - IL NEMICO: 2a) Il Gruppo Bilderberg (tiredbrain)

Parte XI - Censura e controllo dell’informazione (tiredbrain)




SERIE Terrorismo di Stato: Lo Stato fascista di Israele

Parte I

Parte II

Parte III

Parte IV

Parte V



POLITICA E INFORMAZIONE

La fine di Internet

(ANSA - Cuba)

Crude Designs

Arab Woman’s blues

Ricordare Sabra e Chatila

Attività nucleari iraniane

Il manifesto censura i palestinesi

The Decider

In risposta a Pogues!

La mercificazione della donna

Dalla parte di ...

Lettera aperta al presidente della repubblica italiana (di Mauro Manno)

Venite adoriamoli

Meglio tardi che mai

Tutto è cominciato da...

Come si diventa terrorista?

United cruelties of Benetton

Torniamo a parlare di ambiente



MUSICA E RECENSIONI

KLAXON

CONTR-AZIONE

SCHIZO

EINSTURZENDE NEUBAUTEN

WIM MERTENS - EINSTURZENDE NEUBAUTEN

DEEP PURPLE

STIGMATHE

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OPERATION IVY

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SVAGO (Aneddoti, curiosità, storie di vita quotidiana, vacanze, escursioni, ecc...)

Er Buchetto

Stream of Consciousness

Jobs & Careers - II

Jobs and Careers - I

Le dodici fatiche di Asterix

Tofana di Rozes

Versace ... n’artro goccio (di plasma)

Makalu

Roma meeting

Aquile orfane









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sabato 27 maggio 2006 - ore 12:39


The New World Order - Parte I - 9/11: Segnali di congiura
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Recentemente i media hanno riportato la notizia che il Pentagono si sarebbe deciso a pubblicare alcune foto dell’attentato dell’11 settembre 2001.
Da un po’ di tempo sto seguendo le varie teorie sull’attentato che ha cambiato gli equilibri geopolitici del pianeta, che ha portato ai successivi conflitti in Medio Oriente, e che probabilmente ha cambiato il destino del mondo.
Siamo stati abbondantemente bombardati di informazioni, quindi per controbilanciare mi occuperò solo di disinformazione, con una premessa: non so più a cosa credere, se non ad una teoria, cioè quella che esistano davvero gruppi di interesse economico il cui obiettivo è indirizzare la politica delle potenze occidentali affinché l’assetto economico, politico e culturale del pianeta prenda una certa direzione. Di questo sono convinto, e per questo motivo valuto sempre con un certo interesse gli spunti di cosiddetta controinformazione che sempre più numerosi utilizzano internet come veicolo per la loro diffusione. Peraltro, proprio mentre scrivo mi accorgo che sul blog di Beppe Grillo è stato riportato un post sull’argomento che sto per trattare.
Dunque, undici settembre, vorrei riassumere la versione “ufficiosa” ben esposta sul sito
Luogo comune
che a sua volta sposa la teoria di un giornalista investigativo francese, Thierry Meyssan, autore del libro L’Effroyable Imposture, tradotto in Italia come L’incredibile menzogna .
Uno dei Paesi in cui il libro ha trovato le maggiori difficoltà, prevedibilmente, è stato proprio l’America. Non appena se ne ebbe notizia, infatti, lo stato maggiore del Pentagono, con Rumsfeld in testa, convocò una conferenza stampa a seguito della quale il libro fu bollato su tutti i media come una piaga maligna e ridicola insieme. Il generale Meyers concluse dicendo che supportare una tesi del genere equivaleva ad offendere la memoria di coloro che erano morti quel giorno. Per quanto nessuno abbia mai capito bene il significato di quella frase, nessun grosso editore se l’è certo sentita di inimicarsi il governo, nel nuovo clima di caccia alle streghe che si era instaurato a seguito degli attentati. C’è stato, però, Internet. E sull’onda di quelle poche copie tradotte e vendute sottobanco, in America è fiorita una vera e propria selva di siti che denunciano con elevati livelli di accuratezza le responsabilità ultime di quegli attentati. Nonostante il vasto successo nel mondo, il libro ha anche incontrato una notevole dose di ostilità. Due noti giornalisti francesi hanno addirittura scritto un "controlibro" - questo sì, sostenuto da una forte distribuzione - intitolato Complotto, nel quale cercavano di smontare le tesi di Meyssan. La versione italiana del libro è corredata da un’introduzione di Lucia Annunziata, che la dice lunga sulla necessità, da parte di chi lo ha pubblicato, di affossare e screditare in qualunque modo le tesi di Meyssan. In risposta al contro-libro francese, infine, Meyssan ha pubblicato un secondo libro, Pentagate, nel quale ribadisce ed approfondisce gli aspetti sia tecnici che sociali del primo, apportando un ulteriore strato di documentazione che a questo punto risulta ben difficile da ignorare, per chiunque voglia dichiararsi contrario alla sua tesi.
Di seguito, a grandi linee e in modo essenziale, i principali punti di discussione

1)
Il quadro generale: non fermarsi a discutere sui singoli eventi ma considerarli per come essi sono collocati nel contesto generale. In particolare, viene da fare queste considerazioni:
Quante probabilità ci sono che quattro apprendisti piloti riescano, tutti nello stesso giorno, e nell’ambito della stessa operazione, a fare quello che avrebbe fatto ciascuno dei dirottatori dell’11 Settembre? Diciamo che è difficile, ma possibile.
Quante probabilità ci sono che l’intero apparato della difesa più forte del mondo vada tutto, contemporaneamente, in tilt, nella maniera inspiegabile in cui è successo? Chiudiamo per un istante gli occhi, e diciamo che è difficile, ma possibile.
Quante probabilità ci sono che non un passaporto qualunque, ma addirittura quello di uno dei dirottatori, sopravviva all’inferno dell’esplosione nella seconda torre, e venga ritrovato praticamente intatto, a quattro isolati di distanza, da un agente dell’FBI che passava di lì per caso? E va bene, chiudiamo per un attimo tutto quello che possiamo chiudere, e diciamo che è difficile, ma possibile.
Ma quante possibilità ci sono che dozzine e dozzine di incongruenze estreme come queste siano convenute tutte nello stesso momento e nello stesso punto dell’universo, mentre il tutto tornerebbe logicamente normale se solo si cambiasse il nome dell’assassino?

2)
Le tesi su cui si fonda la teoria del complotto.
Secondo questa versione, i presunti terroristi non avrebbero potuto fare ciò che invece risulta che abbiano fatto quel giorno. Va inoltre aggiunto che è inspiegabile che la difesa aerea più efficiente del mondo abbia sostanzialmente ignorato il passggio non di uno bensì di quattro velivoli. Oltre a queste considerazioni di buon senso, vi sono inoltre altre tesi: che edifici come le torri gemelle non possano crollare in questo modo a causa del solo impatto e degli incendi, ma che siano stati demoliti a comando; che non sia stato un aereo commerciale a schiantarsi sul pentagono, ma un altro velivolo; che all’epoca pare dimostrato che esistessero già dei piani di attacco all’Afghanistan ed all’Iraq; che, benché fosse possibile che Bush fosse all’oscuro di tutto, diversi personaggi della sua amministrazione fossero invece al corrente dei piani.

GLI INDIZI

Il discorso di Bush

È possibile che esista qualcuno che ha visto in TV lo schianto del primo aereo, fra le 8.46 di quel mattino (momento in cui è avvenuto) e le 9.02 (momento in cui il secondo aereo si è schiantato nella seconda torre)? esiste un filmato che riprende casualmente il primo schianto, ma questo ha cominciato ad essere mandato in onda solo nel tardo pomeriggio di quella giornata.
Ma vedere in TV quel primo aereo che si schianta nella prima torre, prima ancora che il secondo aereo colpisca la seconda, resta un’impresa a prima vista impossibile per chiunque.
E invece, pare che qualcuno ci sia riuscito, ed è George Bush in persona.

ESTRATTO DISCORSO BUSH 4 DICEMBRE 2001 - ORLANDO, FLORIDA

Ero seduto fuori dalla classe, in attesa di entrare, quando ho visto una aereo colpire la torre - la TV ovviamente era accesa. Io stesso ho volato, in passato, e mi sono detto, che cane quel pilota! Mi sono detto, deve essere stato un incidente terrificante. Ma mi hanno subito portato via di lì, e non ho avuto troppo tempo per pensarci. Poi ero seduto in classe, e il mio capo-gabinetto, Andy Card, che è ora qui seduto, è entrato e ha detto: "Un secondo aereo ha colpito la torre. L’America è sotto attacco."

Il discorso si può leggere sul sito della Casa Bianca

È abbastanza evidente quindi che qualcuno, nell’entourage del presidente, aveva fatto preparare un collegamento con New York con una telecamera già puntata sulla prima Torre, prima ancora che questa venisse colpita.

10 settembre

Dal sito della CNN. I piani di attacco ad Al Qaida pare fossero già pronti prima dell’attentato



I dirottatori

Verso il 1996, per motivi a noi non noti (al di là di un presunto, generico odio per l’Occidente), Osama bin Laden inizia a progettare, insieme al suo braccio destro Khalid Shaikh Mohammed, quelli che passeranno alla storia come gli attentati dell’11 Settembre. È Kalid ad occuparsi sin dall’inizio dell’organizzazione e della logistica dei medesimi. L’idea è quella di sequestrare aerei commerciali e di usarli come bombe volanti contro luoghi altamente simbolici del sistema occidentale, come le Twin Towers di Manhattan, il Pentagono, o la stessa Casa Bianca.
Vengono scelti 20 volontari, votati alla morte, che vengono divisi in 4 gruppi di cinque. Di ciascun gruppo, uno di loro si addestrerà a manovrare aerei di linea di tipo commerciale. Gli altri quattro si occuperanno del sequestro vero e proprio, che avverrà con il solo aiuto di coltellini tascabili.
Sempre per motivi che non conosciamo, Osama preferisce non approfittare delle mille conoscenze di cui dispone in medio oriente (Pakistan, Afghanistan, Siria, ecc.), dove potrebbe far addestrare comodamente i suoi uomini su dei veri aerei di linea, ma li manda in America – dove fra l’altro rischiano di dare nell’occhio - ad addestrarsi su piccoli aerei da turismo.
Gli aspiranti kamikaze faticano ad ottenere una qualunque licenza, e mostrano anzi notevole imbarazzo una volta sedutisi ai comandi dei simulatori di veri aerei commerciali. Ma il vero problema, rispetto a queste scuole di volo, è che almeno quattro dei futuri assi vengono addestrati direttamente nella base navale USA di Pensacola, mentre un quinto comparirà addirittura nei corsi tenuti nella base CIA di Monterey in california.
Nel frattempo, i 20 futuri martiri si stanno preparando per il loro appuntamento con la storia. Le istruzioni erano state chiarissime: dare il meno possibile nell’occhio, cercare di mescolarsi al tessuto sociale, evitare in ogni modo situazioni che possano portare ad un eventuale confronto con la legge. Nonostante ciò, molti di loro si fanno continuamente coinvolgere in litigi coi vicini, e vengono ripetutamente cacciati dai vari appartamenti in cui abitano. Mangiano e bevono inoltre usando quasi sempre la carta di credito, e si fanno vedere più di una volta a Las Vegas, dove vengono immediatamente notati per il solo fatto di essere musulmani (il gioco, l’alcohol e le donne sono rigorosamente proibiti dal Corano). Uno di loro riesce anche, tre sere prima degli attentati, a prendere una multa in autostrada per eccesso di velocità e guida con un solo faro. Anche lui fortunato, se la cava con una semplice multa, poichè il poliziotto che lo ha fermato non si accorge che il suo nome è fra quelli dei ricercati dall’FBI. Inoltre, non trovano di meglio che farsi “pizzicare” dalle varie telecamere ad usare il Bancomat, a fare benzina, e a farsi un giro di shopping ai grandi magazzini.
Come se non bastasse, due di loro il 10 settembre lo trascorrono in una città diversa da quella di partenza dell’aereo suicida, Los Angeles. Prenderano infatti un volo per L.A. la mattina dell’11, per poi partire da L.A. con una coincidenza talmente risicata da mettere a rischio l’intero piano. Perché? La valigia di uno di loro, Mohamed Attà, rimane a terra a L.A., non viene cioè reimbarcata durante il cambio di volo. E il suo ritrovamento ne “svela” il prezioso contenuto, cioè i piani dell’attentato (ma guarda un po’.. che culo per gli investigatori!)
Per finire, nonostante il fatto che nei mesi successivi il Ministero degli Interni, accusato di aver permesso con troppa facilità l’ingresso in America ai dirottatori, si sia difeso dicendo che almeno la metà di loro erano del tutto sconosciuti alle autorità, all’alba del 14 Settembre - a sole 48 ore dagli attentati - il direttore dell’FBI Mueller ha consegnato alla stampa mondiale la lista completa dei 19 dirottatori, completa di cittadinanza, età, indirizzi e alias conosciuti, ed una fotografia per ciascuno.

Le liste passeggeri

Non vi compare nemmeno un nome arabo

Il secondo passaporto

Oltre a quello di Attà nella valigetta, ce n’è uno che avrebbe resistito addirittura all’esplosione nella Torre Nord, e nonostante l’aereo si sia disintegrato per intero al suo interno, sarebbe finito a qualche isolato di distanza, dove l’ha poi ritrovato un agente dell’FBI. Era il passaporto di Satam al-Suqami, del quale l’FBI ci ha mostrato la fotografia bruciacchiata. La temperatura raggiunta dalla palla di fuoco iniziale, subito dopo l’impatto dell’aereo, è stimata sugli 800 gradi circa.

CONTINUA NEL PROSSIMO POST



LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK



sabato 20 maggio 2006 - ore 10:11


ULTIMI ACQUISTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Cercavo da un po’ questo 7 pollici del 1983, di una delle leggende dell’oi! italiano, i Basta, band fiorentina autrice di brani conosciuti e cantati praticamente da tutti gli skinheads d’Italia e da parecchi skin e punk europei, come Nessun pudore , oppure Non cambierò mai (porterò nella bara la mia testa pelata/porterò nella bara anfibi e bretelle/porterò nella bara il mio odio per voi).

Questi i brani

LATO A: Nessun pudore; Disertare; Non cambierò mai

LATO B: Basta con la polvere; Caos

Autoprodotto con l’etichetta CAS, fondata dai Nabat, che compaiono tra i ringraziamenti, è un disco molto raro e ricercato, e pare sia stato ristampato anni fa sempre in vinile ed in edizioni a loro volta limitate. Non so se questo è l’originale, l’ho ritirato oggi e devo verificare. Ma chi se ne frega. L’importante è il contenuto


LEGGI I COMMENTI (14) - PERMALINK



venerdì 12 maggio 2006 - ore 14:13


The New World Order - INTRO - Lost in Translation
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Liberamente tratto da

Come Don Chisciotte

Lo scorso anno, in ottobre, destò molto scalpore la notizia che il presidente Iraniano negava che l’ Olocausto fosse avvenuto, e diceva che lo stato di Israele doveva essere cancellato dalla carta geografica. Io, che sono abbastanza disilluso e che ho scelto, anche se sono ateo, di difendere l’Islam dai troppi pregiudizi che ne stanno intaccando la cultura, ho comunque pensato che Ahmadinejad avesse commesso uno sbaglio, in preda a delirio fondamentalista.
In questi giorni mi è capitato tuttavia di sentire un’altra campana, e mi sono sentito un po’ idiota nell’essere caduto ancora una volta nei trabocchetti dei mezzi di informazione. Sentire un’altra campana non significa crederle incondizionatamente, altrimento commetterei un errore opposto, ma dati i presupposti, ho il forte sospetto che QUESTA campana sia quella giusta.
Più o meno da allora l’idea di un attacco americano all’Iran ha cominciato ad essere valutata come ancora più probabile, e per questo una persona in buona fede potrebbe pensare che ‘sto cretino stesse facendo il gioco dell’occidente, e i missili se li stia tirando addosso.
Ma se le dichiarazioni di Ahmadinejad che lo rendono il cattivone di stagione fossero state a) tradotte male e b) prese fuori contesto ?
Sul sito “comedonchisciotte” leggo
“Se tradotto appropriatamente il presidente Iraniano in realtà chiede come obiettivo per il futuro la rimozione dei regimi che sono al potere in Israele e negli USA. Ha chiesto una maggiore autorità per la Palestina. La parola mappa non compare nemmeno. E il presidente rende chiaro che l’Olocausto è avvenuto, ma sostiene che le potenze occidentali hanno sfruttato il ricordo dell’ Olocausto per i loro scopi imperialistici. Ciò con cui se ne sono usciti i maggiori mass media è un completo inganno.”

Non conosco la lingua né i caratteri arabi, ma chi ne fosse capace può verificare quanto detto leggendo il testo originale del discorso su questo sito

Discorso

L’articolo prosegue:
“L’inganno è stato aiutato dal fatto che molti mezzi di comunicazione usano una compagnia ‘ indipendente ’ chiamata Middle East Media Research Institute (Memri) per tradurre lingue mediorientali. Memri guarda caso è posseduta da due Israeliani di destra neo-con : Meyrav Wurmser, la moglie di uno degli aiutanti di Dick Cheney (ed ex assistente speciale di ‘Strap-on’ John Bolton ), David Wurmser e l’ex (?) ufficiale dell’ Intelligence Militare Israeliana, Colonnello Yigal Carmon . In effetti uno sguardo all’ incompleta lista dello staff su Wikipedia sembra suggerire una pesante influenza Israeliana nel personale e almeno due ex membri dell’ Intelligence Militare Israeliana. Eppure little red email è sicura che sia solo una coincidenza, come il fatto che l’esercito Israeliano (presumibilmente l’intelligence militare) ha anche usato queste tattiche di disinformazione in passato.
E appena Ahmadinejad è stato dipinto con l’etichetta di pazzoide distruttore di ebrei è bastato un breve salto perché fosse accanto ad Adolf Hitler nel pantheon dei cattivoni. Come per Milosevic e Hussein prima di lui, il paragone di Ahmadinejad a Hitler è un segno sicuro che la guerra è imminente.

Però a differenza di Hitler Ahmadinejad non governa l’ Iran né ne controlla la politica estera o militare. L’ uomo incaricato di tutto ciò è il Leader Supremo dell’ Iran Ayatollah Ali Khamenei.

L’ Iran è una teocrazia e Khamenei è il teocrate-in-capo. Per darvi un’idea di dove si collochi Ahmadinejad nella gerarchia politica Iraniana notate che nessuno può nemmeno concorrere per la Presidenza senza prima l’approvazione di Khamenei e del Consiglio dei Guardiani, un gruppo di sei religiosi e di sei giuristi conservatori selezionati da Khamenei.”

Per farla breve, si fa sempre più strada nella mia testa l’idea che i mezzi di informazione ci stiano bersagliando di mezze verità sull’Islam e sulle popolazioni del medio oriente, allo scopo preciso di alimentare odio e incomprensioni tra le nostre due culture, che ci portino a giustificare o quanto meno a tollerare un intervento bellico in Iran.

Un esempio semplice e lampante?
Quanti di voi sanno cosa significa la parola Jihad?
Molti risponderanno “Guerra santa”. Questa è esattamente la traduzione che ne fanno i giornali. Quindi un povero cristo sente il TG, sente “Guerra santa” e pensa “ma che cazzo gli abbiamo fatto noi? Perché ci fanno la guerra? E guerra contro chi? Io che c’entro? Noi occidentali che c’entriamo? E se sono in guerra con noi perché emigrano nelle nostre terre?”
Tutto questo alimenta l’incomprensione, il rifiuto a voler capire perché si pensa già di sapere (ci fidiamo dell’informazione), e l’incomprensione genera odio.
In realtà Jihad significa semplicemente e letteralmente “Sforzo su una strada che è gradita a Dio”. In altri termini è l’impegno a mantenersi aderenti ai principi dell’Islam (e quindi del Corano). Se noi dovessimo spiegare a un arabo che non conosce la nostra lingua in che modo un prete cattolico consacra la sua vita al servizio del suo Dio (che è poi lo stesso dio), dovremmo anche in quel caso usare il termine Jihad, perché il termine arabo sta a significare uno sforzo che comporta sacrifici.
Questo è solo un piccolo esempio di informazione sbagliata che crea tensioni (non ci dà fastidio quando sentiamo quelle due parole? Guerra santa. Ci sembra di tornare al Medioevo…)
Attenzione gente. Anche l’informazione in Italia è informazione di regime.


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giovedì 11 maggio 2006 - ore 13:52


ROMA MEETING
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Eccomi qua, finalmente ho qualche minuto da dedicare a questa creatura chiamata blog che, come un tamagochi (chi se li ricorda?), ha bisogno di essere nutrito e accudito altrimenti muore.
Bellissima e piacevole serata ieri sera, e per me una "prima volta": prima volta che incontro di persona qualcuno conosciuto su internet. Sbevazzata in compagnia con evissa e rozzo all’Oasi della Birra a Testaccio.
Che dire? è andata come mi aspettavo che andasse, dopo tanto tempo passato a chiacchierare sul web si capisce che la compagnia con certe persone può solo essere piacevole.
Ancora una volta, mi sono sentito un po’ come i famosi quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, anche se ieri eravamo in tre.
Abbiamo parlato di altre conoscenze qui sul blog, ma anche di TAV e di politica. Evissa è un uragano, e soprattutto, con il suo entusiasmo e la sua grinta infonde davvero voglia di combattere per cambiare le cose. Crede fermamente in quello che fa.
E che dire di Rozzo? ha un po’ davvero l’aria del poeta, me lo aspettavo più o meno così, e quando è arrivato col suo bolide lo abbiamo riconosciuto subito. È stato lui che ci ha portato a spasso per Roma, e pare abbia apprezzato il localino, soprattutto il mix di formaggi e affettati, che abbiamo innaffiato con del buon vino.
Sono soddisfatto, non poteva andare meglio. Nessun imbarazzo, nessuna incertezza, nessuna diffidenza, un po’ come se ci conoscessimo già. Ho avuto fortuna, e li ringrazio per questo, credo che tanta gente, non solo qui su spritz, racconterebbe esperienze diverse, e non sempre piacevoli.
Non mi rimane che aspettare il prossimo incontro, e nell’attesa, cominciare a procurarmi un po’ di limoni non trattati per preparare il mio limoncello. Non credo che la prossima volta potrei cavarmela con un semplice assaggino ...


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sabato 29 aprile 2006 - ore 10:47


UNITED CRUELTIES OF BENETTON
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Benetton è una multinazionale a controllo italiano. Opera principalmente nel settore dell’abbigliamento casual e dei tessuti. Possiede i marchi United Colors of Benetton, Sisley, Playlife, Killer Loop, Undercolors. A seguito dell’accordo con Mattel (avvenuto nel maggio 2005). Benetton realizza e vende nei propri negozi la linea di abbigliamento per bambine "Barbie loves Benetton".

COMPORTAMENTI


Trasparenza : Gli accordi stipulati nel 1978, 1999 e 2004 vincolano l’azienda a fornire al sindacato l’elenco delle imprese partecipate, dei terzisti italiani e dei siti produttivi esteri collegati al gruppo. Benetton non ha risposto ai questionari.

Lobby : Edizione Holding controlla il 24,5% del capitale dalla Sep, casa editrice dei quotidiano “ll Gazzettino" (www.agcom.it).

Lavoro : Benetton ottiene parte dei suoi prodotti da terzisti localizzati in Cina, paese che vieta ogni libertà sindacale. Inoltre ha collegamenti produttivi con Argentina, India, Lituania, Turchia, Ucraina, Ungheria, paesi che ostacolano fortemente le libertà sindacali (“Corriere del Veneto", 13 maggio 2004; Bilancio 2004).
Il 16 aprile 2003 si è concluso il processo promosso da Benetton contro Riccardo Orizio, giornalista del "Corriere della Sera" che nell’ottobre 1998 aveva pubblicato un servizio sulla presenza di lavoro minorile alla Bermuda e alla Gorkem Spor Giyim, due fabbriche turche che producevano abbigliamento a marchio Benetton. Il servizio, che conteneva nomi, cognomi e foto, pose Benetton in grande imbarazzo anche perché l’articolo attribuiva al proprietario della Bermuda la seguente dichiarazione: “I rapporti tra noi e l’azienda italiana sono amichevoli e di intensa collaborazione. Loro sono i miei principali clienti”. L’articolo affermava anche che i capi di vestiario prodotti alla Gorkem recavano l’etichetta "Made in Italy". Per difendere la propria immagine, Benetton querelò Riccardo Orizio per diffamazione. In base alla documentazione presentata dal "Corriere della Sera" e a dichiarazioni rese dai testimoni, il Tribunale ha sentenziato che: “L’utilizzo, nelle aziende subfornitrici del licenziatario turco di Benetton, di lavoratori-bambíni" è "circostanza risultata sostanzialmente provata". Tuttavia ha condannato Orizio a 800 euro di multa, perché ha sbagliato nell’”affermare in modo perentorio che in una di queste aziende venissero prodotti capi con il marchio made in Italy per conto dell’azienda italiana" ("Corriere della Sera", 12.10.1998 e 21.05.2003).
Nel 2003 Benetton ha adottato un codice etico e di condotta, che però non prevede il rispetto dei diritti dei lavoratori come criterio di selezione dei fornitori. In esso si afferma che “la selezione dei fornitori (...) è dettata da valori e parametri di concorrenza, obiettività, concorrenza, imparzialità, equità nel prezzo". Agli impegni diretti, Benetton ha sempre preferito formulazioni generiche, come quella assunta nell’accordo sindacale del 1994 attraverso il quale riconosce che il lavoro presso i terzisti deve svolgersi nel rispetto dei diritti fondamentali. Il documento cita tutti i temi più rilevanti, ma sotto forma di elenco senza alcuna specificazione. Non c’è riferimento alle convenzioni dell’OIL, non si cita il salario vivibile, non si parla di forme stabili di assunzione. Per quanto riguarda il sistema di controllo, in un successivo accordo sindacale dei 1999 è espressa l’intenzione di dotarsi di un sistema di monitoraggio interno rafforzato da valutatori esterni. A tutt’oggi non sappiamo cosa abbia messo in atto, benché nel 2004 Benetton abbia firmato un nuovo accordo sindacale in cui accetta di comporre una commissione che verifichi lo stato di attuazione dell’accordo del 1994 e il sistema di monitoraggio.

Società . Dal 1991 la famiglia Benetton è proprietaria di 900.000 ettari in Patagonia (Argentina), attraverso la società Compania de Tierras. La proprietà è contestata dalla popolazione Mapuche, originaria della regione, ma oggi confinata in zone periferiche. A più riprese i Mapuche hanno rivendicato il diritto a tornare sulle loro terre e per questo si sono scontrate con l’azienda dei Benetton. L’ultimo contenzioso, in ordine di tempo, ha avuto inizio nel 2002. La famiglia Curinanco, ridotta alla fame, era tornata nel suo luogo di origine, stabilendosi, con il benestare dell’autorità pubblica, in un’area che fa parte dei possedimenti Benetton. Per tutta risposta l’azienda ha fatto sgomberare la famiglia con la forza e l’ha citata in giudizio. Il caso si è chiuso nel 2004 con una sentenza di condanna per la famiglia occupante.

Forniture all’esercito : Nel febbraio 2003, a ridosso della guerra in Iraq, fece scalpore la notizia apparsa su “ La Repubblica ", in base alla quale la nave italiana "Strada Gigante", posseduta da una società di trasporti partecipata dalla famiglia Benetton, trasportava materiale bellico per conto dell’esercito britannico (“ La Repubblica ", 27 febbraio 2003).

Consumatori : Fra il novembre 2002 e il marzo 2004, Benetton è stata censurata a più riprese dallo IAP per messaggi pubblicitari che violavano il codice di autodisciplina. In particolare i messaggi di Sisley sono stati ritenuti contrari agli articoli 1 (lealtà pubblicitaria), 9 (violenza, volgarità, indecenza) e 10 (convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona) (Ingiunzioni n. 231/2002 dell’8 novembre 2002, n. 53/2004 del 5 febbraio 2004 e n. 83/2004 del 5 marzo 2004).

Illeciti : Nel 2004 l ’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha multato Edizione Holding/Autostrade Spa per irregolarità nelle gare di appalto indette per le aree di ristoro. Di fatto è stata favorita Autogrill, che è un’altra società dell’impero Benetton. La multa è stata di 6,79 milioni di curo ("Bollettino AGCM", n. 46 del 29 novembre 2004).

Paradisi fiscali : Benetton ha filiali in Corea del Sud, Hong Kong, Lussemburgo, Svizzera, considerati paradisi fiscali dalla legislazione italiana (Bilancio 2004).

E VENIAMO AL PEZZO FORTE


Animali : Nell’ottobre 2004 l’associazione animalista PETA ha lanciato una campagna nei confronti di Benetton per convincerla a non comprare più lana dall’Australia.
Benetton utilizza lana proveniente dall’Australia, Paese in cui le pecore sono sottoposte a una raccapricciante pratica chiamata "mulesing": questa procedura consiste nel bloccare le pecore con delle barre di metallo e tagliare grossi lembi di carne viva dall’area perianale senza usare alcun anestetico. Gli allevatori affermano che questa pratica viene effettuata sulle pecore per prevenire che le larve di mosche infestino la pelle rugosa, una caratteristica fisica per la quale le stesse pecore sono appositamente selezionate e allevate. Invece di ricorrere a soluzioni più umane, come ad esempio la selezione di razze meno soggette a tali malattie e delle pratiche di allevamento qualitativamente migliori, gli allevatori preferiscono esercitare la pratica barbarica e dolorosissima del "mulesing".







La vita non è facile per questi animali docili e indifesi: quando la loro lana non è più redditizia, le pecore vengono inviate nel Medio Oriente su navi a stiva aperta, sotto un sole cocente per un viaggio che spesso dura settimane o perfino mesi. Ogni anno, fino a 6 milioni di pecore australiane soffrono le macabre conseguenze di questo commercio di animali vivi. Accalcate in decine di migliaia in queste navi infestate da malattie, le pecore che si ammalano o rimangono ferite (molte volte calpestate da altre pecore impaurite che cercano di raggiungere le minime quantità di cibo e acqua disponibili) sono spesso gettate fuori bordo ancora vive oppure macellate completamente coscienti in un "maceratore" installato a bordo della nave! Quando la nave raggiunge il porto di destinazione finale, le pecore sopravvissute sono spaventate, deboli e molto spesso perfino incapaci di muoversi. Gli animali vengono quindi trascinati giù dalla nave e caricati nei camion che li portano nei mercati del Medio Oriente e del Nord Africa dove viene loro tagliata la gola senza stordirle.






I dirigenti della Benetton sono al corrente di tutti questi fatti: sono stati informati e sono stati mostrati loro i video di queste pratiche violente. È stato loro richiesto di interrompere l’uso della lana australiana fino a quando non vengano vietate la pratica del "mulesing" e l’esportazione di capi in vita. Cosa hanno fatto a riguardo? Nulla


Fonti:

DISINFORMAZIONE

MAPPAMONDO

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giovedì 27 aprile 2006 - ore 09:41


VIA LE TRUPPE DALL’IRAQ
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ancora una volta Nassirya. Ancora una volta una bomba. Ancora una volta morti. Ancora una volta italiani. Ancora una volta, mi sembra quanto mai attuale un brano di qualche decina di anni fa, a dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che tutte le guerre sono uguali

Angelic Upstarts
Last Night Another Soldier


Last night another soldier, last night another child
No one seems to worry, no one sees his mother cry

Can you see that smart, clean soldier,
Standing straight and oh so proud
He wants to fight for Queen and country
He wants to make his family proud
A job with the future, his way to get out of it
It’s his sense of romance, it never ends that way
Last night another soldier, last night another child
No one seems to worry, no one sees his mother cry

They’re just facts and figures on your TV screen
Another child and another soldier, is peace just a dream

In the country strange and foreign all the people resent him
He can’t cope with his problems, all the fears and hatred
Now he wish he never went he wish he never thought of it
It’s not the same as fighting armies looking for the terrorists

They’re just facts and figures...

Can you hear the mocking laughter from the ones that gain by it
They’re not in line for the bullets, they’re the ones who started it

They’re just facts and figures...

Last night another soldier, last night another child
Just a number in the papers, another one of the innocent

They’re just facts and figures..




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mercoledì 19 aprile 2006 - ore 10:39


ULTIMI RI-ACQUISTI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


NABAT Un altro giorno di gloria - CAS Records 1986

Non lo credevo possibile, eppure ho trovato un’altra copia di un LP storico, di quella che è forse stata la migliore Oi! band italiana di sempre. La prima copia l’ho comprata l’anno scorso su ebay, e l’ho pagata a caro prezzo, il disco è praticamente introvabile. Questa invece è passata un po’ in sordina sempre su ebay, in un’asta che è scaduta in un sabato di sole alle quattro di pomeriggio. L’ho pagata un po’ meno... inutile dire che è in vendita





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martedì 11 aprile 2006 - ore 14:09


COCA-COLA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


TEMPO SCADUTO PER COCA-COLA, REBOC RIPRENDE LE PROTESTE: “ACCORDO CON VELTRONI NON RISPETTATO”.

LA POLIZIA TENTA DI IMPEDIRE LA CONSEGNA DI UN COMUNICATO AI GIORNALISTI.

ROMA, 8 APR 06 - In occasione dell’arrivo a Roma della Coppa del Mondo sponsorizzata dalla Coca-Cola, la REBOC riprende le azioni di protesta che da Novembre allo scorso Febbraio segnarono 61 tappe del viaggio della fiaccola olimpica in Italia, nell’ambito della campagna internazionale di boicottaggio lanciata dal sindacato colombiano SINALTRAINAL.

La Rete di boicottaggio è intervenuta questa mattina alla conferenza stampa che si teneva all’Auditorium di Roma per consegnare un comunicato stampa ai giornalisti intervenuti. Nonostante i precedenti accordi con la Questura, le forze dell’ordine hanno identificato tutti i presenti, tentando di impedire la consegna delle cartelline stampa.

“Solo dopo lunga trattativa, - dichiara un rappresentante della REBOC – è stato consentito infine ad una sola persona di rimanere per raccontare ai giornalisti i motivi della protesta, che proseguirà nei prossimi giorni.
Dopo lo sgombero subito in occasione del passaggio della fiaccola, questo ulteriore episodio conferma che purtroppo non esiste più alcuna garanzia di agibilità democratica. A chi voglia comunicare idee e fatti che danno fastidio alle grandi corporation, non rimangono che due scelte: rinunciare o agire al di fuori delle norme e dei protocolli previsti”.

All’origine della campagna ci sono le gravissime violazioni dei diritti umani e del diritto di libera associazione sindacale in Colombia, tramite un sodalizio tra l’azienda e gli Squadroni della Morte dei paramilitari, classificati dallo stesso Dipartimento di Stato USA come ‘organizzazione terroristica’.

“Riprendiamo le proteste – prosegue la REBOC – perché nel frattempo Coca-Cola non ha mostrato neppure la minima intenzione di avvicinarsi ad una positiva soluzione della vicenda.
Sembrava aver compiuto un passo positivo, seppur costretto, con la firma dell’accordo del 7 Novembre, ma alla fine non ha onorato l’impegno preso, confermando di non essere un interlocutore affidabile e di avere molto da nascondere”.

In quell’occasione Coca-Cola, a seguito della minaccia di alcuni municipi romani di non consentire allo sponsor della fiaccola il passaggio sui loro territori, aveva pubblicamente firmato un accordo con il Sindaco di Roma Veltroni, l’Assessore regionale Nieri e i presidenti di Municipi romani Smeriglio e Medici, con cui si impegnava a consentire che entro il mese di Marzo una Commissione d’inchiesta indipendente, formata da istituzioni, sindacati e società civile, visitasse i suoi impianti colombiani per verificare le denunce del SINALTRAINAL.

Si sta parlando di 8 sindacalisti e 4 loro familiari assassinati, 48 costretti a fuggire dai luoghi d’origine e a vivere sotto falsa identità, 65 minacciati di morte, 6 incarcerati in base a false denunce dell’azienda e poi scarcerati dopo mesi per non aver commesso il fatto, in tutto 179 gravi violazioni dei diritti umani accertate nel Gennaio del 2004 da una Commissione indipendente americana capeggiata dal consigliere comunale di New York Hiram Monserrate.

“Come se non bastasse, - prosegue il rappresentante della REBOC - il rapporto presentato dalla ONG War on Want pochi giorni fa, in occasione della tappa londinese della Coppa del Mondo, denuncia che le pratiche antisindacali della Coca-Cola non si limitano alla Colombia, ma si estendono ormai a Pakistan, Turchia, Russia, Perù, Cile, Guatemala e Nicaragua. Si passa quindi da un caso ben circoscritto, anche se gravissimo, ad una vera e propria strategia aziendale, in cui la violenza è lo strumento per tacitare ogni opposizione dei lavoratori (o delle comunità locali, come avviene in India a causa di una grave crisi idrica provocata dal sovrasfruttamento delle falde acquifere), le cui legittime rivendicazioni sono considerate solo come ostacoli al massimo profitto”.

Nei prossimi giorni – conclude la REBOC - denunceremo questi fatti ai cittadini e agli studenti e giovani sportivi che verranno a visitare la Coppa del Mondo. La campagna a livello internazionale sta già studiando il modo di farsi sentire anche in Germania nel corso dei Mondiali. In Italia ci rivolgeremo con forza anche al Sindaco Veltroni, che dopo aver sbandierato davanti ai giornalisti ‘l’impegno assunto per la prima volta da Coca-Cola a livello internazionale’, non si è minimamente adoperato per farlo rispettare”.

REBOC - RETE BOICOTTAGGIO COCA-COLA –
Per info: SITO WEB www.nococacola.info - E-MAIL no_cocacola_it@yahoo.it


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sabato 8 aprile 2006 - ore 10:01


The New World Order - PREMESSA - Una Denuncia nel Silenzio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Di seguito, riporto un articolo "impubblicato" del prof. Franco Cardini. Impubblicato perché ben sette testate giornalistiche nazionali con le quali l’autore ha in passato collaborato si sono rifiutate di pubblicarlo, alla faccia della libertà di informazione.
Mi sembra doveroso, come hanno fatto altri siti, cercare di dare il mio modestissimo contributo per un autore che stimo e di cui condivido ciò che scrive.

In questo paese, in Italia, nel marzo del 2006, sta accadendo l’incredibile. Sta accadendo sotto gli occhi di tutti e nella generale indifferenza: al massimo, lo si fa oggetto di qualche miserabile speculazione elettorale alla vigilia della competizione del 9 aprile prossimo. Ma il problema è serio e inaudito. Qui la destra e la sinistra non c’entrano.
Chi scrive non è l’ultimo arrivato. Egli si è rivolto a tutti i sette quotidiani sparsi per tutta Italia ai quali abitualmente collabora chiedendo di poter denunziare l’accaduto con la massima energia: perché si tratta di emergenza. Gli si è opposto concordemente, sia pur con motivi e con tono differenti, la barriera del silenzio. Lancio allora quest’appello, per chiunque voglia e possa accoglierlo.

Credo che tutti i cittadini ancora dotati d’un minimo di senso civico e di carità di patria si siano trovati a disagio dinanzi allo spettacolo della visita del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nei giorni appena trascorsi: specialmente dinanzi alle sue dichiarazioni di fedeltà incondizionata all’alleato statunitense iterativamente pronunziate, l’1 marzo dinanzi al Congresso degli Stati Uniti e il 2 successivo a bordo della portaerei in disarmo Intrepid, ora museo navale di Manhattan. Secondo il quotidiano “La Repubblica” del 3 marzo stesso, p.6 – al quale va attribuita la responsabilità di eventuali false o difettose citazioni – il Presidente del Consiglio avrebbe usato espressioni quali “Il nostro compito è quello di convincere tutti i paesi democratici a seguire l’America nella diffusione della libertà, che è l’unico modo per avere il benessere”; avrebbe affermato che la battaglia per la democrazia sarà vinta “solo se trasformiamo il mondo in un’a tra straordinaria America”; avrebbe affermato che il nostro “dovere è stare insieme all’America per portare avanti la guerra per la nostra libertà”; e avrebbe addirittura esplicitamente approvato l’ipotesi dell’one shot, l’attacco militare come ultima soluzione contro un paese che voglia usare armi di distruzione di massa, con ciò allineandosi sulle posizioni più oltranziste degli estremisti neoconservatori. Mi chiedo e chiedo al Presidente della Repubblica e alla Corte Costituzionale se in queste parole non sia ravvisabile qualcosa di ancor più grave d’un’inaccettabile dichiarazione di sudditanza nei confronti d’una potenza straniera, sia pur alleata. In un paese ancor dotato d’un minimo di senso di dignità nazionale e di consapevolezza di che cosa significhino libertà e indipendenza, queste parole avrebbero provocato non solo unanime sdegno, ma anche immediata apertura di un’inchiesta di colui che le ha formulate. Si sono viceversa avute solo fiacche reazioni politiche da parte degli avversari di Berlusconi; e, cosa ancor più incredibile, silenzio o addirittura assenso da parte di quelle forze della “Destra” che fanno parte del governo e che si presentano come tutrici dell’identità, dell’onore e degli interessi nazionali. Opportunismo e complicità non possono arrivare fino a questo punto. Ma, ancor più grave di questo, è stato un altro episodio che denunzio attingendo sempre al medesimo quotidiano e lasciando ad esso tutte le responsabilità sull’esattezza di quanto è esposto. Nello stesso 3 marzo, a p.4, “La Repubblica” ha pubblicato un articolo a firma di Ferruccio Sansa nel quale si riferisce di una scelta e di una dichiarazione del Ministro della Giustizia Roberto Castelli che, se esatte, sono di una gravità estrema.

I FATTI

Il 17 febbraio del 2003 alcuni agenti della CIA sequestravano in territorio italiano, a Milano, l’imam Abu Omar per interrogarlo in Egitto. L’inchiesta aperta al riguardo dalla Procura di Milano si chiudeva con l’accusa circostanziata a 22 agenti della CIA, la ricerca dei quali si estendeva dunque, in via di diritto, a tutti i paesi dell’Unione Europea e del mondo. In seguito a un’indagine circostanziata durata due anni, e sulla base di numerosissime e pesanti prove, è emerso un panorama inquietante: dati riguardanti voli aerei gestiti dalla CIA per operazioni “coperte” in Europa, e relative complicità degli organi ufficiali preposti alla nostra sicurezza, sono emersi in Germania, Svezia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Danimarca, Regno Unito, Portogallo, Francia, Spagna. In tutti questi casi, si è configurata una violazione della sovranità territoriale di tali paesi. Come è stato testimoniato dal Procuratore capo di Milano Armando Spataro, che ha seguito l’inchiesta relativa ai 22 agenti della CIA, lettere della Procura che invitano il Guardasigilli a inoltrare agli Stati Uniti la richiesta di estradizione degli indiziati sono state ripetutamente inoltrate. Il Ministro può decidere di non dar luogo a tale richiesta: ma è per legge obbligato a fornire una risposta ai richiedenti.

L’atteggiamento del Guardasigilli, a tutt’oggi, è inaudito e intollerabile. Egli non solo non ha risposto alle legittime sollecitazioni, ma ha attaccato duramente sul piano politico e personale, dai microfoni di Radio Padania il Procuratore Spataro accusandolo di essere “andato a new York e al Parlamento Europeo a parlar male del governo”, di avere “scavalcato i suoi superiori” in ordine alla procedura di sollecitazione della risposta relativa all’inoltro di richiesta d’estradizione degli agenti della CIA e infine dichiarando di non fidarsi “dell’imparzialità di questo magistrato che si è sempre schierato a sinistra. E la sinistra, si sa, è antiamericana”.
Ma più grave e intollerabile ancora è stata un’osservazione del Ministro, nella medesima sede radiofonica, a proposito di quei magistrati che, esaminati i casi di alcuni sospettati di attività terroristiche e averli prosciolti constatando l’inconsistenza degli addebiti loro mossi, li hanno prosciolti. Ponendo in rapporto questi episodi con il caso dei rapitori di Abu Omar, il Ministro – dando per scontato che i magistrati, prosciogliendo i sospetti di terrorismo, abbiano agito contro il loro dovere e contro la verità obiettiva – ha affermato. “Quale immagine diamo? Che lasciamo liberi i terroristi che vengono costantemente assolti e ci occupiamo solo di arrestare i cacciatori di terroristi?”.
Da tale dichiarazione si evince che:
1. il Guardasigilli è più preoccupato dell’immagine che l’Italia offre di sé (dove? a chi?) che non della giustizia e della verità obiettive;
2. Il Ministro omette di far il suo dovere accampando giustificazione di carattere formale e procedurale e frattanto da un lato accusa alcuni magistrati di venir gravemente meno ai loro compiti senza peraltro provvedere contro di loro, come dovrebbe fare se davvero convinto di quanto dichiara e in possesso delle relative prove;
3. Il Ministro presenta come cosa obiettivamente sicura che tutti gli indiziati di attività terroristiche recentemente prosciolti siano in realtà colpevoli, senza comunque giustificare tale affermazione, e si dimostra nel contempo del tutto insensibile di fronte al problema della violazione della sovranità territoriale italiana nel caso Abu Omar.

Fin qui si configurerebbe soltanto – ed è cosa inaccettabile, che in un paese serio e civile provocherebbe quanto meno unanime sdegno nell’opinione pubblica e crisi di governo – una situazione di pesante inadeguatezza di un Ministro della Repubblica. Ma dalle dichiarazioni del Castelli, il quale dogmaticamente si uniforma alla tesi complottistica già dichiarata da Bush all’indomani dell’11 settembre 2001, che cioè stia gravando sul mondo una grave, estesa, coerente e profonda minaccia terroristica, traspare qualcosa di più e di peggio: complicità nel presentare un castello di menzogne come una verità obiettiva. Vorrei al riguardo richiamare un episodio e una serie di dati a ciò collegati.

Il generale Leonid Ivashov era capo di Stato Maggiore dell’esercito russo al momento degli attentati dell’11 settembre 2001. Avendo vissuto gli avvenimenti dall’interno, egli ce ne ha fornita un’analisi molto diversa da quella dei suoi omologhi statunitensi. Durante un intervento alla conferenza Axis for Peace 2005 e in una successiva intervista egli prendeva fermamente e responsabilmente posizione per una sostanziale inesistenza del terrorismo internazionale, chiamando in causa anche la versione ufficiale degli attentati dell’11 settembre 2001. Egli affermava che quel che fino ad oggi si è visto è stato solo un terrorismo capace di colpi di mano magari gravi ma comunque episodici, non coordinati fra loro, non diretti da un unico centro e strumentalizzato dalle grandi potenze; anzi, che non esisterebbe senza di esse. Contestando il dogma della “guerra mondiale al terrorismo”, nel nome del quale si attenta ormai con evidenza alle libertà dei cittadini (come mostra negli Stati Uniti la vicenda del Patriot Act e altrove la realtà della lotta al terrorismo avanzata come alibi che giusti ficherebbe ogni sorta di atti illegittimi, come appunto i voli della CIA sull’Europa) Ivashov sosteneva che il modo migliore per ridurre gli attentati consiste nel ripristino del diritto internazionale e della pacifica cooperazione sia tra gli stati che tra i loro cittadini. Il terrorismo si afferma dovunque si esasperino le contraddizioni, dove intervenga un cambiamento delle relazioni sociali; dove si crei un’instabilità politica, economica o sociale; dove si liberino delle potenzialità aggressive; dove intervenga la decadenza morale, dove trionfino il cinismo ed il nichilismo, dove si legalizzi il vizio ed esploda la criminalità. È la globalizzazione che crea le condizioni per questi fenomeni estremamente pericolosi. All’interno del suo quadro si rimodella la carta geostrategica mondiale; vengono redistribuite le risorse planetarie; vengono ridisegnate le frontiere degli stati; viene stracciato il sistema di diritto internazionale; vengono cancellate o comunque attaccate le identità culturali. L’analisi dell’essenza del processo di globalizzazione, come delle dottrine politiche e militari degli Stati Uniti e di altri paesi, prova che il terrorismo contribuisce obiettivamente alla realizzazione di una dominazione mondiale ed alla sottomissione degli Stati ad una oligarchia mondializzata. Esso non è quindi un soggetto indipendente della politica mondiale, bensì uno strumento, un mezzo per instaurare un mondo unipolare avente un unico centro di direzione globale: è un espediente per cancellare le frontiere nazionali degli stati ed instaurare la dominazione di una nuova élite oligarchica m ondiale, i centri direzionali della quale sono appunto il soggetto-chiave del terrorismo internazionale, i suoi ideologi e i suoi “padrini”.

L’oggetto principale della nuova «élite» mondiale è la realtà naturale, tradizionale, culturale e storica, il sistema esistente delle relazioni tra gli Stati, l’ordine mondiale nazionale e statale della civiltà umana, cioè, in definitiva, l’identità nazionale. Secondo Ivashov, l’attuale terrorismo internazionale è un fenomeno caratterizzato da una parte dall’impiego del terrore - attraverso strutture politiche statali e non - come mezzo per raggiungere i suoi obiettivi politici con l’intimidazione, la destabilizzazione sociale e psicologica della popolazione e con il soffocamento della volontà di resistenza degli organi del potere; dall’altra dal ricorso alla creazione delle condizioni per la manipolazione della politica degli stati e della condotta dei loro cittadini. Il terrorismo sarebbe pertanto lo strumento di una guerra di nuovo tipo. Esso, così come viene presentato quale obiettivo pericolo dai media, diviene il sistema di gestione dei processi globali. È precisamente la simbiosi tra i media e il terrorismo a creare le condizioni che permettono mutamenti anche clamorosi e repentini nella politica internazionale, colpi di mano contrari al diritto internazionale e al principio della sovranità territoriale degli stati ma giustificati dall’eccezione determinata dalle “ragioni di sicurezza” atte a fronteggiare l’ “emergenza” e insomma modificazioni anche profonde della realtà politica esistente.

Se, in questo contesto, si rianalizzano gli avvenimenti dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, si possono trarre secondo Ivashov le seguenti, allarmanti conclusioni :
1. I mandanti di quegli attentati sono i circoli politici e gli ambienti d’affari che avevano interesse a destabilizzare l’ordine mondiale e che avevano i mezzi per finanziare quell’operazione. Il concepimento politico di quell’atto è maturato là dove sono apparse tensioni nella gestione delle risorse – finanziarie e di altro tipo. Le ragioni di quegli attentati devono essere ricercate nella collusione degli interessi del grande capitale al livello transnazionale e globale, in particolare nei circoli non soddisfatti dai ritmi del processo di globalizzazione o dalla direzione presa da esso.
A differenza delle guerre tradizionali il cui concepimento era determinata da politici e generali, gli iniziatori della « guerra mondiale al terrorismo » sono stati alcuni oligarchi e i politici da loro dipendenti.
2. Solo i servizi segreti ed i loro capi attuali o in congedo – ma che hanno conservato dell’influenza all’interno delle strutture dello stato – sono in grado di pianificare, organizzare e gestire un’operazione di tale ampiezza. In generale, sono i servizi segreti che creano, finanziano e controllano le organizzazioni estremiste. Senza il loro sostegno, tali strutture non possono esistere – e ancor meno effettuare azioni di una tale ampiezza all’interno di paesi particolarmente ben protetti. Pianificare e realizzare un’operazione di tale portata è estremamente complesso.
3. Usama ben Laden e «al Qaeda» non possono essere stati né gli organizzatori né gli esecutori degli attentati dell’11 settembre. Essi non possiedono né l’organizzazione richiesta a questo scopo, né le risorse intellettuali, né i quadri necessari. Di conseguenza, si è dovuto formare una squadra di professionisti, mentre i kamikaze arabi hanno svolto il ruolo di comparse per mascherare l’operazione. L’operazione dell’11 settembre ha mutato il corso degli avvenimenti nel mondo, imprimendogli il ritmo e la direzione decisa dagli oligarchi internazionali e dalla mafia transnazionale, vale a dire da coloro che aspirano al controllo sia delle risorse naturali del pianeta, sia delle reti globali dell’informazione, sia, infine, dei flussi finanziari. Quell’operazione ha pure fatto il gioco dell’élite politica ed economica degli Stati Uniti che aspira anch’essa alla dominazione globale. L’uso del « terrorismo internazionale » mira a conseguire i seguenti obiettivi :
1. Dissimulare i veri scopi di quelle forze, sparse nel mondo, che lottano per la dominazione e il controllo globali;

2. Sviare le rivendicazioni delle popolazioni e condurle in una lotta dagli esiti incerti contro un nemico invisibile (in quanto inesistente); distruggere le norme internazionali fondamentali, alterare concettualmente espressioni come “aggressione”, “terrore di stato”, “dittatura” o “movimento di liberazione nazionale”;
3. Privare i popoli del loro legittimo diritto alla resistenza armata contro l’aggressione e all’azione contro l’attività occulta di servizi segreti stranieri.
4. Condurre i popoli alla rinuncia della difesa prioritaria degli interessi nazionali; favorire la trasformazione nella dottrina degli obiettivi militari facendola scivolare verso quella che è stata definita, con i metodi e nelle prospettive che abbiamo visto, “la lotta contro il terrorismo” (che diviene un dogma nel nome del quale si dichiara terrorista o alleato e fiancheggiatore del terrorismo chiunque sollevi qualche dubbio nei confronti di esso e della versione ufficiale sulla base della quale lo si definisce); trasformare la logica delle alleanze militari a detrimento di una difesa congiunta e a vantaggio della coalizione anti-terrorista.
5. Risolvere i problemi economici ricorrendo ad una forte costrizione militare col pretesto della lotta contro il terrorismo.

Viceversa, sempre a detta di Ivashov, per combattere efficacemente il terrorismo internazionale – che può essere come si è detto eterodiretto, ma che recluta una manovalanza obiettivamente disposta a perseguire i fini che i leaders terroristici propongono (apprestandosi pertanto, come diceva il vecchio Bertold Brecht, a marciare contro il nemico senza rendersi conto che il nemico marcia alla loro testa) si dovrebbero assumere alcune misure, tra le quali:

1. Ribadire davanti all’assemblea generale dell’ONU che i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale debbono essere rispettati da tutti gli stati, superpotenza compresa.

2. Formare un’unione geostrategica di civiltà (forse, propone Ivashov, sulla base dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai, che raggruppa la Russia, la Cina, il Kazakhstan, la Kirghizia, il Tadjikistan e l’Uzbekistan.) in grado di adottare una scala di valori e una strategia diversa da quella fondata sulla NATO ed egemonizzata dagli USA.

3. Unire (sotto l’egida dell’ONU) le élites scientifiche affinché elaborino e promuovano delle concezioni filosofiche dell’Essere umano del XXI secolo e organizzare l’interazione di tutte le confessioni religiose del mondo, in nome della stabilità dello sviluppo dell’umanità, della sicurezza e del sostegno reciproco. Il generale Ivashov è portavoce degli interessi russi e può esser sensibile al richiamo di progetti utopistici di più o meno vecchio tipo. Ma le cose che ha dichiarato, specie se poste in rapporto con le dichiarazioni di Berlusconi e di Castelli all’inizio del marzo del 2006, non può essere sottovalutato. varrebbe la pena di far di tutto questo oggetto d’una seria inchiesta, nazionale e internazionale.


Franco Cardini è nato a Firenze il 5 agosto del 1940. Laureato in Lettere presso l’Università della sua città natale, per qualche tempo è stato professore di scuola superiore; in seguito ha insegnato in diverse università, quali, ad esempio, quelle di Middlebury e di Barcellona.
Divenuto Professore Ordinario, dall’85 all’89 ha insegnato Storia Medievale all’Università di Bari e, dal 1989, ha ottenuto la cattedra di Storia dell’Insegnamento presso l’Università di Firenze.
Nel 1994 ha vinto il Premio "Tevere" per la Storia.
Attualmente è professore ordinario di Storia Medievale presso l’Università di Firenze e, dal 1997, è Membro del Comitato Consultivo del Mystfest di Cattolica (FO) e del Consiglio di Amministrazione dell’Ente Cinema S.p.A.


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sabato 1 aprile 2006 - ore 15:03


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Bellissimo vinile picture disc, un buon concentrato di energia. Consigliatissimo agli amanti del punk e dello ska. Trattasi di un miscuglio dei due generi, con predominanza dell’uno e dell’altro a seconda dei casi, ma sempre e comunque dai tempi piuttosto veloci

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