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violante, 28 anni
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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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giovedì 6 ottobre 2011 - ore 15:32


revolver
(categoria: " Vita Quotidiana ")


un anno fa violante era in frantumi.
smartha pure.
due femmine in frantumi finite contro un tir.
e un diploma da affrontare il giorno dopo.
e il collare. e la tesi ancora a metà. e tre noci piccoline scoperte sotto il seno. e il cuore malandato. e un uomo rimasto sotto alle dita incastrato in quello spazio diventato sottile tra le pelle e le ossa.
un anno fa, forse era peggio.
un anno fa era un inverno in meno. meno freddo. ferite che cominciavano ad addormentarsi.
oggi com’è?
oggi è una laurea. un lavoro,non retribuito, ma pur sempre quello che hai sempre desiderato. oggi è l’imob che ti porta alla giudecca. oggi è sentirsi chiamare maestra e un foglio che ti dice che a Bruxelles tra tre anni discuterai una tesi. oggi è un ex dominus che ti chiama il suo minitank perchè non hai avuto paura di andartene e di tornare ogni sera a casa sfinita e troppo tardi per riuscire a fare otto ore di sonno: la sveglia suonerà sicuramente prima. oggi è finire al tribunale di cittadella con rachele che dice che non voglio più altro che freddo.
il freddo è dentro. anche quando fattore k mi bacia perchè le ho rimediato il tabacco alla frontiera e dio solo sa quanto odia certe moine.

mi vedo brutta. l’ho scoperto l’altro giorno. sono terribilmente brutta. e oggi è solo un inverno in più. e continuare ad amarti senza fatica.
e non riuscire a guardare più nessuno dentro negli occhi. per paura che arrivi a pensare. a quanto sono diventata. brutta.

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lunedì 19 settembre 2011 - ore 23:32


se non fossimo noi due, saremmo altri due.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


io non ho altre parole.
non ho altre braccia o altre mani.
non ho altre tre di notte. altre direzioni. altri occhi appesi in faccia.
non ho giorni che siano migliori.
giorni lenti come giostre o veloci come aghi di siringa. giorni che bucano la pelle e fanno scoppiare le vene più piccole e mettono fame e rimescolano il sangue.
la mia ferita più grande si è seccata sotto i vestiti.
il Commissario Cattani è morto più di quindici anni fa.



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lunedì 19 settembre 2011 - ore 18:37


ius and love.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


- avvocato, ha chiamato un amico di F.F.. Si è ammazzato nel suo appartamento sabato notte.
- beh..aveva già pagato, no?

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domenica 18 settembre 2011 - ore 23:48


Viale quindici luglio.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gli occhi grandi, bianchi e neri, dentro a pomeriggi a casa di Buster Keaton. Piove e dio sa quanto l’ho chiamato questo pianto che sa di asfalto e di serrande abbassate.
Come ci si finisce nel letto sbagliato? mi chiedi.
Mastico una mela e accarezzo quello che sarà il mio cane ancora per poco.
Quando si prende in affitto una stanza ci si aspetta sempre qualcosa. Un ospite atteso, una festa in giardino con gli alberi luccicanti delle luminarie di natale, un frigo sempre pieno di vodka. musica a tutto volume.
Io sapevo che non ti avrei dovuto aspettare. nè te. nè simone che quella sera continuava a dire di essere bloccato a belluno. nè ale che quella notte diceva che sarebbe scappato da bergamo in tempo. nè adam.
Quando ho preso in affitto questa stanza io sapevo che ci sarebbe stato solo un pianoforte al centro che mi avrebbe dato la schiena ogni mattina al mio risveglio.
Questa stanza sapevo sarebbe stata il letto a due piazze della mia solitudine e delle mie mani nervose.
I balconi sono rimasti sempre aperti. Di giorno e di notte. Le persone hanno imparato a riconoscere a che ora la musica iniziava. A che ora si sarebbe fermata. Le persone, i vicini, gli avventori del bar sotto casa, i passanti, il postino hanno imparato ad amarla quella musica.
Quando ho preso in affitto questa stanza sapevo che sarebbe stato il posto giusto per il mio letargo.
Ma è adesso che comincio a fare le valigie che mi chiedo se tu la musica l’abbia mai sentita.
Se sei mai passato sotto a queste finestre pensando.
ecco una musica che forse era per noi.



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sabato 17 settembre 2011 - ore 12:52


Pesce Veloce del Baltico, dice il menù.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sul sesso anale senza gel, anche il giudice ha storto il naso.
La mattina sarebbe scivolata liscia come l’olio, tra le deposizioni delle zoccole, un panino ed un’aranciata.
Ma poi nel bel mezzo del locale affollato, me la sono vista comparire davanti.
E ho capito che puoi fare il trapezista o il bambino orientale con una torre di fratellini sopra alle spalle. Puoi cercare di scagionare un uomo dall’accusa di violenza sessuale. Puoi sudare mesi su un pianoforte e sentirti dire che dovresti continuare a studiare. Puoi andare a colloquio con il tuo ex dominus che ti rivuole a tutti i costi indietro. Puoi finire a Piazzola sul Brenta a sentire un quarantenne alticcio dire che è innamorato di te.
Puoi continuare a sbatterti, all’infinito, e fare sempre la cosa giusta.
Ma non basta.
Arriva sempre una bambina di spalle coi capelli corti sulla nuca e due occhi intelligenti dietro un paio di occhiali, a ricordarti che non basta.

A ricordarti che sei un pesce, ed ogni volta che respiri le branchie si riaprono come ferite.



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giovedì 15 settembre 2011 - ore 23:38


questo lasciatelo dire.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


da ferrara a casa l’ho detto a tutti.
ho finito una scheda telefonica intera.
l’ho scritto persino a simone. chissà se sua moglie ha letto il mio messaggio quando è tornata a casa dal lavoro.
io volevo dirlo a te.
pazienza se non avrei potuto dirti che ti ho tenuto dentro alla pancia e sulla punta delle dita. se il mio pensiero si è incagliato fra i tuoi capelli e le cisti sulla testa. pazienza se non avrei potuto spiegarti che i nuotatori e i pianisti hanno in comune vasche intere di note in cui devi restare a galla senza che l’acqua finisca nel naso, e a qualcosa cristosanto alla fine ti ritrovi a pensare per tenerti salvo, per sopportare la fatica.
pazienza se non avrei potuto dirti che prima di diventare professoressa, ho pensato per tutto il tempo ai vestiti fradici, al terremoto, alle mie mani sulla tua schiena. ma non ho avuto la minima esitazione a violare i numerosi copyrights... ora che io e De Min siamo colleghi.

[i mesi passano ma tu. muovi piedi e mani. e nuoti senza fine. dentro i miei maremoti.
l’appeso non ha scelto di stare dov’è, dice carlo.]



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lunedì 12 settembre 2011 - ore 11:40


e abbandonarmi infine in fianco all’uragano senza sapere se condurrà lontano.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




metti che a un pianoforte lei non sa resistere
metti che una volta qui sia tutto facile...

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domenica 11 settembre 2011 - ore 03:39



(categoria: " Vita Quotidiana ")


All’ultima puttana avanzata dalla festa che non sa tenere la lingua a posto dì che è una buona amica e che le cose cambieranno.
Stanotte mi hai fatto le carte due volte.
L’appeso continuava a comparire con l’imperatore.
Sapevamo entrambi di chi stavamo parlando.



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venerdì 1 luglio 2011 - ore 00:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


tutta questa pioggia non ti ricorderà mai di me.
rispondi avvocato, mi hai scritto un anno fa.
anche i detenuti di santa bona, sbagliano e mi chiamano come te.
ma la reclusa sono io.

violante ha detto tutto quello che doveva dire.
sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.

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lunedì 27 giugno 2011 - ore 00:00


è stupido confondersi e.lanciarsi in voli magici.sperimentare tecniche
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giorni passati in questo letto.
Conosco a memoria il soffitto.
Conosco a memoria le mie paure. Le mie ansie.
Marlene dice che ho continuato a chiamarti per tutta la notte.
Che non aprivo più gli occhi e non sapevano che cazzo fare.

Non riesco nemmeno a deglutire. Mi vanno di traverso le tue frasi sul reagire. Mi danno il buongiorno i tuoi messaggi che provano a descrivermi per come non riesco a vedermi. Bella. Intelligente. Competente. Ironica.

Sai, io credo che reagire non serva. Credo che a compimento di un anno da tutto questo soffrire, non ci sia niente, proprio niente da dire o da fare.
Come tanto tempo fa, quando quel pomeriggio ho detto a I. che sarebbe stato per sempre. Quando I. continuava a tenermi nel suo letto con le stelle fluorescenti sulla testa, boda a nuotare dentro la vaschetta, le fabbriche e la pioggia, fuori.
Come quella volta, dicevo. Un anno fa, domani, era Riese.
Era una domenica pomeriggio che mi hai detto che ero tutta arancione e da dove eravamo si vedeva Venezia. E io vedevo solo te.
E anche quella volta ti ho scarpinato dietro. Ti ho seguito. Ho sperato fino all’ultimo che girassi per Treviso, mentre tornavamo a casa e dal nulla in macchina ha cominciato a girare nelsilenzio di benvegnù e io inseguivo la luna piena con un dito sul finestrino. E invece hai parcheggiato davanti alla farmacia. Mi hai preso per mano per attraversare la strada. E’ stata l’unica volta che abbiamo mangiato insieme e dietro di me il maxischermo proiettava una partita di calcio che non interessava più a nessuno.
Sei andato al bagno. Ti ho scritto un messaggio.
Ti ho scritto quella frase. Quelle parole. Con la serietà di una ragazzina che ti chiede di sconvolgerle la vita. Che ti chiede di chiederle di morire per te.

Non c’è da reagire, D. Non ci sono traumi o crisi da superare. Non ci sono problemi o ostacoli.
C’è una verità. Ci sono parole che ti ho scritto e che ho scelto di dirti, perchè sapevo, ero sicura, ero certa di quanto significassero.
E non me ne vergogno. E non mi lascio affondare. E non mi importa se mi giudichi per un ’mipiace’ messo sul video di tuo padre. Tu di sicuro non hai visto quello che ci ho visto io. Non ti sei mai chiesto se quel modo di porgere la bottiglia e parlargli con dolcezza e rispetto era consuetudine.
Quella sera quando sei tornato dal bagno hai solo sorriso.
Senza renderti conto che ti stavo chiedendo di prenderti tutta la mia vita. In qualunque modo potessi tenerla. In qulunque modo ti sentissi di accudirla.

Ecco cosa voleva dire.
Dopo.la.musica.si.è.fermata.
Ecco la mia verità.
E non intendo più provare vergogna. E non intendo più farmi fare del male dalla tua paura e dai tuoi pregiudizi su di me.
Purtroppo è successo. Che ti amo.




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