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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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lunedì 4 aprile 2011 - ore 00:21


She’s a haunted house
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non voglio spazi. Il mio posto è qui.
Il mare fuori dalle finestre. Stoviglie e mobili azzurri, giornate di sole vissute da un davanzale.
Già, non sono fantasmi.
E’ solo il vento che gonfia le lenzuola a ricoprire ciò che è stato dimenticato.
Ma me lo hai insegnato tu che se le cose pensano. Allora. Ricordano. Anche.



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sabato 2 aprile 2011 - ore 21:22


ser-aprile.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quarantasette volte me, è un altro sabato balordo.
Cerco di cancellare tutto quello che non ho fatto con amore in questi mesi. E ieri diventa una stanza vuota.
Niente è più inabitabile di un posto in cui siamo stati felici, dice Cesare.

Fa che questa città venga rasa al suolo, allora.
Fa che questo corpo.



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venerdì 1 aprile 2011 - ore 19:25


e fossi pronta per partire quei primi giorni a aprile.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’imputato di oggi aveva una scritta dei Clash sul giubbotto.
Una faccia da picchiatore alcol zero.
Ha tenuto lo sguardo per tutto il tempo sull’unico paio di Dr. Martens di tutto il tribunale. I miei. Si è beccato quattro mesi.
Aprile comincia così. Al parcheggio dell’Inps. Il Tenni sempre al suo posto. Una mail.
Le storie di un bambino che morsica e i corpi che si deformano dentro all’acqua.
Io sono sicura che ne avremmo riso insieme.
L’ufficio è vuoto. Scrivo memorie, fino a tardi, degli altri.
Ogni tanto alzo lo sguardo, e ci guardo dalla finestra.



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giovedì 31 marzo 2011 - ore 23:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"...sente le labbra di lei sul collo e vede Jude svanire, passata, è passata."

San Tommaso piomba nel camerino di Gesù all’improvviso, senza bussare. Poi piange in un angolo, la faccia nascosta tra le dita laccate di nero. Gesù spezza il pane e legge un altro boccone del libro che voleva essere il primo a regalare all’apostolo che ama più di tutti.
Parola di Panella: come i chiodi senza i quadri, appesi alle pareti.

Lode e trenta. Anzi, trentuno.
Stava scritto. Entro aprile ti supplico consolami.



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giovedì 31 marzo 2011 - ore 10:59


rasoiate. che. sono. orli. di. gonna.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Chissà, Reggio nell’Emilia, se la notte sei ancora così silenziosa e vai a bere l’acqua dal rubinetto della cucina in punta di piedi.
Se sorridi ancora alle ragazze tondette che mangiano gelati al cioccolato dentro ad una polaroid.
Se è ancora nei tuoi letti disfatti che le persone che si amano, cominciano a dirsi addio.


Allora ricordarsi di fare delle pose
delle fotografie:
che possono sempre servire,
e non se ne parli più.





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mercoledì 30 marzo 2011 - ore 18:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")


sono tutti andati a finire in avvocati. in fazzoletti di carta. scarpe col tacco. corsi per mediatori. trevisososta. visite mediche. un paio di Dr. Martens. Gonne corte. Un disco raro dei Northpole. un voto a Santa Rosalia. 60 capsule.

che cosa le tocca.sentire che cosa.


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sabato 5 marzo 2011 - ore 12:10


Stile libero
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dai, leggi.
[ti aspetto, tutta la sera. anche con lei. che importa. e invece mi trovo a reggere il bicchiere di albert, ad imboscarci le bottiglie di vino con mario.
dici sempre che sei contento che io abbia incontrato persone che mi apprezzano. ieri una ragazza mi ha detto che ha pianto sui venticinque anni senza lettere d’amore.]
Dai, leggi. dice anna.
l’alcol. la piccola burla di mario, la porta che si apre e non sei mai tu. anche con lei. che importa.
Dai, leggi.
anna mi convince. prendo il microfono a mario. mi siedo. la bocca impastata dall’alcol. la voce. rotta, ad un certo punto. quello in cui si dice degli amori che hanno tolto di mezzo tutte le nostre vite felici possibili.
per una volta mi do in pasto. me, tutta. pensieri, parole, opere, omissioni.
io sono questo. quello che state leggendo. quello che state sentendo. la ragazzina con la scollatura troppo vistosa che state guardando.
realizzo che vi sono arrivata, per intero, quando non ci sono più parole da leggere.
vedo gli occhi lucidi. la commozione. l’alcol stravolge tutto e nell’abbraccio di albert, di mario, di sebastiano, di gianni, di anna, di alberto, di mery, chiudo gli occhi.
assaggio quel momento. dolce.
non importa se non ci sei. io ci sono. io ti amo.
io sono intera solo se ti amo.
e ti amo.



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giovedì 3 marzo 2011 - ore 14:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’agente immobiliare parcheggia. Fa segno che siamo arrivati.
Non chiedermi perchè la pioggia comincia a cadere dentro alla macchina.
Non chiedermi cosa vedono i miei occhi.
Il passato è un film muto.
Ed io ho l’abbonamento.

Mi succede una cosa bella, per una volta. Il mio nome scritto sul fondo di una pagina. Le mie parole tradotte in inglese. Provo a condividerle anche con te. Non mi usare, mi scrivi.
Come se mi servissi di te per arrivare a chi? a lui? a lei?
Sono il resto di un naufragio. Quanto vale un luccichio se sull’altro piatto della bilancia c’è una appartenenza? C’è la vita, quella vera, quella che non riesco a vivere io?
Per cosa potrei usarti? Per farmi notare da chi?

Il cibo è troppo e nessuno è restato a mangiare l’estrosa abbondanza.
Ed io sono stanca di avere sopra la testa sempre un sospetto. Un dubbio, una sfiducia.
Tralasciatemi in silenzio.

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mercoledì 2 marzo 2011 - ore 11:30


fallo perché i giornalisti del giornale locale scrivono male.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le scrivi. Chissà dove l’hai trovato il suo indirizzo.
Non riesce a pensare che alla tua testa sul suo grembo.
Chissà cosa vi credete che ci sia lì dentro.
Quale calore. Quale salvezza.
Lei non riesce ad odiare gli uomini stanchi. Gli sconfitti.
Non riesce ad allontanarvi. Dal suo ventre, dalla sua bocca, dalla sua consolazione. Dall’esserci sempre. La vostra ragazzina. Il vostro diversivo. La carne intatta, la studentessa modello. Quella in prima fila con le calze smagliate.
La ragazzina triste che le cose che sente sa solo scriverle. Che ha quei dieci-quindici anni in meno di voi. A cui dare da bere e baciare i palmi delle mani. Su cui sfogare quella disperazione, una moglie e dei figli, i fallimenti e i giorni a punti.
La ragazzina che vi guarda, forse vi ama. E le basta vedervi in ginocchio ai suoi piedi, la stretta delle braccia intorno ai fianchi, il viso e le lacrime nascoste in quel ventre di madre e di donna a progetto. Le basta credervi, quando le sussurrate all’orecchio che è una meraviglia, e scatta il conto alla rovescia del prossimo abbandono.
L’oggetto piccolo (a) ha imparato la lezione.





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lunedì 28 febbraio 2011 - ore 09:25


e baciava la piccola Sailor Moon.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Li hanno lasciati nella stanza dove tutto era verde.
Li ha presentati Roberta, la ragazza che le si siede vicino. Quasi la sceglie. Lui la guarda. Hai qualcosa negli occhi. Sorride, abbassa la testa. Vede il suo braccio: ottonario perfetto. Contiamo le sillabe?Sdrucciolo o bisdrucciolo?
A me piacciono le parole sollucchero e soqquadro.
Lui le racconta di quando era bambino. Amava la parola polaroid e Montale.
La sua fede racconta molto più. Sai, tra tre giorni io e mia moglie sappiamo se avremo un bambino. La Spagna lasciata l’altro ieri, provette, fecondazioni. Lui continua a guardarla, a darle da bere. Havana cola. Sei perfetta, sei bella. Le bacia i palmi delle mani. Non ti voglio scopare.
Sono seduti uno di fronte all’altra. Poi lui si arrende. Si inginocchia, mette la testa sul suo grembo, la cinge. Che sei una femmina, sei accogliente. Ripassa le dita sulle costole, sulle ossa del bacino.
Oggetto piccolo (a), la chiama.
Da fuori diranno che nella stanza verde c’è una ragazzina che tiene la testa di un uomo sul suo ventre. Un uomo che le dice quanto è bella. Un uomo stanco, quasi disperato mentre nasconde il viso nello spazio tra il collo e la clavicola di lei per piangere, dopo quella domanda che fa così male. Com’è la donna che ami?
Come è fatto questo amore? Come si chiama. Come ci uccide. Quanto ancora dovremo andare avanti a nasconderci la verità sul tennis?
Livorno è lontana. L’albergo, gli altri lo aspettano. Voglio dormire con te, le dice. E cerca la sua bocca, non il sesso non protetto. Cerca lei, la corda, il cane e l’osso. Poi si arrende di nuovo. La fede, la promessa di un figlio. Le cinque della mattina disegnate sopra al cielo in provincia di Bergamo. Yara l’hanno trovata prima che cominciasse il concerto. Isaia è ancora sconvolto.
Lei ubriaca e stordita ti segue in quella casa. E come dice Chiara, lascia che le cose scongiurate sfoghino come una malattia. O il peggiore complesso di cui si possa soffrire. Offrirsi ad un uomo per desiderarne un altro.
Sei proprio un piccolo oggetto (a), Simone ha detto, baciando Sailor Moon l’ultima volta.



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