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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
domenica 6 luglio 2008 - ore 17:22 EIUS REGIO CUIUS RELIGIO Lo vedo scritto su tutti i muri. Il principio di laicità dello stato. E il custode delluniversità che si fa beccare con gli ovuli di cocaina nello stomaco. Sempre detto che in quella sede ci sono bagni troppo affollati e troppa gente troppo contenta di studiare giurisprudenza. Oggi è solo grigio. Ed il temporale in arrivo. Uno di quelli che piace a me, distesa sul letto a guardarlo a testa in giù, dalla finestra. Uno di quelli fa compagnia con il cielo a neon che impazzisce e salta tutto. Che resti con le candele, carcadè avanzato nel bicchiere, legocentrismo dei padri costituenti ed il pensiero che ti manca Vasco. Chissà dove saremo fra un anno. Chissà se ancora pioverà. Da unaltra finestra. Da un altro soffitto. Sui miei occhi asciutti. LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK sabato 5 luglio 2008 - ore 11:30 I RAGAZZI DELLO ZOO DELLARCELLA LIsamarket aperto, e non sapere di essere in ritardo, dopo le nostre puntate ai bar di post it e scipol per ascoltare ancora fortuitamente i Baustelle. Che abbiamo corso come disperati quando dal parcheggio si sentiva Vasco cantare di astronauti e lune storte. Che la nicchia deve restare nicchia, per Dio. E allora il posto alla transenna si trova sempre, anche se siamo in ritardo. E a fianco ho un Giulio Estremo Casale dei poveri, triste e biondo che aspetta gli Offlaga e non sembra gradire il fatto che conosco tutti i testi di quellex liceale tossico, nel senso che ha finito le scuole. (E tu che non mi riconosci. Io che continuo a guardarti. Io che incrocio lo sguardo del tuo amico e lo guardo fisso). E Vasco che vaneggia fino a darmi fastidio. Canta e basta, no? Canta di questa sera, della collinetta dello Sherwood dove i sogni si frantumano che non serve aspettare nemmeno San Lorenzo. Canta delle caviglie sottili e dei punkabbestia. Canta di quanto siamo friabili stanotte, adesso che i tragitti in macchina sono così silenziosi che per sopperire alle nostre afasie sono buoni anche i Crass, adesso che ci sentiamo così soli e non egocentrici come gatti scappati dai condomini, adesso che tutto manca di senso e direzione. Adesso che i figli che non avremo ce li sogniamo di nascosto. Adesso che il trucco diventa più pesante per proteggersi gli occhi dai lacrimogeni, dagli sguardi cattivi, dai CCCP che non ci sono più, dalla possibilità di passare inosservati. (Ed ero lì, ad un passo da te. Il tatuaggio sulla caviglia. Il nero che non va sempre di moda per noi che alle notti sfiliamo il portafoglio. Ma dirtelo, che ero io, sarebbe stato più difficile che firmare un assegno). Un abbraccio, poi, mentre tutto finisce. Mentre aspetti gli Offlaga vecchi e stanchi e in sovrappeso e infastiditi. Niente confezioni di Tatranky, stanotte regalano solo Khmer Rossa ed il sei, fatto con le mani. Un abbraccio, in un attesa che riempiono di Afterhours. Fanculo la nostra vita ed andiamo a riprendercela. Berlino. LEGGI I COMMENTI (21) - PERMALINK giovedì 3 luglio 2008 - ore 19:34 PUò DIRGLI CHE SONO PASSATO ALLE QUATTRO DI MATTINA? Notte strana, quella di ieri. Sapeva di Belgrado e di birra bianca al kiwi. Sapeva di cose importanti ed intangibili. Più dei Coldplay ascoltati in macchina alla ricerca di cibo giapponese economico, nel bel mezzo di un temporale mozzafiato. Che siamo finiti ad ordinare quesadillas e margaritas, partendo da Adamo ed Eva per illustrare alla cameriera il magnifico mondo del pesca lemon. E si respirava l’acre della pioggia elettrica. E stavo bene come ogni altra volta, a ridere a dirotto nella tranquillità di rapporti non complicati, irrinunciabili. Senza dovermi sempre chiedere se vi voglio bene, sollevata dal fatto di avere un solo nome da ricordare, senza dovermi preoccupare che è da così poco che succede. Che la prima volta che vi ho chiesto di uscire, avete sbarrato gli occhi. Vi ho visti, non barate. E da quel giorno, Mario ritiene che io sia troppo aggressiva con gli uomini. Da quel giorno, ogni volta che succede casca il mondo, tuoni fulmini e temporali estivi. Come l’anno scorso, prima della partenza del Brasile. Prima delle grandi notizie e dei rebus. San Leonardo o San Niccolò...ma che facoltà c’è? Le nostre facoltà. (E qualcuno ha finito gli esami e passerà l’estate ad inclinare pannelli solari). Di intendere e volere. Ma la prossima volta che passate a prendermi e un di voi maneggia il TuttoCittà, giuro che chiamo le Pagine Gialle e Claudio Bisio. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 1 luglio 2008 - ore 21:49 ALLUNA E TRENTACINQUE Ho bisogno di un letto (o di 2 metri quadri) e di un pianoforte per un pomeriggio, nella città delle luci, a settembre. Ho bisogno che mi rispondi. Ho bisogno di sapere se latiti per vocazione o per decisioni prese in mia assenza. Ho bisogno di una qualche rivendicazione. Una telefonata dellanonima sarda. Un comunicato dei Tamil. Devo sapere cosa fare con il tuo posto vuoto. Lo affitto? Lo rivendo? Lo lascio come ultime volontà al posto delle poesie di Vian? I poster crollano. Te lo ricordi Feu Follet? Come il cielo in quellappartamento quando aprivo gli occhi, la mattina. I cieli crollano e le mamme invecchiano. Ma i Patti Lateranensi mai. Sono stanca. Nessuno mi prende sul serio. E non ho nemmeno ostaggi. E ho tante cose da dire. Ma i cervelli sono stati lanciati dai cavalcavia, i cellulari sono spenti, di alcuni ho perso numeri ed indirizzi. Di altri non li ho mai avuti. Aspetto il “liberi tutti” sotto un cielo crollato addosso intenzionalmente. Cè dolo. Cè sempre stato. Il dolo che non si prescrive. Come le medicine. Come i reati. Cerco-tiempo-e nun-ce-ne-sta. Tempo. Scaduto. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 1 luglio 2008 - ore 11:53 JEMOLO, IL MIO MIGLIORE AMICO Un’altra mattina da passare con Pio IX. E non sono solo questi i momenti in cui vorrei essere iscritta a scienze dell’art attack e degli origami. Ci sono anche i momenti peggiori. Quando si ipotizza che Berlinguer sia un parlamentare Svizzero. Quando per partito preso non vai bene, così come sei, lì dentro. Quando la Cappellania universitaria scopre il tuo indirizzo e-mail. Ecco, quella è la fine. Casella di posta intasata, suore che ti rincorrono, udienze del mercoledì dal Papa. E Punkle a chiedermi quale sia il mio posto. Questo. Il nero di una pagina da riempire. Parole avanzate da giorni poco generosi. Lune spezzate e storte. Com’era Companera il verso sui cadaveri degli austronauti? Mi fermo alla stazione di Daisychain, la prossima volta, e l’aspetto anche se pare sia bionda. Con me non devi essere niente. Con me non devi essere niente. Con me non devi essere niente. Difficile rivelare che anche per gli altri non sia necessario che io sia qualcuno. Non è vero? LEGGI I COMMENTI (28) - PERMALINK lunedì 30 giugno 2008 - ore 20:28 BACH(UNIN) Il separatismo religioso a pagina centoquarantadue. Progetto fughe. Ascolto fughe. Armonizzo fughe. Io non lo sopporto, Bach. Non quello dei fiori. Laltro. Bach deve essere stato un iperattivo con disturbi dellattenzione. Ne aveva troppa. Più di Gatto Pancieri. (E perchè non ci siamo mai rincorsi come nei vecchi film?) (Negli occhi degli amanti Vasco ci vede sempre la parola fine.) (Ma Jeanne Hebuterne, non li aveva.) A Bach sarebbero piaciuti gli Offlaga. E anche il Cinnamon. Soprattutto il Cinnamon, per sfamare pranzo e cena i suoi tredici figli e sfornare altri preludi e fughe. Che il sistema temperato non è un prodotto da maggioranza. Silenziosa. LEGGI I COMMENTI (10) - PERMALINK domenica 29 giugno 2008 - ore 22:58 PHILOPHAT...IL TUO MIGLIORE AMICO Giuliacci scommette che domani pioverà. Il nostro temporale. Da ieri notte fulmini e lampi. Non so cosa centra ma mi ritorna in mente leffetto doppler. E non ho la forza nemmeno per risponderti. Per girare la ruota e comprare una vocale. Per dirti che sarebbe stato bello concludere le nostre pioggie che hanno ragioni profonde, a tarallucci e vino e Mojo-come-si-chiamano e i Tarantolati assoldati da Tarantino. Che mi viene da imitare la Mezzogiorno. Ed è preoccupante. Ma è il minimo se mi lasci tutto il pomeriggio in ostaggio dei rapporti stato e Chiesa e Bonifacio VIII e lo schiaffo di Anagni. Tutto questo tedio. Questa tragedia continua. Tutto questo diventare irrimediabile delle cose. LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK sabato 28 giugno 2008 - ore 16:05 HO VISTO ANCHE DEGLI ZINGARI FELICI Euforia da prenotazione. Tu che rispondi male, distante al telefono. Ed io che di vicino ormai non sento più nessuno. Nemmeno i muri di questa casa che a quattordici anni mi opprimevano come una prigione. Ora sembrano della mia misura. Ora nemmeno tu sembri così a tuo agio senza un ruolo consolidato. E allora...vattelapesca. Che ho passato una vita a crearmeli, ruoli e situazioni. Che ho finito sempre ad adattarmi alla pelle degli altri. Che questo viaggio s’ha da fare. Ancora una volta da sola. Io che sono egocentrica come i gatti scappati dai condomini. Ancora una volta come zingari. A suonare ai matrimoni dei punkabbestia. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK sabato 28 giugno 2008 - ore 12:25 E IL PROBLEMA DICEVI è CHE SONO STATI ASPORTATI I PRATI MA NON I PRETI Faccio i conti con i miei polsi arrugginiti ed il mignolo che si indolenzisce. Con questo letto sfatto. Gli incubi che si incastrano tra i capelli ed i pensieri da aggiustare. Il giallo e blu della Ryanair. L’arancione protestante dell’Easyjet. E anche oggi è sabato. Fotocopie abbandonate in ingresso. Scarpe con i pois e l’eresia nel Medioevo. Tutto perchè volevo solo tornarmene in Svezia. E invece ho finito per mettermi in un pasticcio più grande. Lo sai come sono fatta. Senza dovermi infeltrire in vestiti succinti. Ma. Oggi trovami semplice ed aggraziata. Trovami un low cost per raggiungerti. Tu trovami, e basta. La maestra non ritenne di fare altre domande. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK venerdì 27 giugno 2008 - ore 23:10 SAPORE DI SALE Anche i paninari lo dicono. Che un tempo era diverso. Che un tempo ci batteva il cuore. Stasera niente Baustelle. Nonostante l’allegria che mi mette la tua voce dall’altro capo del telefono. Che finisci sempre a sfottermi. Che finisci sempre a oggettivizzare i miei nuovi miti e a riordinarli in ordine alfabetico. E poi a fare l’appello. Con me. E sei l’unico che sopporto lì dentro. Sei l’unico che non ha boria. Che non sa perchè sta lì. Che continua sempre a pensare a come sarebbe potuto essere diverso. Che è come me. O forse meglio. Basta non offendere la tua Parigi. E i biglietti gratis per Morgan li pretendo. Ma la macchina per arrivare fino a Conegliano non ce l’ho. No no no. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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