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![]() Vitto, 5 anni spritzina di Paperopoli, ma periferia. CHE FACCIO? essere minchia, però con laurea. Sono middle [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI, VENTI SIGARETTE A NASSIRYA HO VISTO ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club. e scusate se è poco. STO ASCOLTANDO PIXIES, DE ANDRE’ ABBIGLIAMENTO del GIORNO La felpa del Torelli Sudati Rugby Club ORA VORREI TANTO... Un passaporto malese. E chiamarmi Yanez. STO STUDIANDO... Sono alla ricerca di me stesso. Oh...eccomi! ero sotto al comò. OGGI IL MIO UMORE E'... non so dove sia. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) leccare il Poli !!! BLOG che SEGUO: JOHNTRENT MARILESA MIKNESIAC MRSTRENT THELMA RAC SPUATCH JANE_D LAFLETCHER ICY83 BEATRIX_K CHICKFIT ODUM VIOLANTE DRAMAQUEEN SHAULA BOPPE KILLERCOKE CERES SABRY8 APINA HARLOK CATEYE MENTIRA MIRò CHOBIN DANKO ZILVIO VAMPINA DI0 CRUSCA CARAVITA SQUALONOIR BAJI LAH ADEMARKI AZURA TELETE TEMPORALE OSHùN FECK-U DRAUEN ANDREA1000 MATAN TWILIGHT UèUè BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
![]() BENVENUTI NEL BLOG DI DON VITTO LE IMMAGINI DELLA PRIMA CELEBRAZIONE. QUESTO BLOG SUPPORTA SEBASTIEN CHABAL, MA NON SUPPORTA LA NAZIONALE FRANCESE DI RUGBY. ALLO STESSO MODO, QUESTO BLOG SUPPORTA ROSY BINDI, MA NON IL PARTITO DEMOCRATICO. TORELLI ARROGANTI sabato 12 gennaio 2008 - ore 16:55 Up! Up patriots to arms Engagez vous LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK venerdì 11 gennaio 2008 - ore 12:29 Giddap. Non avevo mai visto il video youtube di Berlusconi che difende DellUtri e Mangano davanti alla platea di giovani di Forza Italia. Al di là delle consuete considerazioni che si possono fare (e che non sto qua a ripetere), cè un passaggio in cui il nanetto afferma bel bello, parlando del ruolo di Mangano come stalliere ad Arcore: "ha lavorato i campi della tenuta e ha tenuto i cavalli sempre benissimo. I suoi figli andavano a scuola coi miei, e qualche volta lui li portava alle corse dei cavalli" Che bello. Ho sempre pensato che nella mia educazione mancasse qualcosa, tipo il recarmi il sabato o la domenica allippodromo ascommettere sui cavalli drogati da allibratori in lotta tra loro. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK venerdì 11 gennaio 2008 - ore 12:00 Lacune anni 80 Come mai vengo a sapere solo a 27 anni che Chrissie Hynde (cantante dei Pretenders) ![]() si sposò con Jim Kerr (cantante dei Simple Minds)? ![]() Vedi a volte, non badare al gossip quando hai due o tre anni... LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 10 gennaio 2008 - ore 12:38 Jobbing Quando, a lavoro, non ti dicono cosa fare. Nè dove. Nè come. Nè quando. Nè con chi. E poi ti telefonano per dirti "E allora? Come procede? Guarda che bisogna rispettare le scadenze!" Quando ti comunicano che prima di maggio di soldi non ne vedi. Quando... Quando. Dimmi quandoquandoquaaaandoooooo... LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK mercoledì 9 gennaio 2008 - ore 09:57 ADSL Una data storica per lumanità. Un piccolo passo per luomo, un grande passo per me. Ora ho internet a casa. Dopo solo tre mesi e mezzo, e venti telefonate circa di minaccia (circa venti..non circa minaccia...la minaccia era da me espressa chiaramente), la Telecom ha deciso che ero degno. Ora sono Cavaliere di Gran Adsl, scudiero delle linee ethernet e wi-fi. E buonanotte a tutti. LEGGI I COMMENTI (17) - PERMALINK martedì 8 gennaio 2008 - ore 17:32 ricercatori masochisti. Leggere alcune vecchie mail è come piantarsi un coltello nella schiena. da soli. Lo si fa solo per provare dolore. O per interrompere un pomeriggio di ricerche inutili. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 8 gennaio 2008 - ore 16:10 buste La tratto con rispetto. So che la busta di cartone che ho davanti, piena zeppa dei suoi mille e più documenti, conterrà solo due o tre fogli di mio interesse, ma la tratto ugualmente con rispetto. Sciolgo i legacci che la chiudono con estrema attenzione, la apro piano per essere sicuro di non rovinare la sovracoperta in tela, sposto i documenti sul tavolo di lavoro con estrema grazia. Fatto questo, li controllo uno ad uno, e constatata la loro inutilità li reinserisco in ordine nel vetusto contenitore. ... ... ... Il vetusto contenitore, dopo due secoli di resistenza, cede. Puttana la sua mamma. Il controllore di sala mi guarda come se gli avessi appena ucciso un figlio. Il suo sguardo promette burocratiche vendette. Penso al fabbricante di buste darchivio, e alle sue ave dedite al meretricio. Come diceva Lenin...Che fare? Un neon lampeggiante compare nello sguardo del controllore: "FAI COME VUOI, ARRANGIATI, MA RIMETTI INSIEME QUEL CATAFALCO DI CARTONE. IO NON NE SO NIENTE, NON NE HO MAI SAPUTO NIENTE, NON NE VORRO MAI SAPERE NIENTE. (E MIA MADRE PRENDE DAI CENTO EURO IN SU)!" Comprendo. Uso lo spago rimasto, e riparo alla meglio la busta. Poi la appoggio su di un carrello, e la rispedisco negli umidi meandri dellarchivio di stato, dove roditori addestrati ne garantiranno la decadenza rapida ed indolore. LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK domenica 6 gennaio 2008 - ore 14:55 tedesco o francese? 65 anni fa, in questi giorni, nelle balke del quadrivio di Selenji Yar, due ragazzi, arruolati nella 265sima compagnia della divisione alpina Julia, perdevano contatto col loro reparto. Uno di loro, ferito, non poteva camminare. Iniziarono la ritirata da soli, qualche giorno prima del resto del Corpo d’Armata, nella neve fresca. Uno di loro era di Seren del Grappa, l’altro di Codroipo. Franco, il ragazzo di Seren, aveva ventidue anni, era sergente, e a casa faceva l’operaio in una officina meccanica di Feltre. Francesco, da Codroipo, il ferito, era contadino nella terra dei suoi genitori. Camminarono soli per venti giorni, prima di ritrovare i propri compagni superstiti del battaglione Val Cismon a Nicolajewka. Non presero parte alla battaglia per uscire dalla sacca, senza armi e senza scarpe passarono con la colonna, a rimorchio dei pochi in grado di combattere. Si fecero altri mille km a piedi, e a Gomel presero un treno per l’Italia. Al confine la milizia ferroviaria chiuse i carri bestiame, perchè gli italiani non vedessero la sconfitta addosso a loro. Ad Aidussina, in Friuli, li disinfestarono e li riarmarono. Il 10 settembre 1943 Franco e Francesco scapparono nelle valli del Natisone, e si unirono ai partigiani sloveni. Non erano comunisti perchè non sapevano cosa fosse il comunismo. Dopo la guerra volevano tornare a casa, ma furono accusati di tradimento, per aver lasciato le armi ai compagni di resistenza. Francesco è morto il 4 gennaio di quest’anno, e non ha mai avuto una pensione dallo stato italiano. Franco è morto in alcuni scontri con la polizia titina, a Pola, durante lo sgombero di alcune comunità italiane nel centro dell’Istria. Chissà se preferivano il sistema elettorale tedesco o quello francese. LEGGI I COMMENTI (10) - PERMALINK sabato 5 gennaio 2008 - ore 01:01 skiando. Scena A: Comprensorio sciistico del Monte Civetta, tra Alleghe, Zoldo e Selva di Cadore. Ore 10.00: me ne scendo bel bello dalla seggiovia che mi ha portato sino al punto di partenza di un tratto di pista breve ma tecnico, dove son soliti allenarsi le squadre agonistiche di sci alpino. Noto la presenza di alcuni team cadorini, tra cui lo Sci Club in cui militavo da giovane. I tecnici sono cambiati, ma mi presento comunque, e chiedo di poter provare un paio di discese sul percorso di allenamento predisposto sul fianco della pista. Mi guardano storto, forse per via della mia tuta dai colori spenti e smorti, vecchia di almeno otto anni, e insomma decisamente passé, fuori moda dal 1998...o forse per via del mio paio di sci...vecchi di cinque anni....non abbastanza lucidi... Alla fine acconsentono, e posso scendere tra i pali. Nonostante la clamorosa mancanza di allenamento, mi difendo comunque bene: il "riscontro cronometrico" (come dicono loro) non è paragonabile a quello di un agonista allenato, ma non ho fatto proprio schifo. Al bar di fondo pista, due dei ragazzi dello Sci Club in questione mi si avvicinano, mentre mi massaggio la schiena dolorante dopo due giorni di camminate in bosco e sci, e a voce decisamente alta commentano..."ehhhh....letà!" Passato il primo impulso di estrarre gli organi perfettamente allenati dei due giovini ski-men e immetterli sul mercato clandestino cingalese, mi calmo e mi riprometto una cosa: vivrò più di loro. Sarò là, al loro funerale. Sarò là, e mentre i loro parenti piangeranno, sarò io a consolarli, dicendo che, in fondo, muore giovane chi è caro agli dei. Muore giovane, e in maniera misteriosa, impalato su uno sci. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK domenica 30 dicembre 2007 - ore 18:21 LA VALLE DI ELAH - LEONI PER AGNELLI Giusto per fare i seri (ogni tanto capita…anche se non troppo spesso)… Nelle sale cinematografiche del regno gironzolano di qua e di là due filmetti, due storielle che, ognuna a suo modo, cercano di raccontarci il rapporto tra AmMerica e guerra in Iraq. Non proprio la guerra…ma il rapporto tra essa e la società statunitense. Visti tutti e due, mi sovvengono alcune considerazioni. La prima pellicola, “LEONI PER AGNELLI”, di e con Robert Redford, ha per protagoniste tre coppie di personaggi. La prima è composta da un professore universitario liberal di scienze politiche reduce dal Vietnam e dalle successive manifestazioni di protesta, che cerca di stimolare un suo studente assai brillante, ma svogliato e disinteressato all’impegno nella vita civile. Per cercare di far reagire il ragazzo, il docente (lo stesso Redford, che si ritaglia il ruolo del vecchio saggio) gli parla di due suoi ex studenti, ragazzi poveri, studenti brillanti, che contro il suo parere decidono di arruolarsi volontari e vengono spediti in Afghanistan, nel nome di una loro (non meglio specificata) idea di impegno, di una necessità di “fare qualcosa”…di un’urgenza di partecipare a quel che succede…non importa cosa questo sia. La seconda coppia è appunto composta dai due ragazzi, che durante la ripresa dell’offensiva della NATO in Afghanistan precipitano dal loro elicottero su di un picco sperduto nel nord del paese, e si trovano ad affrontare nella tormenta di neve i “terroristi”, “taliban”, “guerriglieri”. Da soli e feriti, restano senza munizioni, e per non cadere distesi come vermi si alzano in piedi, puntano le armi scariche contro il nemico e si fanno ammazzare. Due secondi dopo, il supporto aereo americano spazza via il nemico. (quando si dice la sfiga). Il terzo dialogo si svolge a Washington DC, tra una giornalista liberal ora al soldo di un canale televisivo che ha appoggiato la guerra in Iraq, e un giovane brillante senatore repubblicano, che cerca di vendere al pubblico, tramite lei, la nuova strategia americana in Afghanistan. Lui parla, dice evidenti cazzate, lei se ne accorge e rifiuta di fargli da megafono, ma nel frattempo si accorge di averlo fatto dal 2001 sino a quel momento. Il secondo film, “LA VALLE DI ELAH”, di Paul Haggis, con Tommy Lee Jones, si racconta con molte meno parole. Un padre, ex investigatore della Militar Police in pensione, si mette sulle tracce del figlio scomparso al rientro da 18 mesi in Iraq con la sua unità. Alla scoperta della morte, seguirà l’indagine e il disvelamento della verità, dell’assassinio da parte di tre commilitoni. Tre ragazzi che decidono di uccidere il proprio compagno senza premeditazione, ma con 42 coltellate, facendo a pezzi il cadavere, dandogli fuoco, senza però seppellire i resti perché, bontà loro, gli era venuta fame, e si erano diretti ad un fast food. Il film è un breve viaggio alla scoperta della lenta e costante perdita di senso della morale e dei valori di civile convivenza che la guerra in se stessa implica. La stessa vittima dell’assassinio, in Iraq, torturava i prigionieri sunniti. Il padre, uomo ligio e quasi maniacale nella sua aderenza ai valori cristiani di rettitudine e coerenza, cerca disperatamente di confrontarsi con i giovani veterani occhi blu, distanti da qualsiasi cosa, privi del senso di giustizia che lui ritrova invece nella Bibbia (la valle di Elah è il luogo in cui Davide sconfigge Golia). Ora…cercando di tirare brevemente le fila…son rimasto molto più colpito dal film di Haggis. Guardando “LEONI PER AGNELLI”, non vedevo l’ora che finisse. Non edevo l’ora che finissero tutte le astruse riflessioni sulla contingente situazione americana, come se il problema della guerra fosse un problema tutto statunitense, da risolvere tramite un superamento dei limiti della società capitalistica e dei lacci e laccioli imposti da questa alla libera informazione, e delle tare che essa impone ai giovani e blablablablabla… Ne “LA ALLE DI ELAH”, Haggis, autore anche della sceneggiatura, affronta più direttamente, con meno fronzoli, il problema della guerra in sé: e cioè la sovversione totale ed assoluta (necessaria, nel meccanismo violento che lo scontro fisico fa scattare) dei valori morali necessari alla convivenza tra gli esseri umani. I reduci di Haggis sono intanto uomini, e solo in secondo piano statunitensi. Guardate il film, e guardate le interviste ai reduci italiani delle missioni in Somalia, Iraq, Afghanistan. Gli stessi visi e le stesse parole. Certo, Haggis rappresenta una situazione estrema, un caso di efferata spietatezza, i cui presupposti sono però banali. Uomini cui si insegna, in territorio nemico, a non avere considerazione per la vita altrui, una volta tornati a casa non riescono a reinserirsi in un sistema di regole, basato sul rispetto reciproco. Haggis colpisce al centro il bersaglio. La guerra non è un problema degli Stati Uniti. La guerra è un problema umano. I mostri che essa produce, i Golia che forma e modella, non hanno una bandiera attaccata addosso. Lunica bandiera è quella mandata dal figlio al padre prima di rientrare dallIraq, che il padre appende al contrario, per richiedere aiuto, per una nazione che da sola non può farcela. Questo forse va al di là della stessa mentalità di uno come Redford. Non basta limpegno...la volontà...le forze interne ad una nazione. Niente di tutto questo è sufficiente ad uscire dal deserto morale che la guerra crea. 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