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Vitto, 5 anni
spritzina di Paperopoli, ma periferia.
CHE FACCIO? essere minchia, però con laurea.
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Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI,

VENTI SIGARETTE A NASSIRYA

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ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club.
e scusate se è poco.

STO ASCOLTANDO

PIXIES, DE ANDRE’

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

La felpa del Torelli Sudati Rugby Club

ORA VORREI TANTO...

Un passaporto malese.
E chiamarmi Yanez.

STO STUDIANDO...

Sono alla ricerca di me stesso.

Oh...eccomi! ero sotto al comò.

OGGI IL MIO UMORE E'...

non so dove sia.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


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MERAVIGLIE


1) leccare il Poli !!!



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BENVENUTI NEL BLOG DI DON VITTO

LE IMMAGINI DELLA PRIMA CELEBRAZIONE.







QUESTO BLOG SUPPORTA SEBASTIEN CHABAL,
MA NON SUPPORTA LA NAZIONALE FRANCESE DI RUGBY.

ALLO STESSO MODO, QUESTO BLOG SUPPORTA ROSY BINDI, MA NON IL PARTITO DEMOCRATICO.



TORELLI ARROGANTI










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il Torelli Sudati Rugby Club
le frittelle del Duomo con crema mista pasticcera/zabaione a carnevale
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La consapevolezza che prima o dopo tutti avremo due metri di terreno
Studio Aperto

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giovedì 22 luglio 2010 - ore 11:06


Est est est.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nella vita di tutti noi arriva il momento delle scelte.

Ci si può tirare indietro, o affrontarle a testa alta.

Opto per la seconda ipotesi, e scelgo.

Il mio Tè freddo preferito è e per sempre sarà l’ESTATHE’.




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lunedì 19 luglio 2010 - ore 20:16


DIFFICOLTA’
(categoria: " Vita Quotidiana ")






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mercoledì 14 luglio 2010 - ore 13:53


Yield
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cambiare direzione.

A volte è indispensabile.

Tipo...stai andando a sbattere contro il muro? è il caso che cambi direzione.

Sei su un campo da rugby e di fronte hai uno che di cognome fa Botha e ha una maglia verde e gialla? cambia direzione!(se ce la fai) (e non ce la fai, fidati).

Sei a Vercelli e non devi andare a Torino? Cambi direzione. Perchè di sicuro non sei a Vercelli per stare a Vercelli.

Sei all’ufficio per le iscrizioni dell’Università e stai per iscriverti a un qualsiasi corso di laurea in lettere? cambia direzione, PRESTO!

Per il resto, tenere o lasciare una strada sta un po’ all’etica personale che ognuno di noi si costruisce.





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domenica 11 luglio 2010 - ore 23:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io comunque tenevo per l’Olanda. E quando ho provato a mettere sulla replica di Nuova Zelanda - Sudafrica alcuni spagnoli si son lamentati.

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venerdì 9 luglio 2010 - ore 17:31


Buongiorno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Big Boss:

"Davvero, il suo lavoro di ricerca è molto interessante!"

Io:

"Grazie, spero di poter trovare un appoggio in voi e nel vostro Istituto"

Big Boss:

"No, è che a noi in particolare il suo lavoro non interessa. Ma sono sicuro che troverà qualcuno che la sosterrà!"

Io (purtroppo solo col pensiero):

"Vainfigadetomare!"




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mercoledì 30 giugno 2010 - ore 23:28


Simpatia per il diavolo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sento d’essere più clitorideo, che vaginale.
Amen, me ne farò una ragione.

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mercoledì 30 giugno 2010 - ore 00:39


perchè si sappia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky.
Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009.

Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno.
Causa terremoto.
Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.

Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.

Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.
Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa.
Ne è rimasta affascinata.
Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio.
E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì.
Lei ammutolisce di nuovo.
Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi.
Ed io lo faccio.
Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia, quando voglio.
Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire.
E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l’ICI ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta.
Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile.
Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.

Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente.
Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì.
Come in alveari senz’anima.
Senza neanche un giornalaio, un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri.
Le racconto dei professionisti che sono andati via.
Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore.
E lei mi risponde, con la voce che le trema:

"Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi.
Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."

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lunedì 28 giugno 2010 - ore 00:23


10-0. prima vittoria.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Mi si conceda, per una volta...di gioire di vera gioia...

Assieme ad un uomo bellissimo.

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sabato 26 giugno 2010 - ore 11:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Santa voglia di vivere, e dolce venere di rimmel.

Da quando gioco a rugby apprezzo molto di più la poesia.

Le pagine sono meno cariche di inchiostro, e si mangiano meglio.


ANTIFONA.

Stele filanti semo
picole scagie che se brusa in svol;
se snoda ‘l fil, cussí se disfa ‘l gemo,
cô ‘l zuogo ha fin, piú ninte in cuor ne duol.


Stelle filanti siamo
piccole scaglie che si bruciano in volo;
si snoda il filo, così si sfa il gomitolo,
quando il gioco ha fine, più nulla in cuore duole




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mercoledì 23 giugno 2010 - ore 11:14


La cena dei cretini/Il tavolo dei bimbi/Fuga per la vittoria.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I BIG BOSS mi invitano a cena.
Il BIG BOSS di tutti i BIG BOSS, in persona, mi invita, mi dice che farei bene ad andare, alla cena di Dipartimento.
Io già intravedo all’orizzonte un’atroce frantumazione di testicoli, ma di fronte ad un preciso invito del BIG BOSS, non posso tirarmi indietro, e scrivo il mio nome nella lista.

Mi presento in quel di Faedo in orario, per le sette e mezza, e trovo le poche conoscenze rimastemi in dipartimento...gente giovane (in due fanno meno di cento anni, quindi sono GIOVANI). Parliamo del più e del meno, ma non appartenendo io al Dipartimento di Padova, non partecipo dei loro cazzi. Non so nulla delle loro beghe...non so niente delle loro reciproche antipatie, dei giochi di potere...delle richerche che stan segendo mi frega quanto del giuoco del calcio. Assai poco.

All’arrivo dei BIG BOSS, dei professori ordinari, improvvisamente il gregge di ricercatori, dottorandi, assegnisti, associati si divide in gruppetti, ognuno in adorazione del suo BIG BOSS.
Il mio BIG BOSS, il BIG BOSS dei BIG BOSS, mi saluta, fintamente contento di vedermi, e poi sparisce, preso in discussioni e giochetti di parole.

Ci si siede ai tavoli. In una sala dell’agriturismo, il Dipartimento di Storia dell’Università di Padova ha prenotato una sala intera, nel seminterrato. Scendo delle scale per entrare, e vedo sulla sinistra e sulla destra tavoli da sei.

E qui faccio un fondamentale errore. Nel momento clou della serata, quello in cui si definiscono i tavoli, mi perdo a parlare con l’unico BIG BOSS di cui mi interessi qualcosa. Un minuto scarso, nulla più, ma quanto basta per perdere il momento.
Provo a sedermi al tavolo del giovane amico ricercatore...ma niente.
Provo al tavolo della GIOVANE amica ricercatrice...Niente.
Provo al tavolo dei DOTTORANDI SFIGATI MA IN TIRO...Niente, cioè...tre posti liberi ci sarebbero, ma son per altri dottorandi he non si sa mai...potrebbero in un lontano futuro arrivare...e poi, chi cazzo sarei io, che nessuno mi vede mai?

Allora comprendo che le mie scelte si sono ridotte a due sole: o chiedere asilo ai BIG BOSS, nel loro spropositato tavolo da venti, riempito solo a metà, ed essere ignorato per il resto della serata, col costante imbarazzo di non dover dire nulla e dover annuire sorridendo simpaticamente ad ogni loro puttanata...o IL TAVOLO DEI BIMBI.
Sì, perchè al tavolo dei figli dei docenti, là dove siedono anche le tre anziane sorelle zitelle della segretaria del dipartimento, un posto ci sarebbe.

In quel momento, sfilo il cellulare di tasca, lo porto all’orecchio, fingo espressione sorpresa e preoccupata, infilo d’un balzo le scale, esco dal locale, punto diritto alla moto, e in una splendida serata di giugno riacquisto la libertà, in sella alla Vilma, scendendo allegro lungo la dorsale euganea.

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