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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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mercoledì 25 aprile 2012 - ore 00:08


I miei amici anche i miei amici anche.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un ultimo sguardo commosso all’arredamento, ho detto due anni fa, chiudendo la porta di quella stanza che dava su un mondo di neve, di freddo, di biblioteche aperte tutta la notte e di succo di mela e waffeln.
Ed ero a pezzi, forse meno di ora.

Ci riprendiamo Berlino. Ci riprendiamo Lipsia e le statue di Bach.
Una sorella. Dei soldi e un numero di telefono riattivato dopo due anni.
Ci riprendiamo un respiro, dopo giorni di Hiroshima.
Quelle strade, a ritroso.
Quei giorni. Che avrei solo voluto trovarti all’uscita dell’aereoporto a prendermi. O sotto la mia finestra nella Nurnbergstrasse.
Torniamo dove ci siamo conosciute.
Dove ci siamo promesse di non lasciarci mai.
Quando ancora non sapevo che sarei diventata una fatina dei denti. Prima di quell’ultima estate che ha tolto di mezzo ogni altra estate possibile. Prima di tutto ciò che di irrimediabile è venuto dopo.

Morgen, schnouki ich will lachen. Bis montag.



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domenica 22 aprile 2012 - ore 16:50



(categoria: " Vita Quotidiana ")


A Dresda, quel giorno, siamo rimasti incantati davanti all’installazione sull’Elba.
Bamboline di plastica che galleggiavano su pezzi di puzzle bianchi.
E io lo sapevo che un giorno questa scena si sarebbe ripetuta, quasi identica.

Resto a fissare il soffitto.
Escluso l’autolesionismo, non mi è rimasto più nulla da fare a pezzi.



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sabato 21 aprile 2012 - ore 09:56


Mi intasco un respiro profondo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nella casa dei miei genitori, tutto è intatto.
Ritorno. Sono pesante. Cerco le carezze di mio padre.
Cerco il grembo di mia madre dove affondare la faccia, per non dover riconoscere di averla persa.
Sono passati sette giorni.
Tutto è uguale, Fattore K.
Persino quelle ferite guaribili in 5 giorni, si sono riemarginate.
Fosse un’altra, la persona offesa, la distruggeremmo a dibattimento.
Attendibilità intrinseca, credibilità oggettiva.
A colpi di controesame le faremmo rimpiangere di aver sporto denuncia querela. Come ci insegnano i nostri capi con la toga addosso.
La parte civile è il nostro nemico.
Siamo puttane, bisogna ingraziarsi i giudici e le giurie popolari.

Invece mi prendi sottobraccio per Treviso.
Mi lasci vegetare un giorno in pigiama dicendomi che tutto va bene, mentre tu vai a difendere il tuo primo cliente ad un interrogatorio.
E io sento mancarmi le forze.
Perchè i giorni passano e non so quale sia il primo passo da fare.
Aspetto, indugio.
Ma non c’è niente da aspettare.

Tutto sembra uguale. Tutto è uguale.
Tu sei uguale, io lo sono. Così le mie mani che oggi si liberano degli ultimi graffi rimasti in superficie.

Eppure è come se vedessi ogni quadro, su ogni parete, storto.


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giovedì 19 aprile 2012 - ore 18:44



(categoria: " Vita Quotidiana ")


già, non sono più io.

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giovedì 19 aprile 2012 - ore 00:11


i am not the only one.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Apri una bottiglia di vino.
Cerchi le lacrime sui bordi dei miei occhi.
Le chiami, ad una ad una.
Fattore k mi ha abbracciato.
Sappiamo entrambe la verità quel che costa.
Il lupo delle favole lavora in banca.
Cappuccetto rosso veste di nero. Sempre.
In tempi non sospetti ti ho confidato l’unica paura.
Di essere un pasto. Frugale.
E poi è stato.
O quasi.
Non aspetto più l’emozione sempre più indefinibile.
Ma che l’incubo di un ematoma su una spalla, schiarisca.


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mercoledì 18 aprile 2012 - ore 00:49


non eri tu che vuoi l’uomo forte? e adesso ce l’avrai.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’autismo è un disturbo di poche parole.
ll sangue che non ti aspetti, ti riempie le mani.
E’ una sensazione tutta femmina.
Brucia il sangue, quando inizia ad uscire. E’ appiccicoso, non denso.
Gocciola, rigurgita. Brucia ancora.

E tu che non sai dire niente, ti pulisci del sangue ogni volta che è troppo.
Ti svuoti, quando impazzisci, quando non puoi contenere il peso di un dolore troppo grande. Quando non puoi accettare di tenere all’altezza del petto solo un cuore che scuorisce.

E io so cosa ti dà più fastidio, corpo mio.
Quella ferita sulla mano che ancora non si è riemarginata.
Tutti la vedono, nessuno sa cosa è successo davvero.
E ti difendi come puoi.
Sanguinando.

[ma tu non ce l’hai con me? dimmi che tu non ce l’hai con me...]

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domenica 15 aprile 2012 - ore 23:03


le canzoni appannate di una radio che prende solo le interferenze.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il bilancio delle cose da dimenticare diventa più fitto di quelle da ricordare.
Continui a cucinare troppo e poi a chiedermi se ho fame.
A chiedermi come stai, ma solo prima di andare a dormire.
Quando vedi che tergiverso davanti alla televisione fino alle tre e i miei occhi non guardano, si lasciano solo chiudere e aprire dalle palpebre.
Mentre conto i graffi, penso che avrei voluto soltanto una domenica bella come un disco di Colapesce.
E invece è finita, provando a strizzare gli occhi ogni volta che nel dormiveglia ho avuto la sensazione che fossi ancora dentro a questa stanza. E io non fossi al sicuro.
E non ho nemmeno più il dubbio che non sia stata colpa mia.

Fratello nuotiamo d’inverno
Il freddo rafforza le ossa
I tuoi soldatini nel fango
Sorvegliano ancora il quartiere


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domenica 15 aprile 2012 - ore 00:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


I segni sulle gambe e sui polsi del cinturino di un orologio, passeranno. Così i lividi.
Ma ci sono voci e parole che restano incollate ai muri.
E non c’è un modo per fingere che sia stato il coraggio a farti restare, e non la paura di fuggire.
Fammi dormire. Tutto è pulito.
Fai che il sonno faccia smettere le voci e di tremare le mani.


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sabato 14 aprile 2012 - ore 14:05


ti ricordi dove abbiamo parcheggiato che inizia a fare freddo?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La percezione del dolore è relativa.
Per questo ci hanno dato bocca e parole.
Per dirlo, quando fa male. Quando basta.
Non diceva nulla, non ti guardava nemmeno, mentre ti tirava per i capelli e continuava a bloccarti facendo forza sulle gambe mentre tentavi di divincolarti.
Ha riso mentre a tentoni indolenzita e dolorante andavi a sindacare se la tua faccia fosse ancora al suo posto davanti allo specchio del bagno.
Guarda come cammini, ha detto.

E adesso tremi sotto la doccia grattando la pelle con più bagnoschiuma del necessario e mentre infili tutto dentro alla lavatrice. Sessanta gradi.
Tornerà tutto pulito.

Smetterai di tremare di freddo.

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giovedì 12 aprile 2012 - ore 23:37


Dai denti da latte non nasce niente.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lavoro fino a tardi.
Pausa adesso, prima di guardare il ricorso da discutere domani davanti al giudice. Annego la bocca in due dita di camomilla.
Bambina, io non ce l’ho la soluzione.
Ho smesso di scavare trincee, c’ho piantato denti da latte.
Davanti ho case e madri che non sono più mie.
Dietro, cuori ad orologeria, giorni di compleanno dove nevica sempre.
La vuoi una maglia di Cohen?
Io come Jane non mi sono mai chiarita, ma i miei capelli li ho tutti in testa.
E domani piove. E ci sono i famosi impermeabili.
Chissà se era una metafora anche quella.

[Quella notte gli ho detto che Cohen sarà stato anche geniale, ma che per me le cose diventano belle solo se significano.
Quella notte lui sapeva già di Violante.
Quella notte aveva dimenticato di prendere il Lobivon.
Quella notte mi ha scritto la traduzione in italiano del famoso impermeabile blu. Lili Marlen che perde tutti i treni e finisce nei biglietti degli amici di Tondelli.
Quella canzone ora significa quella notte che non tornerà più, per questo ora posso amarla.]





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