![]() |
|
|
![]() | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
giovedì 9 febbraio 2012 - ore 20:13 Aberratio delicti Per anni forse, presso la Procura di Padova, continueranno a raccontare di quella ragazzina vestita bene che china sulla fotocopiatrice, pregava. Fra le mani un fascicolo troppo voluminoso. Impressa quella foto, una macchia di sangue sul pavimento e una dentiera poco più in là, scagliata sul pavimento, piena di sangue anch’essa. Una sintesi assoluta della vita che ha paralizzato le gambe ai miei angeli. E ho pregato per la tua testa aperta su un tavolo operatorio. Per il tuo sangue contaminato dalle medicine. Per gli zigomi fracassati e i polsi legati. Non sapevo che altro fare. Oltre a vergognarmi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 7 febbraio 2012 - ore 20:14 hai un’altra idea. Il dolore è arrivato dopo. Lancinante. Cattivo. Quando la musica era finita e mi hai detto che Paolo lo aveva fatto, dopo anni, l’aveva cantata quella canzone, ed io non c’ero. Io ero sepolta dentro al mio letto in un venerdì altrettanto deluso da una studentessa troppo diligente, a leggere che il passato è una terra straniera con a fianco una tazza di brodo e il cuore a pezzi per quelle parole che avevi lasciato uscire per scherzo. Di quella canzone parlo sempre. Come di Boda. Come delle stelle verdi o delle conchiglie rosa. Forse perchè non so scrivere che di quello che mi emoziona davvero. Quella canzone, cristo, e una carezza sulla fronte. In macchina tua, la prima volta, mentre andavamo alla ricerca del cinema a cui poi avremmo abbonato ogni sabato. La canzone che dice meglio di tutte chi sono. Come si deve fare con violante. Perchè violante sceglie di restare a vivere questa solitudine senza rassegnazione. Come il vestito messo in lavatrice ogni sera e sempre asciutto al risveglio. La canzone che Paolo non voleva più cantare. Una canzone come me, nemmeno fuori moda, ma sacra. Che sa di sale e zucchero a velo il giorno di santo stefano, una polaroid con biancaneve e quel mare dove mi faccio portare sempre. Ogni volta che che il cuore batte più forte. L’altra notte ho capito che l’unico modo per sopravvivere è guardare il mare in cartolina. ad un certo punto finisce, Elisewin. anche a dicembre se ti pare. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 1 febbraio 2012 - ore 12:50 Non giurare Non giurare, già. Lo sanno anche i treni che ti lasciano nelle campagne che non conosci i venerdì sera e ti riportano a casa in un pomeriggio pieno di sole e di stanchezza. E nemmeno splendono, ma solo si lasciano amare, giorni di tisane e partite a forza quattro e puzzle della DDR ricomposti dalle stesse dita che poi si cercheranno e proveranno a tenersi o a trovare gli accordi giusti di una canzone che svuota tazze di teologia. O di un’altra che dice che io non sono forte. Già, non lo siamo. Anche se giuriamo di sì. Giuriamo che sarà per la giustizia che vestiremo una toga, e non perché il nero smagra. E poi le tue mani ieri, lì dove fiorisce la schiena, in quel punto preciso dove sono rimaste a stringermi, e io me lo sono chiesta se sia il caso di giurare di non aver mai passato un gennaio più strano di questo. Pieno di addii e ritorni e sorpresa. E milkshake di macdonald e giuramenti e. senza guerre, senza sconti, senza acetone per le unghie. Pieno. Di me. Piena, come hai detto tu, bambina. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 23 gennaio 2012 - ore 08:40 come fai a dire di provare certe cose quando fuori è tutto così verde Soltanto ora capisce perché ha smesso di leggere e comprare libri per un po’. Forse perché non voleva che un davidfosterwallace come tanti la tenesse sveglia fino a tardi a parlare di lei. A scoprire l’addome tirando su la canottiera fino al collo, e a toccare i punti che ancora fanno male. Le parole, già. Anche stanotte. Ad ogni pagina premi sulla milza o sul fegato e mi chiedi. Fa male? E’tuttoverde titola l’ultimo racconto. Io mi domando come sono i capelli in fiamme. Come hai potuto scrivere di quel pomeriggio che al telefono le ho chiesto se sapeva perché fosse successo proprio a me. Se io ero come lei, come non avevo ancora capito di essere, oppure come sono sempre stata. O del mare che è un cane azzurro, o del mio dente macchiato. O delle persone con le maschere senza buchi dove infilare le dita. Hai ragione. Come si può anche solo sperare di amare qualcuno su cui non si può fare presa? [e ti dicevo che non ero bella. ma per te somigliavo a Fiona Mela. È così che mi hai fregato, io che non avevo ancora capito cos’ero ma sapevo soltanto di non essere bella.] LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK lunedì 16 gennaio 2012 - ore 20:22 (calendula) Spegni un’altra candelina, nascosto sotto al mio letto. Ieri che alla ragazza con i capelli più corti ho raccontato a Preganziol cosa vuol dire per me l’amore, non sono riuscita a tirarti fuori da lì sotto. Nemmeno quando stanotte la tartaruga di casa continuava a camminare per il corridoio e a grattare sulla porta della stanza. E ho pensato alla piccola Boda sulla tua spina dorsale. alle fabbriche. Al grigio e all’oro dei campi. Alle camicie a scacchi. Buon compleanno I. Spero che anche i mostri abbiano paura. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 16 gennaio 2012 - ore 09:51 che lo faccio per curiosità. La neuropsicologia a colazione, mentre è Mestre anche stamattina dal binario numero dieci e poi Padova appena salito un sottopassaggio. La professoressa è troppo bella. Troppo giovane. Troppo brava. Tutti infatti le guardano il culo. E lei ti dice degli esperimenti sugli uomini a ficcare il naso nella nuca delle ragazze. Una volta ci si prendeva da dietro, adesso si usa il Pantene. Alla fine le ragazze sono più belle in ovulazione, decide la scienza. Io penso al binario tredici. A quante volte uscendo dal bagno dell’aereoporto e stringendo gli occhi e i pugni pregando che ci fossi dietro alla porta degli arrivi, ho sperato fosse bello così, come l’altro giorno. Un infarto ad orologeria. La voglia, quella. Di finire dentro alle tue braccia e di sfregare la guancia sulla barba. E non so come, all’improvviso le dita tornano a ricordare tutti quei gesti che credevo di aver dimenticato, che credevo ti fossi portato via dal mio corpo e dalle mie abitudini. Come doppiare le tue costole e guardare Siska su retequattro. Come sentirti respirare e correggerti le frasi.E dirti che ti amo in un orecchio di nascosto da Paolo Poli o alla fermata prima di Barberini. [Chissà se l’amigdala ha il diametro di un dito, prof.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 6 gennaio 2012 - ore 23:19 guardarti mi fa bere. Abitare le case degli altri, stravolge del tutto la prospettiva. La notte Mary torna alle tre, in punta di piedi, ma io non la sento. La finestra della mia stanza dà su di una terrazza cieca su cui si affacciano tutte le finestre del condominio. Un panopticon residenziale. Se volessi, io che sono a piano terra, potrei scavalcare la finestra e diventare il guardiano delle intimità altrui. Qualcuno forse ci prova. Ci sono bottiglie di vino e brancamenta mezze piene, lasciate sotto le finestre che con la mia segnano il perimetro della terrazza. La sera, prima di addormentarmi, lascio la persiana aperta a metà. Forse mi aspetto di essere svegliata dai passi di Mary una notte, e di sorprenderti a bere mentre mi guardi dormire. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 3 gennaio 2012 - ore 12:06 ed io raccolgo il fiore che non hai mai cercato. Il praticante del comune sorride e chiede. Allora mi aspetti? E poi quando dico sì sbaglia a mettere i timbri sulle copie autentiche, e non trova più le chiavi della bici. Sai cos’è? Vorremmo sempre che tutto ci lasciasse interi. Ma non intatti. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK lunedì 2 gennaio 2012 - ore 16:43 Quello che dice e quello che pensa quando mi tocca non mi tocca come te. Forse è la prima volta che accade, un primo giorno dell’anno buono. Passato a finire per quattro volte la stessa cena. Ad impratichirsi di vuvuzela e a svuotare un barattolo di crema al mascarpone tutti con uno stesso cucchiaino. A svegliare chi dorme con il profumo delle lasagne. A cagnare contro Dave che non ha comprato il caffè e la coca cola. A trovare posto in quella casa nuova. A riempire la stanza di Modigliani, Schiele, libri ed ecografie. A scoprire verità che confortano il sonno e distendono i nervi. Verità che ti lasciano uguale allo specchio, ma di spalle sei un’altra cosa. Nell’archivio magnetico della dottoressa f. c’è scritto che il primo giorno dell’anno ha scoperto quello che avrebbe dovuto sapere da un po’. Ora deve solo capirne il senso. La funzione. (Che niente è stato irreparabile, niente è da buttare via.) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 31 dicembre 2011 - ore 00:19 ma la verità non ti tiene compagnia quando dormi da solo. I bilanci sono stupidi. Domani non avrò il tempo di scrivere quanto sto allungando le braccia. Il trasloco. I libri da riordinare. Le stelle da appendere. Non avrò il tempo per capire quando ho desiderato che finisse quest’anno. Ho passato questi giorni ad alzare il volume, mentre una sbarbatella mi cantava addosso di polsi aperti e aspirine. A ripensare. Ad accusare i colpi mentre Jeff Buckley mi sorprende alla Despar e tutti i fiori sono in tempo. A ripensare a quello che mi hai scritto. A quello che non è stato. A chi sono. A questi ventisei anni. Alla mattina che erano ventisei più uno e io ho smesso di piangere. E ho guardato il mio braccio. E non ho voluto nemmeno per un momento che quelle parole sbiadissero. Perchè sai, le parole non sono solo parole. Non le mie. Le mie parole non avranno ragione. Saranno sempre premature e contate. Ma io le ho scelte, come quella notte ho scelto te. E nessuna di loro è mai stata un errore. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
BLOG che SEGUO: companera incazzosa siriasun feu follet daisychain paroxysm misia Rodo Norin apina Mirò Vitto sanguez biankaneve
BOOKMARKS
UTENTI ONLINE: |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||