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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
domenica 19 dicembre 2010 - ore 11:19 Tumcha tumcha... Era come se fosse nuda, sotto alla neve, Padova, ieri. E il sole rimbalzava sul parabrezza. Poi c’era un bambino vestito come un pupazzo di neve al binario. Guardava i treni passare. Ho pensato a Bibi. Ho pensato, ti ho scritto. Non rispondi più. Forse nemmeno tu, come me, sai più chi sono. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 17 dicembre 2010 - ore 12:24 solo il batterista nell’ombra guardava con sguardi cattivi Avrei solo voluto vederti, sempre al tuo posto in ombra. La faccia corrucciata. Il modo che hai. E sperare fino all’ultimo che in scaletta ci fosse quella canzone. Sai che me ne fregava di Emidio... Che giorno di merda. Te lo dicevo mammma. La mia festa è finita nel cesso. Se vuoi diamo sempre la colpa al destino. Fino a che non gli troviamo un nome giusto per battezzarlo. Buon compleanno, Waterloo. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK giovedì 16 dicembre 2010 - ore 22:11 Come puoi vivere a testa in giù? Oggi ti guardavo, mentre mi raccontavi di lei. Di quando un mese fa ti ha chiamato per dirti che era incinta e infelice. E tu le hai detto. Prendi la tua roba e vieni qui. Lascialo. Stiamo io e te e il tuo bambino. Mi hai fatto tenerezza. Ti ho accarezzato la testa. L’ho sentito sai che eravamo in quattro in quella stanza. Due disperati, un bambino ciccione e una ragazzina incinta. E poi ci siamo addormentati. Così. Un sonno buono. Un sonno bambino. Senza alcol, senza fumo. Domani avrò venticinque anni. E continuo a stare male. Continuo a scrivertelo, sorella di incubatrice che ho perso il senso delle cose. Continuo a comportarmi come se avessi quindici anni. Continuo ad avere lo stesso dolore. La stessa capacità di ferirmi, forse adesso senza mezzi termini. C’era lo stesso numero di sette anni fa sulla bilancia stamattina. E davvero non mi ricordo come si fa ad avere voglia di vivere ancora. Non mi ricordo come succede, che un giorno rinunci a sentirti spezzato. Indovineresti tutte le ossa se mi spogliassi. Vedresti dove è affondata la punta del coltello sulle dita e quella di quell’ago così piccolo. Vedresti come sta diventando osceno il corpo che ti teneva. Che l’anima sfugge. L’anima non so dov’è. E allora rinuncio alle distanze tra la pelle e le ossa per tenermela addosso. Domani avrò venticinque anni. E tutto mi sembra così inutile. Come andare avanti nella consapevolezza di essere guasta, marcia, come dice lei, per il dolore che non riesco a fare a meno di sentire. Per l’amore che non riesco a fare a meno di provare. Regalami questo. Regalami che non mi dimenticherai mai, qualsiasi cosa succeda. Qualsiasi. Regalami un posto, dentro di te, per la tua Waterloo. Bellissima. Dolcissima. Maledetta. Davvero. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 16 dicembre 2010 - ore 16:27 Lamette da barba come psicadelici giorni normali Le facce degli altri diventano liquide. La bocca si secca. La testa pesante. In treno ho letto un biglietto agli amici. Non ne potevo più di tenere dentro agli auricolari quella canzone. Il mio inchiostro non va via. Il mio tranquillante è la bottiglia che hai comprato per me. Mischio. Birra. Rosso. Rido. Vedo la mia faccia sullo specchio della cucina. Mi domando chi è quella. Quella che poi metti a letto. Quella che resti a vegliare una notte intera, le dita sempre a scavare su quella parte del braccio. Tieni a mente le mie vene più azzurre. Io non riesco a tenere in mente te. A tenermi salva dall’inferno che accarezzi. Dalla notte ubriaca che divento. Dal mattino che è il caffè che mi porti a letto e un taglio in mezzo alle dita, quando ti tengo a dormire su di me e penso che non ci sono stelle verdi ad illuminare la stanza. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 16 dicembre 2010 - ore 14:24 I piccoli maestri E io allora, nella mezzanotte sfranta e sfatta della stazione, ho scritto sul braccio "Quel che ho voluto perdere di certo non mi riapparterrà se non come una maledizione". Ma a Venezia gli spostamenti amorosi si sono messi in circolo dentro il mio umore in un’accellerazione viziosa. Sul treno ho dormito, sono rincasato alle cinque, ho fatto una doccia, mi sono pulito il braccio e ho visto l’inchiostro blu andarsene inghiottito dallo scarico. Ho messo dentro un tranquillante, poi mi sono ficcato a letto. Una preparazione minuziosa e maniacale per addormentare qualcuno che non c’è. Pier Vittorio Tondelli (14 settembre 1955-16 dicembre 1991) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 13 dicembre 2010 - ore 23:52 Le feu follet. Leo, ti ricordi Fuoco Fatuo? Tutti quegli oggetti, sfere, cubi qualcosa da afferrare, una pallottola alla fine Come i nomi di donna che hai inciso sulle braccia e non hai mai posseduto. [Afferrami per i capelli. Che io amerò sempre un altro. Che non potrai fare a meno di non saperlo. Quando la notte mi muoverò nel sonno in cerca delle sue apnee. Quando ti chiamerò con il suo nome. E per te non ci saranno angeli mandati in sogno, a dirti che sta scritto così, e che non mi devi ripudiare. Rinuncio. Hai scelto per me. Mi hai barricata qui dentro. In una Waterloo infinita. Dentro agli alberghi. Ed io non ho altra scelta.] LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 13 dicembre 2010 - ore 15:02 Lo dicevo Pietro, che eri coraggioso. Adesso appoggiati con le manine a quel cielo che ci divide sopra la mia testa. Forse non sei troppo piccolo, per fare da angelo ad una ragazzina in incubatrice. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 13 dicembre 2010 - ore 11:23 Punto di sella. C’è un punto. Spezza la schiena. Morde le dita. Per quel punto passano intere stagioni delle pioggie. Diari e pagine di sangue seccato, epistassi sentimentali. Per quel punto non passa nessuno. Piccolina, mi hai scritto. Come la notte in cui ti sentivi l’inferno dentro. Me lo hai lasciato per testamento, caro il mio morto senza erezione. Pietro mio, lo sai anche tu. Puoi mettercela tutta, ma a volte non basta. A volte resti condannato alla consapevolezza di dover rimanere per sempre nell’incubatrice in cui ti hanno covato. Che i polmoni non fioriscono a primavera. I polmoni o sono al loro posto o si diventa blu al primo respiro profondo. E una vita di apnea, Pietro, è solo una vita cattiva. In realtà, una vita con un solo respiro profondo, sarebbe ancor più complicata, ma dolce come un premio. Puoi immaginare quale capita ai bambini speciali. So che stai facendo il bravo. So che ce la stai mettendo tutta. Ci ho provato anch’io. Ma io sono solo una canzone dei virginana, tu un bambino coraggioso. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK domenica 12 dicembre 2010 - ore 20:03 Waterloo to anywhere. Dormo due ore. Vorrei chiamarti con il tuo nome. La tapparella è rotta. E’ sempre notte lì dentro. E’ una bottiglia di liquirizia. Il Bardolino. E’ l’Arcella di nuovo. Quasi non mi dispiace, rincontrare via Tiziano Aspetti nella mia vita. Parliamo, tanto. Fede ha un accento strano. Hai comprato i pan di stelle. Fumi, troppo. Io bevo, fino ad oltrepassare i limiti. Dammene ancora, ti dico. Come quel venticinque giugno mi ha scritto lui, che la mattina dopo mi disconosce dall’inventario dei suoi sentimenti. Ma ci sono cose che non si scelgono. Eredità che non puoi rifiutare. Malattie, genitori, organi interni e ragazzine che ti amano. Ragazzine marchiate. Ragazzine che risolvono il problema di autoreggenti calanti, sfilandole in treno e restando a ginocchia scoperte. Ragazzine che certi problemi non riescono a scrollarseli di dosso. Che la domenica mattina mischiano caffè dentifricio e pan di stelle dentro a baci che non sanno di niente: non sono più i tuffi nella sua bocca sperando di non toccare con i piedi. Mi umilio ancora. So che è quel che serve. Lui continua a dire di no. Lui che ha le chiavi. E mi lascia chiusa a morire di freddo nel posto più brutto che io conosca. Me. LEGGI I COMMENTI (12) - PERMALINK sabato 11 dicembre 2010 - ore 18:31 sabato notte. domenica mattina. Dovresti vedermi, mentre mi preparo per te. Che chissà dove la passerai questa notte. Sono una ordinaria stagista lunedì-venerdì. Sono un’alcolizzata del week end. Sono una puttana triste. Di quelle che provocano per poter parlare dell’uomo che non le vuole, mentre stai per mettere le dita nella marmellata. Di quelle che giocano a finire la bottiglia per vedere se il mondo intanto cambia. Se all’ultimo bicchiere arrivi, amore mio, e mi porti via dalle braccia dell’uomo sbagliato. Dell’uomo che mi serve solo per umiliarmi e passare una notte a dirmi che mi disprezzerai ancora di più. Dentro la sala operatoria della mia coscienza. Dentro alla sala operatoria del tuo abbandono. Tanto, che sono tua, è scritto. E non c’è uomo che potrà fare finta di non saperlo. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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