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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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venerdì 8 ottobre 2010 - ore 00:19


Autoblindo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


certe volte sai avrei voglia di dormire per un anno.
di svegliarmi al posto giusto finalmente trasparente anche a me stesso.
[buldra]




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giovedì 7 ottobre 2010 - ore 18:29


tenersi la mano nel sonno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


sai. prima che quelllo stronzo mi venisse in culo.
io stavo ascoltando la stagione buona.
nella parte in cui dice che c’è un tempo per aspirare ad un tempo migliore.
che la stagione buona si lascia intuire.
e ho pensato. cazzo sì. domani vado lì e li stendo, alla Muffato.
poi sbam.

Smartha soffre in garage.
Ogni volta che mi piego è come se mi tagliassero a pezzetti.
anche oggi, mentre suonavo.
mentre dentro al collare provavo a dire e a fare le stesse cose che ho fatto per un’estate intera. ma niente era uguale. la fatica. il dolore. il sudore che cola lungo la schiena. la nausea.
non è andata.
e ieri sera, dopo che ti sei fatto vivo, lavandomi ho sentito quella nocciolina sotto il seno sinistro.
e mi sono resa conto che non può capitarmi di peggio.

che non essere amata da te, sommato ad un’estate buttata nel cesso, ad un diploma sfumato, alla tesi da finire in una settimana, ai dolori, lo sterno incrinato, la macchina semidistrutta. sì bè. anche se è un tumore che mi importa?
può esserci del peggio al peggio?

non ho paura.ma magari scopami, prima che i capelli cadano tutti giù dal lavandino. o se sarà, prima che si rubino una delle mie tette. e lascino una cicatrice come la donna del libro che mi hai regalato.


se passi di qui questa notte, tienimi la mano nel sonno.
stringila amore mio.
perchè non so dove sto andando. non so dove sto cadendo.

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mercoledì 6 ottobre 2010 - ore 17:02


Incidenti sandwich
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Domani è il giorno più importante della mia vita.
E le premesse sono devastanti.
La mia povera Smartha, ne sa qualcosa. Lei che è gentile e invece l’hanno spinta addosso ad un camion.
Ne sa qualcosa anche il coglione che è sceso dalla macchina dietro e non si è minimamente preoccupato di capire se stessi per crepare.
Ne sa qualcosa il mio sterno che dalle lastre non se la passa troppo bene,
Ne sa qualcosa lui che stamattina diceva che le mie mani non sanno toccare in modo giusto. Che dovrei pensare ad un gesto familiare,
Pensa ad un posto dove metti le mani in modo energico ma quasi affondando.
[La tua schiena. La tua pelle. ]
Ma quelli prof sono i gesti dell’amore. Sono gesti che di familiare non hanno niente.
Non è mai venuto a riprendersi la sua costola, sa?
Non ti ho mai spinto dentro di me affondando con le mani nel tuo corpo.
E anche l’ultima notte, l’ultima volta che sono rimasta impigliata fra le tue lenzuola, è come se non fosse mai esistita.
Non l’hai mai nominata. Winston e Bertolaso hanno fatto società insieme. Uno constata i disastri, l’altro li cancella.
Non mi hai nemmeno più risposto se sono diventata così brutta.
Tanto non serve.
Siete tutti impegnati.
Fanculo i giorni importanti della mia vita.
Domani vedranno il collare, il certificato e mi manderanno affanculo.
Mi diranno. Ritorna il prossimo anno. Cazzo puoi suonare dentro ad una armatura?
Quello che non sanno è che io non sono mai stata capace di fare tante cose. Dentro questa armatura. Dentro questa incubatrice infinita.
Forse ci sono nata qui dentro.

E nessuno mette le mani per accarezzare quella creaturina con la pelle di carta velina e le vene così azzurre.
Tutti provano senso. Per quella creaturina.
Tutti, tranne la sfiga.

Oggi non dirmi che faccio la vittima. Oggi ho il diritto di piangere.





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martedì 5 ottobre 2010 - ore 18:43


è il mio sognare di non averti davvero mai incontrata
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La luna non cade più nella casa del sagittario.
Rimango tramortita.
Alla fine Yoko Ono rimette tutto in ordine simulando un orgasmo d’arte al Moma.
Ma va bene così.

Siate felici.
Ma senza la mia maglietta.



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martedì 5 ottobre 2010 - ore 02:08



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non l’hai sentita la pioggia.
Io e Mario sì.
Ma l’ho tenuta per te dentro alle maniche della camicia.
E’ tutto così inutile.
Persino dirti che.
No, niente.

Il rito di andare in letargo.
Serve una conseguenza.
Serve lui, le mani sui miei fianchi rimaste incollate da quel venerdì. Prevedere già gesti e riti.
Prevedere la scena successiva.
Mangiare primi piani. Tutto senza emozione.
Non c’è soluzione.
Faremo il morto in acqua.

[mentre scopavo con lui stanotte ho rivisto Siracusa e le stelle]
manca poco. la prima costola che si spezzerà, te la ridarò indietro.

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martedì 5 ottobre 2010 - ore 01:01


Come lo cullerai. Se le braccia non hai.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ti ricordi di me? gli chiedo.
Lui si ricorda.
Non può scordarsi della mia bocca.

Armstrong distratti che non siete altro. Mettete un piede sulla luna e poi la lasciate lì dove sta. La bandiera americana dimenticata fra i panni da stirare da vostra moglie, la sola che vi abbia strappato dal cielo, che vi abbia preso al laccio con una fede e una station wagon in giardino.
E’ così che si finisce a non essere di nessuno.
A calare e a crescere notte dopo notte, senza padroni.

Almeno mi avessi infilzato il cuore.
Lì dove non c’era gravità, forse non ricordi, ma io ero tua. Tu eri mio.



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lunedì 4 ottobre 2010 - ore 02:01


Litio e mareggiate.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Chiudimi gli occhi, notte senza denti.
Spingi le palpebre.
Togli la paura dalla punta delle dita.
Spingi più forte.
Fammi sentire la gengiva asciutta, l’impronta dei denti che mi chiude gli occhi.

Che tutti i baci saranno così.
Tutti i baci sono stati così da lì a sette anni.

[E tu rabbrividisci. Dov’è finita la meraviglia di seni morbidi da succhiare e? I fianchi tondi e i tuoi respiri?
E’ ottobre. A puttane.]



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domenica 3 ottobre 2010 - ore 20:56


Napoleone fa in-die.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cieli grigi, tendenti al madreperla.
Una lattina di cocacola da cinquecento emmeelle.
L’Eleonoraseilamiarovina che risuona ancora dentro alla macchina.
Occhi pesti. Occhi e mani che ti rivorrebbero vicino solo per accarezzarti la faccia a mano aperta come fa un bambino. Come in quella notte ubriaca.
Come sarebbero in grado di fare le mie dita sfinite. Nervose. Insicure.
Trovo una canzone nuova dei Massimo Volume.
Ancora non ci credo che il giorno del mio compleanno sarà come una festa. Per una volta nella vita, per la prima volta nella mia vita, sarà davvero una festa, senza disdette o pacchi. Voi sarete lì. Io e Smartha pure. Companera porterà la torta con le candeline. E io potrò sciogliermi e bere quanto posso.
Trovo questa canzone. Cieli grigi. Tendenti al cobalto. Mi invade il respiro. Me lo toglie. Mi annienta, mi fa bene.
..e poi cazzo. arriva quel nome. anche qui. anche in questa fottutissima canzone.
Torna la maledizione di Waterloo.
La musica che amo mi vuole vinta.
Penso che come dice Emidio, qui c’è una stanza vuota dove potresti fermarti. La tengo a chiusa a chiave da quando te ne sei andato. torno sempre a te in queste domeniche inquiete.
Parlami di Waterloo, sì.
Ma quella dei Valentina Dorme.



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sabato 2 ottobre 2010 - ore 23:51


Taglia ventisei.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Resto dentro all’acqua calda per ore.
Ho la stanchezza di un bambino con la febbre, addosso.
Portami nel letto di mamma e papà.
E come la strega tasta le ossa del bacino.
Non sarà mai tempo di mangiarmi se continuo così.

Spero in un sonno cobalto. Spero che tu ci sia almeno lì.




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sabato 2 ottobre 2010 - ore 02:02


Chiedimi se sono un pesce rosso.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il medico quelle mattine si sedeva sul mio letto.
Mi diceva un numero. Me lo faceva ripetere.
Poi mi visitava. Io mi vergognavo tanto. I capelli erano sporchi, incollati alla testa. Non potevo lavarli e il gel degli encefalo si seccava come smalto.
Quando stava per uscire mi chiedeva. Dimmi il numero.
E io chinavo la testa, con le lacrime dentro a quei buchi che avevo al posto degli occhi.
Non me lo ricordo.

Per mesi è andata così. Mi riempivano di psicofarmaci. L’incidente aveva provocato un trauma troppo esteso. Perdevo l’equilibrio, ero dislessica. Ma sai la cosa che più mi umiliava?
Non ricordare. Non riuscire a mettere insieme i pezzi.
E quando poi ho cominciato a pesare dieci chili in più, ad essere gonfia e brutta, a prendere brutti voti perchè le cose che avevo studiato tutto il giorno prima chissà dove finivano, io ho giurato che avrei fatto di tutto per non dimenticare più niente. Per tenere la memoria al sicuro da qualsiasi crollo.

Adesso lo sai perchè mi ricordo tutto, Alberto.
E perchè mentre ascoltavo La stagione buona, il pensiero è volato a quella sera, al cartello che diceva Ponzano, e a te che ti sei girato a guardarmi mentre ridevo.
"Sarà vero che l’amore viene al mattino presto, che ti coglie nel sonno e ti svegli e tutti gli uomini di prima sono andati, e forse muoiono?"
Ecco perchè ridevo, Coso. Perchè mentre mi riportavi a casa da una notte con le stelle in technicolor, io pensavo che Fabio c’aveva preso anche questa volta.
E tutti gli altri erano morti.
E la musica non parte più.




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