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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
martedì 7 settembre 2010 - ore 01:51 Il sole a settembre mi ha fatto vestire ancora leggera Si finisce a tenere i giochi. E a tremare sotto gli angoli retti delle stelle. Non dire niente. Fammi tremare così. Come l’autunno sulle braccia scoperte. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK lunedì 6 settembre 2010 - ore 23:12 Elisewin e gli altri. L’amore si infila sotto i sedili delle automobili. Anche se la maggiore delle sorelle Lisbon finge di innamorarsi di un ragazzino con ancora la faccia che puzza di Topexan, la testa nel forno ha lasciato posto alle briciole di Pollicino. Tu sorridici sopra. E non dimenticare mai, quanto ti tengo amato. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 6 settembre 2010 - ore 19:03 Ehi, Marilù, come fai ad asciugare gli occhi con un respiro? Forse i francobolli, le farfalle e le monete non ti bastano più, come dice lei. Ma le ragazzine maledette stanno bene dove stanno. Con i loro scazzi, con le tue canzoni nelle orecchie, con le gelosie per le squinzie frangetta occhialoni che popolano il tuo regno, con una maglia da annusare. Una volta dicevo che eri l’altra metà del respiro. E tu abbassavi gli occhi. Come ogni volta che era il tuo compleanno. Come ogni volta che riuscivo a farti morire di qualcosa. Adesso resti sempre intero. Non ti scompone più niente di me. Allora non darmi da mangiare. Non imboccarmi. Il cibo è sacro. Il pasto è tuo. I miei nervi sono scoperti. E la semiotica si spreca. La prossima volta potrei pensare che la mia bocca possa affondare di più. O semplicemente potrei non riuscire a non amare le tue mani. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 6 settembre 2010 - ore 16:41 Tutto resta uguale. Normale. Lazy Jane di provincia. Cantiamo Piccola Ketty a squarciagola. Beviamo acqua naturale e abbiamo scarpe senza lacci. La mattina pastiglie grandi come un’unghia. La notte mischiamo i sogni al make up. Note a margine. Scenderà ruggine dal rubinetto della vasca. Le cose sbagliate non cambiano. I ragazzini se ne faranno una ragione. O vinceranno un bacio con la lingua alla festa patronale. La stessa dove hai pescato il biglietto con il mio nome, tu. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 5 settembre 2010 - ore 19:22 Maglioni a collo alto. Tutto in bianco e nero. Non alzo la gamba se mi baci. Non mi butto nel fiume se dici che Baudelaire odiava quelle come me. Litigi, infiniti. Sai che ad alzare troppo la voce voleranno parole grosse. So che arriveremo al punto in cui mi rinfaccerei il tempo che ho sprecato. Mi conti tutto. Anche l’aria che respiro e che non ti ho pagato. Mi fai pesare il tetto sopra alla testa, un anno di fuoricorso, le pastiglie sopra alla mensola, i posti vuoti alla mensa della mia vita. Lo so quello che pensi. Le sento le parole che usi dietro una porta, quando sei stanca di me. Io farei lo stesso. Ma poi non piangere di notte, perchè non capisci cosa mi logora davvero. Non mi contare i bocconi nel piatto e non mi riempire le tasche di zollette di zucchero, se pensi quello che dici. Tanto lo penso anch’io, sai? LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK sabato 4 settembre 2010 - ore 23:04 Dolce stil novo e bukkake Quando non sarò più qui sarò la voce che senti in un sogno Quando non sarò più qui sarò energia che vibra intorno Quando non sarò più qui sarò una traccia sul tuo corpo Apparirò in altre forme sarò come neve che non scende [Non scende ruggine dal rubinetto della vasca. Ma scenderà, se lei ti terrà ancora così vicino e sulle spine. Se giocherà coi tuoi vent’anni e l’esame di letteratura latina e vieni a casa mia per una limonata punk. Avesse qualche anno in meno, quella birra che ti ha promesso l’avrebbe già bevuta. Magari per assaggiare la tua bocca e distrarsi un po’ dai suoi pensieri tutti uguali. Da quel pensiero e quel modo di essere guardata che tornano di continuo. Ma gli anni dell’università sono finiti. Tra dieci giorni consegna il libretto. Tu prepara quel maledetto esame, o ti costringerà a studiare a forza di occhiate a quel che resta della sua scollatura.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 4 settembre 2010 - ore 00:33 Guardami. Conservo i particolari. Una lacrima che scende dagli occhi. La testa che affonda nel ventre gravido di una madonna del risorgimento. Kemiospiritual che gira per la stanza. E’ Dio che fa piovere latte ed io ho il secchio oggi. E’ bere con te che mi fai bene. Sono le parole che di notte riesci ancora a dirmi. E io mi sento intera. Se solo mi dici che lo senti. Quando dormi. Quando sto zitta. Quando lavori. Quando sparisco. Quando non mi pensi. Immagina che stia cadendo uno dei miei denti da latte, quando lo senti. [Che la fatina dei denti mi prende in braccio come un bambino addormentato nel posto sbagliato e mi fa stendere assonnata tra dei tuoi pensieri.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 3 settembre 2010 - ore 00:37 Anche se piove, soprattutto se piove. "Mi stai a sentire?" mi dice a un certo punto offesa. "Sembra non te ne freghi niente di quello che ti sto dicendo". "Ti ascolto, Sonia", rispondo senza convinzione. "La tua è una storia terribile e non ci sono parole per...". Lei non aspetta che io le trovi. "Ci sono state le tue". "Ma io non ti conosco neanche", le dico senza guardarla negli occhi. "La mia storia non parla di te". Lei si tira immediatamente indetro. Gli occhi lucidi. "Che c’entra?", dice con la voce rotta dal pianto. "Che c’entra se non parla di me?" (E.C.) La testa ficcata dentro al cesso. Le tue parole fanno male, suggerisce Cremonini. Io ci sento dentro le tue mani. Io ci sento dentro te. Io ci sento dentro madame Keglevich e la sera che hai fatto scivolare una carezza sul mio viso, e che mi tenevi la mano dall’altra parte del tavolo. [Il pomeriggio, a scarpinarti dietro. Tu che ti arrendi. Tu ed io da soli e baci senza doppiofondo, e il sole che cala e tu che mi resti a guardare e mi abbracci da dietro, che sono tutta arancione. E poi la luna che cresce. Tonda, grande, la inseguo con un dito dal finestrino, incrocio le gambe sul sedile. Sono felice.] Dirai che non è vero. Dirai che quelle parole le ha scritte Mario e non sono per me. Non parlano di me. Litigheremo ancora a forza di pronomi possessivi e recriminazioni. Waterloo è arrivata. Ha disseminato nausea, lacrime, voglia di te e una disperazione che tenevo sopita da giorni dentro. Io ho perso. Violante non riesce a staccare dagli alberi Cosimo. Violante non riesce nemmeno a farti scrivere una canzone. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK giovedì 2 settembre 2010 - ore 21:16 True love leaves no traces Ho scritto a lui per primo, sperando che Erika fosse già atterrata in Italia. Non ci riuscirai mai, tu sei completamente pazza, mi ha risposto. L’unica cosa che non riesco a fare è farmi amare da te. La tua stizza mi spezza una gamba. E non sta bene una ballerina invalida nei carillon. E non sta bene sgridare la fatina dei denti. E non sto bene. E allora si fottano anche i clap clap e gli igloo. Se pensi che si chiami devozione. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 2 settembre 2010 - ore 01:50 Col dopobarba che sa di pioggia, a Firenze. La tua cordialità finirà per uccidermi. Inshallah. Un giorno mi hai scritto che non sai se l’amore basta. Arrivo fino a Firenze. Arrivo fino a sentire le ossa. Nei quaranta giorni nel deserto lui gli dice. Buttati dalla rupe e il tuo dio ti salverà. Lui risponde che non bisogna mai provare il proprio dio. Io arrivo fino a Rieti. Arrivo fino alle ossa. Cresce una peluria sottile e aspetto il giorno che l’orologio si ferma, che non c’è più nulla da tenere dentro. Se vuoi salvami, dio delle città. Dio dei Pooh. O battimi le mani almeno tu. Come si deve. Prima che l’Arno mi scenda dagli occhi. E il sale uccida tutti i pesci. Di Mururoa o di cittadinanza italiana. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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