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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
giovedì 2 settembre 2010 - ore 00:03 Hey, that’s no way to say goodbye. Parte male, lo so, questo settembre. Faccio finta di non aver versato una lacrima. E controllo se hai lasciato un dente sotto al cuscino. Ma io sono così. Non ho desideri. Non ho distanze. Non ho altro dio all’infuori. Un anno fa erano inventari e valigie. La notte dormivo con De Min nelle orecchie. L’umidità climatica del cuscino mi disturbava i sogni che per molto tempo non sono arrivati più. Tutti mi dicevano che l’Europa continentale mi avrebbe disteso i nervi. E invece. E invece a Berlino cercavo le tue mani dentro alle tasche. A Lipsia guardavo sempre fuori dalla finestra. A Lisbona sbagliavo sempre electrico per tornare a casa. La mia. Non la nostra. In ogni ovunque, in ogni fuga, in ogni vita che potrò crearmi vicino o lontano da qui, io resto di chi sono. E solo con di chi sono, riesco ad essere intera. A ridere se ti infili i miei occhiali. A desiderare che l’abbraccio che sancisce tutta la mia remissività e la mia disperazione, non finisca mai. E che tu non abbia paura e che continui a pensare che sia meraviglia, quando passa la fatina dei denti. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 1 settembre 2010 - ore 17:27 Settembre. Un altro dito sprofonda in gola. Alla fine è arrivato. Stanotte ho ripensato ad aprile. Lavavo i piatti, e ti ho sentito cantare quella frase. E poi ti ho scritto che mi piaceva la nove. E che non mi ricordavo il titolo. Mina. Già. Tutto torna nei miei incubi. Ieri girava una canzone, mentre andavamo incontro ai vecchi, all’osteria. Bestemmie e Leopardi. Io sbronza dopo due bicchieri di raboso. Tu fai sempre così. Dici che non si potrebbe, poi mi fai sentire musica che gli altri ascolteranno fra chissà quanti mesi. Tanto che dovrei sempre girare con un registratore. Beraldo si infila ancora nella mia vita. Mentre guidavi ti sei accorto che parlava di me? Mi sono ripetuta qualche strofa in testa. Poi mi sono persa a guardarti. E la mattina ovviamente, non ricordavamo niente. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 31 agosto 2010 - ore 21:25 Ricordati di me. Sai. La notte fatico ad addormentarmi. Ma poi sogno. Sogno di te che hai sessantacinque. settant’anni. Ti svegli una mattina e succede che ti innamori di me, dopo il tg5 delle 7.30 e il secondo caffè. E mi chiami. E dici che devi vedermi. Devi, capisci? E io metto le scarpe col tacco basso da catechista, compro il giornale e dei fiori sulla strada verso casa tua. Avrò ancora la due cavalli sgangherata di mia madre e un rosario in tasca. E le grinze sul collo e le calze color carne. Ma saprò che è il momento giusto. Saprò che dentro a quell’abbraccio di braccia rilassate e pigiama in flanella, c’è l’amore che è rimasto imbottigliato sulla Salerno Reggio Calabria, adesso. Adesso che non vedo che te. Che resto incastrata in tutte le canzoni che ascolto, come tanti testacoda. Comincia con la A e in quella lettera fatta a pezzi si ripeterà minimo dieci volte. Battimi le mani quando puoi, e non lasciare che nessuna ti ami più di me. Non dubitare mai che possa succedere. E’ tutto quello che mi resta. Tre calici di vino e una coccarda. Oltre a non riuscire a smettere, Max. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 31 agosto 2010 - ore 15:16 E se poi te ne penti? Sai cos’è. Non so che faccia farti. Ci potremmo incontrare dentro una cabina telefonica. Aria a sufficienza per dirsi ciao. Tante monetine per chiamarti al cellulare. E restare così. Senza guardarsi. a raccontarci a vicenda che agosto è finito da un capo all’altro del telefono. Fiabe, no, Italo. E’ Cosimo che si aggrappa alla mongolfiera e vola via, dopo che la Sinforosa Violante non è riuscita a salire sugli alberi e a tenerlo per sè. Forse dovrei farmi la frangetta. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 31 agosto 2010 - ore 00:45 E lei sempre senza mutande. Trentun giorni dopo. Non sono più bella come quando mi hai lasciato, sai? Uso le forbici e sempre meno la testa. Se ti tagliassero a pezzetti, io ti metterei nel freezer, come la Dellera. Sono giorni che controllo dalla finestra. Niente cicogne. Solo una gran voglia di stare qui dentro. Che alle favole di Brunori non ci è dato credere più. ![]() [pardon. niente di personale. ma mi faceva troppo ridere-] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 30 agosto 2010 - ore 01:20 Fac iu, agosto. Come back settembre. Giochiamo al dottore, con il cuore degli altri. Le diagnosi sono prevedibili. I futuri no. Scrivi di quella canzone, se puoi. A dicembre il mare sembra non finire più. Come l’abbraccio di chi ti ci ha portato il giorno dopo Natale. E ti fotografa su una giostra con la faccia di Biancaneve. Forse Beraldo pensava ad un pomeriggio pieno di vento. All’unica pasticceria aperta. Alla mia bocca sporca di zucchero a velo. E a quando si capisce che non si può più essere felici di così. Per quello decidi che ti conviene. Che la distanza alla fine fa bene. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK domenica 29 agosto 2010 - ore 13:02 anche.a.dicembre.se.ti.pare. Preferisci i silenzi. Io li so contare e li accudisco ancora, i tuoi. Dal primo all’ultimo. Da quella carezza sulla fronte. Non sei più la strega della mia casetta di marzapane. Hai lasciato posto ad un altro dolore. E allora cambiamo favola, no? A me è sempre piaciuto il gatto con gli stivali, e il conte di Carabas. Quando riascolto quella canzone è muerte. Emiliano scivola giù dal lavandino. Come il bambino sottovuoto. Ma io sorrido, se penso che è stato davvero. Che mi hai resa una persona migliore. E che non ho paura. No, non mi fa paura, la verità. Anche se la musica con te non si è fermata. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 29 agosto 2010 - ore 00:01 Sembri uno sano. Cosa ci fai dentro a questa scatola? Ho desiderato avere i capelli corti come Stefania Rocca. La nuca semiscoperta, e qualcuno che mi prestasse attenzione come Carlotta, nelle Affinità Elettive. Invece oggi mi hanno chiamato e c’era la sirena dell’ambulanza in sottofondo. E quando sono arrivata, con la maglia del pigiama e le scarpe da tennis, ha cominciato a diluviare. E l’ambulanza non era per voi. E io ho pianto per lo spavento, dentro alla macchina mezza distrutta. Ho desiderato essere dentro a quell’appartamento in decomposizione, a staccare polaroid, a spiegare ad un idraulico che raccolgo i pensieri degli altri e nei miei non puoi entrare. La gente è insonne per non costringersi all’ultimo pensiero prima di dormire. Quello che è interiora di pesce e intimità sotto l’abatjour. Lei a cosa pensa prima di dormire? Alle cose che mi hanno emozionato. Che hanno fatto vibrare la palpebra destra. La vede? E’ meglio di un sismografo. Terremoti, certo. Ogni volta è un terremoto. E il mio sismografo aspetta la prossima scossa. Che potrebbe arrivare solo se fossi in un film con Stefania Rocca, e Mittler nascondesse una provetta sul soffitto di un ascensore. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 27 agosto 2010 - ore 18:30 Donata Feroldi ha detto che si fa così. Ragazza cane. Orecchie a punta. Lecca il pavimento dopo che tu sei uscito dalla stanza. Dopo che il padrone ha marcato i confini del suo territorio sterile. Corpo di albero malato. Secco. Dove sono arrivate le tue dita? Cane docile sì, ma terreno impenetrabile, steppa. Eppure le dita del padrone le ha sentite fino in gola. E ha vomitato triadi di mesi irregolari, di amore clandestino. La ragazza cane abbaia. Morde, quando le fai inarcare la schiena e lei sta a consumare il suo pasto.Guaisce. Ti viene vicino solo per annusarti. Metti le mani davanti al suo muso. Falle sentire l’odore. Falle riconoscere l’odore del padrone. Che può picchiarla, ammonirla, darle da mangiare. Che può affogare i suoi cuccioli e romperle la testa. Il padrone che punisce ed accarezza. Da difendere, amare, il padrone che è cibo, morte, libertà vigilata. La ragazza cane chiede perdono a sua madre. La libertà che ha guadagnato come il pane bruciando reggiseni, a lei non è mai servita. Lei vuole padroni da adorare a bocca aperta, da piegare la testa e scoprire la schiena. Picchiala, padrone. Il suo corpo è tuo, destinato a volere te. L’anima è un brandello di coscienza rimasta appesa alla carne, che brama di essere dominata, sottomessa, offesa. Annientata. Ragazza cane che ha solo un padrone. Che è solo tua. Puoi controllare al catasto, se non ci credi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 24 agosto 2010 - ore 16:59 Agosto, mi avvantaggio nel tempo che manca ad un altro inverno Segno date sul calendario. Le segreterie hanno premiato la mia costanza. Mesi che sembrano giochi senza frontiere. E l’aria sa di cloro. Domani lasciami dormire un po’. Lasciami bere. Lasciami dire stronzate. Lasciami togliere gli occhiali e guardare il cielo come se fossi Fiona Apple, e pensalo, che le somiglio. Poi sarà settembre e ottobre chiusi a chiave. Lettere che invecchieranno nella cassetta della posta. Un disco che continuerò a cercare. Paure e labbra blu. E chissà cosa ne sarà di me. Chissà cosa ne sarà di te. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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