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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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giovedì 5 agosto 2010 - ore 19:22



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi manca il tempo per inseguirti.
Mi manca il sangue, il fiato.

E’ di nuovo agosto.
E stavolta settembre non mi porta via.
Scoppio a piangere davanti ad una partitura. Vomito l’ultimo boccone. Resto a tastare quella parte del letto vuota, che sono le notti senza di te.
Mi resta solo la paura. Di non essere buona a niente.
Che ha ragione chi ha detto che dentro sono marcia.
La mia sole zone erogene sono la pioggia e le parole.
E tu non passerai più.
Per te sono già fastidio, cibo andato a male.

Violante non sa se ha più un senso.
Sa che vi sta scassando la minchia.
E con chi cazzo dovrebbe sfogarsi allora? Con i manichini del bagno? Con quella troia della segreteria che vuole la tesi depositata un mese prima della sessione di laurea?
Con i bigliettai di Trenitalia?
Con Tremonti che non mi vuole più?
Con la badante di A. Z.?
Violante crolla. Intanto.


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mercoledì 4 agosto 2010 - ore 23:34


Sì, P.V. sarebbe fiera di me.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Come le maschere di ossigeno e i giubbotti di salvataggio negli aerei.
Alla prima perdita di pressurizzazione, vengono giù.
Ti rotolano addosso.
I tulipani, le figlie dell’apicoltore, il colosso.
Il forno, attorcigliare i colli come i cigni, Devon, i tronchi delle aranciate.
Giurarsi amore per sempre, l’hauptbahnhof, le stelle che girano sopra la testa.
Joy, decomporsi sulla parete come Dorian Gray.
Giulio, quella canzone stramaledetta dei Radiohead. Il sette novembre, Boda e le tartarughe. Boda e la foto di noi tre il giorno che Frà scappa di casa.
Marco, Leyla, Emily.
E i parcheggi che servono a restare attaccati, fratelli siamesi, per le labbra.

Stasera ho solo un dubbio. Neanche una mancanza.
Dove ci si baciava quando non avevamo la patente?
Esistono dei baci veri prima della patente?

Mi sono innamorata di te perchè usi sempre gli articoli indeterminativi.
[Ti ho detto che avrei smesso.
Sto smettendo. Vado anche in farmacia a comprare i cerotti. Ascolto le tue canzoni come tenere tra le labbra sigarette spente.]

Se puoi, torna.
Ho perso la carta d’identità.
Ed essendo giuridicamente equivalente alla patente, non posso più baciarti.
Non ci saranno piu tzunami e sikitikis.
Non ti renderò più inquieto.



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mercoledì 4 agosto 2010 - ore 18:36


Pesciolini e bocche sporche.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dobbiamo abituarci alle lavanderie a gettone.
E a nascondere i capelli.
Tra lo straripare e l’arginare ci sono formule emotive d’angoscia, pesi specifici, liquidi dentro a teche di plastica che fanno la differenza.
Archimede fa il bagno nella mia vasca.
Non può essere davvero la mia mano che accarezza la sua testa immersa.
Cito, rido. Dormo in macchina e sento le carezze di mia madre sulla nuca.
Non è colpa tua se non sei riuscita a tenermi dentro la pancia tre mesi in più.
Non è colpa tua se ci sono i lividi.
Li tocchi, sulla pancia che resta scoperta mentre dormo.
Sono gli unici segni che ti parlano di quello che non voglio dirti.
Di quel silenzio che ho portato in tavola domenica sera.
Vi ho sorriso.
Vi amo. Ma non chiedetemi niente.
Mio padre mi ha regalato un accendino. Mio padre non parla. Mio padre abbraccia, canticchia, mi compra gelati.
Certi finiscono fuori dalla finestra.
Ma mi sporco di panna e cioccolato attorno alla bocca, prima di andare a dargli il bacio della buonanotte.



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martedì 3 agosto 2010 - ore 18:50



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le parole le ho perse per strada.
Aiutami a ritrovarle.
Torna vicino a me.
Non ho più mazzi di chiavi e specchi in cui guardarci di nascosto.
Non ho più treni da prendere e uomini dietro cui nascondermi.
Non ho più nemmeno la carta d’identità, ma questo è un altro problema.

[Non ci stavano le lenzuola dentro all’invicta.
Non ci stava il tuo odore. La tua assenza. Le tre di notte. I laccetti del vestito che si snodano. La tua faccia spaventata. Quelle lacrime seccate chissà dove.
Crollare a dormire ovunque capitasse. Avere fame.
Avere fame.
Avere parole come amore. abbastanza. io. ancora nella loro confezione.
Non piangere, restare ad annusare. Restare come mi hai lasciata]

Bastava soltanto che mi battessi le mani.



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sabato 31 luglio 2010 - ore 13:57


Ancona e altri animali.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ti dico sempre che mi fai vedere le stelle.
Questa volta anche il mare, ad Ancona.
Le luci blu al bagno della stazione che piacciono tanto ad incazzosa.
Il quartiere degli archi e i bambini della seconda generazione di immigrati.
Poi sotto ad un arco, mi aspetta un coccodrillo di gomma che penzola dal soffitto.
Erikaeilcane e’ arrivato sino a qui.
In prospettiva sembra appiccicato in bilico tra il cielo, le gru del porto, il mare.
Un altro animale dal suo bestiario, dice la critica.
Io mi sento esattamente come lui.
Una bestia, il mostro che in fondo e’ buono, uscito da qualche favola, che resta a farsi altre quattro ore di viaggio, in bilico tra tutte quelle che potrebbero essere le tue reazioni.




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sabato 31 luglio 2010 - ore 11:17


Saluti da Fano.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ tutto grigio e verde. Come piace a me.
Il treno viaggia piano. Pieno di ragazze con la pancia scoperta che masticano big bubbles.
Più le ore passano e più mi rendo conto che e’ una follia.
Per fortuna non ci sono parcheggi, Norin.
Solo grigio e verde, nuvole che minacciano parti imminenti, il bambino davanti a me che ruba i baiocchi dalla borsa della madre che dorme.
Io non dico nulla.
Abbiamo tutti un segreto.
Il mio e’ che ti adoro.



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venerdì 30 luglio 2010 - ore 22:58


Fertig.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mancano solo ore, ormai.
Il primo treno è alle sei.
Il numero del telefono azzurro ce l’ho .
La voglia di scappare pure.
La voglia di spolmonare.
Di finestrini sporchi, musica nelle orecchie, settimana enigmistica, i resti di una tesi e l’amore in tutti i sensi di Simona.

No panic. Penso solo che è la tua voce che mi chiama. O forse è quella di Pier Cortese.

...e non mi aspetto nulla.
Spero solo che ad Ancona ci sia il sole.
E tu lo capisca davvero. Quanto sono matta.


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venerdì 30 luglio 2010 - ore 17:13


Non ditelo a suor Germana.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"La devozione di Luisa per Sant’Agata nacque la notte che Gaetano le sbottonò la camicetta e prese a tormentarle il seno per la prima volta.
Il piacere fu così acuto da rasentare l’estasi. Il senso di benessere che lo seguì le sembrò un’opera di Dio, per il tramite della Santuzza che protegge il petto delle femmine. Perciò Luisa si era consacrata a Sant’Agata e si raccomandava sempre a lei perchè le conservasse le minne integre e belle per tutta la vita. Il marito, al quale il solo pensiero di quel petto generoso regalava erezioni fuori dal comune, condivideva il sentimento religioso della moglie."

Giuseppina Terragrossa supporta loro.
Voi pregate la Santuzza che protegga le mie minne.
O una Mamma che sa com’è, essere me.





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giovedì 29 luglio 2010 - ore 19:31


E lui risponde serio. E’ mia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Era il millenovecentonovantasette.
Mio padre aveva ancora quella becera mania di registrare le canzoni dalla radio. Solo che tra la dedica o l’incipit, e alzarsi dalla macchina per correre a registrarle, c’erano sempre quei cinque-dieci secondi di niente.
Mio padre ascoltava tutte canzoni a tre quarti o a metà.
E io pensavo che la sua preferita iniziasse con l’angolo retto di una stella.
E invece no.
Ma non me ne fregava niente della prima strofa. E l’anno che ho conosciuto M. in ospedale, quel "non importa se hai vent’anni" faceva quadrare il cerchio, e io non ho smesso di ascoltarla più e di tenermela contro.

Un pomeriggio stavamo parlando di lui. Ti ho detto. Vai a prendertelo.
Mi hai risposto che non è un film.
Ma io ci provo. Io provo a fare tutto quello che posso, anche a scardinare pellicole e primi piani, pur di stare seduta nel mio cinema e aspettare il film che voglio.
Chi dice che non si possa sperare in una rassegna di cinefili crepuscolari? Chi dice che non possano programmarlo alle cinque del pomeriggio in un giorno feriale? Chi può dire, che per una volta, non possano proiettarlo solo per me?

Non posso saperlo, se non gioco le ultime carte, i miei ultimi preziosi tentativi di stupire.
Non posso sapere se alla fine riuscirò a farti arrendere o meno.
E a farmi tenere anche dieci giorni, ad avere solo un’ultima occasione.
A riuscire ad entrare.

In fondo... ti potresti innamorare di lui.



[chissà chi vince tra il tuo carattere e il mio]

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mercoledì 28 luglio 2010 - ore 22:59


quasi meno due.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Campari e Valduga.
Era il millenovecentonovantasei la notte che la ascoltavi alla radio.
Mi dici di odiare i poeti.
Io ho quel regalo in borsa per te, la carta argentata.
Lo metto sopra al tavolo, lo scarti come un bambino.
Lo apri, leggi qualcosa. Mi dici che è vero, mi somiglia.
Poi... bam.
"Ma lei è quella che ha scritto Medicamenta?"
Bam. Torna il millenovecentonovantasei.
Non so se la chiami ancora la tua festa a sorpresa, il mio incrociare e imbattermi in coincidenze...
Continui a sorridere. Io ne vorrei ancora.
Come dell’abbraccio in cui resto incastrata mentre mi dici di sì.

(Voglio solo amarti. E sentire com’è.
Essere tutta, completamente, perdutamente, verde)

Intanto c’è Rieti. C’è la mia faccetta innocente mentre ti chiedo ci mandarmi un messaggio quando arriverete di notte direttamente da Genova. Mentre mi lasci spiare il tour book e la prenotazione del tuo albergo.
Mentre alticcia ti chiedo. Secondo te, posso essere più matta dove mi pettino, di così?
...e so solo io la risposta.



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