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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
mercoledì 28 luglio 2010 - ore 22:31 Ho una notte e un’anima. Non da me, ti dico. Lei ancora dorme. Potresti svegliarla. Ci sono notti che resta a guardarmi dall’altra metà del mio letto, mezza svestita, le cicatrici sulle mani, il sangue usato per scrivere le nostre iniziali. Non me li posso dimenticare i suoi occhi. L’odore di cocco che aveva sempre addosso, da quando aveva disfato uno dei rasta per sbaglio e ci aveva trovato una giungla, e allora giù, creme, balsami, disinfettanti... Lei che era punk come mia nonna era musulmana. Sedute dall’estetista, le scuole migliori, il suv di suo padre, e tutto e tutti quelli che voleva. Ti muoio tra le braccia, oggi. Non è accontentarsi. E’ tornare a casa e scaricare Nordest Cowboys. E’ ascoltare Vieni e pensare a quanto fossi poco maliziosa, un tempo. E’ guardare la televisione abbracciata a mio padre, e ridere dei Pandemonius e dei Brutos, e fare a gara ad indovinare chi è morto di cosa guardando programmi in bianco e nero. E’ leggere la Valduga. E’ dirti che lui dice che le somiglio. E’ bere Campari e aprire a caso il suo libro e non trovare che poesie esplicite. E ridere. Ridere come svuotarsi, ridere con te che sei verde, perdi i bambini, e mi chiedi perchè io. Perchè un giorno il mio fratello dolcissimo, l’amore dei miei sedici anni, il bacio più fragile, la saliva più dolce, scuotendo tutti quei cazzo di ricci neri che pareva Bacco, mi ha detto che solo io saprei raccontare i colori ai bambini nati ciechi. Ma prima di te il verde non sapevo toccarlo, tenermelo dentro, leccarlo. Dopo di te. Nessuno mai più. Per questo quel cd fatto a pezzi, sta bene dove sta. Davvero. Tu non immagini nemmeno, quanto sono matta. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 28 luglio 2010 - ore 00:12 meno tre volte lacrime. Anche Ligabue lo capisce. Che ho il cuore come un passino. Domani ho deciso che ho voglia di vederti. Oggi no. Oggi vomitavo nero e rabbia. La cocacola non fermava la nausea. Continuavo a mandarti messaggi dalla vasca da bagno. Solo l’acqua calda mi calma i nervi. Mi rimette i pensieri in ordine. Anche quelle sere che con lui finiva ad accuse e vodka, gli davo un bacio appena sentivo di essere uscita dalla sala operatoria, prendevo l’accappatoio e mi infilavo dietro la tenda della doccia. Incubatrici domestiche. E lì lasciavo che le lacrime si confondessero con il bagnoschiuma. Lì parlavo sottovoce ad un qualcuno che restava muto, come al solito. Pelle autistica. Diversamente sensibile rispetto ai videopoker. E tornare in camera e trovare lui che dorme, o forse sta solo fingendo, e avere voglia di una carezza che resta a dividere due che si amano e dovrebbero amarsi, nel mezzo del letto. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 27 luglio 2010 - ore 20:02 un viaggio che perde sempre più di significato. avrei voglia di stringerti. come quella sera che in mezz’ora eri qui, sotto casa mia. e mi hai detto che io sconvolgo i piani, che ormai ci vorrebbe una tessera punti per tutte le volte che ci siamo detti addio a vuoto. quelle sere che mi bastava accarezzarti un braccio, per trovarti, disperato ma mio. solo per me. sai cosa volevo chiederti oggi pomeriggio? se sei quello lì. O se quello lì ha cambiato indirizzo. Perchè io quello lì, lo seguirei ovunque. Io per quello lì, soffrirei ancora. Ma con te, catechista in mobilità, questi discorsi non si possono fare. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 27 luglio 2010 - ore 09:56 Quattro salti in padella Questo non è il numero di suor Germana, ti rispondo. Io che ti amo da ottantasei giorni e posso contare sulle dita quelli in cui mi hai lanciato in aria e poi mi hai ripreso al volo. Le vene del mio corpo decidono di scoppiare tutte insieme. C’è una deflagrazione che parte dalla coscia destra che sta scivolando sul resto della gamba. Forse sta somatizzando i colpi. Questo continuo cadere a terra. ormai è solo abitudine, e sorpresa quando non mi faccio del male ad avere a che fare con te. Tu mi scrivi di un bene disumano che non può bastarmi, io lancio manciate di farina e sale quanto basta, Non devo pensare alle dosi. Non devo pensare alle bilance quando si parla di noi. L’unica volta che mi hai fatto stendere su una giungla di frullati è stata quella notte che mi hai scritto due parole. Ci sei. E si sono sgonfiate come le meringhe. E non c’è più niente di dolce nella mia vita, se non pensare che vada sè, non servo più a niente. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 27 luglio 2010 - ore 00:00 meno quattro. unglaublich. Liv Tyler mi marca fisso stasera. Ma non canta Olympia nella stanza. Legge Kundera. Annusa gli olivi, ripete che Einmal ist Keinmal. Va a fare la sciacquetta da un’altra parte, se non sai di cosa parli. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 26 luglio 2010 - ore 17:17 meno cinque. Il treno passa. Lo guardo dal terrazzo. Lo saluto. E’ strano pensare che tu sia dietro a quei finestrini con una mano alzata. Che stiamo condividendo molto, ma è la prima volta che condividiamo anche uno spazio, mammma. Ti porterei con me, se potessi. Non ho paura. So a cosa vado incontro, e tengo questi cinque giorni tra le dita. Stiamo io e il mio segreto. E ogni tanto ce la ridiamo, mentre lui parla di Rieti e io faccio sì con la testa, un po’ corrucciata, come a dire ’eh. io non ci sarò’. So che sarà caldo, piedi gonfi, nausea e sale, il ritorno. Firenze mi strangolerà da dietro e a Padova vorrò soltanto un mottarello e un vagone vuoto in cui piangere senza essere vista da nessuno. Voglio uscire di scena con il botto. Voglio un primo piano per l’attrice non protagonista che nel mezzo del film, cambia la parte e sconvolge la storia. Voglio tenerti amato fino all’ultimo. E poi diventare un pesce rosso, quando le lacrime riempiranno tutto il vagone. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK lunedì 26 luglio 2010 - ore 15:00 Give me a Leonard Cohen afterworld Lascia la pioggia a cadere sul pianerottolo, non dirmi se verrai, e nascondi le chiavi. Ho un’ombra addosso. Continua a stare qui. Continua a seguirmi, anche quei giorni che è cielo blu e Sergio. Dorme di fianco, si accoccola sulle mie gambe, e io la tengo come posso, la stringo con le braccia tese, quasi stesse per esplodere. E davvero non c’è più tempo nemmeno per chiedersi... filo rosso o filo blu? Non ho mai potuto farci niente, a quello che sentivo. All’elettricità dei temporali che mi si scarica nella vene, alla malinconia di giorni senza darsi nulla di buono, alle partiture difficili e a queste mani troppo piccole. Lui dice, non servono dita più lunghe, gli accordi che non prendi basta pensarli. Accompagnali. Colma le distanze, pensandole. Ed è così, quando suono. Non chiedermi come sia possibile, ma succede così. E allora quando guido piano con quella canzone nelle orecchie, quella canzone che mi ricorda un maggio sbandato, che al posto di aggiustarmi sono andata di nuovo in mille pezzi sotto i colpi delle tue parole, dei baci che non hai voluto e che poi hai cercato e che poi hai dato e che poi mi hai negato per sempre, del restare a guardarti di spalle e desiderare di essere solo per te, io quell’ombra me la cucisco addosso. E Dio fa che scoppi, fa che io possa restarci. Fa che mi uccida per quanto mi toglie il fiato tenerti così, come non posso fare a meno di fare se non voglio morire comunque. Ho sempre pensato che Wendy fosse una stupida senza palle. Ma è tutta un’altra cosa stare dentro la sua camicia da notte, Peter Pan. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 25 luglio 2010 - ore 20:04 Un carroattrezzi per la station wagon di belle giornate Il cielo scoppia. Un’emicranea domenicale. Ieri nuvole, di tutti i tipi a rincorrersi. Io scavo la mia anguria con il cucchiaio, correggo diteggiature, mi perdo nella sociologia della famiglia. Mi rendo conto che è quasi agosto e non mi schiodo da pagina dodici. E mentre torno a casa dopo otto ore di esercizi, ritmi, ventilatori rotti, ottave e arpeggiati, mi chiedo come sarà. Non mangio neanche più. La paura mi insapona la schiena. Tu stanotte lascerai la Ludwig per sempre. Ariane e Sandra hanno già traslocato. Chissà se Acibaba sventolerà un fazzoletto bianco dalla vetrina, come quel giorno facevate voi dalla finestra mentre Frank caricava le mie valigie sul furgone. Anche per me è tempo di fare le valigie. Me lo fai capire ogni giorno che passa. Io faccio finta di andare a prenderle dalla cantina, come se dovessimo partire insieme. E boh, mi verrebbe da ascoltare Siria, tanto sono stupida. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 24 luglio 2010 - ore 01:39 e a coprire gli specchi fogli bianchi e una luce poca Beviamo, l’aria è fresca, Treviso è bella. Dico. Avete visto che piangeva? Nessuno se ne è accorto. Forse me lo sono sognato. [Io piangevo con te. Ho abbassato la testa quando i tuoi occhi sono diventati più liquidi che quasi la voce si strozzava. Ho pensato che potevo piangere anch’io, in mezzo ai miei due cavalieri: un principe in bicicletta di cui ero innamorata in quinta elementare e l’ingegnere senza un braccio che non riesce a diventare uomo. Ho fatto la stupida, poi. Quando si sono aggiunti altri maschi. C’era tanto vino, tanta ironia, una scollatura troppo vistosa da mostrare a tutti, se l’unico uomo per cui mi ero fatta bella non si è nemmeno accertato che lo fossi. Fil dice che lei ha un’aura intorno. Io no. Perchè io no? Fil non lo sa dire. Tu sei poco rassicurante. Non sei come lei. (Dio come era bella. Lei sì che era bella, stasera.) Fil sei amico mio o che? Fil è come i bambini e dice la verità. Fil mi schiocca un bacio sulla guancia. Chiede. Ma è sempre così triste l’uomo che ami? Poi decide di riportarmi a casa a forza. Quando attacco con la tiritera che gli uomini dopo i trenta sono un disco dei Pooh, e ho solo voglia di accoccolarmi nel sedile incontro al temporale.] Imparerò da te, come si fa. A ricacciare le lacrime indietro, a passare una mano veloce sugli occhi in maniera struggente, quasi a dire ’chi ha capito, ha capito’, e ad iniziare la canzone successiva. Ma Vanessa, proprio no. LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK venerdì 23 luglio 2010 - ore 15:22 E sì lo so che sei imbattibile, che sei perfetto irraggiungibile Trovo la musica giusta. Mi preparo a diventare arancione a strisce nere come un Super Santos. Ho sempre pensato che lei sia bellissima. E ho cominciato a non crederci più quando mi sono imbattuta in un video dove sembrava eterea, presente, irremovibile come Yoko Ono. Almeno so che il prezzo è troppo alto. E se perdo, è perchè qui si tira avanti a cambiali. Come la graduatoria uscita quel settembre. Centesima, i posti erano venti. E io non sapevo coniugare acidi e basi bene come tutte le altre che mi sedevano a fianco. E continuavo a segnare le crocette pensando ad Amir e a tutti gli altri bambini senza i capelli che ad un certo punto non sono più riuscita a guardare. I miei genitori mi hanno insegnato a non avere paura dei morti. Ho toccato tutti i miei morti. Li ho accarezzati, ho stretto il rosario intorno alle loro mani. Ma un bambino con la scadenza... come si fa? Li toccavo e li sentivo già freddi. Alex continuavo a toccarlo perchè aveva la distrofia. Aveva un anno e mezzo ed era grande come un bambino di cinque a forza di stare sul letto. La malattia gli aveva lasciato solo il senso del tatto e il movimento involontario delle labbra e del pollice della mano, quando gli mettevi un dito intorno. Mi preparavo ore prima di andare a trovarlo. Sceglievo i vestiti in base alla consistenza diversa della stoffa, compravo quei libretti riempiti di cotone, cartone, pagliuzze, perline. Poi un giorno, ti hanno portato via dall’ospedale, e io non ce l’ho fatta più. Non ce l’ho fatta più ad entrare nelle stanze con la doppia entrata e un disegno fuori dalla porta. A provare a scaldare le vostre manine, e a porgere fazzoletti alle vostre mamme e ai vostri papà. Io sono questo. Capisco non ti possa interessare. Almeno quanto un’altra Yoko Ono. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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