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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
venerdì 23 luglio 2010 - ore 11:57 Cinquantamiiiiiiiila lacriiiiiime..... L’Arpav chiama pioggia, temporali, alta tensione. Come ai vecchi tempi. Come un anno fa o cinque. Che ogni volta che si diceva di uscire, era scapicollarsi incontro ai lampi e ai tuoni. Dio, quanto mi sei mancato. Dalla punta dei capelli a quella delle dita. Tu che sei senza un braccio, che mi accontenti come la sorella più piccola, che dici. Basta che porti il Tuttocittà e ci andiamo. Il Tuttocittà. Come quella volta che non trovavamo l’Edera e siamo finiti a mangiare bruschette e vinello. Ti prometto che di lui non parliamo. Ti prometto che il tuo braccio incancrenito lo lasciamo dov’è. Stasera siamo solo io e te. Ricominciamo così. Il cerchio ce lo stringiamo intorno. E torniamo a ridere come quella sera che ci sgolavamo ad imitare Scamarcio davanti allo specchio nel buio del cinema e le luci si sono accese all’improvviso. Figurademmerda, ingegnere centodiecielode. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 23 luglio 2010 - ore 02:04 Sedici anni di dolci e lecca lecca Io stanotte ho fatto un sogno. Eravamo felici. Ridevamo e mangiavamo gelati. E c’era un prato pieno di lavatrici. C’era la musica che piace a te ed io con un bel vestito. Tu mi guardavi disteso sul mio grembo e io non dovevo nemmeno chiedermi se ero bella, non mi importava di essere bella. Mi importava di essere lì, felice, con te. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK mercoledì 21 luglio 2010 - ore 23:58 A voi lo posso dire. Ma è un segreto. Ho una trafila infinita di biglietti in mano. Il dipendente di Trenitalia mi ha guardato con compassione. Si è persino lasciato sfuggire uno ’ma non puoi fermarti a Terni?’. Poi deve aver capito. Lui le conosce quelle come me. Chissà quante coincidenze ha dovuto incrociare, quanti treni ha dovuto far incontrare per quelle come me. Tu non ti fai sentire da stamattina. Sei freddo come il mio miglior amico. Quando mi abbracci, come ieri, non riesci a fare finta che le tue braccia mi abbiano sollevato da terra. So che te ne rammarichi. So che vorresti riuscire ad abbracciarmi in modo diverso. Io invece sento le tue dita sulle costole e ripenso a quando di colpo si sono spente le luci ed eravamo da soli sopra alla città illuminata e tu hai fatto scivolare nelle mie orecchie parole come ’dillo che sei stata tu a pagarli per far spegnere tutto’. Non so cosa mi aspetto. L’ultima figlia di Maria crede sempre di aver ragione. Crede ad un corpo che ri-impara a parlarle, che è curioso, che vuole ricevere gli ultimi baci e contarli come hai fatto tu nel novembre millenovecentonovantasei a casa di Ru. L’ultima figlia di Maria non è riuscita ad avere pensieri così nemmeno per le persone che ha amato con criterio, desiderando figli e famiglia. L’ultima figlia di Maria, non sa cosa c’è dopo. Ma qual’è il limite tra rischiare di non avere ragione e avere dei rimpianti? Quali sono le colpe che il nostro corpo, il nostro essere femmine ci perdona? Novantasette euro di biglietti. ventiquattro ore di treno e venticique euro di bed and breakfast. Solo per vederti impallidire quando io sarò l’unica sotto a quel palco a conoscere tutte le vostre canzoni, a dovermene andare ad un certo punto, che la tua voce mi fa stare male, mi divide a metà... Non so cosa c’è dopo. Non mi importa del dopo. Non mi importa se verrai a prendermi, se ci disferemo di vino e saremo talmente ubriachi da finire a spogliarci, o se ritornerò al mio bed and breakfast e dormirò sola, e la mattina dopo prenderò con dignità il mio treno, pensando che fa male, ma è davvero l’ultimo rifiuto. Non mi importa se arriverò lì e ti troverò con la dea della caccia. O con un’altra che non ha la mia faccia da ragazzina. Non mi importa se farai finta di non vedermi. Tu devi saperlo quanto sono matta. Quanto puoi tirare la corda. Quanto ti amo. E voglio stare con te. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 21 luglio 2010 - ore 18:27 Totem e tabù. Quelle alla liquirizia. Anna non piange più. Bestemmia nei camerini e suo padre la abbandona, manco fossimo a Sparta. Anna macina strada, campagna, verde, bottiglie di plastica. Si sente uscita dal libro della Vinci. Quello in cui lei non si fermava nel suo cammino sulla strada provinciale, nemmeno per pisciare o cambiare il tampax. Forse a forza di non mangiare anche Anna sarà libera dalle mestruazioni. Aspetta il momento il cui il calendario sarà come una bomba ad orologeria e neanche una goccia di sangue lorderà le sue mutande. Così potrà tornare dall’uomo che un giorno le ha chiesto di dormire in un altro letto e dirgli che non è più impura. Anna è matta. Si sta cacciando in un guaio grosso. Freud è in ferie. E non c’è uno straccio di strizzacervelli che prescriva lacrime artificiali. Le lacrime verranno, lei lo sa. Se lo sente. Immagina la scena mentre è al telefono con una signora gentile, mentre sta in coda alla stazione, mentre suo padre la recupera al volo. E si distende sul sedile dietro della due cavalli scapottata, come dice lei, stremata. Il sole in faccia e sopra c’è sempre stato il cielo, [sopra a 00:17-00.19, sopra ai cavalcavia] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 21 luglio 2010 - ore 01:06 Però stai bene dove stai Perdo la sera a fare programmi. Sono pratica nella media, e quando lo sono, mi piaccio. [Con uno stecco del Cremino e il sito del mitfahrgelegenheit posso portarti a Berlino passando per Catanzaro e Olbia] Già, ma a te viaggiare non piace. Ricordati queste parole. Non credo alle tiritere alla Keruoac, non ti dirò che l’importante di tutto il viaggio è la strada. La strada è un pretesto. E’ fatica, sacrificio, ascelle che puzzano, tuc e acqua sgasata. La strada è tempo per pensare, e per me quasi sempre batticuore. Distanza che mi separava più da qualcuno che da qualcosa. Forse perchè sono stata abituata dall’amore ad essere quella dei colpi di testa, delle fughe, dell’autostop il primo giorno dell’anno. Quella che una macchina sua non ce l’ha mai avuta, sottolineo, per fortuna. E mentre fai lo sbruffone con la fernsehturm stampata sulla maglia e ti bulli di non essere mai stato a Berlino, io ripenso al giorno che sono andata a riprendermela per la prima volta, dopo due biglietti d’aereo scaduti e una canzone degli Afterhours e una busta gialla piena di meraviglia, e un mese passato a cercare un appartamento per qualche giorno solo per noi, con il terrore che tutto potesse riportarti a quella vacanza con lei, e alla fine la tua decisione di farmi partire da sola. Ripenso a come l’ho odiata, fredda, innevata, troppo costosa per noi che venivamo da est e non eravamo abituati ai lustrini, le feste al Watergate, a salire e scendere dalla metro. Noi che cercavamo Punkow, Lindo Ferretti, l’allegria di Kreuzberg del libro di Brizzi, gli angeli di Wenders nelle biblioteche, il currywurst 61 e l’appartamento occupato di Jule. Noi che siamo sbagliate e matte da legare. Spezzami le ossa, mandami via, continua a ferirmi, a picchiarmi. Continua, anche dolore...ma fammi sentire qualcosa. ![]() e poi ci troveremo a piangere sul latte versato, sottosopra, al Madame Claude. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK martedì 20 luglio 2010 - ore 18:19 Ho le vertigini se rileggo ancora quello che hai scritto. Tu che lo sai dire così bene come va a finire il film. Che quando le coincidenze si sprecano, davvero mi chiedo. Ma ci conosciamo? Stai ferma lì. Vado a prendere i pop corn. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 19 luglio 2010 - ore 15:24 Il titolo andate a leggerlo sul suo braccio Mi dici che è tempo di scadere. Il tempo invece non scade mai. Siamo noi che diventiamo latte inacidito e pane raffermo. I biglietti del treno, sopra al pianoforte. Non c’è la data di settembre. Ti ricordi cosa ti dicevo mesi fa? A volte mi ripeto la frase che hai tatuata sul braccio. Ed è davvero tutto quello che ho. Adesso. Anche così. Continuando a dimagrire per restare nel suo paio di jeans che si è messo di impegno a sbagliare lavaggio, per restringerli. Diventando un piccolo oggetto (a) solo perchè finalmente una canzone parli davvero soltanto di me. Che Mario ha ragione. Non è colpa sua se la donna a cui pensava si chiamava con una ’e’ più chiusa della mia. La nostra eclissi sarà la migliore, quando non sarà affatto parziale. Ma tutta sta frase sul braccio mio non ci sta. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK domenica 18 luglio 2010 - ore 23:01 Monica Vitti a luglio. Quando mi chiedi come faccio. Come posso. E mi allontani. Quando ti cerco la notte, nell’altro lato di questo letto che sopra c’è solo il cielo, e sono le cinque e ti trovo sveglio. E diciamo cazzate. Quando tento di distrarre le dita, un pomeriggio intero. Non è che ti aspetto. Lo so che non verrai. Ma dentro. Dentro, pentole e arcobaleni e magliette che scoprono la pancia e Albertazzi e cabine da spiaggia, tutto bolle insieme... Poi guardo fuori. Non è più grigio. Ma non è per questo che non sei venuto. Svenuto è il cielo, e io con lui. Che non reggo i fili dell’alta tensione, questa vita che è come Roskilde il giorno dopo. Devastazione e sacchetti di plastica. Ti chiedi mai perchè settembre? Io voglio i colori. E poi quando non sarò più qui sarò una traccia sul tuo corpo, apparirò in altre forme sarò come neve che non scende. Però intanto.. qualche giorno, solo qualche giorno. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK sabato 17 luglio 2010 - ore 18:11 P. o. (a) Questa estate ci piglia a sassate. Faccia pure, io non ho niente in contrario. Io davvero mi arrendo a questa attesa di cose nemmeno buone, ma che non facciano male. Vi voglio bene. Ma davvero. Adesso è troppo. Tutto insieme. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 17 luglio 2010 - ore 09:30 Jennifer Hai ragione ad avercela con me. Avevo giurato che questa volta ti avrei protetto. Che questa volta avremmo parlato tanto e io ti avrei ascoltato. Ti avrei difeso dai giudizi cattivi, avrei fatto la cosa giusta per me e per te. Ti sei fidato di quello che sentivo, lo so. Ma possiamo fare finta di niente. Rimediare. Possiamo tornare ad essere la stessa cosa. Amarci. Mettere in bocca le cose e farle scendere giù, senza che una dogana di sensi di colpa le fermi all’altezza dello stomaco e non servano nemmeno due dita in gola. Non odiarmi così tanto. Sono stupida. Sono rimasta quella delle foto. Quella dell’otto gennaio. E so che non ne puoi più di me. Che ho tradito la tua fiducia ancora. Ma ti giuro che se facciamo pace, stavolta stiamo solo io e te. Come quell’estate che volevo far nascere i bambini, e Bambi mi diceva che ero pazza e mi accarezzava la testa. Stavolta non lascio avvicinare più nessuno. E metto lo zucchero nelle piaghe così passa l’odore del marcio. Ma tu torna a volermi un po’ di bene. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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