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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
domenica 23 novembre 2008 - ore 18:20 UNA NUOVA TENEREZZA O UN DUBBIO CHE RIMANE I foglietto illustrativi, le domeniche bestiali, rubare lo scivolo ai bambini. E gli esami di economia aziendale e le macchine perse come un figlio allaereoporto, e i pronomi possessivi. E Vasco Brondi che se non lo nomini una volta al giorno porta male. Che i comitati non votano più, e si arrendono alle evidenze stirando una camicia, se i soldi ce li hai già. Ma cosè questa voglia di uscire, andare via? Un omino blu che mi fa compagnia, e la trasparenza che rileva mentre osservo le tue braccia magre, le vene a prova di Muffato senza che tu te ne accorga, perso in discussioni con ribelli del petrolchimico che sembrano usciti da quel libro di Bettin... La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola di un ordine che non abbiamo mai voluto. Ma siamo qui, a Modena. E io resto qui a guardarti negli occhi, lo sai... LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK mercoledì 19 novembre 2008 - ore 23:54 SHE LOST ALL HER INNOCENCE Fingeva di avere sempre dei compiti di inglese da recuperare. Fingeva sempre di non capire qualche passo di una versione di latino. E successo tanto tempo fa, che nemmeno se ne ricordano più. Che è servito guardarsi, e allineare anfibi davanti al letto per poi arrivare tardi alla riunione del gruppo letterario. E lei diceva di voler cadere dentro. E lei diceva di amare una sola volta e per sempre. E le diceva ma-quanto-bella-sei e il corpo ancora gonfio dagli psicofarmaci. E le diceva che che non era mai successo, così, e le vene azzurre come un disegno cancellato male sui polsi. E passavano le estati, fingendo di non morire di fame, nascondendosi il cibo dentro allo stomaco allimprovviso, e poi cercando il punto preciso da raggiungere con le dita nella gola. Passavano le estati, e noi si cantava di un paio di ali di Hanabel. Che quando è passato l amore e i giochi davanti ad uno specchio e le sue mani, è passata anche la voglia di avere una pelle. Sotto le dita i pezzi di un cd, si dondola con le mani alle ginocchia come impazzita...remember u promised me, i am dying please, i want to, i need to be under your skin.. Ma è successo tanto tempo fa. Belli e dannati a nascondersi sotto le gonne di Courtney Love. LEGGI I COMMENTI (12) - PERMALINK mercoledì 19 novembre 2008 - ore 20:17 DIECIMILA CASE SFITTE E NEANCHE UN POSTO PER SCOPARE CON TE La stelle appese come occhi sul bordo del finestrino. Me lo ricordo solo stasera, mentre cucino. Dopo aver litigato con il pc, mentre tu fai da moderatore in una delle telefonate più romantiche in cui si scade nel torpiloquio. Dopo un messaggio che non ha punti esclamativi ed un telefono che suona a vuoto, mentre io vorrei capire solo dalla tua voce se si può dare di più senza essere super-eroi... E gli incubi che diventano carta da parati nella testa, mentre dormo. E le parole che mi spedisci da lontano e che stringo come la tua fisica estensione più vicina a me. Che io non lo so da quanto tempo ti aspettassi, e mi fa ridere perchè forse saremmo stati meno tristi a diciassette anni, io e i miei capelli blu per una notte, se il giorno del mio compleanno ci fossi stata anche tu. A quel cineforum e quel film che poi ho passato ad odiare per anni, in cui gli uffici stanno in un mezzo piano e tutti camminano piegati e John Malcovich è il prosopon di tutti, e finisce con una bambina magra con un costumino rosso che nuota in una piscina... I miei sono sposati da trentun anni. Lo so, fa molto Povia. Ma io oggi sono sensibile come una canzone di Zarrillo. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK martedì 18 novembre 2008 - ore 19:31 C.C.B. Dopo di te...unaltra, e dopo unaltra ancora... Un libro bianco sempre in borsa. Ci sbircio ogni tanto mentre lui si perde alla lavagna fra costi e ricavi ed entrate e partita doppia, e non lo so. Oggi me lo sono chiesta ancora. Cosa ci faccio qui. E ricordo una mattina presto, a piangere sulla tua spalla per dirti che non ho scampo e alternative. Ricordo una sera in un bar vicino a scienze politiche, io che mi perdo in elucubrazioni e in un condizionale e la sociologia, tu che mi aggredisci, e che categorico mi chiudi la bocca. Mi guardo allo specchio con questi occhi nuovi. Non riuscirò mai ad uscirne. Pier Vittorio mi scopre i polsi, mi mette i brividi forse più di chi mi ha cullato parlandomi damore e di metadone. Che ci perdiamo naufraghi della Trenitalia o della Ryanair alla ricerca di uno specchio che ci rifletta come le più belle del reame. Come te nessuna....mai più. Per questo, a Berlino, Lui scriveva:"Bruno così si accorse che non era della mancanza di Aelred che soffriva, nè della sua terra o del suo lavoro. Gli era mancato semplicemente un ragazzo a nome Bruno" (Undicesima ora della notte. Biglietto numero 11.) LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK martedì 18 novembre 2008 - ore 01:11 CHIUDO GLI OCCHI E CERCO IL BUIO COME UN FARO E buio e le stelle di plastica si svegliano sul soffitto. Le domande hanno un colore. Sono daltonica e ho fame. Mi fa male, ma continuo e non ci sono maestre per farsi insegnare a disegnare le aste dentro i quadretti giusti. So che il mio è un andare oltre, come bendata alla ricerca degli spigoli in una stanza che non è nemmeno mia, ma è simile. Come le camere dalbergo, come direbbe la Vinci, che alla mattina alle dieci passa una cameriera e non resta più traccia di un amore consumato, della solitudine di un impiegato, degli schizzi del dentifricio sullo specchio. Ah già, ma la mia è una stanza sfitta.. Perdonatemi. E buio. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 17 novembre 2008 - ore 11:53 LEO, E QUESTO CHE SIAMO? Le distanze ci informano che siamo fragili. Mi vengono in mente solo frasi così. O il libro sporco di sangue di Camille De Toledo e tutte quelle balle sul cyberpunk, leconomia dellimmateria, i flussi... Che abbiamo sempre bisogno di essere lontani per capire meglio le cose. Che da quando hai aperto quella porta e io avevo addosso il freddo e lumido della metro, a quando lhai richiusa, ed era uno pseudo pomeriggio di nuvole gonfie e faceva caldo e Rodo mi aveva trascinato per ore al mercatino delle pulci, ti sentivo distante, quasi nemica. O forse solo mi abitava linadeguatezza di un presente mediocre, non spontaneo, così poco romantico o almeno non quanto quel cielo che pioveva da quella finestra sul soffitto. Leggo te ed Altri Libertini, io che non fumo, per tenerti vicina. Che Correggio magari mi aspetta. Come io aspetto Emidio Clementi, te ed Egle Sommacal. LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK domenica 16 novembre 2008 - ore 11:50 REBEL REBEL, YOUR FACE IS A MESS Le sere che la luna è grande, e che uno maricon borracho ti direbbe che assomiglia ad un piatto di latte, al quale i gatti vanno a bere. Ma tutto sembra lontano, sorpassato, doppiato, mentre ci ho girato intorno non so quante volte. E allora non sono i gatti, e non è il latte che non posso bere, non è una lingua che ormai considero becera e straniera e senza spina dorsale. Una lingua che ti muore sulle labbra, prepotente, che ti fa arrotare le erre e sottolineare le esse, e dire cose di cui non hai padronanza sentimentale e letterale. Tutto è guarito, come dopo uninterminabile malattia piena di ricadute e chiodi fissi e David Bowie. ...You’ve got your mother in a whirl She’s not sure if you’re a boy or a girl... Ieri sera la luna mi moriva addosso nei campi dietro casa e Nada riempiva il buio di deundeundeundeundeun. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK venerdì 14 novembre 2008 - ore 00:38 BIGLIETTI AGLI AMICI Passo le dita come tra i contorni di una ferita. Le parole sono importanti. E sussurro. E non ho una cuffia in testa. Fuori piove e io sto in silenzio. E non cè Pier Vittorio a portarmi una coperta mentre mi si gelano le dita. Lui che mi starebbe ad ascoltare con la testa appoggiata sulla mia spalla, come in un disegno di Toffolo di Piera ed il porta-pigiama. E linadeguatezza che mi frega. Sono inadeguata anche per te, stanotte. O forse di mio. In genere. ... poiché le occasioni della vita sono infinite e le loro armonie si schiudono ogni tanto a dar sollievo a questo nostro pauroso vagare per sentieri che non conosciamo... (Pao Pao) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 13 novembre 2008 - ore 11:05 COME SI PORTA UN MAGLIONE SFORMATO SU UN PAIO DI JEANS Tutte le cose che hai lasciate sparse nella mia vita. Costruisco mosaici, registro puntate di Art Attack. Il foulard azzurro, cento per cento acrilico, il quadrato lavorato a maglia di una ipotetica coperta che avrei dovuto regalarti per i tuoi diciotto anni, qualche scritta su un diario con la facciona del Che in copertina. Non ci siamo scritte molto. Finivamo a raccontarci tutto sui divanetti di un caffè quando hai messo la testa a posto, prima c’era il parco e Kiwi che non ne voleva sapere di essere portato a spasso. Prima c’era anche M., la vostra foto a Crotone, una festa andata male per qualche birra di troppo nascosta nel tuo zaino e Lucifero sfatto da riportare a casa. Prima c’era la tua stanza. Una foto di me bambina in un giorno di sole, le parole di Guccini su un muro, l’incenso che ci faceva diventare tristi mentre ascoltavamo i Marlene Kuntz. Quella casa ora è sfitta. Ci giro intorno ogni tanto. Mi ricorda che il tempo è passato. Che bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà. Che anche con gli occhiali non ti riconoscerei più. Ed io...sentivo un infelicità vicina... LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK mercoledì 12 novembre 2008 - ore 21:59 QUATTROCCHI Così è strana, la mia faccia. Nuda, indifesa, quasi sconosciuta. Come davanti allo specchio di un parrucchiere, come dopo un pianto, come appena sveglia. Loro non ci sono più. Stella diceva che sembravano quelli di una segretaria. Io avevo bisogno solo di un po di colore. E li trattavo male, li abbandonavo in giro e per terra. Era la fine del liceo e la seconda prova della maturità, era il primo codice di procedura, erano gli occhi scuri di un uomo, lo scudo crociato di un democristiano, il blu elettrico di una vedova di peluche. Sono negli scarabocchi di Giulia quando mi disegna, nelle foto e nel ritaglio di un giornale, erano in una canzone di Grignani, sul parquet della camera vicino al letto. Ogni mattina. Ci si affeziona alle cose. A quelle che ti si disegnano addosso come una seconda pelle e diventano fondamentali. Difficile persino contare sulle dita, ora, se non ci sono più. E allora lo confesso. Sono io la talpa. (Sorrido ai pezzi di una montatura rossa.) LEGGI I COMMENTI (9) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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