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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
martedì 11 novembre 2008 - ore 22:40 Y SI NO TE ESCUCHO, ¡GRITA! Io uno zaibatsu, lo farei. Mentre mi perdo nelle poste di un bilancio aziendale. Mentre si perdono alle poste i miei bollettini pagati a Babbo Natale per non confessarmi che non esiste. E il professore di civile che dovrebbe aggiornarsi circa la grammatica e le congiunzioni avversative o meno, e invece passa l’ora ad evitare la mia mano alzata, a dirmi "un attimo", a dirmi "prego",io che tento di parlare e che vengo bloccata da un "no, non lei, signorina...quella in fondo". Stronzo. E i telefoni che funzionano poco, io che non ho più sangue, io che sussurro, io che sto a letto fino a tardi perchè mi ammalo quando non voglio vedere le cose da vicino. Io che oggi è un giorno per dare inizio ad abitudini cattive. Non so se ascoltare Pau sia peggio che cominciare a fumare. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK lunedì 10 novembre 2008 - ore 20:05 SECONDO INCANTESIMO Mangio le tue mani come petali di rose che si schiudono,solo per me. Mangerò i tuoi occhi per vedere con lo stomaco i miei brividi, se tu sei con me, e cauterizzare dolcemente le ferite da incantesimo. Dicono che voglio farti male,che lo faccio per curiosità, che non mi importa niente, proprio niente di te. Non conosco un metodo migliore per amare più in profondità, e non pensare a niente, proprio niente. Se vuoi approfittare posso darti le ginocchia...non mi servono se tu sei con me. Puoi contorneggiare con la bocca nella bocca come rido, se tu sei con me, e fraternizzare tra le cellule felici e le tue efelidi. ![]() (il primo è Mara,lo so.) LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 10 novembre 2008 - ore 14:27 ANEDOM Le foto che non si caricano e ipotizzare corsi di trucco e parrucco dai Dari. Le dita che faticano a riprendersi e inciampano in una scala, gli uomini che trovi sugli ovetti Kinder e che costruisci facendoti guidare dalle istruzioni. Concepibile poi chiedersi quale pezzo manca e se è andato perso. E novembre e predico contro Vasco Brondi. Poi qualcuno mi frega postandolo con il violoncello. E novembre e le mie mani sono tuttal più calde, mentre provo a ricordarmi di un autunno passato a leggere Filippo ed il suo Tuttal più muoio. E sono piena di citazioni e malanni, e mancamenti, e reminescenze. E mi manca il respiro, spalanco gli occhi, lanemia si prende gioco di me. Lo dicevano, loro. E lei non lo sa che dopo la tempesta niente sarà uguale. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK venerdì 7 novembre 2008 - ore 14:26 LA RAGAZZA DIETRO AL BANCO MESCOLAVA BIRRA CHIARA E SEVEN UP Le cose che non ti scrollerai mai di dosso. Il profumo della crema Leone . Il telefono col gira-dito dove si incrostava la polvere. Ringraziamo il dottore per tutti questi corsi e ricorsi storici. E i falsi storici che tengono compagnia. E i vecchi che non sono sdolcinati. Ho voglia di lambrusco e pop corn. Ma Luciano lo abbandoniamo a Roncobilaccio. Che certe notti, se Mario non riapre, basta un Camogli. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK venerdì 7 novembre 2008 - ore 01:17 TEMPUS REGIT ACTUM I giorni passano. E quel giorno eri bella come una sposa. Che ti ho tenuto la mano finchè non hanno detto che era ora. Ho sbattuto la porta dell’obitorio mentre non riuscivo a trattenere le lacrime. Avevi ancora quelle dita piccole, piene degli anelli che ti piaceva portare, che io ti prendevo in giro e ti dicevo che eri come la madonna del petrolio. Ti avevano messo dei fiori bianchi sul petto e i vestiti che avevi scelto per la visita di quella mattina. Paolo è corso fuori ad abbracciarmi. E’ stato un contatto strano. A scuola lo chiamavamo il Marilyn Manson dei poveri perchè era più grande, sempre incazzato, sempre con le scarpe slacciate, sempre con i capelli sugli occhi. Ma quel giorno era diverso, quel giorno mi ha detto che forse era meglio così, e che dovunque eri, non avresti più sofferto. (Lui che era l’unico da cui ti facevi prendere in braccio, ti distendeva sulla schiena e si faceva così tutte le scale ogni sera, per portarti a dormire.) Con il suo carattere, se ci sentisse, ci manderebbe entrambi a fanculo, gli ho detto, sorridendo. Mi ha accarezzato la testa E ho sentito di nuovo che era strano. Quel dolore. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 5 novembre 2008 - ore 21:53 INVESTIMENTI LIBIDINALI Un anno fa cera Padova ed un libro di Tondelli trovato in extremis. Cera un pomeriggio a bere il caffè dai cinesi ed una dedica lunga, scritta di mio pugno. Già, un anno fa, quando eravamo ancora friabili ma non intercambiabili. Quando ci bastavano poche cose: un po di sole, i colli, i mandarini, il vino di Ubaldo e la sacher di Ricky, e i suoi occhiali che adoro. Quando cerano tante cose che adesso non si usano più. Io non ho bisogno del valium. E nemmeno di una guida Routard. Io ho il broncio di un bambino. E mi basta. Ma oggi sono più buona come a Natale. Buon compleanno, M. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK martedì 4 novembre 2008 - ore 23:44 AESUAN "sarà che non staremo in pace mai, che piove ma piano. la nausea di sartre tanto sartre non lo conosce nessuno, almeno piovesse forte. ma le facciate delle case sono arancioni per rassicurarti, per i tuoi occhi azzurri che non vedono il mare da due anni circa." (V.B.) Mi irriti stasera. Stasera che qualcuno mi paragona a del vino. Esci con un libro. Io esco con qualcuno. E i poeti maledetti. E i tossici di merda. E i sessantottini incazzosi. E i treni che ho perso. Mi piove addosso quando penso a quel tempo. Ti dico che me le ricorderò queste notti che mi fanno stare male, a pensarti. Che vorrei riuscire a farti dormire. Che dici che te ne vai a dormire e io ci credo poco. Che siamo stati intercambiabili fino allaltro giorno, poi è arrivata una mail da Berlino, e ho capito che si è tali fino ad un certo punto. Poi serve spazio. E le mensole dellIkea. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 4 novembre 2008 - ore 22:37 QUANDO SONO ARRIVATI GLI ARTIFICIERI E CI HANNO DISINNESCATI. Le campagne elettorali e il mio seggio vuoto. Non so per chi votare e dovrei rinnovare la carta d’identità che non è nemmeno scaduta. Emanuela aspetta un figlio. Tutte queste gravidanze, decentrate come unità produttive, mi mettono l’ansia. Come sapere che al giorno d’oggi si nasce ancora a Seveso, e che la diossina ci ha resi tutti più sani e patinati. Da prima pagina. Mi sento spezzata come le foto che dividi a metà. E protesto per una adolescenza che ci hanno portato via quando nelle stazioni hanno modificato le modalità di scatto delle macchinette per le fototessere. Non più in serie. Tutte uguali. Che siamo destinati a ricordarci il volto dell’altro con un’unica espressione. Ecco perchè allo specchio non ci riconosciamo più. LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK lunedì 3 novembre 2008 - ore 19:04 DOVE LEI PASSA Mi scrivi da lontano con la tua calligrafia stretta, minuta, cordiale. Cè un uomo nella buca delle lettere e io manco me ne accorgo, intimidita dalla busta gialla di una raccomandata. Torna mia madre stasera con la tua cartolina in pugno. Guardo Gainsbourg ed è come se fuori piovesse. Che non servono nomi. So che a scrivermi sei tu. Mi ticchetta la pioggia in testa, ed ho in mente limmagine delle tue scarpe rosse allineate allingresso. Mi ticchetta la pioggia in testa e oggi avrei voluto dirti che il cielo di Ferrara è proprio come lo descrivi tu. Che finisco a leggerti la notte, per non avere freddo. Che i posti dove vivere, perchè lessenziale è vivere, sono pochi. Sono ai bordi degli occhi di chi ci ama. Sono in una canzone di Muffato che citi in mezzo a Rilke. E daltro canto non ci si può aspettare altro, Venezia è lì per quello. E allora ti immagino, dove non volano mosche e dove finiremo a benedirci in chiese chiuse e in farmacie compiacenti, come ti vedrebbe Alberto. Ora è lì in cucina che taglia una cipolla. Un pianto luminoso le scende sulla faccia... Grazie di esserci e di una fiducia che sa di pioggia. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK domenica 2 novembre 2008 - ore 22:38 NON CONOSCO UOMO Riproducendo la grande abbuffata. Ognuno ha i suoi ruoli, io mi disegno un sorriso grande per avere più facilità a trovarmi un posto, mentre ingoio le presentazioni ed i nomi di tutti, tutto dun fiato. Che mi rapisci con ritardo, nei pressi di una chiesa, poi finisce che bevo vino da avere la faccia sconvolta anche se poi proviamo a convincerci che è tutta colpa degli occhiali degli altri, che si gioca a provare. E le serate procedono senza silenzi. Si finisce a ridere di tutto, mentre il cibo ci distrugge, il vino ci ristora, lo sgroppino lo servono nei secchi. Mentre la ventenne che ho davanti non porta niente sotto la camicetta: sarà che è innamorata. E delle volte ti guardo. I tuoi occhi piccoli, la musica nostalgica che mi propini, la nebbia che ci salva dai patemi genitoriali, gli anticipi storici, il mio rossore fuori dalla stazione di Venezia. E reale. E lei che ci chiede dove ci siamo conosciuti. Dove finisce il respiro. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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