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![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
mercoledì 22 ottobre 2008 - ore 23:30 AFFITTATA! Stanotte eravamo in due in cima alle scale stanotte noi ballavamo un lento - un lento di tre o quattro accordi del genere che subito ricordi poi la mattina tu ti svegli e non ricordi niente - me a parte ovviamente te a parte ovviamente. noi a parte ovviamente. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK mercoledì 22 ottobre 2008 - ore 18:59 QUI CI HANNO INSEGNATO A CAMMINARE STORTI I torsoli di mela. I ritorni in treno, colorati come non succedeva da tempo. Il rosa dei punkabbestia che si baciano. Il baschetto azzurro della nipote-elfo che aiuta la nonna ad attraversare la strada. Il riverbero del verde sul finestrino. Le gambe nude e lampadate della bancaria che è seduta davanti a me. Fanculo lo stile, dicono. Adesso è limpido. Ho paura di chi cè stato prima, e non so come dirtelo. Che non riesco a trovarmi un colore per dipingere le pareti della tua stanza e la coda di un gatto. Che quando ho paura divento tutta grigia. E lanti-sciovinismo dei numeri primi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 21 ottobre 2008 - ore 21:39 SOMOS LA REVOLUCIòN Usciamo dalla lezione di civile che c’è ancora luce. Siamo stanche e piegate dal peso di un Trabucchi che oramai non ci portiamo nemmeno più in borsa. Che ti dicevano che fatto privato, mezzo avvocato. Ed io innoridivo. Ed io mi sento morire, ancora. Poi in lontananza lo stereo a palla. Vecchioni e bandiere. Rimasugli di una manifestazione. Slogan. Gli anfibi di una ragazzina che assomiglia tanto a quella te che hai lasciato in prima liceo a tradurre Senofonte. La gente che ti spinge, la stazione che brulica, quei due o tre ragazzi con i pantaloni a scacchi che resteranno sempre il tuo tipo, anche con il Trabucchi in borsa, anche se gli anni sono passati e i rasta non si usano più, e tu continui ad urlare Stepping Stone quando litighi con una te stessa in giacca e cravatta. E allora ci guardiamo. Non abbiamo più la ricrescita e la catena della bici legata al polso. Nemmeno le corde attorcigliate di un basso, che ci hanno rovinato tutte le maniche dei maglioni finchè non abbiamo finito a nasconderci dentro il polso e la mano intera. Ci guardiamo e so che sorridi. Mentre me lo dici. Che per il treno manca ancora molto e dai...andiamo a sovvertire, andiamo a riprenderci una vita con i pantaloni a scacchi ed un minorenne che ci canta l’intero album degli Ska P. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 20 ottobre 2008 - ore 22:30 MELA Lamore ci rende liberi, dicevo a Giada in riviera. Lei che soffre per amore di un uomo e per amore di Londra. Lei che ha paura della sua libertà, in consegna ad un portinaio che chiama amore, come una raccomandata. Io che parlo e parlo. Io che scappo in stazione con i Northpole a palla, ti abbraccio e ti dico, non li vedi? I tuoi occhi? mi dici tu, che li hai più grandi e più azzurri dei miei. No, i cuoricini. E non trovo parole, gesti, immagini, per argomentare. Qualcosa che sta sul fondo della pancia. Qualcosa che un tempo chiamavo bollicine. Qualcosa che nasce, perchè queste notti le ostetriche che stanno alla finestra, dicono ci sia la luna giusta. E per una volta mando i miei cosa cè? a comprare le sigarette. Chiudo gli occhi su una canzone di Muffato. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 20 ottobre 2008 - ore 10:40 NIENTE BACI ALLA FRANCESE Succede di non riuscire a relegare il pensiero altrove. Succede di perdere da un giorno all’altro quella nebbia tetra e francese. La scrollo dalle spalle, insisto con il rimmel, come mi ha insegnato Andy Warhol. Sono notti che non dormo. Non è nemmeno una questione di tempo, nè di meritocrazia. Succede quando meno te lo aspetti, quando le vedove blu se ne girano indisturbate per Venezia. Quando riesci ad ascoltare quasi tutto l’album dei Gatto ciliegia contro il grande freddo in macchina, seminando orecchini. Quando il chinotto ha l’effetto di un gin lemon, che il controllo lo lasciamo a casa a guardare Report in tivù. Ho 22 anni. Non sembra. Ma lo giuro, vostro onore. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK sabato 18 ottobre 2008 - ore 18:46 ENTRE LES MURS Le serate radical chic che faranno la storia. La classe non è acqua ma è un film francese, un giallo alla Camilleri e tu devi trovare le differenze e l’attore gay. Il cinema è stranamente frequentato da una maggioranza silenziosa che vota per il film d’autore. E passo del tempo a trattenere il respiro. A fare la sgallettata mentre penso che urge una ruspa, o di costruire qualcosa non se ne riparlerà più. E allora ci andiamo giù pesanti. Un solo gin lemon effetto tappeto per nascondere la polvere delle proprie insicurezze E fare le tre ad ascoltare i Giardini. Che dopo la tempesta niente sarà uguale. E tu vieni a disegnarmi rughe sulla fronte. E tu vieni a dirmi come sono. Egoista. Egocentrica. Che fare benzina è da uomini. E radical chic. Entrando al Blues, Vinicio cantava che cos’è l’amor... LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 14:39 ESSERE RAZIONALI MENTRE TI GIRA... Non mi ferisce il perchè. Nemmeno il cosa. Un po il chi. Di più il come. Poche righe, parli di bocciofila. Sette mesi fa eravamo insieme in un SevenEleven, e Stoccolma solo quella sera sembrava fredda e disinteressata circa il fatto che il giorno successivo avremmo dovuto lasciare lappartamento e trovarci un posto dove stare. Che quando hai letto la mail che ti preannunciava che saresti partito, mi hai abbracciato, e a casa mentre facevi la doccia ti ho preparato da mangiare e abbiamo brindato a Berlino. Che ci siamo fatti un sacco di paranoie sul tempismo di quel Riprendere Berlino. Che adesso non lo so. Che adesso non lo capisco il tuo bene. Capisco solo che le persone cambiano, anche se ci eravamo promessi che a noi non sarebbe capitato mai, che un lecca lecca allanguria non può fare miracoli e che la Specola porta sempre una gran rogna. Ma io ho la testa dura e anche se il crucco non lo capisco, me la riprendo, Berlino. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK venerdì 17 ottobre 2008 - ore 11:29 ANDIAMO A LONDRA A DIMAGRIRE Il tempo scorre lungo i bordi. Ed io non so dire quanto ne è passato. Fra gli appunti di economia aziendale, scopro pensieri annotati per superare la fame e la noia. Che mi fai sentire come un libro per i ciechi, mentre leggi ogni singola lettera con le dita. Mentre parlavi e ti ascoltavo e Vasco cantava che con me non devi essere niente. Il tempo scorre lungo i bordi e i libri mi sussurrano all’orecchio frasi lontane. Che sono le cose a rendere privato l’infinito. Ma non mi spiegano quando la cosa comincia ad avere un peso, quando comincia a perdere la valutazione economica di prezzo e ad acquisire quella di valore.Romantico. Sentimentale. Come per le persone. Che ogni aggettivo o pronome possessivo, mi mette tristezza. Ma che "mio" è la terza parola che impari da bambino, dopo mamma e papà. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK giovedì 16 ottobre 2008 - ore 19:29 VAMOS A LA PLAYA Ricevimenti itineranti. Lui dice che va bene e di mandargli un souvenir, mentre ordina un tramezzino. Finisce che scappo a lezione. Finisce che anche oggi sembra così difficile fare sera. E mi addormento in treno. E penso a come è iniziato tutto, stamattina presto. Quando suona la sveglia e accendi il cellulare sotto le coperte. Che non sai nemmeno come ti chiami e cerchi di riprendere pieno controllo della tua vita. E poi finisce che sorridi, quando la testa si schiarisce come il cielo dalla finestra, lì fuori. E’ già domani, venerdì. E non so cosa mettermi. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK mercoledì 15 ottobre 2008 - ore 21:46 ROMANITà I bambini che non vogliono nascere. Le ragazze vestite da ape maia che continuano a sorridermi in treno. Daisychain, ti ho scoperto. Che hai assoldato tu, un intero squadrone di femmine strane che salgono tutte dalla stessa stazione, tutte mi si siedono davanti, tutte mi sorridono. Oggi facevo bolle di sapone da una finestra dell’università, in mezzo ai miei uomini. Daniele cantava di cose in comune. Sorrido sempre a questo punto. E intanto scoprire stupito e commosso che avevi le mie stesse identiche ossa. Allora cos’è che ti serve ancora? Olsi studiava amministrativo. Gabriele al solito era in ritardo. Mi è arrivato il tuo messaggio che c’era il sole. E io pensavo. Tu mi fai tremare. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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