![]() |
|
|
![]() | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]
giovedì 21 giugno 2012 - ore 22:53 Tredici. Da quando avevo quattordici anni, l’ho scoperto. Lui scriveva di me. Di com’ero, ancor prima di esserlo. Ancor prima di sapere cosa volesse dire essere me, tutta d’un fiato. Lui non aveva le parole giuste. Le parole giuste le hai solo tu. Lui aveva le parole necessarie per descrivere i miei polsi adatti alla viola. O di sei ore di riprese senza stacchi di te che dormi. E’ solo colpa di lui, lui di cui vedo un solo concerto a quindici anni, che ancora ha i capelli lunghi e che, anche se poi per anni negherà, quella sera canta una canzone dei Diaframma. E’ solo colpa di lui, se sono qui. Se ci sono quelle parole su di me, sì, proprio quelle che mai come ora comprendo come avrei dovuto nasconderle da qualche parte ora che il mio corpo si scopre, lontano dagli occhi di chi non sa cosa vuole dire combattere una battaglia e poi decadere per sempre. Una Sant’Elena, infinita, di Silea. Quella notte te l’ho scritto che non sarebbe mai capitato. Che avevo preso 27 al mio ultimo esame ma per te non sarei mai stata niente. Mi hai detto che io sapevo dire le cose come se le sentissi per la prima volta. Mi hai detto. Ci vediamo domani. ![]() [22/06/2010 23.47.52] : i tuoi baci sono buoni COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 20 giugno 2012 - ore 00:11 Azzurrità della vita quotidiana. Alla mia festa non sei più venuto. Io non ce l’ho una batteria. Nè faccio il moonwalking sul divano. Cose stupide. Trapassato remoto. Io fui stata, tipo. Tu non fosti stato mai. Paura, chiamala bene. Gli amici di via Tonzig mi chiamano Bibi. Io so che le cose che voglio, non le voglio mai per davvero. Per questo, quando succedono, quando passano, non importa che restino con me. Il mio palloncino è volato via, Rascel. Tieniti il resto. Anche l’azzurrità. Fa male. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 18 giugno 2012 - ore 16:26 Il verde dell’acqua negli occhi per me. Questi giorni mi tolgono le parole di bocca. La mia imperfezione si accentua. Un ematoma dietro alle ginocchia, grande come una mela, proprio lì dove dicevi avresti messo le tue. Cadere in canale, come in quella canzone. La sensazione di non aver ottenuto ciò che volevo. Il ricordo di te che dormi come se fossi solo. Quando dalla prima volta ha sperimentato la tua miopia. Che cosa mi aspettavo, poi. Dicevo niente, come Pier. A che ora, poetessa? Oggi non ci saranno maglie verde uniposca da regalare ad una ragazzina che non dorme da due giorni. Non ci sarai tu a dirmi che ti meriteresti vinavil e punteruoli. Oggi siamo io e Napoleone, zuppi d’acqua, e il canale dove siamo caduti. [Il verde dell’acqua negli occhi per me: un’immagine di solitudine.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 17 giugno 2012 - ore 23:30 [17/06/2010 2.48.10] : Quel modo che hai tu, di far sembrare le parole come se.. ... fossero state inventate solo per me. Caro Napoleone, non possiamo farci niente. Sarà per i prossimi mondiali. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 14 giugno 2012 - ore 21:43 609 bis. Quel processo, oggi. La praticante d’ordinanza che ti si piazza davanti e ti parla di "mezzo abuso". Solo perchè la ragazza che è stata stuprata è albanese, si fa le canne, pratica abitualmente il sesso anale e maleuguratamente quella sera ha seguito F. nella stanza d’albergo. Mezzo abuso. Come se si potesse violentare un po’. Solo un po’ e poi basta. Ma tu che ne sai?. E’ la domanda che mi tengo dentro una mattina intera. Dentro, nel fondo del mare dove c’è solo il mare. Io ho visto gli atti prima di tutti. Sono stata la prima a giudicare. A dirlo. Che se una donna non vuole, grida e si difende. Sono stata poi la prima a capire che si accetta tutto purchè finisca presto. Che si sta in silenzio, che il dolore senza le parole riposa poi dentro alle ossa e sotto ai lividi. Che ci sono letti dove si consuma un orrore senza occhi. Letti in cui hai fatto entrare qualcuno solo per avere meno paura. E poi ne hai avuta di più. Tanto da non riuscire più a dormire dentro a quella stanza. Da dover cambiare casa. E quando poi fuori la testimone ha cominciato a gridare alla persona offesa che è sempre e solo stata una troia,e che sia fatta sbattere da tutti, e la gente passava senza dire niente, senza dividerle. Quando ho rischiato di prenderle per essermi messa in mezzo e aver dato modo alla ragazza di andarsene, io lo so che non lo avete capito. Stavo solo difendendo qualcuno vicino a me più di quanto pensassi. Qualcuno che ho dimenticato dentro ad un letto, pieno di lividi e dolorante da non riuscire nemmeno a camminare, una mattina di aprile. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK mercoledì 13 giugno 2012 - ore 21:51 Storia di una ballerina Vorrei che ti vedessi. Da fuori, per una volta. Il tuo, di sguardo, fisso. Sul modo che hai di arrossire e sorridere. Digrigni i denti quando sei tesa. Sei gentile, sempre. Poi sì, è vero che basta niente e cadi. D’altronde hai imparato a vivere su un piede solo, una ballerina dei carillon. E la testa che gira ogni volta che qualcuno apre soltanto la scatola in cui sei rinchiusa. La musica no, però. La musica si è fermata. Ero il tuo inferno. La ragazza ucraina misura la larghezza del mio polso stringendolo tra il pollice e l’indice. e dice. Questi sono polsi da ballerina. [del suo corpo può far quello che le pare.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 11 giugno 2012 - ore 01:27 Solo un bacio per favore. Wilson in fondo faceva solo un lavoro sporco come tanti. Come quello che succede già fisiologicamente alla verità. Inquinarsi. Le due versioni non combaciano, dici. Chiedilo alle altalene. [Se questo non è, allora quale lo sarà, dani?] Dicevi ti saresti sgretolato. Che sarei rimasta con la bocca sporca di sabbia. E invece sei rimasto intero davanti al negozio di coltelli. Era solo un bacio. Il primo. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 9 giugno 2012 - ore 15:31 Ricognizioni stragiudiziali Riconoscerti a cinquanta passi di distanza, fermo ad un semaforo, dal solo modo che hai di muoverti dentro alla macchina, mentre traffichi chissà con cosa. Il mio cuore, tipo. E non c’è niente di più commovente che restare dove sono. [Ri-conoscere è un verbo costruito male. Un terremoto e cadrebbe ai nostri piedi. Di conoscerti ancora non ci sarà più occasione. Di riconoscerti fra tutti, in una città nell’agitazione serale da supermercato e bambini da andare a prendere a nuoto, continuerà a succedere. Sempre.] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 7 giugno 2012 - ore 16:22 Si può tacere senza dare il silenzio come spiegazione. La ricomparsa delle lucciole, straordinaria per il mio antico professore di biologia, segna l’arrivo della stagione che non sarà più. Ne tengo una dentro alle mani. L’intermittenza fa dolo. Ci si aspetta sempre qualcosa, in base al principio causa effetto. Ma ho imparato che è solo casualità. Un numero infinito di casualità sovrapposte. Solo le cose che non parlano sono rimaste a ricordarsi di quello che ci è capitato. Le altalene. le panche di ostinati, il tetto di vetro della biblioteca, le pagine dei libri. E me. La tua cosa che pensa. Un album intero di Battisti. Ma non di quelli che le parole erano di Mogol. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 3 giugno 2012 - ore 22:47 Non è molto, ma. Ricominciare. Da capo, ancora, domani. Forse tutto sta nel non aver mai imparato a fare biscotti, come dici tu, madre. Che mi guardi oggi, mentre il pranzo si fredda, e lo spazio tra le mie braccia si riempie dei figli degli altri. Che mi ascolti riprendere Cesare quando un fa diesis al violino cala troppo e poi fargli sentire con la mano che la voce è dappertutto nel corpo. Che noi siamo dappertutto nel nostro corpo. E io tengo le lacrime in un cassetto. Che non te lo posso dire che io sono non so dove. Non so dove mi ha chiuso, quella notte. Dove sono io, Cesare? Io non preparo biscotti nè uova a forma di stella. Ma so curare, lavare, nutrire, accudire un bambino. So arrivare dove non potresti mai tu. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
BLOG che SEGUO: companera incazzosa siriasun feu follet daisychain paroxysm misia Rodo Norin apina Mirò Vitto sanguez biankaneve
BOOKMARKS
UTENTI ONLINE: |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||