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![]() Vitto, 5 anni spritzina di Paperopoli, ma periferia. CHE FACCIO? essere minchia, però con laurea. Sono middle [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI, VENTI SIGARETTE A NASSIRYA HO VISTO ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club. e scusate se è poco. STO ASCOLTANDO PIXIES, DE ANDRE’ ABBIGLIAMENTO del GIORNO La felpa del Torelli Sudati Rugby Club ORA VORREI TANTO... Un passaporto malese. E chiamarmi Yanez. STO STUDIANDO... Sono alla ricerca di me stesso. Oh...eccomi! ero sotto al comò. OGGI IL MIO UMORE E'... non so dove sia. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) leccare il Poli !!! BLOG che SEGUO: JOHNTRENT MARILESA MIKNESIAC MRSTRENT THELMA RAC SPUATCH JANE_D LAFLETCHER ICY83 BEATRIX_K CHICKFIT ODUM VIOLANTE DRAMAQUEEN SHAULA BOPPE KILLERCOKE CERES SABRY8 APINA HARLOK CATEYE MENTIRA MIRò CHOBIN DANKO ZILVIO VAMPINA DI0 CRUSCA CARAVITA SQUALONOIR BAJI LAH ADEMARKI AZURA TELETE TEMPORALE OSHùN FECK-U DRAUEN ANDREA1000 MATAN TWILIGHT UèUè BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
![]() BENVENUTI NEL BLOG DI DON VITTO LE IMMAGINI DELLA PRIMA CELEBRAZIONE. QUESTO BLOG SUPPORTA SEBASTIEN CHABAL, MA NON SUPPORTA LA NAZIONALE FRANCESE DI RUGBY. ALLO STESSO MODO, QUESTO BLOG SUPPORTA ROSY BINDI, MA NON IL PARTITO DEMOCRATICO. TORELLI ARROGANTI sabato 24 luglio 2004 - ore 18:24 Carnascialia! Mamma mia, mamma mia sono sull'orlo della pazzia Spirito giusto, spirito bbono damme na mano sennò me moro casco per tera, grido de rabbia me se riempe la bocca de sabbia m'arzo da tera, sputo la rena m'arigiro sulla schiena sopra de me ce sta un cielo de piombo s'arivedemo all'artro monno... s'arivedeeemooo all'aaaaartro mooooonnoo E ora son forte per resistere ora son grande per respirare Voglio vedere voglio capire se de'llà davvero c'è il mare... Se de'llà nun c'è nessuno, pure se c'è una persona... quarcuno che canta o quarcuno che sona ALZATE! ALZATE SUBITO IN PIEDI! SBRIGATE! SBRIGATE NUN TE FERMARE! CORRI CORRI CORRI...DATTI DA FARE! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 19 luglio 2004 - ore 16:00 velata minaccia Vitto è silente...vigile ma silente... anche perchè non ha un cazzo da dire ultimamente...ma osserva tutto e prende nota. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK sabato 17 luglio 2004 - ore 12:20 Padova 1890 (2) (riprendo quanto lasciato in sospeso sotto non per mia volontà ma per decisione altrui...anche se non so di chi...) 1890 Tiro dritta fino in fronte all'entrata delle carceri del Castello, nel vecchio Castello Carrarese. Napoleone lo ha trasformato in carcere, abbatendone le strutture più antiche, tenendo solo le mura e la Torlonga, anche detta Specola. Passo il ponte e mi ritrovo in riviera Paleocapa. Cammino verso Porta Saracinesca, limite daziario della città, alla quale è obbligatorio fermarsi e pagare per entrare nelle mura, ancora oggi. Davanti alla porta, vicino alla vecchia torre del Soccorso, a fianco di Casa Sgaravatti, una catena impedisce il transito ai Barconi di notte. In riviera, sulla destra, l'Osteria La Vigna. Dopo l'osteria, altre due case. Poi nulla. La città Finisce. E fino ai monti solo case coloniche, campagne, e galline.Tante galline COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 17 luglio 2004 - ore 12:11 Padova 1890 (1) Provo a viaggiare. Provo a tornare indietro, e ad infilarmi nella città, scoprendone nuove prospettive. 1890. Faccio attenzione, scendendo, a non inciampare. Vengo da Piazzola, il più grande centro industriale della provincia, e son arrivata fino a Padova grazie alla ferrovia a scartamento ridotto di proprietà del duca Contarini. I binari finiscono al nuovo cavalcavia Borgomagno, a fianco della vecchia linea ferdinandea Venezia-Padova-Brescia. Al di là dei binari, la Stazione, nuovo edificio con un gran timpano dotato di vittoria alata e simbolo sabaudo, che ricopre a malapena la vecchia aquila bicipite di Cecco Beppe, scolpita via dal generale Cialdini nel 1866. Mi incammino a passi tardi et lenti verso il piazzale della stazione, e salgo sull'Omnibus a cavalli. Uno dei tre gobbi di Padova controlla il mio biglietto da dieci centesimi e sulla carrozza mi avvio in direzione di piazza Garibaldi, già piazza dei Noli, per via dei carrettini a nolo che vi sostavano. Procedendo verso la Piazza, lungo le rotaie della nuova arteria vitale della città, Corso del Popolo, appena aperto, (rubando spazio ai giardini delle ville della vecchia nobiltà cittadina), vedo, sulla sinistra, le mura decrepite dell'arena. Almeno cinque o sei casupole vi si appoggiano...sono le vecchie stalle di Villa Scrovegni, che era bellissima, ma è stata abbattuta dopo la Rivoluzione con uno dei pochi gesti simbolici compiuti dall'amministrazione repubblicana. Anche la vicina cappella, a metà del secolo, aveva rischiato di fare la stessa fine. Il portico anteriore era crollato, e in fondo Giotto non era molto apprezzato...nemmeno Ghoethe, passando a Padova, era andato in visita alla cappella. Si trattava solo di un bubbone sulle mura delle vestigia romane, onore e gloria di una città gemella di Roma, cui ha copiato persino il mito delle origini. Passata l'arena, sulla destra, proprio davanti al Palazzo stile liberty neoclassico della Cassa di Risparmio c'è il Ponte della Stua, sopra il naviglio delle Poste. Scendo dall'Omnibus e mi incammino a piedi verso le rive, dove salgo su di un barcone che porta legnami dal Cadore e Pietre dai Monti Euganei. Vado verso ponte Molino, ma ci fermiamo prima...cento metri prima, e attracchiamo in fronte al primo dei trenta molini. Il ponte è quasi nuovo, rifatto negli anni trenta da una ditta della borghesia del ghetto...pessimo affare...il podestà ha voluto un lavoro preciso e i profitti son stati tutti bruciati. Sbarcata, risalgo la riva e imbocco, oltre il ponte, Via Maggiore, antico decumano della città romana, ora sede privilegiata della nobiltà più attiva nei commerci. A piedi mi dirigo verso piazza dei signori, centro della cittadella del potere veneziana. Presa Padova nei primi anni del XV secolo, la Dominante ha voluto marcare il territorio con il Palazzo della Gran Guardia e il Palazzo del Capitanio, ricostruendo e ristrutturando l'antica piazza San Clemente. Nel bel mezzo, davanti alla torre con l'orologio, un enorme e antico candelabro secentesco a quaranta braccia rimane inutilizzato, circondato dai nuovi lampioni a gas, gentile dono del Regno d'italia alla città. Passo verso Piazza Duomo, e zigzago tra le case ed i conventi che ostruiscono il passaggio, fino al muretto che delimitava il cimitero, prima dell'editto napoleonico. Mi infilo nel Ghetto, dopo una breve visita alla reggia dei Carraresi in totale sfacelo, con gli affreschi del Guariento quasi completamente anneriti da fumo e muffe. Mi lascio il Duomo alle spalle e piglio per via Leoncino, lasciando sulla sinistra via Obizzi. Le botteghe dei commercianti ebrei son molto più pulite ed ordinate di quelle dei Gentili. Stoffe, polli spennati, galline dai ciuffi di piume più che originali son appese alle basse aperture delle botteghe. Taglio a sinistra, e prendo per Piazza delle Erbe. Ci son lavori...pesanti lavori. Stan tirando giu il vecchio carcere delle Debite, dove i debitori insolventi scontavano la loro pena dopo esser stati messi alla berlina dal balcone a lato di Palazzo della Ragione. Camillo Boito sovrintende ai lavori del nuovo complesso, lui che ha già realizzato le nuove scuole dietro alla reggia dei Carraresi. Dalla parte opposta la piazza è chiusa dalle alte arcate del Fondaco delle Biade, dove decine di carrettieri fan la scorta di carburante per le loro bestie. Il Comune ha già deciso che dovrà essere abbattuto, per far spazio alla nuova ala del Palazzo Comunale, progettato ormai da quasi un secolo. Passo sotto il Volto della Malvasia, e arrivo al Canton Delle Busie, in Piazza della Frutta, all'angolo dei osei, dove i venditori di uccellame stan vicini ai conducenti delle Padovanelle, le veloci carrozzette, quasi dei risciò, pronte a portare chinuque per una lira in giro per la città. Lascio alle spalle la piazza e mi butto in Quartiere Santa Lucia. Sta morendo, ma non lo sa. Le fogne a cielo aperto (qua non son riusciti, sette anni fa', a portare l'acquedotto...troppe falde acquifere rendevano impossibile lo scavo) , le casupole medievali aancora in piedi, tutte puntellate da travi enormi che ostruiscono la via. Si passa solo a piedi, e con fatica. Assieme al Portello, è il cuore della Padova popolare. Ma una città in crescita non se ne fa nulla, di tutto questo odorante marasma di corpi e case. E poi ci stan le porte contarine dietro...quella specie di palude dopo i mulini di ponte Molino...a che servono? A niente...solo a tirare su immondizia...malattie...e forse, ma solo forse, a dare un'anima alla città? ma forse no. Giro in Via Santa Lucia, che viene aperta giorno dopo giorno buttando giu vecchie case. Ora è quasi completata. Ci han messo pure il tram. Passo sotto porta Altinate e mi fermo. Guardo l'acqua, sotto di me...a destra e a sinistra, dal ponte. A destra, si vede, dietro la curva del canale, il ponte del Portiletto, che unisce la nuova Piazza Cavour alla vecchissima viuzza Anghinoni, che poi si butta in via Zabarella. Oltre...le Pescherie, dove ogni giorno da Chioggia, Ferrara, Venezia, Comacchio, arriva il pesce, che vien tenuto vivo nel canale, in grandi reti immerse nelle acque pultie, prive di scarichi già per volere della dominante. Passo il ponte e piego a destra, lungo la riva delle pescherie, sotto le pensiline metalliche. Arriva al ponte San Lorenzo, ponte romano a tre arcate (ma se ne vede solo una, le altre due son state nascoste al restringimento del canale, per copstruire le mura Carraresi nel duecento.) sul quale scorre via San Francesco. Piego ancora a destra, poi a destra ancora sull'altra rive, per venti metri, e piglio a sinistra via Cassa di Risparmio, che mi porta verso il torrione del Bo'. Sulla destra, su di una casa decrepita ormai, v'è un affresco. Un agnello, con uno stendardo biancoscudato in grembo. E' il simbolo dell'arte della lana, la corporazione medievale più potente di Padova, simbolo della sua ricchezza economica nel Trecento Carrarese. Visito il Palazzo del Bo'...i millecinquecento studenti dell'Università ormai ci stanno stretti, e l'ateneo ha deciso di comprare terreni lungo il Piovego, verso il Portello, e di allargare la sua sede in centro. Si farà nei prossimi anni. Piego a sinistra. Mi fermo a mangiare nel ristorante più famoso della città, la Taverna Storione, al paino terra dell'omonimo albergo. Salgo poi sul Tram, lungo la vecchia via delle Torricelle, ora via Roma, fino al ponte delle Torricelle. Scendo, e proseguo a piedi verso Via XX settembre. Due anni fa' in comune la lotta coi clericali è stata dura, ma alla fine la vecchia riviera delle lavandaie ha preso il nome dalla data di Porta Pia. Alla destra, verso il Ghetto, case su case, a sinistra solo l'argine, con le scalette per scendere al canale per lavare i panni, dove molte donne si recano ogni giorno. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 16 luglio 2004 - ore 13:50 Vecchia Padova C'è qualcosa di meglio che rivedere le foto di Padova dal 1870 al 1900? No...non per me...non per oggi... ...i trenta molini sul Bacchiglione a destra di ponte Molino, le riviere non ancora interrate, il quartiere Santa Lucia non ancora raso al suolo per farci sopra piazza Insurrezione, la barriera daziaria davanti all'odierna chiesa della Sacra Famiglia, con lòa catena che bloccava i barconi sul canale, le piazze e il ghetto con le vecchie botteghe dalle finestre aperte in basso, ome si vede oggi solo in via Soncin... provare per credere...un'altra città... LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK mercoledì 14 luglio 2004 - ore 14:12 jeja La jeja è una strana cosa che ti prende quando meno te lo aspetti...oggi è toccato ad una cara amica. Io tendo a definirla piuttosto "spleen"...male di vivere...merdizia esistenziale... Caopita a volte che la causa sia una sostanziale insoddisfazione per come ti girano le cose nell'immediato, fatto questo che ti preclude una ottimistica visione del futuro. Porta a volte alla depressione e alla morte. Da cui il termine scientifico di "morte da Jeja". Ieri sera lo spleen mi ha impedito di compiere un'incisiva azione di disturbo sul caro Eros Ramazzotti...lo incrociai all'altezza dell'Osteria "La Vigna", in riviera paleocapa, mentre circondato da uno stuolo a dire il vero miserello di fan sotto i quattordici anni si dirigeva verso l'Hotel Methis dove era alloggiato. Mi son limitata a scuotere la testa e urtare volutamente una delle guardie del corpo. Che peccato...un'occasione così mai più mi ricapiterà... Ma se ieri avesse grandinato, all'Euganeo, che avrebbero fatto? Un Ramazzotti con ghiaccio? COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 12 luglio 2004 - ore 14:21 ...ci son canzoni che tornano...tornano dopo tanti anni...o dopo tanti mesi...oggi è tornata, da dove non so, "If I should fall from grace with God", dei Pogues... Let me go boys... let me go boys... let me go down in the muds where the rivers all run dry ieri era toccato ad "Urna" ...la morte viene silenziosa come un'alce ...e dai vivi ci separa con il taglio di una falce Vieeeene...silenziosa come un'alce... Sepaaaara...con il taglio di una falce... Lo disse Foscolo lo ribadisco della vita il fulcro è il sepolcro Fuuulcro Sepooolcro Fuuulcro della vita è il sepolcro E c'è qualcosa nell'aria, che mi dice che io morirò ho dentro il corpo una scoria nell'intestino crasso, nel tenue o nel duodeno... e mi fermo, preda dell'adorazione per cotal genio. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 12 luglio 2004 - ore 11:35 post deliri ...però non è giusto...un qualsiasi studente di ingegneria fa molta meno fatica a spiegare a cosa serve quel che fa...soprattutto a se stessoa... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 12 luglio 2004 - ore 09:44 deliri Cielo strano stamane...bello, molto limpido, anche se cupo. Riflessione: a che serve la storiografia? A ricostruire il passato? no...il passato non si ricostruisce. Nella ricostruzione utilizzo comunque degli schemi concettuali a me contemporanei, estranei all'epoca di cui parlo, qualunque essa sia. A ricostruire la memoria del passato? forse...ma più che di ricostruzione qui si parla di revisione. Brutta parola, almeno per come è stata usata negli ultimi anni, diciamo dalla seconda guerra mondiale in poi. Ma cos'è, lo scrivere di storia, se non una continua rivisitazione della memoria collettiva e particolare dei fatti? Nel momento stesso in cui mi pongo l'obbiettivo di scrivere di storia il mio obbiettivo deve essere quello di pormi in posizione dialettica (quindi non necessariamente conflittuale) rispetto a chi mi ha preceduto, per integrare ed eventualmente correggere ciò che da costoro è già stato scritto. Altrimenti è meglio che faccia a meno. Dunque,la storiografia serve a rivisitare la memoria? forse...appunto, ma non solo. A cosa serve la Storia, intesa nel senso del racconto de "le diverse storie di..."? Serve a preparare la persona (historia magistra vitae)...? solo questo? un mero ruolo didattico? no...mi parrebbe poco... E se invece costruisse le nostre radici? Nel senso...noi interpretiamo noi stessi e la realtà in base alle nostre esperienze pregresse...e cosa sono queste esperienze pregresse se non la nostra personale piccola storia (con la s minuscola...)? Tutto ciò che sappiamo, che conosciamo, lo interpretiamo sulla base di quel che è successo a noi o ad altr di cui conosciamo la storia...e questo non è solo un semplice insegnamento, una conoscenza acquisita che ci indica la strada...tutt'altro! E' semplicemente, e sorprendentemente, la base stessa non già della realtà che ci circonda, ma della lettura che noi diamo di essa. Realtà che, a seconda della nostra esperienza e della nostra conoscenza noi fraintendiamo o comprendiamo, in questa lettura, in questo processo di analisi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 11 luglio 2004 - ore 15:22 Mi rendo conto che con quello che sto studiando potrei essere utile alla collettività solo tra parecchi anni... pensate...io so per certo che di quello che (forse...se ho discreto culo) farò non fregherà niente a quasi nessuno... Non è un pensiero confortante effettivamente...non che necessiti del riconoscimento altrui per quello che adoro fare...però è triste pensare che qualcosa che conta così tanto per me è assolutamente insignificante per altri...molti altri...quasi tutti gli altri... Finirò per frequentare (sempre se il mio san culo mi assiste) quei tristi convegni dove i ricercatori e gli assistenti discutono animatamente di questioni insignificanti mentre i prof ordinari sbevazzano in giro... COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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