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Vitto, 5 anni
spritzina di Paperopoli, ma periferia.
CHE FACCIO? essere minchia, però con laurea.
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Francesco TRENTO, Aureliano AMADEI,

VENTI SIGARETTE A NASSIRYA

HO VISTO

ho visto nascere il Torelli Sudati Rugby Club.
e scusate se è poco.

STO ASCOLTANDO

PIXIES, DE ANDRE’

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

La felpa del Torelli Sudati Rugby Club

ORA VORREI TANTO...

Un passaporto malese.
E chiamarmi Yanez.

STO STUDIANDO...

Sono alla ricerca di me stesso.

Oh...eccomi! ero sotto al comò.

OGGI IL MIO UMORE E'...

non so dove sia.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


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MERAVIGLIE


1) leccare il Poli !!!



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BENVENUTI NEL BLOG DI DON VITTO

LE IMMAGINI DELLA PRIMA CELEBRAZIONE.







QUESTO BLOG SUPPORTA SEBASTIEN CHABAL,
MA NON SUPPORTA LA NAZIONALE FRANCESE DI RUGBY.

ALLO STESSO MODO, QUESTO BLOG SUPPORTA ROSY BINDI, MA NON IL PARTITO DEMOCRATICO.



TORELLI ARROGANTI










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il Torelli Sudati Rugby Club
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il ministro Gelmini
La consapevolezza che prima o dopo tutti avremo due metri di terreno
Studio Aperto

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venerdì 2 febbraio 2007 - ore 13:29


Goin’ insane
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...e comunque....
Oggi ho incontrato una persona molto laida e viscida, simpatica quanto un’emorroide, ma più stupida.

L’unica cosa che mi da un motivo per proseguire nel mio lavoro, è che mi serviranno, a giugno, i soldi per vedere i Pearl Jam a Mestre...I PEARL JAM A MESTRE!!!
I PEARL JAM A MESTRE!!!

porca miseria...ma ve li immaginate i mestrini, i margheresi, alle prese con un coro su "REARVIEWMIRROR"?!?

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venerdì 2 febbraio 2007 - ore 13:22


Avviso ai naviganti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sto seriamente pensando di mandare in pensione la foto del profilone...(salvandola comunque in qualche settore del blog, di cui ormai determina la "cifra" stilistica)...
E’ un bel problema però, trovare qualcosa che possa reggere il confronto...!


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venerdì 26 gennaio 2007 - ore 17:24


Sulla strada di Levi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sulla strada di Levi c’è una strana Europa. C’è un cammello moldavo, un cantautore ucraino ucciso, dei cinesi in Ungheria. Ci sono ristoranti sovietici abbandonati, e campi che nessuno coltiva.
Tanti bambini, vivi e morenti, tra Minsk e Chernobyil, e i binari con le traversine più larghe, che ti devi fermare e cambiare treno.

C’è, sulla strada di Levi, e c’era anche allora, Mario Rigoni Stern, un signore di Asiago, che scrive libri un poco belli e un poco no, e lavorava alle poste.
C’era, fino a due anni fa’, un altro signore, Nuto Revelli, di Cuneo, che raccoglieva rottami di ferro, ma anche le memorie delle persone che aveva attorno, nella pianura, nella collina, nella langa e nella montagna.

Sulla stessa strada di Nuto, Mario e Primo, mi sono perso innumerevoli volte da piccolo e da meno piccolo, leggendo "libri non inutili", percependo la familiarità di uomini che "non si son lasciati pietrificare dagli anni che gli sono nevicati addosso".


Ho visto il film di Ferrario, e son uscito contento, come dopo aver letto un loro libro.
Tra fabbriche distrutte e povertà nasce la nuova Europa.


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venerdì 26 gennaio 2007 - ore 17:06


Limoni.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La settimana scorsa, una tipa mai vista prima mi ha baciato e poi mi ha detto "Scusa, mi son distratta", e per le sei ore seguenti, passate a studiare assieme, non ha fatto una piega.
Ora, dico io, se capita a me la stessa cosa, minimo minimo mi prendo cinque dita volanti sulla faccia. Minimo. Oltre alla riprovazione morale di chiunque lo venisse a sapere.
Questa invece al limite passa per donna intraprendente (e, con mio fastidio, anche un po’ mona).

E’ ora di finirla. Voglio le quote azzurre per le limonate inconsulte.

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mercoledì 24 gennaio 2007 - ore 12:33


I dubbi delle Apine
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nel suo blog, Apina si pone un importante quesito esistenziale...

"perchè così spesso le ragazze (parlo soprattutto di loro perchè sono forse i blog che frequento di più...) sentono così tanto l’urgenza di fare quella che...???

insomma...fare l’alternativa che ascolta musica super di nicchia...fare la strafiga con le autoreggenti...fare l’intellettuale dalle mille attività culturali...fare la porca ansiosa di sperimentazioni...fare la tenebrosa assetata di sangue tutta teschi e catene dalla testa ai piedi"

Ma di chi sta parlando Apina?
Io lo so, e ora ve lo svelo:

1. l’alternativa che ascolta musica super di nicchia: Harlok

2. la strafiga con le autoreggenti: Mirò

3. l’intellettuale dalle mille attività culturali: Fabiopoli.com

4. la porca ansiosa di sperimentazioni: Susa

5. la tenebrosa assetata di sangue tutta teschi e catene dalla testa ai piedi: io

Ecco, svelato l’arcano. Ora torno nella mia grotta a triturare ossa umane, perchè alle cinque e mezza ho appuntamento con il mio serial killer di fiducia per il bagno di sangue settimanale.
Una frustata a tutti!

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mercoledì 24 gennaio 2007 - ore 12:25


Notizie dal mondo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le associazioni di reduci dall’Iraq hanno per la prima volta superato il numero d iscritti di quelle dei reduci dal Viet Nam.

Il figlio di Johntrent ha più capelli di lui. Un intero continente, intanto, prega perchè somigli alla madre.

In India, un raduno indù ha richiamato in cinque giorni 70 milioni di persone in una sola città di 150.000 abitanti.
Come se a Padova arrivassero un giorno tutti gli italiani e pure qualche francioso.

Questa notte tenevo imbarazzo intestinale. Persino il gatto è fuggito.


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venerdì 19 gennaio 2007 - ore 12:38


LA MIA GENERAZIONE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Prendo a prestito un testo dal blog di Miss.
E’ un po’ lungo, ma per chi frequenta questo blog forse vale la pena leggerlo. Siamo tutti della stessa generazione, tranne qualche matusa che passa di straforo.

Se john, futuro padre, non avrà tempo di leggerlo, sarà compreso, ma non giustificato.



Lo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a una generazione,
quella di noi nati agli inizi degli anni ’80 (anno più, anno meno), quelli
che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30
volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni.
Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non
abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per
l’aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia ’90.
Per non aver vissuto direttamente il ’68 ci dicono che non abbiamo ideali,
mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto
sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti.
Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo
dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che
sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice.
Siamo l’ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a
saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo
i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di
divertimento o aver visto i cartoni animati a colori.
Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e
con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche
sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo
avute dopo i 10 anni.
Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non
Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la
Maturità e i pionieri del 3+2.
Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci
Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai
a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy,
ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato
con Heather Parisi, cantato con Cristina D’Avena e imparato la
mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare
campagne contro la droga.
Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli
per cui non gli costa niente licenziarci.
Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non
avessimo vissuto nessun avvenimento storico.
Abbiamo imparato che cos’è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di
Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza
Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra
generazione l’hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.);
abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall’Italia, senza sapere molto bene
cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre.
Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro,
abbiamo
giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato
un mondo libero.
Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di
Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in.
Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e
Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli
ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman,
ET o Alla Ricerca dell’Arca Perduta.
Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba
erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero
come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi
giocare."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di
mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara,
l’Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss
Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di
Barbie di cartone ma con l’ascensore.
La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme.
La generazione che non ricorda l’Italia Mondiale ’82, e che ci viene un riso
smorzato quando ci vogliono dare a bere che l’Italia di quest’anno è la
favorita.
L’ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il
portapacchi della macchina all’inverosimile per andare in vacanza 15 giorni.
L’ultima generazione degli spinelli.
Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo
in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag;
facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista.
No avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure
a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le
ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il
gioco delle penitenze era
bestiale.
Non c’erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni,
tutti infilati in una cartella che raramente
aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!!Magiavamo dolci e
bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine. Ci
attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Ci
trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo
lavandoci la testa con l’aceto.
Il Milan era la squadra di Franco Baresi, non di Berlusconi. L’ Italia aveva il primo ministro e non il presidente.
Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi,
dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo
tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo
l’acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che
bevono anche i cani! E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar
loro il sedere e giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità,
non in una chat dicendo
Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo
imparato a crescere con tutto ciò.
Tu sei uno di nostri? Congratulazioni!




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giovedì 18 gennaio 2007 - ore 16:25


Padua on stage
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La Repubblica pubblica oggi un articolo di Alberto Statera, un reportage sulla città di Padova, su come sia cambiata e come no...
Come nota un mio esimio collega, fine analista dei fatti odierni, che qui chiameremo Max G., la prima parte dell’articolo, dove si asserisce che la città è invasa da torme di goduriosi turisti del sesso prevalentemente omosessuale e si afferma che esistono DECINE di locali "gay friendly" nell’area cittadina, suona tanto come una captatio benevolentiae, tanto per stuzzicare la pruderie dei lettori del giornale. Poi l’articolo prende altre vie, trattando del mutamento degli equilibri di potere interni alla città (come se esistesse ancora la possibilità, per una singola città, di autogovernare sè stessa imponendosi ai rispettivi partner politici e commerciali, nell’era della comunicazione e dell’economia glocalizzata o globalizzata che dir si voglia...), segnala futuri progetti di sviluppo, sempre con un buon grado di imprecisione, e drammatizza il tutto (fantastico il commento del vescovo, "Ma Padova è ancora una città cristiana? Io penso che sia una città pagana!"...io da domni corro ad accendere ceri sotto alle statuine dei miei lari protettori e sacrifico buoi a Giove Pluvio...), ma quell’incipit...quella ruffianeria con cui si cerca di attizzare il lettore...mmmh...no me gusta....

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mercoledì 17 gennaio 2007 - ore 16:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Del presente, dell’ora, importa una sega...
è il passato che conta...è il passato che frega...

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venerdì 12 gennaio 2007 - ore 13:34


time after time
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bisognerebbe ogni tanto indignarsi per un sacco di cose.
Bisognerebbe indignarsi per Ustica.
Bisognerebbe indignarsi per Guantanamo.
Bisognerebbe indignarsi per il Cermis.
Bisognerebbe indignarsi per Piazza Fontana (che secondo il 20% dei ragazzi delle scuole milanesi è una strage causata dalle Br, per il 10% un attentato di matrice islamica, il 50% non sa/non risponde).
Bisognerebbe indignarsi per l’Italicus, o per Piazza della Loggia.
Bisognerebbe indignarsi per il teatrino che si sta montando sulla riforma elettorale, dopo che una legge, definita "una porcata" dagli stessi che l’hanno voluta ora per essere abolita avrà probabilmente bisogno di un referendum (costo medio di una consultazione referendaria, 180 milioni di euro).
Bisognerebbe indignarsi per tante cose.

Ma abbiamo tutti altro da fare, no?
Lavoro, studio, blog, macchine, gatti, teatro, musica, amore, figli, suoceri, parenti, saldi.

Quindi, tanti auguri a chi non ha voglia di lavorare, a chi depista, a chi si diverte a perder tempo suo ed altrui, a chi ha solo alibi e mai colpe. Io ho finito la pausa pranzo e me ne torno al lavoro.

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