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Ho finito due settimane fa "la Democrazia" di Luciano Canfora. Per chi crede che la storia non sia solo un elenco progressivo di date e successi.

HO VISTO

Riesumato I mostri di Dino Risi. Per non dimenticare i costumi degli anni ’60 dell’Italia, che molti difetti attuali rendono vivi.

STO ASCOLTANDO

Musica classica

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

quello che ho indosso

ORA VORREI TANTO...

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STO STUDIANDO...

Già dato. Del resto, non si impara mai abbastanza nella vita

OGGI IL MIO UMORE E'...

potrebbe essere meglio

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) La mia paranoia?? semplicemente di non saper amare chi merita di esserlo e di non saper odiare chi ti ha fatto e ti fa ancora soffrire...
2) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...







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domenica 13 marzo 2005 - ore 15:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")


du' balle...

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domenica 6 marzo 2005 - ore 15:05


necessario ma non sufficiente
(categoria: " Riflessioni ")



Ultimamente tendo a definirmi una persona del necessario ma non sufficiente. Perché cerco continuamente di conoscere e acquisire, ma non sono mai soddisfatto e alzo la categoria del necessario. Perché cerco sempre di porre nella parte del non sufficiente molte ambizioni, obiettivi e speranze del mio futuro. Ma quando pure i traguardi e gli obiettivi teoricamente più semplici non si raggiungono, anche una certa tenacia può logorarsi fortemente.
E continuo a ripetere per farmi coraggio:
Necessario ma non sufficiente per trovare il proprio posto nella società è sapere ciò che si vuole;
necessario ma non sufficiente per capire ciò che si vuole è essere aperti al mondo e alle esperienze che può offrirci;
necessario ma non sufficiente per farsi rispettare è dire cose sensate;
necessario ma non sufficiente per farsi capire è ascoltare a propria volta;
necessario ma non sufficiente per essere felici è…


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domenica 27 febbraio 2005 - ore 21:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Via gli esami, le domeniche di noia rimangono...

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venerdì 25 febbraio 2005 - ore 21:56



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho dato l'ultimo esame...
L'ultimo della mia carriera da studente...
Con i massimi risultati...
Ma non è come tutti gli altri...
Non ho il sollievo che provavo quando ho superato tutti i precedenti...
Perchè tra poco finirà questo periodo dell'univesrità...
Che pure con certi bassi personali...
Sarà con tutta probablità il migliore della mia vita...

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mercoledì 16 febbraio 2005 - ore 21:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")


dovrei andare a studiare, ragazzi, altro che aggiornare il blog! Ma ho una voglia di fare...

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venerdì 28 gennaio 2005 - ore 00:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")



L’ultima volta che ho aggiornato il blog ho scritto della difficoltà di modificare i pregiudizi, con qualche metafora –spero- suggestiva. Ora, non sono qua a smentire quel che ho detto in precedenza o ad improvvisarmi grande santone scacciaproblemi.

Però ho voglia di ricordare un fatto, piccolo quanto volete, ma di quelli che danno sollievo e qualche assaggio di ottimismo.
Oggi è la giornata della memoria, sessant’anni esatti da che i Sovietici sono entrati ad Auschwitz, liberando migliaia di persone dall’oppressione disumana dei lager. Alla memoria della Shoah si ricollega anche quella della resistenza italiana dal nazifascismo. Io e altri ragazzi della mia associazione avevamo deciso da tempo di fare qualcosa a proposito, in modo che la commemorazione fosse davvero tale e non solo a parole. L’abbiamo concretizzata, invitando una persona protagonista di entrambi gli eventi. Si tratta di Franco Busetto, partigiano ma anche internato per otto mesi nel campo di Mauthausen.
Questi incontri vengono organizzati in funzione di un pubblico che partecipa; è chiaro però che ottenere questo pubblico non è automatico, specie se in certi posti non si fanno di frequente certi eventi.
Nessuna paura tra di noi: ci si divide i compiti, si disegnano e stampano volantini, si cerca di contattare la stampa locale per avere una minuscola ma comunque dignitosa copertura mediale.
Tutti questi passaggi procedono senza intoppi: resta l’ultima fase, quella del volantinaggio vero e proprio. Sveglia alle 6,30 per 4 giorni: fuori fa un freddo cane che chiamerei addirittura licantropo. Mi incontro con i ragazzi: ognuno si divide una zona della scuola o della piazza del mercato.
Io e un altro ci posizioniamo di fronte ad un istituto tecnico.
Non è facile all’inizio. Pur piazzandoci vicino alle entrate, c’è subito gente che ci evita esplicitamente, con una certa diffidenza. “Penseranno che siamo spacciatori” mormoro ironicamente al mio amico. Poi cerchiamo di essere noi più incisivi: andiamo incontro agli studenti, diamo loro in mano i fogli fatidici. Arrivano studenti a frotte. Cominciano a sorgere folle di interessati, che entrano nel cortile della loro scuola leggendo attentamente quello che gli porgiamo. C’è chi lo prende con l’aria tra lo spaesato e l’indifferente, altri che sogghignano con un sentore di superiorità, considerandoci forse poveri idioti che perdono il loro tempo in cambio di tanto freddo.
C’è qualcuno che continua a guardarci con ostilità. Uno in particolare mi dice sgarbatamente che non è interessato, quando ho ancora il foglio nella mano protesa verso di lui. Io gli rispondo, mantenendo la calma, che è difficile non essere attratti da una cosa quando questa non si conosce. Lui ripete la stessa cosa, ma dopo una leggera insistenza da parte mia lo prende accigliato.
Suona la campanella, si avvicinano ai cancelli gli ultimi ragazzi, poi io e il mio amico andiamo a ricongiungerci con gli altri. Loro mi dicono che è andato tutto bene, nonostante le imprecazioni di qualche commerciante stronzo.

Arriva la serata dell’incontro: fatichiamo per le luci, accompagniamo Busetto nella sala, sistemiamo gli ultimi preparativi. Pian piano entra gente. Non voglio fare congetture sulle presenze; temo troppo di illudermi. Dopo un po’ mi rendo conto che non ne ho bisogno: non faccio tempo di voltarmi due minuti a dare consigli per le riprese, che nugoli di interessati si riversano nella sala. Pienone totale, gente sulle gradinate. Raggiungo certi amici in prima fila, e vedo lui: il tipo “non interessato”. Anche lui si accorge di me; si volta immediatamente, cerca di non farmi vedere che ha accolto il mio invito. Probabilmente si sente parte del gruppo dei pragmatici, di quelli che quasi ci ridevano in faccia due giorni prima, che non si occupano di queste cose campate in aria –per loro- come aquiloni.
Il suo atteggiamento lo smentisce: allunga sempre il collo in direzione dei discorsi dell’ex partigiano, alterna disponibilità all’ascolto a meraviglia pura.
Vederlo aggiunge un sapore speciale a questo incontro, che per l’affluenza è una vera vittoria. Sono soddisfatto, più che soddisfatto. E che ci prendano pure in giro i pragmatici che lui cerca di imitare; questi avranno un’immagine di se stessi intrisa di senso pratico, ma alla fine è solo superbia senza idee. Il loro numero era indubbiamente maggiore di noi ragazzi dell’associazione (eravamo in sette!), ma alla fine chi ha delle convinzioni, che siano anche le più astratte di questa terra, e una certa volontà di vederle attuate supera chi è abbarbicato nella propria chiusura mentale e vaghezza e che dissimula con sicurezza e concretezza, pur essendo quest’ultimo in netta maggioranza.
Del resto in quest'ultimo caso, rientra il disocrso della diffidenza e dei pregiudizi verso la politica e il fatto che dei giovani possano agire in questo senso.


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domenica 23 gennaio 2005 - ore 00:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Pregiudizi e cattive opinioni sono come pietre ai bordi dei fiumi: possono essere erose, ma molto lentamente e mai del tutto. E solo grosse piene riescono talvolta in quest'ultima opera.

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lunedì 3 gennaio 2005 - ore 22:30



(categoria: " Riflessioni ")


Rispondo al quesito che alcuni spritzini mi hanno posto riguardo al nick: Zeit viene dall'abbreviazione di Zeitblom, io narrante del Doktor Faustus di Mann, libro che ho letto qualche anno fa. Ho pensato di abbreviarlo in Zeit, parola che mi sembra abbia immediatezza, e che in tedesco oltretutto vuol dire tempo; e il tempo è una cosa fondamentale nella nostra vita: in base ad esso programmiamo il nostro futuro e in base a quello trascorso possiamo definire la nostra identità.

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sabato 1 gennaio 2005 - ore 22:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Devo purtroppo aggiornare il numero di vittime per il disastro dello scorso 26 dicembre: su Repubblica di ieri le vittime certe paiono 125.000, e il numero probabilmente sarà destinato a crescere… Altri commenti sono inutili, i media –nei loro limiti- hanno già detto tutto.

Vorrei riportare un estratto, sempre da Repubblica, di Umberto Galimberti: parla del rapporto tra il piacere carnale e l’innocenza del pensiero, è un tema profondo che si è spesso intrecciato con le mie riflessioni.

L’EROS, LA CARNE E L’INNOCENZA DEL PENSIERO
<<Per secoli abbiamo conosciuto lo spirito come l’antitesi della carne, e su questa antitesi la morale della chiesa Romana, l’etica dei calvinisti, il puritanesimo dei metodisti, il pietismo dei luterani e quant’altro di affine hanno diffuso una spiritualità asfittica che pare nascondere maldestramente la delimitazione del desiderio.
Milioni di uomini hanno vissuto la loro vita in un inferno di desideri rimossi, di angosce profonde e di colpe immaginarie, per aver identificato la carne col peccato.
Separati l’uno dall’altro, sia lo spirito che la carne si sono ridotti per lungo tempo ad essere “esangui”: senza il primo si è semplice meccanismo biologico di riflessi e pulsioni senza meta; senza la seconda è come bere senza dissetarsi, mangiare pane e non reggersi in piedi. Da questo doppio disgusto si spera che nasca quel connubio in cui consiste il messaggio cristiano tradito. Tradito, perché un inno cristiano recita “Veni creator spiritus”, e per essere creatore lo spirito non deve essere segregato dai sensi da una legge cieca e coatta, spesso diretta conseguenza della trasformazione di un messaggio in una chiesa e di un’idea in un’ideologia. E non avrebbe avuto senso che la tradizione giudaico-cristiana chiamasse Dio: “Il Vivente”.
A congiungere lo spirito con la carne è l’eros, quest’ultimo non un privilegio dei saggi e dei virtuosi, ma offerto a tutti con pari possibilità. E’ la sola pregustazione del regno, il solo superamento della morte; del resto un teologo scriveva: “solo se esci dal tuo io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio, e perché corri dietro a lui”.
Se il futuro apre le porte a questo connubio, forse anche l’Occidente può salvarsi dalla sua agonia e dire al mondo che la sua radice giudaico-cristiana non è altro che un messaggio d’amore. >>



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martedì 28 dicembre 2004 - ore 14:07



(categoria: " Pensieri ")


Che Santo Stefano di eventi. Sono andato in gita in montagna con gli amici, meta l'altopiano di Asiago, per tornare con il bilancio di una slogatura di quelle forti alla caviglia, per dei pattini per il ghiaccio con pessimi lacci, un mio amico che ha spaccato il fanale destro e rovinato la fiancata dallo stesso lato, altri tornati con la bronchite e l'influenza intestianle. E tornando a casa, sintonizzandoci ad una stazione radio, giunge notizia del disastro capitato in India e nel Sudest asiatico. All'inizio le rogne mie e degli altri cinicamente mi fanno apparire il maremoto come una fredda statistica -come avrebbe detto Stalin- anche per la distanza in chilometri. Poi il pensiero che un mio amico dell'università da Brescia era in vacanza da quelle parti cambia tutto: la vicenda personale fa uscire la mia percezione della cosa dall'insieme dei dati, si materializza la tragedia pura e semplice. Che moltiplico per 30.000, i morti attualmente accertati. Cribbio, che orrore,. Per fortuna, telefonando a casa sua il giorno dopo, cioè ieri, le preoccupazioni si allentano. Doveva partire più tardi di quanto avessi pensato, lui non costituisce perciò una delle piccole moltissime parti del dramma. Ma cambiando la mia prospettiva, quanta pena per quei poveri paesi, che vengono colpiti in una delle poche sicure fonti di ricchezza, il turismo!

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