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NICK: Ziggy
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ORA VORREI TANTO...




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MERAVIGLIE

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“Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


giovedì 4 dicembre 2003
ore 12:18
(categoria: "Vita Quotidiana")


Autogrill

Ero in autostrada, quando decisi di fermarmi ad un autogrill per andare alla toilette. Il primo bagno era occupato, quindi entrai nel secondo...
Appena mi siedo sulla tazza sento una voce proveniente dall'altro bagno:
"Ciao,come va?"
Non sono molto propenso a fraternizzare nei bagni degli autogrill, non so che mi è preso, ma alla fine ho risposto: "Mah, si tira avanti..."
E l'altro prosegue: "E cosa fai di bello?"
Ma guarda! Comincio a trovare la situazione un po' bizzarra, ma gli
dico: "Beh, quel che fai tu... sto facendo la cacca."
A questo punto sento il tipo che dice, irritatissimo: "Senti, ti richiamo più tardi, c'è un coglione qui a fianco che risponde a tutte le mie domande!!!!!!"


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mercoledì 26 novembre 2003
ore 18:14
(categoria: "Vita Quotidiana")


Mark


Cari soci in trincea,
Vi scrivo dalla spiaggia dove sto godendomi un tramonto mozzafiato. Elisabeth è qui accanto a me e sta bevendo un succo di frutta, ma io sono molto più attratto dal mio margarita. Solo le 5 e mezza. Rachel sta facendo sguazzare Ella in riva all’oceano, e tutte e due sono alla ricerca della conchiglia perfetta. Buffamente, mi scopro a pensare che manca solo una cosa per rendere perfetto questo quadretto: soccorrere un turista della domenica in presa ad un attacco di cuore sulla spiaggia, intervenire con una bella intubazione di fortuna con una canna di bambù, rimetterlo in sesto e rimandarlo a casa prescrivendogli riposo assoluto. Questo è il mio modo di dirvi che mi mancate molto, voi e quel buco fetente.

Ho pensato spesso che avrei potuto scegliere una carriera differente, per esempio nel settore privato dove questo mestiere è più redditizio e meno impegnativo. Ho realizzato che a parte quello che faccio ora – oziare al Sole con la mia famiglia - lavorare al Policlinico tutti questi anni, giorno dopo giorno senza un attimo di sosta, è stata la scelta migliore. So cosa state pensando ma, credetemi, il distacco fa capire molte cose. Il mio lato più narcisista vorrebbe credere che senza di me non ve la caverete, ma quello razionale sa che siete una splendida squadra di medici ed infermieri che ogni giorno affrontano il lavoro con passione, prontezza e abnegazione . Per quel che riguarda i pazienti so che la mi assenza si avvertirà a stento.

Quanto all’amicizia e al cameratismo, è tuta un’altra faccenda. Per riuscire ad andare via ho dovuto agire come ho agito, ma nessuno di voi non deve pensare neanche lontanamente che io non l’abbia stimato in tanti anni di lavoro comune. O che non avessi cose più intime da confidare a ciascuno di voi. Immagino che a questo punto molti avranno capito benissimo a che cosa mi riferisco, senza scendere in dettagli, tuttavia…

Ella ride e mi chiama, sembra impazzita, Rachel ha trovato la sua conchiglia…

Nota di Elisabeth Corday
Mark è morto questa mattina alle 6 e 04. Stava sorgendo il Sole. Era la sua ora preferita. Vi ho spedito la sua lettera perché sapeste che stava pensando a voi e perché gli avrebbe fatto piacere sapere lasciare un buon ricordo di sé.


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mercoledì 26 novembre 2003
ore 10:54
(categoria: "Vita Quotidiana")


Cose che accadono...

La scena che segue si è svolta sul volo della compagnia British Airways tra Johannersburg e Londra.
Una donna bianca, di circa 50 anni, prende posto di fianco a un uomo di
colore.
Visibilmente turbata, chiama l'hostess. "Che problema c'è signora?" chiede
l'hostess "Ma non lo vedete?" risponde la signora "mi avete messo di
fianco a un nero. Non sopporto di rimanere vicino ad un essere così ripugnante.
Assegnatemi un altro posto".
"Per favore si calmi" dice l'hostess " Perché tutti i posti sono occupati.
Vado a vedere se ce n'è uno disponibile" .
L'hostess si allontana e ritorna qualche minuto più tardi
"Signora, come pensavo, non c'è nessun posto libero in classe economica.
Ho parlato col comandante e mi ha confermato che non c'è nessun posto neanche in classe "executive".
D'altro canto, abbiamo ancora un posto in prima classe" e prima che la
Donna avesse modo di commentare la cosa l'hostess continua "E' insolito per la
nostra compagnia permettere a una persona di classe economica di sedersi in
prima classe. Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi a fianco di una persona così
sgradevole. E rivolgendosi all'uomo, l'hostess dice "Quindi, signore, se
lo desiderate, prendete il vostro bagaglio a mano che un posto in prima
classe l'attende..."
Tutti i passeggeri che, scioccati, avevano assistito alla scena, si alzarono applaudendo.


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mercoledì 26 novembre 2003
ore 10:26
(categoria: "Vita Quotidiana")


Cosa manca??


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giovedì 20 novembre 2003
ore 13:56
(categoria: "Vita Quotidiana")


Gli uomini di burro

Giovannino Perdigiorno, gran viaggiatore e famoso esploratore, capitò una volta nel paese degli uomini di burro. A stare al sole si squagliavano, dovevano vivere sempre al fresco, e abitavano in una città dove al posto delle case c'erano tanti frigonferi Giovannino passava per le strade e li vedeva affacciati ai finestrini dei loro frigoriferi, con una borsa di ghiaccio in testa. Sullo sportello di ogni frigorifero c'era un telefono per parlare con l'inquilino.

- Pronto.
- Pronto.
- Chi parla?
- Sono il re degli uomini di burro. Tutta panna di prima qualità. Latte di mucca svizzera. Ha guardato bene il mio frigorifero?
- Perbacco, è d'oro massiccio. Ma non esce mai di li?
- D'inverno, se fa abbastanza freddo, in un'automobile di ghiaccio.
- E se per caso il sole sbuca d'improvviso dalle nuvole mentre la Vostra Maestà fa la sua passeggiatina?
- Non può, non è permesso. Lo farei mettere in prigione dai miei soldati.
- Bum, - disse Giovannino. E se ne andò in un altro paese.

(G.Rodari)


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giovedì 13 novembre 2003
ore 16:35
(categoria: "Fotografia e arte..")








Vuoi sapere quanto è grande il mio amore? Conta le onde.


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mercoledì 12 novembre 2003
ore 09:07
(categoria: "Musica e Canzoni")


Sorprendimi
Sorprendimi
con baci che non conosco ogni notte
stupiscimi
e se alle volte poi cado ti prego
sorreggimi, aiutami
a capire le cose del mondo
e parlami, di più di te, io mi do a te
completamente
Adesso andiamo nel vento e riapriamo le ali
c’è un volo molto speciale non torna domani
respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani
qui non ci vede nessuno siam troppo vicini
e troppo veri
Sorprendimi
e con carezze proibite e dolcissime
amami
e se alle volte mi chiudo ti prego
capiscimi, altro non c’è
che la voglia di crescere insieme
ascoltami, io mi do a te e penso a te
continuamente
Adesso andiamo nel vento e riapriamo le ali
c’è un volo molto speciale non torna domani
respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani
qui non ci prende nessuno siam troppo vicini
e troppo veri… veri
Dai che torniamo nel vento e riapriamo le ali
c’è un volo molto speciale non torna domani
respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani
qui non ci prende nessuno siam troppo vicini
e troppo veri
Sorprendimi ,sorprendimi ,sorprendimi


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martedì 28 ottobre 2003
ore 11:06
(categoria: "Poesia")



Venezia è un pesce. Guardala su una carta geografica. Assomiglia a una sogliola colossale distesa sul fondo. Come mai questo animale prodigioso ha risalito l'Adriatico ed è venuto a rintanarsi proprio qui? Poteva scorrazzare ancora, fare scalo un po' dappertutto, secondo l'estro; migrare, viaggiare, spassarsela come le è sempre piaciuto: questo fine settimana in Dalmazia, dopodomani a Istanbul, l'estate prossima a Cipro. Se si è ancorata da queste parti, un motivo ci deve essere. I salmoni si sfiancano controcorrente, si arrampicano sulle cascate per andare a fare l'amore in montagna. Balene, sirene e polene vanno a morire nel mar dei Sargassi.

Gli altri libri sorriderebbero di quello che ti sto dicendo. Ti raccontano la nascita dal nulla della città, la sua strepitosa fortuna commerciale e militare, la decadenza: fiabe. Non è così, credimi. Venezia è sempre esistita come la vedi, o quasi. È dalla notte dei tempi che naviga; ha toccato tutti i porti, ha strusciato addosso a tutte le rive, le banchine, gli approdi: sulle squame le sono rimaste attaccate madreperle mediorientali, sabbia fenicia trasparente, molluschi greci, alghe bizantine. Un giorno però ha sentito tutto il gravame di queste scaglie, questi granelli e schegge accumulati sulla pelle un poco per volta; si è resa conto delle incrostazioni che si stava portando addosso. Le sue pinne sono diventate troppo pesanti per sgusciare fra le correnti. Ha deciso di risalire una volta per tutte in una delle insenature più a nord del Mediterraneo, la più tranquilla, la più riparata, e di riposare qui.

Sulla cartina geografica, il ponte che la collega alla terraferma assomiglia a una lenza: sembra che Venezia abbia abboccato all'amo. È legata a doppio filo: binario d'acciaio e fettuccia d'asfalto; ma questo è successo dopo, soltanto un centinaio di anni fa. Abbiamo avuto paura che un giorno Venezia potesse cambiare idea e ripartire; l'abbiamo allacciata alla laguna perché non le saltasse in mente di salpare di nuovo e andarsene lontano, questa volta per sempre. Agli altri diciamo che l'abbiamo fatto per proteggerla, perché dopo tutti questi anni di ormeggio non è più abituata a nuotare: la catturerebbero subito, finirebbe di sicuro su qualche baleniera giapponese; la esporrebbero in un acquario a Disneyland. La verità è che non possiamo più fare a meno di lei. Siamo gelosi. Anche sadici e violenti, se si tratta di trattenere chi si ama. Abbiamo fatto di peggio che legarla alla terraferma: l'abbiamo letteralmente inchiodata al fondale.

C'è un romanzo di Bohumil Hrabal dove un bambino ha l'ossessione dei chiodi. Li pianta solo sui pavimenti: a casa, in albergo, dagli ospiti. Tutti i parquet di legno che gli capitano a tiro vengono martellati dalla mattina alla sera. Come se il bambino volesse fissare le case al terreno, per sentirsi più sicuro. Venezia è fatta così; solo che i chiodi non sono di ferro ma di legno, e sono enormi, da due a dieci metri di lunghezza, con un diametro di venti, trenta centimetri. Sono piantati nella melma del fondale.

Questi palazzi che vedi, le architetture di marmo, le case di mattoni non si potevano costruire sull'acqua, sarebbero sprofondate nel fango. Come si fa a gettare fondamenta solide sulla melma? I veneziani hanno conficcato nella laguna centinaia di migliaia, milioni di pali. Sotto la basilica della Salute ce ne sono almeno centomila; anche ai piedi del ponte di Rialto, per contenere la spinta dell'arco di pietra. La basilica di san Marco poggia su zatteroni di rovere, sostenuti da una palafitta d'olmo. I tronchi se li sono procurati nei boschi del Cadore, sulle Alpi venete; li hanno fatti scendere fino alla laguna lasciandoli galleggiare lungo i fiumi, sul Piave. Ci sono larici, olmi, ontani, querce, pini, roveri. La Serenissima è stata molto accorta, ha avuto sempre un occhio di riguardo per questo patrimonio di legno; leggi molto severe salvaguardavano le foreste.

Alberi capofitti a testa in giù, piantati con una specie di incudine tirata su a forza di carrucole. Ho fatto in tempo a vederli, da bambino: ho sentito le canzoni degli operai battipalo ritmate dalle percussioni lente e poderose di quei magli sospesi per aria, a forma di cilindro, che scorrevano su rotaie verticali, in piedi, salivano piano, si abbattevano di schianto. I tronchi si sono mineralizzati proprio grazie al fango, che li ha avvolti nella sua guaina protettiva, ha impedito che marcissero a contatto con l'ossigeno: in apnea per secoli, il legno si è trasformato quasi in pietra.

Stai camminando sopra una sterminata foresta capovolta, stai passeggiando sopra un incredibile bosco alla rovescia. Sembra l'invenzione di un mediocre scrittore di fantascienza, invece è vero. Ti descrivo che cosa succede al tuo corpo a Venezia, a cominciare dai piedi.



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mercoledì 22 ottobre 2003
ore 08:41
(categoria: "Poesia")





Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell`incenso.
Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.


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giovedì 9 ottobre 2003
ore 14:22
(categoria: "Pensieri")


Per una mia amica...


"Insomma, leggo bene soltanto a letto. In passato sulla pancia, adesso sulla schiena, solidamente inzeppata fra due cuscini. La lettura da seduta resta associata alla scuola, al lavoro, alla carcerazione del corpo. Una parte del piacere se ne va. Eccetto che in metropolitana. Devo sempre leggere prima di addormentarmi. Anche alle quattro del mattino ho bisogno della mia dose. Dato che il mio occhio sinistro si stanca prima del destro, leggo con un occhio solo, sino allo sfinimento. Incapace di fermarmi alla fine del capitolo, del paragrafo o della riga, mi blocco a mezza frase, stecchita."


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