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"Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente.
L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero ...anche qui in questo mondo"

Giordano Bruno


“Dove finiscono le nostre capacità
inizia la nostra fede.
Una forte fede vede l’invisibile,
crede l’incredibile
e riceve l’impossibile.”

Detto Buddista


"Happiness’ only real when shared".
"Christopher McCandless"


Non vediamo le cose come sono,
ma vediamo le cose come siamo.

Vadim Zeland


Noi non diveniamo, noi siamo.
Non sforzatevi di divenire.
Siate.

Bruce Lee






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domenica 20 gennaio 2013 - ore 02:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"...i politici non hanno bisogno dei nostri soldi per fornire i servizi statali; hanno bisogno di depredarci per far sì che la gente non evolva spiritualmente."

tratto da: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2013/01/il-diritto-di-sovranita-individuale.html

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giovedì 17 gennaio 2013 - ore 00:03



(categoria: " Vita Quotidiana ")


...i veri maestri sono coloro che hanno scelto di vivere, non di sopravvivere! come puoi pensare di sprecare anche un solo momento a fare qualcosa che non ti piace? Questo non è vivere, questo è morire!

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martedì 15 gennaio 2013 - ore 01:12


il caso non esiste
(categoria: " Vita Quotidiana ")






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martedì 8 gennaio 2013 - ore 14:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Un sognatore, un Re, un creatore, un imprenditore costruiscono giorno dopo giorno il loro sogno, che li coinvolge e li appaga totalmente a ogni istante e a ogni respiro. Non danno la colpa delle loro sconfitte alle istituzioni o ai poteri economici. Il sognatore non ha padroni, non ha idoli, non crede a un mondo fuori di sé che gli impedisce di creare ciò che lui vuole.
... il mondo è dentro di te, il mondo è totalmente creato da te in ogni più piccolo e apparentemente insignificante particolare. Non c’è nessuno là fuori che possa muovere un solo muscolo se tu non lo vuoi. L’Universo abita in te, e non viceversa. Quando sentirai questo, allora sarai libero, sarai un Re, sarai inarrestabile."
(Victoria Ignis)

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venerdì 28 dicembre 2012 - ore 22:46


L’Io e l’apertura del Cuore
(categoria: " Riflessioni ")


Adesso vediamo brevemente da quali segnali potete capire se avete un Io già strutturato oppure no. Il che equivale a prevedere quanto soffrirete nei prossimi anni per via della destrutturazione forzata cui saremo tutti sottoposti.

È facile. C’è una parola che vi può illuminare: la gelosia. Tanto più questa malattia – perché è una malattia mentale – in voi è grave, tanto più indica che c’è ancora del lavoro da fare per strutturare l’Io. In generale un Io strutturato è un Io autosufficiente, che si autodetermina, che non ha più bisogno degli altri per affermare sé stesso. La gelosia funziona bene come esempio perché, a un livello profondo, rappresenta la necessità che un’altra persona – il partner – avvalori ciò che noi siamo, la nostra identità. In altre parole, la gelosia è il disperato bisogno che l’altro ci dimostri con la sua fedeltà che noi valiamo qualcosa. Il tradimento metterebbe invece in crisi la nostra identità, l’idea che abbiamo di noi.

Il bambino ha bisogno d’essere coccolato, riconosciuto, rispettato nei bisogni della sua personalità... E in effetti per un bambino è normale, anzi, indispensabile, ma per un adulto che sia davvero un adulto... no. Il bisogno di identificarsi in queste certezze esterne segnala un Io non ancora strutturato.

Questo è il gioco di Dio: vi do un Io e poi ve lo tolgo. La coscienza di essere individui separati dal Tutto, è temporanea e ci serve per osservare la Bellezza di quello che il Padre crea nell’Universo. L’unico scopo dell’autocoscienza individuale è divenire consapevoli di essere creature divine e poter osservare la Bellezza intorno a noi. Se non ci fosse consapevolezza che ragione avrebbe la creazione? Se guardiamo un albero e lo troviamo bello, questo accade solo perché abbiamo un Io che ci permette di confrontarci con l’albero. Lo stabilire che “lui” non sono “io”, mi permette di conoscerlo, di odiarlo oppure di amarlo.

Aprire il Cuore porta a una prima destrutturazione dell’Io, perché per amare l’altro, mentre da una parte dobbiamo continuare a sentirci separati da lui, dall’altra siamo anche costretti ad accorciare le distanze. Se lo amiamo è perché, pur essendo ancora diverso da noi, non rappresenta più lo sconosciuto e il pericolo.

La fase evolutiva che siamo in procinto di vivere è la fase della rottura delle distanze, perché è la fase dell’amore, e amare significa rompere le distanze. Per questo motivo la vibrazione di fondo del mio lavoro riguarda sempre l’apertura del Cuore. In realtà non sono venuto a parlare di Alchimia, Magia, tradizioni esoteriche e quant’altro... ma solo dell’apertura del Cuore... della visione della Bellezza.

Che tu invece vieni ad ascoltarmi nella speranza di illuminarti o risvegliarti… questo non riguarda me. Non mettere sulle mie spalle questo carico.

Qualunque libro tu abbia letto, qualunque scuola tu abbia frequentato, a qualunque tradizione o insegnamento tu faccia riferimento... se non hai aperto il tuo Cuore e non vedi la Bellezza sei semplicemente uno dei tanti ciechi di quest’epoca!

Se vivi in un mondo brutto è solo perché sei cieco, non perché il mondo sia davvero brutto. Se sei triste o in difficoltà il mondo non ha colpa. Gli occhi del Cuore non sono gli stessi occhi della mente e non vedono nulla di male, colgono solo Bellezza. Quando vedi solo Bellezza sei nell’anima, se invece vedi cose brutte vuol dire che sei nel circolo vizioso della personalità. Allora cerchi di scappare e chiami questa fuga psicologica “illuminazione”. Ma perché dovrebbe cercare una cosa come l’illuminazione chi vede già il mondo bello?

tratto da: www.salvatorebrizzi.com

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mercoledì 12 dicembre 2012 - ore 15:36


In valigia / Risveglio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da sempre gli uomini si chiedono se esiste una vita dopo la morte, ma forse la domanda che dovrebbero farsi è se esiste una vita prima della morte. Quella che viviamo è una vita o un sonno senza sogni? Spiritualità significa risveglio. Consapevolezza di sé, del proprio talento, della propria missione nel mondo. Ma quanti hanno davvero voglia di svegliarsi? Molti preferiscono stordirsi con emozioni violente e sostanze chimiche. La maggioranza si accontenta di distrarsi: calcio, tv, centri commerciali, un’intera industria dello svago è stata costruita per consentirci di pensare ad altro, cioè a tutto tranne che al fatto che stiamo dormendo. Qualcuno, quando proprio non ce la fa più, va dallo psicologo. Ma solo per avere un po’ di sollievo, non per curarsi sul serio. Semmai vorrebbe che fossero gli altri a prendersi cura di lui. Però neanche il più grande psicologo del mondo può svegliare la Bella Addormentata. Soltanto il bacio del Principe Azzurro che si trova dentro di noi.Ma se dipende da noi, perché non ci svegliamo? Il risveglio incute paura. Non dell’ignoto che troveremo, ma del noto che avremo perduto. E’ sempre la paura di perdere qualcosa, fossero anche le sbarre della propria prigione, a tenere in gabbia l’essere umano. La paura, non l’odio, è il contrario dell’amore. Infatti è impossibile amare quando si ha paura.
Esistono due sistemi per svegliarsi. Il più comune è il dolore. Quando la sofferenza ti arriva addosso, o ti annichilisce o ti sveglia. Muori dentro per rinascere fuori. Eppure ci si può svegliare anche in modo meno violento: attraverso l’ascolto di sé e degli altri. Se il cuore fosse un organo esterno, non sarebbe bocca, ma orecchio. Ascoltare, sentire. Separare l’Io eterno (che non significa infinito, ma fuori dal tempo) dal Me transitorio, dalle sue emozioni e dai suoi desideri ingannevoli, è la condizione per essere realmente vivi.
Per non rischiare di dimenticarmelo, metterò in valigia il manualetto di padre Anthony De Mello «Messaggio per un’aquila che si crede un pollo», dove ho ritrovato gran parte delle cose dette fin qui. Nel Mondo che Inizia non so se riuscirò a diventare aquila, ma vorrei smetterla una buona volta di passare per pollo.
MASSIMO GRAMELLINI

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mercoledì 12 dicembre 2012 - ore 15:32



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Uno sciocco è felice quando avviene qualcosa di positivo. Un guerriero è felice qualcunque cosa succeda. Non dipende più dal mondo.

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martedì 11 dicembre 2012 - ore 12:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")


La capacità di stare da soli è la capacità di amare. Può apparirti paradossale, ma non lo è. E’ una verità esistenziale: solo le persone in grado di stare da sole sono capaci di amare, di condividere, di toccare il nucleo più intimo dell’altra persona, senza possederla, senza diventare dipendenti dall’altro, senza ridurla a un oggetto e senza diventarne assuefatti. Le riconoscono libertà assoluta, perché sanno che se l’altro se ne va saranno felici come lo sono adesso: l’altro non può privarli della loro felicità, perché non è da lui che arriva..

Osho, Innamorarsi dell’amore

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domenica 9 dicembre 2012 - ore 22:33



(categoria: " Vita Quotidiana ")


La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii.

James Joyce

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martedì 4 dicembre 2012 - ore 00:14


Forme pensiero parassite
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Un buon esercizio capace di incrementare la nostra consapevolezza sarebbe quello di stilare un elenco dei nostri parassiti.
I parassiti sono le nostre forme pensiero, i nostri demoni, le nostre piccole grandi ossessioni. La paura di fare una brutta figura, la gelosia, il dover dimostrare di valere qualcosa, il non riuscire a dire di no, credere che i soldi, il sesso o la politica siano “cose sporche”, la paura di restare senza soldi o senza un partner, credere ciecamente in qualcuno o in qualcosa (in una religione, nella scienza, in un’ideologia), ecc.

Tutto ciò con cui c’identifichiamo al punto da divenirne schiavi è un parassita, in quanto si sta nutrendo della nostra energia. La forma pensiero del partner è infatti una delle più diffuse: quello che all’inizio era amore – se mai lo è stato – può con il tempo diventare un’ossessione che ci sfinisce psicologicamente e fisicamente, invece di regalarci gioia.

Le forme parassite sono tutte le nostre credenze, le fissazioni, le paure.
“Per me quelli che parlano di Magia e Alchimia sono tutti dei ciarlatani.”
“Per me tutti quelli che parlano di spiritualità sono brave persone di cui fidarsi.”
“Per me la medicina ufficiale è tutta da buttare.”
“Per me la scienza è l’unica che può aiutarci.”
“Per me chi non fa la raccolta differenziata è un criminale.”

La situazione ha dell’incredibile in quanto la forma pensiero parassita deve per forza passare attraverso il nostro cervello, il che ci fa ingenuamente credere di stare pensando pensieri realmente nostri. Ossia non siamo in grado di distinguere tra ciò che è realmente prodotto da noi e ciò che invece ci passa solo attraverso. E tutte queste idee non-nostre siamo disposti a difenderle a ogni costo. E inoltre combattiamo contro chi vuole aprirci gli occhi verso un’altra veduta. Per esempio, la paura di restare senza soldi o senza un lavoro è una forma pensiero parassita, è la solidificazione di un’insicurezza esistenziale che in realtà nulla ha da spartire con i soldi. Il segreto per sbarazzarsene sta nel vivere ogni giorno la Sicurezza interiore, ossia nel manifestare una totale Fede nella Vita.
Eppure quando pensiamo al conto in banca ci sembra qualcosa di oggettivamente reale, di indipendente dai nostri stati d’animo.

Facciamo quindi un elenco di tutti questi parassiti.
Ma in che modo dobbiamo farlo? Questa è la parte più difficile: la lista va fatta con dolcezza, tenerezza, senza alcun giudizio né verso di loro né verso noi stessi.
Perché il giudizio è il nutrimento di tutte le forme pensiero.

Analizziamo bene questo punto. Una delle forme pensiero più grosse che ci portiamo appresso è l’idea che in noi ci sia qualcosa di sbagliato. L’idea che almeno sotto alcuni aspetti noi siamo fatti male, facciamo un sacco di errori, siamo dei buoni a nulla. Ci guardiamo ma proprio non riusciamo a vederci perfetti, c’è sempre qualcosa da mettere a posto. Da ciò consegue che non riusciamo a vedere perfetti nemmeno gli altri: qualcuno va bene ma qualcun altro proprio no.

È il senso di non essere mai all’altezza della situazione. Paradossalmente, se guardiamo le nostre forme pensiero giudicandole, le rafforziamo sempre di più. Per cui a un primo stadio l’esercizio consiste nel cominciare a elencare onestamente tutti i parassiti che abbiamo addosso. Le forme pensiero che non ci lasciano vivere e che noi crediamo facciano parte del nostro modo di essere. Giusto per fare il punto della situazione. Ogni modo di pensare parassita è come se fosse un velo davanti agli occhi: se ce ne sono uno o due qualcosa s’intravede ancora, ma se ce ne sono molti, non si vede più niente della realtà circostante.

A un secondo stadio, come lavoro di guarigione dovremmo metterci davanti allo specchio per qualche minuto completamente nudi e provare ad amarci. Se all’inizio non sappiamo cosa significa “provare ad amarci” non importa; quasi nessuno lo sa all’inizio. Proviamoci lo stesso. Guardarci nudi per qualche minuto non può farci male. È un fatto simbolico, perché in quel momento ci sentiremo nudi anche sul piano psicologico. Ogni particolare del nostro corpo rappresenta infatti un aspetto della nostra psiche. Per cui stiamo simbolicamente mettendo a nudo anche la nostra psiche. Sopportare la vista del proprio corpo nudo è difficile per la maggior parte delle persone. Anche in questo caso... se non ci riusciamo... nessun giudizio. Facciamolo con tenerezza. Proviamo tenerezza per ogni centimetro di cellulite o per ogni centimetro di altezza che ci manca. In questo modo infliggeremo un duro colpo al nostro parassita più grande: il giudizio.

tratto da: www.salvatorebrizzi.com

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