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lunedì 26 marzo 2007 - ore 21:38
QUANDO DIO SEMBRA LONTANO
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un paio di anni fa ero in viaggio per tornare a Bergamo; c’era un temporale molto brutto a Napoli e molti voli erano stati cancellati. Il mio sembrava di no, così feci la coda per l’imbarco.
Saliti sull’aereo sembrava venisse la fine del mondo: tuoni, lampi, vento e grandine circondavano l’aereo e noi seduti non sapevamo cosa pensare.
Il pilota cercava di rassicurarci e nonostante il cattivo tempo partimmo in orario.
Il cielo era nero, coperto da nuvoloni che non promettevano niente di buono. Non avevo paura, ma mi faceva una certa impressione attraversare quelle nuvole tanto fitte e scure. Ma non appena sopra le nuvole di colpo apparve un sole meraviglioso.
Era stupendo sentire i suoi raggi illuminare il cielo! Di colpo, pensai ad una cosa ovvia, ma spesso tanto ovvia da essere dimenticata: il sole c’è sempre anche quando noi non lo vediamo. Sorge ogni giorno, anche se nuvole nere lo coprono.
E da qui un pensiero, anzi un messaggio che mi fece meditare per tutto il viaggio: "Vedi", mi stava dicendo Dio "Io sono con te sempre, anche quando sei distratta; nella tempesta io sono con Te, ma tu sei troppo occupata a guardare i problemi e non ti accorgi che il Sole sorge lo stesso. Basta un po’ di fede per riuscire a guardare oltre le nuvole… basta non fermarsi di fronte le difficoltà e confidare in Me, anche quando ti sembra che Io non ti rispondo. Io sono il tuo Sole della giustizia!"
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domenica 25 marzo 2007 - ore 13:14
GENTE CHE VUOLE MORIRE.....SONO STANCO DI VIVERE....!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Incominciai a sostenere che la vita fosse uno schifo intorno ai 16 anni. Tre erano i motivi principali. Il primo era l’insuccesso con le ragazze, particolarmente una. Ero innamorato pazzo di lei. Si chiamava Elisabetta e per lei mi sono quasi esaurito. Non mangiavo più, non studiavo, era diventata una droga. Ma lei niente. Non era minimamente interessata a me, o mi volevo solo come amico. Non immaginavo che si potesse soffrire così per amore. Forse era stato un po’ viziato da piccolo ed ero abituato ad avere quello che volevo. Ma il non potere avere Elisabetta, il vederla con altri, era una tortura.La seconda ragione era la scuola. Quanto odiavo la scuola a 16 anni! Avevo così tante cose da fare e da leggere e dovevo martirizzarmi con matematica e fisica e cose che non potevano interessarmi di meno. Ma la vera angoscia erano i voti bassi. Una sfilza di quattro in fisica e mate. Le scenate a casa, l’umiliazione in classe, ‘sta Elisabetta che prendeva sempre otto in ogni materia. Tutto mi sembrava uno stress enorme. Eppure speravo. La scuola sarebbe finita, sarei uscito di casa, insomma qualcosa nella vita sarebbe successo! Invece non succedeva mai niente se non banalità. Storie d’amore banali, serate con gli amici a spinellare con musica banale, il sabato al cinema a vedere film banali. Vivevo nella noia.Devo arrivare alla terza ragione. Ero comunista. Credevo profondamente nel comunismo; che avremmo creato una società giusta dove i ricchi non sfrutterebbero i poveri, dove non ci sarebbe più miseria e ci sarebbe giustizia per tutti. I miei genitori erano operai e vedevo quanto lavoravano e i sacrifici che facevano. Andavo alle manifestazioni per lottare per loro e per gli altri sfruttati. Organizzavo scioperi a scuola per loro. (Mio padre avrebbe preferito che studiassi di più!). Nonostante tutto questo amore per la classe operaia non c’è stato una volta che avessi lavato i piatti o dato una mano a mia madre per pulire la casa. Troppo banale.Arrivo al dunque; i rapporti tra compagni. Con alcuni eravamo amici; ma altri li odiavamo. C’era invidia, ambizione e tradimento tra di noi. Tutte cose che non erano compatibili con la nuova società di giustizia ed uguaglianza. Ma che società potevamo creare noi che avevamo gli stessi difetti dei borghesi, dei ricchi e dei fascisti? Mi resi conto che il fallimento del comunismo non era un fallimento dell’idea, ma dei comunisti. Per fare una società giusta, ci vogliono uomini giusti. E gli uomini non sono giusti. (Anni dopo scoprii che lo scrittore russo Dostoevesky aveva previsto tutto nel suo capolavoro i Demoni). E sì, sapevo che anche io non ero giusto; che ero pigro, arrogante, ambizioso e traditore. Facevo schifo a me stesso. Che speranza restava per l’uomo? Non c’era altro che caos, buio e paura? La vita era veramente in mano al cieco caso? Non c’era altro da fare che morire. Bevevo come una spugna, fumavo tutto e sempre conscio che mi stavo rovinando. Ma non m’importava nulla. La vita era uno schifo e non volevo più vivere. Mi piaceva leggere e vedere film che trattavano la vanità della vita (Bergman, Shakespeare, Sartre…). C’è anche un re molto saggio dell’antichità che aveva sperimentato gli stessi sentimenti e li descrive benissimo. A differenza di me, aveva esperimentato tutti i piaceri immaginabili allora (e anche adesso!) ed aveva tratto terribili conclusioni. Io ho detto in cuor mio: «Andiamo! Ti voglio mettere alla prova con la gioia, e tu godrai il piacere!»… Io presi in cuor mio la decisione di abbandonare la mia carne alle attrattive del vino… Io intrapresi grandi lavori; mi costruii case; mi piantai vigne; mi feci giardini, parchi, e vi piantai alberi fruttiferi di ogni specie; mi costruii stagni per irrigare con essi il bosco dove crescevano gli alberi; comprai servi e serve, ed ebbi dei servi nati in casa; ebbi pure greggi e armenti, in gran numero… accumulai argento, oro, e le ricchezze dei re e delle province;
mi procurai dei cantanti e delle cantanti e ciò che fa la delizia dei figli degli uomini, cioè donne in gran numero... Di tutto quello che i miei occhi desideravano io nulla rifiutai loro; non privai il cuore di nessuna gioia… Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatto, e la fatica che avevo sostenuto per farle, ed ecco che tutto era vanità, un correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto il sole..
Perciò ho odiato la vita,
Xkè tutto quello che si fa sotto il sole mi è divenuto odioso, poiché tutto è vanità, un correre dietro al vento. Ho anche odiato ogni fatica che ho sostenuta sotto il sole… Così sono arrivato a far perdere al mio cuore ogni speranza su tutta la fatica che ho sostenuta sotto il sole...
Anche questo è vanità, è un male grande. Allora, che profitto trae l’uomo da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo cuore, da tutto ciò che gli è costato [1]Già, che senso aveva tutto, per poi morire e soffrire? La morte, la sofferenza, le delusioni, le disgrazie… ma a che serve vivere? Che razza di senso ha la vita? Fu in mezzo a questa crisi che sentii parlare di Dio. All’inizio mi faceva ridere. C’era gente che credeva ancora in Dio! Tuttavia ascoltavo. Affermavano che Gesù era andato sulla croce per morire per me e darmi una seconda possibilità di vita; una nuova nascita, l’opportunità di cominciare di nuovo. Mi dissero che Gesù non era venuto per riformare la società, ma per cambiare l’uomo. Ed io avevo bisogno di essere cambiato.Che fare? Dov’era questo Dio? Era lì accanto a me che aspettava solamente che io Gli dicessi che lo volevo, che confessassi il mio bisogno di Lui. E Dio mi ha cambiato dandomi quella gioia e quella pace che mai avevo trovato. Mi ha dato una nuova vita; una vita avventurosa, di fede. Oggi so che il mondo non è orfano, che non è in mano al caos. Il male mi disturba e mi strugge; ma so che ci sarà giustizia. La mia vita è guidata da Lui, il Buon Pastore. Ora non desidero più la morte. Oggi posso dire con piena convinzione che la vita è meravigliosa, perché c’è Gesù.Se tu sei stanco di vivere, deluso dal caos della tua vita, Gesù, il Figlio di Dio, è pronto a darti una mano e tirarti fuori dal pantano nel quale sei immerso. ChiamaLo. Egli ti risponderà.
A.G. 24 anni
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domenica 25 marzo 2007 - ore 12:35
STORIA DI UN GIOVANE...COME ME....COME TE....
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non mi piaceva la sensazione di paura e umiliazione che stavo provando mano a mano che mi avvicinavo alla casa di campagna dei miei genitori. Se solo non avessi avuto quegli stramaledetti rimorsi di coscienza, forse, tenendo duro ancora un po’, avrei potuto dimostrare a tutti che non ero un perdente...La porta era socchiusa e le luci spente. Anche quelle del giardino. Persino il vento quella sera era insolito. Alla soglia dell’ingresso il mio cuore sembrava volesse scoppiare, tanto batteva forte.La casa della mia infanzia, adesso, mi appariva come lo scenario di un film horror in cui io ero la vittima designata da fare a pezzi. Certo, l’avrei meritato.

Quando, alcuni anni prima, ero andato via di casa, col mio gruzzolo in tasca e sicuro di essermi reso odioso ai miei, mai e poi mai avrei pensato di tornare. Mi ripugnava l’idea della famiglia; mi sentivo stretto e continuamente giudicato a causa del mio stile di vita. Così avevo deciso di andarmene il più lontano possibile.Ma il mondo che mi stava aspettando non era migliore di me. Era fatto di individui senza scrupoli che si prendevano gioco degli altri usando i loro corpi e i sentimenti per poi buttarli via quando non servivano più. Se ci tenevi alla tua pelle dovevi essere furbo e svelto. Solo che loro erano stati più furbi e più svelti di me.Per scampare l’inferno dei debiti e degli strozzini mi ero creato un giro di disgraziati pronti a tutto per una dose. Era un circolo vizioso che mi trascinava alla disperazione. Cominciai a provare disgusto per la vita che facevo. Avrei dato qualsiasi cosa per potermene liberare! Ma non avevo più niente: né soldi, né reputazione, né dignità. Per di più quello che avevo disprezzato della mia famiglia, ora lo desideravo come mai prima.Sognavo di tornare dai miei, ma avevo fatto loro del male e me ne vergognavo. Sarebbe bastato dirgli: “Mi dispiace, ho fatto un gran macello, scusatemi, se potete”? Fu tutto ciò che riuscii a balbettare alla segreteria telefonica di mio padre per dirgli che sarei tornato.Perché mai, allora, mi stupivano quel buio e quel silenzio della bella villa di famiglia?Quando si accesero le luci della sala da pranzo, non riuscivo a credere ai miei occhi. C’erano proprio tutti! Amici d’infanzia, parenti, addirittura i vicini! Mio padre e mia madre al centro. E non avevano il coltello tra i denti! Si erano mobilitati con tanto di fischietti e uno striscione: “Bentornato a cas…”
Non ebbi il tempo di finire di leggerlo che mio padre, davanti a tutti, mi si buttò al collo abbracciandomi forte. Piangemmo insieme, stretti l’uno all’altro. Roba da far sembrare una farsa la trasmissione della Carrà. Prima di quella sera non avevo saputo cosa fosse una festa.Conoscevo i rave party e le notti sfrenate. Ma non conoscevo il perdono e la gioia che ne deriva. Non lo avevo chiesto a nessuno, il perdono, fino a quel giorno.

Essere riaccolto, tenuto forte da un padre che non aveva mai smesso di amarmi e che ora non mi rinfacciava niente, ma che solo piangeva dalla gioia di rivedermi, fu la vera festa della mia vita.Quella sera tirammo fino al mattino e quando andai a letto esausto, mi tornò alla mente una storia che avevo letto da bambino e che avevo sempre considerato una favola: era scritta nel Vangelo di Luca, nel capitolo 15. Ed era vera.
Alberto R.
rivista trimestrale "punti fermi".
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domenica 11 marzo 2007 - ore 20:37
PREGARE..... E O NON E EVADERE DALLA REALTA?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Nel suo dialogo intimo con il Padre, egli (Gesù) non esce dalla storia, non sfugge alla missione per la quale è venuto nel mondo, anche se sa che per arrivare alla gloria dovrà passare attraverso la Croce.

Anzi Cristo entra più profondamente in questa missione, aderendo con tutto se stesso alla volontà del Padre, e ci mostra che la vera preghiera consiste proprio nell’unire la nostra volontà a quella di Dio.

Per un cristiano, pertanto, pregare non è evadere dalla realtà e dalle responsabilità che essa comporta, ma assumerle fino in fondo, confidando nell’amore fedele e inesauribile del Signore...
La preghiera non è un accessorio, un optional, ma è questione di vita o di morte. Solo chi prega, infatti, cioè chi si affida a Dio con amore filiale, può entrare nella vita eterna, che è Dio stesso.
Durantequesto tempo di Quaresima, chiediamo a Maria, Madre del Verbo incarnato e Maestra di vita spirituale, di insegnarci a pregare come faceva suo Figlio".
Benedetto XVI - 04.03.07
Agenda Parrocchiale
Duomo di S.Lorenzo
Abano Terme
Marzo 2007
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domenica 25 febbraio 2007 - ore 23:03
fenditure e ferite
(categoria: " Pensieri ")
Non ti è mai capitato di sorprenderti di fronte a un fiorellino sbocciato dalle fessure dei gradini di marmo? Oppure notare delle righe d’erba nata dalle screpolature dell’asfalto? O ammirare in montagna il "raponzolo delle vette", fiore giallo spuntato dalla fenditura d’una roccia?
Fenditure, fessure, spaccature, screpolature, squarci,… Sono tutti, mi sembra, sinonimi di "ferita" nella quale nasce e cresce l’erba, spunta un fiore, fiorisce la vita. Da ogni tipo di "ferita" può nascere la vita…
La stessa terra della campagna subisce una ferita: per farvi nascere la vita, la devi ferire, la devi arare. Dalla ferita del solco spunta il frumento, il grano, l’erba che alimenta l’uomo e gli animali. La ferita dice accoglienza e possibilità di trasformazione del seme. La ferita della terra assicura fertilità, è sede di vita.

La stessa potatura è una ferita che assicura maggior frutto. Anche l’innesto avviene solo tra due rami scorzati, "feriti". Ci sembra ovvio concludere che la vita nasce dalle ferite, dal dolore. Dal dolore di una donna, dalle doglie del parto nasce ogni figlio, nasce ogni uomo.
Dalla più grande ferita, dal più grande dolore di tutti i tempi è nata l’umanità; dal grido straziante dell’uomo Dio: "Dio, mio….perché mi hai abbandonato?". É stato questo dolore dalle dimensioni infinite che ha assicurato il culmine dell’amore infinito e ha dato speranza di salvezza e certezza di vita eterna ad ogni uomo che nasce e muore in questo mondo.

Da quando è stato vissuto questo dolore, da quando si è squarciato il velo del tempio, da quando una lancia sul calvario ha ferito il cuore dell’uomo-Dio, ogni dolore umano, materiale, morale, spirituale, fisico, psicologico, sociale… è destinato a produrre la vita.
La spiga nasce dal chicco di grano che marcisce e muore. Che male ha fatto per passare questo tormento? Nessuno se lo domanda, perché è nella logica delle cose; il buon vino esce dal grappolo stritolato, calpestato, dilaniato. Non chiederti perché all’acino d’uva è riservata simile sorte. Come non ci si domanda che male ha fatto Gesù per aver sofferto così: è nella logica dell’amore.

Ecco perché nell’Eucaristia, Gesù si è fatto pane e vino. Solo i grani triturati e trasformati in farina possono diventare pane; solo gli acini d’uva che hanno conosciuto il buio e il martirio del torchio possono trasformarsi in vino: pane e vino per la vita dell’uomo. Non mi domando più che male ho fatto per soffrire così; ma mi stupisco, nella fede, che in ogni ferita, in ogni tipo di dolore è nascosto il segreto per la nascita, per la rinascita della vita spirituale di ogni uomo.

dal blog di d.lele
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sabato 24 febbraio 2007 - ore 11:22
...SIGNORE,INSEGNACI A PREGARE...
(categoria: " Pensieri ")
"Signore insegnaci a pregare!" è la domanda che più di 2000 anni fa alcuni semplici pescatori rivolsero a Gesù, gente semplice che però non ha esitato a seguire quel Maestro che con il suo sguardo affascinava, con le sue parole scaldava i cuori e con i suoi gesti guariva e amava.

Sento dire spesso: "Non ho tempo per pregare"
"vorrei pregare, ma non so come fare"
"prego, ma poi le distrazioni sono tante..."

Allora nasce nel mio cuore questa preghiera!

Signore insegnaci a pregare! Si. o Signore, insegnami a pregare! Aiutami a comprendere che pregare non vuol dire necessariamente prendere in mano la corona del rosario o recitare qualche antica preghiera trovata in qualche libretto...
Preghiera è anche quando al mattino mi alzo dal letto e pur non avendo nessuna voglia di andare a scuola o al lavoro ti offro la mia fedeltà al dovere!
Preghiera è anche quando incontro quella persona che mi sta antipatica e invece di evitarla, provo a starle vicino... ogni minuto che con tanta fatica donerò a quella persona, avrà ai tuoi occhi un valore incalcolabile, sarà valutata da te molto più che un ora di preghiera recitata!

Preghiera è anche quando al tramonto del sole guardando la tua mano che nel cielo dipinge le prime stelle innalzo dal mio cuore un semplice grazie per i numerosi gesti d’amore e doni di cui riempi la mia piccola vita!

Preghiera è anche quando sono arrabbiato con te, o forse con me, a volte non lo capisco comunque quando sto male dentro quando non accetto qualche inconveniente, una malattia, un’incomprensione, un tradimento, un offesa, una sofferenza... Il mio sfogo con te, ogni mia lacrima per te diventa preghiera!

Preghiera è anche quando amo qualcuno e lo faccio "in verità" senza cioè cercare in questo amore me stesso o solo ciò che a me piace. Capace di rinunciare anche a qualcosa di me stesso capace di perdonare e vincere un’esagerata gelosia.

Pregare è anche quando semplicemente apro una pagina del Vangelo e mi chiedo cosa quelle parole possono dire alla mia vita!
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Pregare è anche quando ascolto la disperazione, la solitudine, le necessità di qualcuno che chiede ospitalità nel mio cuore, che chiede di fargli un po’ di spazio tra gli impegni della mia agenda!

Insegnami, o Signore a pregare così...allora non sarà più così difficile, e avrò la possibilità di farlo ogni giorno in ogni istante della mia vita e in ogni mia azione!
AMEN
dal blog di d.lele
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martedì 6 febbraio 2007 - ore 19:01
MARCO PANTANI
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...ieri sera, su rai uno è andato in onda un bellissimo film che racconta questa storia, facendo rivivere le emozioni delle grandi imprese, ricostruendo le luci e le ombre di una vita travagliata, svelando i retroscena della vicenda doping. Attraverso le voci di chi ha conosciuto e amato Marco e le immagini dei momenti più belli della sua carriera...

A metà degli anni Novanta irrompe sulla scena del ciclismo italiano il ciclone Pantani. Il Pirata - come tutti impareranno a chiamarlo - infiamma i tifosi, riportando lo sport delle due ruote ai fasti perduti di Coppi e Bartali. La gente lo ama di un affetto spontaneo e incondizionato, che non verrà meno neanche negli anni più difficili, quando, all’apice del successo, un controllo antidoping e il peso del sospetto lo spingeranno lungo una sofferta discesa che si concluderà solamente con la sua morte, il 14 febbraio 2004. La parabola umana e sportiva di Marco Pantani ha segnato la nostra epoca e animato molte discussioni: c’è chi lo ha acclamato come salvatore di uno sport in crisi, chi ne ha fatto il simbolo di un sistema malato, chi ha visto in lui la vittima di una società tanto pronta a creare i propri miti quanto implacabile nel distruggerli.

Al di là e prima di tutte le interpretazioni resta l’epopea, splendida e tragica, di un eroe dal talento superiore che resiste ai colpi furiosi del destino, ascende all’olimpo dello sport e, infine, sprofonda nell’autodistruzione.


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...Grazie marco... sei stato la scintilla che ha fatto scoppiare la mia fortissima passione per il ciclismo... quando tento di ripercorere le tue strade romagnole....non riesco a non commuovermi....
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martedì 30 gennaio 2007 - ore 12:12
...hai un momento Dio?...
(categoria: " Musica e Canzoni ")
c’ho un pò di traffico nell’anima.[...]ma voglio parlare[...]ho tre domande per te.[...]hai un momento Dio?[...]quanto mi costa una risposta da te?[...] perchè ho qualche cosa in cui credere[...]il viaggio è unico[...]lo so che c’è la fila ma hai un momento per me? [...]
Ecco come ligabue sente la neccessità di avere Dio a sua disposizione anche se solo per un minuto!
se tu avessi la possibilità di avere Dio davanti per un minuto... cosa gli chiederesti o cosa gli diresti?
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PERMALINK
martedì 30 gennaio 2007 - ore 00:20
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A volte ho come la sensazione di essermi perso,
di essere davanti a tanti bivii percorribili.
A volte percorrerne uno preclude la possibilità
di provarne un altro e questo mi mette in crisi.

Ci sono momenti nella nostra vita
In cui sopraggiungono le tribolazioni
E noi non possiamo evitarle
Ma esse ci sono per un motivo.
Solo quando le abbiamo superate,
capiamo perché le abbiamo incontrate….
(Paulo Coelho)
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domenica 28 gennaio 2007 - ore 09:47
...LA VITA E’ COME UN VIAGGIO IN TRENO...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Spesso si sale, si scende, ci sono degli incidenti. Quando nasciamo e saliamo sul treno, incontriamo le persone che crediamo ci accompagneranno durante tutto il nostro viaggio: i nostri genitori. Loro sono lì quando muoviamo i primi passi nei vagoni , quando cominciamo
a parlare. Sono sempre pronti ad accoglierci nel loro profondo abbraccio quando subiamo le nostre sconfitte. Rimangono al nostro fianco anche quando noi vogliamo che se vadano via e ci lasciano liberi. Ci sono sempre. Un giorno però loro scenderanno in una stazione e ci lasceranno camminare da soli ma il loro amore, il loro affetto, la loro compagnia e la loro amicizia ci saranno compagni. Sul treno salgono anche altre persone che per noi saranno molto importanti: sono i nostri fratelli e le nostre sorelle, i nostri amici e tutte le persone meravigliose che amiamo e che ci accompagneranno per questo lungo viaggio.
Qualcuna di queste persone che salgono sul treno considerano il viaggio come una piccola passeggiata dolce e leggera mentre altre trovano solo tristezza e dolore nel loro cammino. Ci sono persone invece che sul treno sono sempre presenti e sempre pronte ad aiutare coloro che ne hanno più bisogno, ma ci sono anche quelle che pensano
solo a se stesse e se ne infischiano degli altri passeggeri. Ci sono anche persone che salgono e riscendono subito e le avevamo appena notate e ci sono quelle che quando scendono lasciano una nostalgia perenne. Ci sorprende che qualcuno dei passeggeri, a cui vogliamo
più bene, si segga in un altro vagone e che in questo frangente ci faccia fare il viaggio da soli. Naturalmente non ci lasciamo frenare da nessuno quando ci spingiamo alla loro ricerca nel vagone o in tutto il treno se necessario. Purtroppo qualche volta non possiamo accomodarci al loro
fianco perché il posto vicino a loro è già occupato da qualcun altro che in quel momento ha più bisogno di loro. Ma non fa niente. Il viaggio è così: pieno di gioie, di dolori, di sfide da superare, di sogni da realizzare, di speranze e di addii. Ma, questo a differenza di tutti gli altri viaggi, è senza ritorno perché la vita è un viaggio continuamente in salita alla ricerca della felicità. Cerchiamo quindi di fare il viaggio nel migliore dei modi. Proviamo ad andare d’accordo con tutti i nostri compagni di
viaggio e cerchiamo il meglio in ognuno di loro perché ogni persona, anche quella più antipatica, può insegnarti qualcosa di importante per la tua vita. Ricordiamoci che in ogni fase del tragitto uno dei nostri
compagni di viaggio può vacillare e che quindi avrà bisogno di tutta la nostra comprensione e del nostro affetto. Anche noi vacilleremo spesso e ci sarà qualcuno che ci aiuterà a rimanere in piedi e a continuare il cammino. Il grande mistero del viaggio della vita è che non sappiamo
quando scenderemo definitivamente e tanto meno quando i nostri compagni di viaggio lo faranno perché la vita è un dono prezioso e nessuno ha il diritto di togliercela o di togliersela. Verranno momenti in cui dovremo separarci dai nostri compagni di viaggio perché ognuno nel treno deve trovare il suo posto nel suo vagone. La separazione da tutti gli amici che abbiamo incontrato durante il viaggio sarà dolorosa e triste. Ma ho la speranza, anzi la certezza che un giorno o l’altro li rivedrò venirmi incontro tutti con un grande bagaglio che quando li ho incontrati per la prima volta era ancora mezzo vuoto. Ciò che mi renderà veramente felice è il pensiero che ho contribuito ad aumentare e arricchire il loro bagaglio impreziosendolo. A voi tutti, i miei amici, auguro di proseguire il vostro viaggio nel migliore dei modi, vi auguro di riuscire a trovare il vostro posto sul treno della vita e di raggiungere quella felicità che ogni uomo desidera e ricerca per tutta la sua vita.
A coloro che fanno parte del mio treno io auguro BUON VIAGGIO!!
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