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ho visto tante cose...quella più bella il viso di mia figlia appena nata..una sensazzione unica, indescrivibile....

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ORA VORREI TANTO...



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OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

“Addio” è una parola immensa e difficile, a volte la diciamo per necessità e forse non badiamo tanto ad essa e non pensiamo alla sua potenza, ma quando è il cuore a suggerire questa parola e la mente a comporla, quando le lacrime bagnano le labbra di chi la pronuncia e serra quelle di chi la riceve, quando un attimo diventa una vita...
in quel momento in quei pochi secondi necessari alla pronuncia,capiamo la vera natura di questa parola.
Non usate questa parola senza la mente, non usate questa parola senza il cuore !
Ora provate a sostituire in lettere “addio” in “ti amo”.






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giovedì 10 maggio 2007 - ore 13:18


La parola
(categoria: " Riflessioni ")





Parlare è spesso la cosa più difficile. Per alcuni brevi
istanti la coppia ha potuto fare a meno delle parole per
comunicare, ed eccola ora ritornata alla forma di scambio
abituale. Le parole sono strumenti che possono in un atti-
mo diventare pericolosi: le discrepanze che si verificano tra
ciò che si vorrebbe esprimere e ciò che invece le parole
dicono sono inevitabili. Bisogna per questo approfittare di
quei momenti in cui la comprensione intuitiva è ancora
molto forte per usare di nuovo questo strumento che più
che in ogni altra circostanza ha la possibilità di apparire
giusto e vero. Parlare d’amore dopo aver fatto l’amore è il
solo modo di verifìcare le proprie impressioni, ed è quindi
questo il momento di interrogare il proprio amante sui suoi
gusti in materia di sessualità, per confessare le proprie
difficoltà o preferenze, e per riconoscere i reciproci difetti.

Se tutto questo sembra delicato e difficile, è più facile
però testimoniare all’altro la propria gratitudine. In questo
momento la donna sembra averne bisogno: è stata gratifi-
cata nel rapporto, è stata il solo ed unico oggetto del deside-
rio del suo amante, ma ora viene a sentirsi di nuovo respinta
nell’anonimato. Il minimo sospetto di reticenza da parte
dell’uomo la farà sentire improvvisamente abbandonata, e
ha quindi bisogno della sua ammirazione.

A sua volta la donna non può restare in silenzio. Non
occorre molto. L’uomo sa ben distinguere le sfumature che
tradiscono l’ammirazione dell’amante per lui, rassicuranti
per la sua virilità, anche da una semplice frase, tipo: «Come
mi sento bene adesso!».
Una volta cominciato a confidarsi le proprie sensazioni e
impressioni, si giunge presto allo scambio di confidenze e a
«raccontarsi», perché il sentimento di fiducia che i corpi
hanno fatto nascere porta su un nuovo piano di conoscenza
reciproca.
Quando si sono divisi i momenti più segreti e più intimi,
non stupisce che si provi la tentazione e il desiderio di far
scoprire all’altro tutti gli aspetti di una vita che gli è altrimenti
sconosciuta.




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martedì 27 marzo 2007 - ore 13:18


300
(categoria: " Cinema ")


Nella struttura complessiva 300 si presenta come un film decisamente ’avanti’, una sorta di asticella del salto in alto posizionata oltre i limiti finora pensabili al cinema (anche se con la frustrazione di chi nelle scene di battaglia sente di trovarsi dinanzi a un videogioco particolarmente sofisticato senza poter intervenire schiacciando pulsanti). Se ci si ferma qui quindi tutto funziona: è un ’gioco’ realizzato ad alto livello qualitativo. Se si pensa però che mentre esce questo film un conservatore illuminato come Clint Eastwood ci sta raccontando con Flags of Our Fathers prima e Lettere da Iwo Jima poi come di qua e di là dalla linea del fronte (ovunque questa sia stata tracciata nel tempo e nello spazio) ci sono degli uomini e non delle macchine di morte, allora il discorso cambia. Woody Allen diceva che quando ascoltava Wagner gli veniva voglia di invadere la Polonia. Vedendo 300 può venir voglia di invadere l’Iran (che una volta si chiamava Persia per chi non lo ricordasse).

Re Leonida/
Gerard Butler



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venerdì 9 marzo 2007 - ore 12:29


Amore
(categoria: " Amore & Eros ")


Si usa questa parola per descrivere sia i rapporti uomo-donna che quelli madre-fìglio, bambino-genitore, io-genere umano. Giustamente, perché tutti questi rapporti fanno parte di uno spettro continuo.
Quando si parla di relazioni sessuali ci sembra giusto usarla per descrivere tutti i rapporti caratterizzati da tenerezza, rispetto e attenzione reciproci: da un rapporto di interdipendenza assoluta, nel quale la morte di uno dei due mutila l’altro per anni, a una piacevole notte d’amore passata insieme. Tutti i livelli intermedi sono amore, sono parte dell’esperienza umana e vai la pena di viverli. Alcuni soddisfano le esigenze di una persona, altri di un’altra, altri ancora della stessa persona in momenti diversi. E questo il vero, grande problema dell’etica sessuale, ed è fondamentalmente un problema di conoscenza di sé e di comunicazione. Non si può partire dal presupposto che la propria "concezione dell’amore" sia accettabile o vada bene a qualunque partner; non si può partire dal presupposto che questa concezione non cambierà in modo imprevedibile per entrambi nel corso di un rapporto d’amore, non è possibile conoscere se stessi alla perfezione. Se si vogliono avere rapporti d’amore bisogna correre questi rischi e non contare soltanto sul fatto di fare o meno l’amore insieme (anche se questa è potenzialmente un’esperienza cosi totale da giustificare l’enfasi conferitale dalla tradizione popolare, che la ritiene il punto centrale di qualunque rapporto d’amore), A volte due persone si conoscono molto bene, oppure pensano di aver risolto la maggior parte dei loro problemi discutendoli, e può darsi che sia cosi. Ma anche in questo caso, se la si vuole definire con il nome di amore, deve trattarsi di un’esperienza potenzialmente aperta a tutte le possibilità. La tradizione ha tentato di ridurre i rischi formulando una serie di regole morali, che però non funzionano in tutti i casi. E non sono nemmeno molto utili per classificare i lati positivi dei vari tipi di rapporto. Il sentimentalismo romantico ha fatto si che un’intera generazione considerasse l’ "amore" una specie di offerta totale di sé fatta da un individuo a un altro. In epoca più moderna, alcune persone si sono rivoltate contro questa logica (per esempio Casanova) e si sono poste il problema di non avere problemi, non accettando le aperture e i rischi di un rapporto reale fra individui. Se l’amore sessuale può essere (ed è) l’esperienza umana più importante, è chiaro che deve comportare anche qualche rischio. All’amore dobbiamo i momenti migliori e peggiori della vita.
In questo senso è un po’ come l’alpinismo: le persone troppo paurose non riescono a sopportare l’esperienza; quelle più equilibrate e coraggiose sono disposte ad accettare i rischi in cambio delle ratificazioni, ma si rendono anche conto della differenza tra questo comportamento e la consideratezza. Per di più l’amore coinvolge anche un’altra persona, che pure rischia. Bisogna almeno preoccuparsi di non sfruttarla, di non farle del male (non si porta un novellino a scalare una montagna per poi lasciarlo a metà strada quando le cose si fanno difficili).
La soluzione non sta nemmeno nell’assicurarsi il consenso del partner all’inizio. Ci sarebbero molte cose da dire in difesa del concetto vittoriano di non comportarsi da "mascalzoni" ("persone prive di sentimenti elevati e onesti"). Fra l’altro, le mascalzonate non sono caratteristiche specifiche di un sesso. Il matrimonio fra due persone senza scrupoli, che tendono a imporsi, e a sfruttarsi a vicenda, non è amore.



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lunedì 5 marzo 2007 - ore 14:09


cofanetto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cassolette

Termine francese che significa cofanetto di profumi. Il profumo
naturale di una donna pulita: la sua maggiore attrattiva dopo la bellezza(alcuni direbbero che la precede). Il profumo emana da tutto il corpo femminile: capelli, pelle, seni, ascelle, genitali, e dagli abiti che indossa. La sfumatura dipende dal colore dei capelli, ma ogni donna emana un profumo diverso. Anche gli uomini hanno un profumo naturale che le donne avvertono, ma mentre un uomo può infatuarsi del profumo di una donna, le donne in generale tendono a percepire il profumo maschile come giusto o sbagliato. Sbagliato non significa tanto sgradevole quanto, per ragioni impercettibili, non adatto a loro. Spesso nella percezione femminile dell’odore maschile entrano in gioco condizionamenti estranei, come nel caso dell’odore di tabacco.
Data la sua grande importanza, una donna deve badare al proprio profumo con la stessa attenzione con cui bada al proprio aspetto e deve imparare a usarlo nel corteggiamento e nel rapporto sessuale con la stessa abilità con cui usa il resto del corpo. Il fumo non ne migliora la qualità. Il profumo femminile è un’arma che si può usare a distanza (non c’è niente che seduca un uomo in forma altrettanto definitiva, addirittura a livello subliminale, senza che lui se ne accorga). Nel con tempo, se ha un olfatto assai sensibile, e se conosce bene la sua compagna, può arrivare a interpretarlo e a capire da quello se lei è eccitata.
La sensibilità ai profumi, e la consapevolezza dei medesimi, nelle persone pulite, variano nei due sessi. Non sappiamo se questo sia dovuto a differenze innate, come l’incapacità di percepire l’odore del cianuro, o a blocchi inconsci. Alcuni bambini non riescono a divertirsi giocando a mosca cieca perché capiscono dall’odore chi li sta cercando: certe donne hanno il senso dell’olfatto molto acuto quando sono incinte. Gli uomini riescono a percepire l’odore di alcune sostanze chimiche del tipo del muschio solo dopo un’iniezione di ormoni femminili. Probabilmente esiste tutto un meccanismo di segnali biologici che solo adesso stiamo cominciando a scoprire. Si stabiliscono molte più simpatie e antipatie tra esseri umani basate sugli odori di quanto non sia disposta ad ammettere la nostra cultura dei deodoranti e dei dopobarba. Molta gente, donne specialmente, dicono che quando si tratta di decidere se andare a letto o meno con qualcuno si lasciano guidare dal naso.




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mercoledì 28 febbraio 2007 - ore 12:49


LA MAMMA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



La mamma è quella che ti insegna a rispettare il lavoro degli altri:
-"Se dovete ammazzarvi, fatelo fuori di qui, che ho appena pulito!"

La mamma è quella che ti insegna a pregare:
-"Prega il tuo Dio che non ti sia caduto il sugo sul tappeto!"

La mamma è quella che ti insegna a rispettare le tempistiche di lavoro:
-"Se non pulisci la tua camera entro domenica, ti faccio pulire l’intera
casa per un mese!"

La mamma è quella che ti insegna la logica:
-"Perché lo dico io, ecco perché!"

La mamma è quella che ti insegna ad essere previdente:
- "Assicurati di avere le mutande pulite, non sia mai che fai un incidente
e ti devono visitare!"

La mamma è quella che ti insegna l’ironia:
-"Prova a ridere e ti faccio piangere io!"

La mamma è quella che ti insegna la tecnica dell’osmosi:
-"Chiudi la bocca e mangia!"

La mamma è quella che t’insegna il contorsionismo:
-"Guarda che sei sporco dietro, sul collo!"

La mamma è quella che t’insegna la resistenza:
- "Non ti alzi finché non hai finito quello che hai nel piatto!"

La mamma è quella che t’insegna a non essere ipocrita:
-"Te l’ho già detto mille volte di non farlo, non fare finta di niente!"

La mamma è quella che t’insegna il ciclo della Natura:
"Come ti ho fatto, ti disfo!"

La mamma è quella che t’insegna il comportamento da non tenere:
-"Smettila di comportarti come tuo padre!"




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venerdì 23 febbraio 2007 - ore 14:04


CAPELLI
(categoria: " Riflessioni ")



Tra i capelli si annidano molte sfumature freudiane.
Nella mitologia, per esempio, i capelli sono un segno di virilità: ne sono testimoni Sansone ed Ercole.

La nostra cultura ha appreso da precedenti generazioni ad associare ai capelli lunghi la femminilità e ai capelli corti il conformismo maschile, sicché alcuni individui si irritano al parossismo nel vedere i giovani maschi rifiutare questo stereotipo e lasciarsi crescere i capelli come, per usare le parole del manoscritto di Harvard del XVII secolo, "i ruffiani o gli indiani selvaggi"... oppure come Garibaldi.

Freud pensava che i capelli lunghi delle donne avessero il
potere di rassicurare i maschi, in quanto li vedevano come
sostituto del fallo, che le donne non possiedono. Comunque
stiano le cose, i capelli lunghi negli uomini si accompagnano
a una concezione meno ansiotica della virilità.
Fare giochi sessuali con i capelli lunghi è molto bello, per le
particolari caratteristiche di consistenza e morbidezza di cui
essi sono dotati:
si possono prendere tra le mani, si possono utilizzare per
reciproche carezze, e in generale come una risorsa in più.
Alcune donne trovano eccitanti i peli maschili perché danno un’impressione di virilità, altre si raffreddano perché trovano che conferiscono un’aria animalesca. E una questione di atteggiamento.

Anche la barba è legata alle convenzioni che in certi periodi
impongono a tutti di portarla, in altri la proibiscono o la limitano a marinai, pionieri e personaggi fuori dal normale, come artisti e cuochi. Schopenauer riteneva che la barba coprisse quella parte del volto che "esprime i sentimenti morali" e fondamentalmente la disapprovava, sostenendo che esibire un preciso segnale sessuale proprio sulla faccia era immodesto. Oggi, potete seguire le vostre preferenze, o meglio, quelle della vostra partner.



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mercoledì 7 febbraio 2007 - ore 13:51


silenzio
(categoria: " Riflessioni ")


Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorietante dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

Gli amici veri, pochi, uno ?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.

Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.


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sabato 27 gennaio 2007 - ore 00:30


strumenti di lavoro
(categoria: " Lavoro ")




come fare senza non è possibile, anche se in questo periodo non la uso molto viene in automatico metterla, come accendere il pc....ecc
e poi mi ritrovo con l’orecchio d’ elefante


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venerdì 12 gennaio 2007 - ore 13:43


delusa
(categoria: " Riflessioni ")




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lunedì 8 gennaio 2007 - ore 13:57


ritrovare un amico
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Grande cosa è l’amicizia
e quanto sia veramente grande
non lo si può esprimere a parole,
ma soltanto provare.



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