TUTTI VEDONO QUELLO CHE SEMBRI, MA POCHI CAPISCONO QUELLO CHE SEI!
JIM MORRISON
E’ inutile preoccuparsi del fatto che oggi potrebbe essere la fine del mondo. In Australia è già domani.
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domenica 23 agosto 2009 - ore 18:59
Chi vuol essere uno scrittore
(categoria: " Pensieri ")
Sono qui nel mio giardino, o meglio il cadavere di quello che una volta doveva essere stato un giardino, sono leggermente rossa in faccia e sul petto, è da questa mattina che mi godo i rari raggi di sole inglesi. E’ domenica e da brava boring-office-girl non lavoro, così me la cazzeggio di brutto. Mi è capitato di rileggere il mio diario di questi ultimi anni, l’ho iniziato il 29 Marzo 2006, quando -come ha scritto l’amica che me l’ha regalato- ho iniziato la mia avventura: quel giorno lasciavo l’Italia per la Spagna, non ancora per Barcellona, prima la mia vita avrebbe avuto una breve fermata a Palma de Mallorca. Oggi mi è capitato di rileggere alcune pagine della mia vita da quel giorno ad oggi. Per masochismo o egocentrismo questo non lo so ancora, probabilmente un buon mix di entrambi. Ho scoperto che col passare del tempo sto invecchiando. E’ triste da dire perchè anagraficamente ho solo 23 anni ma a volte mi sento che potrei essere la nonna di alcune mie amiche. Fortuna che lavoro per la Roc e posso avere le creme antirughe! Jeje!! Cmq me ne sono accorta perchè mi rendo sempre più conto a volte di avere paura. Avere paura di soffrire e avere paura di rischiare. Che poi praticamente è la stessa cosa perchè se rischi puoi anche soffrire e se soffri vuol dire che hai rischiato, che hai osato. Dopo l’ultima batosta (sommata a quella in Spagna) con i ragazzi sono diventata molto più prudente, diffido di loro in generale, dei loro gesti e delle loro parole, penso sempre che stiano mentendo e che si riveleranno presto per quel che sono veramente. Un mio amico (ora so di poterlo definire così) dice che odio gli uomini ma che è soltanto una fase e devo superarla. Può darsi, fatto sta che l’idea di una nuova storia mi terrorizza completamente, ma dall’altro lato il desiderio di sentirmi amata e protetta c’è sempre. Anni fa ero una bambina, in tutti i sensi. Ero inesperta e piena di illusioni e buone speranze, mi lasciavo abbindolare, credevo a tutto e a tutti, mi piaceva sognare. Col tempo sono diventata più dura, ma soprattutto nei confronti di me stessa.
Col passare degli anni ho guadagnato tante cose, non parlo di cose materiali, e posso dire di essere fiera di me stessa. Quello che ho e dove sono l’ho ottenuto tutto da me, certo con qualche piccolo aiuto, ma ho indubbiamente lavorato sodo in questi anni, anche nei momenti più bui ho sempre ritrovato da qualche parte la forza e le ragioni che mi avevano portato lì. Però dall’altro lato ho anche perso tanto. Ad esempio il mio essere incazzata con il mondo. Ora si è trasformato in una forza più matura, più adulta, più consapevole di se stessa. Il che forse non è poi tutto un male. Però a volte mi manca quella parte di me. Quell’essere sempre contro tutti e contro tutto, quel voler cambiare il mondo senza sapere nemmeno da che parte cominciare, quello sognare di rivoluzioni e compañeros bagnati da una pioggia torrenziale.
Un’altra cosa che ho perso, probabilmente conseguente a quest’ultima, è la mia capacità di scrivere. Una volta sapevo disegnare emozioni, sentimenti, lacrime, dolore e felicità, ora so soltanto descrivere i miei sentimenti. Che povertà di scrittura. So solo parlare di me stessa, proprio come sto facendo esattamente adesso, ed elencare i cambiamenti della mia anima.
Rileggevo il mio diario e ho iniziato a pensare a qualcuno che aveva la mia stessa capacità, solo molto più sviluppata e con molta più fantasia e un pò di coraggio in più. Lui scriveva storie. E mi piaceva leggerne i pezzi, poco a poco, entrare nei personaggi e scoprire la trama insieme al suo scrittore. Non so se ne scrive ancora, sicuramente non come quelle di una volta. L’amore e l’età devono avere rincoglionito un pò pure lui. Nel senso buono ovviamente. Ovviamente. Da qualche parte una volta ho letto che a volte incontriamo le persone giuste nel momento sbagliato e quindi siamo costretti a rinunciarvi o comunque a non dedicarvi il tempo che vorremmo. Ho sempre pensato questo del mio "scrittore preferito". Chissà cosa pensa lui. Non è tristezza e nemmeno rimpianto credo, perchè altrimenti avrei dovuto rinunciare a molte cose che mi hanno fatto crescere e cambiare e non so se -potendo scegliere- avrei voluto. Però sì, ho sempre avuto la curiosità di sapere come sarebbe andata, cosa sarebbe successo. Cosa avrebbe scritto lui e cosa sarei stata capace di scrivere io. Se adesso, a distanza di 3 anni, ne sarei ancora capace. Per scrivere ci vuole coraggio, coraggio ed energia e trovarli da soli non è sempre facile, a volte abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti, che ci somministri a piccole dosi l’energia, l’entusiasmo ed il coraggio per evitare che vengano sprecati, per evitare che un giorno ne abbiamo 105 e un altro giorno solo 15. Non sono una scittrice e probabilmente non la sarò mai, almeno non di queste che vedono il loro nome sulla copertina lucida di qualche libro esposto nelle vetrine delle Feltrinelli di tutto il mondo. Però mi piace scrivere, è una cosa che mi è sempre piaciuta e che ho sempre fatto, fin da quando mi hanno insegnato a mettere insieme parole sulla carta, fin da bambina. Soffrivo di scrittura-bulimica, a casa ho uno scatolone con tutti i quaderni e diari dove ho immortalato i miei pensieri, i miei sogni. Fatto sta che la scrittura è ilmodo di aiutare me stessa, il mio ricovero quando ho bisogno di ritrovare me stessa, a volte capita che mi perda in pochi metri quadrati. E allora scrivo e pian piano vedo tuttopiù chiaro. Però per scrivere in un senso più ampio, non solo per guarire il tuo cuore, hai bisogno di qualcuno che ti guidi, che ti aiuti a non scadere nella banalità o nell’assurdità cattiva, qualcuno che conosca lui stesso la scrittura. Non potrebbe farlo un semplice amico, dev’essere un amico che sappia cosa significhi scrivere. Altrimenti tempo perso, solo belle parole di chi veramente non capisce ma vorrebbe comunque rendersi utile. Chissà se avevo trovato il mio Omero e ho dovuto rinunciarci. Chissà se lui ha pensato -anche solo per un istante- di aver trovato la sua Virginia e ha dovuto rinuncarci.
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giovedì 14 maggio 2009 - ore 22:01
VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Iran: diritti umani violati
Delara Darabi è stata impiccata la mattina di venerdì 1 maggio nella prigione centrale di Rasht, nellIran settentrionale. Delara Darabi era stata condannata a morte per un omicidio commesso quando aveva 17 anni; la sentenza era stata emessa a termine di un processo iniquo, non avendo i giudici preso in considerazione prove che avrebbero potuto scagionarla dallaccusa di omicidio, e lesecuzione della stessa è avvenuta senza che il suo avvocato ne fosse stato informato.
Limpiccagione di Delara Darabi ha riportato lattenzione sullIran, un paese dove si ricorre alla pena di morte, anche nei confronti di minorenni al momento del reato, si reprime il dissenso, si eseguono arresti arbitrari ed esiste una diffusa discriminazione legale.
La messa a morte di Delara Darabi conferma quanto Amnesty International documenta e denuncia da tempo: in Iran i diritti umani vengono ampiamente violati.
Fonte: Amnesty International
Link ad Amnesty International.it
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sabato 7 marzo 2009 - ore 19:58
Giusto per par condicio
(categoria: " Riflessioni ")
Lettera dei detenuti del carcere di Padova ai genitori di Eluana:
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=12204
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sabato 7 marzo 2009 - ore 15:58
I miss you very much, Ill always do
(categoria: " Amore & Eros ")
"Yaj, I really need to hear 2 words, please tell me that its over, I have to move on and I need to hear it."
"Eli.. Its over.."
"Then, was it so difficult?"
"No.. But I thought you knew it.."
"Of course I knew it, but anyway you should have told me long time ago"
Ora che il mio calvario dattesa è finito e so che non avrò mia più la possibilità di stare con lui non credo di stare meglio. Lidea di non poterlo più toccare, abbracciare, baciare, scherzare con lui, passeggiare mano nella mano, ridere, andare al cinema, andare al ristorante, guardarlo cucinare, guardarlo guidare, guardare le sue dita lunghe accarezzare il mio corpo...lidea di non avere più tutto questo mi toglie ogni forza. Non so far altro che piangere, piangere e ancora piagere. Presto lui si sposerà, con uninsulsa ragazza indiana, e questo fatto mi uccide di gelosia. Qualcunaltra avrà il privilegio di essere guardata da quei suoi occhi da cerbiatto, qualcunaltra avrà lonore di essere sua. Non so se ce la posso fare a passare il resto della mia vita -anzi delle mie 7 vite- senza di lui, mi manca troppo.
So che non andrà così ma in questo momento gli auguro davvero di essere infelice senza di me, di avere una vita piatta ed insulsa e di passare il resto dei suoi giorni pensando a me e pentendosi di avermi lasciata. E da egoisti? Certo, ma non è stato forse anche lui egoista illudendomi per 4 mesi che potessimo ancora avere una chance di stare insieme sapendo benissimo che non sarebbe mai accaduto?
Come posso accettare il fatto che non potrò mai più stare con lui?
Non so, ma mi sembra una cosa così tanto più grande di me... E non riesco a far altro che piangere...
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sabato 28 febbraio 2009 - ore 12:31
E lo chiamano Atto Dovuto
(categoria: " Riflessioni ")
E lo chiamano
atto dovuto
di ADRIANO SOFRI
Da "La Repubblica.it"
IL SIGNOR E. indagato per omicidio volontario. Che cosa avete provato, prima ancora che pensato, sentendo la notizia? Vediamo. Il giorno prima era stata la volta delle fotografie scattate nella stanza di Eluana. Sequestrate la mattina da una procura, dissequestrate la sera dalla procura superiore, e pratica chiusa. Questione di un giovedì qualunque. Venerdì: il signor E. in associazione - in combutta, diciamo - con altre 13 (tredici) persone, medici e infermieri, è inquisito per omicidio volontario aggravatissimo. Scrivo prima di sapere che cosa stia per portare la sera di venerdì, e poi la mattina di sabato. Bisogna pure che ogni giorno abbia la sua pena.
Però, superato il primo inevitabile moto di insofferenza e indignazione - le avete provate, no? - la domanda diventa: si può prendere sul serio tutto ciò? Non risponderò, e passerò al secondo punto, latto dovuto. Insieme alla notizia dellapertura dellindagine, infatti, come succede sempre più spesso, la Procura udinese si è premurata di aggiungere che si trattava di un "atto dovuto". Prescindendo dalla competenza in diritto e procedure, che non appartiene alla maggioranza di noi, si può interrogarsi sul significato comune, non specialistico, delle parole "atto dovuto". Vuol dire che non se ne può fare a meno.
Per qualche ragione misteriosa, la magistratura inquirente non può fare a meno di una torbida assurdità come limputazione di una realizzata volontà omicida a quelle quattordici persone, dietro le quali sta oltretutto una sequela impressionante di pronunciamenti della stessa magistratura giudicante. Associazioni e cittadini dotati di nome e cognome hanno ritenuto di avanzare denunce per omicidio volontario aggravato: e questo basta a costringere la magistratura a prendere sul serio unassurdità oltraggiosa? La giustizia ha qualcosa da guadagnare da una simile accezione dellatto per lei dovuto?
Perché latto dovuto abbia una minima parvenza di dignità bisogna che laddebito abbia almeno una minima possibilità di mostrarsi fondato. Questo ci riporta alla casella di cui sopra, cioè alla domanda se sia possibile immaginare anche solo per un momento la condanna di quelle quattordici persone per omicidio volontario aggravato. È possibile?
Prima di rispondere definitivamente, fermiamoci su un altro punto che ha costellato tutta questa vicissitudine fra poco ventennale. Il signor E. essendo stato protagonista di un impegno pubblico diventato così clamoroso e tormentoso, e così emotivamente e simbolicamente coinvolgente, il signor E., per quanto visto con gli occhi e ascoltato con le orecchie da tanti milioni di concittadini, è stato soprattutto immaginato.
Benché si avesse limpressione di conoscerlo, soprattutto lo si immaginava, per limpulso irresistibile e umanissimo a mettersi nei suoi panni, a chiedersi che cosa, dietro quella sua tenacia pubblica e la paziente ripetizione dei suoi ricordi e dei suoi argomenti, lo rosicchiasse dentro e dentro gli ruggisse.
La liberazione della quale il signor E. parlava da tanti anni, per sua figlia e per sé e per tutti, lo avrebbe restituito - lo stava già facendo - a una dimensione ordinaria, cioè non più straordinaria, lo avrebbe fatto conoscere, o dimenticare, come la persona che è, e non più immaginare come la figura cui la lunga sfida lo aveva consegnato. Niente da fare. Anche qui, il gioco delloca incattivita che ha sequestrato la vicissitudine del signor E. lha riconsegnato allimmaginazione. Da ieri, siamo tornati a chiederci: "Che cosa proverei se, nei panni di quel padre, mi fossi saputo indagato da una Procura del giovedì per omicidio volontario di mia figlia?".
Veniamo alla risposta provvisoriamente finale. Evidentemente è possibile figurarsi una condanna dei Quattordici per omicidio volontario aggravato, dal momento che un Gran Cardinale ha già pronunciato la sua sentenza, rinviando ai dieci comandamenti fatti coincidere con la sua idea di codice penale. È così? No, per fortuna. Perché un piccolo parroco - piccolissimo: di Paluzza - ha detto: "Gli uomini di Chiesa moderino il linguaggio, non si può usare un linguaggio come quello del cardinale Barragan. Beppino ha sbagliato, lui sa che ho una visione opposta alla sua, ma tra noi cè rispetto. Usare parole come "assassino" o "omicida" e apostrofare una persona in questo modo non è da cristiani".
Ecco. Sarà dovuto, latto, ma non è da cristiani.
Adriano Sofri
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lunedì 9 febbraio 2009 - ore 23:48
Addio, Eluana
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Avrei voluto iniziare questo post con una frase come "Finalmente! Un grande passo per Eluana e una piccola speranza che timida si accende". Invece posso solo dire "Finalmente". E restare qualche tempo in silenzio, asoltando lo stesso silenzio che Eluana ascoltava ogni giorno, ogni istante, ogni secondo della sua inesistenza. E con lei Beppino, il suo paziente e combattivo padre. Ammiro quell’uomo per la sua forza d’animo e per l’insaziabile amore che dimostrava a sua figlia chiedendo all’Italia intera di lasciarla morire. Oggi finalmente quel desiderio è divenuto realtà. Ma non nel modo in cui molti volevamo. Semplicemente sono sopraggiunte complicazioni mediche, proprio quando sembravamo essere a un passo dal farcela. Poco conta il modo in cui Eluana si sia definitivamente spenta per lei e per la sua famiglia, l’importante è che ora abbia finalmente la pace tanto agoniata. Il modo, lontano dalla sofferenza personale, è invece importante per chi crede fermamente nel diritto alla vita, nel diritto alla morte, nel diritto alla dignità, al più ampio libero arbitrio. Sono stati 17 anni di calvario, non solo per Eluana e per la sua famiglia, ma per l’Italia intera. 17 anni di vergogna, me lo concederete. Chiedo scusa alla stessa Eluana per aver dovuto vegetare così a lungo in un Paese tanto bigotto da farmene a volte vergognare. Non voglio entrare in una discussione sull’eutanasia perchè sarebbe comunque a senso unico non avendo persone fische davanti a me, voglio solo rendere omaggio ad una ragazza che ha smesso di vivere 17 anni prima che il suo cuore si fermasse. Aveva 20 anni all’epoca dell’incidente automobilistico, all’incirca la mia età, e ne aveva 37 quando -poche ore fa- è riuscita finalmente a lasciare questo mondo di sofferenze. Quasi gli stessi anni passati a vivere li ha passati a vegetare, in uno stato di "morto-vivente". Purtoppo lei è stata ancora meno fortunata (o forse di più?) da non avere più l’uso di niente, gambe, mani, braccia, bocca, voce, cuore, cervello. Altri hanno perso tutte le facoltà e libertà, ma non quella di pensare, così, dopo 3 anni passati da tetraplegico, muto e cieco il francese Vincent Humbert -21 anni- chiede al suo Presidente "il diritto di morire". Diritto ovviamente mai concesso, che si concluderà poi con un’azione disperata della coraggiosa madre. Per 17 anni è stata Beppino la voce di Eluana, voce troppo a lungo inascoltata e da pochi rispettata. Non auguro a nessuno di trovarsi in una situazione del genere, mio padre è stato in coma qualche giorno, quando anni fa ha avuto un’emorragia cerebrale, e per molto tempo è stato ache lui (pur non essendo più in coma) in uno stato semi-vegetativo. Certo, non c’è paragone tra la sua storia e quella di Eluana e di moltissime altre persone, ma io ricordo la sofferenza di quel periodo, quando sapevo che mio padre avrebbe continuato a vivere ma nessuno sapeva in che stato sarebbe uscito dall’ospedale. Mia mamma ha avuto molto coraggio a sopportare tutto. Mi immagino quindi la sofferenza, il coraggio, la pazienza, ma anche la rabbia e la disperazione del signor Englaro quando, per anni, ha chiesto al mondo intero "aiutatemi a lasciar morire mia figlia". Richiesta che ha suscitato un’ondata di polemiche che va avanti a fuoco acceso ancora adesso. Ed è giusto così, il dialogo è segno di civiltà, sì, ma il dialogo costruttivo. Nei miei 22 anni ho vissuto in 3 Paesi diversi e non ho mai incontrato una così accesa voglia di manifestare e di protestare come in Italia, questa lotta perpetua è intrinseca in ogni cittadino italiano, di destra, di sinistra o di centro, il desiderio di far sentire la propria voce non ha indirizzo politico. A volte però questo diritto (perchè esprimersi è un bisogno e quindi anche un diritto) viene abusato a discapito di un altro importantissimo valore: il rispetto. Il rispetto per la Vita stessa che non deve essere "obbligata" dallo sviluppo tecnologico, il rispetto per la sofferenza altrui, il rispetto per Eluana ed il suo sorriso ormai spento ed il rispetto anche per noi tutti manifestanti, perchè chiunque può trovarsi in una situazione del genere. E allora voi che fareste? Cosa desiderereste se non avete più facoltà di parola ma vedete il vostro stesso corpo immobile in un’anonima stanza d’ospedale, con una sonda che vi procura il cibo ed un’altra che vi fa respirare, solamente perchè, per chissà quale scherzo della natura, i nostri organi non si sono spenti tutti allo stesso tempo? Io vi chiedo, per favore, di non abusare dell’avanzamento tecnologico.
Per chi le avesse dimenticate, ecco le tappe dell’inesistenza di Eluana:
18 gennaio 1992 - Dopo un incidente d’auto, Eluana, vent’anni, entra in uno stato vegetativo. E’ ricoverata a Lecco.
1993 - A un anno dall’incidente, la regione superiore del cervello di Eluana va incontro a una degenerazione definitiva. I medici non lasciano alcuna speranza di ripresa.
1994 - Eluana entra nella casa di cura di Lecco "Beato L. Talamoni", delle Suore Misericordine. Deve essere alimentata con un sondino nasogastrico e idratata.
1999 - Il padre di Eluana, Beppino Englaro, chiede al tribunale di Lecco di poter rifiutare l’alimentazione artificiale della figlia. Ma i giudici dicono no.
2000 - Englaro si rivolge anche al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, e dice che Eluana aveva detto che non avrebbe mai accettato di vivere in quelle condizioni.
2003 - Viene ripresentata la richiesta di lasciar morire Eluana, ma tribunale e Corte d’Appello la respingono. E così accadrà ancora nel 2006.
2005 - Il 20 aprile la Corte di Cassazione avalla la decisione dei giudici milanesi presa nel 2003, ma apre uno spiraglio alla richiesta del padre, ritenendo che la stessa non poteva essere accolta perché, tra l’altro, mancavano "specifiche risultanze" sulle reali volontà della ragazza.
2007 - Il 16 ottobre la Cassazione rinvia di nuovo la decisione alla Corte d’Appello di Milano, sostenendo che il giudice può autorizzare l’interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: lo stato vegetativo irreversibile del paziente e l’accertamento che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento.
9 luglio 2008 - La Corte d’appello di Milano riesamina la vicenda e autorizza la sospensione dell’alimentazione.
16 luglio 2008 - Camera e Senato sollevano un conflitto di attribuzione contro la Cassazione. Il caso finisce in Corte Costituzionale.
3 settembre 2008 - La famiglia chiede alla Regione Lombardia di indicare una struttura dove eseguire quanto stabilito dalla Corte d’appello, cioè interrompere definitivamente l’alimentazione artificiale e l’idratazione. Ma la Regione dice no.
8 ottobre 2008 - La Corte Costituzionale dà ragione a Cassazione e Corte d’Appello (che avevano stabilito le condizioni per l’interruzione dell’alimentazione).
11 ottobre 2008 - Le condizioni di Eluana si aggravano a causa di un’emorragia interna.
16 dicembre 2008 - Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, firma un atto di indirizzo per le Regioni al fine di "garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e idratazione" in tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale, precisando che lo stop a tali trattamenti nelle strutture del Ssn è "illegale".
22 dicembre 2008 - La Corte europea per i diritti dell’uomo respinge, giudicandolo "irricevibile", il ricorso presentato da diverse associazione contro la sentenza della Corte d’appello di Milano che autorizza il distacco del sondino per l’alimentazione artificiale ad Eluana.
16 gennaio 2009 - La Clinica "Città di Udine" rinuncia ad accogliere Eluana a causa del "groviglio" di norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni". Secondo la clinica, alla luce soprattutto dell’atto di indirizzo, il ministro potrebbe prendere iniziative che metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone.
17 gennaio 2009 - Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è indagato dalla Procura di Roma con l’accusa di violenza privata, in merito al caso di Eluana Englaro. Gli atti sono predisposti in seguito a una denuncia dei radicali.
31 gennaio 2009 - L’appello della Procura di Milano all’apertura dell’Anno Giudiziario: "Le sentenze devono essere applicate".
3 febbraio 2009 - In seguito alla richiesta del padre, Eluana viene dimessa dalla clinica di Lecco e trasportata nella struttura "La Quiete" di Udine.
6 febbraio 2009 - Viene attivato il protocollo previsto per la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione forzata. Il Consiglio dei ministri decide di varare un decreto che impedisca lo stop alla nutrizione e alimentazione della donna, ma il presidente della Repubblica non firma l’atto. Si apre uno scontro istituzionale. L’esecutivo sceglie la via parlamentare con un disegno di legge da approvare a tappe forzate.
7 febbraio 2009 - Comincia la corsa contro il tempo del Parlamento per mettere a punto il disegno di legge. Si prefigurano le tappe forzate per arrivare a una votazione il prima possibile. Gli ispettori inviati dal ministro Sacconi visitano la clinica La Quiete.
9 febbraio 2009 - Alle 20.10 Eluana Englaro si spegne nella casa di cura di Udine.
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lunedì 9 febbraio 2009 - ore 20:40
Sweet Dreams
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Sweet dreams are made of this
Who am I to disagree?
Travel the world and the seven seas
Everybodys looking for something
Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused
Sweet dreams are made of this
Who am I to disagree?
Travel the world and the seven seas
Everybodys looking for something
Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused!
I wanna use you and abuse you
I wanna know whats inside you
Movin on
Hold your head up
Movin on
Keep your head up
Movin on!
Sweet dreams are made of this
Who am I to disagree?
Travel the world and the seven seas
Everybodys looking for something
Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused
Im gonna use you and abuse you
Im gonna know whats inside
Gonna use you and abuse you
Im gonna know whats inside you
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lunedì 26 gennaio 2009 - ore 22:33
Ma in che mondo siamo finiti
(categoria: " Riflessioni ")
Perchè la gente davanti ad una poesia, un testo, una canzone, una qualunque manifestazione d’arte insomma, o semplice informazione, si rincoglionisce totalmente e non sa neanche più di cosa si stava parlando?
"Alzate la mano se avete domande"
..........
"Sì, tu, dimmi?"
"Ehm.... Posso andare in bagno, prof?"
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domenica 18 gennaio 2009 - ore 19:33
Lettere
(categoria: " Poesia ")
Mi è sempre piaciuta Alda Merini, fin da quando, grazie ad una canzone di Roberto Vecchioni, l’ho "scoperta".
Fosse un pò per la sua storia travagliata, per la sua speranza e voglia di vita che non muoiono mai nonostante tutto, per la sua infinita sofferenza, per il fatto che sia davvero una delle maggiori poetesse italiane viventi e anche non, aggiungo io.
Ho comprato alcune sue raccolte e ogni tanto mi piaceva leggere qualche sua poesia ma c’era sempre qualcosa che mi sfuggiva, qualcosa di invisibile che mi sembrava appartenesse solo a lei e che io non avrei mai colto. Poesie da ammirare così com’erano insomma, senza porsi troppe domande. L’altro giorno però riascoltando la canzone di Vecchioni (che per l’appunto si chiama "Canzone per Alda Merini" e dove lei alla fine recita una sua poesia) mi è entrata dentro e mi ha colpito fino in fondo al cuore. Mi sono sentita compresa e ho capito che avevo compreso lei e la sua poesia. Mi sono chiesta perchè fosse successo solo adesso, dopo anni che la leggevo. Forse la risposta è che la puoi capire veramente solo in determinati momenti della tua esistenza, quando la tua sofferenza è tanto intensa come la sua, solo allora le vostre menti ed i vostri cuori si incrociano per capirsi, aprirsi gli uni agli altri e sentirsi forse un pò meno soli in questa solidutine immensa. Solo chi soffre e nel momento in cui soffre di più può davvero capire Alda Merini.
"Lettere:
Rivedo le tue lettere d’amore
Illuminata adesso da un distacco
Senza quasi rancore
L’illusione era forte a sostenerci
Ci reggevamo entrambi negli abbracci
Pregando che durassero gli intenti.
Ci promettemmo il sempre degli amanti
Certi nei nostri spiriti […]
E hai potuto lasciarmi
E hai potuto intuire un’altra luce
Che seguitasse dopo le mie spalle
Mi hai suscitato dalle scarse origini
Con richiami di musica divina
Mi hai resa divergenza di dolore
Spazio per la tua vita di ricerca
Per abitarmi il tempo di un errore
E m’hai lasciato solo le tue lettere
Onde io ribevessi la mia assenza
Vorrei un figlio da te
Che sia una spada lucente
Come un grido d’alta grazia
Che sia pietra
Che sia novello Adamo
Lievito del mio sangue
E che risolva più dolcemente
Questa nostra sete
Ah se t’amo!
Lo grido ad ogni vento
Gemmando fiori da ogni stanco ramo
E fiorita son tutta
E di ogni vena vo scerpando il mio lutto
Perché genesi sei della mia carne
Ma il mio cuore è trafitto dall’amore
Ha desiderio di mondarsi in vivo
E perciò dammi un figlio delicato
Un bellissimo vergine viticcio
Da allacciare al mio tronco
E tu possente padre
Tu olmo ricco d’ogni forza antica
Mieterai dolci ombre alle mie luci."
Alda MERINI
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venerdì 19 dicembre 2008 - ore 00:18
Caminante, no hay camino
(categoria: " Poesia ")
Todo pasa y todo queda,
pero lo nuestro es pasar,
pasar haciendo caminos,
caminos sobre el mar.
Nunca persequí la gloria,
ni dejar en la memoria
de los hombres mi canción;
yo amo los mundos sutiles,
ingrávidos y gentiles,
como pompas de jabón.
Me gusta verlos pintarse
de sol y grana, volar
bajo el cielo azul, temblar
súbitamente y quebrarse…
Nunca perseguí la gloria.
Caminante, son tus huellas
el camino y nada más;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace camino
y al volver la vista atrás
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Caminante no hay camino
sino estelas en la mar…
Hace algún tiempo en ese lugar
donde hoy los bosques se visten de espinos
se oyó la voz de un poeta gritar
“Caminante no hay camino,
se hace camino al andar…”
Golpe a golpe, verso a verso…
Murió el poeta lejos del hogar.
Le cubre el polvo de un país vecino.
Al alejarse le vieron llorar.
“Caminante no hay camino,
se hace camino al andar…”
Golpe a golpe, verso a verso…
Cuando el jilguero no puede cantar.
Cuando el poeta es un peregrino,
cuando de nada nos sirve rezar.
“Caminante no hay camino,
se hace camino al andar…”
Golpe a golpe, verso a verso.
Antonio Machado
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