TUTTI VEDONO QUELLO CHE SEMBRI, MA POCHI CAPISCONO QUELLO CHE SEI!
JIM MORRISON
E’ inutile preoccuparsi del fatto che oggi potrebbe essere la fine del mondo. In Australia è già domani.
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
venerdì 6 aprile 2007 - ore 21:18
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vorrei dire a mia mamma: "mamma, mi manca la Zia Chicchina" e vorrei che lei mi rispondesse "chiamala". Vorrei fare un numero e sentire la sua voce: "oh bebe’, ciao", vorrei dirle: "zia ti voglio bene, mi manchi". Vorrei.
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domenica 18 marzo 2007 - ore 20:06
Problem...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Come si molla? E davvero un problema, non so mollare un ragazzo senza essere veramente stronza... Come faccio?? Insegnatemi un pò!
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domenica 18 marzo 2007 - ore 20:05
¡Eso es!
(categoria: " Ricette ")
Ho trovato il Tiramisù che mi piace!!! Ma vi rendete conto?? Ho vissuto 20 anni della mia vita rifiutando insistentemente ogni Tiramisù senza sapere che ne esisteva una variante che invece mi piace un sacco!! Togliete il mascarpone e metteteci la panna e la ricotta, giuro è super!!!!!!!!!!!!!!!!! Finalmente anchio sono una vera italiana!
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domenica 4 marzo 2007 - ore 18:46
Eclissi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ma lavete vista leclissi ieri sera?? Che carina!!! Una luna que desaparece y luego una luna que aparece!!! Que divertido... Però, belin, dalla città non è che si è visto proprio bene... Stelle zero!
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martedì 27 febbraio 2007 - ore 22:01
Look da colloquio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Es decir:
Pantaloni neri, scarpe eleganti con simil tacco ma mooolto comode altrimenti morirei, camicia rossa molto fashion (ancora più fashion visto che lho pagata la bellezza di 2.95 €!

), maglioncino bianco che ci piace molto molto!
Dovreste vedermi, sono proprio un figurino!!
Devo pure farmi una foto e inviarla a unagenzia, chissà che non mi prenda di pubblicarla pure qua... A ver...
Nel mentre resta soltanto il ricordo della serata al Fellini....
Bah, del resto si vive anche di questo... No?
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mercoledì 21 febbraio 2007 - ore 11:08
Bah...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Corro da una parte allaltra di Barcellona regalando curricula a destra e a manca col sorriso stampato -strano ma vero!- pregando in turco che qualcuno mi faccia far qualcosa... E cosa succede???? Mi offrono un lavoro in Italia.................
Ma dove ho sbagliato??????????????????????????
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venerdì 9 febbraio 2007 - ore 16:17
Help
(categoria: " Pensieri ")
Cercavo una poesia, una canzone o una qualsiasi cosa scritta da qualcun altro che descrivesse come sto adesso. Perchè non mi va di scrivere, ma non mi va neanche di tacere. Sono di nuovo a Genova, ma domani riparto. Avrei preferito non dover venire, nel senso che avrei preferito di gran lunga che non fosse mai successo, anche se mai è proprio impossibile. Cmq non sarei voluta mancare per niente al mondo, questa è una cosa che ho sempre saputo. Anche se ho pianto tantissimissimo. Voi non avete idea della capacità che ho di piangere, è qualcosa di anormale. Posso passare giorni e giorni, settimane e addirittura mesi (ma sul serio...) piangendo ininterrottamente. Silenziose e piccole lacrime, interrotte da veri e propri singhiozzi disperati. Una tragedia. Va avanti da quando avevo circa 5 anni credo. E sono capace di ripiangere le stesse lacrime migliaia di volte, anni e anni dopo pur sapendo che la situazione mica cambia, che le mie gocce dacqua salata non servono a niente e a nessuno. E con gli anni la tecnica si è affinata, ho imparato a piangere dentro, cosa che a dir la verità ritengo alquanto pericolosa.
Cmq credo di essermi abbastanza sbattuta in questi ultimi giorni. Lo dicono tutti e io mi fido, anche se al momento non me ne rendo conto. Magari sentirò tutta la stanchezza e tutto lo stress (e quello è tanto lo so), solo quando sarà finito tutto, quando avrò una casa, un lavoro, quando non dovrò più pensare a tutte queste cose. Allora forse mi renderò conto che sono stanca. Che partire il 27, con mia madre al seguito, alla volta di Barcellona, andando avanti e indietro tutto il giorno e tutti i giorni regalando curricula, visitando camere-celle in cui qualcuno sperava che andassi a vivere, visitare questo e quello, intrattenermi con quello e quellaltro, dare un pò di corda a mia madre, telefonare a mio padre e mio fratello e intrattenere conversazioni surreali, mantenere i contatti con gente sparsa per il mondo, girare per Comune, Consolato e tutti quei postacci là ripieni straripanti di incompetenti cercando di scoprire e poi ottenere i vari documenti per vivere-lavorare in Spagna, combinare vari lavoretti saltuari, vedere House perchè quella è una cosa che non si può proprio perdere, vagare per tutti i siti internet possibili immaginabili scritti in italiano-inglese-spagnolo-catalano tentando di captare chissà quale informazione etc etc... Già questo forse è un pochino stancante, soprattutto per chi già di natura è particolarmente stressato. Ma la botta me la dà la telefonata di mia mamma. Martedì (dopo che lei-mia mamma- era rientrata a Ge il sabato 3) mi chiama la Tatti: "sei vestita? dai, ci vediamo in stazione che ci prendiamo un caffè insieme e parliamo un pò". Parliamo un pò? Boh, ho pensato che si fosse stufata di avermi in casa sua a scrocco... Obbligatorio giro per negozi di cazzate, pettegolezzi vari e sosta al Fornet per il nostro acquoso caffè. Squilla il cell italiano-ci sono le tue scarpe ancora qua, ma tu te ne sei già andata, cè ancora la tua parte di soldi in banca...- è la Mamma, passo il cell alla Tatti perchè io ero al cell spagnolo, mi fa strani segni di buttare giù e rispondere a mia madre. Saluto, "pronto mamma? Ciao, come stai?". Dallaltra parte: "Elisabetta... Devo dirti una cosa triste...". Te lo lì, inizia sempre così quando deve darmi quel tipo di notizie... E pensare che dallultima telefonata simile non erano passate più di 2 settimane... Bello eh... Fatto sta che ho sempre pensato di essere in grado di reagire, di riuscire a emettere un qualunque verso dalla bocca, perchè infatti così è sempre stato, la forza di dire "ho capito, ci sono, mi dispiace, non me laspettavo" lho sempre avuta. Ma non stavolta. Non riuscivo ad articolare parola, non riuscivo a muovermi, non riuscivo a fare niente. Ma davvero, ero come paralizzata. Mia mamma: "Elisabetta? Ci sei?" No, non riuscivo proprio a dire niente, a chiedere niente. Non riuscivo nemmeno a pensare. Lunica cosa che riuscivo a fare era piangere in silenzio. Tante di quelle lacrime da riempire il Nilo in un periodo di magra. E le parole di cicostanza della Tatti che mi dice che non è brava in questa cose, che non sa cosa dirmi. Ma cosa cè da dire? Niente, ma proprio niente. Mia mamma mi ha ritelefonato dopo un pò, quando riuscivo quasi ad articolare parole, ma non pensieri. Così col suggerimento della Tatti, ecco le domande sul funerale. Volevo dirle "mamma, voglio venire anchio al funerale", ma non ci riuscivo, così lei mi dice "ma vuoi venire al funerale?" e poi mille volte "ma sei sicura?" e io con un fil di voce, ma con una fermezza quasi impressionante, "sì". Non so se la mia presenza è stata gradita dai mie, non volevano venirmi a prendere allaeroporto a nessun costo e infatti domani a linte devo andarci per i fatti miei. Cmq non mi interessa, io ci volevo andare e ci sono andata. Dopo il mio cortado e la magdalena con chocolate, ce ne torniamo a casa e iniziamo a cercare voli per tornare in Italia. Intanto telefono e disdico tutti i miei appuntamenti della giornata. Prenoto il volo. Alle 5 esco, prendo il ferrocarril per Barcellona, in plaza Catalunya il pullman per laeroporto, non credevo ma alle 18.20 ero già lì. Check-in, una guardia che mi dice "smile" e io "sì, sì, lo siento, perdona". E altre lacrime. Vago a caso per laeroporto di Barcellona, ingurgitando un bocadillo con jamòn y queso e una esprite (con la e davanti, mi raccomando), imbarco alle 19.40 e partenza alle 20.05 con un pilota decisamente incapace. Mi allaccio la cintura e vedo a malapena la hostess fare i suoi soliti gesti per indicare le uscite di sicurezza e tutto lambaradan. Tiro fuori il Piccolo Principe e una tavoletta intera di cioccolato al latte Lindt. Quello accanto a me dorme e io piango mentre mangio, leggo e guardo il buio fuori. Arrivo a Linate in perfetto orario (con lAlitalia!) dove cè Sergio ad aspettarmi. Si arriva a casa per mezzanotte e subito a nanna, sempre lacrimando tantissimo. Il mattino dopo (cioè laltro ieri) partenza alle 9 meno 10 per andare a Gavorrano, in Toscana, per il funerale della mia prozia, la zia Chicchina. Ci sono poche persone di cui non posso fare a meno, a cui penso ogni giorno e che mi mancano ogni secondo che non sono con me. Uno è mio nonno, che è morto quando avevo circa 5 anni e che proprio mio nonno di sangue non era, ma è lunico nonno che abbia mai conosciuto e che mi abbia sempre voluta. Siamo stati insieme solo 5 anni, forse meno non so, ma è la persona che ha influito di più in assoluto sulla mia vita, sulle mie scelte. Poi cè mia nonna, la Nanu, che è la sorella della zia Chicchina e la moglie del nonno Toto. Poi la Stefania, mia cugina. E poi la zia Chicchina. Senza la loro presenza, o il loro ricordo, senza il loro profumo, la loro voce, le loro parole, senza di loro sarei completamente persa. E poi sì, ci sono mia mamma e mio papà e mio fratello, ovvio, ma è diverso con loro. E poi, chiaramente, pighina, il mio peluche di sempre.
In queste vacanze di Natale volevo fare un regalo a mia zia, che viveva da questestate con sua figlia in Toscana, volevo spedirle un piccolo album con tutte le sue foto di quandera bambina. Con lei, sua mamma, suo papà, suo fratello, sua sorella, i suoi cugini. Lalbum lavevo anche già comprato, ma non avevo portato le foto al fotografo per farle stampare. Non so perchè, semplicemente ho lasciato passare dicendo "lo faccio domani". Finchè non è arrivato il giorno di partire e tornare a Barcellona, così mi son detta "lo farò la prossima volta che torno qui a Genova, magari questestate per il suo compleanno". E invece questestate non ci sarà proprio il suo compleanno. E una frase fatta, già detta e ridetta mille volte, ma io ve la ripronino anche oggi:
"Non rimandate a domani quel che potete fare oggi"
Ed è proprio vero perchè poi vi ritrovate con una tristezza infinita nel cuore, con una desolazione immensa che non si riempirà mai. Continuerò per sempre a pensare a mia zia, con lunica differenza che non potrò più dire "oggi la vado a trovare, le faccio una sorpresa" e scervellarmi per trovare qualcosa da portarle, un regalino, così, oppure non la potrò più chiamare e sentire la sua voce sorpresa dirmi "oh bebè! ciao!". Una delle ultime volte che lho sentita aveva una voce così pesante, così affaticata che mi ha fatto star davvero male.
Ho visto la sua bara, chiusa, con i fiori sopra, e la prima cosa che ho pensato è stata: "ma come fa a stare lì dentro poverina? E troppo stretto per lei, non ci sta." Poi lho rivista aperta, con gli occhi chiusi, i suoi bellissimi occhi azzurri, le mani davanti, un rosario tra le dita, una foto sua da piccola con sua mamma e mia nonna, e i suoi occhiali. Gli occhiali... Per un momento mi hanno fatto sorridere... Li perdeva sempre, ci siamo dette con mia cugina. Cmq io me la ricordo sempre uguale, con il suo muccetto e le parole crociate, sempre mezza al buio nella sua casa a Vernazzola, direttamente sul mare. E quella libreria enorme, ad arco... Le conchiglie in quegli enormi "bicchieri da vino", le foto dei suoi nipotini, il divano scassato, dove saliva sempre Muttley, il cane del Bino...
Ciao zia, ti voglio bene...
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martedì 30 gennaio 2007 - ore 14:42
¡Hola!
(categoria: " Accadde Domani ")
Ma ciao a tutti!! Com’é??
Io sto fando tutti i vari papirami del caso, ora sono ufficialmente domiciliata in Barcellona e in attesa del NIE, numero che mi identificherà su loco spagnolo... Non sono più una Señorita Nessuno!!
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PERMALINK
sabato 27 gennaio 2007 - ore 00:31
(categoria: " Accadde Domani ")
ADDIO ITALIA...
A PRESTO!
BACI A TUTTI!!!
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PERMALINK
mercoledì 24 gennaio 2007 - ore 15:38
(categoria: " Poesia ")
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino…"
"Sono una volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, "sono così triste..."
"Non posso giocare con te," disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. " Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno luno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C’è un fiore... Credo che mi abbia addomesticato…"
"E’ possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla Terra…"
"Oh! Non è sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì."
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No."
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No."
" Non c’è niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea: " La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino..."
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
" Che cos’è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E’ vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E’ certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
Poi soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse. " Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa"
E ritornò dalla volpe.
" Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".
" L’essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
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