Sempre il mare, uomo libero, amerai! perché il mare è il tuo specchio; tu contempli nell’infinito svolgersi dell’onda l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito non meno amaro. Godi nel tuffarti in seno alla tua immagine; l’abbracci con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore si distrae dal tuo suono al suon di questo selvaggio ed indomabile lamento. Discreti e tenebrosi ambedue siete: uomo, nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto, mare, le tue più intime ricchezze, tanto gelosi siete d’ogni vostro segreto. Ma da secoli infiniti senza rimorso né pietà lottate fra voi, talmente grande è il vostro amore per la strage e la morte, o lottatori eterni, o implacabili fratelli!
Una sera, nelle bottiglie, cantava l’anima del vino. [Charles Baudelaire]
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venerdì 23 maggio 2008 - ore 02:31
(categoria: " Vita Quotidiana ")
gli errori di valutazione sono spesso in agguato: un lavoro che sembrava allapparenza un gioco da ragazzi si è rivelato una rogna interminabile, creatore di casini per gemmazione così imparo!
Il reportage Le strade dell’odio In motorino con le molotov «È la nostra pulizia etnica» Le bande di incendiari partono dal fortino del boss
NAPOLI — All’inizio è soltanto una colonna di fumo, un segnale che nessuno collega allo sciame di motorini che attraversano sparati l’incrocio di via Argine, due ragazzi in sella a ogni scooter.
L’esplosione arriva qualche attimo dopo, sono le bombole del gas custodite in una baracca avvolta dal fuoco. Le fiamme arrivano fino all’estremità dei pali della luce, il fumo diventa una nuvola nera e tossica, gonfia com’è di rifiuti e plastica che stanno bruciando. Le baracche dei Rom di via Malibrand sono un enorme rogo.
Ponticelli, ore 13.30, la resa dei conti con gli «zingari» è definitiva, senza pietà. Il traffico che impazzisce, il suono delle sirene, i camion dei pompieri, carta annerita che volteggia nell’aria, i poliziotti di guardia all’accampamento che si guardano in faccia, perplessi. Loro stavano davanti, quelli con il motorino sono arrivati da dietro. Allargano le braccia, succede, non è poi così grave, tanto i rom se n’erano andati nella notte. «Meglio se c’erano», si rammarica un signore in tuta nera dell’Adidas. «Quelli dovrebbero ammazzarli tutti». Parla dall’abitacolo della sua Punto, in bella evidenza sul cruscotto c’è un santino, «Santa Maria dell’Arco, proteggimi».
Il primo spettacolo, perché ce ne saranno altri, va in scena davanti alla Villa comunale, l’unica oasi verde, con annessa pista ciclabile, di questo quartiere alla periferia orientale di Napoli, dove l’orizzonte è delimitato dalle vecchie case popolari figlie della speculazione edilizia voluta da Achille Lauro. Un uomo brizzolato con un giubbotto di jeans sulle spalle è il più entusiasta. «Chi fatica onestamente può anche restare, ma per gli altri bisogna prendere precauzioni, anche con il fuoco». Il fuoco purifica, bonifica il terreno «da queste merde che non si lavano mai», aggiunge un ragazzo con occhiali a specchio, capelli impomatati, maglietta alla moda con il cuore disegnato sopra, quella prodotta da Vieri e Maldini. Siccome non c’è democrazia e lo Stato non ci protegge, dice, «la pulizia etnica si fa necessaria» e chissà se capisce davvero il significato di quella frase.
Quando si fanno avanti le televisioni, la realtà diventa recita, si imbellisce. Il donnone con la sporta della spesa che un attimo prima batteva le mani e inveiva contro i pompieri — «lasciateli bruciare, altrimenti tornano»—assume di colpo la faccia contrita, Madonna mia che disastro, poveracci, meno male che là dentro non ci stanno le creature. Il ragazzo con gli occhialoni a specchio diventa saggio all’improvviso: «Giusto cacciarli, ma non così». La telecamera si spegne, lui scoppia a ridere. Sotto a un albero dall’altra parte della strada c’è un gruppo di ragazzi che osserva la scena. Guardano tutto e tutti, nessuno li guarda. Sembrano invisibili. I loro scooter sono parcheggiati sul marciapiede. Il capo è un ragazzo con una maglietta nera aderente, i capelli tagliati cortissimi ai lati della testa. Tutti i presenti sanno chi è, ne conoscono con precisione il grado e la parentela. È uno dei nipoti del cugino del «sindaco » di Ponticelli, quel Ciro Sarno che anche dal carcere continua ad essere il signore del quartiere, capo di un clan di camorra che ha fatto del radicamento nel quartiere la sua forza. Quando vede che la confusione è al massimo, fa un cenno agli altri. Si muovono, accendono i motorini. Dieci minuti dopo, dal campo adiacente, quello di fronte ai palazzoni da dodici piani chiamati le Cinque torri, si alza un’altra nuvola di fumo denso e spesso. L’accampamento è delimitato da una massicciata di rifiuti e copertoni. Sono i primi a bruciare, con il fumo che avvolge le case popolari. La claque si sposta, ad appena 200 metri c’è un nuovo incendio da applaudire. I ragazzi in motorino scompaiono.
La radio di una Volante informa che ci sono fiamme anche nei due campi di via Virginia Woolf, al confine con il comune di Cercola. Sul prato bagnato ci sono un paio di rudimentali bombe incendiarie. I rom sono scappati in fretta. Nelle baracche ci sono ancora le pentole sui fornelli, gli zaini dei bambini. All’ingresso di una di queste abitazioni in lamiera e compensato, tenute insieme da una gomma spugnosa, c’è un quadro con cornice che contiene la foto ingrandita di un bimbo sorridente, vestito da Pulcinella. Florin, carnevale 2008, la festa della scuola elementare di Ponticelli. Alle 14.50 comincia a diluviare, una pioggia battente che spegne tutto. «Era meglio finire il lavoro», dice un anziano mentre si ripara sotto ad una tettoia della Villa comunale.
Mezz’ora più tardi, nel rione De Gasperi si vedono molte delle facce giovani che salivano e scendevano dai motorini. È il fortino dei Sarno, un grumo di case cinte da un vecchio muro, con una sola strada per entrare e una per uscire, con vedette che fingono di leggere il giornale su una panchina e invece sono pagate per segnalare chi va e soprattutto chi viene. Ma questa caccia all’uomo non si spiega solo con la camorra. Sarebbe persino consolante, però non è così.
Sotto al cavalcavia della Napoli-Salerno ci sono gli ultimi tre campi Rom ancora abitati. Dai lastroni di cemento dell’autostrada cadono fiotti di acqua marrone sulle baracche, recintate da una serie di pannelli in legno. Un gruppo di donne e ragazzi che abita nelle case più fatiscenti, quelle in via delle Madonnelle, attraversa la piazza e si fa avanti. «Venite fuori che vi ammazziamo», «Abbiamo pronti i bastoni». La polizia si mette in mezzo, un ispettore cerca di far ragionare queste donne furenti. Siete brava gente, dice, la domenica andate in chiesa, e adesso volete buttare per strada dei poveri bambini? «Sììììì» è il coro di risposta.
Dai pannelli divelti si affaccia una ragazza, il capo coperto da un foulard fradicio di pioggia. Trema, di freddo e paura. Quasi per proteggersi, tiene al seno una bambina di pochi mesi. Saluta una delle donne più esagitate, una signora in carne, che indossa un giubbino di pelo grigio. La conosce. «Stanotte partiamo. Per favore, non fateci del male ». La signora ascolta in silenzio. Poi muove un passo verso la rom, e sputa. Sbaglia bersaglio, colpisce in faccia la bambina. L’ispettore, che stava sulla traiettoria dello sputo, incenerisce con lo sguardo la donna. Tutti gli altri applaudono. «Brava, bravissima». Avanti verso il Medioevo, ognuno con il suo passo.
INCHIESTA. Il 3% in più i giovani andati allestero. Frenata così solo per le Torri Gemelle
Italiani in controtendenza dopo anni di flessione: Soprattutto verso Spagna e Francia
Erasmus, non è più boom Gli italiani in Spagna e Francia La Commissione Ue: "Bisogna fare di più". E Zapatero stanzia 30 milioni di euro
di FEDERICO PACE
LOBIETTIVO dellUnione europea era di arrivare a tre milioni di studenti Erasmus entro il 2012. Il sogno però rischia di rimanere tale. Questanno i giovani che hanno deciso di andare con il programma Erasmus a studiare per qualche mese al di là dei confini nazionali sono stati in tutto poco meno di 160 mila. Tanti quanti una cittadina. Una cittadina però che ha smesso di crescere ai ritmi vorticosi a cui aveva abituato tutti e che ciascuno si aspettava. Per la prima volta i ragazzi tedeschi, le ragazze francesi, i giovani olandesi e gli universitari greci e irlandesi si direbbero non essere più presi dalla stessa voglia contagiosa di partire. Almeno con lErasmus.
Questanno, secondo i dati resi noti dalla Commissione europea, il tasso di crescita degli universitari che hanno valicato i confini per motivi di studio si è fermato al 3,2 per cento. Un incremento inferiore alla metà di quello che si era registrato lanno scorso (vedi tabella). Un anno particolare visto che era stato celebrato il ventennale dellErasmus ma in linea con i precedenti quanto a ritmi di espansione. Alcuni paesi hanno visto addirittura decrescere in termini assoluti il numero dei ragazzi. E il caso di spagnoli, greci, irlandesi, norvegesi, danesi, finlandesi e islandesi. Pressoché fermi anche tedeschi (che rimangono ad ogni modo il paese che fa partire il maggior numero di studenti universitari), olandesi e svedesi.
A questo punto il testimone sembra passare agli universitari dei paesi dellEst e del Centro Europa che sono entrati nellUnione allalba del 2004. Tutti con tassi di crescita superiori al dieci per cento. Soprattutto ragazzi con in tasca un passaporto polacco e ceco. E anche i turchi. Numeri che però complessivamente non sembrano sufficienti da soli ad arrivare alla cifra indicata dallUnione europea da qui a quattro anni.
Le riforme e la difficoltà a partire. Le ragioni sono diverse. Per Renato Girelli, dellunità politiche universitarie e programma Erasmus della Commissione Europea, le cause vanno rintracciate nelle riforme che hanno interessato il sistema formativo universitario, nella stagnazione economica e in una crescente offerta di strumenti di mobilità indirizzati ai giovani. "Noi per primi - spiega Girelli - abbiamo detto che lavvio del Processo di Bologna e del sistema del 3+2 avrebbero fatto sì che i dati di mobilità sarebbero diminuiti per un po". I ragazzi infatti allinterno del nuovo quadro formativo non possono partire il primo anno e lultimo anno tendono a impegnarlo per ottenere il diploma e provare ad entrare in un mercato del lavoro quasi inaccessibile. "Prima cerano forse maggiori probabilità di avere una mobilità che si integrava e non ti faceva "perdere tempo" in termini di raggiungimento dellobiettivo diploma".
I problemi economici e laumento della borsa. A spiegare il fenomeno in parte può essere lo scenario economico continentale non certo dei più rosei. Per Consuelo Corradi, docente della Lumsa e autrice un paio di anni fa di unindagine sui giovani che partivano con Erasmus, "il rallentamento può essere collegato a una situazione economica non favorevole. Le borse di studio non sono quasi mai sufficienti e le famiglie in tutta Europa ora fanno più fatica ed è comprensibile che esitino un po prima di partecipare a una scelta di questo tipo."
In questo senso è ragionevole aumentare il sostegno che viene dato ai ragazzi e lUnione europea sta cercando di fare qualcosa. Per di più ora che la borsa ha perso di potere dacquisto in termini reali. "Adesso il Parlamento europeo - racconta Girelli - ci ha chiesto di rinforzare la borsa e renderla armonica tra i vari paesi. Lobiettivo è di avere almeno 200 euro al mese di borsa comunitaria che si aggiunge a quelle nazionali e agli altri contributi. Non sarà un granché ma è un primo passo".
Unindagine della Commissione europea che ha analizzato il background socio-economico degli "erasmini" ha scoperto che un quinto di loro, durante il periodo di studio fuori dal paese dorigine, si è ritrovato in condizioni economiche precarie. Tra quelli con maggiori difficoltà ci sono gli spagnoli, gli ungheresi, gli italiani, gli irlandesi e gli slovacchi. Proprio quelli che hanno avuto accesso alla borsa di studio sono stati quelli con le maggiori difficoltà economiche. Al contrario, quelli senza borsa se la sono cavata meglio. Il fenomeno si spiega con il fatto che molti di questi ultimi provengono da famiglie agiate.
Le facoltà più richieste. Tra le mete quella che viene preferita da tutti è la Spagna. Questanno sono stati in quasi 30 mila a scegliere le facoltà universitarie spagnole. Tra le prime dieci università per numero di studenti accolti, otto hanno sede nel paese guidato da Zapatero (vedi la TOP 20). Le altre due sono italiane: Bologna e Firenze. La seconda meta più ambita è la Francia. Qui però arrivano un numero significativamente inferiore di studenti (quasi due terzi di quelli che vanno in Spagna). Segue la Germania. Solo quarto il Regno Unito.
La trasformazione dellofferta di mobilità giovanile. Questa flessione degli studenti Erasmus va spiegata anche con la crescita delle opportunità che hanno le nuove generazioni di muoversi per il pianeta. "La mobilità - dice Girelli - è uscita dal limite europeo o dei paesi partecipanti. Ci sono studenti che vanno in Australia o negli Stati Uniti anche con borse comunitarie. Mentre dal 1987 al 1997 Erasmus ha avuto praticamente la leadership della mobilità degli studenti, adesso ci sono molte più possibilità. Prima cera solo lInter-rail, adesso ci sono le linee low-cost e i corsi di lingua a costi bassissimi. Un tempo cera il sacco a pelo e lautostop, ora con cinquanta euro fai il giro di Europa in aereo".
Gli strumenti di rilancio. Le leve su cui intende agire lUnione europea, per ridare slancio a un programma così importante, non sono solo di natura economica. Girelli spiega che "con le nuove mobilità più brevi, i diversi tipi di mobilità incrociata, le opportunità presso le imprese che possono essere integrate nei curriuculum e i nuovi master comuni si dovrebbe permettere agli studenti di trovare la nicchia dove avere la loro esperienza allestero".
Il commissario per listruzione, formazione, cultura e gioventù, lo slovacco Ján Figel, vorrebbe che si arrivasse a un punto in cui tutti gli universitari potessero accedere a un periodo di studi allestero. Ma non sembra facile. Ad oggi, gli "erasmini" hanno toccato la rispettabile cifra di un milione e settecentomila. In leggera maggioranza a partire sono state le donne più degli uomini, mostrando ancora una volta una propensione maggiore, rispetto ai loro coetanei, allindipendenza dalla famiglia di origine. Ma sembra difficile pure lobiettivo dei tre milioni entro il 2012. "La Commissione - ammette Girelli - dovrebbe essere esortata a fare un po più campagna di informazione intelligente. La volgarizzazione del programma Erasmus ha fatto sì che quasi tutti sanno cosa sia, ma non tutti sanno come funziona, non tutti ne conoscono i vincoli e gli obblighi. Forse già questo rinforzerebbe linteresse dello studente. Anche perché rimane che Erasmus viene riconosciuto al cento per cento e viene capitalizzato nel proprio cv. Non dico che il nostro programma permetta una mobilità più importante, ma è sicuramente è iscritta in un percorso più completo".
Intanto sul piano nazionale cè chi fa molto per rilanciare il programma. Il governo Zapatero ha stanziato 35 milioni di euro per aumentare la borsa base comunitaria per gli studenti Erasmus. "Questo è un segnale forte - conclude Girelli - vuol dire che loro si impegnano a promuovere la mobilità. Il timore è che in Italia non ci sia la stessa intenzione visto laccorpamento dei ministeri scelto dal nuovo governo con il conseguente carico di lavoro molto maggiore su poche spalle. Il segnale degli spagnoli invece è molto importante, che ci pensino anche tutti gli altri governi nazionali". (15 maggio 2008)
Addio grande Bruno
(categoria: " Vita Quotidiana ")
TRENTO -- Era conosciuto come il "re del Brenta" e considerato il padre dellalpinismo trentino. Bruno Detassis, leggendario alpinista trentino con più di 200 vie aperte sulle pareti più impressionati del Brenta, è scomparso ieri sera alletà di 97 anni. Con lui, se nè andato un pezzo di storia delle Dolomiti.
La Nord della Brenta Alta. La via delle guide sul Crozzon di Brenta. Il pilastro ovest della Cima Tosa. Queste sono forse le più celebri vie aperte da Detassis nel gruppo del Brenta. Ma rappresentano solo una piccola parte dellincredibile repertorio alpinistico del grande alpinista, che - soprattutto negli anni Trenta - ha scritto pagine e pagine di storia delle Dolomiti.
Detassis era nato a Trento nel 1910. Da giovane ha avuto qualche esperienze come fabbro e idraulico, ma presto la montagna diventa la sua vita. Prima diventa guida alpina e maestro di sci, poi istruttore di alpinismo presso la Scuola Militare Alpina di Aosta.
A 39 anni, prende in gestione lo storico rifugio Maria e Alberto ai Brentei, di fronte alla leggendaria parete del Crozzon di Brenta. Da lì, per decenni, ha accolto gli escursionisti, seguito gli alpinisti, salvato vite appese ad una corda. Ma soprattutto, ha insegnato i suoi segreti.
Il più importante, è anche il più semplice. "Ricordetelo ben - ripeteva Detassis - se rampega prima cola testa, po coi pei, e sol ala fin cole man". Bisogna cercare "la via più facile nel difficile della parete", il resto è solo acrobazia. Un consiglio indimenticabile. Che come il suo nome resterò scolpito, indelebile, sulle pareti del Brenta.
questi episodi mi rendono un filino intollerante...
Ieri sera a Ponticelli una nomade di 16 anni è entrata in un appartamento
"Aveva preso la piccola dal dondolo, era ancora sul pianerottolo: l’ho bloccata"
Napoli, rom tenta di rapire neonata fermata dalla mamma e dal nonno
La polizia ha dovuto sottrarre la ragazza alla furia degli abitanti del quartiere Minacciate ritorsioni. Le volanti hanno pattugliato nella notte i campi della zona
NAPOLI - "Credo che siano cattivi, i rom devono andare via da qui". E’ ancora sotto shock Flora Martinelli, la 27enne di Napoli che ha sorpreso ieri sera sulla porta di casa una sedicenne, nomade, che aveva tentato di rapire la sua bambina di sei mesi.
In una palazzina di quattro piani del quartiere di Ponticelli, la ragazza era riuscita a intrufolarsi nell’appartamento al secondo piano: "Le finestre erano tutte chiuse, forse la porta invece no - racconta Flora Martinelli - questo è un condominio familiare, e abbiamo sempre pensato che fosse sufficiente chiudere il cancello. Invece...".
La donna racconta la sequenza: "Erano le 8.10 di sera, a un certo punto ho notato la porta aperta e sono andata immediatamente in cucina: il seggiolone a dondolo, dov’era mia figlia, era vuoto. Si è trattato di pochi secondi, la ragazza che aveva preso la bambina era ancora sul pianerottolo: l’ho bloccata, le ho strappato la piccola. Lei è scappata, e io ho urlato chiedendo aiuto a mio padre che vive al piano di sotto.
Ciro Martinelli, il nonno, prosegue il racconto: "L’ho bloccata, a dire il vero le ho dato anche un paio di schiaffi, ma la ragazza si è divincolata e ha detto che ad aspettarla in strada c’era suo padre. Allora l’ho seguita, pensando di potermi confrontare con un uomo, ma era falso. Mi è sembrata ben vestita e parlava abbastanza bene l’italiano".
La fuga di M.D., la sedicenne rom che aveva tentato il rapimento, viene però impedita dal quartiere: "La gente è scesa in strada, ha sentito le nostre urla - conclude il nonno - e non ha permesso che scappasse. A fermarla ci ha pensato poi la polizia".
La reazione popolare è stata forte. La polizia ha dovuto sottrarre la nomade alla furia degli abitanti, che hanno anche minacciato ritorsioni nei campi nomadi della zona, sottoposti nella notte a vigilanza da parte delle volanti dell’Ufficio di prevenzione generale della questura proprio per evitare problemi di ordine pubblico.
La ragazza è stata arrestata dagli agenti del commissariato di Poggioreale per sequestro di persona e violazione di domicilio, e condotta al Centro di prima accoglienza di Nisida. La sedicenne si era allontanata da una comunità del Monte di Procida, alla quale era stata affidata il 26 aprile per un furto.
Il quartiere di Ponticelli è circondato da cinque campi rom, dove secondo l’associazione Opera nomadi vivono 400-500 nomadi di provenienza rumena. Sempre nel napoletano ci sono altri due grandi insediamenti di rom, a Scampia e a Casoria.