Sempre il mare, uomo libero, amerai! perché il mare è il tuo specchio; tu contempli nell’infinito svolgersi dell’onda l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito non meno amaro. Godi nel tuffarti in seno alla tua immagine; l’abbracci con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore si distrae dal tuo suono al suon di questo selvaggio ed indomabile lamento. Discreti e tenebrosi ambedue siete: uomo, nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto, mare, le tue più intime ricchezze, tanto gelosi siete d’ogni vostro segreto. Ma da secoli infiniti senza rimorso né pietà lottate fra voi, talmente grande è il vostro amore per la strage e la morte, o lottatori eterni, o implacabili fratelli!
Una sera, nelle bottiglie, cantava l’anima del vino. [Charles Baudelaire]
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mercoledì 14 febbraio 2007 - ore 21:02
S. Valentino ESISTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
FIRENZE -- Parlare di riscaldamento globale sembra sempre una cosa un po astratta. E se vi dicessimo che la rivoluzione climatica in corso sta per far sparire dalle vostre tavole il Chianti e il Brunello? Lallarme è di poche ore fa: i vini pregiati della Toscana sono in serio pericolo destinzione.
A farlo scattare sono stati i ricercatori dellUniversità di Firenze, che nei giorni scorsi hanno diffuso i risultati del loro studio sulleffetto della variabilità meteoclimatica sulla qualità dei vini. Secondo loro, il riscaldamento del clima, che da ventanni in realtà permette la produzione di vini con maggior qualità, sarebbe in realtà una pericolosissima arma a doppio taglio.
In base alle tendenze prospettate dallIpcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), la temperatura della Terra si alzerà infatti, entro un centinaio danni, di un range compreso tra 1,2 e 4 gradi. Un po per leffetto serra, un po per i processi di antropizzazione sempre più aggressivi.
I ricercatori italiani, partendo da questi dati, hanno stimato che entro il 2100 il clima italiano sarà così torrido e secco da impedire del tutto la produzione dei vini pregiati della Toscana: Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano.
Allora, cari amanti, venditori e produttori di vino, fatevi due conti e iniziate a pensare cosa si può fare per correre ai ripari.
Secondo i ricercatori, tutta la geografia enologica mondiale è sullorlo della rivoluzione. La latitudine ideale per la viticoltura si azerà. Probabilmente, diventeranno adatti alla produzione del vino territori più a Nord, ma quelli attualmente in auge saranno troppo caldi e non avranno sufficiente acqua per garantire questa coltivazione.
Ad occuparsi del tema, è stata una task force dellUniversità e del Cnr, composta da Simone Orlandini, Giampiero Maracchi, Marco Mancini del Dipartimento di Scienze Agronomiche e Gestione del Territorio Agroforestale, e Gaetano Zipoli e Daniele Grifoni dellIstituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze.
quanto ci siamo divertiti ieri con gli sci e le pelli e quanta neve c’ è ancora in Alpago, a due passi da casa...
(la foto non è di questanno, purtroppo non ce nè così tanta!!!) Monte Sestier (2084) Partenza: Malga Cate (da Chies o da Tambre per pedemontana). Dislivello: 1062m Esposizione: Sud-Ovest Tempo: 3 ore Difficoltà: difficile Materiale: normale dotazione, rampant,ramponi, picozza.
ora però mi farei volentieri un giretto dietro a questi signori qui
ma io mi sento come vil coyote che cade ma non molla mai che fa progetti strampalati e troppo complicati e quel bip bip lui non lo prendera’ mai ma siamo tutti come vil coyote che ci ficchiamo sempre nei guai ci puo’ cadere il mondo addosso o finire sotto un masso ma noi non ci arrenderemo mai
Tv nascoste in moschea L’imam: sharia in Italia L’inchiesta in incognito di due giornalisti di SkyTg24 Da Viale Jenner a Centocelle: Allah vuole il velo integrale
A coloro che immaginano che il velo islamico sia una libera scelta della donna o addirittura il suggello di una società multiculturale dove saremmo tutti felicemente realizzati, consiglio di seguire questa sera alle 22,35 la puntata dal titolo «Un velo fra noi», della trasmissione Controcorrente condotta da Corrado Formigli su SkyTg24. Scopriremo che nelle nostre moschee il niqab, il velo integrale, viene imposto come un precetto divino e che simboleggia la penetrazione della sharia, la legge coranica, in vista dell’islamizzazione dell’Italia. Due coraggiosi giornalisti, una somala e un iracheno, camuffati da coppia «islamicamente corretta» (lei con il niqab, lui con la barba incolta), si sono avventurati in seno alle «moschee calde» di Centocelle a Roma, di Varese e di viale Jenner a Milano, muniti di una telecamera nascosta. Ed è proprio l’imam di quest’ultima moschea, Abu Imad, a rivelare con maggiore franchezza la strategia di conquista islamica del nostro Paese: «A noi la loro democrazia fa comodo, ci è utile come comunità e come individui. In verità, nella terra dei musulmani, se siamo musulmani, dobbiamofarci governare dalla sharia. Mettiamo che il mezzo per raggiungere la sharia di Allah siano elezioni libere o l’esercizio del potere. Mettiamo che i musulmani in Italia siano d’accordo ad istituire la sharia di Allah. E allora...». Abu Imad si ferma un attimo prima di concludere: «E allora l’Italia diventerà uno Stato islamico». Ma il senso è chiaro. L’imam della moschea più inquisita per i suoi legami con il terrorismo islamico internazionale, svela una decisa preferenza politica per la sinistra: «Vedi dove la sinistra è forte, come in Liguria e in Emilia, noi stiamo meglio. Ma purtroppo la sinistra in Lombardia è meno forte». Potrà sorprendere ma per Abu Imad l’arma vincente degli estremisti islamici è la Costituzione italiana: «Il compromesso tra le nostre convinzioni religiose e la democrazia è possibile. La Costituzione è al di sopra di qualunque legge e la Costituzione di questo Paese garantisce la libertà di culto. Perciò una legge che impedisce a una donna musulmana di portare il niqab, il velo integrale, è una legge anticostituzionale. Non venga qualcuno nel nome della libertà a togliermi la mia libertà. Sarebbe contro la Costituzione e i diritti dell’uomo. La poligamia poi, vedi, è un problema risolvibile. Intanto i poligami sono pochi e se qualcuno vuole avere due mogli si può trovare la scappatoia. Per esempio ne sposi una ufficialmente in Comune e l’altra la sposi solo secondo la sharia. Non è un problema ». Anche Haji Ibrahim, imam della moschea di Varese, indossa come Abu Imad la divisa dei radicali salafiti, la jellaba, una tunica bianca, barba incolta e sulla testa la taqiya, uno zucchetto bianco. «Il vero responsabile è in carcere. La moschea qui non è estremista, abbiamo questa fama perché hanno arrestato alcuni fratelli», premette l’imam, «il niqab è un volere di Allah e basta. Il profeta durante la sua vita l’ha fatto mettere alle sue mogli e alle sue figlie. Alcuni ulema dicono che la donna può lasciare scoperto l’ovale del volto e le mani,ma ci sono altri ulema che sostengono che la donna è tutta una awra, una vergogna, da coprire. Io sono convinto che una donna deve portare il niqab in questa società immorale». Il rapporto conflittuale con il nostro stato di diritto è così delineato da Haji Ibrahim: «La sharia deve essere applicata nei nostri paesi di origine. Noi qui siamo ospiti e rispettiamo le loro leggi, ma vogliamo applicare i nostri principi di fede. Con il nostro lavoro contribuiamo al progresso del Paese, però non abbiamo avuto niente in cambio. Gli italiani sono gente pacifica e noi gli vogliamo bene. Soprattutto con questo governo che è meglio di quell’altro di destra». Ma congedando il giornalista precisa: «Stiamo combattendo una guerra, qui siamo in trincea». Lo stesso concetto viene riformulato dall’imam della moschea di Centocelle a Roma: «Noi caro fratello non siamo nella terra dell’islam. Proprio per questo dobbiamo mostrare un volto adeguato dell’islam, specie ora che sul velo c’è grande polemica. La gente qui non è abituata al hijab, figuriamoci al niqab. Noi dobbiamo rispettare le regole dell’islammaanche fare proselitismo, dobbiamo attrarre la gente verso la nostra fede e il niqab è controproducente». L’inchiesta di Controcorrente evidenzia il disagio degli italiani: «Siamo in Italia e io adesso non vedo più l’Italia», sentenzia amareggiata un’anziana milanese, «mi sembra di essere all’estero. Secondo me loro dovrebbero prendere le nostre usanze, se no tra un po’ saremo noi a prendere le loro. E non va bene!». Magdi Allam 01 febbraio 2007 Corriere della Sera
fuoripista mitico con il trio riunito per loccasione era dai tempi del Monte Rosa che non si sciava così si è tracciato dappertutto che neve: farina quasi ovunque
e rientrando sullultimo tratto di pista alle 17 circa, piste accuratamente eviatate per tutto il giorno, con le pale di S.Martino rosseggianti al tramonto, siamo pervasi da un sentimento di adeguatezza ai misteri del cosmo.. potere dello sci fuoripista beiiiiisssssima giornata
ieri al Passo S. Pellegrino c’erano 80 cm di neve fresca
fuori fuori fuori pistaaaaaaaaaaaaa
a chi piace il buon blues stasera c’è, siori e siore
Enrico Crivellaro , con la sua ’Swing-Blues Jam Band’ si lancerà in una Jam session dalle tinte swing e blues. Con Pietro Taucher (piano e organo) e Stefano Lionello (contrabbasso). I bluesmen sono invitati a salire sul palco, Big Club, via Armistizio 68, Padova, Ingresso libero.