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venerdì 5 dicembre 2008 - ore 13:14
Imparare
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Promemoria per me stesso.
Devo imparare a: - essere più formalmente gentile con gli altri. Augurare magari buona giornata o buon lavoro o buona serata o buona notte. E una piccolezza (che spesso mi sembra logica e quindi sottointendo) che per molti è importante.
- non farmi prendere dallansia delle attese
- a saper dire anche di NO (parzialmente ho imparato qualcosa, ma devo calibrare meglio certi NO)
Rendendosi anche necessaria la sostituzione delle corone dentate della guarnitura (sarebbe quella cosa con attaccati i pedali), specialmente di quella del 32, approfitto per un upgrade
Natale - Preparativi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non che in sè non mi piacciano il natale e il Natale, ma bisogna fare dei distinguo.
Il Natale, che uno sia credente o no, ha comunque dei risvolti profondi; magari porta a riunire le persone ad essere meno tesi. Insomma che piccia o no, porta a sentirsi più buoni. Almeno a credere che si possa veramente essere più buoni del solito.
Il natale invece porta stress, spese, business, consumo. E invece di avvicinare le persone, tende sempre più a demarcare le differenze tra chi può e chi non può (essenzialmente spendere).
In questi giorni assisto ai preparativi inutili, a vetrine che espongono addobbi messi là a casaccio, senza neanche gusto, solo per far capire che si inizia a sperare che la gente possa venire a comprare. Non che tutti lo facciano con cattivo gusto, ma sempre più, odio chi spera di sfruttare il Natale per fini consumistici.
Non è una cosa di questi giorni, è molto tempo che volevo scriverla, ma è venuta oggi. Dedicata a 4 Amici, quelli con la A maiuscola
Proprio tu, Amico mio, che ti sei perso anni fa’, che da allora non sei più stato per fuori quello che sei dentro. Ma che di quella volta ti è rimasto qualcosa, per fortuna. Qualcosa che forse vedo solo io e pochi altri. Vederti mano nella mano con una ragazza che forse finalmente ti vuole bene mi ha fatto sperare. Nonostante il tuo sguardo sia un po’ perso, sembra che tu finalmente possa farcela.
Vedere i tuoi genitori e pensarli come una coppia felice nata con un preciso disegno ed invece accorgermi che forse è nata per caso. Pensarti sistemato in modo disordinato ed invece scoprire che sei felice. E sposato.
Mi sento un un po’ in colpa di non averti più cercato. Sapere che in fondo sei una persona saggia e che vali molto di più delle apparenze. Purtroppo ti ho cercato tardi. E io che ti pensavo sposato e invece ho scoperto che più nessuna potrà chiedertelo. Fa male sapere che non ci sei più.
Vederti sempre felice e scoprire che invece soffri da troppo tempo dentro di te. Credere che a certe cose non ci badi, pensarti felice a fianco della donna della tua vita e scoprire che invece l’hai persa, forse per sempre. Anche se lei è sempre là. Da sola o con altri, non ha importanza.
Ascolta, tu che sei un tecnico, ti chiedo di spiegarmi il perché di questo fatto. Come ben sai il remo è una leva di 2° genere, dove il fulcro è lacqua (schematizzabile come vincolo cedevole in funzione dellattrito dato dalla superficie della pala del remo)), la forza resistente lo scalmo e la forza applicata è quella che impieghi tu per spingere sul "giron". Quindi più sposto la forza resistente verso lacqua, a parità di spinta, aumenta la reazione vincolare del fulcro della leva. Diciamo che quindi in termini pratici aumenta la forza di spinta della barca. Senza estremizzare troppo la distanza dello scalmo dal punto di applicazione della forza (altrimenti si accorcia la vogata e il vantaggio accumulato in termini di forza lo perdo in termini di lunghezza di vogata) posso quindi aumentare la dimensione della pala del remo, così da avere una maggiore resistenza in acqua e realizzare quindi una spinta più possente della barca. Questo si è fatto nel canottaggio, spostando gli scalmi verso lesterno e aumentando la superficie delle pale dei remi.
Adesso io ti chiedo: ma perché i buranelli, facendo il contrario, usando cioè remi piccolissimi e senza neanche impalarli del tutto, si avvantaggiano rispetto a tutti gli altri?
Mi piace la mia città?
(categoria: " Riflessioni ")
E un post lungo, non so chi lo leggerà ma scrivo lo stesso!
... e che nessuno si offenda!
Qualche tempo fa’ qualcuno mi chiese se mi piace la mia città. Ed è anche una domanda del profilone di Spritz alla quale ho risposto “Sì ma…” Diciamo che della mia città sono più le cose che odio o quelle che non mi piacciono. Ma difficilmente riuscirei a trasferirmi altrove, anche potendo stare meglio. Solo l’ AMORE potrebbe farmi accettare l’allontanamento dal posto dove sono nato. Certo poi il lavoro, la vita sono sempre incognite, quindi mai dire mai, però questo è il mio pensiero in linea di massima.
Dunque perché odio la mia città.
Semplicemente non mi piace. Non mi piace la visione ormai turistica che Venezia si è costruita attorno. Non mi piacciono tutti quei luoghi che da una parte sono il simbolo di Venezia nel mondo ma dall’altra sono invivibili e fossilizzati nella storia. Non mi piace la parte a Est di Venezia (il sestiere di Castello tanto per intenderci) perché lo trovo lontano dagli sbocchi verso il mondo. Non mi piace quell’atmosfera che spesso c’è a Venezia che va da una sensazione di solitudine a quella dell’immobilismo. In realtà non è tutto così statico, ma la sola sensazione mi fa oppressione. Poi devo ammettere che Venezia è anche scomoda per i trasporti di oggetti voluminosi/ingombranti. Bisogna fare i conti con le ditte di trasporto, con la marea, con il bello e il brutto tempo, con la pioggia, con il vento, con la nebbia. Torni dalle vacanze con la macchina piena di bagagli e devi cominciare a fare i viaggi dalla macchina col vaporetto per riportare tutto a casa (e io non vado neanche così tanto male). Nel mio caso che vado via anche con la bicicletta bisogna pregare che ti lascino montare in vaporetto, devi evitare gli orari di punta, devi fare meno fermate possibili, devi evitare le tratte trafficate.
Allora perché non la lascerei mai?
Beh… qualcosa di Venezia mi piace: la strada che da casa mia porta verso la zona tra il Tronchetto, Piazzale Roma e la Ferrovia ovvero verso il resto del mondo, mi fa sentire libero. Ma non mi piace solo questo. Io amo andare in barca, soprattutto a remi, in quella che considero la MIA laguna. Mi piace quindi la zona “rurale” della mia città, esclusi i canali di grande navigazione, dove, causa moto ondoso, è impensabile (ma non impossibile, bisogna solo essere bravi e fortunati) pensare di andare in barchette di ridotte dimensioni. E sono fortunato ad abitare dove abito perché in 2 minuti esco dalla zona acquea gestita dal comune e mi ritrovo in aperta laguna.
Poi a me piace anche il rapporto con l’entroterra e il litorale (lido escluso) veneziano, in particolar modo con alcune zone che mi piacciono proprio, forse perché riprendono i caratteri veneziani per come li vedo e penso io. Posti in cui spesso faccio giri (riposanti) in bici. Mi piace quindi tutta la zona che costeggia la laguna Nord, fino a Jesolo e proseguendo poi fino a Punta Sabbioni. Comprendendo però un po’ tutta la fascia di terra che da S.Donà prosegue fino a (circa tracciando una linea retta) Lignano (che non è più in Veneto). Andando dalla parte opposta c’è la zona della casse di colmata, da Porto San Leonardo. E la Riviera del Brenta, che merita però un discorso a parte. Non mi piace la cosa per cui è famosa tutta la riviera (no, non le scarpe!), ovvero le ville Venete. Non che siano brutte, ma mi fanno lo stesso effetto di Piazza S.Marco: oppressione. Mi piace il rapporto con l’acqua che crea questo strano intreccio fra campagna e laguna. Un po’ mi ricorda il modo di vivere di posti come Ca’ Savio, Ca’ Ballarin, Cavallino, ma più ingentiliti e meno “campagnoli”. Se vogliamo è un po’ strano l’abitato di Malcontenta e la zona di collegamento da una parte con Marghera, dall’altra parte con Oriago. Manca una sorta di continuità, soprattutto verso la zona industriale. Si sente questa cosa andando in bicicletta, dove per evitare di essere rasentato dai Tir, per passare da Mestre a Oriago conviene passare per Chirignago e spostarsi poi verso sud.
Un’ultima particolarità di Venezia.
Io arrivo ad un certo punto dell’anno, magari di quegli anni passati ad allenarmi per le regate comunali, che odio Venezia e i veneziani, odio quelli che vanno in barca, odio i gondolieri, odio l’ignoranza. Allora prendo e vado in montagna. E là, pian pianino ritrovo l’equilibrio perso. Ritrovo quel rapporto unico fra me e l’ambiente che mi si era guastato stando “a mollo” in laguna. Vedere il verde dei prati e dei boschi mi riempie quel vuoto che si era creato. E dopo aver ritrovato l’equilibrio torno nella mia Venezia guardando tutti dall’alto.
Questa, in neanche tanta sintesi, la visione della mia città. Insomma, forse sarò uno dei pochi veneziani a dirlo, per me Venezia non è Venezia se non anche col suo entroterra.
Una persona che...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Strano. A distanza di tempo, dal nulla saltano fuori certe persone. E le reazioni nel ritrovarle sono sempre uniche. Per alcuni c’è indifferenza, per altri sorpresa, per altri ancora felicità.
Ma non mi era mai capitato fino ad oggi di provare una sensazione strana, difficilmente descrivibile. Semplicemente una sensazione… bella. Banale come parola, ma la descrive con immediatezza.
Da un lato niente di nuovo, non è che mi cambia la vita. Dall’altro però la sensazione che quella persona (in parte forzatamente dimenticata) è stata veramente qualcosa di unico, irripetibile, indescrivibile. Una persona che mio malgrado mi ha cambiato la vita. Non so cosa sarebbe la mia esistenza adesso se non l’avessi conosciuta, probabilmente sarei stato più tranquillo, ma non avrei potuto conoscere certe altre persone, vivere certi momenti indimenticabili, realizzare certi miei sogni.
E pur sapendo che oggi io ho la mia strada davanti (e lei avrà la sua, immagino) ho provato gioia nel vedere che c’è ancora. Certo, sapevo che c’era, ma vederla anche solo in foto è stato diverso.