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NICK: D R A G O
SESSO: m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single

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STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate.
Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.


HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.


STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato.
E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita.
E grazi al cielo capita sempre qualcosa.


ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può.
E allora mi faccio bastare il resto.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!


OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto.
Quello che si adatta a tutte le situazioni.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)

 


MERAVIGLIE

1)





“Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.

Benvenuti nel Blog di
Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada,
Cavaliere dell’Ordine della Porketta
e Grande Ubriacone di Corte



Una Storia Come Tante:

Premessa & Brandello N°1 LINK
Brandello N°2 LINK
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Brandello N°13 LINK
Brandello N°14 LINK



A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog...
Tales Of The Fall In Love With The Elf!!
Parte Prima:LINK
Parte Seconda:LINK
Parte Terza:LINK
Parte Quarta:LINK
Parte Quinta:LINK
Parte Sesta:LINK
Parte Settima:LINK
Parte Ottava:LINK
Parte Nona:LINK
Parte Decima:LINK
Parte Undicesima:LINK
Parte Dodicesima:LINK
Parte Tredicesima:LINK
Parte Quattordicesima:LINK
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Uhm...Porn-Groove.
Allora non si involve solo la tv.
Fa piacere.
Fa paura.
LINK






Che mi si coccardi, io dico. ”

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ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


mercoledì 25 maggio 2005
ore 12:24
(categoria: "Riflessioni")


Ne vale la pena?


Oggi mi faccio una domanda. E mi rispondo da solo. Un po' alla Marzullo.
Però lo faccio con la dovuta calma, riflettendoci un attimo su.
E la domanda che mi pongo è una nella forma, ma multipla nelle possibili accezioni.

Ne vale la pena?

A questo punto bisogna chiedersi anche: ne vale la pena di far cosa? Beh, ad esempio di pensare se ne vale la pena. Partiamo da qui.

Vale la pena di domandarsi se ne vale la pena?
Ha senso perdere/trascorrere del tempo a interrogarsi sul valore delle proprie elucubrazioni precedenti ad una scelta? Trovo a questo punto interessante come la risposta a questa domanda vada ad alterare la domanda stessa. Perchè se la risposta è affermativa, allora non ho perso tempo, ma l'ho trascorso utilmente. Viceversa in caso di risposta negativa.
E allora se la risposta modifica la domanda, cosa viene prima? L'uovo o la gallina? Ecco un'altra domanda che spunta fuori dal nulla. Ma questa la ignoro, essendo incapace a rispondere.

Torno al primo quesito: vale la pena pensare se vale la pena di fare qualcosa?
Per rispondermi parto da un'altra domanda ancora: c'è qualcosa nella mia vita che faccio mai riflettendo sul serio se ne valga la pena? Oppure le decisioni le si prende sempre così, un po' alla cazzo, un po' in base a quello che si pensa in un certo momento?
Questa domanda è per me retorica. Ma per voi la risposta potrebbe non esserlo. Magari qualcuno di voi che ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui nel ragionamento potrebbe pensarla diversamente. Ma io difendo la mia idea tirando in ballo la forza dell'impulsività e citando una frase che mi ha sempre colpito per la chiarezza con cui esprime in due parole il senso di tutto questo mio sproloquio:

"E' sempre in uno stato d'animo non destinato a durare che si prendono le decisioni definitive."


E allora forse non vale la pena chiedersi se ne vale la pena. Forse se ci si muove e basta è meglio. Se si lasciano perdere queste speculazioni inutili e ci si dedica a qualcosa di più produttivo ci si guadagna.

E' che in questo periodo vien sempre da pensare a me, a cosa ho fatto e a cosa non ho fatto e a cosa potrei fare. A cosa non ho e a cosa ho. A cosa ho perso. A cosa ho guadagnato. E a questo e a quello, al tutto e al niente, al cielo e al mare.

E a furia di pensare al cielo e al mare ho rovinato tutti i miei pensieri più belli.
Mi sono arroccato sulla torre dei miei ragionamenti e mi sono perso le piccole cose che non ti cambiano la vita ma ti danno la forza di cambiarla.

Era meglio che restavo qui con me a scrivere e fare nuove puttanate.
Ecco una cosa che vale la pena di fare.

Le puttanate, le piccole cose, le speciali banalità. Sono loro che ti rendono la vita un po' più facile.
Le speciali banalità. Perchè altrimenti come si chiamano?
Ecco una cosa che vale la pena di chiedersi.


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lunedì 23 maggio 2005
ore 11:18
(categoria: "Pensieri")


Come una settimana ti cambia la vita.
E come non te la cambia.


Cosa può succedere in 7 giorni?
Può succedere un evento di quelli apocalittici. Un evento che ti sconquassa l'esistenza, in meglio o in peggio. Puoi iniziare un grande cambiamento in seguito ad un accadimento specifico di intensità considerevole.
A me però non è successo nulla di così sconvolgente.

Però mi è successo che un paio di persone che non hanno la sfiga di vedermi spesso mi hanno detto "Ma sbaglio o sei dimagrito un po'?"
E io che ho rimosso gli alcolici per questo, per perdere peso e tornare a giocare a calcio senza mettere la mia caviglia malandata troppo a rischio a causa del peso, io che mi son messo a dieta... a chi ha notato un mio dimagrimento rispondo con la più esaltata e infantile gratitudine.
E gioisco come una signorina adolescente.
Una signorina adolescente ancora un po' sovrappeso.
Un barilotto adolescente.
Ma tra un po' farò il modello.

Poi mi è successo anche di tornare in società e comparire alla festa a Villa Barbieri sabato. Mi è successo di trovarmi subito il Webbone tutto sorridente che subito mi ha sgridato.
"Come hai osato privarmi della tua presenza?"
Mi sono inginocchiato in penitenza.
"Ma ora sono tornato..."

E sono tornato davvero.
Chi c'era non può non avermi visto mentre grondavo sudore e ballavo incessantemente sul cubo per il divertimento mio e di chi gradiva l'immondo spettacolo.

Poi questa settimana mi sono rassegnato per l'ennesima volta con LaDonnaDellaMiaVita. Che evidentemente tanto DonnaDellaMiaVita non è.
Ma come al solito, essendo che mi conosco abbastanza, credo, mi sono rassegnato solo fino al prossimo tentativo.
Perchè i Draghi sono duri a morire.

D R A G O S T I N A T O


Poi mi è successo anche di addormentarmi sul cesso. Eh già. Addormentato. Davvero. Una brutta immagine, sicuramente. Ma tant'è.
A nessuno di voi è mai capitato?
A me sì.

Poi mi è successo anche di scrivere sms alle 5 di mattina steso sul mio letto ad una persona che si trovava nella mia cucina.
Perchè mandarsi messaggi se eravamo a due passi?
Zorro, tu me lo sapresti spiegare? Non credo ci sia un motivo sensato...
e allora facciamo una cosa: cambiamo la domanda.
Perchè NON mandarci sms alle 5 di mattina pur essendo a non più di 6 metri l'uno dall'altro?
Così tutto quadra. Tutto ha senso.
Basta poco.

Ha senso anche stare a parlare fino alle 3 di notte con un amico? Ha senso far tardi per dire puttanate con una persona che comunque vedo ogni santo giorno e ci posso parlare quando mi pare? Ha senso perdere ore di sonno così?
A dire il vero non riesco a trovare qualcosa che abbia più senso di questo.
Tu, Chicco? Quoque tu?

E io che in sette giorni sono stato al cinema, ho parlato molto, ho fatto un paio di supermosse, ho ballato, ho sudato, ho riso, ho conosciuto gente, non ho bevuto, ho studiato relativamente, mi sono strafatto di caffè, ho dormito meno del minimo indispensabile, ho ascoltato tanta musica... insomma, io che ho passato una settimana normalissima... vengo sfiorato dal pensiero che magari la barca cominci ad andare.
E finchè la barca va, lascila andare.

E dopo 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 settimane...
continuerà, continuerà a navigar.
Era Orietta Berti che cantava 'sta roba?


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lunedì 16 maggio 2005
ore 19:32
(categoria: "Pensieri")


Buchi nell'Orzoro


Avete presente quello stato d'animo gradevole che si prova quando si finisce di studiare per un esame con un po' di anticipo?

Ecco... mi dite come cazzo è?? Io non lo provo da parecchio... oggi avrei anche finito di studiare un esamino... ma al tentativo di fare un ripasso ho scoperto un vuoto preoccupate nella quantità di nozioni rimastemi impresse... porca paletta.

Sarà colpa del buco nell'Orzoro?

Ma io non demordo... e domani inizio a preparare un altro esame, così facciamo che mischio quel poco che so e invece che fare "Neuropsichiatria Infantile" e "Sociologia della Devianza" mi invento un assai più simpatico "Neurosociologia dell'infanzia deviata" e un bel 30 e lode non me lo nego. No... non me lo nego... me lo sogno.

Sì, sarà colpa del buco nell'Orzoro.

Poi è lunedì... e di solito è di lunedì che si cominciano i grandi progetti. Le diete. Lo studio. I grandi processi si cambiamento. Tutto si comincia di lunedì. Così si comincia dall'inizio, così si ha l'impressione di maggiore serietà e continuità, così è tutto più organizzato, più controllabile. O almeno percepito tale.
Ma questa è una convenzione sociale. E a me le convenzioni sociali non piacciono. A meno che non mi facciano comodo, si intende.
E questa non mi fa comodo. Preferisco essere "quello del giorno dopo", io. Quello che le cose le comincia di martedì. Magari della settimana prossima.

Ed è decisamente colpa del buco nell'Orzoro.

Il lunedì non sono mai troppo propositivo. Il lunedì io sondo soltanto il terreno. E pianifico strategie da attuare l'indomani in svariati campi della mia vita. Strategie infallibili che puntualmente falliscono e lunedì prossimo sono ancora qui che pianifico.
Perchè io pianifico sempre e non implemento mai.

Sempre per via del buco nell'Orzoro.

Ma dopo parecchi lunedì di pianificazione, mi accorgo che ho passato tanto tempo a vivacchiare.
E vivacchiare non è una bella cosa.
Comincia per "V", come "Vivere". Ma semanticamente è più vicino a "Sopravvivere".
E non è che sia proprio una bella cosa.

Inizia a starmi sul culo il buco nell'Orzoro.

E allora magari questo lunedì è un attimo diverso. Magari domani sarà davvero il Martedì dell'Implementazione. Il giorno in cui inizio a tappare tutti i buchi nell'Orzoro (o buchi nell'acqua che dir si voglia) che ho fatto negli ultimi tempi.

E allora ci penso un attimino più sul serio che fra 3 settimane inizia un mese intero di esami no stop.
Che fra 4 settimane non la vedrò più per vari mesi.
Che fra molte ma non troppe settimane ho da diventar dottorino in Scienze Psicologiche della Personalità e di Stigrancazzi e c'è una tesi che da sola non ne vuole sapere di scriversi.

E allora qui c'è da fare un po' di ordine, c'è.
E' tempo di studio. E' tempo di sorridere per darsi la carica. E' tempo di fare supermosse che magari fanno divertire e poi non portano a niente, ma l'importante è che io dia il meglio di me. Perchè fa bene dare il meglio.
Perchè serve a ricordarsi che il meglio non è mai poco. E' il meglio.

E se ci si pensa, i buchi nell'Orzoro non si possono fare. Come i buchi nell'acqua.
E non ci si può perdere dietro a dei buchi che non esistono neanche.

Domani è Martedì, non so se ho reso l'idea.


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venerdì 13 maggio 2005
ore 19:47
(categoria: "Pensieri")


Ma i Draghi nuocciono alla Primavera?


Il titolo non ve lo spiego, ma sono certo che quella domanda abbia strappato un sorriso di quelli belli alla persona giusta, per cui è una frase significativa.

Piuttosto... con voi ho intenzione di parlare dello Zippo.

Un oggetto che tutti sapete cos'è e potrei pure metterci una bella fotina, se solo c'avessi palle di cercarla, ma... peccato.
Tanto lo sapete com'è uno Zippo. Alcuni di voi, chi mi vede quotidianamente, lo sanno fin troppo bene, dato che ne ho sempre uno in mano.

Ma perchè io ho uno Zippo se non sono neanche fumatore??
Mo ve lo dico: io e mio zio si era seduti nella corsia di un ospedale in cui era ricoverata la nonna (che ora sta bene) e io stavo giocando con l'accendino che tempo a dietro mi ero inculato... cioè.... mi aveva regalato -Mick-...al che mio zio mi vede e fa:
"Ah!Ma hai cominciato a fumare!"
"A dire il vero..."
"Toh, tieni questo, te lo regalo. Tanto io ne ho preso uno più fico."
"Vebè...grazie!"

E quindi ora ho la'accendino che mi sono incul...che -Mick- mi ha regalato e anche un fighizzimo Zippo tutto argentato con cui non posso accendermi le cicche che non fumo, ma posso accendere quelle di chiunque me lo chieda e anche bullarmi esibendomi negli svarioni numeri che è possibile fare con uno Zippo.

E lo Zippo è un oggetto magico... è un oggetto stregato... ipnotico, col suo onomatopeico suono (ci sono suoni non onomatopeici? no... ma la mia era una figura retorica che serviva a rafforzare il concetto... come cazzo si dice? Allitterazione? No... era un altra... vabè, aveta capito no?) che fa quando lo si apre e lo si chiude...
Clic.
Clic.
Clic.
Clic.
Come si fa a non restare ipnotizzati??

Chiunque lo prenda in mano (lo Zippo, prima che i più banali di voi facciano allusioni erotiche da osteria) inizia a giocarci e non la smette più... e poco importa se quando lo si accende si sente nell'aria il colera... perchè puzza, il combustibile, puzzissima.

Ma poco importa. Perchè lo Zippo è un feticcio.
Lo Zippo è uno stile di vita.
Lo Zippo è un semplice accendino.
Ma un accendino che mi fa sentire fico.

E io vi accenderò tutte le vostre cicche, i vostri porri... e poi anche le vostre case e tutti i vostri averi...
e nessuno potrà fermarmi.
Perchè io ho lo Zippo.

E quando una certa persona mi ha fatto notare che la Primavera fa male ai Draghi... magari c'aveva ragione.
Ma io ho lo Zippo.
E l'ho fatta sorridere almeno un paio di volte, oggi.
Meglio proprio non penso che sarebbe potuta andare.

D R A G O C O N L O Z I P P O


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giovedì 12 maggio 2005
ore 18:42
(categoria: "Vita Quotidiana")


Colpa e Merito di un SMS

"Ehi Zorro! Quando la DonnaDellaMiaVita rientra, mi fai uno squillino?"

Un SMS strategico. Perfetto per pianificare il timing del mio intervento. La situazione era sotto controllo. Io ero seduto che studiavo (strano...) nella sala grande della mia aula studio e pertanto non potevo vedere quando la DonnaDellaMiaVita sarebbe rientrata e sarebbe andata a sedersi al suo posto dove l'avrei aggredita per chiacchierare di certe cose che avevo da dirle.

E allora valuto che ZorroBobo era seduto che studiava (strano...) proprio alle spalle del posto occupato dalla DonnaDellaMiaVita. E allora scrivo un SMS semplice semplice, così Zorro mi da una mano... e sembra proprio che il mio piano sia perfetto... cosa potrebbe andare mai storto?

Insomma, finisco di scrivere il messaggio e lo invio.
A lei.
Non a Zorro. A lei, la DonnaDellaMiaVita.
Ma porca puttana.

"Ovviamente il SMS era ad un mio amico che doveva avvisarmi quando fossi rientrata così vengo a rubarti qualche secondo. Cmq... a 'sto punto me lo fai tu lo squillino quando rientri? Intanto io mi vergogno di questa splendida figura di merda... ma me lo fai lo squillino, vero??"

Invio questo secondo SMS sperando di recuperare qualche punticino con la mia simpatia travolgente e disperata.

Alla fine però mica me lo ha fatto lo squillino. Ma non demordo e vado da lei. Mi acquatto alle sue spalle e con ditino tremante attiro la sua attenzione. Lei si gira. Non nel senso che si gira del tutto verso di me e mi guarda in faccia come farebbe una persona normale quando cerchi di parlarci. Ma nel senso che volta a malapena la testa e mi rivolge un "Dimmi" appena accennato e non troppo convinto. Anzi troppo poco convinto.

Ma non mollo, io.
"Stasera vai in Piazza?"
"No, fra mezz'ora ho lezione e poi vado a casa e stasera sai che ho un impegno..."
Perchè non vi ho detto che io e lei stasera dovevamo uscire, ma lei mi aveva già tirato pacco. Però speravo che almeno uno spritz in piazza lo avrei rimediato. Ma niente. E con lei è sempre così.

Però la figura di merda, oggi mi ha dato una strana carica, che da parecchio non riuscivo più a sfoderare.
Dovevo dire qualcosa. E l'ho detto.

"Senti... avvicinarsi a te è proprio un gran casino... capisco che sei a padova 4 giorni e mezzo alla settimana e che sei sempre strapiena di impegni, però... cioè... quando hai del tempo libero ti capita mai di pensare che esisto? Lo sai che aspetto sempre che tu ti faccia viva... lo sai. Cavolo... io ti faccio proposte su proposte, scateno la mia fantasia per te, organizzo gag dalla indiscutibile simpatia pur di farti divertire e attirare la tua attenzione... ma tu dammi una mano... io sappi che tanto persevero, finche non mi molli in faccia un simpaticissimo SCROSTATI DALLE PALLE detto con espressione seria e la voce incazzata. E se non demordo un cavolo di motivo c'è... e non è che non ho di meglio da fare... piuttosto la verità è che proprio non riesco neanche a immaginare di poter fare qualcosa di meglio che starti dietro!"

Un bel discorso, direi. E lei lo ha ascoltato tutto, dall'inizio alla fine.
Però... considerate anche che non l'ho propriamente enunciato, ma piuttosto balbettato, inceppandomi in continuazione, mischiando le frasi, arrossendo a più riprese e abbassando lo sguardo per l'imbarazzo.
Al termine della mia ridicola orazione:
"Si è capito qualcosa di quel che ho detto?"
"Non molto..."

Bah... insomma... non è stato un successone, direi. Ma il concetto di fondo lo ha capito, lo so che lo ha capito. Perchè lei capisce, me lo ha detto, ne abbiamo già parlato... però poi si comporta abbastanza di merda (involontariamente, stando quanto dice) e io non mi riesco proprio ad avvicinare.

E alla fine oggi non ho concluso nulla comunque, ma ho recuperato una consapevolezza importante: io sono il timido e impacciatissimo sfigato che prova sempre a fare queste cavolate, queste figure abbastanza misere ma che un sorriso te lo strappano sempre. Sono l'imbranato che si inventa supermosse che farebbero cagare miele al più insensibile tra gli insensibili. Sono l'immaturo incapace di manifestare i suoi sentimenti più sinceri con chiarezza. Però mi piace pensare anche di essere l'immaturo capace di manifestare ciò che sente solo ed esclusivamente mettendo tutto sè stesso nelle sue improvvisate supermosse.

Era tanto che non lo facevo... che non mi godevo questi momenti di emozione semplice, senza pensare di essere inadeguato, senza temere di essere rifiutato... ma solo per il piacere di fare o dire qualcosa di bello che c'ho dentro.
E anche se nemmeno oggi non sono riuscito ad ottenere praticamente nulla dalla DonnaDellaMiaVita... e anche se un po' lo so che sarà così pure la prossima volta... è successo che un sorriso me lo sono fatto.

Ed era da parecchio che non mi sorridevo, che non trovavo nulla in me per cui sorridermi.
Non ho conquistato lei, ma un passettino per riconquistare me l'ho fatto.

Colpa e merito di uno stupido SMS inviato al destinatario sbagliato.

L'unico destinatario sbagliato che in realtà era quello giusto.


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giovedì 12 maggio 2005
ore 17:55
(categoria: "Pensieri")


Figuremmerda ergo D R A G O


Chi di voi fosse passato da 'ste parti nelle ultime 24 ore, avrà notato che per la prima volta da che esiste questo blog, mi sono permesso di eliminare un post. Un post davvero bruttino, concorderà con me chi ha avuto la pazienza di leggerlo.

Ma ora l'ho eliminato. E ci metto questo che non so precisamente come sarà dato che ancora non l'ho scritto, ma l'idea di fondo è abbastanza positiva e i fatti da raccontare divertenti per cui andiamo a scoprire insieme cosa mi sto per inventare.

Oggi in aula studio c'è stato un gradito ritorno. Si è verificato ciò che da troppo tempo non si verificava, almeno per me: è tornata la "Supermossa".

E come i miei limitati quanto stranamente accaniti sostenitori (grazie, grazie) sapranno, la Supermossa è il mio tipico tentativo di approccio verso forme di vita al carbonio di sesso femminile che hanno in comune la sola caratteristica di smuovermi le più romantiche cordicelle del mio cuoricione palpitante di amore giammai ricambiato.
Che detta altrimenti sarebbe solo un vano tentativo di rimorchio compiuto da un banalissimo timido sfigato impersonato da me medesimo.

E oggi la Supermossa è tornata senza che lo volessi. Si è imposta a partire da una proverbiale figura di merda in cui sono inspiegabilmente incappato.
Ma andiamo col racconto.

Signore & Signori,
Spritzine & Spritzini,
ecco a voi un nuovo ed ineditissimo racconto delle mie sfigatissime avventure romantiche...
e a qualcuno di voi mancavano...
lo so che mancavano...


Però che faccio? Creo la suspance e metto su questo post chiudendolo qui, per ora? Quasi quasi... ma sì... lo faccio... però adesso scrivo già l'altro... tranquilloni...


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martedì 3 maggio 2005
ore 19:20
(categoria: "Pensieri")


Ho imparato

Ho imparato un po' di cosette interessanti. E un po' di cosette inutili. E un po' di cosette che se non le imparavo era meglio. E un po' di cosette che non stanno nè in cielo nè in terra. E un po' di cosette che mi sono già dimenticato. E un po' di cosette che non dimenticherò mai. E un po' di cosette che vorrei dimenticare.

Insieme sono proprio un bel pacco di cosette.

Ad esempio ora so che i cardi attutiscono le cadute meglio del mais. E non chiedetemi perchè, in quanto la razionalità della spiegazione potrebbe incrinare irreparabilmente il fascino di 'sta gran cazzata.

Poi ho imparato che i sigari buoni non danno tanto alla testa, per cui comprerò solo toscanelli, nel caso.

E ancora: le congiunzioni planetarie favorevoli non si verificano mai. E i corsi di inglese li fanno sempre il mercoledì sera. Cascasse il mondo, cazzo. Se ne fottono se tu volevi andare a vedere la semifinale di Champions con la ragazza più bella che ti pare di conoscere al momento.

Ho imparato che in questo periodo è meglio se evito di far discussione con me stesso perchè perdo sempre. Lo so che se cambiassi il mio disastroso punto di vista mi accorgerei che vinco anche sempre, ma per ora mi pare di perdere sempre. SEMPRE. Ed è una rottura di palle che non vi dico. Anzi ve lo dico: è una gran rottura di palle.

Ho imparato che quando le cose devono andare male, sanno come farlo. Ma questo lo sapevo già, è solo che me lo si voleva ricordare, evidentemente.

Poi... ho imparato una cosa che mi fa un po' incazzare. Tipo che in certi rapporti, alcuni di quelli a cui magari terrei anche in particolarmodo, non posso essere mai sincero fino in fondo. Non posso far mai crollare troppe barriere. Non posso fare inviti. Non posso dire certe cose. A volte mi sembra di non poter neanche pensarle, cazzo!

Perchè se lo faccio... l'effetto è dirompente! Una fuga di massa! Un'esibizione delle più raffinate tecniche spionaggistiche di evitamento!
E sentirmi dire ogni volta una cazzata da competizione è un po' umiliante...
sono stanca... non mi va di uscire... vado di fretta... sto studiando... devo andare a conoscere la mia nuova coinquilina... ho lezione... non sto bene... è morto il mio gatto.
"Quale gatto?"
"Quello che mi devono regalare per il mio 58esimo compleanno."
"Ma allora deve ancora nascere!"
"Sì, ma è morto il suo trisnonno e il dolore mi affligge."

Allora ogni volta io giustifico. Ogni volta io capisco. Ogni volta io ci scherzo su. Ogni volta io faccio finta che va bene.
E non va bene un cazzo.

Ma ho imparato che funziona così per me. Ho imparato anche questo. E mangio la foglia.

E a volte per ripicca vorrei dire certe cose a certa gente. Vorrei far sentire loro l'ipocrisia di certe parole. Ma sono buono, io. Capisco, io.
Mi metto nei panni degli altri, io. So stare al mio posto, io.

Sono un gran bel mona, io.


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venerdì 29 aprile 2005
ore 19:17
(categoria: "Riflessioni")


Acqua Calda & Acqua Fredda


Rapidamente, un breve, nei limiti del possibile, resoconto di una giornata banale. Che come tutte le mie giornate banali è sempre speciale se vuoi vederla così. E se non vuoi tu, voglio vederla io, speciale.

E allora eccomi ancora a Padova.
Eccomi attore improvvisato. Ruolo: pappone in un cortometraggio sulla boxe diretto niente poppedimenocchè da ZorroBobo.

La prima giornata di riprese non mi ha visto protagonista causa assenza pressochè totale degli altri attori.
Ma ho avuto modo di familiarizzare molto con uno dei miei gadget di scena. Un simpatico toscanello.

E sono già un drogato. Eccomi qui che scrivo e mastico un sigaro seduto in un internet point mentre tutti mi guardano male. E un po' sono in tega perchè masticare tabacco è un'esperienza più vicina al fumarsi una canna che al fumare una cicca.

Poi c'è anche da dire che ho scoperto l'acqua calda, oggi. Che ho scoperto (ricordato?) che certe cose non cambiano mai. Che certe persone non cambiano mai. E anche se il più delle volte è una gran fregatura, certe volte ti viene da ringraziare entità metafisiche non meglio identificabili, data la mia assenza di fede.

Poi ho scoperto che ancora ci tengo ad entrare nelle grazie di una persona. Ci terrei a sapere cosa pensa in certi giorni, mi piacerebbe avvicinarmi ma ho sempre un po' paura.
Paura di che? Paura di rompere le palle? Paura di essere indiscreto? Paura di essere una pigna in culo?
Sì, è che io mi sento una pigna in culo. E' che io, senza girarci attorno, di questi tempi, con me stesso non ci sto bene neanche un po'. E questo si riflette in tutti i rapporti che ancora non sono ben definiti e a cui ci tengo sul serio.

Quindi... è paura di essere sbagliato, di non funzionare bene. E questa cosa non c'è creatura sulla faccia del pianeta che riesca a togliermela dalla testa.
E' che io sto solo vivacchiando. Non mi sto ponendo degli obiettivi, non sto credendo più in me. E non so tirare fuori il meglio. Non ce la fo.
Sono un po' sconfitto. Non so se rendo bene l'idea. E comunque sono pure cazzi miei.
Le supermosse, io non so più farle.
Letargo? Sì, magari è solo un po' di letargo. E come tutti i letarghi finirà. Spero solo di non dover rimettere insieme troppi pezzi, al mio risveglio.

E ancora... oggi, giorno di grandi scoperte, salta fuori che scopro pure l'acqua fredda. Scopro anche che certe cose invece cambiano. Da un giorno all'altro. Ma anche da un minuto all'altro, da una confessione non fatta ad una che invece si trova le palle per fare.
E capita che perdi uno dei rapporti più importanti della tua vita solo perchè hai pensato la cosa sbagliata.

Ma qui faccio una citazione. Uno dei personaggi secondo me meglio riusciti di Stephen King, Roland, l'ultimo pistolero, spesso ripeteva che "il mondo è andato avanti".
Ed è vero che il mondo va sempre avanti. Spesso più veloce delle persone. E le persone che lo capiscono, si adeguano. Io lo sto capendo. Io mi adeguerò.
Io ti voglio bene, Nella. E la prenderò come viene.

Per fortuna a darmi una mano ci sono certe personcine che ora mi sento abbastanza romantico da ringraziare.
Ci sono quelli che mi stracciano sempre ai videogame. Ci sono quelli che insieme siamo tanto scemi da spendere 10 euri per farci delle inutilissime piastrine coi nostri nomi e tenercele sempre con noi. Perchè a volte i simboli servono a rafforzare i rapporti. E vedendola così, già non ricordo più perchè qualche secondo fa ho scritto che è una cosa inutile.
Poi ci sono quelli che guariscono. Che stanno guarendo. E che sono dei tenerissimi porci schifosi.
Ci sono quelli che si portano dietro i cd del Coro degli Alpini. Quelli del trash più totale.

Poi oggi ho buttato giù un piccolo aforisma che è davvero una cagata. Eppure allo stesso tempo non lo è. Questione di punti di vista. Questione di acqua calda e acqua fredda.
E l'aforisma recita:

"Le donne... non capiscono un cazzo.
Ma se è così, io mi sa che sono donna.
Lesbica, però. Su questo non nutro alcun dubbio."


E questa, chi crede di averla capita fino in fondo, mi sa che sta prendendo una cantonata mostruosa. Ma non ve la spiego, perchè tanto per qualunque forma di vita al carbonio esistente sul pianeta, tranne il sottoscritto, è una cagata.
Per me no, però. E siccome questo è il mio spazio, dove sono l'unica star, dove i riflettori e le camere sono tutte per me e voi siete solo il pubbligo non pagante (ma se volete fare un offerta non c'è problema), io qui ci scrivo quel che voglio e faccio il criptico quanto voglio.

Carina poi questa cosa dell'offerta che vi ho suggerito poc'anzi.
Elemosina via web, la nuova frontiera degli accattoni. New economy, gente. Roba forte. Ho dato il via ad un business? Ma si scrive così "business"?
Ho dato il via a qualcosa che ora non so neanche come si scrive? E' un lapsus o sono ignorante?

E comunque non l'ho neanche inventata io, diciamocelo... è ancora una volta la scoperta dell'acqua calda e fredda.
Ci aveva già pensato tanta altra gente.
Ad esempio quello che diceva di aver trovato un tenero coniglietto ferito per strada, di averlo raccolto e curato, raccontando il tutto sul suo sito con un tale sentimento da intenerire anche il più stronzo degli stronzi... per poi minacciare, con un'indifferenza quasi risentita, di mangiarselo, a meno che non avesse ricevuto non ricordo quanti mila dollari. Una vera faccia da culo, insomma. Acqua calda & acqua fredda.
Yin & Yang. Gianni e Pinotto. Entità distinte e inseparabili nella loro ovvietà.

Beh, è arrivato per me il momento di chiudere. Perchè ci sono cose che rimangono sempre uguali, cose che invece cambiano e anche cose che finiscono. E questo post è quasi finito.

Però non è finita con te, Nella.
Però non è finita con me.
Però non è finita la mia voglia di sentirti parlare un altro po', Anna.
Però non è finito il mio letargo. Ma quello finirà, come questo post.

Solo un po' di letargo. E acqua calda. E acqua fredda.


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lunedì 25 aprile 2005
ore 10:20
(categoria: "Pensieri")


Ho un'Idea


Un’ideona. Una di quelle idee che risolvono tutti i miei problemi, i tuoi, i vostri e pure i loro. Una di quelle che possono venirti in mente solo alle 9 e mezza di mattina in un giorno di festa nel quale dovresti essere ancora a letto a recuperare il sonno che la tua vita mediamente movimentata ti ha tolto con la forza.

E invece sono sveglio. E ho già fatto colazione con un tazzone di caffè e una fetta di pandoro (cazzo quanto è buono il pandoro fuori stagione) portati direttamente al mio capezzale dalla mamma. La mamma!
La mamma che la colazione a letto non me la portava da secoli! Come si fa a non essere creativi in una mattinata così?

Poi ti alzi e vai a fare pipì e passando davanti alla stanza da letto dei tuoi vedi il papà che sta lavorando. Perchè lui lavora tanto, anche nei giorni di festa. Però oggi si è fatto una concessione, visto che è festa: lavora comodo. E lo vedi steso sul letto che si studia l’udienza che dovrà tenere fra qualche giorno. Studia cose da grandi in una posizione in cui un ragazzino di solito si legge un fumetto o un libro divertente. E’ sdraiato, comodissimo, ma con la faccia seria e concentrata. E come potrei negare il fatto che quel papà è un modello di vita?

Un papà che lavora con un impegno e una costanza incredibili. Ma soprattutto un papà che c’è sempre, quando i suoi figli lo chiamano. Un papà che non so come cazzo fa a farsi bastare le 24 ore al giorno che ha. Un papà che fa bene tutto.

“Buongiorno Papi!”
“Ciao Riki!”
Ed è un buongiorno sul serio.

Un giorno che ti vengono in mente idee a valanga. Quasi tutte da buttare, ma mentre stai pisciando e una parte di te è concentrata a non schizzare fuori dal cesso, realizzi che hai avuto anche un’Ideona. Hai avuto L’Idea. Di quelle che Platone avrebbe messo nel suo Superuranio.

E ormai già senti che la tua vita prenderà la piega giusta che aveva smarrito. Perchè questa è l’idea giusta. Perfetta. Che solo in una mattina di un Primo Maggio qualunque poteva venirti in mente.

Però poi ti accorgi che è 25 Aprile. E l’Idea se ne va, scivola via dalla coscienza, come spesso fanno i sogni appena ti svegli. Che lo sai che sono lì, a due passi dalla memoria cosciente, eppure non li puoi tirar fuori.

Ma con l’Idea non se ne va il sorriso. Perchè tanto è 25 Aprile. E al Primo Maggio manca una settimana. E anche se mancasse una vita andrebbe bene così. Perchè ormai l’Idea c’è, basta ricordarsela.

L’Idea c’è sempre. Anche quando non lo sai. Anche quando va tutto di merda. L’Idea che tutto vada bene basta alle volte. Quando la mamma porta il caffè in camera e il papà lavora sul letto, l’Idea di avere un’Idea è più che sufficiente.

Ed io ce l’ho, cazzo se ce l’ho.


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sabato 23 aprile 2005
ore 13:16
(categoria: "Vita Quotidiana")


A Volte Ritornano

Avevo detto che sarei tornato. E invece sono scomparso del tutto. Sono incoerente in molte cose, di questi tempi. Non c’è niente da fare.
Troppo perso nei miei pensieri, nelle mie cazzate, per star qui a condividerle col mondo.
e’ che un po’ sto cercando di ripensare e correggere certe cose nella mia vita, un po’ sto perdendo solo tempo, rinviando discorsi che ora non ho voglia (coraggio) di affrontare. E’ che ora sono un po’ sospeso per i cazzi miei non ho abbastanza carica da star dietro ad una vita virtuale divertente quanto impegnativa, per come me la stavo vivendo io.
E’ che poi alle volte sono triste, alle volte mi vengono su certe riflessioni su cui vorrei scrivere qualcosa per condividerla. Ed è parecchio che non scrivo qualcosa.
E allora un pochino lo scrivo adesso. Perchè stamattina il mio libro di Psicologia della Salute sembra più noioso del solito. E allora mi connetto e butto giù due righe.

Perchè poi il bisogno di raccontare qualcosa ce l’ho. Ho bisogno di dire che a volte gli incontri casuali nei treni sono capaci di cambiarti la visione della vita. O anche semplicemente di ricordarti certe cose che pensavi e che avevi voluto rimuovere dalla tua testolina perchè ti faceva comodo così. Perchè non conciliavano con la tua vita in un certo momento. Perchè ti creavano dissonanze che non potevi sopportare. Ma porca puttana, certe cose non le puoi dimenticare: rischi di perdere te stesso, di perderti di vista, di fingere di essere cambiato, di non volerti più bene perchè in fondo lo sai che stai prendendoti per il culo.
E gli incontri nel treno ti fanno rinsavire, alle volte. Ti fanno pensare e accettare certe cose. Ti fanno ricordare che di stare al mondo ne vale la pena.

Io ho incontrato una coppia di vecchietti. Seduti di fronte a me, col treno fermo nella stazione di Ferrara. Ma avrebbe potuto essere qualunque altra stazione, qualunque altro treno, qualunque altro mondo.
La vecchietta stava criticando col compagno due ragazzine secondo lei troppo svestite che passeggiavano lungo il binario. Due ragazzine che a mio giudizio avevano solo dei banalissimi pantaloni a vita bassa, niente di eccessivamente provocante.
“Non si fa così...” sosteneva inquisitoria la vecchietta, rifacendosi a valori obsoleti che noi giovani del nuovo millennio non capiremo mai. E non importa se tutti pensiamo che sia un bene non comprenderli. E non importa neanche se qualche ipocrita sostiene che sia un male non farlo. Tanto non li capiremo e basta.

Poi li ho osservati un po’ quei due vecchietti. Ho visto nei loro sguardi la complicità, quella che vien fuori da una vita passata insieme. Oppure che vien fuori dopo pochi secondi, tra le persone giuste, le persone che si capiscono perchè così è e non può essere diversamente. E a guardarli, io lo vedevo chiaramente quanto affiatamento c’era e mi sono ricordato che un po’ di tempo fa, piuttosto che buttarmi giù pensando di essere uno sfigatello incapace di trovare la persona giusta, preferivo distrarmi e aspettare col sorriso. Preferivo credere che l’amore eterno non esiste, che l’amore eterno dura tre mesi, tanto per rispolverare un mio vecchio aforisma.

Però esiste l’amore che dura una vita. Quello che si autoalimenta stando insieme. E quei vecchietti ne erano la prova vivente. E glielo auguro, di vivere almeno altrettanto quanto hanno vissuto insieme, anche se il cinico realismo che si nasconde in me pensa che ormai siano quasi giunti alla fine. Esiste l’amore che dura una vita. E solo per questo vale la pena di aspettare di trovarlo sempre col sorriso sulle labbra, sempre senza abbattersi più del necessario. Sempre senza dimenticarsi pensieri e riflessioni divertenti quanto sentite. Sempre senza dimenticarsi di sè e rinnegarsi.

Poi, passando di palo in frasca, come da sempre faccio nei miei deliri mentali, sono stato un po’ scosso negli ultimi giorni. Perchè non si può non restare scossi quando vai a trovare tua nonna ridotta molto male in una stanza di ospedale dove c’è un’atmosfera tesa. Dove il silenzio fa più casino di un martello pneumatico puntato sul timpano del sensibilissimo apparato uditivo di un cane. E poi non ti aiutano certo le facce da funerale sulla faccia di tutti i tuoi parenti. Tutti lo pensano che ormai è fatta, che è il grande momento. Nessuno lo dice però, ci mancherebbe.
Poi vai a trovare il nonno e lo vedi ancora più distrutto. Nell’animo, però. Perchè non può essere vicino a sua moglie, la donna della sua vita, in quel momento dato che neanche lui sta bene e non può muoversi.
E ti gira la testa, ti senti davvero impotente. Non è tanto il forte dolore della perdita che potresti subire. E’ più vedere come soffre tuo padre che rischia di perdere la mamma. E’ più il senso di colpa perchè non dicevi una parola a tua nonna da tanto tempo e vedi che ti sfugge via dal mondo e non le puoi parlare neanche avendocela davanti.

Poi però lo zio che sta vegliando di notte, mentre gli altri parenti comunque vegliano nei loro letti, non riuscendo a dormire, ti chiama e tu sei pronto a sentire il peggio. E non è vero che sei pronto. Ti dici di esser pronto perchè speri che l’autoconvincimento ti dia una mano.
Però la voce dello zio è squillante. Lo senti dalla voce che sta sorridendo. Te la immagini la sua faccia sorridente.
“La nonna sta meglio. Il dottore dice che ormai è tutto a posto.”
E cazzo che dormita che ti sei fatto dopo la telefonata.

E anche questa è un’esperienza che ti ha risvegliato. Che ti ha fatto ricordare che i motivi seri per cui sentirsi tristi sono altri, rispetto a delle stupide paranoie mentali. E un po’ ti torna la voglia di darti da fare, di sorridere.

Non perchè è primavera. A me la primavera mi è sempre stata un po’ sulle palle. Forse perchè piace a tutti e io sono geloso, oppure per una qualche forzata forma di anticonformismo, oppure perchè mi porta via ogni anno l’Inverno che tanto adoro col suo freddo che riscalda. Però la primavera a me sta sulle palle.

E quindi non sorrido perchè è primavera.
Sorrido perchè è la mia vita.


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