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NICK: D R A G O
SESSO: m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single

[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE COMPLETO]

[ SCRIVIMI ]



STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate.
Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.


HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.


STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato.
E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita.
E grazi al cielo capita sempre qualcosa.


ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può.
E allora mi faccio bastare il resto.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!


OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto.
Quello che si adatta a tutte le situazioni.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)

 


MERAVIGLIE

1)





“Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.

Benvenuti nel Blog di
Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada,
Cavaliere dell’Ordine della Porketta
e Grande Ubriacone di Corte



Una Storia Come Tante:

Premessa & Brandello N°1 LINK
Brandello N°2 LINK
Brandello N°3 LINK
Brandello N°4 LINK
Brandello N°5 LINK
Brandello N°6 LINK
Brandello N°7 LINK
Brandello N°8 LINK
Brandello N°9 LINK
Brandello N°10 LINK
Brandello N°11 LINK
Brandello N°12 LINK
Brandello N°13 LINK
Brandello N°14 LINK



A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog...
Tales Of The Fall In Love With The Elf!!
Parte Prima:LINK
Parte Seconda:LINK
Parte Terza:LINK
Parte Quarta:LINK
Parte Quinta:LINK
Parte Sesta:LINK
Parte Settima:LINK
Parte Ottava:LINK
Parte Nona:LINK
Parte Decima:LINK
Parte Undicesima:LINK
Parte Dodicesima:LINK
Parte Tredicesima:LINK
Parte Quattordicesima:LINK
Parte Quindicesima:LINK




Uhm...Porn-Groove.
Allora non si involve solo la tv.
Fa piacere.
Fa paura.
LINK






Che mi si coccardi, io dico. ”

(questo BLOG è stato visitato 17678 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite,


ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


sabato 9 ottobre 2004
ore 00:38
(categoria: "Vita Quotidiana")





Un po' in ritardo... ma ecco il
D R A G O S P E L A C C H I A T O !


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giovedì 7 ottobre 2004
ore 22:08
(categoria: "Pensieri")


A little sputtanescion

"io non bacio tutti... bacio solo i mejo... e ultimamente ho conosciuto tanti mejo... gente "dritta" per parlare in modo hip hop... e alla vecchia guardia di amici cari si sono aggiunti questi pilastri con i quali mi diverto anche troppo, mi sento bene...nessuno sà niente di nessuno, o per lo meno io, ma sinceramente non mi interessa, queste sono brtave persone...persone che valgono, che non affonderanno in un bicchiere di acqua( e si vede anche)... e sono contento di averele incontrate per caso... i casi della vita...
ciao beo...
"


Quello sopra riportato è il primo commento scritto da sica, che leggo da quando sono iscritto alla com e non contiene risate, ma è serio, tenero, profondo, sincero e una serie di altre cose belle.
E allora lo sputtano qui, così lo si vede meglio, viene evidenziato come merita!

Bravo sica, forse un cubetto me lo farò passare da te. Forse.

Ma anche no, se ci penso.

Cmq sei avanti svariate spanne.


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giovedì 7 ottobre 2004
ore 13:25
(categoria: "Riflessioni")


Riflessioni pre-nanna

Preparatevi che questo è un post che scrivo tutto d'un fiato senza staccare le dita dalla tastiera e quindi verrà fuori un flusso di coscienza che solo pochi di voi saranno, temo, in grado di sostenere fino in fondo.
Sto per scrivere un po' un riassunto, un po' un approfondimento di ciò su cui ho riflettuto stanotte mentre mi buttavo ubriaco sul letto.
L'argomento principale sono io perchè quando rifletto in genere è su me stesso perchè sono un egocentrico patologicamente testato, qualunque cosa ciò voglia o possa voler dire.

Ecco, ho inserito uno spazzio, magari vedrò di farlo ogni tanto cosicchè una o due persone in più leggeranno questo post meno intimorite dato che posson tirare il fiato ogni tanto. Ma tenete presente che anche s metto gli spazi tra i capoversi questo è un unico flusso di coscienza, senza pause, pensate che sono in apnea da quando ho iniziato a scrivere e intendo non respirare fino alla fine del post. Ma ecco che si avvicina la fine del capoverso e quindi... spazio.

Allora, vediamo di partire dalla fine perchè tutti sono bravi a cominciare dall'inizio e io allora comincio dalla fine. E poi la riflessione sulla prima parte della serata è la più bella perchè ha a che vedere col D R A G O S O B R I O che vive la sua vita e la affronta in un certo modo. Dato che è una riflessione che almeno per me sarà il punto di forza di questo post, la lascio in fondo, così qualcun altro di voi leggerà tutto. E non cercate di saltare tutto il resto e arrivare a leggere solo verso la fine perchè cercherò di fare in modo che non capiate un cazzo. Perchè a me i furbi mi stan sulle palle. Spazio.

Quindi parto dalla seconda parte della serata: il Pachuca. Confermo la mia idea su quel posto: una bella merda. Musica da schifo, un vocalist e un dj che evidentemente non amano il loro lavoro, senza voler offendere, ma mi fan cagare... poi la gente a volte lì mi pare un po' lobotomizzata... boh, non so, non c'è energia, non c'è carica... quasi nessuno è disposto a far davvero casino. Che noia gente. Spazio.

Ma io ero in serata di grazia. O meglio, la mia caviglia era in serata di grazia. E siccome questo è stato l'ultimo mercoledì in cui potevo non preoccuparmi eccessivamente del mio stato psicofisico dell'indomani, ho deciso di bere a sufficienza e di essere incosciente. E allora ho ballato. Non dovevo farlo ma l'ho fatto. E non pago di tutto quel movimento che creava il vuoto attorno a me perchè io occupo spazio e faccio paura, sono anche salito a ballar sui tavoli scivolosissimi per via dei liquidi alcolici che vi si trovavano. Spazio.

Ma la caviglia, protetta dal mio amico tutore, ha miracolosamente retto. Incredibile. Stamane è un po' gonfia e mi fa un po' male, ma poco. Sono stato un fortunatissimo incosciente, ma almeno così mi son preso quello che la serata poteva darmi senza rinunciare a nulla. Anche se il posto faceva cagare. E qui ci meto i ringraziamenti a tutti quelli presenti che si sono fatti sentire, in varia misura.
Ne cito solo alcuni: andynight (uomo, mi sconfinferi, ci stai dentro anche se sei fuori), pisolina (non ci siam cagati per niente ma rimedieremo), tossica (Ele a te dedico una riflessione che scrivo dopo), Spiderr (Ross, torna coi piedi per terra e fatti due conti su cosa vuoi davvero, se posso parlare da amico dato che te vojo ben), Annette (che piacere vederti! Prometto che alla prossima ci facciam due ciacole!), J k D (sei stato evanescente!), Irenita (ci stai dentro pure tu!), Phem (perchè sei fuggita via??), CrazyLara e Debbie (raga con voi è sempre un piacere smisurato... mi contatate per la seratina di cui mi avete accennato?), rossofuoco (ci siamo a malapena presentati allo Spritzstock, non ci conosciamo neanche un po', ma lasciatelo dire, figliuolo: sei un'istituzione!), Amara e Saltatempo (anche voi siete andati via sul più bello!!), Cherry-Lyn (come balli ben!), poi gli altri ora non mi vengono in mente e cmq non sono qui per fare un elenco, quindi mi scusino ma proseguo nelle mie divagazioni. Spazio.

Le origini della musica le conoscete? Tutto è nato dalle percussioni. Gli strumenti a percussione hanno originato tutto. La batteria porta il tempo. La percussione è un qualcosa di primordiale ed è un fulcro nella musica, in tutti i generi di musica.
Anche nella merdosa musica del Pachuca. E alora se uno stacca un po' il cervello, scioglie il corpo e si lascia andare, può ottenere vibrazioni positive anche lì. Si chiama spirito di adattamento ed è una figata perchè rende belle le serate che potrebbero non esserlo. E fa anche cose più utili, ma non voglio andare fuori tema. A me è andata benone col mio spirito di adattamento e lo consiglio a tutti, che con lo spirito di adattamento è più difficile che venga a volte di dire che la vita e una merda, il mondo è una merda e la società è una merda per poi contraddirsi in altre circostanze dimostrandosi vivi, divertenti, divertiti e con l'energia che trasuda da tutti i pori mentre gli altri ti guardano affascinati. Perchè c'è chi ha questo amore sconfinato per la vita ma ogni tanto se ne scorda. Ele, questo era per te, come promesso sopra, lasciati andare alla Percussione, che ce l'hai nel sengue tu, stella, non puoi scordarlo solo per colpa di un dj un po' troppo unz-unz. Spazio.

Ma oggi non mi fermo, continuo a scrivere a raffica. E arrivo alla prima parte della serata. Oh, che bella che è l'Elfa. Che bello che è salutarla mentre aspetta un'amica sempre seduta alle solite panchine di pietra. Che bello è rincontrarla ancora da sola nel bel mezzo della piazza mentre mi sto andando a prendere un brachetto con Nella. Che bello che è chiedere a Nella di aspettare un minuto e vederla sorridere contenta del fatto che stavolta non ci ho messo un'eternità a decidere di andare a far chiacchiere con l'Elfa. Che bello che è arrivare dall'Elfa, salutarla con un sorriso non premeditato, senza provare patemi d'animo e accusare la sua risposta senza morire sul colpo. Che bello che è guardarla da vicino e senirla non più come una figura eterea ma umana, con il suo Sorriso Definitivo, e vedere che è bella da morire, che non è truccata quasi per niente, che è semplice, che è la ragazza più bella che abbia mai visto. Che bello è sentire che si sta per laureare, che ha finito la tesi, che si sente un po' rincoglionita dallo stress; che bello è riuscire a trattarla come una persona comune, nonostante sia cotto di lei; che bello è che tutto questo si è svolto davvero in meno di un minuto, dato che poi le ho detto che dovevo scappare perchè non volevo far aspettare Nella. Che bella che è questa voglia che sento di conoserla, di parlare con lei e che bella che è questa nuova tranquillità che è spuntata dal nulla che mi permette di non fare la figura del lobotomizzato.
Take it easy, che è bello. Era facile, perchè non ci ho pensato prima? Perchè non si pensa mai prima a certe cose? Perchè lei è l'Elfa, ovvio. Ed è un piacere immenso Elfa, averti conosciuto ed essermi pure irrazionalmente affezionato. Perchè se non sei affezionato ad una persona, non sei sinceramente felice se ti dice che tra poco diventa Dottoressa. E io sono sinceramente felice per lei. Che bello questo fatto. Che bello sentire della gratitudine verso una persona che mi da continui spunti di autoriflessione e mi fa capire tante cose difficili di me e mi fa pure crescere un pochino. Che bello è che tutto ciò lo fa solo esistendo e rivolgendomi la parola quasi mai. Che bello che non se ne rende neanche conto e che me la immagino tutta imbarazzata e con un po' di incredula contentezza per il fatto che un po' contribuisco ad appagare il suo ego. Che bello appagare l'ego di una ragazza bellissima. Che bello che non riesco mai a fermarmi quando penso a lei. Ma forse è bello se la smetto, ora, che a quei due che stanno ancora leggendo immagino gli stia passando la fantasia a starmi dietro. E allora Spazio.

Una robetta veloce: sica. Ti farei un monumento. Che bella persona che sei. Tempestami di barzellette e ti porterò all'altare, promesso. Ma ricorda: se provi a baciarmi ti spenno. Tu baci tutti, è così che ami la gente. Ed è bellissimo tutto ciò, ma ama me in modo diverso, senza baciarmi, in modo che io mi senta speciale per te. Te vojo ben.
Spazio.

Non so chi ha letto fino a qui, ma chi lo ha fatto lo stimo. Per me che ho pensato tutte queste cose stanotte prima di addormentarmi questo lunghissimo post è un capolavoro. E' vero e sentito come non mai. Forse il post più sincero e introspettivo che abbia scritto. Spero che vi piaccia, perchè in queste righe ci sono io, in tutta la mia logorrea, le mie insensatezze, le mie emozioni e i miei sentimenti. Sono io che mi racconto, mi metto a nudo parlando col cuore in mano e quindi se vi è piaciuto quel che avete letto, io sono una persona felice e soddisfatta di sè. Se non vi è piaciuto... fottetevi, bastardi. Io tiro avanti oggi in particolare sono contento di sentire gli ingranaggi del mio cervello che stanno girando a dovere. Sono pronto. Si comincia l'Anno accademico e io sono pronto appena in tempo. Ancora una volta e per sempre: ve vojo ben.


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giovedì 7 ottobre 2004
ore 11:36
(categoria: "Pensieri")


The day after


Che serata strana. Per dirla come la direbbe andyerbalesonight:

verso la piazza - ciao splendida Elfa che non sei altro - minkia che bella che è l'Elfa - ciao a tutti - ecco che arriva Nella - vinello? sì - toh, ancora l'Elfa - ciacola con l'Elfa, roba di secondi - vinello con Nella che con lei il brachetto ha il gusto dell'amicizia vera - che bella che è l'Elfa - Nella non riesco a smettere di guardare in direzione dell'Elfa - ciao ancora a tutti gli altri - oh, Ross, c'è l'Elfa - giro per vedere l'Elfa - sono uno stupido - l'Elfa mi squadra - poi niente più Elfa - Vecio Bacaro - andy paga una sangria perchè io la so lunga - brindisi - conosco due sconosciuti - ho saltato i vari spritz che mi son fatto in piazza - ve vojo ben - gli sconosciuti verranno con noi - ciao Lara e Debbie - sangrie varie - gli altri vanno da Irene - altre sangrie - Fiesta di Lara - Pachuca - giochino delle tessere universitarie - tutti si entra gratis - D R A G O H I T L E R I A N O - viva l'happy hour - ciacole nel casino (ciao Annette!)- che merda la musica - tentativi di coinvolgimento fallimentari - gente moscia stasera - il vocalist è una merda - cubetti vari - negroni - vai sui tavoli - gente che fugge - si scivola - reggi caviglia - caviglia reggi - il miracolo è avvenuto - andiamo? Sì - grazie del passaggio Ross - buonanotte mondo - riflessioni pre-nanna.

Questo è il mio tributo alla serata, ch però non è nel mio stile quindi ora scrivo dell'altra roba perchè ci son cose che voglio dire. Perchè a me le riflessioni pre-nanna da ubriaco mi fan bene.


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martedì 5 ottobre 2004
ore 15:13
(categoria: "Amore & Eros")


Tales of the Fall in Love with the Elf

Quindicesima puntata:
Better than a Double Malt Beer


Premetto: scrivo questa puntata praticamente in diretta dato che è avvenuta neanche 5 minuti fa. E premetto anche che è veramente una puntata stupida e insignificante.
Però è sempre un po' divertente e allora eccomi qui che scrivo, seduto al mio solito posto in Jappelli.

Pochi minuti fa ero fuori l'aula studio in pausa che parlavo con il qui presente Spiderr.
In pausa da cosa non lo so, visto che in questi giorni vengo qui solo a cazzeggiare. Però eravamo in pausa e si chiacchierava.

Raccontavo al qui presente Spiderr che prossimamente le simpaticissime Amiche dell'Elfa sarebbero venute a prendermi insieme a lei per un caffettino.

E ormai tutti sapete che la mia vita è praticamente un fumetto, o un film comico o qualcosa di simile.

Insomma dicevo al qui presente Spiderr: "E quindi sono in attesa che vengano a prendermi..."
E intanto guardavo verso il solito incrocio da cui lei è solita giungere ed eccola lì con la sua Simpaticissima Amica Bionda il cui nome è severamente coperto da copyright e quindi mantengo segreto .

"Tò, l'Elfa e la Simpaticissima Amica Bionda!"
E il qui presente Spiderr: "Dove????"
"Lì, all'incrocio..."

E mentre il qui presente Spiderr si affannava per capire chi fosse l'Elfa e come io sia riuscito a vederla e riconoscerla da lì, incredulo dell'efficacia dei miei Sensi di D R A G O, è accaduto un evento.

L'Elfa ha alzato la sua manina e ha salutato accompagnando il gesto con tanto di Sorriso Definitivo, che ho quindi scoperto essere efficace anche a un centinaio di metri di distanza.

Chi salutava? C'erano millemila persone lì nei paraggi. Forse salutava in generale la massa adorante? Forse un suo conoscente? E se quel conoscente fossi stato io? Plausibile.
Dato anche il fatto che entrambe guardavano verso l'aula studio e da quella distanza io soo riconoscibile data la mia inconsueta mole, ma pochi altri comuni mortali lo sono, credo.

Ma che salutasse, me, la folla o chiunque altro, in ogni caso ve l'assicuro, emozione pura, emozione allo stato brado.
Perchè spesso, ed è questo il caso, è la fantasia che provoca l'emozione, più che l'evento in sè e per sè.

E dato il periodo prolungatosi per diversi minuti, come il qui presente Spiderr può tesimoniare, in cui sono rimasto emozionato, posso dire tranquillamente che è stato meglio che scolarsi alla russa una bella doppia pinta di bionda doppio malto fresca al punto giusto.

Alla fine il qui presente Spiderr non le ha viste e loro non erano dirette alla Jappelli, ma i miei Sensi di D R A G O mi hanno suggerito che andassero dalla casa della Simpaticissima Amica Bionda verso la casa dell'Elfa, sicuramente costruita in cima a un qualche albero millenario, come la tradizione mitologica elfica vuole.

Risultato: non è successo nulla, in realtà, questa volta, però andava raccontata, questa, e l'ho fatto perchè quando ho da raccontare una piccola emozione, io mi emoziono.

[to be continued... maybe. Or maybe not. But in this case... it's fun like it is.]


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lunedì 4 ottobre 2004
ore 15:13
(categoria: "Pensieri")


Parte Undicesima - Padre e Figlio
“A due giorni di viaggio da qui c’è una foresta molto fitta. Propongo di nasconderci al suo interno. Lì potrò addestrare Karn.”
“La foresta di Fandorn? Girano strane voci su quel posto… e nessuna di queste è molto piacevole. Sei sicuro che sia una buona idea?”
“Le voci che girano sono, come hai detto tu, delle voci. In realtà la foresta veniva utilizzata dal mio Ordine come nascondiglio e luogo di addestramento, quindi fa proprio al caso nostro. Inoltre è piena di trappole, che io conosco alla perfezione. E’ lì che mi sono nascosto quando…” Il volto di Aton si intristì e rabbuiò mentre pronunciava quest’ultima frase e Aerie gli posò una mano sulla spalla per rassicurarlo.
“D’accordo, pistolero, sei la nostra guida”.

Caricarono Karn su un carro e recuperarono due cavalli per trainarlo, poi partirono.
Dhamon guardò per l’ultima volta le macerie della Torre, sotto le quali giacevano i corpi degli stregoni che avevano dato la vita per difendere il loro Signore. E tutti erano morti, deceduti per una follia di cui lo stesso Dhamon era responsabile, in buona parte. Ma non poteva abbandonarsi a questi pensieri, poteva solo cercare di fare l’unica cosa che gli avrebbe permesso di espiare le proprie colpe: preparare Karn a ciò che avrebbe dovuto affrontare.

Il viaggio proseguì tranquillo per due giorni, con Karn ancora incosciente. Aton ed Aerie parlarono poco tra di loro e Dhamon non aprì neanche bocca. Proseguirono il cammino anche di notte, fermandosi solo per consumare fugaci pasti con animaletti selvaggi cacciati dal pistolero.
Aton era abilissimo nella caccia, riusciva ad appostarsi e divenire tutt’uno con l’ambiente che lo circondava al punto da non essere percepito dalle sue prede; e quando queste si avvicinavano a lui le catturava dimostrando una rapidità fuori dal comune. Non un colpo di pistola fu sparato dal guerriero per cacciare, non ce n’era stata necessità. E anche se fosse stato necessario, sicuramente Aton avrebbe preferito morire di fame piuttosto che infrangere la sua promessa di non usare più le pistole finché non fosse arrivato il momento di vendicarsi della scomparsa del suo Ordine.

Quando furono in vista della Foresta di Fandorn, Karn si risvegliò. Sul suo viso c’era un’espressione più adulta, sembrava indurita dalla consapevolezza di portare sulle spalle una enorme responsabilità.
“Padre…”
“Karn, Figlio mio, allora… ricordi tutto.” Rispose Dhamon.
“Sì… ricordo chi sono, chi siamo… ricordo di Lamia, del Consiglio degli Anziani, del Sacrificio al Tempio di Helm… e dell’arrivo del Drago d’Ombra che cancellò la mia memoria.”
“Mi dispiace, Karn…”
“E’ tardi per dispiacersi, padre, quel che è stato è stato. Non potrò mai perdonarti, ma ora ho bisogno di te. Devi dirmi del Consiglio, del Drago d’Ombra e di come possiamo fermarli. Di come posso fermarli. Non so perché, ma sento la certezza di essere l’unico a poter fare qualcosa, mi è sembrato che quel mostro di oscurità mi implorasse di fare qualcosa, mentre mi colpiva.”
“E’ vero, Karn, solo tu puoi fermare il Drago d’Ombra, ma non sei pronto per sapere la verità e affrontarlo. Prima ti addestrerai, affronteremo il Consiglio, tutti insieme, poi sarà il momento di fronteggiare quel mostro.”
“Affrontare il consiglio… io, te e questi due umani? Ridicolo.”
“Larva, non sottovalutarci. Io ho già ucciso uno degli Anziani, da solo. E Aerie ne ha saputi tenere a bada tre, costringendoli alla fuga, quando vennero per finirmi”
“Tu, Aton, avresti ucciso uno dei Draghi più potenti mai esistiti?”
“Karn… il loro potere si è indebolito, con la follia… sono forti, ma è possibile abbatterli.”
“Ti addestrerò, larva, e con i tuoi poteri uniti ai miei insegnamenti, il Consiglio verrà distrutto. Li ucciderai tutti, eccetto uno: Parutenos è mio.”
Aton pronunciò quel nome con un tale odio da instillare in Karn la certezza che le cose sarebbero andate come prevedeva il pistolero, per cui annuì lentamente e non disse altro.
Dopo una lunga pausa si rivolse ancora a suo padre: “E gli altri della nostra casata?”
Dhamon abbassò lo sguardo e non seppe rispondere, ma Karn capì.
“Anche questa è colpa tua, Dhamon. Ecco a cosa ti ha portato il tuo orgoglio, ecco quale follia hai scatenato: volevi difendere l’onore della nostra famiglia e invece l’hai distrutta. Ora ci siamo solo noi due e il Consiglio…”
Dhamon si sentì morire dentro. Karn lo aveva chiamato col suo nome, e non Padre, come usava fare prima di quel momento. Era stato disconosciuto. Prima suo figlio non si ricordava di suo padre. Ora che aveva recuperato la memoria lo ripudiava… non c’era dunque limite o fine al tormento che lo attanagliava?
Non seppe che rispondere, allora tacque e badò a non incrociare lo sguardo di Karn, il quale, forse in virtù di un affetto che ancora provava (ormai solo per abitudine), non infierì oltre.

Aerie pianse in silenzio mentre entravano nella foresta e si addentravano dove la macchia di alberi secolari era più fitta, guidati da Aton che li conduceva dove non c’erano trappole.
L’Arcimaga percepiva il dolore immenso di Karn per la scomparsa della sua stirpe, per l’aver da poco recuperato la memoria. Percepiva anche la sofferenza del suo Signore Dhamon per gli errori commessi e per essere odiato dal suo unico figlio. Inoltre soffriva in prima persona perché l’uomo che amava con un sentimento forzato quanto intenso, viveva ora nel ricordo della sua donna sacrificata agli dei proprio da suo padre e dal consiglio. Una serie di emozioni, tutte dolorose, che difficilmente sarebbe riuscita a tollerare. E allora pianse.
Pianse per sfogarsi, senza potersi confidare con nessuno, perché anche Aton aveva di che pensare e non voleva infastidirlo coi suoi problemi.
Eppure… non sapeva che fare per aiutare Karn e Dhamon…
Forse avrebbe potuto…


1-Parlare con Karn per convincerlo a riconsiderare il duo rapporto con il padre…

2-Parlare con Dhamon per condividere con lui il suo dolore e consolarlo…

3-Tacere e aspettare che la situazione si stabilizzasse da sé…


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sabato 2 ottobre 2004
ore 13:20
(categoria: "Pensieri")


Parte Decima - Il Crollo della Torre


Aton accelerò l’andatura il più possibile, sperando dentro di sé che Karn stesse bene. Ma non poteva tornare indietro… doveva proseguire.
Mancava ancora molto al suo arrivo alla Torre, ma doveva proseguire, non poteva fare altro.

Mentre la sua cavalcatura sfrecciava nel buio, Aton guardava in apprensione la Torre. Gli incantesimi degli Stregoni si vedevano sempre meno spesso ed erano sempre più deboli… la Torre stava cadendo.

Ma all’improvviso un fortissimo bagliore accecò Aton. Tutta la zona attorno alla Torre fu illuminata a giorno, come se un sole fosse spuntato all’improvviso. E allora il guerriero vide le due creature: due Draghi si combattevano in aria, vicinissimi alla Torre.
Uno dei due era nero e pareva fatto della stessa sostanza di cui è fatta la notte. Oscurità allo stato puro. Era il Drago d’Ombra.
L’altro Drago Aton lo riconobbe come quella cosa gigantesca che gli era volata accanto poco prima. Allora non era un pericolo… forse Karn stava bene… ma solo in quel momento il guerriero capì la verità. Continuò la sua corsa disperata in preda ad una nuova consapevolezza…

In quel momento il Drago d’Ombra colpì con un’ala il suo avversario che a precipitò verso la Torre, colpendola in pieno. La Torre non resse il peso della creatura e iniziò a crollare… ma Aton non vide tutto ciò perché, rapidamente come era scomparso, il buio della notte ripiombò su tutta l’area, più intenso di prima.

Passarono altre due ore prima che il cavaliere raggiungesse il luogo dove fino a poco prima si ergeva la Torre di Dhamon. Ormai il sole stava sorgendo e un silenzio tombale regnava sui ruderi della Torre. Aton vide i corpi di alcuni Stregoni schiacciati sotto le macerie, ormai privi di vita e temette di riconoscere in loro i corpi di Aerie o Dhamon, ma non fu così.
Non c’era traccia né del Drago d’Ombra, né del Drago Verde, erano scomparsi.

“Aton…”
“Sire Dhamon, state bene… e anche tu Aerie… sono sollevato…”
“Sto bene, Aton, quanto può star bene un padre che ha causato tutto questo, che ha provocato il male di suo figlio.”
Aton guardò per terra, alle spalle di Dhamon e Aerie e vide un corpo nudo: era Karn.
“Non mi sbagliavo…” disse il guerriero.
“Sì, si è risvegliato. La vista del Drago d’Ombra gli ha probabilmente causato un trauma e gli ha permesso di trasformarsi. Non so cosa ricorderà al suo risveglio, ma quando mi vedrà di certo tutto gli tornerà in mente…”
“E quel mostro dove…”
“E’ volato via dopo il crollo della Torre. Come pensavamo, non vuole uccidere Karn.”
“Sire Dhamon… i sopravvissuti?”
“Nessuno. Solo noi quattro.”
“Capisco… cosa faremo adesso?” Aton era costernato; percepiva chiaramente il dolore di Dhamon che si sentiva responsabile per tutta quella distruzione, per tutte quelle morti.
“Sicuramente il Consiglio si accorgerà presto della caduta della Torre e allora capirà che abbiamo ritrovato Karn. Dobbiamo nasconderci finchè non saremo pronti ad affrontare gli Anziani.”
“Aton… devi addestrare Karn…”
“Lo so bene, Aerie… sarà fatto.”
“Dobbiamo decidere dove andare. Aton, dove pensi potremo nasconderci meglio?”


Dove suggerirà di recarsi Aton?

1-In una qualche città molto popolata?

2-In qualche foresta?

3-Nel tempio di qualche divinità?


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sabato 2 ottobre 2004
ore 12:09
(categoria: "Vita Quotidiana")


Ci ho dato un taglio


Mi sono svegliato presto ed ero lì che dialogavo col soffitto.

Che poi equivale a dire che parlavo con me stesso, che riflettevo, e non che sono pazzo. Almeno non del tutto.

Il soffitto ha sempre avuto un certo fascino su di me. E ci parlo spesso quando cerco delle risposte che solo io e lui conosciamo.

Ad esempio la risposta alla domanda "Come posso dare una svolta a questo periodo un po' del cazzo anzichè no?"

Ed ecco che il mio amico soffitto mi da la dritta giusta: basta darci un taglio!

Così mi sono vestito e zoppicando, lentamente, sono sceso giù in strada, sono arrivato all'angolo per darci un taglio.

Sì, cari spritzini e spritzine. L'ho fatto. Sono entrato claudicante dal barbiere qui sotto casa e ci ho dato un taglio.

Corti. Non cortissimi, ma non più lunghi. Addio chioma fluente. Ora sono un altro.

E mentre il barbiere operava vedevo nello specchio ciocche che da ormai due anni facevano parte di me che cadevano urlanti. Tristi e malinconici, i miei capelli, mi salutavano cadendo come lacrime.

E un po' di triste malinconia me l'hanno lasciata dentro. Ma sentivo la necessità di guardarmi allo specchio e non riconoscermi.

Forse perchè quando non ci si riconosce si può azzerare tutto e ricostruire. E ne ho bisogno.

Ora... non è che mi piaccio tanto... ma non mi piacevo neanche prima e quindi a posto così. Ora sono nuovo.

Ci ho dato un taglio e ora sono nuovo.

Ripartiamo. Così mentre i miei capelli ricrescono vedo di andare in crescendo pure io.

Si comincia da questo weekend un po' da recluso e si arriverà dove è possibile. E magari anche qualcosina oltre, visto che mi sconfinfera abbastanza l'idea.

Pronti? Non molto.
Poco importa: Via!

D R A G O N U O V O R I P A R T E


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venerdì 1 ottobre 2004
ore 22:10
(categoria: "Vita Quotidiana")


Di nuovo...


Mi faccio la doccia. Così stasera sono tutto pulito e profumato e prontissimo a fare supermosse al limite della decenza e anche qualcosina oltre, magari.

Allora tolgo il tutore che porto alla caviglia perennemente tranne quando dormo o, appunto, mi faccio la doccia.

Ma quel quarto d'ora in cui sono rimasto col piede libero, sotto l'acqua, mi è bastato per farmi male di nuovo.

Ormai i legamenti della mia caviglia proprio non reggono un cazzo.

Un'altra storta. E subito il versamento, subito il gonfiore, subito l'ematoma, subito il dolore, subito a puttane tutti i progetti del weekend.

E ora non sono in piazza, non sono al City Hall, non sono in mezzo al casino. Sono a casa a scrivere queste righe per sfogarmi, per scaricare un po' di rabbia che mi sento dentro e per cercare di tamponare la rassegnata depressione che mi vedo montare addosso.

Ma che cazzo... sembro un vecchio decrepito... o è la caviglia, o è l'influenza, o è lo scagotto, o è di nuovo la caviglia... insomma cazzo... sto male 4 giorni alla settimana...

E come me lo faccio passare un weekend intero chiuso in casa quando quando avevo tutt'altri programmi?

Mi si stanno davvero attorcigliando le palle. C'è bisogno di una svolta... che qui la storia non mi sconfinfera manco per il cazzo.

D R A G O G I R A T O D I P A L L E


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venerdì 1 ottobre 2004
ore 11:27
(categoria: "Riflessioni")


Il valore di un bicchiere vuoto

Camminate per strada. Magari state facendo shopping. O andate a lezione. O avete un appuntamento. O ancora state tornando a casa dopo una giornata di duro lavoro. O duro cazzeggio. Perché anche cazzeggiare stanca.

E ad un certo punto una persona, un ragazzo vestito in maniera un po’… ehm… diciamo eccentrica. Tra il dandy e il pagliaccesco, ma sempre con un innegabile quanto incomprensibile stile. Quest’individuo vi si avvicina e, con gentilezza cavalleresca d’altri tempi che lo fa sembrare un po’ fuori fase ma in realtà è attuale proprio per questo, vi mostra un banalissimo bicchiere di vetro vuoto, senza decorazioni, un semplice bicchiere.

E vi fa: “Scusa, ma secondo te questo bicchiere ha un valore?”
E voi che fate? Che gli dite? “E’ pazzo!” “Questo è scemo.”
Fondamentalmente sono questi i pensieri che più frequentemente si leggono negli occhi degli intervistati. C’è qualcuno che ci pensa, però, che cerca di rispondere. La maggior parte li vedi che si tendono alla ricerca della “risposta giusta”, quella che soddisferà l’intervistatore e farà sentire un vincitore, un vero fico che la sa lunga, l’intervistato.
E puoi sentire alcuni di loro che iniziano a parlare di materialità, di bicchieri come oggetti privi di valore, dei veri valori della vita che sono tutt’altro… e, bravi, almeno ci hanno provato.
Tutti però, e dico tutti, li vedi che osservano quel ragazzo e ridono per come è vestito, alcuni gli danno del frocio, altri del folle, ma tutti hanno qualcosa da dire.
Dai, forse qualcuno che lo salva c’è… qualcuno che lo vede semplicemente come a lui piace autodefinirsi: pittoresco.

Comunque nessuno ha risposto alla domanda del bicchiere dicendo che sì, può avere un valore. Può averlo, se glielo si da. Può essere un ricordo di qualcuno. Un regalo. Un feticcio. O chissà che altro.
E in fondo neanche questa è la risposta giusta. Perché una risposta giusta non c’è.
Ci sono delle risposte sbagliate (e comunque… sbagliate per chi?), ma non risposte giuste.

Vogliamo proprio dare un valore a questo bicchiere? O a qualunque altro oggetto l’uomo pittoresco avrebbe potuto portare all’attenzione degli intervistati?

Ok, eccolo: il valore è la riflessione infinita che ci si può far su.

E la gente ride. Ride di una domanda stupida. Posta da un ragazzo vestito in modo ridicolo, agli occhi altrui, con un modo di fare particolare.
La stessa gente che vive poi la sua vita, mentre quello stupido uomo pittoresco perde tempo a cercare, interrogandosi e interrogando il Mondo, compresi quelli che ridono di lui, sul presunto o presumibile valore di un bicchiere di vetro vuoto, senza decorazioni.

E intanto quell’uomo pittoresco, vestito stranamente, con colori improbabili e camice dalla quadrettatura che risalterebbe ovunque, con scarpette di velluto che lo fanno apparire un tantino effeminato, proprio lui, preparando la sua tesi di laurea, scopre col suo professore un polimorfismo finora sconosciuto nel DNA che permetterà a tutte le persone che lo possiedono, qualora dovessero fare una chemioterapia, di scegliere la terapia adeguata ed evitare fastidiosi effetti collaterali.

E allora chi è più avanti? Chi ride di uomini pittoreschi, dei loro modi di fare e delle loro stupide domande, oppure chi si arrovella alla ricerca del valore di un bicchiere vuoto e poi scopre polimorfismi?

E io, che da uno così mi sento chiamare amico e vengo cercato, trattato da confidente, mi sento un po’ meno merda e lo capisco bene il valore di un bicchiere vuoto.


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ma la lista era troppo lunga...

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