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D R A G O
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CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
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Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
2)
3)

MERAVIGLIE
1)
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Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.
Benvenuti nel Blog di Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada, Cavaliere dell’Ordine della Porketta e Grande Ubriacone di Corte
Una Storia Come Tante:
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A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog... Tales Of The Fall In Love With The Elf!! Parte Prima:LINK Parte Seconda:LINK Parte Terza:LINK Parte Quarta:LINK Parte Quinta:LINK Parte Sesta:LINK Parte Settima:LINK Parte Ottava:LINK Parte Nona:LINK Parte Decima:LINK Parte Undicesima:LINK Parte Dodicesima:LINK Parte Tredicesima:LINK Parte Quattordicesima:LINK Parte Quindicesima:LINK

Uhm...Porn-Groove. Allora non si involve solo la tv. Fa piacere. Fa paura. LINK


Che mi si coccardi, io dico.
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mercoledì 15 settembre 2004
ore 13:45 (categoria:
"Amore & Eros")
Tales of the Fall in Love with the Elf
Undicesima Puntata: Failin' Supermoves
Ero fuori dall'aula studio, in pausa da ore. In pausa da una sessione di studio mai iniziata, in realtà. Parlo con quei due strani e curiosi animali di Zorro e squalo e non si fa altro che sparar cazzate, come solo ogni buon cazzeggione sa fare.
Di lì a poco, avevano intenzione di andare a parlare con Avril Lavigne e attuare la supermossa raccontata ieri sera. Ma, benchè il loro malefico piano sia poi stato ugualmente messo in atto, non era quello il momento in cui è avvenuto. Prima... è successo ciò che potevo benissimo aspettarmi ma purtuttavia in quel momento non mi aspettavo: misteriose sono le vie della Magia Elfica.
Mentre Zorro diceva non ricordo bene cosa, io getto uno sguardo verso il semaforo all'angolo della via e, nonostante la considerevole distanza data la quale non era per niente facile riconoscere le persone che attendevano di attraversare la strada col verde, un appena accennato arresto cardiaco mi ha suggerito che forse quella figura di profilo lì in fondo, coi capelli lunghi, una borsa in spalla, con una giacchetta verde e pantaloni sul beige o un colore simile... ecco... poteva essere l'Elfa.
Sì... i miei occhi, sprezzanti dei 3.25 gradi di miopia l'uno e 3.50 l'altro, ormai avvezzi a riconoscere quella figura tra millemila che per quanto simili possano essere son convinto che non sbaglierebbero mai... i miei occhi l'avevano riconosciuta, pur non vedendola da... vediamo... oltre due mesi e mezzo. Un periodo di irrisoria durata, per un'Elfa nella sua immortalità; un'eternità, per un comune mortale che aspettava questo momento dall'ultima volta che l'aveva vista.
"Ragazzi... mi sa che quella è l'Elfa." E via il coro: "Chi?? Dove??" Eccoci tutti e tre che guardiamo verso il semaforo, loro alla ricerca della figura eterea in questione e io sempre più certo che fosse lei. E' presumibile che lei mi abbia visto, magari che mi abbia riconosciuto, dato che riconoscere me non difficile neanche a distanze ben maggiori di quella... ma non è importante.
"Andiamo." ha detto squalo. E sono partiti. Li ho seguiti, in una specie di trance emozionale. Intanto il semaforo era diventato verde e l'Elfa si era mossa... squalo e Zorro, temendo di perderla di vista hanno iniziato a correre.
Ma lei si è infilata nella Tabaccheria all'angolo della strada dove presumibilmente intendeva acquistare la sua giornaliera razione di Erba Pipa.
Ora, per chi non avesse presente com'è quell'incrocio, sappiate che si tratta di una strada molto larga, divisa in due carreggiate da uno spartitraffico. Noi tre eravamo riusciti a raggiungere lo spartitraffico prima che le auto ci impedissero di proseguire. Quindi dovevamo ancora finire l'attraversamento. L'Elfa intanto aveva acquistato la sua erba pipa e dopo averla riposta nella sua sacca elfica si è nuovamente avvicinata al semaforo per tornare indietro.
Sono pronto a scommettere cifre di una certa consistenza sul fatto che mi avesse già visto da un po', ma è stato solo quando è arrivata vicino al semaforo che ho incrociato il suo sguardo.
Poi il Sorriso. Poi il Saluto. Mi pare di aver risposto ad entrambi, forse anche agitando la mano, ma su questo non scommetterei la stessa cifra considerevole di cui sopra.
Pensavo di essere ormai cotto, di tramutarmi in pietra nel giro di pochi secondi e invece... ero sereno. Ero pronto ad attendere che lei attraversasse la strada, pronto a salutarla, a farle domandine di circostanza che mi avrebbero fatto render conto che, pur essendo un'Elfa, comunica con forme di linguaggio verbale assai simili al mio, se non identiche e per cui posso interagire con lei senza dovermi preoccupare eccessivamente.
Ma, perchè c'è sempre un ma, una fastiosa incognita mi ha messo a disagio: i due strani e curiosi animali...
[to be continued...]
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martedì 14 settembre 2004
ore 23:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
FIGURA DI MERDA DAY
Avril Lavigne. Tutti avete presente chi è Avril Lavigne. In Jappelli, come chi legge il mio blog sa, c’è una Avril Lavigne che ad Avril Lavigne ci assomiglia poco però un pochino sì e allora essendo carina, io l’ho battezzata, non ci crederete, Avril Lavigne.
Ho fatto solo un errore: quello di comunicare al mondo di aver adocchiato questa ragazza carina, non già dopo aver tentato un approccio con il mio solito iperbolico stile, ma prima di fare ciò. Nello specifico, l’errore riguarda l’averlo fatto sapere a due foschi individui, due inenarrabili carogne che sono da poco entrate nella mia vita e spero, nonostante tutto, che ci rimangano un bel pezzo. Capito bastardi? Dico proprio a voi, squalo 83 & ZorroBobo!!
Insomma… si era lì che si studiava intensamente, e quando dico “studiava intensamente” intendo “farci le foto con le nostre rispettive fotocamere digitali ridendo a ogni minima puttanata e facendo pausa ogni mezz’ora". Pausa non si sa bene da cosa, ma cmq pausa.
Insomma, senza tirarla troppo per le lunghe, i due marrani, piacevolmente alleati tra loro nel volermi far fare uno dei superfiguroni che in genere riesco a procurarmi da solo, hanno deciso di andare da Avril e sputtanarmi bellamente.
Taglio corto sui loro vari appostamenti per beccarla un attimo da sola e aggredirla, i miei vani tentativi di dissuaderli, di dir loro che a quel punto se proprio volevano la Supermossa, sarei andato di persona… taglio corto anche sul sadico sorriso di squalo quando mi ha detto che preferiva andarci lui perché così sarei sembrato più idiota.
Insomma, ero fuori che parlavo con un’amica e li vedo che vanno nella sala dove era seduta Avril. Dopo un po’, rassegnato, torno al mio posto preparandomi al peggio. Loro tornano a sedersi con le loro sorridenti facce da culo…
“Ragà… che le avete detto?” La risposta è un loro silenzio sorridente. “Cazzo ragà! Almeno posso sapere che le avete detto?” Silenzio carico di pathos, poi finalmente la risposta di squalo: “No.” Guardo, irrazionalmente speranzoso, Zorro e lui mi fa: “Non so… non ho sentito, ha parlato lui…” A posto. Ok, anche stavolta il Drago la prende come viene, come sempre.
Studio (…) e del tempo passa. Non so quanto, non son stato lì a contare… ed ecco che mentre la mia testa è china sul libro pur se tutto facevo fuorchè leggere, intravedo una figura che si avvicina al mio tavolo… mi si ferma accanto. Era Bill Gates, ci credereste? Bill Gates in Jappelli.
E io sto per essere nominato Papa. Ma va là! Era Avril, c’eravate cascati, eh?
Eccola lì tutta carina che sorride, mi porge la sua manina e mi fa: “Ciao, piacere, io sono Avril Lavigne!”
Pure il soprannome che le ho affibbiato le hanno detto quei due animali. Non bastava dirle che un loro amico la trovava carina, dovevano per forza dirle la cavolata di Avril Lavigne.
Pare che io abbia sfoderato una considerevole faccia da ebete. Insomma, cercano di calmarmi, ma io pure se ero rosso mi sentivo calmo e non so perché, la invito a sedersi un attimino, mi presento, le spiego che ovviamente è tutta colpa dei due mentecatti, che mi hanno preso di mira, che mi vendicherò su di loro, e mi sono scusato per l’imbarazzo. E lei lì carina che ascoltava le mie blaterazioni sorridendo. Dopo pochissimo la lasciamo andar via perché è stata già fin troppo carina e simpatica a stare al gioco. Ma prima... foto ricordo!

Beh, alla fin fine… la Avril l’ho conosciuta, figura di merda a parte. Ci siam fatti tutti un po’ di sane risate con tutti i miei amici al tavolo accanto che si son goduti la scena trattenendo le lacrime, e io sono ancora fondamentalmente vivo. Bene così, direi. 
Poi, per concludere una giornata in cui quella con Avril non è stata la mia unica figura di merda (ma questa è un’altra storia…) mi son fatto preparare da squalo un bel cartello con su scritto:
FIGURA DI MERDA DAY

e me lo sono attaccato in fronte. Mi sono fatto anche un po’ di giri e tutti che mi guardavano e ridevano, oppure mi osservavano schifati dalla mia idiozia (questo facevano le persone più noiose), altri mi incoraggiavano nell’impresa… insomma, sono stato una piccola star per la Jappelli quest’oggi.
Giusto perché al D R A G O, le Supermosse non piace tanto subirle, quanto farle. E allora ho chiuso in bellezza.
D R A G O G I O C O N D O 
E per una più completa galleria fotografica della giornata... squalo 83's blog: LINK
Per una versione non vittimizzata dell'evento... ZorroBobo's blog: LINK
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I COMMENTI (19)
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martedì 14 settembre 2004
ore 21:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le Emozioni stancano...
...e io sono a pezzi perchè me ne hanno fatte provare un fottio oggi. Chi? Quei due grandissimo b... bravi amici di squalo 83 e ZorroBobo.
Non so bene da dove partire a raccontare... e allora facciamo una cosa... siccome è stata giornata di supermosse che ho fatto, che hanno fatto, che avrei dovuto fare ma che non ho fatto... e anche che avrebbero voluto facessi ma ho fatto bene a non fare... beh, allora adesso ci scrivo due storielle...
Preparatevi gente... perchè... tra poco metto su... la Storia di Avril Lavigne e... udite udite... a sorpresa... e a grande richiesta...
L'Undicesima Puntata de:
Tales of the Fall in Love with the Elf!!!
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I COMMENTI (5)
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martedì 14 settembre 2004
ore 09:38 (categoria:
"Pensieri")
Parte Sesta - Il Drago d'Ombra
L’ombra gigantesca aveva inglobato i Dodici Membri del Consiglio e il padre di Karn, mentre il ragazzo, a pochi passi di distanza, non riusciva a capacitarsi dell’accaduto e rimase impietrito. “Mi sta guardando…” pensò. “Ma quella cosa non ha occhi, non ha un volto è un’ombra…” era tutta una sensazione; il ragazzo sapeva che quella cosa lo fissava, lo sentiva. La forma oscura iniziò a muoversi, sembrava un enorme ammasso gelatinoso che cambiava forma. Karn vide due protuberanze crescere sulla… schiena? Sì, forse era la schiena di quell’essere. Perché era un essere, non una cosa. Era vivo, qualunque cosa fosse.
Le due protuberanze fatte della stessa materia dell’intero ammasso di oscurità iniziarono ad assumere la forma di ali enormi. Un collo ed una coda iniziarono a prender forma… Karn contemplò terrorizzato la trasformazione di quell’ombra in un Drago. Ma… niente squame sulla sua pelle, niente occhi, niente denti bianchi e affilati… era tutto nero, tutto. L’ombra di un Drago. Un Drago di Ombra, anzi. Karn aveva sentito di terribili leggende sui Draghi d’Ombra, sulla loro origine… ed ebbe paura. Non per sé, ma paura per… In quel momento il mostro voltò la testa verso il ragazzo e lo fissò, pur senza occhi. I pensieri di Karn furono rubati dal Drago, la sua mente prosciugata da quella enorme bestia.
E Karn cadde sulla schiena, privo di forze, come se avesse dimenticato anche come si fa a restare in piedi, come se non sentisse più le sue gambe… stava perdendo conoscenza, ma prima di addormentarsi vide il Drago d’Ombra spiccare il volo, dopo aver sbattuto le ali senza alzare neanche un po’ di polvere da terra, come se non fosse stato davvero lì, come se battendo le ali non avesse spostato aria, come se fosse davvero solo un’ombra.
Dove un attimo prima c’era il Drago, ora giacevano i corpi degli Anziani e dell’uomo incappucciato, inerti. Ma un attimo prima di svenire, Karn vide suo padre strisciare verso di lui. “Figlio… io… ho visto cosa ha fatto al Consiglio. La mia tortura è stata quella di assistere. La loro sarà quella di impazzire. Sono già folli. So cosa faranno al loro risveglio, so cosa ha scatenato quella creatura, Karn… e non posso fare nulla. La mia impotenza in questa situazione di cui sono in parte responsabile è la pena che il Drago mi ha inflitto. Per sempre dovrò convivere con un irrimediabile senso di colpa, sarà questo il mio tormento. Karn, solo tu… solo tu puoi far qualcosa… il Consiglio lo sa… e per impedirtelo darà libero sfogo alla sua follia… sono folli… più folli di quanto siamo stati tutti poco fa a sacrificare… perdonami Karn…”
“A sacrificare chi? Che stai dicendo?” Questo avrebbe voluto chiedere a suo padre, ma non riusciva a parlare e aveva iniziato a sentir svanire il ricordo di tutto quel che era successo e non solo… non ricordava più neanche chi fosse, con certezza… e ogni secondo che passava, un’informazione se ne andava con esso. “Chi è stato sacrificato? Perché provo questa sofferenza? Ma quest’uomo… chi è?” Pur guardandolo, pur sapendo che era suo padre, si accorse che se ne stava dimenticando proprio in quel momento. L’uomo se ne accorse. Vide lo sguardo di Karn mutare… non era più lo sguardo di un figlio, ma di qualcuno che fissava uno sconosciuto. E pianse. L’uomo pianse lacrime sincere di dolore. Aveva perso un figlio. E il senso di colpa crebbe. “Karn, anche e non ricordi più chi sono… devi salvarti… quando ti risveglierai sarai lontano da qui e non so quando e se recupererai la memoria, ma io ti cercherò…”
Poi il ragazzo sentì l’uomo che pronunciava parole incomprensibili… parole che Karn sapeva di aver conosciuto anche lui, ma che non ricordava ormai più. Lentamente vide il paesaggio cambiare, vide gli alberi bruciati scomparire, sentì la voce dell’uomo sempre più distante… finchè, guardandosi intorno, si rese conto di trovarsi altrove, in un campo coltivato. E solo allora perse del tutto i sensi e si addormentò.
E addormentandosi… si svegliò nel mondo reale. Ricordava quasi tutto del sogno. Karn aveva riacquistato parte del suo passato, ricordava del Drago, di suo padre, del Consiglio… e ancora prima ricordava della terribile esplosione che aveva demolito il tempio e bruciato il bosco. Ma… non ricordava perché fosse successo tutto ciò, chi avesse scatenato quel pandemonio. Non ricordava perché… anzi, per chi. Sentiva che il motivo era una persona, ma non sapeva chi fosse. Lamia era morta anche nei suoi ricordi, non ne rimaneva più traccia. E Karn sentiva un vuoto, ma era incapace di colmarlo.
Erano tutti e tre sul carro; Aton conduceva i cavalli, Aerie studiava e Karn si tirò su a sedere. Aerie alzò la testa dal suo libro. “Buongiorno dormiglione!” e sorrise come solo lei poteva fare. “Ho male dappertutto… che diavolo è successo?” E Aton: “Ho dovuto dartene di bastonate per farti star fermo. Sei duro a morire, molto più di quanto pensassi; mi devo ricredere su di te, ragazzo, può essere anche che se farai il bravo vermiciattolo si vada d’accordo noi due.” “Beh, non so bene, ma dovrei dire grazie per queste tue parole commoventi? Mi sa che sono la forma di complimento più garbato che conosci, eh?” E risero tutti e tre, amici non si sa per quale motivo. Aerie poi disse: “Hai fatto un sogno intenso, eh? Eri molto tormentato nel sonno… stai iniziando a ricordare, vero?” “Sì… ma tu come…” “Presto avrai le risposte alle tue domande. Alla Torre di Dhamon incontrerai chi saprà dartele.” “Bene… allora forse ho fatto bene a venir con voi.” “Forse…” e sul volto della ragazza Karn notò un leggerissimo velo di tristezza, molto ben mascherato, ma il ragazzo lo colse ugualmente.
Cosa farà Karn?
1-Farà finta di non aver notato l’emozione triste di Aerie?
2-Chiederà alla ragazza perché è triste?
3-Per dissimulare la tensione creatasi inizierà a parlare con Aton?
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I COMMENTI (9)
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domenica 12 settembre 2004
ore 15:18 (categoria:
"Pensieri")
MMH...
Ragassi... la storia interattiva stavolta è andata maluccio... solo 5 voti... che è successo? 
Bah, stasera volevo metter su l'altra parte... ma sto pensando di aspettare domani così vediamo se si aggiungono un po' di voti domani che si torna al lavoro e c'è più gente connessa...
Visto che ho scritto un po' di robe in questi giorni e la storia è finita un po' più sotto nel mio blog... ora la rimetto qui di seguito così chi vuole può votare qui.
Parte Quinta - Il Sacrificio
“Lamia… non temere. Per quanto mio padre possa opporsi, non può condizionare la mia volontà. E il Consiglio non mi fa paura. Lo affronterò e non potranno far altro che rassegnarsi. Ti amo Lamia. Ti amerò per sempre e farò sì che tutti lo capiscano, in un modo o nell’altro.” “Ti amo Karn…” E si baciarono lì, nel corridoio, mentre il padre di Karn li spiava e si sentiva ribollire dalla collera verso il figlio e verso quella donna la cui esistenza minacciava di far cadere nel disonore la sua famiglia, con l’insubordinazione di Karn. Ma non glielo avrebbe permesso…
Karn e Lamia giacquero insieme e si amarono con tutta la passione di cui sono capaci solo due innamorati da soli contro un mondo che non li accetta come tali. E poi dormirono. Dormirono a lungo. Forse troppo, più di quanto avrebbero dovuto.
Al suo risveglio Karn si ritrovò in una stanzetta chiusa e buia, con mura e pavimento in pietra. Era solo. Dopo un attimo di perplessità realizzò l’accaduto… lui e Lamia erano stati addormentati con la magia e per questo non si erano accorti di essere stati trasportati altrove. Lamia… che fine aveva fatto? Karn gridò battendo i pugni contro la robusta porta di legno massiccio che trovò chiusa. Era in trappola. “Stai calmo, ragazzo. Non renderti la cosa più difficile di quanto non sia già e cerca di iniziare ad accettare la realtà.” A parlare era stato un uomo anziano, servitore del suo Casato da molto tempo. “Dov’è Lamia?” “Tuo padre ha parlato al Consiglio ed è stato deliberato che il vostro rapporto andava troncato per il bene di tutto il Casato.” “Che vuol dire? Dove l’hanno portata?” “ Lamia… mi dispiace, ragazzo… fra poco verrà sacrificata ad Helm.” “No… non può… è… lei è… NO!” E la porta della stanza prese fuoco. In un attimo scomparve, come se non fosse mai esistita. Restava solo un po’ di fumo e la puzza di legno bruciato. Karn uscì dalla stanza e fissò l’uomo che indietreggiava intimorito dagli occhi del ragazzo… i suoi occhi gialli e pieni di collera. Karn lo ignorò e corse via.. Sapeva dove Lamia sarebbe stata sacrificata: c’era un tempio dedicato ad Helm nel cuore del bosco vicino al Palazzo. Nella sua corsa incontrò diverse persone… e alcuni lo guardarono tristi, comprendendo il suo dolore, ma sapendo che ormai la tragedia era inevitabile. Non ci si poteva opporre al Consiglio. Il suo destino era quello di rinunciare a Lamia, per sempre.
Quando Karn raggiunse il tempio ormai era tardi. Vide Lamia su una pira accesa, ormai priva di vita. Attorno alla pira erano disposti a cerchio i Dodici Anziani, Membri del Consiglio. E lì vicino… suo padre. “Ti avevo avvertito, figlio. Non potevi opporti al Consiglio. Non potevi gettare il disonore sulla nostra famiglia.” E Karn pianse. Cadde in ginocchio e si rannicchiò a terra distrutto dal dolore. Lamia… il suo amore… la sua ragione di vita… era morta. Non era più con lui. Era solo. Solo contro il Consiglio. Solo contro… suo padre. Era stato lui. Lui aveva permesso tutto ciò. Karn sentì la rabbia crescere dentro di sé… sentì la ragione che lo abbandonava, che andava nascondendosi forse per non dover assistere a ciò che sarebbe successo di lì a breve… e quando ormai il ragazzo non si rendeva più conto di cosa stesse avvenendo… ci fu una deflagrazione. Tutti gli alberi nei paraggi presero fuoco. E bruciarono ad una tale velocità da scomparire nel giro di pochi minuti. Le fiamme si estesero a tutto il bosco in un’area vastissima di forma circolare, il cui centro… era Karn. Il tempio crollò su sé stesso, seppellendo la pira dove giaceva il corpo di Lamia. Il ragazzo cadde a terra svenuto.
Passarono diverse ore e Karn riprese i sensi. Si alzò in piedi barcollando, sentendosi privo di energie. Si guardò attorno e vide i resti degli alberi bruciati, le colonne del tempio crollato… Chi aveva ridotto così il bosco? Chi aveva distrutto il tempio? Non lo ricordava… ma ecco comparire l’uomo incappucciato da dietro una voluta di fumo. Suo padre lo guardava, con quegli intensi occhi gialli. Si guardarono a lungo, sorprendentemente illesi in mezzo a tutta quella distruzione. Alle spalle dell’uomo, anch’esse apparentemente illese, le figure indistinte dei Dodici Anziani si avvicinavano lentamente. Il padre alzò una mano invitando Karn ad avvicinarsi. Il ragazzo non capiva perché, ma la sua collera si era dileguata. Davanti a sé aveva i responsabili del suo dolore, ma in quel momento non si sentiva in grado di provare alcuna emozione.
Mosse un passo verso il genitore, in modo automatico, senza capire se fosse davvero lui a comandare il suo corpo… guardò il volto incappucciato del padre e, anche se era in ombra, gli sembrò per un attimo di cogliere un’espressione sinceramente addolorata… forse provava del rimorso, del dispiacere per il dolore procurato al figlio… ma era possibile accettare questo suo pentimento? Avrebbe mai potuto Karn perdonare suo padre? Avrebbe potuto mai perdonare sé stesso per non aver saputo proteggere la sua donna, anzi per essere stato addirittura causa della sua morte? Questo pensava Karn mentre camminava strascicando i piedi per terra, pesantemente… ma ad un certo punto si bloccò. Vide un’ombra nera calare dall’alto. Era un ombra, ma sembrava quasi densa, materiale, palpabile… scendeva dal cielo… suo padre sembrava non essersene accorto, mentre i Dodici Anziani rivolsero gli occhi al cielo e mormorarono tra loro parole incomprensibili. A quel punto a Karn sembrò che le figure degli anziani si ingigantissero, mutassero… ma proprio in quel momento, l’ombra raggiunse terra e inglobò in sè il Consiglio e il padre di Karn.
Cosa farà Karn?
1-Correrà verso l’ombra per cercare di trarne fuori suo padre?
2-Resterà a guardare incredulo?
3-Correrà a Palazzo ad avvertire qualcuno?
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sabato 11 settembre 2004
ore 14:02 (categoria:
"Riflessioni")
Mi penso un po'
Momento di autoriflessione.
Probabilmente scatenato dal mio dolore alla caviglia dell'altro giorno che mi ha fatto sentire stupido poichè me lo sono procurato da solo.
E ora ecco che mi ridiscuto un attimo. Se tutto va bene (e tutto farò in modo che vada bene), tra un annetto o anche meno sarò Dottore in Scienze Psicologiche della Personalità e delle Relazioni Interpersonali.
Dottor Drago Riccardo, Psicologo Junior. E non mi ci vedo con i miei capelli lunghi e le mie t-shirt piene di stampe idiote. Una tra tutte quella con un bel po' di foglie di maria avanti e dietro.
Eppure sarò Dottore. Anche con i miei pantaloni larghissimi da rapper coi quali spazzo le strade di Padova senza che l'APS mi paghi nemmeno i contributi.
Dr.Drago Riccardo, Psicologo Junior, Finto Rapper Filo-Comunista & Spazzino Abusivo non Retribuito.
Figo.
Mi è venuta voglia di darmi da fare per vedermi al più presto col pezzo di carta in mano. Chissà se mi piacerò.
Diamoci dentro.
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sabato 11 settembre 2004
ore 13:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Solo alla Jappelli
Mi son svegliato presto pure oggi. Non era mia intenzione, ma è andata così. E allora me ne sono venuto in aula studio e mi sono passato la mattinata a calcolare statistiche, probabbilità e parametri di interazione tra variabili.
E nonostante si possa pensare il contrario è stata proprio una bella mattinata. Mi sono usciti tutti gli esercizi che ho fatto ed essendo a 7 giorni dall'esame direi che è un'ottimissima cosa.
L'aula studio è semi-deserta. Siamo in pochissimi, i soliti sfigati del sabato. Ci siamo sempre, per un motivo o per l'altro. Il sabato ci sono i pochissimi rapprsentanti di quella strana razza che non si è molto diffusa nella Jappelli: quella degli studentichestudianodavverotanto.
Li vedo lì, tutti concentrati, che macinano pagine con una rapidità impressionante e non li distogli neanche se gli abbatti una mazza da baseball chiodata sulla nuca.
Non sverrebbero neanche; continuerebbero a studiare. Magari gli verrebbe un trauma cranico, ma se ne accorgerebbero solo dopo aver finito il programma di studio prefissatosi.
A volte, ma di rado, faccio come loro. Perchè in fondo dico di essere un cazzaggione coi fiocchi, ma poi se prendo il mio libretto universitario, non posso non ammettere che sono in regola con gli esami e non ho neanche una media da buttare.
Quindi, cazzeggione solo fino a un certo punto, dai. Ora però mi prendo una bella pausa lunghissima. Tra poco arrivo al bar a prendermi i miei 2 tramezzini da asporto e faccio la pappa.
Non ho intenzione di studiare ancora oggi, ma resterò ugualmente in aula studio. Io qui ci sto bene... poi a casa oggi pomeriggio starei da solo a fare le stesse cose che posso fare qui: leggere, giocare al computer, navigare... però qui posso anche attaccare bottone con qualcuno ogni tanto.
Poi in Jappelli c'è Avril Lavigne. L'ho notata solo qualche giorno fa... sarà una nuova Jappelliana, oppure semplicemente non l'avevo mai vista io. Ed è entrata, a quanto pare, nel club degli sfigati del sabato, dato che è qui pure oggi.
Non ci assomiglia tantissimo ad Avril Lavigne, ma un po' sì e siccome è tanto tanto carina allora da ora lei è la Avril Lavigne della Jappelli. Così decreto che sia.
Quando mi passa davanti non riesco a fare a meno di lanciarle uno sguardo, è praticamente un riflesso condizionato. Naturalmente guarda una volta, guarda un'altra... lei se n'è accorta e ha iniziato a fissare pure lei per controllare se la guardo.
E pure le sue amiche mi fissano adesso. Vabbuò, me la son cercata. Eppoi ora posso perdermi nella fantasia di aver fatto colpo e che sia lei a guardarmi.
Non voglio fare supermosse, sono in un periodo in cui non mi va tanto, ma 'ste cose mi divertono sempre.
Son disposto a pagare, vediamo... dai 15 ai 30 euri per sapere cosa pensa quando si accorge che la stavo guardando. E sborserei una cifra intorno ai 7 euri e 32 centesimi per venire a conoscenza di ciò che ha detto alle sue amiche. Perchè qualcosa lo ha detto.
Vabbè, non è troppo importante saperlo. Anzi, probabilmente è più divertente non saperlo. E io non indagherò, allora.
Sta bene così.
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venerdì 10 settembre 2004
ore 19:11 (categoria:
"Amore & Eros")
Ma quanto Tenero sono??
Ero in Jappelli che studiavo. Sì, il cazzo.
Ero in Jappelli che fissavo il muro accanto a me e mi leggevo tutte le scritte che sono state fatte da studenti cazzeggioni come me. Che vandali.
Poi guardo meglio e vedo che alcune sono mie. Che vergogna. 
Ci sono delle minchiate assurde...
Però ho anche trovato una cosa che non ricordavo di aver scritto... una frasetta dal tratto tutto traballante e un po' nascosta perchè è più in basso del livello del tavolo.
La scritta recita:
Elfa mi manchi e lo scrivo con la destra anche se sono troppo mancino
Miii... ma quanto Tenero e Dolce sono??
E solo perchè in quei giorni in cui l'ho messa sul muro l'Elfa non si faceva vedere da un po'. Me l'ero dimenticato di averla scritta. A rileggerla mi sono fatto tenerezza da solo, come se la frase non fosse mia! 
D R A G O S M I E L O S O C O N S T I L E
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giovedì 9 settembre 2004
ore 22:18 (categoria:
"Pensieri")
Parte Quinta - Il Sacrificio
“Lamia… non temere. Per quanto mio padre possa opporsi, non può condizionare la mia volontà. E il Consiglio non mi fa paura. Lo affronterò e non potranno far altro che rassegnarsi. Ti amo Lamia. Ti amerò per sempre e farò sì che tutti lo capiscano, in un modo o nell’altro.” “Ti amo Karn…” E si baciarono lì, nel corridoio, mentre il padre di Karn li spiava e si sentiva ribollire dalla collera verso il figlio e verso quella donna la cui esistenza minacciava di far cadere nel disonore la sua famiglia, con l’insubordinazione di Karn. Ma non glielo avrebbe permesso…
Karn e Lamia giacquero insieme e si amarono con tutta la passione di cui sono capaci solo due innamorati da soli contro un mondo che non li accetta come tali. E poi dormirono. Dormirono a lungo. Forse troppo, più di quanto avrebbero dovuto.
Al suo risveglio Karn si ritrovò in una stanzetta chiusa e buia, con mura e pavimento in pietra. Era solo. Dopo un attimo di perplessità realizzò l’accaduto… lui e Lamia erano stati addormentati con la magia e per questo non si erano accorti di essere stati trasportati altrove. Lamia… che fine aveva fatto? Karn gridò battendo i pugni contro la robusta porta di legno massiccio che trovò chiusa. Era in trappola. “Stai calmo, ragazzo. Non renderti la cosa più difficile di quanto non sia già e cerca di iniziare ad accettare la realtà.” A parlare era stato un uomo anziano, servitore del suo Casato da molto tempo. “Dov’è Lamia?” “Tuo padre ha parlato al Consiglio ed è stato deliberato che il vostro rapporto andava troncato per il bene di tutto il Casato.” “Che vuol dire? Dove l’hanno portata?” “ Lamia… mi dispiace, ragazzo… fra poco verrà sacrificata ad Helm.” “No… non può… è… lei è… NO!” E la porta della stanza prese fuoco. In un attimo scomparve, come se non fosse mai esistita. Restava solo un po’ di fumo e la puzza di legno bruciato. Karn uscì dalla stanza e fissò l’uomo che indietreggiava intimorito dagli occhi del ragazzo… i suoi occhi gialli e pieni di collera. Karn lo ignorò e corse via.. Sapeva dove Lamia sarebbe stata sacrificata: c’era un tempio dedicato ad Helm nel cuore del bosco vicino al Palazzo. Nella sua corsa incontrò diverse persone… e alcuni lo guardarono tristi, comprendendo il suo dolore, ma sapendo che ormai la tragedia era inevitabile. Non ci si poteva opporre al Consiglio. Il suo destino era quello di rinunciare a Lamia, per sempre.
Quando Karn raggiunse il tempio ormai era tardi. Vide Lamia su una pira accesa, ormai priva di vita. Attorno alla pira erano disposti a cerchio i Dodici Anziani, Membri del Consiglio. E lì vicino… suo padre. “Ti avevo avvertito, figlio. Non potevi opporti al Consiglio. Non potevi gettare il disonore sulla nostra famiglia.” E Karn pianse. Cadde in ginocchio e si rannicchiò a terra distrutto dal dolore. Lamia… il suo amore… la sua ragione di vita… era morta. Non era più con lui. Era solo. Solo contro il Consiglio. Solo contro… suo padre. Era stato lui. Lui aveva permesso tutto ciò. Karn sentì la rabbia crescere dentro di sé… sentì la ragione che lo abbandonava, che andava nascondendosi forse per non dover assistere a ciò che sarebbe successo di lì a breve… e quando ormai il ragazzo non si rendeva più conto di cosa stesse avvenendo… ci fu una deflagrazione. Tutti gli alberi nei paraggi presero fuoco. E bruciarono ad una tale velocità da scomparire nel giro di pochi minuti. Le fiamme si estesero a tutto il bosco in un’area vastissima di forma circolare, il cui centro… era Karn. Il tempio crollò su sé stesso, seppellendo la pira dove giaceva il corpo di Lamia. Il ragazzo cadde a terra svenuto.
Passarono diverse ore e Karn riprese i sensi. Si alzò in piedi barcollando, sentendosi privo di energie. Si guardò attorno e vide i resti degli alberi bruciati, le colonne del tempio crollato… Chi aveva ridotto così il bosco? Chi aveva distrutto il tempio? Non lo ricordava… ma ecco comparire l’uomo incappucciato da dietro una voluta di fumo. Suo padre lo guardava, con quegli intensi occhi gialli. Si guardarono a lungo, sorprendentemente illesi in mezzo a tutta quella distruzione. Alle spalle dell’uomo, anch’esse apparentemente illese, le figure indistinte dei Dodici Anziani si avvicinavano lentamente. Il padre alzò una mano invitando Karn ad avvicinarsi. Il ragazzo non capiva perché, ma la sua collera si era dileguata. Davanti a sé aveva i responsabili del suo dolore, ma in quel momento non si sentiva in grado di provare alcuna emozione.
Mosse un passo verso il genitore, in modo automatico, senza capire se fosse davvero lui a comandare il suo corpo… guardò il volto incappucciato del padre e, anche se era in ombra, gli sembrò per un attimo di cogliere un’espressione sinceramente addolorata… forse provava del rimorso, del dispiacere per il dolore procurato al figlio… ma era possibile accettare questo suo pentimento? Avrebbe mai potuto Karn perdonare suo padre? Avrebbe potuto mai perdonare sé stesso per non aver saputo proteggere la sua donna, anzi per essere stato addirittura causa della sua morte? Questo pensava Karn mentre camminava strascicando i piedi per terra, pesantemente… ma ad un certo punto si bloccò. Vide un’ombra nera calare dall’alto. Era un ombra, ma sembrava quasi densa, materiale, palpabile… scendeva dal cielo… suo padre sembrava non essersene accorto, mentre i Dodici Anziani rivolsero gli occhi al cielo e mormorarono tra loro parole incomprensibili. A quel punto a Karn sembrò che le figure degli anziani si ingigantissero, mutassero… ma proprio in quel momento, l’ombra raggiunse terra e inglobò in sè il Consiglio e il padre di Karn.
Cosa farà Karn?
1-Correrà verso l’ombra per cercare di trarne fuori suo padre?
2-Resterà a guardare incredulo?
3-Correrà a Palazzo ad avvertire qualcuno?
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mercoledì 8 settembre 2004
ore 20:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Meglio che mi butto a letto
Giornata di studio pressochè nullo. Ho fatto a malapena il 25% di quanto avevo in programma di fare.
Però non è stata una giornata persa... a pranzo ho avuto finalmente modo di conoscere il ZorroBobo e il suo amico Giovanni anche lui iscritto a Spritz ma non ricordo il nick adesso...
E con loro ho avuto modo di cazzeggiare fino alle 16.30... poi eccomi che torno in aula studio... a cazzeggiare ancora.
Oggi proprio non mi girava il cervello.
Poi stasera era in programma uno spritzettino in allegria con squalo83 CrazyLara e Debbie... ma ecco l'imprevisto.
Ero lì seduto che fissavo il libro e mi perdevo in astrusi ragionamenti sui massimi sistemi, su come gira il mondo, su cosa potrei fare per farlo girare un po' diversamente certe volte e altre cazzabubbole di tale risma.
A un certo punto un dolorino alla caviglia. Quella frecata. Strano e preoccupante. Insomma, me ne vado in bagno e mi levo scarpa, tutore e calzino per dare un occhiata e vedo un simpatico gonfiore lì dove stamane non c'era. Inoltre un gradevolissimo ematoma andava dilagando sottopelle.
E mi sento un emerito coglione.
ORA mi sento in colpa per non aver ascoltato il grande Dott.Cagnetta (BAU BAU!! ) quando mi ha detto di non partire neanche per Padova, di restarmene a letto con la gamba alzata per un po' di giorni.
E invece ecco che ho fatto un viaggio di quasi nove ore per venire qui con a carico bagagli che definirli notevoli è un eufemismo che assai poco rende lontanamente l'idea.
Poi per una settimana ecco che cammino in continuazione, trasporto libri, spesa, faccio tardi la sera, dormo poco, faccio le pulizie e ogni volta che esco salgo e scendo a piedi i tre piani di casa perchè non c'è l'ascensore.
Sono da Oscar, direi.
E ora non è che posso sorprendermi se la caviglia mi si lamenta un po'.
Avete presente quella sensazione di nervosismo incontenibile che si prova quando si litiga con qualcuno con cui non si sarebbe voluto litigare? Ecco, io ora ce l'ho addosso. Perchè ho litigato con me stesso, perchè mi sento stupido e irresponsabile.
Già mi immagino la ramanzina di Cagnetta (BAU BAU!! ) quando lo chiamerò domani... uffi. E poi non ho neanche nulla da controbattere... che nervi quando si ha torto marcio e ne si è consapevoli... odio questa sensazione.
Ora che sono a casa con la caviglia alzata e congelata dal ghiaccio va un po' meglio. Però intanto ho dovuto tirar pacco ad Alex, Lara e Debbie... scusate raga...
Dopo mi faccio una bella fasciatura funzionale come mi ha insegnato a fare Cagnetta (BAU BAU!! )e un bell'impacco con tanta tanta cremina e mi sparo una bustina di ottimo Aulin.
Per tirarmi su di morale e vedere se è il caso di far pace con me stesso, mi sono ordinato uno sbavosissimo Kebab con birrozza ghiacciata da 66 che dovrebbe essere qui fra una ventina di minuti.
Ma sì dai... anche stavolta il D R A G O la prende come viene e ci passa su... la caviglia tornerà a funzionare piegandosi alla mia volontà. Però forse è il caso che me ne stia un po' buonino e la tenga a riposo nei limiti del possibile... per quanto difficile possa essere... sì, FORSE è il caso. Almeno così sembra pensarla la caviglia con la graziosissima fitta che mi ha mandato qualche minuto secondo fa.
Mmh... ora inizia la partita della Nazionale... bene... allora diciamo che sono fortunato che restando a casa me la posso guardare con in pugno birra e kebab.
Una seratina intima tra me e me... ora mi accendo una candela così creo più atmosfera e mi perdono così torno ad andar d'accordo con me stesso che è sempre un peccato litigare con una personcina così, magari un po' stupida e scriteriata, sì, però non è che sia tanto male.
Mi piazzo sul lettone davanti alla tv e mi vivo un po' le prossime ore di questo 8 Settembre, il ventiduesimo 8 Settembre della mia vita, per chi fosse appassionato di statistiche. Buona serata a tutti.
E per chi se lo chiedesse, anche se non tutti possono capirla questa: non sono lunatico io... è proprio che sono un bipolare di quelli gravi.
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