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D R A G O
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CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
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Non ve lo dico neanche se mi pagate. Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.
HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.
STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato. E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita. E grazi al cielo capita sempre qualcosa.
ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può. E allora mi faccio bastare il resto.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!
OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto. Quello che si adatta a tutte le situazioni.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
1)
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3)

MERAVIGLIE
1)
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Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.
Benvenuti nel Blog di Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada, Cavaliere dell’Ordine della Porketta e Grande Ubriacone di Corte
Una Storia Come Tante:
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A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog... Tales Of The Fall In Love With The Elf!! Parte Prima:LINK Parte Seconda:LINK Parte Terza:LINK Parte Quarta:LINK Parte Quinta:LINK Parte Sesta:LINK Parte Settima:LINK Parte Ottava:LINK Parte Nona:LINK Parte Decima:LINK Parte Undicesima:LINK Parte Dodicesima:LINK Parte Tredicesima:LINK Parte Quattordicesima:LINK Parte Quindicesima:LINK

Uhm...Porn-Groove. Allora non si involve solo la tv. Fa piacere. Fa paura. LINK


Che mi si coccardi, io dico.
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giovedì 12 agosto 2004
ore 02:32 (categoria:
"Pensieri")
Due stelle
Aperta campagna. A dieci km dalle luci della città, che cmq manifestano la loro esistenza con un persistente ma circoscritto chiarore. Come per ricordare che non siamo nel nulla, dove magari vorremmo, ma siamo solo fuggiti un po', restando nei paraggi, come un bimbo che gattona in esplorazione, ma sempre con la presenza di mamma o papà. Però l'illusione di essere lontani da tutto e da tutti la sentivamo perchè volevamo sentirla ugualmente. E le stelle... quante stelle... unica nota dolente: una maledizione da lanciare all'umidità che sicuramente nascondeva qua e là qualche stella. Ma cmq erano troppe per essere tutte coperte. Ci sediamo sulla stuoia da pic-nic e guardiamo in alto. C'è da cercare una lucina che si stacca dal cielo e scivola via veloce. Poi ci sono desideri da esprimere. Ma ci sono anche due birre ancora fresche nella borsa termica. Le stappo e gliene porgo una. Brindisi, sguardo intenso e prima sorsata. E la pace dei sensi già si affaccia da dietro l'angolo. E in quel momento: "Eccola!" L'abbiamo vista tutti due, oppure abbiamo visto stelle diverse nello stesso momento. Ma... non possiamo rischiare di esprimere tutti e due un desiderio alla stessa stella... allora prendo per buona l'ipotesi che abbamo visto la stessa scia luminosa e da bravo cavaliere le cedo la possibilità di espimere il desiderio. E allora il suo desiderio. Bacino di ringraziamento con sorriso scaldacuore e si torna fissare il cielo con la seconda, lunga sorsata di birra fresca... e la pace dei sensi si è venuta a sedere con noi sulla stuoia. Cerca cerca... che chi cerca trova. E infatti: "Eccola!" Di nuovo insieme, miseriaccia. Xò, cazzo, stavola tocca a me!! E allora il mio desiderio. Bacino di gradimento con sorriso e sguardo scaldacuore e si torna a fissare il cielo con la terza lunga sorsata di birra sempre un po' meno fresca, ma cmq confondibile con nettare divino. E la pace dei sensi ci ha messo un braccio intorno alle spalle. Finisce la birra. Finiamo di guardare il cielo. Ne abbiam viste due e ce le siamo spartite con una piacevole tenerezza. Un desiderio inespresso si è comunque realizzato. Bello anche tutto il resto, ma sono i momenti come questo che ti fanno apprezzare la compagnia di una persona. Dopo stasera mi rendo conto di quanto ci tengo a una amicizia che per ora definire amicizia non è possibile. E non perchè sia qualcosa di più, ma perchè è qualcosa di diverso. Ma... stasera mi sono anche reso conto che il desiderio che ho espresso, è realizzabile... e me ne sono tornato a casa contento. E ho scritto questo pezzo contento. E spero di restare contento fino alla fine.
Buonanotte Spritz! Il D R A G O F E L I C E va a coricarsi!
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mercoledì 11 agosto 2004
ore 13:09 (categoria:
"Pensieri")
Ma questa neve...?
È mattina e Padova è un po’ bianca. Solo un po’. Solo dove il calore dei motori delle automobili non è arrivato. È bianco sui tetti; è bianco nelle aiuole; è bianco sulle cappotte delle macchine che sono rimaste fuori la notte. Chissà che freddo, poverine. Oh, la neve! Molte persone la danno per scontata… ma è la neve! Come si fa a non sentirsi in modo particolare quando c’è la neve, anche se è poca poca? Sarà che io l’ho vista poche volte nella mia vita e quasi sempre in situazioni di divertimento. La neve… mi fa venire voglia di cioccolata calda. Mi immagino un mucchio di neve e della cioccolate calda che ci cade sopra fumando, nero su bianco. Suggestivo. La neve mette la giusta dose di malinconia: quella che senti che c’è ma non ti fa sentire triste; quella che ti ricordi tante cose belle e brutte e non importa come stai ora perché tanto è già bello che ci stai. La neve me la ricordo a Roccaraso con i miei. Ci sono andato 3 (o forse 4?) volte da bimbo. Lo slittino, le lotte con le palle di neve, mamma che cerca di imparare a sciare, babbo che scivolava in continuazione sui pattini nel palazzotto del ghiaccio, l’Hotel Trieste e il suo gestore, le cene calde, Valentina che si addormenta con una fetta di salame in bocca, la sala giochi nell’interrato dell’albergo, la mega sala giochi nella piazza del paese… tutti ricordi che scaldano il cuore. E poi quell’anno che ci fu la neve a Trani. Facevo la terza elementare, anzi, la quarta. Facemmo un pupazzo di neve sotto casa. Un pupazzo di neve a Trani. Guardate che è una cosa più unica che rara! La neve mi ha sempre dato tanta gioia, mi ha accompagnato in momenti storici. Ad esempio quando abbiamo portato a rottamare la mia prima macchina, la mia Escort: nevicò a novembre sulla Strada Statale 16/bis. E’ un evento che ha dell’incredibile. L’ultimo viaggio della mia macchina fu sotto la neve. Servì ad alleviare il mio dolore per la perdita. La ringraziai, quella neve. E oggi, dopo averla rivista a distanza di quasi un anno, la ringrazio ancora, perché finalmente ho capito che anche a febbraio dell’anno scorso la neve volle aiutarmi anche se io capii male e la maledissi. Avevo appena finito gli esami del primo semestre e tornai di corsa a casa in Puglia per vedermi con la ragazza per cui ho sofferto 5 lunghi anni. Lei era del paese accanto al mio, a soli 13 km. Ma nevicò così forte che non potetti andare da lei. Odiai quella neve con tutto me stesso. Eppure non avrei dovuto. Io mi disperavo perché avevo fatto 800km per andare dalla donna dei miei sogni e non potevo fare gli ultimi 13. Voi come vi sentireste? Lei invece era indifferente, non gliene importava niente. Allora quella sua indifferenza non volli vederla, la notai solo in seguito, quando rompemmo del tutto, ma la neve volle farmela vedere, forse. Sono stupido a pensare queste cose sulla neve… non ha una sua volontà… o no? Però… io ieri ero giù, stavo iniziando a sentire la mia vita un po’ piatta e non sapevo come darmi una scossa… e stanotte ha nevicato. La mia vita non è cambiata ma il mio cervellino si è riattivato un po’. Questa neve… è calda, emette un tepore rassicurante e io sono contento. L’unico problema è il raffreddore.
...non c'entra molo questo post inserito in una delle giornate più calde dell'anno... vabbè, ormai è fatta!
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mercoledì 11 agosto 2004
ore 12:29 (categoria:
"Amore & Eros")
A grande richiesta...
Spinto da alcune persone che mi hanno chiesto di rimettere su questo post... soddisfo la loro richiesta anche se non capisco bene perchè vogliono che lo rimetta su quando possono andarlo a rileggere... boh... vabbè, così ne godranno anche i nuovi lettori e lettrici che allora non mi seguivano ancora... 
Mi piace
Mi piace quando sorridi. Mi piace quando i nostri sguardi si incrociano e tu timida giri lo sguardo, come faccio anche io, per non comunicare troppo, per una paura irrazionale di essere mal giudicati. Mi piace anche quando i nostri sguardi si incrociano e rimangono così, fermi, lasciando turbinare pensieri intensi e piacevoli come l’odore delle frittelle calde della nonna. Mi piace quando ci perdiamo occhi negli occhi e non so tu, ma io non vorrei mai ritrovarmi. Mi piace quando parli con qualcuno vicino a me e alzi la voce per farmi sentire cosa stai dicendo. Mi piacciono le tue orecchie da mercante quando faccio finta di tenerti dei segreti. Mi piace che tu faccia orecchie da mercante anche se sai benissimo che segreti non ce ne sono, che se lo sapessi ti direi anche a che ora ho effettuato ogni singolo respiro durante la mia giornata. Mi piace come vivi. Mi piace ciò in cui credi, mi piace come ci credi, con quale intensità, con la tua coraggiosa ed incrollabile coerenza. Mi piace la tua voce. Mi piace quando la sento mentre mi racconti che hai fatto ogni oggi della tua vita; mi piace quando mi sussurri qualcosa a bassa voce, qualcosa che è solo per me, solo per noi. Mi piace come cammini, la naturalezza con cui lo fai, l’efficace semplicità dei tuoi movimenti… sei elegante, naturalmente elegante, almeno quanto 007 è Bond, James Bond; e forse di più; togli il forse. Mi piace quando ti svegli la mattina e sbuffi per la tua semplice svogliatezza nello scegliere cosa indossare. Mi piace che hai una trusse da truccatrice professionista; mi piace che non la usi mai, che hai il viso pulito; mi piace che così sei ancora più bella. Mi piace il tuo sguardo concentrato mentre studi. Mi piace seguire il movimento delle tue labbra mentre leggi nella tua mente, mi piace la tua mano che scivola leggera sulla carta per seguire e aiutare gli occhi nella lettura. Mi piace quando la ciocca di capelli che avevi poggiato dietro il tuo orecchio ti scivola davanti agli occhi. Mi piace come la scosti con la mano… è il gesto che ti vidi fare la prima volta che ti incontrai, quando sognavo soltanto di potermi avvicinare a te. E mi piace tanto ricordarmelo. Mi piacciono i tuoi capelli… cavolo quanto mi piacciono! Sono morbidi, profumati… sono stupendi. Mi piace quando piangi, ma non per una forma di sadismo. Mi piace perché è così che mostri le tue debolezze, che le mostri a me e non ad altri, che è in me che cerchi conforto, consiglio. E mi piace essere questo per te, essere speciale. Mi piace fare l’amore con te, mi piace farlo fino allo sfinimento. E mi piace rifarlo ancora. Mi piace il tuo sorriso quando mi dai la buona notte. Mi piace il tuo sorriso quando mi dai il buongiorno e per me c’è il sole pure se c’è un temporale. Mi piace il sapore delle tue labbra. Mi piace la sensazione delle tue dita intrecciate alle mie. Mi piace sentire la tua testa sulla mia spalla mentre guardiamo la tv. Mi piace quando ti incazzi se io cedo alla debolezza, mi piace come mi trasmetti energia e come ne prendi; mi piace questa circolarità, la sua autosufficienza, il suo autoalimentarsi, la sua concretezza. Mi piace come vuoi bene alla gente. Mi piace come credi in certe persone. Mi piace come non credi in certe persone. Mi piace che sai bene cosa hanno fatto i tuoi genitori per te. Mi piace come vivi il rapporto con loro. Mi piacciono loro. Mi piace piacere a loro. Mi piace che quando vedo Zelig non si può non pensare che Vanessa Incontrada sia tua sorella. Mi piace che non lo sia, ma che probabilmente sarà una tua parente stretta. No? Beh, allora mi piace che siete due gocce d’acqua. Mi piace quando ridi… quando cerchi di trattenere la tua risata, perché lo sai che è contagiosa come un virus per cui non hanno ancora scoperto la cura. E mi piace che nessuno lo trovi questo vaccino. Mi piace che sei tenera da non crederci. Mi piace che se dico che sei dolcissima non rendo neanche lontanamente l’idea. Mi piace che quando suona il mio cellulare e sei tu, il bip della suoneria sembra più forte e mi arriva al cuore. Mi piace che queste mie piccole idiozie ti scaldano il cuore. Mi piace che me lo dici. Mi piace che ti piaccia quello che sono e voglio essere, e non quello che potrei essere. Mi piacciono le nostre canzoni, mi piace che siano tante. Mi piace che queste righe le ho scritte come al solito di getto, senza costruirle prima. Mi piace che se la vita non mi chiamasse a sé potrei star qui a continuare ancora per molto. Mi piace questo perché mi piace e mi è piaciuto ogni singolo istante della mia vita passato con te o pensando a te; mi piace perché ogni momento in cui tu sei presente è marchiato a fuoco nella mia mente e lì rimane. Mi piace prometterti che sarà così. E mi piacerà mantenere questa promessa, qualunque strada le nostre vite ci porteranno a percorrere. Tutto quel che è stato resterà, anche se dovessimo prendere vie parallele. Mi piace, mi piaci, mi piace che ti amo.
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mercoledì 11 agosto 2004
ore 01:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I SOLDI NON DANNO LA FELICITà... PERò CI DANNO UNA BELLA BOTTA!!!
Storia: qualche giono fa ero lì che giocavo a calcetto con mio padre (bella roba 'sti momenti padre-figlio, fanno bene al cuore) e quando finiamo la partita, mentre usciamo dal campo entra un altro gruppo per giocare dopo di noi. In quel gruppo c'era un tale che mio babbo conosceva e si fermano a parlare. Visto che ero lì mi sono fermato pure io. Salta fuori che era un vecchio compagno di liceo del babbo e chiacchiera chiacchiera alla fine il tipo invita mio padre a giocare una partita da lui martedì 10 agosto (cioè quello appena passato). Poi: "Ma lui è tuo figlio? Piacere, Pinuccio..." "Piacere mio, Riccardo..." E mi tolgo in tutta fretta il mio guanto da portiere per stringergli la mano. "Ho visto che te la cavi in porta! Allora il calcio ce lo avete nel sangue voi della famiglia DRAGO!" Ebbene sì, Drago è il mio vero cognome, gente. Insomma, ringrazio imbarazzato e sorrido. "Vuoi venire anche tu a giocare martedì?" "Come no! Volentieri!" Finisce che ci salutiamo dandoci appuntamento per la partita. Negli spogliatoi chiedo al babbo chi fosse, e lui oltre a dirmi che era un suo compagno di liceo, mi spiega che è attualmente il propietario di un albergo di lusso e di un salone per feste e ricevimenti e che non è sfondato di soldi... ma di più. E la partita si sarebbe giocata nella sua villa dove lui ha un campetto. Ovvio. Chi non ha un campetto nella sua villetta? Poi, martedì, è arrivato martedi, ovvero il giorno della partita.
Scena: io ero lì che guidavo la mi SuperFiesta con accanto il babbo e seguendo le sue indicazioni raggiungiamo la villetta. E lì penso: villetta 'sta gran coppola di minkia. Scusate la volgarità ma voi non avete idea di che villa sia. Forse se la chiamo reggia rendo meglio l'idea. Un arco di pietra e marmo altissimo con un cancello elettrico faceva da ingresso. Subito davanti al cancello c'erano due palme. Sì due palme. Sapete... quegli alberi esotici. Quelli con le noci di cocco. Quelli che non dovrebbero crescere qui in Italia... ecco, quelli. Erano lì. Ma andiamo avanti perchè qualcuno deve averci visti arrivare e il cancello si sta già aprendo. Naturalmente, mi ritrovo a percorrere un viale di almeno 250 metri costeggiato da ambo i lati da siepi curatissime, perfettamente parallelepipeoidali (che parola difficile da scrivere... parallelepipeoidali!) alte almeno 4 metri. Poi, alla fine del viale, che solo per percorrerlo all'entrata e all'uscita se ne sarà andato mezzo litro di benzina, vicino a un giardino che non ve lo racconto neanche con tutte le piante che c'erano, parcheggiamo in uno spiazzo bello grande. Ci sono già parcheggiate una 15 di macchine. Troppe macchine. E dietro di noi, ancora in fondo al viale, ne arrivava un'altra. Ma se a calcetto si gioca in 10 o 12, perchè tanta gente? Ma sì... ci saranno ospiti da qualcuno che abita nella villa... del resto pare che il Signor Pinuccio abbia dei figli... Sarà così. Ah, ho omesso di dire che la villa consisteva di una casa dall'aspetto regale, di tre piani e di dimensioni che non so quantificare, mi spiace. Papà, che conosceva già tutto questo e non mi aveva detto niente, rideva sotto i baffi guardandomi in faccia. Stronzo. Ci dirigiamo verso gli spogliatoi (che credevate, che ci cambiassimo in casa? Ma no... il Signor Pinuccio aveva fatto costruire apposta degli spogliatoi per il campetto... con tanto di docce. Ma... lì i conti non tornano... c'erano almeno 20 persone, se non di più, che si stavano preparando. Una scintilla e inizio a capire mentre saluto presentandomi a tutti. Essendo già in divisa, lascio il borsone ed esco dagli spogliatoi per andare a far riscaldamento. Anzi, prima che per riscaldarmi, dovevo togliermi il dubbio che mi era sorto dentro. Aggiro una siepe e lo vedo, in tutto il suo splendore, in tutta la sua ampiezza, con la sua erba verdissima e curatissima dal giardiniere (o dai giardinieri?). Un campo di calcio. Calcio, non calcetto. Calcio. Di quelli lunghi 120 metri in cui si gioca a 11 con le porte di 9 metri e mezzo. Ovviamente era illuminato a giorno da dei fari altissimi da stadio. Cosa vuoi che costi mantenere un campetto così? Qualche milioncino di euro? E che vuoi che sia! Insomma, inizia la partita e io contentissimo di giocare col mio babbo in quel campo da sogno che era meglio di uno stadio perchè negli stadi il fondo è spesso rovinato, mentre lì era uniforme da paura!! Mi tuffo, cado e non sento nulla... è come lanciarsi su un materasso... morbidissimo... niente lividi stasera, niente sbucciature... gioco avvolto nella bambagia. Poi un avversario tira un pallone altissimo sopra la mia traversa. La palla va oltre la siepe. Pinuccio: "E' andata nel campo da tennis..." E certo, il campo da tennis. Ovvio che ci fosse anche quello, che stupido sono. E sorrido di me. Seguendo il motto dei ragazzini che giocano a pallone e quando la palla finisce lontano nessuno vuole andarla a prendere e si grida tutti "CHI LA MANDA, VA!!", il poco preciso tiratore fa una corsetta per andare dietro la siepe. Una lunga corsetta visto che è lunga da aggirare la siepe! Dopo un po' si sente la voce del raccattapalle: "Pinuccio!! Non è nel campo da tennis!! E' finita nella piscina!" "Lasciala stare! Ne prendiamo un'altra!" (ovviamente aveva una cesta piena di palloni, quasi tutti nuovi). E io intanto sono scoppiato a ridere. Sul serio. Ridevo di gusto. La piscina... era così ovvio. Sono stupido io che non lo davo per scontato. Il resto si scrive da sè, non ho altro da aggiungere, se non la morale, che ho già scritto nel titolo.
I SOLDI NON DANNO LA FELICITà... PERò CI DANNO UNA BELLA BOTTA!!! MINKIA!!!
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I COMMENTI (10)
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martedì 10 agosto 2004
ore 14:11 (categoria:
"Pensieri")
1300!!
E' la LiciaPunk!
E' lei che si guadagna, stavolta legittimamente, lo spritzettino a 'sto giro!!
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I COMMENTI (8)
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martedì 10 agosto 2004
ore 00:47 (categoria:
"Pensieri")
Va bene va bene...
Un po', un pochino, sono felice. Bella serata. Tutta a piedi, senza macchina, a braccetto, così abbiamo potuto sbevazzare poco e fumare di più potendo rientrare a casa per l'ora delle streghe. Dottoressa sono stato davvero bene, grazie. Un pacco di risate consistente, un paio di discorsi seri, un paio di discorsi che non ricordo, ma mi pare fossero roba buona pure quelli. Poi un bacetto o due e via piacevolmente degenerando sullo scoglio. Bella lì. Poi qualche coccola e qualche altro discorsetto leggero. Per finire con la passeggiata verso casa, troppo corta, sempre troppo corta e un bel saluto con sorriso privo di amore da parte di entrambi, ma con un bell'affetto, con un bel girare di stima, di rispetto e di voglia di passare altro tempo insieme. Mercoledì. Promesso. Sei una splendida parentesi. Sarai cmq una splendida amica. E va bene, va bene... buonanotte Dottoressa, lo studentello va a nanna ancora un po' fumato e non so se si vede da quel che ho scritto. Magari poi domani rileggo il post, mi vergogno e lo tolgo, ma ora pare fico. E buona ronfata a tutti i cazzoni di questo mondo.
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lunedì 9 agosto 2004
ore 20:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
1274!
Il visitatore 1274 è...
Molly!!!!
che vince uno spritzettino!
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lunedì 9 agosto 2004
ore 12:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Un Criceto Spaziale Gigante In Miniatura
Cammino in una stradina dietro casa e lo vedo. Un Criceto Spaziale Gigante In Miniatura. Sembrava un criceto normale. Faceva cose da criceto: sgranocchiava freneticamente una nocciolina, correva a destra e a sinistra, squittiva impercettibilmente. Ma era un Criceto Spaziale Gigante In Miniatura. Lo avresti detto solo guardandolo negli occhi. Aveva due occhietti piccoli e scuri, simili a quelli da criceto, ma erano un po’ di più: erano da Criceto Spaziale Gigante In Miniatura. Guardandolo mi sembrò che mi raccontasse tutta la sua triste storia. Veniva dal pianeta dei Criceti Giganti. Era un pianeta rigoglioso di pianticelle di basilico e noccioline giganti. Poi un brutto giorno fu invaso dagli abitanti del pianeta dei Pagliacci Che Friggono Le Frittelle Sotto Ai Tavoli. I Pagliacci Che Friggono Le Frittelle Sotto Ai Tavoli volevano mettere tutti i criceti in gabbia e utilizzarli come cavie per assaggiare nuovi tipi di frittelle. Dato che i Criceti Spaziali Giganti erano giganti costruirono un apparecchio che li rimpicciolisse al punto di renderli del tutto simili a dei criceti normali e farli entrare in normali gabbiette. Così nacque la razza dei Criceti Spaziali Giganti In Miniatura. Furono tutti catturati e solo uno riuscì a fuggire. Ma essendo un Criceto Spaziale Gigante In Miniatura non riusciva a pilotare bene da solo l’astronave dei Criceti Spaziali Giganti; perciò andò alla deriva nello spazio fino ad approdare sul nostro pianeta. E ora io lo avevo di fronte: l’unico Criceto Spaziale Gigante In Miniatura ancora in libertà era di fronte a me e io… devo ammettere che tra la tv, i fumetti, i videogiochi, gli esami, l’alcol e l’influenza qualcosa che mi sta fottendo il cervello devo proprio averla.
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lunedì 9 agosto 2004
ore 10:53 (categoria:
"Riflessioni")
Gambe d'Elefante
Charles Bukowski, detto Gambe d’Elefante. Un ubriacone, un fannullone, un incurante della salute, un po’ criminale, un bello stronzo, bruttino, passivo, in certe cose il più ignorante degli ignoranti, un volgare, un rozzo, un maleducato. Ma anche un uomo sensibile, un uomo deluso, innamorato della poesia, di Hemingway, anche se solo della sua parte maledetta e decadente, innamorato (non in modo perverso, ma sincero) di sua figlia, un uomo con un elevato senso di giustizia anche se tende a dimenticarsene, per svogliatezza, forse. Non le avevo mai lette le sue “Storie di ordinaria follia”, finora. E tra le immonde porcate che contengono quelle storie io (ma anche un cieco lo avrebbe fatto) ho trovato l’uomo descritto sopra. Perché Gambe d’Elefante si racconta proprio tanto, si fa protagonista di tutto quello che scrive. Come faccio io. Ma lui… perché lo fa con tanta decadenza, anzi, lo faceva? Era un modo di esternare la sua sofferenza? Un modo di stupire ed atirare l’attenzione? Un bisogno di ribellione? Io non capisco se lui fosse proprio ridotto come raccontava oppure è un suo artificio, una esagerazione. Ma so una cosa: che scriveva le cose come gli venivano in mente, senza costruirle. Lo si capisce leggendo, perché ti sembra quasi di averlo lì di fonte che ti fa un discorsetto; perché qualunque cosa ti dica (ops, volevo dire “tu legga”), sei in grado di leggere che nella mente di Buk in quel momento c’era altro, che le sue intenzioni, i suoi pensieri, la sua essenza, è altro da quel che leggi. Poi, in altri passaggi, con la stessa abilità ti fa capire che sta dicendo proprio quel che pensa e che se prima non ha scritto quel che pensava, non si era mica accorto di averti preso in giro… si era preso in giro da solo. Se questo non è saper scrivere… beh, forse è vero che non significa saper scrivere. Ma significa essere comunicativi. Che poi è quel che piace a me. Io ci riesco? Ci posso riuscire senza costringermi a fare il maledetto, il decadente, come lui, dato che non lo sono?
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lunedì 9 agosto 2004
ore 00:04 (categoria:
"Musica e Canzoni")
FrankoFranko colpisce ancora
Questa ve la devo troppo raccontare: io ho un amico, tale Francesco Formichella, dagli amici, così come dai nemici o da qualsiasi altra forma di vita, detto FrankoFranko, pieno di inutili paranoie, un po' fessacchiotto, alto un metro e un cazzo, sfigatissimo con le donne, bambinone, volgaretto e proprio per colpa e in virtù di ciò estremamente tenero. Ma prima di essere tutte queste cose, o meglio, contemporaneamente, è uno dei bassisti più bravi che abbia mai ascoltato. Suona jazz, blues e folk con l'abilità di un esperto musicista nonostante abbia appena 20 anni. E' un piacere vederlo suonare, vedere come si impegna. Ha però una gravissima pecca: non riesce a integrarsi bene in nessun gruppo, in genere perchè, non esagero, nessun gruppo riesce a stargli dietro e lui è costretto a limitarsi, a tarparsi le ali. E' per questo che da poco tempo ha deciso di seguire un'idea che gli ho dato io: si è accordato con un altro ragazzo che suona le tastiere e hanno messo su un gruppetto solo strumentale a due. Così a dettare legge è il grande FrankoFranko! E vedeste che risultati! Se poteste andare a sentirli nella loro saletta rimarreste basiti dalla sua abilità! Però, almeno finora... solo in pochi lo sappiamo quanto lui sia capace. In quanto FrankoFranko ha un'altra peculiarità: non è mai riuscito a fare una sola serata dal vivo. Perchè? Perchè un'altra sua dote è che lui è una calamita per le catastrofi. Ricordo quella serata in un bel locale in cui dovevano suonare 4 gruppetti, ma il fonico non arrivava per fare il soundcheck e dopo un'ora e mezza per rintracciarlo si era venuti a scoprire che aveva avuto un incidente quasi mortale ed era vivo per miracolo mentre la sua macchina era distrutta. Il soundcheck fu fatto in modo arrangiato e si iniziò con due ore di ritardo e FrankoFranko, che doveva suonare per ultimo, si vide cancellato dalla scaletta. Ma non fu l'unica volta... come dimenticare di quel festivaletto in piazza in cui i gruppi si alternavano rapidamente facendo appena un paio di pezzi ciascuno e il festival fu interrotto proprio mentre FrankoFranko attaccava il Jack dell'amplificatore al suo basso perchè gli inquilini dei palazzi sulla piazza protestarono per il casino? Oppure di quella volta che, pur scettico, FrankoFranko, disperatamente bisognoso di suonare, accettò di essere messo in coda ad una scaletta che consisteva di tre gruppi di musica hard core più lui e appena il terzo gruppo hard core finì di suonare il pubblico sparì con l'unica eccezione della nostra comitiva di 16 persone e si decise di interrompere lì la serata... E poi oggi. Oggi era il suo grande momento. Un festival di musica folk!! Voluto dai mitici Modena City Ramblers, che qui sanno farsi amare nonostante il genere non sia apprezzatissimo tra le combriccole del paese. Un festival eccezionale, con gruppetti provenienti da tutta la provincia di Bari! Al Nord una serata del genere non è niente di speciale, ma qui in Puglia vi assicuro che è un evento... qui sotto l'aspetto dei concerti siamo ancora nella preistoria... però oggi era la Grande Serata di FrankoFranko! Il suo debutto nel mondo delle serate live! E aveva anche un pubblico adeguato! Eravamo più di 600/700 persone! Una bella roba insomma! Ma, perchè con FrankoFranko c'è sempre un ma, mentre il gruppetto prima del nostro eroe suonava i suoi ultimi due pezzi, il cielo, che fino alle 22 era meravigliosamente costellato di stelle, ha iniziato a illuminarsi di lampi. Inutile dire che nel giro di 7-8 minuti ha iniziato a venir giù acqua sulla falsariga delle Cascate del Niagara. Anche FrankoFranko piangeva, me ne sono accorto, mentre aiutava lo staff del festival a sbaraccare tutto prima che anche la strumentazione restasse danneggiata irreparabilmente. FrankoFranko non ce l'ha fatta, e io che ora dovevo essere lì a gioire per lui godendo dei suoi GiriDiBassoMozzafiato, come ama autodefinirli, sono qui a raccontarvi la sua triste storia. Dai FrankoFranko, almeno per questa tua sfiga sarai famoso. Immaginatelo così il FrankoFranko in questo momento: seduto a gambe incrociate per terra nella sua stanza davanti alla finestra che da sul balcone, aperta... e mentre fuori diluvia lui tutto concentrato si prodiga in un tristissimo ma meravigliosamente eseguito blues, mentre magari la vicina di casa, anche lei, gli grida di piantarla.
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